domenica 2 agosto 2015

Dimentica il mio nome di Zerocalcare: Fare i conti con la maturità (e con Peter Weir)


Zerocalcare ha sempre fatto fumetti pescando dai cassettini della memoria, ma per “Dimentica il mio nome” si è davvero superato, il ragazzo di Rebibbia ha fatto un ulteriore passo in avanti nella sua maturazione… Non diteglielo, però, altrimenti gli viene una crisi isterica.

Il primo capitolo di “Dimentica il mio nome” è forse il più potente a livello emotivo e non credo sia un caso se si intitola “Ogni maledetto lunedì”, titolo che è quasi una citazione al suo primo libro “Ogni maledetto lunedì (su due)” che raccoglieva le strisce già presentate sul suo blog, proprio dalle strisce, che è un modo di fare fumetti specifico e con le sue regole, Zero riparte…

Il bellissimo La profezia dell’Armadillo raccontava una storia unica e personale, attraverso una ideale raccolta di storie brevi, mentre il primo vero romanzo di Zerocalcare è stato Un Polpo alla gola, opera in cui l’autobiografia era presente e che provava a rinunciare alle storie brevi. Dodici, a mio avviso, era un riuscito tentativo di espandere (la sua aurea parlando alla Ken Shiro) le sue tecniche come autore, attraverso un abbondante utilizzo di flashback e l’elemento fantastico (o per dirla meglio Nerd) degli zombie come parte integrante della trama…


Super Mario Bros. come metaforone dell'ingresso nell'età adulta, provate a fare di meglio...
Ma con “Dimentica il mio nome” il respiro è più ampio, Zerocalcare mantiene la divisione in capitoli, ma la storia è unica, come se avesse affinato la tecnica utilizzata per la profezia dell’Armadillo. La morte della nonna è l’escamotage che serve a Zero (autore) per riscoprire la storia perduta della sua famiglia, ricostruendo i pezzi del suo albero genealogico, ma leggendo il volume, è impossibile non capire che Zero (uomo) abbia usato i fumetti per metabolizzare il lutto, meditando sulla crescita, sul momento in cui da ragazzi si diventa uomini… O ci si prova via, ora non mettiamola giù così dura, dai!

Una storia malinconica, ma anche liberatoria, personalissima, ma che riesce a rispettare la privacy dei componenti della sua famiglia, tenendo la giusta distanza e utilizzando gli elementi fantastici (adorerete le Volpi, poco, ma sicuro) per tratteggiare i personaggi… Per la prima volta Zero mostra sua madre, Lady Cocca, come un personaggio cazzutissimo, in una scena che dopo averla letta, mi ha fatto venir voglia di mettere giù il librone per applaudire (storia vera).


Groppo in gola e pagine pesantissime da voltare...
In questo romanzo Zero ha saputo trovare l’equilibrio quasi perfetto tra elementi reali ed elementi presi in prestito dalla cultura popolare, leggendo i fumetti dell’autore di Rebibbia, non ho mai avuto la sensazione che le citazioni fossero buttate nel mucchio solo per regalare strizzatine d’occhio ai fans, sono abbastanza sicuro che Zero parla davvero così, dai cavolo lo fate anche voi no? Io di sicuro…

In questo senso “Dimentica il mio nome” è un passo in avanti nell’evoluzione di Zerocalcare come autore che smette di essere solamente “la voce di una generazione” (quella nata nei primi anni ’80), come è stato giustamente definito e riesce a far evolvere il suo stile, facendo il primo deciso passo verso la maturazione artistica.


Non si esce vivi dagli anni 80...
I disegni sono come sempre ottimi, il bianco e nero domina, i tocchi di colore (rosso) aiutano la trama, personalmente ho apprezzato moltissimo il modo in cui Zero ha saputo tratteggiare i mostri, non so se stesse pensando al “Devilman” di Go Nagai, però si è avvicinato molto…


"Paura, la paura è la mia alleata".
Voglio rassicurarvi: “Dimentica il mio nome” fa anche ridere, ci sono delle battute clamorosamente divertenti, senza rovinarvene nessuna, dico solo che in una in particolare, Zero riesce a citare John Woo e Terrence Malick nella stessa frase… Se ci ripenso mi viene ancora da ridere. Ma per restare solo in campo cinematografico, l’irrispettoso omaggio (ma pur sempre omaggio) a Peter Weir è una delle punch-line più fighe che mi sia capitato di leggere da parecchio tempo a questa parte, insomma, un'altra tacca alla cintura del ragazzo di Rebibbia.

14 commenti:

  1. Questo l'ho regalato ad un amico per il compleanno, ma prima ovviamente me lo sono pappato: a che servono i regali, se no? :-D

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    1. Bravissimo, io ho fatto praticamente lo stesso, si vede che Zero va forte come regalo ;-) Grazie per il commento, Cheers!

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  2. Il mio preferito, dolcissimo e commovente, senza mai perdere quella inelligentissima ironia che lo contraddistingue. Per me Michele al suo meglio, qui.

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    1. Concordo pienamente, la cosa bella é che artisticamente parlando per Michele non é un punto di arrivo ma una specie di nuovo inizio, ormai é passato ad un altro livello ;-) Cheers!

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  3. Ricordo di aver letto un passaggio su Lady Cocca con le lacrime agli occhi... perché, boh, forse Lady Cocca è anche un po' mia mamma, magari un po' anche la tua. E sì, qui Zero, raccontando una storia ben più personale del solito, sale decisamente di livello (per dirla come piace a noi).

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    1. Concordo ci sono vari passaggi da groppone in gola, il passaggio di livello metaforico\videogiochistico é qualcosa che ti tira dentro, ci siamo passati tutti ;-) Cheers!

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  4. Sta diventando sempre più maturo il ragazzo... Ne sono felice!

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    1. Nel mondo del fumetto é pieno di gente che se la tira e basta, viene proprio voglia di fare il tifo per Zero, uno di noi ;-) Cheers!

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    2. "Uno di noi" ? AHAHAHAHAH... Dai, una volta aggiornava il blog con una storia a settimana, da quando lo pubblicano lo fa ogni dimissione di Papa, adesso sono 3 mesi che non pubblica niente, solo storie su altri siti (che lo pagano) e libri (che dobbiamo pagare).

      Il signorino ora non scende sicuramente dalla sua torre d'avorio per lanciare briciole fumettose a noi plebei, se vuoi leggerlo devi pagare, o sperare che qualcuno gli commissioni qualcosa.

      "Uno di no" sono quelli di Cyanide and Happiness o l'autore di Dilbert, che oltre ai libri a pagamento pubblicano storie giornalieramente gratis sui loro siti.

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    3. Mi riferivo al modo in cui descrive tematiche in cui é facile riconoscersi, per il resto hai ragione su tutta la linea, la questione é un po' sempre la stessa c'è sempre qualcuno più a sinistra di te, e il mondo del fumetto é pieno di Dive, meglio separare tra opera e autore, o almeno provarci ;-) Cheers!

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  5. Letto qualche settimana fa, una delle sue opere più mature ed intime (anche se non ho ancora recuperato tutti i suoi lavori). Bravissimo nell'utilizzo dell'elemento fantastico come hai sottolineato.
    [Sulla critica postata più su, riguardo al fatto che "si debba far pagare" lo trovo un modo decisamente sbagliato di giudicare qualsiasi autore/artista, non vedo perché si debba chiedere a qualcuno di lavorare gratis. A pubblicare gratis non si pagano le bollette, e qualsiasi opera richiede tempo e lavoro per essere realizzata. Così come non chiediamo a un regista o un attore di fare film gratis, non dovremmo mai rinfacciarlo a un fumettista, diversamente si insulta sia lui che il fumetto come forma d'arte che allora non "vale" l'acquisto. Se poi Zero s'è fatto conoscere pubblicando gratis, non è detto debba farlo a vita. Per me è un Autore con la A maiuscola e sono più che felice pagare per un suo libro.]

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    1. Merita un sacco anche “Kobane Calling” che tratta l’argomento meglio di tanti telegiornali che semplicemente, non lo trattano e basta.
      Sulla questione sono d’accordo, non credo che uno debba pubblicare gratis a vita, diciamo che Zerocalcare è un po’ più criticabile perché ormai lo trovi un po’ ovunque (Wired, il retro dei fumetti della Panini, fa cose tipo pubblicitarie per Netflix) sono contento che sia diventato popolare, è un po’ sempre il solito discorso, esci dal “taschino” della tua cerchia di fan e sei automaticamente un venduto. Non è vero, e non è nemmeno corretto, sta di fatto che ultimamente fatico a leggerlo e se ci risparmia cose come il film tratto da “La profezia dell’armadillo” sarebbe meglio, ma questo è un problema tutto mio e mio soltanto ;-) Cheers

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    2. Eh… Kobane Calling è il primo di Zerocalcare che ho letto (a parte le pagine sfuse su fonti varie), poi ho iniziato a recuperare gli altri.
      Il film su "La profezia" non l'ho visto e non credo lo vedrò. Però devo dire che "Dimentica il mio nome" sia uno dei suoi libri più "cinematografici" per com'è sceneggiato, ne manderei una copia ad Almodòvar e una a Miyazaki, poi gli organizzerei un incontro a Rebibbia e sarei curioso di vedere cosa ne verrebbe fuori...

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    3. Allora hai iniziato nel modo migliore. Cinematografico perché il fumetto e il cinema sono cugini di primo grado e Zerocalcare, padroneggiandolo così bene si avvicina. Bravo, ci vorrebbe qualcuno in grado di capire che questo è dramma che fa anche ridere, non una commedia come il film di “La profezia”. Cheers!

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