lunedì 23 agosto 2021

Candyman - Terrore dietro lo specchio (1992): oh, the Candyman can

Il mantra di un celebre classico di John Ford recitava che nel West, se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda. Al Cabrini-Green invece a vincere è la leggenda urbana, quella di Candyman.

Senza nemmeno doversi mettere davanti allo specchio a ripetere il suo nome cinque volte, Candyman sta per tornare sceneggiato da Jordan Peele, quindi mi sembra doveroso un ripasso del film che ha messo il regista Bernard Rose sulla mappa geografica.

Un oggettino davvero strano questo “Candyman”, tratto da un racconto breve, anzi brevissimo di Clive Barker intitolato “The Forbidden”, quasi interamente incentrato sulla protagonista Helen, in cui mancano molti degli elementi che hanno reso iconico il film, a partire dall'invocazione dell’uomo nero, pronunciando il suo nome allo specchio cinque volte di fila, che è tutta farina del sacco di Bernard Rose.

“Candyman” funziona così bene per tante ragioni, non ultima il suo essere arrivato per certi versi fuori tempo massimo, perché il film di Bernard Rose ha tutte le caratteristiche di un horror degli anni ’80, anche se è uscito nel decennio successivo e per sua stessa natura, risulta troppo romantico (parolone!) per lanciare per davvero un’icona horror come l’uomo nero con l’uncino che ha reso Tony Todd un attore di culto, anche perché ammettiamolo, Todd aveva un uncino nel suo destino, visto che nella prima scena del suo primo film da protagonista, il remake di La notte dei morti viventi diretto da Tom Savini, si presentava al pubblico proprio con un arpione in pugno (storia vera).

"Ha bisogno di appendere il cappotto signora? Serve una mano?"

Certo “Candyman”, da noi appesantito dal solito sottotitolo abbastanza inutile ha avuto un paio di seguiti, non proprio dei filoni, che hanno comunque permesso a Tony Todd di farsi una carriera nel cinema horror, ma il film di Bernard Rose gioca proprio in un campionato tutto suo. Per certi versi potremmo quasi considerarlo l’eterno scontro tra il potere della cultura popolare opposto alla logica della società, quella differenza di potenziale che genera mostri ancora oggi, visto che in tanti preferiscono affidarsi alle credenza popolari piuttosto che credere alla scienza, ma sarebbe un discorso fazioso da fare, si finirebbe per passare per uno di quei cinefili con gli occhiali e la pipa che devono per forza nobilitare un B-Movie che non ha bisogno di tutto questo, perché è già nobilissimo di suo.

Bernard si esibisce nella famigerata NUCam.

Già un B-Movie, il compositore Philip Glass si è rifiutato per anni di pubblicare il disco con la colonna sonora completa, una meraviglia sinistra e inquietantissima con quel suo xilofono, perfetta per l’atmosfera del film e che ha contribuito al successo del film impreziosendolo. Glass considerava “Candyman” solo lavoro, un filmastro horror con un assassino, il compositore ci ha messo anni a capire quanto il film fosse speciale, anche grazie alla sua notevole colonna sonora, che non ha nulla da invidiare con i grandi temi musicali, degli altri mostri come Freddy, Jason o Michael.

“Candyman” è una favola nera, in cui il riferimento al colore è particolarmente importante, infatti Bernard Rose apre la pellicola sul quartiere del Southside di Chicago, il più nero e popolare della città, che il regista inquadra dall'alto come se le case fossero un enorme alveare urbano di cemento, un luogo non abbastanza vecchio per avere dei miti e che quindi ha elevato a tali le leggende urbane.

"Gli uomini producono il male come le api il miele" (cit.)

Ma al Cabrini-Green nessun coccodrillo nelle fogne, qualcosa di ben più pericoloso, la leggenda di Candyman, l’uomo nero degli incubi che viene a prenderti con il suo uncino se pronunci il suo nome cinque volte di fila davanti allo specchio, infatti il film comincia proprio così, portando in scena una leggenda urbana con una baby sitter e quel mito di Ted Raimi, nel ruolo del “classico bravo ragazzo”.

Il mitico Ted Raimi in versione Fonzie, hey!

Le leggende metropolitane sono proprio al centro dello studio sul folklore moderno, portato avanti dalla studentessa universitaria Helen Lyle, interpretata dalla bella Virginia Madsen, qui nel ruolo della donna più bianca d’America, magneticamente attratta dalla storia tragica di uno schiavo torturato e ucciso in modo brutale, tornato come Candyman, pagano difensore di un quartiere dimenticato da tutti, dove vivono gli ultimi degli ultimi, talmente decadente da non meritarsi nemmeno uno Spider-Man qualunque, ma l’uomo nero delle fiabe, quello con cui si minaccia il sonno dei bambini, lo sconosciuto da cui non accettare le caramelle, Candyman appunto. Anche le riprese non sono state affatto semplici, come Walter Hill per i suoi Guerrieri della notte, anche Bernard Rose e la produzione sono dovuti scendere a patti con gli unici in grado di garantire la sicurezza sul set, ovvero le bande locali, pagate per evitare furti e danni che comunque, gli ultimi giorni di riprese sono avvenuti lo stesso (storia vera).

Il peggior bagno della Scozia del Southside di Chicago (quasi-cit.)

Helen Lyle incarna alla perfezione il ruolo della scettica, la Dana Scully di turno, i suoi studi sulle leggende metropolitane la porta al Cabrini-Green dove risulta un pesce fuori d’acqua ma nemmeno poi così tanto, visto che un suo posto nel mondo Helen non lo ha per davvero, troppo bianca per il pericolosissimo quartiere, ma comunque fuori posto anche dal mondo ricco e intellettuale da cui proviene. Proprio lei più di tutto può riflettersi (occhiolino-occhiolino) nella tragica storia d’amore tra una donna bianca e uno schiavo di colore tragicamente e brutalmente ucciso, tornato come spauracchio, ultimo baluardo per chi non ha niente e deve affidarsi all’uomo nero dei miti nella speranza di avere qualcuno dalla propria parte.

Come detto “Candyman” è un film sospeso nel tempo, i suoi seguiti non sono riusciti nemmeno ad avvicinarsi alla bellezza di questo riuscitissimo B-Movie, proprio perché il suo strano equilibrio tra le parti che lo compongono era una formula molto difficile da replicare. Bernard Rose è bravissimo a replicare una caratteristica propria della prosa di Clive Barker, un autore che come pochi altri ha sempre avuto a cuore gli ultimi della società e che nelle sue storie (e nei suoi film) ha sempre saputo elevare quel serpeggiante senso di malsano a forma d’arte.

Nelle fauci della follia (occhiolino-occhiolino)

Bernard Rose ha saputo portare sul grande schermo quella sensazione di malsana decadenza alla perfezione, il Cabrini-Green è un luogo pericoloso e fatiscente, dove gli innocenti sono pochi e vivono barricati, sembra un incrocio tra la Baltimora di “The wire” e la Whitechapel di Jack lo squartatore. Eppure Helen fuori posto nel suo mondo, per certi versi ha più legami con questo posto che con la porzione di società di cui in teoria, dovrebbe far parte. Inevitabile quindi il suo passaggio attraverso lo specchio, come l’Alice di Lewis Carroll, anche se il coniglio è tutto tranne che bianco e amichevole.

"Quindi fammi capire, cosa dovremmo dire esattamente? Redrum?"

L’entrata in scena di Candyman si lascia attendere, per creare il giusto livello di suspense, ma Tony Todd risulta davvero fighissimo, con il suo cappotto da scafista e l’uncino in una mano che sembra dire ad Edoardo Bennato levati, ma levati proprio.

"No, non sono il capitano Uncino, solo molto più stiloso"

Le api poi, che già di loro per molti rappresentano motivo di terrore, sembrano le migliori amiche di Candyman, anche se sul set hanno creato non pochi problemi: Virginia Madsen allergica a questi insetti, aveva a disposizione sul set un’ambulanza con a bordo tutta l’attrezzatura necessaria in caso di puntura, Tony Todd invece per sua fortuna, non è mai stato allergico alle api visto che sul corpo ne ha avute centinaia e l’unica protezione disponibile per lui, era quella necessaria ad evitare che gli insetti gli si infilassero in gola nella scena in cui Candyman ha la bocca piena di api (storia vera). Perché era il 1992, Spielberg non aveva ancora cambiato il mondo del cinema con i suoi dinosauri digitali, ma in ogni caso Bernard Rose non poteva contare sul budget faraonico alla James Cameron, quindi dimenticatevi le api in CGI, tutto realizzato alla vecchia maniera.

Questa nella classifica del coraggio si piazza subito dopo il ragno in bocca a Sharon Stone.

“Candyman” è una fiaba nera, in cui la protagonista a cavallo tra due mondi, finirà per abbracciarne uno nell’unico modo possibile, perdendo il senno come il protagonista di un racconto di Lovecraft. Questa storia d’amore tragica, con tutte le caratteristiche di uno slasher sovrannaturale degli anni ’80, però uscito all’inizio di un decennio che per l’horror, non sarebbe stato tutto pieno di sangue e sbudellamenti, o per lo meno si lo sarebbe stato, ma il più delle volte timidi e mostrati il meno possibile. Questo fa del film di Bernard Rose un oggettino fuori dal tempo, sospeso a mezz'aria tra gli anni ’80 e i ’90 proprio come la sua protagonista tra i mondi, un titolo diventato di culto con il tempo.

"Baciami stupido", "Non posso, sei allergica alle api"

Si perché nel corso degli anni il personaggio di Candyman si è creato il suo zoccolo duro di appassionati, specialmente tra il pubblico di colore, quello storicamente più bistrattato dal cinema Horror. Il vecchio clichè per cui il nero muore per primo lo conosciamo tutti no? Quindi è piuttosto normale che la comunità abbia elevato Candyman a suo mito, qualche esempio? Nell’NBA i soprannomi per i giocatori vanno forte, quindi è una bella gara a chi si accaparra il più cazzuto, anche per motivi squisitamente commerciali, vuoi mettere poi vendere scarpe e magliette a tema? Ogni tanto il nome Candyman fa capolino, qualche volta timidamente appioppato a qualche giocatore dal tiro particolarmente “dolce” nel rilascio del pallone, ma l’unico che è stato ricordato sul parquet, più per il soprannome che per il gioco è stato Michael Olowokandi, per anni in maglia Los Angeles Clippers dopo aver giocato anche qui da noi in Italia, il giocatore venne soprannominato "Candyman" per via di una presunta somiglianza con Tony Todd o per un'assonanza del cognome. Ma secondo me perché il buon vecchio “Kandi”, era grande e grosso ma tenerone, per via del suo gioco non propriamente da duro.

Il cinema Horror ha lasciato poco ma incisivo spazio alle persone di colore, non sarebbe male fare una panoramica su questa tipologia di titoli, ma finirei per andare eccessivamente fuori tema, quindi diciamo che Candyman si è guadagnato il suo spazio e il suo stato di personaggio di culto. Era inevitabile che prima o poi incrociasse il suo uncino percorso con quello di Jordan Peele, staremo a vedere cosa verrà fuori da queste coppia.

Ed ora, costine per tutti!

Nel frattempo sono felice di avere finalmente questo culto qui sulla Bara e ci tengo a far notare che abbiamo sfatato un mito: nel corso del post ho invocato il nome di Candyman ben più di cinque volte e come vedere non è successo nie…

Cassidy si sente battere sulla spalla da un uncino.

40 commenti:

  1. Bentornato Cassidy(Cassidy,Cassidy,Cassidy,Cassidy!),devo essere onesto,ci avrei scommesso le mie braghe che lo avresti messo tra i Classidy,ouch ho appena perso e mi ritrovo con gli attributi in liberta,censuratemi please!

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    1. Grazie e bentornato anche a te ;-) Questioni di lana caprina (o di miele d'api) forse il film non è stato preso come modello di riferimento, per questo niente logo rosso, ma resta un gran film e in ogni caso, potrò sempre prestarti il cappotto Candyman ;-) Cheers

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    2. A me puoi prestare l'uncino!? ;)
      Devo "rammendare"!

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    3. Si può fare (cit. Involontaria) ;-) Cheers

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  2. Sono gia organizzato per giovedi,dritto a fiondarmi sul nuovo Candyman che secondo me fara quello che fanno molti seguiti tardivi,ovvero potrebbe essere un seguito diretto del primo che ignora i sequel gia fatti!

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    1. Oppure potrebbe aggiornare il mito di Candyman, lo scopriremo presto ;-) Cheers

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  3. Massimo rispetto per il talento di Philip Glass,ma devo dire che con questo filmone fece proprio la figura del puzzone presuntuoso che grida a pieni polmoni:"Vade retro cinema di genere,io sono troppo raffinato per l'horror!". Buon per lui se ha cambiato idea,dovrebbe essere orgoglioso di quella colonna sonora ipnotica unica nel suo genere!

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    1. Ci ha messo un po' (tanto) però la sua colonna sonora nobilita il film bisogna dirlo, nel senso che gli fa guadagnare diversi punti a favore, poi per fortuna lo ha capito anche lui con il tempo ;-) Cheers

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  4. Non sono affatto sorpreso che Jordan Peele si sia interessato a questo film,direi che era fisiologico,mi pare di rammentare che Peele sia anche impegnato nella produzione del remake de "La Casa Nera",una bella gatta da pelare visto che e il mio film preferito di Wes Craven,pero sono curioso di vederne una sua versione ripensata da lui!

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    1. Sarebbe divertente ma non credo che si possa fare meglio di Craven, in ogni caso abbiamo bisogno del punto di vista di Peele nel mondo dell'horror ;-) Cheers

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  5. Film che ho scoperto e amato fin dalla sua prima uscita, proprio per essere un horror pervarso da una sottile (mica tanto) vena di malinconia, per cui il "mostro" alla fine non è così cattivo come lo si disegna (anche se non proverei a pronunciare Candyman per cinque volte davanti lo specchio, non si sa mai). Funzionasse veramente piazzerei un piccolo registratore vicino allo specchio di qualcuno che conosco... In ogni caso bentornato, caro Cassidy e ovviamente hai fatto il ritorno con il botto! Buona settimana baristica a tutti.

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    1. Proprio il suo essere un film in bilico lo rende così unico e secondo me anche un po' irripetibile, bentornato capo buona giornata a buona settimana ;-) Cheers!

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  6. Ho paurissima per questo remake/sequel/reboot /restyling/cover (seriamente: non so più come chiamare queste operazioni 😛) proprio perché va a toccare un oggetto più unico che raro. Mi piace pensare che questa film venga omaggiato nel finale del numero 34 di Dylan Dog "Il buio", che ai tempi traeva ispirazione dal meglio su piazza, contribuendo anche a far conoscere queste perle qui da noi.
    Se c'è qualcuno che possa rendergli un omaggio adeguato è Peele, tengo le dita incrociate anche per il doppiaggio, visto che qui Massimo Corvo contribuiva in misura notevole all'atmosfera: la sua voce sembrava che fosse nella stanza e non che uscisse dal televisore...
    Sai che avevo rimosso completamente le api?
    Bel rientro!😉

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    1. Da una veloce ricerca apprendo che "Il buio" è uscito prima di questo film! Per una volta siamo avanti noi 😱

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    2. Idem, però bisogna dire che sulla carta, se rebootmakecover-quella-cosa-lì deve per forza essere, che sia almeno supervisionato da Peele, l'unico con le paale al momento per cavare un ape dal buco, poi staremo a vedere può succedere di tutto, già i seguiti non sono più stati all'altezza del capostipite, quindi operazione complicatissima. Ti ringrazio un piacere aver ripreso ;-) Cheers

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    3. A mani basse "Il buio" resta uno dei miei DYD preferiti persino io ne avevo una copia e non sono mai stato un collezionista della serie, però davvero pesca a dai titoli giusti (Nightmare) e aveva capito l'aria che tirava nell'horror in quel momento. Cheers!

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  7. Leggenda metropolitana p.te 2: si narra che durante la lavorazione del film Tony Todd sia finito in ospedale, non per colpa delle api, ma poichè si fece il bidet con la mano sbagliata :D

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    1. Doveva anche fare attenzione a non scacciare via le api che gli entravano negli occhi con la mano sbagliata! Altro che "bruschetta" nell'occhio...

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    2. Battuta che mi ha ricordato il conte Uguccione, vecchi tempi ;-) Cheers

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    3. In quel caso meglio non fare niente, le api potrebbero non gradire ;-) Cheers

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  8. Visto recentemente, carino ma i soli 29 anni pesano, almeno tecnicamente, comunque storia interessante film riuscito ;)

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    1. Beh ci sta che sia un po' datato, però l'atmosfera resta unica quindi lo trovo ancora validissimo ;-) Cheers

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  9. Bentornato, Cass!
    E devo dire che e' stato un rientro col botto.
    Ho sempre adorato questo film. E in cuor mio l'ho sempre considerato un piccolo capolavoro.
    Per quanto mi riguarda, al cinema Barker stravince dieci a zero se Re Stephen di Bangor, a parte alcune eccezioni.
    Visto e rivisto piu' volte, ai tempi in cui divoravo horror a tutto spiano.
    Interpreti bravissimi, soprattutto Todd che avevo avuto gia' modo di vedere nel remake dell'ormai famosa "Notte".
    Ecco, l'errore nei sequel e' stato rendere Candyman una maschera da film horror qualunque.
    Come con Pinhead e I Supplizianti di "Hellraiser", guarda caso.
    I mostri di Barker non funzionano cosi'.
    Sono esseri superiori, al di la' dei concetti di bene e male.
    Se Freddie, Myers, Jason e compagnia bella sono il proletariato dell'horror, questi ne rappresentano l'aristocrazia.
    Perche' sono l'unica cosa pura e dritta in un mondo pieno di contraddizioni.
    Ancora una volta, come in "Cabal"...I veri mostri sono gli uomini.
    Non e' forse mostruoso costringere la gente a vivere come reietti in un ghetto dal tasso di mortalita' pari a quello di un paese africano in guerra?
    Candyman ci mette tutto il tempo, ad apparire. Anche se compare all'inizio. Giusto un attimo. Ma e' una delle piu' belle apparizioni della storia del cinema!
    Ma da quell'attimo in poi, Helen dovra' percorrere un'autentica discesa all'inferno. In un territorio a lei ostile, tra bienti degradati e gente che non la vede di buon occhio. Perche' persino gli ultimi non gradiscono che si ficchibil naso tra i loro affari. Anche sono credenze assurde quanto repellenti.
    Faranno ribrezzo, ma quando si e' disperato ci si attacca a tutto.
    Helen trovera' quel che cerca. Anche se avrebbe fatto volentieri a meno.
    Perche' il mostro, seguendo (benissimo) la lezione di The Hitcher, una volta che si scatena non fa prigionieri. E fa in modo che la protagonista si ritrovi sempre sul luogo dei delitti, insieme ai cadaveri che lascia.
    E questo basta per renderla colpevole.
    Si ritrova sola, contro tutti. Ma l'aiuto gli arrivera' proprio da quella gente che all'inizio la rifiutava, che grazie al suo esempio supera finalmente la paura.
    Alla fine, Helen trovera' il SUO fantasma. In tutti i sensi.
    Una piccola perla, fiero esponente di un modo di fare horror che non esiste piu'. E che manca come l'aria.
    In fondo e' una storia d'amore.
    Di amore interrazziale (si potra' dire senza offendere qualcuno) e orrori metropolitani. E veri.
    Da vedere.
    E ottima recensione, Cass.
    Complimenti.

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    1. Grazie capo ci voleva un titolo speciale per ripartire ;-) Il film è sicuramente una storia d'amore, tra una donna bianca e un uomo di colore, infatti il senso è proprio quello. Poi hai detto bene nei seguiti Candyman avrebbe dovuto restare una presenza, invece si è puntato tutto su di lui svilendo un po' la potenza del personaggio e delle sue entrate in scena. Cheers!

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  10. Gran film,molto duro socialmente,con il quartiere che viene mostrato come una zona di guerra ,come nella tradizione l'horror viene usato per mostrare una realtà scomoda.

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    1. Esatto, bello l'horror con qualcosa da dire e nessuna paura di farlo ;-) Cheers

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  11. uff, a parte qualche iconica scena su yt mi manca il film :(

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    1. Beh è un titolo di culto, un'occhiata ancora oggi la merita ;-) Cheers

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  12. Barker deve essere proprio tosto da adattare al cinema,se si escludono i film diretti dallo stesso Clive,gli unici adattamenti riusciti mi sa che sono appunto "Candyman" e "The Midnight Meat Train" di quel meraviglioso pazzo scatenanto di Ryuhei Kitamura,da recuperare assolutamente la sua filmografia!

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    1. Si vero, per fortuna ha avuto risultati migliore, forse anche perché ha potuto mettere mano ai suoi lavori come regista, anche se non è stato semplice. Cheers

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  13. L'ho visto una volta sola e non ho mai visto i sequel ma in ripassino è ora di farlo. Anche perchè prima che finisca l'estate un pò di horror li devo mettere in fila.

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    1. L'estate si chiama gli horror e i film di guerra, almeno per me ;-) Cheers

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    2. Naaa, i film di guerra sono molto al di sotto nella mia scala personale. Io sono per horror e vecchi film italiani da recuperare.

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    3. Si ci sta, anche i film italiani fanno molto estate. Cheers

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  14. Bella recensione. Gran film davvero. Lo amo da quando uscì e il tema musicale portante lo imprime nella mia top 100 horror di sempre

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    1. Ti ringrazio molto e penso la stessa cosa, la colonna sonora fa guadagnare diversi punti al film ;-) Cheers

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  15. Ben tornato in attività ^_^
    Un gran filmone, che all'epoca mi colpì molto - soprattutto per le api! - e il cui tema sonoro da sempre fa parte delle mie raccolte da sentire e risentire.

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    1. Grazie mille capo, siamo di nuovo a normale regime ;-) La colonna sonora è la ciliegina sulla torta di questo gioiello. Cheers

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  16. Un cult assoluto. Io lo recuperai in VHS in quel periodo della mia vita in cui ero assatanato da tutto quello che usciva dalla penna di Barker. Il personaggio avrebbe meritato ben di più dei sui seguiti, anche perché di fatto non ne hanno colto l'essenza tentando di trasformare il nero uncinato in una sorta di Freddy. Non sapevo che Philip Glass avesse tenuto per se la soundtrack, che tra l'altro è grandiosa come tute quelle da lui curate. Sono fiducioso nel nuovo seguito/reebot, vedremo

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    1. Per fortuna poi anche Glass ha capito che anche questo suo lavoro era oro ;-) Cheers

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