venerdì 4 giugno 2021

Masters of Horror (2005-2007): doppia porzione di Stuart Gordon

Poteva un maestro dell’orrore come Stuart Gordon venire ignorato da una serie intitolata “Masters of Horror”? Proprio no, infatti questo sarà l’argomento del nuovo appuntamento con la rubrica… Above and Beyond!

Ogni tanto Masters of Horror torna puntualmente a trovarci su questa Bara, inevitabile visto che la serie nasce da alcune cene informali tra registi radunati da Mick Garris, battezzata per il nome da Guillermo del Toro e andata in onda su ABC e IDT in due stagioni tra il 2005 e il 2007, non solo ha permesso a molti prediletti di questa Bara di tornare dietro alla macchina da presa, ma per alcuni di loro è stata anche una spintarella per rimettersi a dirigere lungometraggi come non facevano da un po’, quindi possiamo solo volere un mondo di bene a Mick Garris.

Se riuscite a riconoscerli tutti, vuol dire che siete Bariste e Baristi di lungo corso.

Chi di certo non aveva mai smesso di dirigere era il nostro Stuart Gordon che non solo dev'essersi difeso bene durante le cene organizzate da Garris, ma si è difeso alla grande durante le due stagioni di “Masters of Horror” perché è innegabile che la prima serie, andata in onda nel 2005, fosse qualitativamente superiore alla seconda. Se dovessimo stilare un’ipotetica classifica dei dieci migliori episodi di tutta la serie, ci sarebbe da divertirsi, ma se il primato va a John Carpenter che con il suo Cigarette Burns ha firmato il miglior episodio di tutta la serie, il Maestro non si è certo ripetuto con il decisamente meno riuscito Pro-Life, a mio modesto avviso, l’unico che potrebbe ambire ad occupare due posizioni in quella ipotetica classifica è proprio Stuart Gordon, l’unico “Masters of the universe Horror” che con due episodi diretti ha saputo sfornare due gioiellini oscuri e bellissimi, di cui parleremo oggi, quindi mettetevi comodi!

1x02 - La casa delle streghe

Dopo l’ottima puntata d’esordio “Panico sulla montagna” diretta da Don Coscarelli (posto fisso in quella ipotetica classifica di cui sopra), ci voleva una solida conferma per tenere il pubblico televisivo incollato ad una serie come “Masters of Horror”, il secondo album è sempre il più difficile nella vita di un artista, come cantava Caparezza, ma il secondo episodio non è da meno, quindi, quando serve solidità è a Stuart Gordon che ti rivolgi.

Il nostro risponde presente e garantisce tale solidità nel modo che conosce meglio, insieme al fidato collaboratore, lo sceneggiatore Dennis Paoli, firma un adattamento di... Indovinate chi? Bravissimi, proprio un racconto di H.P. Lovecraft, di cui negli anni Gordon è stato araldo sul grande e piccolo schermo.

Stanza in affitto, prezzo basso, arredato e con creature Lovecraftiane, un affare!

Il racconto scelto questa volta è “I sogni nella casa stregata” (The dreams in the witch house), conosciuto anche con il titolo “La casa delle streghe”, scritto da Lovecraft tra il gennaio e il febbraio del 1932 e pubblicato l’anno successivo sulla rivista Weird Tales. La versione di Gordon di “H.P. Lovecraft's Dreams in the Witch-House” è un adattamento molto Fedele che strizza l’occhio anche ad un altro celebre racconto del solitario di Providence ovvero “I ratti nei muri”, ma in generale, oltre a spostare la narrazione ai giorni nostri, Gordon e Paoli rispettano e seguono molto il testo originale, aggiungendo piccolo dettagli di modernità.

Perché una delle tante capacità di Gordon è stata anche quella di saper adattare il suo cinema ai nuovi linguaggi, molti altri “Master of Horror” sono rimasti un po’ congelati agli anni ’80 che li hanno visti protagonisti, Gordon, invece, non si fa nessun problema a fornire al suo protagonista un computer con modelli matematici in 3D, che altro non sono che una continuazione degli studi di matematica del personaggio scritto da Lovecraft nel 1932. Insomma, Gordon è stato un regista al passo con i tempi, ma soprattutto al lavoro fino alla fine della sua carriera, non è male per una volta imboccare l’ultima curva di una rubrica monografica, senza trovarsi davanti la prospettiva di lavori non più all’altezza dei fasti del passato, per Gordon non è stato affatto così.

Il protagonista di “La casa delle streghe” è Walter Gilman, interpretato da Ezra Godden che non solo si trova nuovamente diretto da Gordon in un incubo Lovecraftiano dopo Dagon, ma per la seconda volta è uno studente della Miskatonic University, con tanto di maglietta ufficiale a confermarlo.

"Forse avrei fatto meglio a cominciare a lavorare subito dopo il liceo"

Anche “H.P. Lovecraft's Dreams in the Witch-House” fa parte della vasta categoria di Horror che cominciano con un trasloco. Per terminare la sua tesi Walter cerca un posto economico dove vivere e concentrarsi sugli studi, finirà per affittare una camera ad Arkham, nel New England dove un tempo viveva ed era stata sacrificata una strega del XVII secolo. Se non fosse per il padrone di casa che ogni notte è impiegato a salmodiare preghiere, sarebbe quasi un posto ideale, in ogni caso vi assicuro che un vicino di casa che ascolta Phil Collins notte e giorno può essere anche peggio, parlo per esperienza diretta.

L’unica distrazione di Walter è la bella vicina di stanza, una giovane mamma con bambino piccolo di nome Frances (Chelah Horsdal) tra i due nasce subito un’intesa dovuta anche alla povertà in cui vivono entrambi, ma ben presto Walter avrà ben altri pensieri per la testa, il ratto con la faccia da uomo esiste davvero oppure a causa dello stress da esami, Walter si sta facendo influenzare dai deliri del salmodiante Masurewicz del piano di sotto? Eppure le apparizioni notturne della strega cominciano a diventare sempre più reali, così come le cicatrici sulla schiena del ragazzo, quasi a formare una sorta di pentacolo sul suo corpo.

Non so voi, ma io Rat-Man lo ricordavo più simpatico.

Campione del mondo di film girati con due spiccioli, secondo voi Stuart Gordon può soffrire delle limitazioni del piccolo schermo e del budget di una serie televisiva? Non scherziamo, il nostro Stuardo mette su una lunga discesa nell'incubo che in poco meno di un’ora trasforma Walter da studente modello a pazzo che delira su streghe che si muovono attraverso intersezioni tra i mondi e viaggi nel tempo. Insomma, anche questa volta Gordon fa sua la materia Lovecraftiana dimostrando che no, non si può tradurre in immagini il vertice di una stanza che invece di essere composto dall’unione di tre pareti, diventa una figura geometrica a cinque o più facce, ma si può mettere una faccia umana su un ratto e renderlo comunque qualcosa a metà tra il grottescamente comico e il terrificante, insomma quella zona grigia difficilissima da dominare in cui Stuart Gordon si è sempre mosso agilmente per tutta la sua carriera.

Non è un caso se dopo una scena onirica molto intensa, con un patto di sangue tra la strega e il protagonista, siglato a colpi di morsi da parte di “Rat-Man” (ma non quello di Ortolani), subito dopo Gordon faccia risvegliare il suo protagonista nella biblioteca della Miskatonic University, con davanti al naso le pagine di un libro rilegato in pelle umana piuttosto popolare nella letteratura di Lovecraft, sì, però tutto questo con il protagonista in mutande, perché un po’ di umorismo (nerissimo) Gordon non lo ha mai negato a nessuno, nemmeno ad una puntata di “Masters of Horror”.

Il più famoso libro falso di sempre non poteva mancare.

“H.P. Lovecraft's Dreams in the Witch-House” è un episodio riuscitissimo che incarna alla perfezione lo spirito del racconto originale e riesce a spaventare, senza mai tirar via la mano quando si tratta di sangue e violenza, ma per certi versi con il suo secondo episodio, Gordon è stato ancora più affilato.

2x11 - Il gatto nero

Quante volte il celeberrimo racconto di Edgar Allan Poe, scritto nel 1843 intitolato “Il gatto nero” è stato portato al cinema? Da quanto mi risulta almeno dieci volte di cui quella di Gordon è stata l’ultima, un adattamento che non solo ha dovuto vedersela con i nove precedenti, ma con alcuni di questi firmati da nomi come Roger Corman (nel 1962) e Dario Argento nel doppio film Due occhi diabolici. Roba da far tremare le gambe, non solo per la storia in sé spaventosa di suo, ma anche per il confronto diretto che, però, Gordon vince a suo modo, giocandosi oltre ad una brillante sceneggiatura scritta a quattro mani con il solito Dennis Paoli anche il suo feticcio, l’attore Jeffrey Combs, alla sua ultima collaborazione con il regista di Chicago. Quando vi ritroverete in una discussione sulle più grandi coppie artistiche della storia del cinema, perché tanto vi succederà di sicuro, stupite tutti giocandovi i nomi di Gordon e Combs, perché tanto a questo gran sodalizio nessuno pensa mai.

Anche agli sgoccioli di questa rubrica, Jeffrey Combs resta con noi!

Invece di raccontare la solita storia dell’uomo perseguitato e ossessionato dal gatto nero che termina con persone murate vive, Gordon risale la china fino all’origine, idealmente chiudendo il cerchio anche nella sua filmografia. Se il regista di Chicago è stato l’araldo di Lovecraft al cinema, Roger Corman è quello da cui ha ereditato il modello e qual era lo scrittore di riferimento di Corman, proprio Edgar Allan Poe. Quindi, per la seconda volta in carriera dopo ll pozzo e il pendolo, il nostro Stuardo si trova alla corte di Poe rispondendo presente, infatti, invece di affidare il ruolo del disgraziato protagonista di “Il gatto nero”, ad un personaggio sgradevole come richiesto della storia, Gordon chiede a Jeffrey Combs di interpretare lo stesso Edgar Allan Poe, alle prese con l’infernale micio.

Lesa maestà? No, metanarrativa allo stato puro, in un’ora di episodio Gordon ci porta nella vita di Edgar Allan Poe, spiantato scrittore che non riesce a vendere le sue poesie, perché gli editori da lui vogliono solo altri racconti del terrore, come quello molto bello scritto poco prima, “Il cuore rivelatore”, non puoi scriverne di più di racconti così caro Poe?

Non dite che porta sfortuna, se leggete questo blog non potete essere scaramantici.

No, il nostro Poe vorrebbe fare altro, ma poi si spende tutti i soldi, anche quelli che non ha in alcool almeno fino al giorno in cui sua moglie Virginia (Elyse Levesque) non comincerà ad essere afflitta sul serio dalla tubercolosi e da quel maledetto gattaccio nero che lo scrittore, proprio non può vedere, da qui in poi la storia è nota, ma è anche il “Jeffrey Combs Show” al suo meglio.

L’attore non si limita a somigliare grazie a trucco e parrucco ad Edgar Allan Poe, si cala completamente nel ruolo regalandoci una prestazione incredibile che meriterebbe da sola un’occhiata all’episodio solo per poter apprezzare un caratterista fin troppo poco ricordato per il suo talento, ma è nel finale che Gordon piazza la zampata, confermando che oltre ad essere l’ennesimo adattamento di “Il gatto nero”, la sua versione è un grande omaggio, quasi una dichiarazione d’amore ad uno dei padri nobili del genere Horror, quasi un dietro le quinte sull'origine (del tutto immaginaria) di uno dei più celebri racconti di Edgar Allan Poe. Ve lo dico io: Stuart Gordon un gran signore, il cappello vi dovete levare quando parlare di lui.

Pinocchi e fatine non legge però, lui adora soltanto i racconti di Poe (cit.)

Se un giorno decidessimo di scannarci, provando a stilare la classifica dei dieci migliori episodi di “Masters of Horror”, sono piuttosto sicuro che alcune posizioni andrebbero via velocemente, ma l’unico a mettere due volte il suo nome in lista, sarebbe il nostro Stuardo, zitto zitto e armato di enorme amore per l’horror in tutte le forme (cinematografica, letteraria e televisiva) ha saputo essere il più dimenticato dei maestri.

Prossima settimana, ultimi sgoccioli per questa rubrica, ma non abbiamo ancora finito, ci sono ancora oscure gemme da esplorare nella filmografia di Stuart Gordon non mancate e mi raccomando, portate il telecomando del vostro cancello automatico con voi.

24 commenti:

  1. Il gatto nero è un episodio che non ricordo, sono sincera. Anzi, a dire il vero non sono neppure sicura di avere visto la seconda serie di Masters of Horror (cristo, ormai sono anziana, la mia memoria fa cilecca).
    Ma Dreams in the Witch House è uno degli episodi della serie che non scorderò mai; all'epoca mi aveva messo un'ansia allucinante e se ripenso a quell'uomo topo mi viene schifo ancora adesso.

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    1. La seconda stagione non è al livello della prima, anche se Jeffrey Combs è bravissimo in quell'episodio. Dici bene, è la classica idea che sembra scema ad una prima occhiata, poi più guardi quella faccia di topo più risulta malsano, Gordon maneggiava il grottesco e Lovecraft come pochi altri. Cheers!

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  2. Visti entrambi, secondo me "Dreams in the Witch House" è il miglior episodio di entrambe le stagioni tout court

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  3. Quindi Gordon l'avevo già incontrato prima ma non lo sapevo, perché Masters of Horror ho visto sì, che per i cultori del genere era imprescindibile non vedere ;)

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    1. "Masters of horror" è stato anche un ottimo biglietto da visita per le generazioni giù giovani, per fare la conoscenza di tutti questi grandi signori ;-) Cheers

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  4. Secondo me Del Toro,come con le ciocco-rane di potteriana memoria fa collezione di registi horror!

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    1. Se la gioca con Mick Garris, faranno scambio come con le figurine ;-) Cheers

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  5. Col rattone John Spartan ci fa il topo-burger,accompagnato da una birra gelata!

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    1. "Niente male è il miglior topo che assaggio da anni" (cit.) ;-) Cheers

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  6. Poe protagonista di una sua stessa storia,mi ha fatto tornare in mente,non so se te lo ricordi Cassidy,quel film malatissimo mai realizzato di Marilyn Manson sullo scrittore Lewis Carrol,il teaser promozionale era davvero scabroso!

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    1. Ne sento parlare da anni, qualcuno tempo fa mi diceva che fosse davvero uscito, ma io sapevo che il Reverendo non era andato oltre il teaser. Piuttosto, visto che Stuart si è esibito così bene nella specialità, ora spetto il film di zio Sly su Poe, ha finito di scriverlo durante il primo lockdown (storia vera). Cheers

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    2. Bè e facile risponderti,quel teaser realizzato da Manson,roba da far spavento a Rob Zombie, deve aver fatto scappare via tutti i finanziatori,tra impulsi pedofili ecc ecc,e conigli tutt'altro che bianchi candidi!.La cosa più bizzarra di tutte però era che lo stesso Manson doveva interpretare la parte delo scrittore Carrol,ammetto di essere molto confuso dalla mente di Marilyn!

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    3. Mi confermi che è rimasto un progetto mai realizzato in pieno, i cattivi direbbero come la carriera di Manson. Cheers

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  7. No, anche questi me li devo essere persi. Vuoi anche per la mia allergia congenita alle serie.
    Ma in una raccolta del genere Gordon non poteva certo mancare.
    Forse sarà una mia impressione, ma a differenza di altri che nell'ultimo tratto di carriera in genere cominciano a perdere colpi, sembra che il nostro Stuart abbia fatto tutto il contrario.
    Sto scoprendo un sacco di chicche formidabili che nemmeno conoscevo.
    Stava viaggiando fortissimo, in quel periodo.

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    1. Aspetta di vedere cosa sta per arrivare ;-) Di solito tutti terminano in discesa, Stuart era come quei ragazzi al campetto sempre pronti a giocare o nel suo caso, fare nuovi film. Cheers!

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    2. A proposito...scusa se non c'entra niente, ma cos'e' questa storia di Sly che ha fatto la sceneggiatura per un film su Edgar Allan Poe?
      Giuro che non ne sapevo nulla.

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    3. Sono anni che Sylvester Stallone ha annunciato la sua volontà di scrivere e dirigere un film su Edgar Allan Poe, forse siamo un passo più vicini, di sicuro zio Sly non è uno che mollerà ;-) Cheers

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  8. Arrivo tardi perché messo ko dalla reazione alla prima dose del vaccino: sono ufficialmente un primadosato! ^_^
    L'episodio con Combs l'ho visto recentemente e l'ho trovato delizioso, dovuto anche al fatto che Jeffrey sa regalarci sempre interpretazioni viscerali.
    L'altro episodio che citi so di averlo visto ma non ricordo nulla, dovrei ripassare.

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    1. Ottima notizia, spero di seguire il tuo esempio a breve, felice che tu sia di nuovo in forze ;-) Combs è fanomenale qui, offre davvero una grande prova! Cheers

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  9. Black Cat (questa versione) ce l'ho in Bluray e confermo (come se ce ne fosse bisogno!) che merita davvero la pena, Combs-Gordon non deludono minimamente e nonostante il format televisivo qui raggiungono certe qualitative notevoli!

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    1. Non avrei saputo dirla meglio di così ;-) Cheers

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  10. Due eccellenti episodi, questi: del resto Gordon ci aveva già fatto capire negli anni '80 e '90 quanto ci sapesse fare, sia con Lovecraft che con Poe ;-)
    L'episodio con il magistrale Jeffrey Combs/Poe ho fatto fatica a guardarlo fino in fondo, lo ammetto, adorando io i gatti (e pur sapendo trattarsi solo di effetti prostetici)...
    P.S. Ah, quanto vorrei farla una pizzata con tutti quei ragazzi a tavola nella foto lassù ;-)

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    1. In effetti Gordon non deve essere stato un gatto filo, anche in "Re-animator" non era stato tenerissimo. Mica male vero? Chissà che pizze avrebbero scelto ;-) Cheers

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