martedì 14 settembre 2021

Kate (2021): l’eroina “John Wicka” della settimana

Ogni settimana, un Cassidy si sveglia e sa che dovrà aggiornare le Bariste e i Baristi sulla nuova eroina “John Wicka” della settimana. Riassunto delle puntate precedenti, dopo Jolt, Gunpowder Milkshake, Sweet Girl e The Protégé, l’eroina “Wickoide” della settimana si chiama Kate. Cosa vi devo dire è grottesco, ma ormai sembra che io stia a mestiere.

Sceneggiato da un mucchio di lettere rimescolate insieme alla rinfusa che rispondono al nome di Umair Aleem, questo riciclaggio di idee già viste è stato affidato alla regia di Cedric Nicolas-Troyan (nessuna parentela con il cavallo, credo) una gavetta nelle seconde unità per poi esordire alla regia con “Il cacciatore e la regina di ghiaccio” (2016), il seguito dimenticabile del film con la strega Charlize Theron (lei sempre indimenticabile), di cui non ricordo nemmeno un singolo fotogramma. Eppure il nostro Cedro Nicola-Cavallo deve essersi guadagnano la fiducia e la nomea di regista per film con protagoniste, quindi seguendo il giochino dei sei gradi di separazione, dalla strega Charlize, passando per Atomica Bionda, siamo arrivati ad avere David Leitch come produttore del film, sicuramente invischiato nelle coreografie di combattimento, che poi sono la sua specialità oltre ad essere la parte più riuscita di “Kate”, l’ennesimo film che si inserisce nel solco già ben tracciato dalla bionda di menare di Charlize e ovviamente di John Wick, il cui peso specifico nel panorama del cinema contemporaneo ormai mi sembra più che confermato dai fatti.

Qui si vede che è Mary Elizabeth Winstead, sulla locandina del film sembra la Eleven di Stranger Things.

“Kate” è la storia di, pensate un po’ Kate, lo avreste mai detto? Interpretata dalla sempre guardabile Mary Elizabeth Winstead, attrice che mi convincerebbe a guardare qualunque cosa (anche il remake di “La Cosa” del 2011) con la sola presenza, una sorta di Hit-Girl cresciuta da un “Big Daddy” che qui ha il volto, la mascella e la pelata di Woody Harrelson nei panni di Varrick. Capite? Mary Elizabeth Winstead e Woody Harrelson insieme! Mi sono convinto a vedere film per molto meno di così, credetemi.

Inoltre ci tengo a portare avanti la mia stramba teoria: Woody Harrelson senza parrucchino brutto, risultato film tutto sommato guardabile (malgrado i difetti più o meno grandi), anche perché ormai quando vedo il Texano dalla mascella a “Scucchia” con una brutta parrucca in testa, io già so che il film farà quasi sicuramente pietà. Come direbbero i giovani: change my mind.

“Kate” non fa pietà, sa tanto di già visto questo bisogna dirlo, perché l’assassina super letale con mentore è una dinamica già vista (non è un caso se ad un certo punto Harrelson cerca di fare l’imitazione del celebre «EVERYONE!» di Gary Oldman in un film che mi piace tanto), anche l’idea della nostra Kate che per buona parte del film, cerca invano di bere una Boom Boom Lemon, ricorda fin troppo il cappuccino mancato di Hudson Hawk, quindi ormai non so se sono io che sono un po’ scoglionato dal dover vedere questi film pensati a tavolino ogni settimana, oppure se è l’algoritmo di Netflix che sforna queste trovate riciclate.

Il grande Woody nella parte di me, quando mi lanciano addosso queste strizzate d'occhio riciclate.

Sta di fatto che Kate è la solita assassina con i sensi di colpa, per effetto di un piano inutilmente complicato che inizia ad Osaka e continua a Tokyo, la nostra non preme il grilletto su una ragazzina di nome Ani (Miku Martineau), figlia dello spietato boss Kijima (Jun Kunimura) e si ritrova fuori dal giro che conta, con un frettoloso stress post traumatico e un’ultima missione per ritornare a fare la differenza nel mondo degli assassini: beccare il figlio del Boss di nome Renji (Tadanobu Asano) con una motivazione aggiuntiva, il tempo che scorre via, perché Kate è stata avvelenata dal Polonio-204 ed ora come Indy o Snake Plissken, deve sbrigarsi perché il suo corpo la sta lentamente abbandonando.

Il Polonio-204 è il tocco di modernità nella storia, perché citare in un film l’elemento radioattivo che Putin utilizza per eliminare i suoi nemici person… Ehm, mi suggeriscono dalla regia che gli ultimi russi avvelenati con il Polonio-204 erano blogger, quindi ci tenevo molto a ribadire la mia immutata e imperitura stima per il grande Presidente Vladimir Putin, grande lettore della Bara Volante, ciao Vladimiro! Mitico!

"PUTIN... Paura eh?"

Fiuuu… Ok stavamo dicendo? Ah sì, Kate ha i minuti contati e poca voglia di andare troppo per il sottile, anche se per essere una super assassina, nei primi 15 minuti del film combina solo casini: non ammazza il bersaglio, se la spassa in una scena di sesso (di due secondi, con i protagonisti tutti vestiti, siamo nel 2021 mica in un film d’azione del 1981, che credete?) con il Daaaaaaario di Giocotrono (Michiel Huisman) colpevole di averle sciolto l’aspirina nella Coca Cola il Polonio-204 nel bicchiere, ma poi non lo ammazza quando scopre che il poverino “tiene famiglia”, introducendo così il tema ORIGINALISSIMO del film. Avete mai visto un film americano degli ultimi 126 anni, impegnato a ricordarci l’importanza della famiglia? Una roba freschissima eh? Novità assoluta!

Per sottolineare la corsa contro il tempo della protagonista, il regista Cedric Nicolas-Troyan (horse), manda a segno una scena di inseguimento su un’auto rubata da Kate, talmente tamarra da far sembrare “The Fast and the Furious: Tokyo Drift” (2006) un film di Özpetek. Kate fugge su un’auto piena di neon rosa, in una città che in quanto giapponese, deve per forza essere un tripudio di lucine al neon, anche qui, avete mai visto il Giappone rappresentato senza luci fluorescenti in un film americano? Quando sostengo che questo film sembra la fiera del precotto, mi riferisco anche a questo.

Almeno Toretto e soci le luci le avevano solo sotto la macchina, non sul cruscotto.

La scena di inseguimento è talmente posticcia da risultare innocua, l’uomo chiamato cavallo di Troyan utilizza talmente tanta CGI da farla sembrare una scena di raccordo in un videogioco, ma per fortuna ad un certo punto “Kate” ci offre qualcosa in cui affondare i denti, mi riferisco alla scena di Mary Elizabeth Winstead, sola contro tanti sgherri, che è anche uno dei momenti più riusciti del film.

La coreografia di combattimento è lunga, articolata e molto divertente, Mary Elizabeth Winstead ci mette la grinta giusta anche se in certi momenti, si nota un po’ troppo che sta pensando al prossimo movimento della coreografia da eseguire, ma se non altro è il tipo di attrice in grado di saper fare di tutto un po’, dalla commedia all'azione, quel tanto che basta da non farci storcere troppo il naso, anche se bisogna dire che Cedric Nicolas-Troyan si inventa anche un po’ troppi arzigogoli strambi, per muovere la macchina da presa in modo eccentrico, al fine di nascondere nel modo migliore possibile le scene girate con la controfigura.

Tutto sommato il risultato è abbastanza buono, anche perché il lavoro della 87eleven Action Design, fondata da David Leitch e dal suo compare Chad Stahelski, garantisce sempre stunt, coreografie e controfigure estremamente preparate, inoltre costringe gli attori a combattere il più possibile in sicurezza e in favore di macchina da presa, quindi il risultato è tutto sommato sempre pregevole. Infatti la trovata più riuscita è il cambio di taglio di capelli di Kate, eseguito al volo tra con un colpo di Katana, tra un pugno e un calcio volante.

Sigourney, siamo sicuri che nel 1984 oltre a Ghostbusters tu non abbia messo al mondo anche una bimba?

Può sembrare una bizzarria, ma tra il nuovo taglio di Mary Elizabeth Winstead e il suo giubbottino verde, “Kate” sembra mettere in chiaro quale sia l’altro grande film preso come modello, mi riferisco ovviamente ad Aliens - Scontro finale, visto che tra la protagonista e la giovane Ani, si instaura questo rapporto madre/figlia che ricorda un po' quello tra Ellen Ripley e Newt nel film di Cameron, con la differenza che Ani è un’adolescente che parla (anche troppo!) e non sempre risulta simpaticissima (anzi!), ma tutto sommato vuoi non mettere nel mucchio anche il migliore degli “Alien”? L’algoritmo di Netflix non poteva farsi scappare anche questa occasione così gustosa, anche perché Mary Elizabeth Winstead in certi passaggi del film, sembra la figlia non dichiarata di Sigourney Weaver, e questo potrebbe tranquillamente essere il miglior complimento che io abbia mai fatto ad un qualunque bipede su questo gnocco minerale che ruota attorno al sole.

La lunga sequenza di lotta nel vicolo è anch’essa davvero notevole, in un film dove l’azione per fortuna, risulta migliore della trama, perché se avete visto più di due film in vita vostra, non vi sarà difficile capire LA SVOLTA, in un film così ossessionato dal tema della famiglia, di cui francamente, preferisco ricordare la scena del “Finger Guns” (citando il Zinefilo) che compare in bella mostra anche sulla locandina del film.

La maglietta degli ZZ-Top è una gustosa aggiunta.

Cosa manca all’appello? La protagonista in canotta e pistole, ferita ad una gamba in un palazzo pieno di sgherri? Abbiamo anche il momento alla Trappola di Cristallo, perché l’algoritmo non si è fatto mancare davvero niente, un’infarinatura veloce e sommaria di tutti i film giusti, citati frettolosamente per un film che non inventa niente, ma si affida a coreografie di primo livello per poi limitarsi ad usare il Giappone come sfondo, forse per aumentare il livello di “stilosità” di un film, dalla colonna sonora tutta J-Rock che di fatto, prende le solite vecchi dinamiche già viste negli archetipi cinematografici dilapidati dalla trama, per offrire 90 minuti di intrattenimento decente. Infatti ho tirato un sospiro di sollievo quando ho scoperto che “Kate” ha la durata perfetta di un film, anzi per quello che ha da raccontare, avrebbe potuto durare anche 10 minuti in meno, tanto LA SVOLTA l’avrete già capitata tutti senza nemmeno bisogno di citarla, confido in voi Bariste e Baristi che avete visto tutti i film giusti.

"Tana per Hans Gruber!"

Risultato finale, “Kate” è diligente e riciclato in parti uguali, ha la durata, le facce, i nomi e gli elementi giusti, non vi farà troppo annoiare con i suoi 90 minuti di trovate, ma se cercate l’originalità o qualcosa di davvero innovativo, mi dispiace ma la vostra principessa è in questo castello (cit.). Oh! Anche questa settimana ho fatto il mio dovere tenendovi informati sull'andamento delle “John Wicka” in circolazione, possiamo aggiungere anche Mary Elizabeth Winstead alla lista.

Visto che siete qui, passate a trovare il Cinefilo Pigro, impegnato anche lui con "Kate".

42 commenti:

  1. Non vorrei fare il tuttologo,ma con tutte quelle luci al neon sul cruscotto,il riflesso sul vetro del parabrezza renderebbe la guida un vero casino!

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    1. Stavo pensando la stessa cosa! :) oltre all'ovvia riflessione che se ti avvelenano col polonio mi sa che non c'è countdown che tenga...

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    2. Non serve nemmeno l'orologio da polso gigante di Snake ;-) Cheers

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  2. Porto nel frattempo con le braccia incrociate in posa fiera,la mia personale missione di restituire il giusto risarcimento morale al compianto Joel Schumacher,che adorava piazzare le luci al neon nei suoi film ad ambientazione notturna,beccandosi solo pernacchie,mentre ora le piazzano tutti,da Refn e compagnia bella ecc ecc beccandosi solo elogi per la figaggine delle luci notturne! Viva Joel!

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    1. Ne aveva fatto un'arte, ditemi cosa volete ma la sua Gotham City era Gotham City, non Chicago (occhiolino-occhiolino) ;-) Cheers

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    2. Quando Gotham City era realizzata con maestose scenografie,tra l'altro splendide quelle di Barbara Ling la scenografa dei Batman di Joel ,e non si limitavano a girare per delle semplici location fingendo che sia una megalopoli immaginaria! Ogni riferimento a Nolan e assolutamente voluto!

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    3. Ecco appunto, era facile mai hai colto subito ;-) Cheers

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    4. Io amo quei due film bistrattati solo perché Burton aveva deciso che Batman doveva essere Dark. Viva il colore e le luci al neon 😊

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    5. Schumacher le sapeva utilizzare ;-) Cheers

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  3. A me piace tanto Woody Harrelson,ma mettersi in competizione con il pazzo Gary Oldman degli anni 90....e da pazzi!

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    1. Penso che sia anche uno dei pochi che potrebbe giocare quasi nello stesso campo da gioco, ma non con un film così, dove gli spunti ci sono ma sono frettolose infarinature di idee. Cheers!

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  4. Ma con killer Cassisy,intendi che e una cecchina? Perche a menare come dei fabbri io proprio non ce le vedo queste attrici,tutte minute come fuscelli,e di certo non sono Bruce Lee,per qui io consiglierei a queste novelle eroine action qualche sessione di palestra!

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    1. Anche cecchina, poi mena, spara, picchia, tutto il lotto. Alla nostra Mary va bene che è credibile come figlia di Ripley (in più di un senso) ma intanto Ronda Rousey e Gina Carano (per altro motivi) stanno a spasso, questa è l'aria che tira. Cheers

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  5. Che poi La Cosa del 2011 era in realtà un prequel anche se ricopiava con la CGI quello di Carpenter. E lunga vita a Vladimir!

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    1. Ferma tutto, che se tutto va come deve andare ne parleremo, nel dubbio viva Re Vladimiro di Russia! :-D Cheers

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  6. L'algoritmo e la chiave! Ormai sono pochi i registi che realizzano i film che desiderano veramente realizzare fregandosene delle mode del momento e delle richieste di mercato dei ragionieri-produttori! Per questo stimo profondamente i cineasti che portano avanti con orgoglio la loro personale idea di film,fregandosene del maledettissimo algoritmo! Temete l'algoritmo o voi che entrate!

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    1. Appunto, anche se sono rimasti in otto, forse nove. Cheers!

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  7. Un altro?!?! Ma davvero ne hanno fatto uscire un altro?!?! Ho perso il conto ma a naso siamo a 5 John Wicka in meno di due mesi. E se allunghiamo il tutto fino ad AVA e THE DOORMAN sfondiamo il tetto dei 10 titoli in un anno, tutti fatti col copia&incolla.
    Onestamente ho mollato ben prima e non so come tu faccia a sorbirti filmetti tutti uguali in così poco tempo. Però ammetto pure che questo con la Winstead e Woody, solo per loro due, un'occhiata posso anche concedergliela...

    P.S.: a proposito delle parrucche di Woody nostro, la settimana ho incrociato su SKY "Semi-Pro". Sai che non me lo ricordavo così inguardabile... La prima volta che lo vidi ricordo che mi piaciucchiò, rivisto di recente volevo cavarmi gli occhi.

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    1. Forse lo avevo incontrato nelle mie visioni ma devo averlo anche rimosso ;-) Cheers

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  8. Avevo buone aspettative per "Kate", soprattutto per Mary Elizabeth Winstead protagonista che dopo Gemini Man mi ha convinto a vederla come eroina d'azione oltre che a ragazza dai capelli colorati. Peccato che a parte lei e le scene di menare, tutto il resto di "Kate" risulti veramente la festa del già visto. Ad ogni modo pure io ho pensato subito alla Ripley di "Aliens".

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    1. Qui si è ripresa dopo Gemini Man dove era tutto sprecato, anche lei. Cheers!

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    2. Gemini è proprio un film vuoto

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    3. Se lo avesse fatto Tony negli anni '90 come da programma, magari avrebbe funzionato, ma già allora lo Scott giusto fiutó la fregatura. Cheers!

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  9. La scena della fuga in macchina mi ha ricordato Speed racer! Andrea K.

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    1. In effetti non ci avevo pensato fratello Raptor, se qui a casa dico "Speed Racer" la mia Wing-woman ancora mi sfotte, visto che ai tempi, la trascinai in sala per vederlo (storia vera). Cheers!

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  10. Ah ah! Vero, il momento Everyone!! di Harrelson leoneggia alla grande. Ed è anche vero che quando Woody ha il parrucchino il film minaccia di essere 'na ciofeca. Detto ciò io amo Mary Elizabeth Winstead e anche in un film brutto la guardo lo stesso. Ma Kate non è effettivamente brutto, non è chissà cosa (o chissà Kate, ha ha ha) ma si lascia vedere. La questione del Boom Boom Lemon mi ha anche ricordato vagamente John McClane che in Duri a morire non riesce a trovare delle pastiglie per il mal di testa. Mentre nel filone gente avvelenata che deve fare cose prima di schiattare ci metterei pure D.O.A. - Cadavere in arrivo del lontano 1988, remake di Due ore ancora dell'ancora più lontano 1950. Ciao.

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    1. Ho pensato subito ad Hudson Hawk ma sono rimasto a casa Willis, d'altra parte Mary Elizabeth Winstead è la figlia di John McClane no? ;-) Cheers

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  11. Il polonio e' roba da rozzi, comunque.
    Eeh, I bei tempi in cui bastava un caffe' corretto alla stric...
    Ok, cambiamo argomento.
    Basta, gente. Sul serio.
    Ormai ne esce uno alla settimana, non se ne puo' piu'. Anche se questo pare sia meglio rispetto ad altri.
    Oh, se continuano a farli qualcuno li guardera'.
    Anche piu' di qualcuno, mi sa.

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    1. L'algoritmo dice che piacciono, potere all'algoritmo! ;-) Cheers

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  12. Quando si parla di Netflix,quasi mi verrebbe da citare la Cannon! Ovviamente non c'entra niente con i loro film,ma in comune con loro hanno l'abitudine di reinvestire continuamente i loro guadagni in centinaia di progetti,guadagnano un pozzo di soldi e al tempo stesso sono costantemente indebitati,ovviamente Netflix se la cava molto meglio avendo a che fare con lo streaming invece delle VHS! Considerando poi che nel frattempo si sono fatti avanti tanti avversari nel campo dello streaming,come ovvio sarebbe accaduto sono aumentati tremendamente i loro prodotti originali sfornati a quintali come una catena di montaggio,tutti uguali,e tutti ugualmente buzzurri e quasi sempre mediocri! Una vera lotta per la sopravvivenza,peccato che ha rimetterci siano sempre i film che effettivamente ormai dovrebbero indicare l'algoritmo come produttore esecutivo! Buon gusto? no per niente,al limite leggi di mercato!

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    1. Esatto e poi anche Netflix ha iniziato con il videonoleggio ;-) Cheers

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  13. Netflix usa i miei soldi per sta roba... l'ho voluto vedere e sinceramente m'è parso un frullatore di roba già vista in questa tipologia filmica; abbiamo un miscuglio di roba tra Nikita, Kill Bill, Sipario Strappato, Collateral etc... John Wick ed Atomiva Bionda mi mancano, però mi fido dei riferimenti che hai citato, oltre al fatto che Netflix produce un casino di film così ormai, tra Ava, Sweet Girl, Jolt etc... questo Kate se non altro arrivi fino in fondo senza spaccare tutto dopo 30 minuti, però insufficiente anche questo.

    A Tokyo ci sono stato, così come in altri metropoli Giapponesi, l'estetica neon con colori improponibili è una loro caratteristica, se uno è schizzato di suo o soffre di epilessia, con tutta quella roba cromatica sparata qua e là, fa' una strage. Se un regista la sa usare, esce una roba stordente ed alienante, se non la sai usare... scivoli subito nella videoclappata cafona, si, la scena della fuga con la macchina bruttissima a vedersi e per come girata, mamma mia, uno stacco netto tra primi piani di lei e la ripresa della macchina, bruttissima roba, fortunatamente l'unica derapata visiva del film, ma devastante.

    Vabbe' lei che svolge sto lavoro e poi scopre che loro sono i cattivi, ed ammazzano la gente davanti ai bambini non si regge più (la psicologia non esiste in questo frangente), ed il film è andare da un set all'altro con Ramona Flowers che spacca tutto.

    Il tempo limitato ci sta come espediente, un film veloce come un proiettile, perché non diluire il tutto in 2-3 giorni? In modo da far assaporare ogni minuto che passa in vita prima di morire di questa Kate?
    Perché non trovare un'attrice giapponese migliore per Ani? Mamma mia che cagna, speri che crepi dopo 20 secondi anche per sbaglio, ma ovviamente nulla, poi è scritta malissimo, fa la figura della fessa accanto a Mary Elizabeth Winstead, alla quale però continuano a dare progetti deludenti in cui apparire, eppure lei sa fare vari generi mah... Hollywood oramai è finita.
    Si ok, sopra avete nominato Gina Carano che è meglio nell'azione pura, ma poi quando devi sviluppare un pò di psicologia, ti serve un'attrice vera, un Nikita una Carano non l'avrebbe mai potuto fare ad esempio, ma anche uno sguardo finalmente "stanco" (perché è avvelenata con il Polonio 204, ma è praticamente invulnerabile sempre... grosso errore non sfruttare ciò), come quello della nostra protagonista nel taxi mentre li accompagna alla casa di Kojima, sarebbe stato impossibile da fare per Carano. Io sono per l'impiego nei film di vari attori come protagonisti, non di sportivi prestati al cinema, se non come contorno.

    Cosa apprezzo di Kate... per l'80% del film, Mary Elizabeth Winstead è sanguinante e scatta per via del plutonio, non puntano sul sex appeal per una volta ed inoltre combatte con abiti adatti alla situazione, non con improponibili vestiti da sera con tanto di tacco 12 cm (vero Jessica Christian? Si parlo del tuo Ava, ma anche di tanta altra roba), ma con roba funzionale, disgustoso vedere gli effetti del Polonio 204 quando si leva i vestiti, così come l'azione ben coreografata, diretta e soprattutto molto brutale (le forbici la cui punta trapassa in parte la guancia, una "fredda" intuizione gradevole).
    Se questo Leitch di cui parli lo avesse diretto lui direttamente, avesse diluito l'orizzonte temporale da 24 ore a 2-3 giorni, reso tangibile l'avvicinamento della protagonista per metterla in difficoltà fisica ed emotiva e sfruttato meglio lo scenario alienante di Tokyo legandolo alla malattia da avvelenamento di Kate, già con queste quattro cose, sarebbe potuto essere un film discreto, così com'è, risulta insufficiente, ma tra Ava, Sweet Girl e le fascistate di Morel, diciamo che questo almeno è innocuo politicamente (ho letto accuse di razzismo in una recensione, ma non approvo, visto comunque con chi fa squadra alla fine).

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    1. Il vecchio dubbio: più facile far recitare un atleta o far diventare atletico un attore, ci sono diverse scuole di pensiero, tendo più a astarw con Stallone e Spike Lee che sono della prima squadra, ma ci sono così come la nostra Mary-Elizabeth su cui ammetto, essere un po' di parte. No razzismo proprio non lo vedo, la svolta finale toglie ogni dubbio, se mai ci fosse stato. Cheers

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    2. Stallone però nasce come attore, i monologhi del primo Rocky e Rambo un atleta prestato alla recitazione li avrebbe mai potuti fare?

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    3. Si vero, ma pensavo alla scelta di Stallone di prendere un vero pugile per il ruolo di Tommy Gunn in "Rocky V", anche il film più debole di tutta la saga. Altra faccia della medaglia, dove lo trovi un attore che tira da tre punti come il Ray Allen di "He got game"? Quindi non credo sia una regola fissa, forse vale caso per caso e film per film. Cheers!

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  14. Non sono riuscita ad arrivare neanche a metà. Il colpo di scena finale mi sa che l'ho capito lo stesso, ma sinceramente era tutto così già visto che mi sono annoiata.

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  15. C'è Mary Elizabeth Winstead. Ho visto film per molto meno.

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    1. Questo è lo spirito! :-D Cheers

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    2. La figa in un film vince sempre ahahahahahah, anche nel 2021 in piena era internet.

      Comunque non sapevo che Mary Elizabeth Winstead godesse di tanto seguito, ne' che fosse considerata questa icona super sexy. Io la rammento come Ramona Flowers di Scott Pilgrim Vs the world (film dove offre la performance migliore), ma quel film fu un flop ai botteghini purtroppo, quindi non credo che la sua fama qui derivi da quel film... o si?

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    3. La sensazione che ho è che sia proprio il film di Edgard Wright il segreto del suo successo, a patto di mettere in chiaro che cosa intendiamo per successo e popolarità, nel senso: Io credo che i “normali” (chi non pensa al cinema come noi dalla mattina alla sera) alla domanda “Chi è Mary Elizabeth Winstead?” risponderebbe come la ragazzina che non sapeva chi erano i Beatles in un pezzo degli Stadio, per dire un mio collega “normale” è rimasto folgorato da lei nella terza stagione di “Fargo” (anche se nella scena in questione sospetto l’uso di una “Culista” per citare Travolta in un film di Tony Scott, se così non fosse, tanto meglio) ma non conosceva nessuno dei titoli che gli ho citato dove è comparsa, nemmeno “A prova di morte” di Tarantino. Quindi credo che Mary Elizabeth Winstead sia famosa sì, ma per noi e basta ;-) Cheers

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