mercoledì 29 settembre 2021

In compagnia dei lupi (1984): nonna che occhi grandi che hai

Il cinema, anche quello contemporaneo, è molto interessato ad adattare le fiabe per il grande schermo. Quando qualcuno ancora oggi ciccia fuori con un adattamento in chiave moderna di una vecchia favola, per quanto possa essere creativo e visionario (parolona da cinefili con la pipa e gli occhiali), non arriverà mai dove osava Angela Carter.

Giornalista, scrittrice, femminista e armata di una prosa che ben si adattava ai generi come Horror e Fantasy, Angela Carter nel 1979 pubblicò “La camera di sangue” non con l’intenzione di scrivere nuove versioni delle fiabe classiche, ma per citare le sue stesse parole «estrarre il contenuto latente dai racconti della tradizione», per carità non parlate di “favole per adulti” come fatto nell'edizione americana del libro! Angela Carter odiava quella definizione (storia vera).

Bella coi lupi.

Chi invece amava “La camera di sangue” erano tutte le altre forme dell’intrattenimento e della narrazione, infatti come accaduto per la “Guida Galattica per autostoppisti” di Douglas Adams, il primissimo adattamento fuori dalla carta stampata del lavoro di Angela Carter fu uno sceneggiato radiofonico del 1980, secondo voi il cinema poteva essere da meno? Ed è a questo punto della storia che entra in scena Neil Jordan.

Irlandese purosangue, un regista che ha zompettato tra i generi come hanno fatto in pochi, passando dal dramma, all’horror, al noir senza troppa difficoltà. Troppo facile citare i suoi film più famosi, oggi vorrei ricordare questo, il suo secondo film da regista, non solo perché si sposa bene con il filone dei film con lupi mannari che ho in corso in questo 2021 di celebrazioni licantrope, ma soprattutto perché è un oggettino ben strano, passato fin troppo sotto silenzio e dimenticato ingiustamente troppo presto.

Angela Carter, la madre della compagnia dei lupi.

Angela Carter ai tempi non aveva mai collaborato con il mondo del cinema e non sapeva da che parte cominciare, in compenso Neil Jordan aveva firmato solo il suo film d’esordio “Angel” del 1982, in ogni caso insieme dopo un incontro a Dublino, i due trovarono un modo, infatti la sceneggiatura del film è firmata a quattro mani da questi due artisti, seguendo parecchio la struttura ad episodi dell’adattamento radiofonico. Le differenze tra sceneggiatura completa e film ultimato, molte delle quali dovute ai budget non proprio da capogiro e dalla tecnologia non ancora all’altezza nel 1984, sono stati ripescati da Angela Carter nel suo libro “The Curious Room” (1996). L’idea di utilizzare nella storia una cornice ambientata in un Inghilterra contemporanea, che introduce l’elemento onirico nella storia, fu una trovata suggerita da Jordan (storia vera).

Questo spiega l’inizio “moderno”, con il pastore tedesco di famiglia impegnato a correre nel bosco, per introdurre papà David Warner e mamma Tusse Silberg, genitori della giovane Rosaleen (Sarah Patterson) che dorme al piano di sopra, dando il via al film Matrioska, fatto di storie dentro ad altre storie, che però sembrano tanto un sogno dentro ad un altro sogno, a ben guardare tutti insieme dentro ad un sogno più grande. Ho reso l’idea oppure vi siete già addormentati? Spero di no, ora comincia il bello.

Le facce giuste: David Warner.

“In compagnia dei lupi” è composto da quattro grandi storie, che parlano di sessualità (soprattutto femminile), violenza, horror, vendetta e più in generale racconti ammonitori, concedetemi la traduzione diretta dell’anglofono “Cautionary Tales”, storie che ti mettono in guardia, considerando il femminismo di Angela Carter, il più delle volte dagli uomini.

Infatti il primo racconto inizia con una fotografia “smarmellata” (cit.) che fa subito atmosfera onirica, con lupi in corsa nel bosco, funghi giganti e un funerale. Considerando che abbiamo già avuto il primo morto, nella zona delle operazioni chi non potrebbe mai mancare? Angela Lansbury! La leggendaria signora in giallo che qui interpreta la nonna di Rosaleen e la narratrice di quasi tutti i racconti dentro il racconto.

Con una nonna così, anche il lupo farebbe meglio ad avere paura!

Il primo ad esempio comincia con il più classico degli ammonimenti, il Tolkeniano “non abbandonare il sentiero”, applicato ad un altro elemento del folklore Inglese, quello secondo cui gli uomini con le sopracciglia unite finiscano a giocare nei Los Angeles Lakers fortemente voluti da LeBron James pronto a sacrificare mezza squadra per averli siano dei lupi mannari. La sorella di Rosaleen è stata uccisa da lupi con il pelo fuori, quindi destinata al paradiso, mentre bisogna guardarsi dagli uomini che il pelo secondo la nonna, lo hanno all'interno, quelli che se ti uccidono ti spediscono all’altra estremità del paradiso, diciamo dalla concorrenza.

Il primo racconto infatti è quello di una pel di carota che si sposa un uomo affascinante con le sopracciglia unite, interpretato da uno degli attori feticcio di Neil Jordan, il bravissimo Stephen Rea. Il marito sembra avere solo pregi, se non fosse che un giorno sparisce per non tornare più. Sigarette da comprare? No direi più che altro luna piena.

L'attore feticcio di Jordan, con le sue strane sopracciglia licantrope.

Al suo ritorno anni dopo, la donna si è sposata con un uomo dalle sopracciglia ben distanti ma davvero tutto, tranne che degno di lode, ed è qui che “The Company of Wolves” si gioca la prima trasformazione in lupo, che lo rende una scelta ideale per i film a tema licantropo che sto trattando balzel balzoni, ma che è chiaro ai tempi fosse un modo per mettersi in scia all’onda lunga della ritrovata licantropia al cinema. “In compagnia dei lupi” si esibisce in alcuni trasformazione da uomini a lupo niente male, tutte piuttosto originali ma soprattutto, inquadrate in primissimo piano, perché lo avevano già fatto prima di lui pietre miliari come L’ululato oppure Un lupo mannaro americano a Londra, anche se l’intento finale del film di Jordan non è solo quello di iscriversi alla competizione, anche perché le trasformazioni nel suo film, sono un elemento aggiuntivo in una trama con obbiettivi diversi. Se vuoi parlare di favole, non puoi non avere anche dei lupi, dopo il 1981 era più alla moda farlo, quindi perché no?

Anche qui e body horror lupesco siamo ben messi, voi che dite?

Il secondo racconto è quello che porta ancora di più il film nella dimensione del sogno, la storia si concentra su un ragazzo e si gioca un’apparizione cinque stelle extra lusso, da parte di un Terence Stamp (non accreditato) nei panni del diavolo. Quando vi dico che questo segmento ci dà dentro con le trovate oniriche non scherzo, il diavolo entra in scena con una anacronistica Rolls-Royce, perché Neil Jordan è stato bravissimo ad assemblare insieme elementi, che non hanno spesso nulla a che spartire uno con l’altro, ma funzionano insieme seguendo i ritmi e le regole dei sogni, dove vale tutto, anche Stamp su una Rolls nel pieno di un bosco.

"Rolls Royce, Rolls Royce. Voglio una vita così, voglio una fine così"

La terza storia ha nuovamente una giovane donna come protagonista, abbandonata dal ricco marito, la ragazza si rivela essere una strega pronta a maledire l’uomo e tutta la sua famiglia, sotto il tendone di Bake Off (o qualcosa del genere) i festosi invitati si trasformano uno dopo l’altro in lupi. L’abilità di Jordan sta nell’inquadrare tutte le trasformazioni da lontano, riflesse negli specchi, rendono tutto ancora più angosciante proprio come in un sogno, o forse dovrei dire un incubo.

L’ultimo racconto riporta ancora l’attenzione su una donna, chiudendo idealmente il cerchio, si tratta di una “lupa” fuggita da un pozzo che potrebbe tranquillamente essere la bocca dell’inferno (o una replica di Bake Off, tanto è uguale), qui la ragazza incontrerà prima il piombo di un cacciatore e poi la misericordia di un prete, ma più che raccontarli tutti questi segmenti onirici, è davvero bello goderseli, perché Neil Jordan spesso utilizza metafore e METAFORONI (scritti così, perché più grossi) facendo quello che il cinema dovrebbe fare, raccontare per immagini.

Cortesie per gli ospiti i licantropi.

Ecco quindi che le lacrime di una donna, in grado di far diventare rossi i petali di una rosa bianca, sono una metafora riuscitissima del manifestarsi della sessualità femminile in tutta la sua forza. Infatti pur avendoli nel titolo, “In compagnia dei lupi” non ha lo stesso obbiettivo dei film di Dante o di Landis, ma sembra più interessato a sfruttarne il lato metaforico dei lupacchiotti, perché parliamoci chiaro, Alan Moore era giunto alla stessa conclusione in un racconto licantropesco sulle pagine di Swamp Thing, per certi versi lupi e licantropi, con la loro connessione ai cicli lunari, si prestano forse meglio ai personaggi femminili, che per fare da metafora alla semplice rabbia di noi maschietti.

Non solo Dante, anche Neil Jordan si gioca la sua "lupa".

Tutta la sessualità manifesta e palpabile del film di Jordan, esplode nel finale, sono sicuro che chiunque di voi conosca la favola di cappuccetto rosso, qui il regista Irlandese e Angela Carter si giocano un colpo gobbo davvero efficace, ribaltando i ruoli rispetto alla trama classica, con svolte notevoli per il film.

Insomma “In compagnia dei lupi” è uno strano film mannaro, che alla sua uscita incasso subito nelle prime settimane, per poi arenarsi sui quattro milioni al botteghino venendo dimenticato piuttosto presto. Apprezzato da pochi critici, troppo strano per la brama di carne e mutazioni riportata in auge da Dante e Landis, ma comunque abbastanza particolare da stordire quasi chiunque.

Il branco, la compagnia dei lupi si riprende tutto, anche il finale del film.

Eppure questo film meriterebbe una riscoperta, ora che al cinema chiunque tenga la macchina da presa inclinata si becca l'etichetta di genio e che Hollywood è alla costante ricerca di una nuova favola con protagoniste femminili toste da portare in sala, Angela Carter e Neil Jordan avevano già detto tutto nel 1984, secondo me sono ancora loro a capo del branco.

32 commenti:

  1. L'ho gia detto in passato,nonostante sia consapevole che i film di Dante e Landis avessero degli effetti speciali migliori,devo dire che la scena con Stephen Rea per me era stato un vero trauma dal punto di vista emotivo,le inquadrature,le musiche scelte,i dettagli sanguigni....mamma mia una scena degna di um incubo ad occhi aperti,terrificante! Se lo chiedi a me,questo resta il mio film preferito di Neil Jordan,un'esperienza "da sogno" folle ed ipnotica!

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    1. Anche secondo me è uno dei suoi più caratteristici, ha proprio il ritmo di un lungo sogno dentro il sogno ;-) Cheers

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  2. Sarah Patterson.....,eh vedendola in questo film,mi viene voglia di ululare alla luna,devono essere gli ormoni lupeschi!

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    1. Molto bella e assolutamente perfetta per il ruolo. Cheers!

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  3. Tutta la scena dell'incontro tra la protagonista e il cacciatore,direi che gioca in un campionato tutto suo di doppi sensi ed allusioni di carattere erotico!

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  4. Acquistato da mio padre in VHS credendo fosse una versione live-action di Cappuccetto Rosso - non so come abbia fatto a pensarlo anche solo dalla copertina - questo film ha sensibilmente scosso la mia infanzia. Pur avendo cercato di recuperarlo in età adulta e consapevole, la prima sensazione ad affiorare sarà sempre quella di paura che da bambino mi coglieva all'imbrunire, visto che abitavo in campagna come Rosaleen. ��

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    1. I genitori che ti svezzano cinematograficamente con i film giusti, con sprezzo del pericolo per altro ;-) Cheers

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  5. Insomma, abbiam capito che non ti piace Bake off (lupi in forno)🤣
    Bella disamina. Il film lo vidi da piccolo e mi terrorizzò alquanto.poi lo rividi un paio di anni fa, con la febbre, e nulla...rimasi stordito.

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    1. La mia idea d'inferno? Il palinsesto di Real Time ;-) Da vedere con la febbre deve essere una discreta esperienza! Cheers

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  6. Ho sempre apprezzato le rivisitazioni varie delle fiabe classiche. Che siano in chiave moderna, comica o smaccatamente horror.
    Soprattutto quando vanno a scavare nel "non detto" della fiaba in questione, dove emerge anche una certa componente erotica.
    Velata, sottintesa e appena accennata. Ma impossibile da non notare.
    Oltre ai film di Landis e Dante, che di fatto rappresentano le due facce della stessa medaglia, vi fu qualcuno che tento' una terza via.
    Mai piu' replicata, aggiungo. Ma non e' detto che sia un male.
    Perche' per tentare cose simili occorre una grazia rara.
    Solo Jordan poteva rendere un vero horror quel che rischiava di essere solo un film a base di belloni pallidi senza alcun mordente.
    Qui abbiamo un esperimento stranissimo, dove i licantropi costituiscono solo una parte del l'affresco.
    Poi, certo, non puo'ovviamente mancare "Cappuccetto Rosso", che sembra rimanere ancor oggi un punto fermo e imprescindibile per chiunque voglia cimentarsi coi temi lupeschi.
    Jordan narra una storia affidandosi alla tecnica del sogno. E man mano che le storie confluiscono l'una dentro l'altra, l'opera su tramuta in un raffinato ed intricato gioco di scatole cinesi, fino al colpo di scena finale.
    Ma attenzione, perche' un sogno ci mette niente a diventare un incubo, specie se si scopre di non poterne piu' uscire..
    Li' per li' mi viene da dire "Inception", se non fosse che nel paragone lo insulterei.
    Qui non ti fa addormentare, almeno. E non risulta noioso.
    E' una favola, e come tale va presa.
    Basta lasciarsi ammaliare, e trasportare senza porsi troppe domande.
    Non e' forse cosi' che bisogna fare, con le care e vecchie storie di una volta?
    Notevoli gli effetti speciali e le trasformazioni, che rimandano alla novella "The Albingenses" di Maturin e soprattutto fanno il verso (scusate il gioco di parole) ai "Versipellis", i licantropi secondo i latini. Che tenevano letteralmente il lupo dentro di loro, e non solo in senso letterale. Al punto che si trasformava autorivoltandosi come i calzini!
    Decisamente macabro.
    La mia scena preferita resta la tavolata a base di lupi mannari, comunque.
    Da riscoprire.
    Ottima recensione, Cass.
    Complimenti.

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  7. Bellissimo! Dopo una prima visione su suggerimento di mia madre, non so quante volte ho noleggiato questo film nel video-store di quartiere. Purtroppo, dopo la morte dei video noleggio non ho più avuto occasione di rivederlo.

    Già all'epoca (stiamo parlando dela mia infanzia), mi ero accorto che la componente horror fosse un tramite per parlare di qualcosa di più profondo, e avrei una gran voglia di riguardarlo adesso per vedere tutte le cose che, per questioni anagrafiche, non ero riuscito a cogliere.

    We are 138

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    1. Crescendo, perché non mi va di dire invecchiando, si notano ovviamente molti più dettagli, il classico caso di: vieni per l'horror e torni per tutto il resto che è notevole. Cheers e... We are 138!

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  8. Potrei essere tentato di incoronare il cacciatore di questo film,re dei doppi sensi e delle allusioni di natura sessuale,praticamente mangia cappuccetto rosso con gli occhi in tutti i sensi!

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    1. Cacciatore in tutti i sensi, infatti in un film femminista non può che essere una minaccia, perché ammettiamolo la storia dell'uomo cacciatore e della donna preda è una sonora cazzatona ;-) Cheers

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  9. Ecco, ci siamo.
    Mi sono sempre piaciute le varie rivisitazioni e declinazioni delle fiabe classiche, specie quando vanno a scavare nel territorio del non detto.
    Questo ha sempre rappresentato un po' il terzo incomodo, tra Landis e Dante. Che ho sempre considerato due facce della stessa medaglia.
    Qui si tenta una terza via. Mai piu' ripetuta, tra l'altro.
    Anche perche' occorre una grazia rara. In effetti, come si notera' piu' avanti, solo Jordan riuscira' a fare un vero horror quel che rischiava essere soltanto un film di belloni senza nerbo.
    Qui si usa la tecnica del sogno, dove i licantropi sono solo una parte di un affresco piu' vasto. Dove non manca ovviamente Cappuccetto Rosso, che sembra essere il punto fermo per chiunque voglia cimentarsi coi temi lupeschi.
    Le storie confluiscono l'una nell'altra, venendo a creare un raffinato e intricato gioco di scatole cinesi. Ma mai noioso, fino al colpo di scena finale.
    Perche' un sogno ci mette niente a diventare un incubo...
    Ma non e' cosi', che vanno le fiabe?
    E' necessario lasciarsi trasportare, per godersi la storia. Anche se il lieto fine non e' da dare per scontato, visto che resta pur sempre un horror.
    Una piccola perla ingiustamente finita nel dimenticatoio, e quindi da riscoprire. Assolutamente.
    Ottima recensione, Cass.
    Complimenti.

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    1. Grazie capo, spero saranno di tuo gradimento anche i prossimi film licantropi ;-) Cheers

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    2. Grazie a te, piuttosto.
      Prima che mi dimentichi...decisamente degni di nota sono gli effetti speciali.
      Qui hanno davvero il lupo dentro, e non solo in senso metaforico!
      Quando si trasformano, si autori voltano peggio dei calzini!
      Decisamente macabro, anche se la parte che prediligo e' la tavolata coi licantropi.

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    3. Una trasformazione molto azzeccata visto che si parla di "Uomini con il pelo dentro", in questo caso, letteralmente ;-) Cheers

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    1. Ero sicuro di poterti contare tra gli estimatori ;-) Cheers

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  11. Che strana trasformazione...
    Pensavo che l'unico adattamento della fiaba fosse Cappuccetto Rosso sangue (che non mi era nemmeno dispiaciuto, nonostante i difetti).

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    1. Visto e rimosso, ricordo solo che ci recitava Gary Oldman, che poi era il motivo per cui lo avevso visto (storia vera). Una trasformazione, ho messo le immagini solo di una, nel film sono due o tre, tutte strane forti però ;-) Cheers

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  12. Arrivo tardi ma vedo che ti sei fatto compagnia con un titolo super-mega-classico.
    Sul finire degli Ottanta la locandina di questo film me la studiavo nella mia videoteca di quartiere, aveva un fascino irresistibile ma a casa mia non si vedevano gli horror e così ho dovuto aspettare parecchio per vederlo, anche perché era davvero raro beccarlo in TV. Però ricordo che avevo amici che lo avevano visto e me lo decantavano, bastardi, così mi facevano rosicare ancora di più! :-D

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    1. Ed ora siamo anche in compagnia dei Lucius ;-) Non si fa così però eh? Almeno potevano invitarti a casa a vederlo, perché i passaggi tv dici bene, erano rarissimi. Cheers!

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  13. lo avevo letto in una guida ai migliori film horror, nella sezione creature della notte
    ma non sono ancora riuscito a vederlo

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    1. Penso che venga citato un po' ovunque, ad esempio Mick Garris parla benissimo di questo film in "In search of darkness Part II" ;-) Cheers

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  14. Visto in seconda serata da regazzina, non ci capii niente ma lo trovai strano, paurosissimo e parecchio "turbativo" (pure nella mia ingenuità il riferimento sessuale era abbastanza evidente). Quanto avesse di originale - almeno in nuce - lo capii solo anni dopo, leggendo Angela Carter (che tra parentesi scrive da dio, anzi da dea...). Ricordo male o a un certo punto c'è pure Jessica Fletcher che da simpatica nonnina si trasforma in lupo? Quella e la scena del banchetto nuziale valgono 3 film di paura scelti da un palinsesto a caso...

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    1. Ricordi benissimo tutto e concordo con te, scrivere meglio di Angela Carter è davvero roba per pochissime e pochissimi. Cheers!

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  15. Tanta tanta roba questo. Deviazione lupesca la segnalo anche in Trick Or treat, con Annette Paquin versione cappuccetto rosso ad halloween.

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    1. Un mio piccolo culto quel film, per altro Anna Paquin tra i lupastri da una parte e i vampiri in "True Blood" ha coperto quasi tutta la gamma delle creature della notte. Cheers!

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  16. Sofisticata favola nerissima con tanto di lupi e Cappuccetto Rosso, dentro e fuor di metafora (sessuale), dall'andamento di un incubo dal quale non ci si riesce a svegliare... e dove non è una buona idea dire "in bocca al lupo", considerando il fatto che qui addirittura c'è chi ha il lupo in bocca (non sarà forse all'identico livello prostetico di Baker o Bottin, ma il britannico Christopher Tucker se la cava lo stesso più che bene) ;-)

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    1. Lo penso anche io ed ora mi mordo le nocche per non aver intitolato il post: in bocca al lupo! ;-) Cheers

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