martedì 5 ottobre 2021

Over the Top (1987): con tutta la forza che hai

Nel 1987 Menahem Golan era il peso massimo dell’esagerazione, con la sua Cannon Films fondata insieme al cugino Yoram Globus, dominava incontrastato l’immaginario cinematografico degli anni ’80, quello che ha allevato almeno un paio di generazioni di maschietti.

Come produttore Golan ha spaziato in lungo in largo, sfornando ogni tipo di film, ma come regista aveva la predilezione per tenere per sé i titoli più esagerati gustosi, guarda caso quelli in grado di spostare per davvero i gusti del pubblico, come accaduto con L’invincibile ninja, responsabile quasi interamente da solo di aver lanciato la moda dei guerrieri delle ombre in occidente, oppure titoli che facevano leva sul patriottismo e l’emotività del pubblico, come Delta Force.

Forza diamoci dentro, questo post non si scriverà da solo.

Ma una cosa era produrre film con Charles Bronson (quasi) sul viale del tramonto oppure con Chuck Norris, che malgrado lo sforzo (e la barba), arrivava solo fino ad una certa platea di pubblico, un altro paio di guantoni maniche era incrociare il suo cammino con uno dei più grandi Divi degli anni ’80, uno come Sylvester Stallone, anzi lo Stallone del 1987, quello che nel giro di poco tempo aveva vinto la guerra del Vietnam (Rambo 2), battuto l’Unione Sovietica a pugni (Rocky IV), prima di scivolare su un culto (oggi, ma allora un flop) come Cobra, guarda caso co-prodotto proprio da quel drittone di Menahem Golan.

Mi prendo un momento per presentare questi due animali di razza, da una parte abbiamo un Israeliano nato a Tiberiade, cresciuto nel culto degli Stati Uniti, il Paese delle grandi opportunità per tutti, dove puoi anche diventare un leggendario produttore. Dall’altra un di noi, che dormiva sui divani degli amici, che ha venduto il suo Bullmastiff per produttore Rocky, diventato l’eroe del popolo americano. Secondo voi due così insieme, cosa potevano produrre se non una grande favola sulle opportunità, sul credere in sé stessi raccontata con abuso violento di esagerazione, in cui tutto è didascalico e urlato, ma anche estremamente figo, a partire dal titolo, dalla sua grafica, dal nome del protagonista che trasuda patriottismo ad ogni lettera, cazzarola si chiama Lincoln Hawk! Una crasi tra uno dei presidenti finiti sui fogli verdi che Menahem Golan contava di portare a casa con questo film e il pennuto simbolo del Paese.

Se leggendo il titolo, sentite la colonna sonora nella testa, siete Bariste e Baristi veri.

La sceneggiatura originale di “Over the top” è stata scritta da uno specialista dal curriculum lungo come la vostra gamba, Stirling Silliphant, l’idea di base era di utilizzare il braccio di ferro come METAFORONE del farsi largo nella vita utilizzando solo la propria forza, tutta quella che hai. Aiutava il fatto che Menahem Golan tangenzialmente, sognasse di fare della specialità dei bicipiti d’acciaio uno sport olimpico, contribuendo anche economicamente a lanciare il torneo omonimo di Las Vegas, inaugurato quasi esclusivamente per fare da campagna promozionale al film, tanto da regalare al campione in carica di questa specialità, John Brzenk a cui è ispirato il personaggio di Lincoln Hawk, un camion con la scritta “OVER THE TOP” sulla fiancata (storia vera). Menahem Golan, storia di un timido.

Menahem Golan e zio Sly, tutto questo carisma potrebbe far crepare lo schermo.

L’idea è molto semplice, un eroe popolare, che fa un lavoro del popolo come il camionista, che va a vincere tutto specialmente quello che conta di più, la sua famiglia rappresentata dal figlio adolescente che non vede più da tempo. Sly Stallone ovviamente va già di testa per un soggetto così, ma come suo solito pretende di riscriverselo quasi completamente di suo pugno, da vero autore (quale di fatto è a tutti gli effetti) viene accreditato come sceneggiatore, ma solo dopo aver stabilito che un assegno con dodici milioni di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti morti (tra cui quelli di nome Lincoln), per lui potevano bastare. Battisti si era accontento di dieci ragazze, ma voi avete mai visto Battisti alla guida di un camion Volvo a sei ruote? Lui al massimo guidava la motocicletta, dieci HP, tutta cromata, è tua se dici di si.

Il bestione, ma non quello guidato da Giancarlo Giannini.

Con Stallone saldamente a bordo, Golan sa di avere l’oro per le mani e si ritaglia il ruolo di regista, ma non prima aver scomodato un’altra leggenda come Giorgio Moroder per curare la colonna sonora del film. Moroder firma la ballata patriottica “In This Country” cantata da Robin Zander dei Cheap Trick e poi non si ferma più a guardare nessuno, Golan vuole andare oltre e Moroder lo accontenta: “Meet me half way” di Kenny Loggins uscito dritto da Top Gun, ma è impossibile dimenticare la clamorosa “Winner takes it all” cantata da Sammy Hagar, anche se la mia preferita in assoluto resta la trionfante “Take It Higher” di Larry Greene, pezzo che io ancora oggi, a distanza di anni, ogni tanto mi canticchio da solo per il mio diletto (storia vera).

Si perché è inutile girarci attorno, io faccio parte di quella generazione cresciuta anche con i film di Golan e zio Sly, ricordo anche il giorno a scuola da bambini, dopo che – immagino, ma sono piuttosto sicuro – Italia 1 mandò in onda questo film in prima serata, insieme ai compagni di classe, tutti intenti a trasformare i banchi nei tavolini dell’Over the top, facendo registrare lussazioni e stiramenti con il braccio di ferro, tutti intenti a fare le facce brutte e a “cambiare la presa” come Lincoln Hawk. Deve essere stata una gran brutta giornata per la signora maestra quella. Non ho nessuno dubbio, per essere così estremamente canonica e urlata questa storia si merita di entrare a far parte dei Classidy!

Per evirare tutta la fase pannolini, pappine e notti in bianco, ma anche per motivare i protagonisti alimentando il loro scontro, papà Lincoln Hawk lucida il suo camion con aquila sul cofano (nulla mi toglie dalla testa non sia un omaggio a Peckinpah), si sistema il berretto sulla testa e parcheggia il bestione davanti all'accademia militare, in attesa del figlio Michael "Mike" Hawk (David Mendenhall). Mammà è nel letto di un ospedale con i giorni contati, il ricchissimo suocero che ha sempre odiato Lincoln (troppo proletario per un riccastro come lui) è la vera ragione della coppia scoppiata, ma la signora Hawk ha un piano: costringere i suoi due "falchi" a passare del tempo insieme, per dirla come Mike, basteranno due o tre giorni in viaggio sul camion per recuperare anni di assenza e lettere mai recapitate dal figlio? Ovviamente no, ma siccome questo film è a dir poco curioso nell'andamento, tutta la prima parte somiglia ad una muscolare versione di “In viaggio con papà” (1982), ma in puro stile Golan/Stallone, quindi urlato e diciotto metri sopra le righe.

Le prime guide con papà, però dimenticatevi l'utilitaria di famiglia.

Mike non può semplicemente scappare dal padre, deve scappare dal padre attraversando di traverso le dodici corsie dell'autostrada, schivando per un pelo le auto in corsa come Eddie Murphy in “Bowfinger” (1999). Puro stile Menahem Golan, in cui i concetti venivano suggeriti sussurrando sì, ma dentro il più potente dei megafoni («Va bene odiami, da qualche parte dobbiamo cominciare»).

Bisogna dirlo, Mike è di un piagnucolone insopportabile, per essere uno formato all’accademia militare è un fighetto viziato urticante, cresciuto nel cono d’ombra del nonno, quindi un personaggio a cui bisogna strappar via quei modi da colletto bianco, battezzandolo a colpi di proletariato virile, quello ben rappresentanto da Stallone, perché come dice il poeta (ciao Valerio): «Sly è der popolo». Infatti la cura paterna prevede mangiare solo schifezze nei peggio locali da camionisti (e Chef Rubio… MUTO!), iniziando il figlio alla specialità di casa Hawk: il braccio di ferro. Lincoln è come il pistolero più veloce del West per quanto riguarda questo sport, quindi tutti vogliono sbattergli il dorso della mano sul tavolo per guadagnare prestigio, stesso discorso vale per il figlio del Falco, una tematica che in qualche modo tornerà un po’ in Rocky Balboa, perché se conoscete la storia personale di zio Sly, il nostro ha quattro stangone come figlie, ma nel corso dei suoi film da autore (perché Stallone questo è), il figlio maschio è un filo rosso che corre lungo tutta la sua filmografia, il pensiero non può che correre fino a Sage Stallone.

Zio Sly ha tre bellissime figlie, ma il tema del figlio lega molti dei suoi film.

L’educazione Siberiana Stalloniana procede a colpi di proletariato, una volta iniziato il figlio all’arte del braccio di ferro, quello che resta è fargli guidare il camion lungo l’autostrada («Anche uno stupido o sub normale può guidare un camion come questo», «Guida genio»), che poi non è altro che l’equivalente Stalloniano di togliere le rotelle alla bicicletta, infatti la scena si completa con un ulteriore passo in direzione uno dell’altro tra padre e figlio («Non era così difficile allora», «Cosa?», «Ridere»... Basta, altrimenti ve lo recito tutto).

Il problema è che Mike resta recalcitrante, quindi occupa una buona porzione del film con quel suo continuo piagnucolare e lamentarsi, mentre la trama inciampa in un continuo tira e molla tra padre e figlio, con Mike impegnato a scappare dal nonno Jason Cutler (Robert Loggia), telefonate alla madre morente, un’accusa ai danni di papà Lincoln e l’ennesimo allontanamento tra i due, di cui lo stesso Mike chiede delucidazioni, perché tanto la sceneggiatura non prevede spiegazioni, ma solo dramma.

Muscoli e lamiere, in questo film luccica tutto!

Con Lincoln Hawk che riflette sui mali del mondo in posa con il suo camion davanti al tramonto, la serietà congenita di Stallone al suo top, anzi, over the top! Un atteggiamento stilistico che va sotto braccio alla retorica di Golan e ai suoi personaggi stereotipati quanto volete, ma sempre al servizio della reazione del pubblico, come il cinema popolare (nel senso migliore del termine) di zio Sly. Se togliessimo due risicate scene “maschie” dai primi 50 minuti di “Over the top”, quello che resterebbe sarebbe un drammone un po’ grossolano, ma mentre la musica si fa melodrammatica, la denuncia viene ritirata e il film dopo essersi girato all'indietro la visiera del berretto sulla testa, cambia marcia e può cominciare a fare sul serio.

"Quando arrivi al fondo della scalinata alzi le braccia così e parte gonna fly now, capito?"

Al grande torneo Tenkaichi dei bicipiti di Las Vegas, Hank è dato 20 a 1 per la vittoria finale, ma come nella vita Sly punta su se stesso: vende il camion per 7000 dollari, li scommette sulla sua vittoria perché sa che il trionfo finale vale più del premio in denaro, oppure del camion nuovo fiammante in palio. Anche perché altrimenti non avrebbe avuto senso vendere un camion per vincere un altro camion no? Oppure sono io che mi sono perso qualche passaggio dell'articolata strategia?

Mentre Mike scopre a casa dell’odioso nonno le lettere paterne che non ha mai ricevuto, il ragazzo ruba un’auto dal ricco parco macchine disponibile, e forte di aver guidato un camion per tre minuti, ora è in grado di pilotare ogni mezzo a motore costruito dall'uomo, infatti è strano che non piloti anche l’aereo fino a Las Vegas, per quello si limita a nascondersi tra i bagagli, nemmeno fosse diventato di colpo John Matrix di Commando. L’obbiettivo è raggiungere Las Vegas, per stare accanto e motivare papà, facente funzione di Adriana di turno, ormai epurato dai modi da fighettino ricco, forgiato nel fuoco del proletariato Stalloniano, Mike anche lui, finalmente uno di noi!

"Ricorda ragazzo, gli occhi della tigre"

Nel torneo “Over the top” sei fuori dopo due sconfitte di fila, l’imbattuto campione in carica è l’enorme Bob "Bull" Harley, interpretato dal vero pluricampione di braccio di ferro Rick Zumwalt, una sorta di Big Show prima che Big Show fosse inventato e lasciato libero di menare gente sui ring del Wrestling. Inevitabile che lo scontro finale sarà tra il Falco e il Toro, ma nel mezzo una serie di animali totemici da sconfiggere, nemmeno fossero i cattivi di Spider-Man, perché tutti gli avversari di Lincoln Hawk hanno nomi di animali, come il colorito John Grizzly (Bruce Way) e la sua salutare dieta a base di olio di motore sgargarozzato e sigari accesi divorati. Giusto per restare in tema Wrestling: non provateci a casa.

Tutti gli avversari del Falco sembrano sociopatici sotto steroidi, troppo matti anche per essere presi in considerazioni come comparse in Mad Max, Menahem Golan è riuscito nell’impresa di assemblare il cast più vicino ad un episodio di “Ken il guerriero” che io abbia mai visto, a partire proprio da Stallone (che ai tempi sarebbe stato un perfetto Ken). Il colpo di genio di Golan è fare quello che gli riesce meglio: esagerare!

Esageriamo? È tanto tempo che non lo facciamo (quasi-cit.)

Non ci sono semplici luci, “Over the top” è un trionfo di lens-flare, roba che persino GIEI GIEI dovrebbe mettersi gli occhiali da sole per guardarlo, tutto quello che non scintilla in termini di luci, scintilla grazie al sudore sui corpi dei personaggi che trasudano come imponeva la moda sbrilluccicante degli anni ’80. Proprio il sudore è un fattore, vengono utilizzate cinghie per tenere legate le mani dei combattenti (mi sembra il termine più appropriato), ma lo stesso Stallone nell'ultima mezz'ora di film cambia quindici magliette, con quello che suda ci credo! Tanto che allo scontro finale si presenta in canotta e bretelle, perché ha evidentemente terminato il guardaroba di vestiti puliti che era riuscito a portarsi dietro. Forse per questo ha venduto il camion? Per vincerne uno in grado di trasportare più vestiti di ricambio?

Inizia il film con la cravatta delle grandi occasioni, lo finisce con la canottiera da coatto.

Parliamoci chiaro, questo non è il pugilato, non parliamo di uno sport dove è prevista una tecnica, dove bisogna difendersi e azzeccare la strategia giusta per mandare a terra il proprio avversario, Stallone ha fatto parecchi film (piuttosto famosini, magari ne avete sentito parlare) sulla Boxe, ma il braccio di ferro? Due uomini immobili che devono solo piegare il braccio dell’avversario di 90, come fai a rendere dinamico e cinematografico tutto questo? Te le giochi alla Scanners! Un tripudio di facce deformate dallo sforzo, primi piani sulla sofferenza e sulla determinazione, che poi è la benzina di questi scontri.

Da bambini ci slogavamo il polso per imitare zio Sly, da adolescenti invece, non volete saperlo.

Tra i tanti colpi di genio di Golan, metteteci anche la sua scelta di alternare ai vari scontri delle interviste ai protagonisti, che danno al pubblico subito quella dimensione da programma sportivo televisivo. Ognuno dei personaggi si atteggia da pazzo psicopatico, l’unico a mantenere l’umiltà è Stallone, identico in tutto e per tutto al lupo solitario Terry Bogard di “Fatal Fury”, che non solo guarda il camion in palio con occhi a forma di cuore, ma ci spiega anche la sua filosofia della visiera del berretto, girarla all'indietro è come girare la chiave nel quadrante di un camion, un gesto che è stato ripetuto da un paio di generazione, anche se con il berretto al contrario molti di noi somigliavano più al primo Jovanotti che a zio Sly, bisogna dirlo.

Più che lupo solitario è il falco solitario, ma la sua furia è sicuramente fatale.

La scena finale di “Over the top” esprime il massimo potenziale del braccio di ferro al cinema, ci riesce così bene che permettetemi di fare un elenco di tutti i film dedicati a questa specialità usciti nel corso degli anni: allora abbiamo avuto, ehm, “Over the top”, seguito da beh, niente, zero, nada, zip! Perché dopo un film così, nessuno poteva essere così pazzo da sperare di poter fare meglio di Menahem Golan e Sylvester Stallone.

Posso essere brutalmente onesto? Gli ultimi 15 o 20 minuti di “Over the top” fanno per il braccio di ferro al cinema quello che Un mercoledì da leoni e Point Break hanno fatto per il surf, tutta la forza che hai, tutta la tua voglia di rivincita riassunta nello sguardo da pazzo di Stallone che non cacciava gli occhi fuori dalla testa così dai tempi del primo Rambo. Quella mossa finale, quel cambio di presa di Lincoln che vale come gli occhi della tigre, come il calcio della gru di Daniel-San, non so perché nessuno la ricorda come la presa del falco, se mai il nome dovesse prendere piede, ricordatevi dove l’avete letto per la prima volta, il mio omaggio ad un film che fa dell’etica, del lavoro duro e del sudore la sua cifra stilistica, messa al servizio del mito americano, qui servito, impacchettato e consegnato dalla coppia Golan e Stallone.

I vincitori non usano droghe (al massimo mangiano gli spinaci)

“Over the top”, costato 25 milioni di fogli verdi con sopra facce di altrettanti ex presidenti defunti (tra cui uno di nome Lincoln ma non Hawk) ne portò a casa solo 16, superato a destra suonando il clacson da un po’ tutti, non è stato il successo a cui Menahem Golan ambiva, anche se andò benissimo sul mercato dell’homevideo e nelle repliche televisive che provocarono diverse lussazioni agli arti di un paio di generazioni. Per certi versi uno dei primi chiodi piantata nella bara della Cannon, destinata di lì a poco a finire zampe all’aria definitivamente, mettendo così fine ai sogni di gloria di Golan.

Ma questo film resta ad eterna memoria di noi che eravamo lì, che abbiamo visto e abbiamo capito, che ci siamo fatti male a braccia e giunzioni per imitare la lezione Stalloniana: ci sono momenti in cui devi dare il tutto per tutto, con tutta la forza che hai, ora o mai più, in tre parole? Over the top.

36 commenti:

  1. Be diciamo che sul braccio di ferro,abbiamo avuto anche Homer Simpson con il suo invincibile braccio sinistro,su e giu col manubrio e passa la paura!��

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    1. I Simpson sono fuori categoria, loro hanno fatto tutto prima di tutti ;-) Cheers

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  2. Ci vuole il seriosissimo Stallone per fare il melodrammone coatto,meno male che poi c'e il torneo dei bicipiti unti e bisunti sbrilluccicosi! Benvenuti in "Over The Menahem Golan and Stallone Show"!

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    1. Non ho altro da aggiungere, mi alzo per applaudire il tuo commento ;-) Cheers

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  3. Ricordo bene quando uscì in Italia, con l'intervista di Pippo Baudo al regazzino, ovviamente a Domenica In, il quale diceva che il problema principale nel recitare con Sly erano le scene in cui doveva piangere... Ma se si vedeva lontano un miglio che era un frignone della peggior specie!! 😜
    Comunque grande film, ha davvero segnato la mia generazione, lo rivedo sempre con grande piacere, anche se la prima volta in tv, se non ricordo male fu passato sul circuito di Odeon Tv, infatti è lì che lo vidi. 👋

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    1. Perché ormai era stato così tanto tempo con zio Sly che si era Stallonizzato ;-) Grazie per averlo ricordato, non ho avuto spazio nel post che era già abbastanza lungo così, Menahem Golan che per pubblicizzare il film arriva fino alla corte di Pippo Baudo, portando questo trionfo di coatto maschismo nelle sonnacchiose domeniche di uno strambo Paese di scarpa, non ha presso. Cheers!

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  4. L'unico altro film che mi viene in mente che presentava gli avversari di un torneo di qualche tipo in modo over coatto con tanto di interviste psicopatiche e l'allucinante film anime "Redline" di Takeshi Koike!

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    1. Appunto, bisogna andare fino in oriente per trovare un avversario ;-) Cheers

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    2. "Redline" è tanta roba, esageratissimo. Tra l'altro ha avuto lo stesso destino di Over the top, flop commerciale e successo home video.

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    3. A questo punto me lo cerco perché mi avete messo la curiosità. Cheers!

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  5. Uno dei film del cuore di mio padre (gli altri, in ordine sparso variano da "Sister Act" a "Guardia del Corpo" fino a "Duro da uccidere"... Don't ask!) e che conosco a menadito per le innumerevoli volte che me lo sono sorbito.

    E secondo te mancava la sfida a braccio di ferro tra compagni di classe? Ovviamente no! Con accuse e contro-accuse sui "giochetti di polso" illegali come se conoscessimo le regole del braccio di ferro dopo aver visto sto capolavoro! Potenza del cinema della vecchia Italia 1.

    Il film è di una semplicità disarmante. Ma è potentissimo e anche se mostra il fianco alle critiche sulla sceneggiatura, sui personaggi leggermente stereotipati (ma giusto un filo eh!) e sulle metafore didascaliche e urlate fortissiimo, non si può dire che non abbia il cuore al posto giusto. Tutti sono dei pazzi tranne Sly che suda, sbuffa, strabuzza gli occhi, quasi perde ma poi vince. E tu sei là, sul divano, sudato pure tu che urli a Stallone di non mollare, di spingere,... Come quando lo urlavi a Rocky, solo che là c'era la boxe e tutta una storia sotto che levati, qua stiamo parlando di braccio di ferro! E poi via con gli occhi sudati ad abbracciarci come lui abbraccia il figlio.

    Capolavoro. Mai capito il suo flop... Eppure l'anno era buono, nel senso che eravamo ancora negli ipertrofici anni '80 e la storia è semplice e potente come mille altre. Stallone era ancora sulla cresta dell'onda... Mah!

    Ma poi si è mai capito perché dappertutto c'era la pubblicità dell'Alka Seltzer?!?!

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    1. Perché non tutti possono bere olio di motore come John Grizzly ;-) Sul serio, non lo sapremo mai ma facile che quel dritto di Menahem Golan avesse preso soldi dallo sponsor pagante. tanto di cappello ai gusti del signor Portillo Senior comunque hai ragione, cambiare la presa è illegale come il calcio di Daniel-San dato comunque per buono, ma ci bastava questo film per essere convinti di sapere TUTTO sul braccio di ferro. Cheers!

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  6. Ricordo che nel film c'era anche Riccardo Niccolini livornese lottatore e campione di braccio di ferro

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  7. Grazie, Cass.
    Finalmente uno che ha reso giustizia a questo film.
    Che oggi viene deriso, bistrattato e forse nemmeno lo stesso Sly rimembra con molto piacere.
    Come tutti i suoi film che non sono finiti nei primi cinque posti della top ten, e che non gli hanno fatto incassare almeno dieci volte la spesa.
    Uno dei miei film della vita, da ragazzino. E opera di formazione imprescindibile.
    Mai come qui lo zio Sly e' la figura piu' vicina al padre immaginario o putativo che tutti avremmo voluto avere.
    Il rapporto tra Link e Mike e' all'antica. Suo padre gli vuole bene come puo' volergli bene un uomo abituato a spaccarsi la schiena dalla mattina alla sera, e che quel che ha se l'e' guadagnato col duro lavoro e col sudore della fronte.
    Le frasi maschie, come le chiami tu, di questo film sono da scolpire nel granito.
    La mia preferita? "A questo mondo nessuno ti regala niente."
    Tanto che la uso pure io, con la mia piccola.
    E il figlio fighettino e precisino capisce a suon ginnastica mattutina, scuola guida di tir e qualche tenero abbraccio ogni tanto (perché Link e' modellato su Rocky, gente. E' lui!!) capisce che la' fuori devi guadagnarti il pane. Che non ci sono country club con piscine, maneggi e campi da tennis e da golf.
    Poi e' un film di Sly. Quindi il caro paparino si getta in mezzo al traffico di una superstrada(esperienza personale, raga. Attraversare una strada amerrigana e' PERICOLOSISSIMO. Sono larghe tre volte le nostre,e invariabilmente calcoli male la distanza. E poi le auto sono tutte turbo diesel ad altissima cilindrata e hanno una ripresa ed un'accelerazione pazzesche. Le vedi lontane, e quando sei in mezzo...te le ritrovi addosso. Rischi la vita, sul serio), prende a cazzotti gli sgherri del suocero e gli demolisce mezza villa entrando i col camion.
    Ma come si fa a non amare un film simile?
    Poi c'e' il torneo finale. Dove Sly parte come sconosciuto e si dimostra la sorpresa del torneo. Poi si infortuna, rischia di perdere, arriva in finale dato per spacciato e alla fine lo spirito è il ritrovato rapporto col figlio permettono alla volonta' di superare il corpo.
    Un film entrato nel mito. E una scuola di vita.
    Due cose ancora.
    Beh, mi pare che Sly abbia venduto e si sia ricomprato il cane, dopo il primo Rocky. E quanti di noi, non appena possono, si ricomprano la roba che magari gli hanno dato via i genitori (ai maledetti bimbi poveri, che oggi sono milionari) o che hanno perso?
    Conta i soldi ricavati dalla vendita del suo vecchio macinino moltiplicati per venti. E poi il camion nuovo è fiammante fa parte del montepremi!
    Direi che e' un ottimo scambio.
    E poi...come hanno fatto Link e sua moglie a conoscersi pur appartenendo a due mondi cosi' distanti?
    La classica favola di Cenerentola, certo. Ma sono convinto che Link fosse alle dipendenze del suocero, una volta. Ma piuttosto che rimanere sotto a uno stronzo del genere, abbia preferito mollare tutto e fare il camionista.
    Comunque, il non detto funziona alla grandissima.
    Una parabola efficacissima ancora oggi. E Karate Kid gli spiccia casa, al confronto.
    Grandissima recensione, Cass.
    Complimenti.

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    1. Dimenticavo...
      Menzione d'onore per la colonna sonora, davvero fantastica.
      E mi sa che sul fatto di trasformare il Braccio di Ferro (Arm Wrestling, in gergo tecnico) in disciplina olimpica ci credevano sul serio.
      Da videogiocatore mi ricordo che in Track & Field 2 per Nintendo c'era proprio la specialita' Braccio di Ferro. Dove tra l'altro usavi due contendenti praticamente uguali a Hawk e Bull!!
      Comunque, a vedere gli avversari di Lincoln in questa pellicola (il mio preferito e' quello che si beve l'olio per motori a garganella dalla tolla) rimpiango un sacco che Sly non abbia mai fatto quel film su Ken il Guerriero che tutti noi aspettavamo.

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    2. Ti ringrazio moltissimo, zio Sly alla Bara sarà sempre di casa anche in futuro ;-) Cheers

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    3. La colonna sonora è uno dei miei culti personali ;-) Cheers

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  8. Mi sa che la metafora non ho mai capito, fino ad oggi, comunque personalmente non un cult, ma certamente un filmetto a cui difficile non voler bene ;)

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    1. Mi fa piacere aver contribuito allo svelamento, ci siamo cresciuti in tanti con questo film ;-) Cheers

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  9. Uno di quei film di cui a scuola parlavano tutti e io non conoscevo, visto che negli Ottanta Sly non era ben gradito a Casa Etrusca. L'ho recuperato molto in seguito, lontano dagli anni Ottanta a cui apparteneva, ma li rixonosco nel suo DNA :-P

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    1. Questo film urla anni '80, direi che li sua e li trasuda proprio come sudano i personaggi ;-) Cheers

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  10. Uno dei film con più sudore in scena che abbia mai visto.
    Una sola visione, tempo fa, fu sufficiente, dato che non mi ha particolarmente esaltato.
    Sono pressoché convinto che Stallone fu scelto nel film per le probabili smorfie garantite durante le varie sfide.

    Essendo un prodotto Cannon Films, è quasi certo che il primo passaggio televisivo sia avvenuto su Odeon TV e non su Italia 1, dato che su Odeon TV avvenne l'unica visione che feci del film, così come delle varie pellicole con Chuck Norris.

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    1. Non ti preoccupare, qui lo abbiamo visto abbastanza volte anche per te ;-) Cheers

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  11. Amo questo film, ma non lo ricordo su Odeon TV, bensì su Italia 1. Ma posso sbagliare. Certo è che è un precursore di Real Steel, che adoro anche quello.

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    1. "Real Steel" un po' deve aver pescato anche da qui, oltre che al racconto originale ovviamente. Cheers!

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  12. sul "nel braccio di ferro non esiste la tecnica" avrei qualcosa da ridire, per il resto una recensione che fa finalmente giustizia a uno dei film "di menare ma senza menare" più belli!

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    1. Chiedo scusa per l'eccesso di semplificazione, ma oltre a questo film non ho approfondito molto lo sport, però questo è davvero un film di menare senza le botte, non fisiche almeno ;-) Cheers

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  13. Ricordo benissimo che lo vidi al cinema e che, relativamente, poco tempo dopo fu trasmesso in prima visione su Odeon tv (ma dove abitavo io il segnale non arrivava); film in pieno stile anni 80 che ne rappresenta una summa (a cominciare dalla durata di 90 minuti) ma anche l'inizio della fine di quella decade. Stallone che stalloneggia come non mai, invade ogni inquadratura, parla poco ma con frasi memorabili, mostra la strada al suo allievo/figlio indicandogli come nella giungla della vita il cerchio della vita sia ristretto e solo in pochi possano entrarvi. Un distillato dello Stallone/pensiero che si esplica in "...se vuoi qualcosa devi lottare per averlo..." e "...se perdi lottando non ha importanza...". In futuro, invecchiando, il buon Sly si ritaglierà sempre più questi ruoli da "guru" venuti dal basso, che conoscono la fatica ed il sudore e che dispensano buoni consigli a tutti. Diciamo che qui ha fatto le prove per i successivi Rocky V, Driven, Creed dove sempre più si ritaglia ruoli più "marginali" ma più densi. Mai capito il motivo del flop al botteghino USA, in fondo all'epoca era all'apice.
    Se la parte "recitata" può avere qualche inceppamento, certamente la parte sportiva ha un ritmo come raramente si vede su schermo. Come detto in recensione, non è certamente facile spettacolizzare uno sport che dura al massimo trenta secondi e che vede i contendenti seduti, ma io sfido chiunque a restare impassibile durante l'ultimo combattimento: smorfie, musica, sguardi, commento tecnico e tensione alle stelle al pari dei "...muscoli allo spasimo...". "...Troppo forti...".
    Muscoli e buoni sentimenti, estetica da videoclip (e non mi si venga a dire che non abbia dato qualche consiglio al buon Menahem) e font dei titoli estremamente simile a quello di DELTA FORCE: cosa volere di più?

    Nizortace

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    1. Non aggiungo altro perché siamo totalmente d'accordo, aggiungo solo un grazie per il tuo contributo alla causa ;-) Cheers

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  14. Da ragazzino l'ho visto un millllliardo di volte. Da grande ascolto ancora la colonna sonora.

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  15. Questo è uno dei miei film dell'infanzia, di quello che ho rivisto almeno una cinquantina di volte. Sarà semplice nella trama, esageratamente drammatico e urla a tutto campo virilità "over the top" ma ogni volta che lo vedo scende il magone nostalgico e in tempo zero sto lì a tifare per zio Sly.

    Che poi la scena dove Stallone sfonda tutto con il camion per salvare il figlio è tremendamente epica. Non ne fanno più di film così.

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    1. Quando il senso del dramma e l'epica testosteronica vanno mano nella mano, per fare braccio di ferro ;-) Cheers

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    2. verissimo, la scena del camion è pazzesca, poi lui che scende incazzato come una biscia...

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    3. Iconica da morire ;-) Cheers

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