sabato 22 maggio 2021

Love, Death & Robots - Stagione 2 (2021): troppo breve e nemmeno tanto intenso

Per alzata di mano, quanti di voi stavano aspettando la seconda stagione di Love, Death & Robots? Ok abbassate le mani, ho capito abbassate le mani! Tanti, quasi tutti. La serie prodotta da David Fincher e Tim Miller realizzata con “Heavy Metal” (1981) nel cuore, una serie antologica d’animazione che ha fatto colpo sul pubblico, era chiaro che la seconda stagione, fosse molto attesa.

La prima notizia è che dai diciotto episodi della prima stagione (o “volume” seguendo la definizione data da Netflix), siamo scesi ad otto nuove puntate, tutte abbastanza buone, nessuna davvero memorabile anche se un paio che mi sono piaciute parecchio ci sono state. La sensazione è quella di un Black Mirror al contrario, in quel caso con il passaggio sotto l’ala protettiva di Netflix, erano aumentati gli episodi, qui invece sono diminuiti ma con loro anche la qualità generale. Vediamoli al volo tutti quanti!

2x01 - Servizio clienti automatico
Titolo originale: Automated Customer Service
Regia: Meat Dept (Kevin Dan Ver Meiren, David Nicolas, Laurent Nicolas)
Scritto da: John Scalzi, Meat Dept
Tratto dall'omonimo racconto di John Scalzi

Urca, la nonna di Van damme!

Una cittadina piena di anziani disegnati con un capoccione stile “Teste di gomma” (per chi le ricorda), vivono circondati da droni che possono portare fuori il cane a fare la pupù oppure pulirti casa da cima a fondo, sempre che non decidano improvvisamente di ucciderti, in una critica luddista all'eccesso di tecnologia nelle nostre case - e alle voci automatiche dei call center - urlata ma spassosa. Purtroppo con I Mitchell contro le macchine ancora negli occhi, il paragone resta implacabile.

2x02 - Ghiaccio
Titolo originale: Ice
Regia: Robert Valley
Scritto da: Philip Gelatt
Tratto dall'omonimo racconto di Rich Larson

Complimenti per la falcata, davvero notevole.

Quando sei l’unico sedicenne non modificato in una colonia extra mondo in stile Alaska, l'adolescenza non può che fare schifo, cioè fare ancora più schifo. Tutti i coetanei e il fratello minore del protagonista, sono stati potenziati diventando di fatto dei super umani che non sentono nemmeno il freddo. Vedere le balene del ghiaccio è l’occasione per mettersi alla prova cementando rapporti, il risultato è storiella di amore fraterno in stile “Volemose bene” se non altro animata in uno stile 2D potenziato come alcuni dei personaggi. Il risultato intrattiene ma lascia freddini, ma forse mi sono fatto influenzare dal titolo.

2x03 - Pop Squad
Regia: Jennifer Yuh Nelson
Scritto da: Philip Gelatt
Tratto dall'omonimo racconto di Paolo Bacigalupi

"Sushi. Così mi chiamava la mia ex-moglie. Pesc... no scusate, questa l'hanno già detta"

In un futuro dove piove sempre e le auto volano, i Blade Runner non sono a caccia di “lavori in pelle” ma di bambini. Perché in una società dove tutti sono immortali, non può esserci spazio per tutti, tanto meno per i nuovi arrivati. Forse uno degli episodi più interessanti di questa seconda stagione, purtroppo si passa il tempo a riconoscere gli elementi identici al celebre film dello Scott sbagliato, quindi la sua natura estremamente derivativa gli tarpa un po’ le ali sul nascere.

2x04 - Snow nel deserto
Titolo originale: Snow in the Desert
Regia: Leon Berelle, Dominique Boidin, Remi Kozyra, Maxime Luere
Scritto da: Philip Gelatt
Tratto dall'omonimo racconto di Neal Asher

Un cacciatore di taglie albino di nome Snow è l’uomo più ricercato nel deserto in cui vive e il gioco di parole (non adattato nella versione Italiana) viene fuori da solo. Le ehm, gonadi di Snow contendono il segreto per la vita eterna e l’uomo dovrà combattere per tenerselo, anche se troverà presto un’avvenente allenata sulla sua strada.

Che bello vedere qualcuno con la mascherina indossata giusta, sarà per questo che è una serie di fantascienza?

Animazione 3D di buon livello, guardando la bella protagonista a tratti sembra di stare guardando un’attrice in carne ed ossa, se non fosse per qualche movimento del corpo poco realistico. Questo episodio riesce quasi a raggirare l’effetto che un volto animato non perfettamente realistico, può scatenare nello spettatore, inoltre la dinamica delle sparatorie non è affatto male, con sangue senza tirar via la mano.

Quello che invece scompare è il sesso, abbondante nella prima stagione della serie, quasi totalmente bandito qui, come se la falce moralizzatrice sia passata, portandosi via una delle caratteristiche che aveva messo “Love, Death & Robots” sulla mappa geografica. Inutile girarci attorno, la prima serie era piaciuta tanto anche per questa ragione, non fate i santarellini con me.

2x05 - Erba alta
Titolo originale: The Tall Grass
Regia: Simon Otto
Scritto da: Philip Gelatt
Tratto dall'omonimo racconto di Joe R. Lansdale 

Il tocco di Champion Joe si vede subito, siamo su un treno che corre in un campo di erba alta nel mezzo della prateria del West, il protagonista sembra la versione animata di H.P. Lovecraft e il racconto per stessa ammissione di Lansdale, proprio al solitario di Providence si ispira, esattamente come aveva già fatto Stephen King in un racconto (scritto con il figlio) dal titolo molto simile.

Qui signora mia una volta era tutta campagna tutto Lovecraft.

Segmento che vola via velocissimo, lasciandoci con la voglia di vedere altri dieci racconti con “Le avventure del giovane H.P. Lovecraft”, anche se temo che non le vedremo mai. 

2x06 - Era la notte prima di Natale
Titolo originale: All Through the House
Regia: Elliot Dear
Scritto da: Philip Gelatt
Tratto dall'omonimo racconto di Joachim Heijndermans

Dicono che Natale dovrebbe essere un giorno felice, dicono.

L’episodio più breve della stagione, ma anche quello che mi è piaciuto di più perché parte da una premessa semplice: perché porre limiti alla fantasia? Sappiamo tutti che Babbo Natale è immaginario (non vi ho rovinato la festa vero?) eppure quando pensiamo a lui lo facciamo con i canoni estetici imposti da una fabbrica di bibite gassate di Atlanta. Se Babbo Natale facesse le stesse cose, bere il latte lasciato dai bimbi alla vigilia, portar loro i doni giudicandoli in base al loro comportamento, ma non avesse pancione e barba bianca? A mani (attorno alla bocca) basse, l’episodio che ho apprezzato più della stagione. 

2x07 - La cabina di sopravvivenza
Titolo originale: Life Hutch
Regia: Alex Beaty
Scritto da: Philip Gelatt
Tratto dall'omonimo racconto di Harlan Ellison

Dopo Creed, ora voglio anche Rocky in digit... no, l'hanno già fatto.

Il pilota Michael B. Jordan (animato in 3D) precipita e in cerca di soccorso raggiunge la cabina di sopravvivenza, ma dovrà vedersela con il malfunzionamento dell’unità robotica adibita alle cure mediche. Altro episodio piuttosto riuscito che fa il suo dovere grazie allo scontro tra uomo e macchina, ma temo verrà dimenticato presto. 

2x08 - Il gigante affogato
Titolo originale: The Drowned Giant
Regia: Tim Miller
Scritto da: Tim Miller
Tratto dall'omonimo racconto di J.G. Ballard 

Tim Miller dirige di suo pugno l’ultimo episodio, una sorta di storia di Gulliver, condita in salsa di J.G. Ballard. Dove un gigante morto su una spiaggia, diventa l’occasione per alcuni riflessioni, rese fin troppo ridondanti dalla voce narrante, presa di peso dal racconto ma che a mio avviso, non fa che appesantire questo segmento.

"Allora avrà un enorme Schwanzstück!" (quasi-cit.)

Tempo di scaldare i motori e il secondo “volume” di “Love, Death & Robots” finisce subito, dato in pasto ad un pubblico vorace nell'accaparrarsi intere stagioni, più degli umani con le parti del corpo del gigante dell’ultimo episodio. 

Dal punto di vista dell’animazione la serie resta un ottimo spettacolo, la sensazione è che nello scegliere solo otto episodi, sia mancato quello in grado di rendere questa seconda stagione memorabile, il risultato finirà per deludere quello stesso pubblico voracissimo che aveva determinato il successo della prima annata.

Peccato, perché la mia passione per la fantascienza e le storie antologiche andava a nozze con questo progetto, che temo sia già uscito dalle grazie del pubblico, perché su Netflix essere molto amato o molto odiato è facilissimo, non ci sono tante sfumature nel mezzo. In ogni caso per me è arrivato il momento per quel post su “Heavy Metal” (1981) che ho in cantiere da tempo, ormai è proprio ora.

18 commenti:

  1. Guarda, come scrisse il Rrobe "il secondo volume è migliore perché ci sono meno episodi" 🤣🤣
    E un po' gli do ragione, tolto l'aspetto grafico rimane poco - poi Pop squad è Blade runner misto a Equilibrium 😶
    Gli episodi belli ci sono anche qui, però... Però...

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    1. Sembra un grosso esercizio di stile, avessero mandato a segno almeno un episodio grosso, invece più che "volume 2" sembra una collezione di b-side per usare una metafora musicale. Cheers

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  2. A me hanno affascinato molti di questi episodi, suggerendo spesso emozioni diverse.. e Servizio clienti automatico secondo me prende una pista anche ai Mitchell (perché a volte è proprio la lunghezza il nemico peggiore..)

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    1. Non so, i Mitchell sono un cliente tosto da battere ;-) Cheers

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  3. Tornerò a leggerti perché prima la voglio vedere, intanto grazie! La prima, episodio più episodio meno (il mio preferito quello dei tre robot) mi era piaciuta, ora sono ansiosa di vedere questa seconda serie.

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    1. Grazie a te e sono curioso del tuo parere ;-) Cheers

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  4. Gia' messa in lista.
    La prima stagione tra alti e bassi mi era piaciuta.
    Veloce, concisa, sintetica. E provava a giocarsi anche la carta del finale spiazzante, in qualche occasione.
    Piuttosto telefonato, magari. Ma comunque efficace.
    Non capisco pero' perche' abbiano voluto smorzare i toni, nei contenuti.
    Paura di innescare polemiche, forse?
    In tutta sincerita' cominciò ad averne abbastanza, di questa paura di offendere.
    Cosi' come dell'atteggiamento manicheo di certa critica.
    Non e' che una cosa se non e' un capolavoro allora e' una schifezza.
    Esistono anche le sfumature (ma non di grigio, eh).
    Attendo il post su Heavy Metal, allora.

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    1. Esistono, ma i commenti sui social non le prevedono, ci vediamo a breve con un po' di Heavy Metal ;-) Cheers

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  5. Sembra interessante, ma essendo un vecchio ghoul non conosco questa serie.
    Aspetto in gloria il posto sulla Plutodrog ... Ehm! ... Sul Loc-Nar!

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    1. La trovi comoda su Netflix, intanto il Loc-Nar è in arrivo ;-) Cheers

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    2. Tranquillo si era capito ;-) Cheers

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  6. Sono rimasto indietro con la prima stagione e non so quando recupererò tutto, però i nomi coinvolti sono interessanti: una robina saporita da sgranocchiare ;-)

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    1. I nomi sono notevoli, nel mucchio ci sono episodi che restano impressi. Cheers

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  7. Io faccio fatica a comprenderne il senso, nel senso che è una serie velocissima da vedere a fronte magari di un lavoro lunghissimo dal punto di vista della lavorazione.
    Non si riesce ad empatizzare con la serie, ma nonostante ciò ci sono alcuni episodi che mi sono piaciuti tipo il primo, l'ultimo e quello natalizio.

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    1. Esatto! Per animare ogni fotogramma avranno lavorato tantissime persone per ore, poi è stata data in pasto ad un pubblico bulimico (quello di Netflix) che dopo pochi minuti era già passato ad altro. Cheers!

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  8. Ne ho visto al volo un episodio, il primo, giusto perché era corto: dentro alla bellissima confezione c'è il solito vuoto assoluto di (quasi) tutte le produzioni moderne, motivo per cui ormai le evito a priori.
    Vorrei però segnalare, se ti va di uscire dal seminato, la serie "Rilakkuma and Kaoru": è di animazione (in stop motion, poi ritoccata), una decina di episodi da dieci minuti circa l'uno. Poetica e delicata, è una delle poche produzioni originali Netflix che mi ha trasmesso qualcosa :D

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    1. Proverò a cercarla grazie, Netflix ha svariati titoli d'animazione orientali niente male, ora sto guardando "Promare". Cheers

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