mercoledì 13 ottobre 2021

Dune (1984): le deliranti dune di Dino e David

Non sono mai stato in Sardegna, anche se un giorno mi piacerebbe andarci. Eppure da quanto ho capito il clima in quell'isola non deve essere tanto differente da quello di Arrakis, visto che ormai Quinto Moro pare aver preso la cittadinanza sul pianeta. Non pago di aver scritto un gran post sul Dune di Denis Villeneuve, Quinto Moro ha pensato bene di esagerare, legato al vecchio film di David Lynch e benzinato con la Spezia, si è lanciato nell’impresa, quindi lascio il palcoscenico a lui, Quinto Moro, sei tutti noi!

Il mio primo incontro con Dune è stato fortuito. A 13 anni lo registrai dalla tv. La guida tv prometteva mostri e alieni in una galassia lontana lontana, più o meno tutto quello che ho sempre chiesto al cinema.

Mi andò subito di rivederlo. E giù di seconde e terze visioni, nel giro di una settimana, per capire le strambizie varie e godermi quel tripudio di scenografie, costumi, mostri, deformità e misticismo. Non era immediato e divertente come Guerre Stellari, ma esercitò sul me adolescente un fascino magnetico. 

“Un film su Dune? Molti hanno tentato”, “Hanno tentato e hanno fallito?”, “Hanno tentato e sono morti”

Ma che roba è?

Dune è tante cose. È sia fantasy che fantascienza. Racconto di formazione e fantapolitica. Al centro di tutto c’è la Spezia, una sostanza psicotropa in grado di far viaggiare – occhiolino – nello spazio interstellare, di ampliare le percezioni e procurare visioni – occhiolino, occhiolino. La preziosa sostanza è sotto monopolio imperiale (e noi siamo ancora qui a discutere se legalizzare i cannoli giamaicani), il guaio è che la Spezia si trova su un unico pianeta: Arrakis, per gli amici “Dune”. Immaginate cosa sarebbe l’equilibrio geopolitico mondiale se la marijuana fosse una produzione esclusiva della Giamaica? Chisselinculerebbe più Biden e Putin?

Diecimila anni nel futuro le lotte non si fanno più tra nazioni ma tra pianeti, e ciascun pianeta è dominato da una sola famiglia (se ci fosse anche la Terra, entro diecimila anni sarebbe sotto il controllo dei Toretto). L’Imperatore al governo è un fantoccio servo dei poteri forti (la Gilda), una sorellanza religiosa s’intromette nelle faccende di governo e vuol dire alle donne come figliare, mentre il popolo natio del più ricco pianeta dell’universo è sfruttato dai potenti. Arrakis sarà pure sabbioso e secco, ma i metaforoni piovono a secchiate.

Si dice che senza Dune non esisterebbero le saghe di Guerre Stellari, Matrix, Alien, perfino Tremors. Ed è vero!

Ho citato Tremors anche qui. Missione compiuta.

Dune è un’ammucchiata di archetipi narrativi: il messia buono, la perdita della famiglia e la ricerca del proprio posto nel mondo, l’amore per la straniera, fazioni in lotta che rappresentano il bene e il male, i dominatori e i ribelli, miti millenari, manufatti e sostanze che conferiscono potere.

La trama ordita tra Frank P. Herbert non manca di nulla, con baroni e duchi, computer umani e streghe, mostri giganti, intrighi di palazzo, vendette e profezie. Ogni personaggio abbastanza importante da essere nominato finisce per avere il suo ruolo nella storia, ogni storia è un filo che tesse l’immenso arazzo (arazzo, che fa rima con quanto si riesce a capire dal film di Lynch).

Ma l’anima di Dune si trova un po’ ovunque dagli anni Settanta in poi: l’eroe di buon cuore, destinato a diventare messia (Paul Atreides vs. Luke Skywalker) entrambi in un pianeta sabbioso (Arrakis vs. Tatooine) popolato da ostili beduini delle sabbie (sabbipodi Tusken vs. Fremen), un antico ordine religioso capace di influenzare le menti (Le Bene Gesserit vs. i Jedi, la Voce vs. la Forza). Potrei andare avanti per ore. Persino la parola Jedi viene forse da Giedi Prime, pianeta dell’Imperatore. Perché anche qui c’è un Imperatore. E una Gilda.

In “Matrix” invece, Neo è il messia “dormiente che deve svegliarsi” per citare il mantra di Paul Atreides. Neo che giunge in un mondo di cui non sa nulla (Matrix come Arrakis) e si innamora della donna combattente tra i ribelli (come Paul con Chani), e una spalla esperta a guidarlo (Morpheus come Stilgar). Per non parlare delle due o trentasette similitudini, anche solo estetiche, che si incrociano fra le trame e le scene di diversi film.

Zion Arrakis, ascoltami! Corrisponde a verità ciò che avete sentito: c’è un fottìo di gente che ha copiato da Dune!”

Il meno Lynchiano dei film di Lynch

Per chi conosce e ama David Lynch come il sottoscritto, “Dune” è un’anomalia cosmica. C’è chi vuole a tutti i costi vederci la sua impronta, ma non è certo il film ideale per approcciarsi al regista. Ma si può dire anche di qualsiasi altro film di Lynch.


Bisogna essere onesti, se già ai tempi fu considerato un disastro deve sembrarlo ancor di più ai giovani occhi abituati a fantascienza ben più rifinita nella forma, nella messa in scena e nel racconto. Ma è un amabile disastro con astronavi, miti e battaglie in un tripudio di epica e bruttezze come solo i “bruttissimi di rete Classidy” sanno essere.


[Mi sembra doveroso ricordare che gli intenti di questa non-rubrica sono sempre gli stessi: parlare di quei film che sono ciambelle riuscite senza il buco, ma con carattere da vendere, capaci di fare a loro modo la storia, non una celebrazione del brutto fine a sé stessa, ma un modo per ricordarci che l'abuso di Spezia può portare anche a questo. Nota Cassidiana

Le Dune di Dino e David

Dopo due tentativi di produzione falliti in cinque anni, compreso l’irrealizzato e irrealizzabile “Jodorowsky’s Dune”, nel 1976 Dino De Laurentiis acquistò i diritti per il romanzo di Frank P. Herbert. Lo stesso scrittore fu reclutato per lo script ma, per quanto la si riducesse, la sceneggiatura restava troppo lunga per il cinema.

Nel ’79 De Laurentiis ingaggiò Ridley Scott fresco del successo di Alien, ma dopo sette mesi di tentativi per produrre una sceneggiatura che non fosse troppo lunga o troppo idiota (qualcuno ebbe la pensata di una relazione incestuosa tra Paul e sua madre, WTF?), Ridley uscì di scena, un po’ perché si era reso conto dell’enormità del progetto un po’ per sfighe personali.

Ma gli aborti e addii non finiscono qui: la colonna sonora fu commissionata a Brian Eno, che ne compose frammenti che sopravvivono nel film senza essere accreditati, e venne poi affidata ai Toto. Tutta gente che negli anni ’80 aveva l’argento vivo addosso.

I Toto sfornarono un tema principale poderoso come solo nei migliori kolossal, ma l’unico brano accreditato a Eno resta il mio preferito, suggestivo come pochi. Ascoltare per credere.

 
Passetto indietro per capire la testardaggine di Dino De Laurentiis che s’era messo in testa di farlo ‘sto benedetto film: di lungaggine in lungaggine i diritti andavano in scadenza e li rinegoziò una seconda volta nell’81. Fu allora che ingaggiò David Lynch, forte dell’imprevedibile successo commerciale e della sbornia di nomination agli Oscar per “The Elephant Man”. Me lo immagino il buon vecchio Dino, col simbolo del dollaro stampato sulle pupille a sussurrare “ci facciamo una fortuna, con questo tipo” (quasi-cit.)

Lynch aveva già schivato il proiettile rifiutando Il Ritorno dello Jedi ma ci cascò con tutte le scarpe quando andò a dondolare sulle dune con Dino. Lavorò alla stesura del copione per sette lunghi mesi (pure lui!), mentre la produzione era in stato avanzato: c’erano in ballo 4 troupe per circa 600 persone e qualcosa come 70 set diversi. Numeri che farebbero dare i numeri ai più ottimisti Peter Jackson dei nostri tempi.

Frank Herbert si muoveva sullo sfondo in veste di consulente, bazzicava i set e guardava le riprese senza colpo ferire.

Alla fine con centinaia di scene, effetti e dialoghi da montare, un’ora di girato fu tagliata via, trasformando il finale in quello che sembra il trailer di un film da 10 ore (come l’avrebbe voluto Jodorowsky).

Dai 38 milioni di ex presidenti stampati su fogli verdi la produzione arrivò a 45, come quando stai per pagare e ti dicono: “sì, ma più IVA”. Ci siamo cascati tutti una volta nella vita.
 
“Questo è il Gom Jabbar. Sai dove ti finisce quando superi il budget? O quando lasci al produttore il montaggio finale?”

Anche se viene additato come un flop il film riuscì ad incassare abbastanza da coprire i costi, e rifarsi una reputazione grazie al mercato Home Video che ne ha salvati più del 118. Questo non bastò a Lynch per farsene una ragione, non volle avere più nulla a che fare con le successive versioni estese – ce ne sono diverse, tutte intorno ai 180 minuti – a firma di Alan Smithee (il regista fittizio che raccoglie le vergogne dei film ripudiati). Ancora oggi Lynch lo considera l’esperienza più dolorosa della sua carriera, più un tradimento di se stesso e del suo mestiere che una colpa della produzione.

Io non credo che il regista fu vittima dei produttori, non più di quanto loro non lo fossero del progetto. Certo, Lynch aveva accettato – pentendosi – la rinuncia a dirigere il montaggio finale. Ma è difficile immaginare potesse imporre alcunché a una megaproduzione simile, nata da lontano. Forse ai De Laurentiis serviva più un abile tecnico rispettoso dei tempi e delle esigenze produttive (come un qualsiasi regista dell’MCU per intenderci), cosa che Lynch non era. Raffaella De Laurentiis – produttrice con papà Dino – raccontò di come Lynch fosse preso dal suo metodo di regista, a far primi piani nel deserto anziché sfruttare le riprese di massa e rimandare le sottigliezze ai teatri di posa. Smentì pure l’esistenza di una mitologica “versione integrale” di tre o più ore. Sì, c’erano ore di girato, ma si trattava per lo più di effetti visivi. E sì, varie scene complete furono tagliate, qualcuna a ragion veduta mentre altre gridano vendetta – specialmente il finale effettivo del romanzo, accantonato per una farsa buonista sul Messia. Su questo ci torniamo.

Nonostante tutto, gran parte del film funziona. L’incipit introduce un milione di cose in modo didascalico ma efficace. Si inizia con la guardabilissima Principessa Irulan nel ruolo che in un Guerre Stellari sarebbe delle scritte scorrevoli. 

Ho visto incipit assai peggiori. Virginia Madsen 1 – Scritte scorrevoli 0

I primi 5 minuti introducono gli aspetti più importanti: il complotto per il controllo della Spezia, la “Voce”, e soprattuttola faida tra le casate Atreides e Harkonnen. Per capire chi sono i buoni e i cattivi basta guardarli: gli Atreides eleganti, nobili, fieri, generosi e belli contro gli Harkonnen volgari, lerci, malvagi e orribili. Con una manciata di scene e frasi ben piazzate la faida tra le famiglie risulta potente, e la caduta degli Atreides più malinconica che tragica, ma funziona. Il pensiero di una Lady Jessica affranta “com’è stato facile sconfiggerci” fa accettare con tristezza l’accaduto, mentre nel film di Villeneuve gli Atreides passano per un mucchio di deboli e idioti.

Paragrafo con Spoilerone per chi volesse avventurarsi nei romanzi: la saga di Dune è una sfilza di tragedie una dopo l’altra. Bella eh, ma un filino esasperante quando si arriva all’ennesima disgrazia, anche se è il tocco tragico a far grande la storia.

Il grande tradimento al centro del primo romanzo è reso bene in questo film, al sacrificio dei personaggi è data una certa dignità. Uno dei colpi più riusciti della sceneggiatura di Lynch è la mistica tecnica della “Voce” trasformata in un’arma distruttiva. Per i puristi del romanzo sarà una bestemmia, ma semplifica il giusto e la fa diventare un elemento cardine per la trama. Un buon modo di fare adattamento, là dove per spiegare tutti gli intrighi servirebbero ore e infinite spiegazioni. Anche la scelta di mettere voci fuori campo per farci sentire i pensieri dei personaggi è stramba, alla prima visione mi stranì parecchio, ma dà una profondità che altrimenti mancherebbe. 

Non devo spiegarvi chi sono i buoni vero?

Ho sempre trovato che il personaggio più riuscito fosse il lercio Barone Harkonnen, interpretato da un Kenneth McMillan costantemente sopra le righe: viscido ed eccessivo in tutto, un cattivone da fumetto, di quelli che ami odiare. Il trucco sulla sua faccia è orridamente perfetto, scuola del body horror.

Iconica la Reverenda Madre dal volto arcigno e la testa pelata che rende benissimo l’idea delle streghe Bene Gesserit. I Fremen, fieri nativi di Dune schierano pezzi da novanta come Max Von Sydow e Patrick Stewart (munito ancora di capelli, pochi e brutti) ma i rispettivi personaggi non sono che comparse, proprio come nel film di Villeneuve, a dimostrazione che il problema di Dune è la vastità dello script. C’è pure Sean Young che tra questo film e Blade Runner è riuscita a conquistarsi un pezzetto d’immortalità nei corridoi della fantascienza.

Per gli Harkonnen giocano Brad “sempre cattivo” Dourif e uno Sting spiritato e messo lì a flettere i muscoli per il pubblico femminile. Fun fact: Sting aveva accettato di apparire nudo, ma la produzione ci ripensò all’ultimo, e dovettero inventarsi di fretta questa roba qui: 

Ecco Sting con slippino Harkonnen corazzato da spiaggia. Segue la tradizionale e più castigata tuta Fremen.

Due parole sul protagonista, un Kyle MacLachlan all’epoca sconosciuto – scelta voluta – acerbo e un po’ ingessato, con pochi sprazzi del carisma che sfoggerà a Twin Peaks. Ma va detto che il personaggio di Paul è così, si lamenta anche nell’interpretazione di Chalamet (diversa, e direi migliore).

MacLachlan ha quell’aria da rampollo aristocratico, quelli di buon cuore costretti a crescere in fretta. Peccato per la scena finale tagliata, quando Paul chiude il suo percorso diventando un personaggio più sinistro che salvifico. Di nuovo parentesi aperta sul finale, ci torniamo.

A proposito di Twin Peaks, è cominciata qui la mania di Lynch di portarsi gli attori da un set all’altro. 

Dale Cooper – Pete “Eraserhead” Martell – Big Head Hurley

Il comparto tecnico è notevole finché si parla di scenografie, costumi e scene di massa. Gli effetti speciali sono grezzi e datati, non sarebbe un problema ma ci sono brutture che si potevano accettare giusto nei primi anni Settanta. La prima battaglia con gli scudi mi causò un facciapalmo già da ragazzino, le scene spaziali – poche per fortuna – vanno sotto bevendo dall’idrante al confronto coi ben più datati “2001” e “Guerre Stellari”.  La fantascienza non era troppo affine alle produzioni dei De Laurentiis, le cui uniche incursioni nel genere come “Barbarella” e Flash Gordon potevano almeno sfoggiare fieramente un tocco kitsch.

Pure Dune sembrava nato per diventare una roba mezza new age mezza hippie e fantafilosofica, o così la voleva Jodorowsky. Qualcosina – poco – è sopravvissuto. Ci sono tantissimi dettagli e trovate che presi singolarmente sono ottimi. Purtroppo dei tanti talenti coinvolti nessuno riuscì a spiccare veramente. H.R. Giger che stava nel progetto dai tempi di Jodorowsky (raccomandato da Salvador Dalì in persona) doveva curare la sola estetica degli Harkonnen, il loro palazzo doveva riprodurre le grasse fattezze del Barone. Ne sopravvive un’impressione in due inquadrature sfuggenti. La sua estetica “malata” era perfetta per gli Harkonnen ma nel film emerge in modo discontinuo: un costume Harkonnen qui, una scenografia Atreides lì.

Giger al lavoro sul Palazzo Harkonnen: immaginato da Jodorowsky, riciclato da Ridley Scott.
Le mostruose creature della Gilda, così come i vermi giganti, si devono a un Carlo Rambaldi in forma ma non all’apice. I vermi di Arrakis funzionano per la combinazione di effetti, fotografia e inquadrature, e fanno ancora la loro porca figura, ma i bozzetti di Giger erano tutt’altra cosa.

I costumi sono incredibili, ogni gruppo ha la sua estetica particolare (Jodorowsky docet). Le corazze Harkonnen hanno quel tocco da armatura medievale, coi loro soldati nerovestiti metà macchine e metà organici. Poi ci sono le vesti delle Bene Gesserit e lo sfarzo vittoriano della corte dell’Imperatore. Riuscitissime le tute distillanti Fremen, fatte a mano e su misura (contro le porcate di gomma e fibbie nel film di Villeneuve) e si meritavano il loro nome, visto quando facevano sudare chi le indossava. Scomode e soffocanti, ma esteticamente fighissime.

Oh, e se le bruttarelle vesti della Gilda vi sembrano buste per cadaveri, è perché sono esattamente quello! Ed erano pure usate, storia vera.

“15 uomini sulla cassa del mostro, Oh oh oh, e una bottiglia di spezia!” quasi-Cit.

Nato vecchio o fuori dal tempo?

Fosse uscito con dieci anni di anticipo “Dune” sarebbe stato un cult leggendario, anche coi problemi di montaggio. Ha un look molto anni Settanta – ed è un complimento – ma usciva fuori tempo massimo. Il budget mostra i muscoli in gran parte delle scene, ci sono momenti iconici e per estetica e stile visivo ha qualcosa di unico ancora oggi. Vedere il Barone Harkonnen che svolazza, i grandi spazi aperti, gli interni di palazzo e le scene desertiche valgono tutto il prezzo del biglietto.

Certo non si campa di sola estetica e la fotografia si muove tra alti e bassi. Ben riusciti gli occhi azzurri dei Fremen, un lavoraccio di effettistica artigianale perché gli attori non indossavano lenti a contatto – che non davano la resa sperata. Discutibile la resa di alcune scene nel deserto: visto che su Arrakis non dovrebbe esserci traccia di azzurro nel cielo (capito Villeneuve?) ci volle un enorme lavoro di post-produzione, senza l’uso di filtri digitali. A volte funziona e a volte stranisce, tipo la scena della cavalcata sul verme.

Tipo Ben Hur. Con vermi lunghi 300 metri al posto delle bighe.

“Paul era un uomo che giocava a fare Dio, non un Dio benevolo che faceva piovere sul deserto.” Parola di Frank Herbert che disse di apprezzare il film, almeno per lo sforzo di tradurre in immagini l’universo da lui creato. Di certo la sceneggiatura perde tutta la dignità nel finale, non tanto per Paul “l’uomo-che-sussurrava-ai-vermi”.

I dieci minuti finali sono il crollo dopo che la baracca è andata a fuoco: stacchi casuali, azione illeggibile, una resa dei conti pasticciata a cui manca metà del girato. Il lieto fine con l’eroe che vince sui cattivi mi starebbe pure bene se avesse senso nel film. Ma non ne ha.

A questo giro sono scoppiato a ridere (storia vera) quando la voce narrante la spara grossa: “dove c’era la guerra Usul portava la pace. Dove c’era l’odio, Usul portava l’amore.” Seeeeeee, uguale proprio!


Un saluto a tutti i Lynchiani e dunisti sniffaspezia della galassia. Lunga vita e prosperità!

P.S.

Mille grazie a Quinto Moro per aver recensito il film!
Vi invito tutti a passare a scoprire qualcuno dei suoi lavori, che potete trovate QUI.

50 commenti:

  1. Quasi quasi,tiro fuori uno dei miei giochini di gruppo preferiti,ossia "immagina quale regista sarebbe stato fantastico per un dato soggetto!". Nel caso di Dune di quest'anno,c'e da dire che Villeneuve aveva gia firmato il contratto prima ancora che ci fossero i risultati al box office di "Blade Runner 2049",se non si fosse fatto in questo modo chissa se Denis avrebbe avuto il via libera per Arrakis! Penso che il mondo cyber-punk di Blade Runner fosse maggiormente nelle corde di Villeneuve,il suo "Dune" mi e piaciuto ma ritengo il suo film precedente superiore! Tutta questa mia manfrina infinita per dire che la space-opera lo appassiona,ma forse Villeneuve non e il regista ideale per quel genere di sci-fi! Ci vorrebbe un cineasta con una naturale attitudine al cinema di genere,con una immaginazione visiva fuori scala,ed un'enorme passione per gli effetti speciali di vario tipo,oltre soprattutto ad un talento naturale per l'intrattenimento intelligente senza essere presuntuoso! Concludo affermando che per adattare sul grande schermo "Dune",non riesco ad immaginare un regista piu adatto di sua maesta Guillermo Del Toro! Bene,ora lascio la palla a voi!

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    1. Alejandro Jodorowsky ;-) Cheers

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    2. Jodorowsky dovrebbe prendere lezioni di marketing cinematografico(aaaaaah el diablo),visto come si presentava ai finanziatori con il suo fricchettone film unico di 10 ore(??????)parlando solamente di arte,arte,arte,per poi sorprendersi che gli studios si fossero tirati indietro! Benvenuto nel mondo reale Alejandro,meglio che scendi dalla montagna sacra,ti prescrivo un appuntamento da James Cameron!

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    3. Al buon vecchio Jodo non frega niente di tutto questo, vive in un mondo immaginario che a confronto quello creato da Herbert è quasi pragmatico, non cambiare mai Alejandro, ti vogliamo così! ;-) Cheers

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    4. "Ci vorrebbe un cineasta con una naturale attitudine al cinema di genere" sono d'accordissimo, ma con Dune credo qualcuno rimarrebbe sempre scontento. Un buon cineasta di genere tradirebbe molti elementi del libro, e io ci metterei la firma.
      Il film di Villeneuve è ben realizzato, ma per quanto mi riguarda ha la metà dell'anima di questa versione più disastrata.

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  2. Mi permetto di dissentire sulle scritte scorrevoli! Virginia Madsen e sempre un bel vedere,ma io sono troppo legato alle mitiche scritte scorrevoli che fino agli anni 90 imperversavano nella fantascienza!

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    1. Che poi si sa,leggere fa bene ogni tanto se no diventiamo tutti analfabeti,cosa che sta gia accadendo di questi tempi!

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    2. Si ma quella è Virginia Madsen.

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    3. Appunto, non vedo errori, vedo Virginia Madsen al suo meglio e non mi serve davvero altro, Quinto ti devo una birra e un Bro-Fist ;-) Cheers

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    4. Bro-fist.
      Ma un errore nell'intro c'è: non si capisce perchè il suo faccione debba andare e venire a caso. La prima dissolvenza non ha nessun senso. Ha senso la seconda, col suo "ah, dimenticavo", ma la prima non l'ho mai capita.

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  3. Penso che tutti noi amiamo alla follia il tema musicale della profezia di Brian Eno,roba da pelle d'oca! Hans Zimmer prendi appunti!

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    1. Infatti invito tutti ad ascoltare quello di Brian Eno inserito da Quinto Moro nel post, altri che i WOOOOOOMMMM di Zimmer ;-) Cheers

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    2. E' un peccato che pure qui ci sia stato il cambio in corsa coi Toto, che hanno comunque fatto un ottimo lavoro. Il pezzo di Eno è stellare, ho scritto gran parte del post usandolo come colonna sonora, storia vera.

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  4. L'ho rivisto poco tempo fa.
    Allora...da ragazzino mi aveva esaltato.
    Diciamo che a quell'eta' badi piu' alla forma che ai contenuti, e almeno da quel punto di vista "Dune" aveva tutto. Pure troppo.
    Astronavi, gente vestita in modo assurdo, battaglie campali, gente che uccide a suon di chittemmurt, vermoni giganteschi e tute che riciclano la pipi' e la p...ok, ci siamo capiti.
    Quello bastava e avanzava. Era roba pazzesca, mai vista prima.
    A rivederlo oggi, e col senno di poi...obiettivamente e' un gran casino.
    Ma d'altra parte e' ambientato nell'undicimilaequalcheccosa, quindi se va bene lo capiremo tra ottomila anni.
    E poi e' un film di Lynch. Anche se bisognerebbe andarci coi piedi di piombo a definirlo tale.
    Perche' si', e' criptico. Ma in molti direbbero che non e' il suo stile, dato che venne di fatto estromesso dal progetto a lavori in corso.
    Io, da parte mia, il suo tocco c'è lo vedo eccome. Con buona pace di Lynch che lo ha disconosciuto, e che se solo glielo nomini s'incazza.
    Peeo' definirlo un film Lynchiano significa attribuirgli meriti che forse non ha.
    Resta il fatto che a priori, esser stato un film di Lynch ha fatto la sua fortuna.
    In molti, al grido di "E' un film di Lynch, che vi aspettavate?" lo hanno ampiamente rivalutato.
    E con la scusa che e' criptico in quanto Lynchiano, si e' passati sopra a buchi di trama grossi come una casa e un montaggio che definire fatto a cazzo di cane (scusate) e' un eufemismo.
    Se non fosse stato di Lynch, sarebbe diventato un cult anche se e' fatto con il cult?
    Ok, basta. Se no mi attorciglio la lingua a furia di arzigogoli.
    Alle visioni successive i difetti emergono ogni volta in misura maggiore, eppure e' impossibile non rimanerne stregati.
    Forse e' un po' maniche nella trama, dato che nel romanzo le cose sono un filo piu' complicate.
    Se non sopravvaluto la mia memoria, c'erano molte altre casate oltre alle due principali. Senza contare che forse la faida era iniziata per colpa di un Atreides, e tra gli Harkonnen ci sono anche quelli che vorrebbero la pace, anche a costo di qualche compromesso.
    Vladimir e' la pecora nera, che ancora e' convinto che l'unico Atreides buono sia un Atreides morto. E alla fine travia sia Fayd che Rabban (non che ci voglia moto con quest'ultimo, visto che e' mezzo suonato).
    Questo nel libro. Ma a metterlo giu' pari pari, non sarebbero bastate dieci ore di film.
    Alla fine si risolve tutto con un "famiglia cattiva stermina famiglia buona, al superstite gli vengono i super poteri e fa il mazzo a tarallo ai cattivi".
    Pero' funziona, al di la' della resa piuttosto discutibile.

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    1. Gli Atreides sono i buoni, i belli, gli altruisti. Mentre gli Harkonnen sono i pazzi, i deformi, i malvagi e i depravati.
      Pero' forse stanno piu' simpatici, nonostante la crudelta'.
      Gli Atreides sono i precisini, i perfettino, quelli che hanno il classico palo infilato non vi sto a dire dove. E vestono rigorosamente di nero.
      I bacchettoni, insomma.
      Gli Harkonnen sono piu' colorati e variopinti.
      Il film ha un estetica stupenda, a dir poco.
      E' fedele alla concezione tipica della fantascienza di quegli anni, secondo la quale nel futuro vestono rigorosamente strano.
      E poi le architetture.
      Forse hanno un'opulenza eccessiva, sfarzosi quasi ai limiti del barocco.
      Ma detto tra noi, le preferisco ancora adesso a quelle mostrate da Villeneuve nel remake. Che sono meravigliosamente linde e asettiche, ma a parer mio anche anonime è prive di personalita'.
      Funzionale, ecco. Ma non fantasioso.
      Insomma, non e' che tutto quel che provenga dal futuro dev'essere strano a prescindere.
      Ma pero' non vado nell'anno undicimila e rotti per trovarmi gli stessi edifici e vestiti che potrei trovare in data odierna, non vi pare?
      A suo modo lascio' il segno, specie in campo horror con certe trovate mica male.
      Anche per me i vermoni di Arrakis sono identici a quelli di "Tremors", solo in formato e scala tirannosauro.
      Chissa', magari un pezzo si e'staccato ed e' finito a fare il meteorite alla deriva.
      Poi magari conteneva delle uova, e...
      Prima di chiudere, volevo citare nel ruolo di Rabban nientemeno che Paul Smith, che fece Bluto nel "Popeye" di Altman e che poi, in tandem con l'italianissimo Michael Coby, diede vita alle versioni scrause di Bud Spencer e Terence Hill (durate poco, per fortuna)..
      Ne convengo che ne e' venuto fuori un commento alquanto strano, ma direi che e' in linea con lo spirito del film.
      E complimenti a Quinto (spero di aver azzeccato, stavolta) per l'ottima recensione.

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    2. Ah, si.
      Prima che mi dimentico.
      La voce fuori campo in stile colossal di De Mille dopo un po' rompe. Cosi' com'e sentire in continuazione i pensieri dei personaggi.
      Straniante, direi. Come le armi funzionanti a parolacce (o qualcosa del genere) che vengono usate dai Fremen su Gentile concessione di Paul Muad' Dib Usul Serbelloni Mazzanti Viendalm...
      Ok, basta.

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    3. La voce fuori campo rompe perchè dovrebbe servire per i momenti introspettivi, in un film che dopo 10 minuti non ha più tempo e deve correre. Era una scelta stilistica difficile da mantenere per tutto un film.
      Hai ragione che la fama da "film di Lynch" l'ha salvato dall'oblio, ma che gli si danno meriti che non ha.
      L'opulenza delle scenografie ci sta se pensiamo che la storia riguarda le élite dell'universo: imperatori, duchi e baroni. Ci sta.
      Vero che la versione di Villeneuve non ha niente a che fare con l'idea di un futuro immaginifico, è un generico film di umani nello spazio che potrebbe essere ambientato un secolo nel futuro.

      p.s. non capisco proprio come fate a confondere me e Cassidy. Lui è quello più alto.

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    4. Siamo tipo i Blues Brothers, i Bara Brothers, in missione per conto del Cinema ;-) Mi sono assicurato di scrivere che il post è stato scritto da Quinto Moro più volte possibile nel primo paragrafo, la prossima volta esporrò direttamente la bandiera con i quattro mori più uno. Cheers

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    5. Ho il mio logo personale, in futuro potrei mettere il bollino in fondo alle locandine come per i canali televisivi :-)

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    6. Farò così, inauguriamo tele Moro ;-) Cheers

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  5. Come ho già scritto, io lo vidi da bambino, mi aspettavo una cosa alla Star Wars e invece rimasi disorientato con una trama a me incomprensibile, e quella girandola di nomi che a me parevano quasi uguali: Harkonnen, Arrakis, Atreides...si sfiora sempre l'effetto "Pdor figlio di Kmer" :D

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    1. Disorientò molto anche me, ma fu proprio la differenza con Guerre Stellari a rendermelo più interessante.
      Non te li godi allo stesso modo. Guerre Stellari è corsa in autostrada. Dune un rally tra polvere e buche.

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  6. Film indecifrabile. Sbaglia così tante cose che sulla carta dovrebbe essere una ciofeca senza appello ma ne imbrocca altrettante dandogli un'aura ugualmente mitica e un fascino particolare tutto suo. Che gli vuoi dire a uno come De Laurentiis? Era uno che aveva un indubbio fiuto per gli affari, che sapeva muoversi bene nell'ambito produttivo ma era pure un cagakaiser di prima grandezza capacissimo di rendere un inferno qualsiasi produzione.

    Nel caso di DUNE in un ipotetico manuale di "Cose che possono andare male durante una megaproduzione miliardaria", metà delle pagine sarebbe occupata dal film di Lynch. Un autore che coi suoi lavori futuri si sarebbe rivelato vicinissimo alle tematiche dei libri ma che di fatto aveva le mani legate non potendo uscire dai binari tracciati da un libro intoccabile poiché già di culto. Un produttore che voleva massimizzare i profitti e che metteva becco ovunque, un autore che si presentava sui set guardando il lavoro e qualche volta dicendo la sua sulle scene, set sparsi ovunque, centinaia di comparse da muovere, sfamare, dirigere, l'ombra lunghissima di un lavoro incompiuto (ma monumentale!) di Jodorowsky, i suoi "cloni" che hanno messo la freccia e lo hanno superato a destra facendogli il dito medio (da Guerre Stellari a Terminator, dal Trono di Spade a Mechwarrior, da Matrix a chissà cosa mi sto dimenticando!),... E come se non bastasse, l'opera è talmente monumentale, pregna e ricca di personaggi e situazioni che secondo Lynch avrebbe avuto bisogno di almeno due film per dare un senso a tutto.

    Basta così? Macchè! Il montaggio è pessimo, ci sono dei tagli di scene fatti con l'accetta, roba che Jason in confronto era un chirurgo, hanno dato per scontato che tutti gli spettatori avessero letto i libri, hanno reso i monologhi interiori fatti con la voce fuori campo e ci sono degli effetti speciali che vanno dall'ottimo al pessimo (basta confrontarli con quelli di produzioni coetanee). Ok, ho finito...

    E quindi dopo sta pappardella di difetti, come può il film piacerti? Bella domanda... Un po' il materiale di partenza (cioè i romanzi della prima trilogia) per me sono qualcosa da venerare a prescindere e un po' le cose buone che il lavoro di Lynch azzecca fanno passare i difetti in secondo piano. Il barocco decadente, il look delle casate e delle Bene Gesserit, i navigatori della Gilda, i vermoni, i mantra ripetuti, la "voce" ma sopratutto l'aria malsana e pericolosa, mortale, del deserto, degli Harkonnen (il Barone!) e di Alia, l'agonia della Spezia, i sogni e le visioni di Paul,...

    Sarà pure un film che Lynch ha disconosciuto e del quale non vuole più saperne, ma ciclicamente me lo riguardo con enorme piacere. Imperfettissimo ma bellissimo.

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    1. Il punto è questo: il progetto non era cominciato con Lynch, e sarebbe finito con o senza di lui. Sì ne ha scritto la sceneggiatura e girato le scene, ed è vero che De Laurentiis poteva essere un bel rompino, ma Lynch recriminò sul taglio finale. Se l'avesse deciso lui il film sarebbe stato certamente più lungo, e alcuni difetti sarebbero rimasti, ma credo che almeno il finale sarebbe stato gestito meglio.

      Poi ci sta che il produttore faccia il suo lavoro, anche se un 20% di rottura in meno avrebbe giovato. Esempio: Lynch voleva atmosfere cupe e colori desaturati, De Laurentiis voleva tutto più chiaro (perchè si vedessero quelle scenografie su cui aveva speso un patrimonio, comprensibile) e questo contrasto si nota parecchio.

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  7. Il capitano Picard che va all'assalto finale con un carlino in braccio. Gioco, partita ed incontro per David ☺️
    Scherzi a parte, si sente troppo lo stridere tra una prima parte sontuosa ed accettabile ancora oggi ( non a caso il cugino di Gilles l'ha pantografata, con alcune scene al limite del plagio )ed una seconda parte stile "dobbiamo finire a tutti costi che ci smontano il set" di borisiana memoria. Stesso discorso per gli effetti speciali ( gli ortotteri in volo ��, la battaglia finale ) . Una grande occasione mancata, peccato.

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    1. Poi guardava storto Spot, il gatto di Data, tzè! ;-) Cheers

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  8. Sono legatissima a questo film, sarà anche imperfetto, ha sicuramente i suoi difetti, ma lo adoro

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    1. Idem. Su certi difetti si può passare sopra, e conoscendo tutti i problemi dietro al film è più facile perdonarli.
      Poi credo che un Barone come quello visto qui non lo vedremo mai più.

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    2. La prima volta che ho visto questo "Dune", faticando per vederlo, perché ho avuto diverse false partenze causate dalle registrazioni (e non registrazioni) televisive del film, ho pensato che io una cosa così non l'avevo vista mai. Nella bella versione di Villeneuve non ho avuto la stessa sensazione, vedere Paul con le cuffiette da call center mi ha fatto pensare: «Questo sarebbe il futuro?» (storia vera). Cheers!

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    3. Hehe, io ho pensato che chalamet non era l'attore giusto per Paul, me lo dirà il secondo capitolo, spero che lo girino

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    4. Ho iniziato a leggere il libro e ti dirò, petulante quanto è Paul, penso che Timoteo sia almeno azzeccato ;-) Cheers

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    5. Scusate l'intromissione, ma e' qui che il "Dune" di Lynch stravince a mani basse.
      Io che sono nel presente, pensando al futuro lontanissimo mi immagino roba strana, folle, incomprensibile. Persino inquietante.
      Come farebbe un antico romano teletrasporto ai giorni nostri.
      Andrebbe fuori di testa.
      Per il terrore o la felicita', dipenderebbe dal suo grado di apertura mentale.
      Penso che farei come Fry che si risveglia nella prima puntata di "Futurama".
      Un nuovo giocattolo a tua disposizione che muori dalla voglia di scartare.
      Ripeto: se io mi risvegliarsi nell'undicimila e rotti per ritrovare la stessa roba che ho adesso, come minimo direi "Ma io ho dormito ottomila anni per questa roba?!"
      Se mi iberno e mi risveglio tra mille anni esigo di diritto che come minimo l'uomo sia gia' arrivato su Plutone, che esistano le colonie spaziali e pure gli alieni con tanto di federazione cosmica!!
      E senno' m'incazzo, scusate.

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    6. Arwen: a me la scelta di Chalamet è piaciuta, il problema è nella scrittura del personaggio, ma se ci pensi Paul è molto diverso dall'eroe tipico di una saga cinematografica.

      Redferne: sono d'accordissimo. Il nuovo è mancato totalmente di creatività da quel punto di vista. Va detto che il film di Lynch poteva godere di tanti anni di progetti falliti che però hanno lasciato una traccia, molte intuizioni si devono a Jodorowsky e Moebius che avevano ideato uno stile diverso per ogni fazione.
      Molto merito va anche ai De Laurentiis, la cura nei costumi e nelle scenografie veniva identificata come qualcosa di "molto italiano" a differenza della gestione degli effetti speciali visivi.
      E sì, per un film 8.000 anni nel futuro un minimo di inventiva devi mettercelo. Dune di Villeneuve è ambientato si e no nel 2121.

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  9. Fu una mezza delusione, eppure non ne rimpiango la visione, avvenuta poco tempo fa, è da vedere se Villeneuve avrà fatto meglio come immagino o no..

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    1. tecnicamente sì, Villeneuve ha fatto meglio e ci mancherebbe altro
      ma per me anche quello di Villeneuve è stato una delusione

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  10. Davvero un gran bel post! Non so se sono stato influenzato dalla lettura del post sul Dune di Villeneuve, ma dopo averlo finalmente visto al cinema, mi sono trovato completamente d'accordo con tutto quello scritto nel l'articolo pubblicato qui sulla bara volante.

    Avendo visto solo la versione in dvd del Dune di Lynch, ne approfitto per chiedere a Quinto Moro se tra i vari cut del film che si trovano in giro ne raccomanda una in particolare :)

    Ps a questo punto possiamo aspettarci anche un post sulla versione televisiva di Dune?

    We are 138!

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    1. Dipende da quanto Quinto Moro sia ormai dipendente dalla Spezia, dovesse arrivare un post anche sulla serie televisiva, la risposta sarà tanto dipendente ;-) Cheers

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    2. In realtà ci sarebbe una versione che vorrei vedere, un montaggio fatto da appassionati che ha usato le scene eliminate e ha realizzato una versione di 3 ore. Le ho dato un'occhiata e la qualità mi sembra buona, il finale in particolare è stato fatto molto bene.
      Si può vedere su youtube in inglese (con sottotitoli sempre in inglese)
      Si chiama "Dune 1984 Alternative Edition Redux [Spice Diver Fan Edit]"

      Le serie non le ho mai viste, e mi sono state sconsigliate. Tendo ad evitarle perchè non avendo alcun legame affettivo potrei essere inutilmente crudele nel commentarle.
      Però mai dire mai.

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    3. Grazie mille, ragazzi! Questo weekend mi guardo il Spice diver fan edit!

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  11. Penso che il confronto tra il Dune di Lynch e quello di Villeneuve sia possibile farlo solo se Denis riuscira a completare il suo adattamento,per ora e solo una introduzione,mentre per sfortuna di Lynch il suo era una summa generale montato con l'accetta!

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    1. Se alla Warner non sono idioti (e io credo che lo siano) Villeneuve riuscirà a finire l'opera. Così alla cieca dico che il 2° ipotetico capitolo sarà migliore del 1°, avrebbe il tempo di raccontare i passaggi della storia come si deve.

      Il romanzo sarebbe stato perfetto per una trilogia, e la Universal aveva messo sotto contratto il cast con l'opzione per 3 film, come raccontato da Virginia Madsen anni dopo, pensavano che Dune sarebbe stato un percorso più lungo tipo Guerre Stellari. Lo stesso Lynch (voci di cui non ho trovato riscontro però) pare che inizialmente avesse firmato per due film.

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  12. Proprio un cult, ma secondo me più che i dieci minuti finali da buttare via sono i cinquanta minuti finali, purtroppo. Lynch aveva fatto benissimo il suo lavoro, ma i produttori lo massacrarono per davvero in questa sua opera. Peccato, perché secondo me un visionario come Lynch era perfetto per Dune, anche se è vero ciò che hai scritto, che questo è il film meno lynciano della sua filmografia. Forse è per questo che è quello che mi piace di più, con tutti i suoi difetti?

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    1. I 10 minuti conclusivi hanno un'aggravante: esisteva il girato del finale "vero" del romanzo, una manciata di minuti che avrebbe dato molta più dignità alla fine della storia. Allargando il discorso ai 50 minuti finali, il girato era praticamente tutto di effetti speciali e scene di massa, non erano state girate chissà quali scene introspettive.
      Vedere le scene finite e tagliate mi ha fatto rabbia perchè con 5-10 minuti in più si poteva mettere una pezza almeno sulla chiusa, che è terribile.

      Purtroppo non sapremo mai come Lynch l'avrebbe voluto davvero, credo che il suo "final cut" avrebbe comunque avuto dei difetti ma avrebbe portato a casa un risultato migliore.

      Ma fammi capire, questo è il film che preferisci nella filmografia di Lynch ?

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    2. Eh si, non ho un grande rapporto col buon Lynch. Ma non gliene faccio una colpa a lui, sono certamente io che non ci arrivo! Né Twin Peaks, né Eraserhead, né Mulholland Drive... Ogni tanto ci provo a guardare qualcosa di suo, ma Dune rimane il mio preferito! Quello e le previsioni del tempo dalla finestra di casa. X--D

      Su Dune, sicuramente le scene d'azione sarebbero rimaste una pecca del film, si nota come non avesse idea di come girarle. Però tutto il resto lo trovo ben fatto, geniale e pieno di passione per l'opera originale. Peccato che non vedremo mai cosa aveva in mente...

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    3. "Arrrr, rimpiazzerai la balena nei miei incubi!"

      Ci sta, sono film molto particolari e alcuni difficili da digerire.

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  13. Dopo aver visto i due film di Dune è evidente che senza una certa infarinatura generale dei romanzi molti dettagli si perdono, ma soprattutto non si può giudicare degnamente l'opera. Secoli fa avevo tentato di leggere il primo romanzo della saga di Herbert ma all'epoca ero nel pieno della mia scoperta della prosa di Robert E. Howard, e quindi non c'era spazio per qualcosa che non fosse avventura pulp ed epica dell'eroe solitario. Ovviamente il romanzo non mi prese granché e lo misi sullo scafale. Prima o poi mi devo decidermi a recuperarlo.


    Quello di David Lynch è barocco, sognante, maestoso ma ha il difetto di dipingere il protagonista come il messia sceso in terra fin da subito (tipo prescelto da opera fantasy scadente) e un andamento traballante della storia che soprattutto nel film subisce pesantemente il peso di tagli e semplificazioni (rendendo difficile capire cosa sta succedendo e il perché). Poi i verbi della sabbia di Carlo Rambaldi sono ancora oggi la cosa più bella messa in scena in entrambi i film.

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    1. Anche perché non riesco a pensare ad una prosa più differente di quella di Robert E. Howard di quella di Herbert, sto leggendo "Dune" in questi giorni, ma è davvero più barocco nella costruzione, proprio dove Howard era dritto come una spada (di acciaio Cimmero). Cheers!

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    2. I vermoni a me piacciono un sacco, ma rimarrà sempre il dubbio di come poteva essere se il design fosse stato più vicino a quello di Giger. Si sconfinava nell'horror.

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    3. Nel dipingere Paul come il messia Lynch è molto fedele a Herbert...

      E concordo sui vermoni di Rambaldi, splendidi!!!

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    4. Lynch era sulla strada giusta, anche se curiosamente era ben poco interessato a beh, tutto, dalla trama in giù ;-) Cheers

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