mercoledì 1 settembre 2021

Censor (2021): chi controlla i censori?

Nei primi anni ’80 l’Inghilterra procedeva spinta dal vento del rigore a gonfiare le sue vele, un periodo estremamente delicato in cui non si muoveva una foglia se Margaret Thatcher non dava prima la sua approvazione anche per la censura dei film, era il periodo dei video nasty.

Sono sicuro che sappiate tutti di cosa sto parlando, ogni appassionato di Horror nella sua vita ha fatto in modo di trovare una copia di tutti i film finiti in quell'elenco, ma più o meno è andata così: con la diffusione del mercato dell’home video a metà degli anni ’70, molte famiglie avevano a casa un videoregistratore e non avevano nessuna paura di usarlo per portare il cinema nei loro soggiorni, una manna per il cinema horror indipendente che aveva trovato un mercato tutto nuovo, almeno fino a quanto alcuni bravi cittadini preoccupati non iniziarono a comportarsi come la signora Lovejoy di turno: qualcuno stava pensando ai bambini?

L’obscenity act in vigore dagli anni ’50 era un tantino datato, infatti prevedeva che i realizzatori di tali film venissero perseguiti legalmente, ma questo avrebbe oltre che pesato sul sistema legale inglese anche ammazzato il fervente mercato dei videonoleggi, una fonte di denaro che la Lady di ferro non era intenzionata a perdere.

I film violenti rendono violenti! Perché nessuno pensa ai bambini!

Per questo motivo nel 1984 venne fondato il "British Board of Film Classifications", con la responsabilità di supervisionare e classificare quell’enorme quantitativo di film in VHS. Non si trattava di un semplice lavoro di taglio e cucito (ma più che altro taglio), quando la responsabilità di collaborare con gli autori, mediando tra la sensibilità (piuttosto conservatrice, facciamo anche molto) dell’epoca e la “visione” artistica dei registi. Furono centinaia i film, anche molto celebri, che finirono nella famigerata lista dei Video nasty e che per decenni, non uscirono mai in terra di Albione, ed ora sesto i panni del fastidio professorino per questa piccolissima lezione di storia del cinema horror, solo per dirvi che la regista gallese Prano Bailey-Bond, al suo esordio con un lungometraggio, ha avuto questa semplice ma brillante idea di ambientare il suo “Censor” proprio in questo periodo.

Quindi dimenticatevi la moda, che in teoria avrebbe dovuto essere stata disinnescata da Spielberg con Ready Player One (ma mantiene sacche di resistenza) dei film ambientati negli anni ’80 stereotipati e colorati, delle BMX e dei Walkie-talkie. Prano Bailey-Bond è stata bravissima a far capire l’aria che tirava in quel particolare momento della storia inglese, con un film dall'atmosfera plumbea, caratterizzato da uffici e sale di proiezione che di allegro non hanno nulla, perché è dove i censori del titolo portano avanti il loro lavoro e nessuno lo fa con più dedizione della protagonista Enid Baines, una bravissima Niamh Algar che si carica tutto il film sulle spalle.

Occhiali sul naso e capelli legati, negli horror si comincia così...

Per certi versi “Censor” sembra la versione horror di un film di un regista che non viene citato mai, mi riferisco a quel genietto di Paul Schrader. Nel suo bellissimo “Hardcore” (1979) George C. Scott riconosceva la figlia scomparsa in un filmino porno in 8mm e da lì cominciava una trama da thriller drammatico che ha ispirato in parte anche “8mm” (1999) di Joel Schumacher.

Anche Enid ha perso la sorella misteriosamente e non ricorda esattamente come sia accaduto, i suoi anziani genitori dopo una vita di dolore cercando faticosamente di mettere la parola fine a questa ferita, Enid invece ha ingoiato il rospo ma non dimenticato, diventata un implacabile censore, porta avanti il suo compito come una missione, come dirà nel film ai genitori: «Non è intrattenimento mamma, lo faccio per proteggere le persone.»

Intervallo (molto in stile Poltergeist)

Prano Bailey-Bond anche sceneggiatrice, fa un lavoro veramente ammirevole, mescolando lo spunto di partenza della trama con la totale finzione dove come regista, decide di portare storia e personaggi, infatti la protagonista si ritrova a visionare, con blocco di appunti alla mano, parecchi film reali tra cui "Deranged - il folle" (1974), ma pian pianino la finzione della trama comincia a farsi largo. 

La prima falla della muraglia impenetrabile di Enid arriva quando pur eseguendo il suo lavoro di censura in modo scrupoloso ed attento, un film da lei approvato diventa ispirazione per un massacro, perpetuato da un omicida che come lei, afferma di non ricordare niente degli eventi. Possibile che ci sia un legame tra i vuoti di memoria dell’assassino e il suo non ricordare nulla della scomparsa della sorella, che Enid malgrado tutto è convinta che sia ancora là fuori, viva e vegeta? 

Il tarlo del dubbio si insinua e “Censor” mena il suo colpo più duro, se i censori sostengono che la violenza sia pericolosa, che effetto può avere su di loro guardare violenza tutto il giorno per mestiere? Prano Bailey-Bond quindi inclina il pavimento sotto i piedi degli spettatori e introducendo un elemento fantastico nella sua storia così realistica, ovvero il film "Dont go in the church" del regista immaginario Frederick North, riuscendo a portare la storia tutta in un’altra direzione, decisamente più onirica per non dire proprio lisergica. 

... Per poi finire sfatti e ricoperti di sangue.

In “Dont go in the church" Enid vede scene che la fanno stare male facendo leva sui suoi ricordi frammentari, ma soprattutto sembra riconoscere la sorella scomparsa, quindi mettendosi in proprio decide di fare come Susanna, la protagonista del romanzo “Tutto quel nero” di Cristiana Astori, mettendosi a caccia di pellicole, nello specifico dei VHS dei precedenti film di North, imbattendosi così in un altro film immaginario intitolato “Asunder” con protagonista tale Alice Lee, in tutto e per tutto identica alla sorella scomparsa. E qui Paul Schrader si ferma e comincia l’horror quello vero. 

Se Niamh Algar è bravissima, non è da meno Michael Smiley che ci dà dentro nel ruolo del laidissimo regista di film al limite dello snuff che Prano Bailey-Bond è bravissima a portare in scena, tra piccole strizzate d’occhio a Evil Dead (anche lui a lungo nelle lista dei Video Nasty, storia vera) la regista fa un otti. O lavoro, pur stringendo il formato al glorioso 4:3 delle VHS, riesce a mostraci un mondo dove il colore è ben più presente rispetto alla tetra realtà dove vive Enid, anche se il più delle volte è quello del sangue finto (finto?) degli horror.

Uno chalet nel bosco proprio come in uno dei film più famosi nella lista dei Video Nasty.

Ho sempre avuto una fissazione per le frasi di lancio del film, quella di “Censor” è impeccabile perché centra in pieno il senso del film: “You can’t edit the reality”. Tutto il film è raccontato dal punto di vista di una fredda burocrate come Enid, che progressivamente per via del suo senso di colpa si distacca dalla realtà perdendosi letteralmente nei film, quando la sua capacità di distacco dai quintali di violenza (finta) che guarda per lavoro tutti i giorni salta, dentro di lei qualcosa si rompe definitivamente e la diga tracima. 

Sottilmente ma in maniera riuscitissima, “Censor” riesce a parlarci di quanto sia più facile censurare l’arte, per creare l’illusione di stare sradicando il male e l’immoralità dal mondo, quasi un modo di accanirsi su qualcosa che puoi controllare, quando invece il vero orrore, quello su cui non hai controllo è la realtà attorno a te, quella che non puoi tagliare o modificare a tuo piacimento. Il censore del film quindi si erge a difensore di un mondo in cui il perbenismo di facciata è appunto solo quello, un’illusione di controllo, la finta sicurezza di chi si atteggia a difensore della morale.

Nostalgia portami via.

Nel finale “Censor” non prende più prigionieri e come detto, sfocia quasi nel lisergico, ma Prano Bailey-Bond dimostra di avere per tutto il tempo le idee così chiare da meritarsi solo gli applausi, in 84 minuti non solo riesce a mandare a segno il suo messaggio forte e chiaro, ma anche il film, uno dei più riusciti tra quelli che ho visto di recente, vi assicuro che un’occhiata la merita. Senza censure tranquilli.

20 commenti:

  1. Come dico sempre la censura dovrebbe essere una responsabilità di tipo individuale,spetta al singolo consumatore decidere cosa può e non può vedere,se gli piace o lo trova disgustoso,se i suoi figli e figlie possono guardarlo! Non esiste proprio che un organo di censura ti tolga la possibilità di scegliere di quale film usufruire! In casa mia fortunatamente non mi é mai stato impedito di guardare i film dell'orrore, essendo mia madre ella stessa un'appassionata del genere,tanto si sa che gli unici film che si guardano di nascosto al limite sono i porno!

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    1. Infatti il film è interessante perché usa l'arte, per indagare su cosa potrebbe accadere nella testa di chi è esposto a materiale considerato da censura, con la responsabilità di tagliare. Cheers

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  2. Micheal Smiley? Venduto subito. 2 in 2 giorni: non male, capo, non male...

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  3. Ma solo a me la protagonista con gli occhiali e i capelli raccolti sembra la quasi copia sputata della burocrate di "Futurama" ossessionata dalla disciplina,che sconvolta dal lerciume di Fry si ritrova senza occhiali e con i capelli sciolti a fare le zozzerie con il fattorino della Planet Express?

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    1. Quella delle puntata che termina con il super limbo ;-) Ma perché è il canone, occhiali, capelli raccolti, vestiti super accollati e abbottonati, la divisa prima di "sbracare" e Futurama, che ha sempre giocato benissimo con le convenzioni narrative lo sapeva benissimo. Cheers!

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  4. Pensa che proprio recentemente ho rivisto "Hardcore", che purtroppo si perde in un finale orripilante e fiacchissimo, indegno del resto del film: a sorpresa appaiono citazioni di Star Wars nei locali a luci rosse che dubito abbiano chiesto il permesso a Lucas :-P
    Mi intriga moltissimo la trama e devo assolutamente recuperare questo film. Ma i britannici avevano il VHS già negli anni Settanta???? Forse era il Betamax, boh...

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    1. Sono piuttosto sicuro che non abbiano scomodato Padron Lucas per quelle ;-) Merita una visione specialmente da appassionati del vecchio formato, penso avessero già la Betamax, gli Inglesi non sono la periferia del mondo come noi abitanti di uno strambo Paese a forma di scarpa. Cheers!

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  5. Venduto alla stragrande! L'ho già adocchiato ma aspetto la versione nostrana.

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    1. Per quella temo dovremmo aspettare parecchio, ma mai dire mai. Cheers!

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  6. Mi intriga.
    E con la tua rece hai sollevato una questione interessantissima.
    Certo che e' un paradosso.
    Negli anni 80 molti film non passavano il vaglio della censura, nella terra d' Albione. E poi avevano gli hooligans che ne combinavano di cotte e di crude.
    Ci vedo un effetto boomerang in piena regola.
    Se diamo retta allo zio Wes (e lui era uno che ne sapeva parecchio), in una societa' sclerotica come la nostra certi bisogni sono fisiologici.
    E quindi se un film horror puo' servire come sfogo catartico, che ben venga.
    Meglio, infinitamente meglio lasciare certe cose su di uno schermo, sevpuo' servire ad impedire che accadano nella realta'.
    Che poi accadono comunque. Ma senza opportune valvole di sfogo, forse accadrebbero in misura maggiore.
    Londra e dintorni erano all'avanguardia, nel decennio precedente.
    E molte delle mode che hanno invaso il resto dell' Europa sono state di fatto un elaborazione, un "rigurgito" di quelle tendenze.
    E poi? Si sono richiuso su se' stessi, in quel decennio, in un'onda si bacchettonismo.
    Quasi una controtendenza, confrontata allo stile Liberty degli anni settanta.
    Esperienza personale, ma...gli inglesi in trasferta avevano la spiccata quanto preoccupante tendenza a ubriacarsi per poi fare la prima scemenza che gli passava per la testa.
    Con conseguenze devastanti, spesso.
    Chissa' che non fosse una conseguenza...

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    1. Io sto con lo zio Wes che aveva capito la funzione sociale del cinema Horror ;-) Cheers

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    1. nel senso che me l'hai venduto, non che sei un venduto :-)

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    2. Lo avevo intuito, ma nel dubbio mi sembrava lo stesso tipo quella vecchia pubblicità: egoist! ;-) Cheers

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    3. Ah dimenticavo, fammi poi sapere il tuo parere ;-) Cheers

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    4. Recuperato. Piaciuto assai.
      Mi è piaciuto il modo in cui ha usato il tema dei "video nasty" per buttare lì una critica al sistema che sta dietro alla censura, al modo di pensare che c'è dietro, ma senza insistere per poi spingere l'acceleratore sulle angosce e l'orrore.
      Ho apprezzato molto anche la gestione del confondersi dell'immaginazione e della realtà, senza quella voglia di spiegoneria che poteva rovinare tutto.

      Lo accosto un pò a "Nocturne" e ai film di Eggers.

      p.s. voglio un horror in cui il serial killer porta la maschera della Tatcher.

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    5. Strano che non l'abbiano mai fatto e felice di averti consigliato bene ;-) Cheers

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