venerdì 14 maggio 2021

Dagon - La mutazione del male (2001): la maschera di Imboca

Spero che abbiate portato le pinne, perché qui la faccenda sta per diventare parecchio umida, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Ph'nglui mglw'nafh Above and beyond R'lyeh wgah'nagl fhtagn.

Superate le rapide piuttosto burrascose degli anni ’90, Stuart Gordon si ritrova all'inizio del nuovo millennio con lo stesso problema, ovvero trovare fondi per finanziare i suoi nuovi film, ma anche con la stessa soluzione: un amico, collega e compagno di bisboccia come Brian Yuzna che nel frattempo non era certo rimasto con le mani in mano.

Se lo storico produttore Charles Band che tanto aveva dato da lavorare a Gordon, utilizzava l’Italia come suo personale campo da gioco, idealmente Yuzna ne ha seguito l’esempio. Emigrato in Europa il buon vecchio Brian ha trovato casa in Spagna dove aveva fondato la Fantasy Factory, una costola della Filmax di Julio Fernàndez, avete presente tutti quegli horror spagnoli che hanno invaso il mondo all’inizio degli anni 2000? Erano quasi tutti farina del sacco di Fernàndez, tra questi, ad esempio, anche Jaume Balagueró, di cui avrete sicuramente visto (o sentito parlare) almeno del suo “REC” (2007).

“Hola, benvenuti nella ridente e solare spagna”

Il piano di Yuzna era semplice: nuove leve dietro alla macchina da presa, oppure qualche vecchio leone come il suo amico Stuardo, maestranze e il più delle volte attori spagnoli per pellicole girate in lingua inglese, dal budget che poteva variare dai cinque fino ad un massimo di dieci milini di fogli verdi con sopra facce di ex presidenti spirati, ma solo in quelle rare occasioni in cui Yuzna scendeva dal letto con il piede spendaccione, quindi davvero pochissime.

Fin dal nome la casa di produzione era una vera e propria “factory” con un piano di spesa che avrebbe anticipato l’attuale strategia di Jason Blum, ovviamente Stuart Gordon ci si è buttato a pesce, anche se, a ben pensarci, avrei dovuto scegliere meglio le parole visto il tema del film, oppure sono proprio quelle giuste.

Brian Yuzna, Stuart Gordon dirige (una sceneggiatura del sodale Dennis Paoli) e l’ispirazione arriva dal solito, immancabile H.P. Lovecraft, la fonte d’ispirazione costante per la coppia di amici e compari. Cosa potrebbe andare storto? A distanza di anni e di tanti pareri ascoltati, verrebbe da dire quasi tutto, perché “Dagon” (da noi appesantito dal solito sottotitolo inutile) è spesso considerato un sacrilegio. La sua colpa è quella di aver mostrato troppo, di non essere un adattamento perfetto, di prendersi delle libertà spesso enormi e in generale, di essere ricordato come un B-Movie e, quindi, la domanda mi sorge spontanea: perché gli altri adattamenti Lovecraftiani di Gordon com'erano esattamente?

Dagli abissi emergono i titoli di testa dalla forma ricercata.

Re-Animator stravolgeva il racconto originale, From Beyond introduceva tutto il sesso che Lovecraft non ha mai voluto descrivere perché considerato peggiore degli orrori di Dunwich. La verità è che Gordon non ha mai voluto adattare in maniera perfetta Lovecraft per il cinema, anzi, a dirla proprio tutta, per sua stessa natura la prosa del solitario di Providence è anti cinematografica. Per riuscire a rappresentare quel tipo di orrore al cinema, grandi Maestri come Carpenter e Fulci hanno ricreato quelle atmosfere, ma senza rifarsi a nessun racconto di Lovecraft specifico, Gordon, invece, è stato il più diligente degli scolari, quello che ha dimostrato di aver letto, ma soprattutto compreso e assimilato la lezione di Lovecraft, anzi quando riesci a portare in scena quell'atmosfera umida, malsana, in grado di farti percepire la puzza di pesce marcio e malvagità nell'aria che si sente solo leggendo Lovecraft, con un film girato con attori che sembrano ibridi (sì ma di uomini e cani per come recitano) e con un costo totale di poco meno di cinque milioni, altro che lezione compresa, sei da dieci in pagella.

Quel senso di angoscia umidiccia e malsana che solo Lovecraft (e Gordon) sanno regalare.

Certo, anche io ho gli occhi, diventa davvero impossibile non notare che la CGI (per quanto centellinata) che vediamo nel film risulti essere davvero poca cosa, ma credo che la brutta fama di “Dagon” sia dovuta più che altro ad un pubblico che qualche volta non riesce ad andare oltre ai limiti della messa in scena, o che non riesce a distinguere quando un B-Movie girato con due spicci, possa avere comunque molto da dire, come in questo caso.

“Dagon” inizia con la solita partenza a freddo tipica dei film di Gordon: Paul Marsh (Ezra Godden) è un ragazzo americano di madre spagnola impegnato in un sogno bagnato. No, aspettate, che avete capito? Intendo dire che all’inizio del film sogna di nuotare negli abissi, sfiorando con le dita la superficie di un’antica costruzione prima di ricevere la visita di una bella figliola poco vestita, con coda e pinne da sirena, ma decisamente più denti della Ariel di zio Walt.

Se poi ti guardassi intorno, vedresti che il nostro mar è pieno di orrori Lovecraftiani / Che altro tu vuoi di più! In fondo al mar! in fondo al mar! (quasi-cit.)

Al suo risveglio dopo questo incubo, Paul è sulla sua barca con la fidanzata Barbara (Raquel Meroño), ospite dello yacht di un paio di amici di nome Vicki (Birgit Bofarull) e Howard (Brendan Price). Sì, il nome del personaggio è volutamente un omaggio al solitario di Providence, forse un tentativo di captatio benevolentiae perché tecnicamente il film s'intitolerà anche “Dagon”, ma più che il racconto scritto nel 1917 ricalca piuttosto fedelmente “La maschera di Innsmouth” del 1936, quindi, di fatto, sono quasi due film in uno, doppia dose di Lovecraft dritta in vena.

Ora, io non so se trovo più urticanti i battibecchi tra personaggi a bordo dello yacht, oppure il fatto che la messa in scena dell’incidente navale al largo delle coste della Galizia, sia probabilmente la scena peggiore mai girata da Gordon in tutta la sua filmografia. Un momento in cui la mancanza di vile denaro necessario ad una messa in scena credibile, arriva a grattare la porta perché la CGI risulta bruttina forte ed inoltre, fa a pugni con il fatto che in alcuni controcampi è lampante che il mare sia calmissimo, parlerei quasi di un inizio in stile Asylum, se solo Gordon non si fosse esibito anche in questa specialità (a breve su queste Bare, non vedo l’ora!), quindi il consiglio è quello di tapparvi il naso, gli occhi e se volete anche le orecchie, considerate questa scena come il prezzo da pagare per far iniziare davvero la storia e procedere sospendendo il giudizio.

“Devo restare così ancora a lungo caro?”, “Solo fino alla fine della scena, speriamo di distrarre qualche spettatore dagli effetti speciali”

L’altro momento intollerabile (per molti) arriva subito dopo: Gordon e Dennis Paoli per esigenze di produzione, non sono così stupidi da cercare di ricreare il Massachusetts di Providence in Spagna, spostano semplicemente l’azione laggiù e lo fanno in un modo, a mio avviso, gustosamente giocoso. La cittadina portuale di Innsmouth del racconto, diventa Imboca, un gioco di parole degno di quello fatto da Carpenter per la sua sortita lovecraftiana tutto basato sul fatto che “mouth” (bocca) in spagnolo si dice boca. Se riuscite a cogliere l’ironia e la cura per il dettaglio in questa trovata, molto probabilmente vi troverete a vostro agio con questo film, anche se poi di fatto la trama fa rientrare la pellicola in una di quelle: americani escono dai loro confini e muoiono male, perché fuori da “Yankeelandia” sono tutti pazzi. Sapete cosa vi dico? Al netto del risultato è un prezzo più che adeguato da dover pagare.

Paul si aggira per Imboca con la sua felpa della “Miskatonic University” in omaggio a Lovecraft e viene istintivo chiedersi se durante le sue lezioni, abbia mai incontrato Herbert West, ma l’immedesimazione con il protagonista comincia da subito, perché se Paul è finito in un paesello assurdo e grottesco popolato di sinistri personaggi fin troppo simili ai pesci nell’aspetto, anche noi spettatori ci ritroviamo proiettati in un altro luogo e in un altro tempo. “Dagon” è proprio questo: un film fuori dal tempo, sarà pure targato 2001, ma di fatto, nello spirito è un horror americano degli anni ’80 nella sua forma più pura, ritrovato identico a sé stesso sulle coste della Galizia.

University of Miskatonic (e il Politecnico di Torino... MUTO!)

“Dagon” non rinuncia a momenti comici, brevi, ma sparsi lungo tutto il film, che sono davvero un tipo di umorismo (ovviamente nerissimo) che sarebbe normale trovare in horror degli anni ’80. Inoltre, la centellinata CGI che fa capolino, quando Gordon non può proprio più fare a meno di non mostrare sarà anche brutta (lo è per davvero), ma rappresenta il 20? Forse 30%, degli effetti speciali di un film che per il resto è tutto realizzato con vecchi trucchi prostetici, trucco, maschere, tentacoli di gomma bagnati per dare quel senso di umidiccio richiesto dalla storia.

Insomma, “Dagon” è il frutto di un produttore come Yuzna che in puro stile Roger Corman ha trasferito il suo modo di fare cinema nel cuore della vecchia Europa, vent'anni dopo la fine ufficiale di quel tipo di stile gommoso, esagerato e che abbiamo imparato ad amare al cinema, durante Notte Horror e nelle VHS affittate, “Dagon” è un viaggio indietro in un’altra epoca del cinema horror, solo due come Yuza e Stuart Gordon potevano avere tanto amore e così tanto talento da riuscire a portare in scena un film che è un pasticcio, ma un pasticcio bellissimo per tutti quelli che amano Lovecraft e più in generale il cinema horror.

Sopravvivere alle creature degli abissi per essere quasi affogato nella tazza del cesso, destino beffardo.

Il nostro Stuardo è bravissimo a restituire allo spettatore quel senso di umidiccia malvagità che normalmente permea le pagine dei racconti di Lovecraft, il regista di Chicago è bravissimo a piazzare sul petto del suo pubblico il peso angosciante di un destino da cui non si può scappare, anche perché nei film di Gordon una volta che il male emerge è impossibile ricacciarlo dentro la lampada da cui è sbucato, i contorti abitanti di Imboca sono stati consumati da una corruzione in grado di cambiarti, di mutarti per sempre e questa sensazione sgradevole (e puramente Lovecraftiana) dal film arriva, arriva fortissima ed è il più grande pregio di “Dagon”.

Che siano la stanza di hotel con il peggior cesso della Scozia Spagna, oppure le profezie cariche di orrore del vecchio barbone pazzo e ubriacone Ezequiel, interpretato da Francisco Rabal a cui il film è dedicato, visto che l’amatissimo regista e attore spagnolo, qui era alla sua ultima apparizione sul grande schermo.

L'ultima memorabile apparizione di Francisco Rabal in uno di quei ruoli che non si dimenticano.

“Dagon” ci trascina in un mondo dove gli orrori dell’umanità e la sua grottesca caratterizzazione, quella che a Gordon è sempre venuta fuori così naturale nei suoi film, vanno di pari passo con le mostruosità partorite dalla penna di Lovecraft, un popolazione di uomini-pesce ibridi pronti a tornare all’oceano in nome della divinità Dagon che in passato tanta prosperità aveva portato ad Imboca, anche se il prezzo da pagare è stato molto alto.

Ricordatevi di santificare le feste i Grandi Antichi.

Il talento di Gordon si vede dai dettagli, il lungo e ben realizzato flashback sul passato di Imboca è tutto fotografato con toni caldi, opposti alla spettrale luce bluastra che avvolge il protagonista per quasi tutto il tempo e per assurdo sono le limitazioni a far emergere ancora di più il talento di Gordon.

Considerando che il regista di Chicago non aveva abbastanza soldi per mostrare le sue creature, qui trova il modo di suggerirle, come ad esempio nella bellissima scena di Paul che si nasconde dietro alla porta della camera di Uxía Cambarro (Macarena Gómez, al suo esordio una che in patria è amatissima, l’equivalente spagnola di boh, Paola Cortellesi? Il paragone lo lascio a voi) e intravede il suo deforme padre spiando dallo stipite della porta, una delle tante scene incredibili che Gordon riesce a mettere spendendo quello che di norma altrove serve per pagare le richieste da divo del vostro attore principale.

Il ritmo di “Dagon” è quello di un film che mostra le carte poco alla volta, si passa da efficaci flashback a momenti di pura violenza dove Gordon non tira di certo via la mano, alternati a visioni horror come le “gambe” della Gómez che potrebbero ottenere più apprezzamenti da un pescivendolo che in un concorso di bellezza, uno per umani intendo dire.

Non so se innamorarmi o mettere su l’olio per fare una frittura.

Il finale, poi, diventa tragico, la tradizione lovecraftiana prevede personaggi che impazziscono, che non saranno mai più gli stessi dopo aver guardato negli occhi l’orrore e questa tradizione è rispettata perfettamente da Gordon che dà un senso di circolarità al suo film, concludendolo con una scena abissale molto simile all’incubo iniziale del protagonista che a suo modo è tornato a casa, ma non senza perdere prima tutto quanto e in tutta onestà, davanti ad un film così, posso anche perdonare il fatto che Gordon ad un certo punto debba mostrare per forza e lo faccia con della CGI così così, davanti a tanta cura, passione per la materia e manifesto talento, mi prendo anche i tentacoli computerizzati posticci, sul serio!

“Dagon” è volutamente fuori dal tempo, sembra davvero una scheggia di follia precipitata da Providence dritta nel mezzo di una Spagna che meno solare di così non è stata mai, non so se mi affascina più l’idea di un film in grado di omaggiare così bene Lovecraft al netto di mezzi palesemente non all'altezza, oppure un film che è così orgogliosamente “vecchia scuola” arrivato nel 2001, un periodo in cui il cinema horror si aggrappava giusto a qualche anemico fantasma per continuare a fare paura.

Il riflesso dell’acqua non è mai stato tanto spaventoso.

Questa, però, non sarebbe stata l’ultima sortita di Stuart Gordon alla corte del suo H.P. Lovecraft, come vedremo più avanti nel corso di questa rubrica, ma per certi versi è stata l’ultima grande fiammata, quasi un modo per ricordare (alla grande) i vecchi tempi, radunando la banda composta da Gordon, Yuzna e il vecchio H.P. ancora una volta, per un ultimo grande concerto.

Era normale che dopo questo film il cinema di Gordon cambiasse pelle, restando fedelissimo alla poetica del regista di Chicago ed è qui che questa rubrica innesta le marce alte, perché tanti registi nell'ultima parte della loro carriera si sono adagiati, quasi come se non fossero più in connessione con i tempi, ma non Stuart Gordon, il vecchio Stuardo era di un’altra pasta, come vedremo venerdì prossimo, non mancate!

50 commenti:

  1. Il pubblico bue ha dimenticato che una volta esistevano i film girati con tre lire! Ora faccio un esempio,avete presente quel tipo di film costosissimo mangiato dagli strabordanti effetti visivi come piovessero,gestiti malissimo rendendolo di fatto un brutto videogame? Ecco di solito,tendiamo a lamentarci dell'eccesso di budget mal gestito che ha rovinato l'estetica del film(non tutti sono Guillermo Del Toro purtroppo!),e un classico tra i blockbuster di Hollywood,ci lamentiamo ma poi finisce li,intanto i nostri soldi il film se li ha presi! Ora dopo questo lungo preambolo io dico,ha senso muovere a film come "Dagon" la lamentela per quella poca CGI a buon mercato usato nel film? E assolutamente comprensibile che gli effetti al computer siano piu modesti considerando il ridotto budget in mano a Gordon,al limite io mi incazzerei quando un film ha una CGI pessima,nonostante abbia le migliori maestranze che i soldi possono comprare! E mai possibile che un filmone artigianalissimo come "Dagon",io debba bocciarlo per tre scene di numero in CGI a buon mercato,per altro mostrate pochissimo? Meglio che il pubblico scenda dal piedistallo e si dia una svegliata,si goda gli orrori indicibili di Imboca!

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    1. Sembra che la computer grafica sia un altro di quei metri di paragone per tanti cinefili, se è buona deve esserlo anche il film. Poi arriva Stuart con il suo “Dagon” che è storto, poverino e sbilenco ma ha davvero della poesia dentro, un amore da vero artigiano per ogni scena e dettaglio e francamente, se l’unico metro di paragone che tanti hanno è l’ottima CGI sono felice per voi, ma vi perdere qualcosa di speciale come questo film ;-) Cheers

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  2. Prima di "The Lifhthouse" e "Midsommar",ecco un filmone che li riuniva entrambi! Pensateci,un luogo isolato bello tentacoloso circondato da un mare in tempesta perenne,con tanto di sirena che abita i tuoi incubi,ma al tempo stesso ti tenta sessualmente,inoltre abbiamo una comunita pagana isolata dal mondo che compie sacrifici umani,in cui il protagonista finisce per entrarne a fare parte,dopo essere impazzito e aver perso tutti i suoi falsi ed ipocriti amici uno dopo l'altro nei modi peggiori! Vedete in non vorrei fare il complottista,ma e mai possibile che riesco a trovare Stuart Gordon quasi ovunque? Nonostante sia sconosciuto ai piu,e forse uno dei registi di genere piu imitati degli ultimi 20 anni!

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    1. Totalmente d'accordo, tra i grandi maestri del cinema horror degli anni '80, lui resta non solo quello che si è adattato meglio ai nuovi stili (rimanendo fedele al suo) ma anche quello ricordato pochissimo, per assurdo anche da tanti appassionati di horror. Cheers

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  3. "Un po d'acqua non ha mai fatto male a nessuno!" "Si ma troppa puo uccidere!"(citazione giunglesca dal 1995)

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  4. "No ma vedi il film e tranquillo non succede niente,non fa paura!" "Si certo come no,vallo a dire al povero Ezequiel!" mamma mia che scena atroce,vai Stuart insegna ai lelli del mondo cosa sia l'orrore al cinema!

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    1. Esatto, Gordon andrebbe studiato di più da molti registi contemporanei. Cheers

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  5. Il periodo passato con la Empire sicuramente in parte ha influenzato l'approccio di Gordon a Lovecraft,con "Dagon" invece un po il contesto produttivo,un po i mezzi limitati della Spagna,ne hanno fatto secondo me il piu lovercraftiano dei film di Gordon,l'umidita,la follia,il pagano,l'isolamento,il suggerito piu che mostrato,un orrore indicibile che sfida la descrizione! Se non e questo puro Lovecraft,davvero non so cos'altro lo sia!

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    1. Leggere Lovecraft suggerisce delle sensazioni che io ritrovo sempre in questo film, sono riusciti nell'impresa solo Carpenter, Fulci e Gordon, ma quest'ultimo adattando materiale diretto e sbattendo il nome di Lovecraft dritto accanto al titolo, roba per pochi, anzi per pochissimi. Cheers!

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    2. Ora mi sento di poter aggiungere nella lista anche Richard Stanley! Peccato che forse ora potrebbe di nuovo scomparire dalle scene, proprio ora che era stato rilanciato alla grande.

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    3. Ennesima tegola caduta sulla sua testa, Terry Gilliam fa bene a non considerarsi sfortunato, Richard Stanley è quello davvero afflitto da sfiga cronica! Cheers

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  6. Il film sarà anche così così, ma i titoli di testa sono superstilosi😀

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    1. Così così solo per evidenti limiti di budget, ma oltre ai titoli di testa dentro ha molto di più di bellissimo, anzi di orrido, ma un orrido bellissimo ;-) Cheers

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  7. Film che nel suo essere uno (s)cult, è un pezzetto del mio cuore perché me lo passò in dvd un mio ex-caro amico col quale ci siamo persi di vista. Credevamo fosse un filmaccio da perculare e invece ci trovammo a vedere un film povero, ma veramente ben fatto.
    Senza mezzi, Gordon ha tirato su un film palesemente di serie B ma con una dignità e una realizzazione da serie A. Il suggerire, il mostrare il meno possibile, le sensazioni che il film ti lascia addosso,... Tutto è fatto col cesello. Quando la mano del regista è solida non c'è niente da fare, il film avrà una marcia in più.

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    1. Mah scult nemmeno tanto, direi proprio un film di culto, siamo in tanti a venerare “Dagon” (gulp!) proprio perché Gordon di B-Movie ne ha fatti tanti, ma i suoi sono i film da guardare per capire che B-Movie non è un’etichetta che indica la scarsa qualità di un film, come purtroppo ritengono alcuni appassionati di cinema. Cheers!

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  8. Al di là di ciò che ne dicono gli appassionati di HP, io questo film l'ho adorato. Ho dovuto tenere aperte le finestre due settimane per far uscire la puzza di pesce.

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    1. La questione è semplice, lo stesso Lovecraft guardava con sospetto il cinema, ma penso che il vecchio H.P. guardasse con sospetto tutto ;-) Detto questo, ora che Lovecraft viene citato (a caso) ovunque, anche quando si fa la frittura di polpo, Gordon sapeva davvero cogliere quell'atmosfera malsana seguita dall'odore di pescivendolo, questo è un fatto da cui non si scappa come da Inboca ;-) Cheers

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  9. Gordon non ha mai voluto o non ha mai POTUTO ricreare le atmosfere di Lovecraft? Io propendo per la seconda ipotesi.
    Secondo me NON è umanamente possibile riprodurre in linguaggio cinematografico le suggestioni che si provano leggendo un racconto del quasi-solitario di Providence.
    Ho apprezzato Reanimator perché era un Lovecraft "anomalo", appartenente alla sua giovanile vena necrofila, e "From Beyond" aveva molte frecce al suo arco, e amo "La città dei mostri" perché c'è Vincent Price ma ripeto, NON è possibile riprodurre sullo schermo la weirdness di HPL (forse nemmeno di Clark Ashton Smith, se è per questo). Ognuno aggiunge qualcosa, ma nessuno arriva mai al TUTTO.
    Ma ho apprezzato anche questo film... "IMBOCANOS!".
    Ciao, fratello in Almonsin-Metatron.

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    1. P.S.: e "Dagon", non c'entra nulla, ovviamente... Tutta un'altra storia.

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    2. Il bello è che Gordon più volte intervistato ha dichirato che lui non voleva fare adattamente perfetti e impeccabili di Lovecraft, lui voleva omaggiarlo al massimo poi gli piaceva quel tempo, anche perché sia "Re-animator" che "From Beyond" erano l'occasione per portare in scena dei "Mad doctors" come il dottor Frankenstein (storia vera). Eppure possiamo dire che è quello che si è avvicinato più di tutti a quell'atmosfera di male assoluto. Mica male no? ;-) Cheers

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    3. No, "Dagon" ha una storia tutta diversa, qui è stato preso in prestita il nome per il titolo e basta. Cheers!

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  10. Ne ho parlato anche io a suo tempo. Uno dei migliori Gordon ed Yuzna del loro periodo spagnolo. Da segnalare l'ultima apparizione del grande Francisco Rabal.

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    1. Passerò a leggerti il prima possibile, quei due hanno regalato tante gioie agli appassionati di horror ;-) Cheers

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  11. Visto parecchi anni fa senza avere idea di cosa fosse, all'inizio mi ha lasciato parecchio perplesso ma poi, scena dopo scena, mi ha scatenato un certo entusiasmo: ad avercene di piccoli film così potenti!
    Ora che ti ho letto dovrei però davvero rivederlo, perché a parte un paio di scene non ricordo molto.

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    1. Impossibile non rimanere perplessi davanti a quell'inizio, ma altrettanto impossibile non restare affascinanti dal resto, merita un ripasso, resta un gioiellino ;-) Cheers

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  12. Si, me li ricordo bene gli horror spagnoli.
    Carucci, almeno all'inizio. Poi stancarono praticamente da subito.
    Una bolla. Un pò come quelli asiatici.
    E leggendo il tuo post se ne intuisce la ragione.
    Non é che puoi puntare sempre e solo sull'attesa di chissà che cosa.
    Già hai poco da offrire, in quel senso. Se poi ne sforni un tanto al chilo finisci solo per intasarti da solo, e il giochino finisce ben presto.
    Visto, comunque. E Gordon fa un altro centro.
    Magari lo avrebbe voluto un pò diverso, ma purtroppo non gli riuscì di tirar su abbastanza soldi. E il risultato é un pò quello che é, specie dal punto di vista visivo.
    Ma il discorso non vale per le ambientazioni e per gli effetti speciali vecchia scuola.
    Lì, almeno, non si smentisce.
    Ottima l'idea di fare di necessità virtù cambiando luogo e paese. Di fatto ci ritroviamo di fronte all'ennesimo quanto sempre efficace monito a farsi le vacanze in madrepatria, e non certo per la pandemia!!
    Agli yankees fuori dai confini a stelle e striscie li odiano, Specie nella vecchia Europa.
    E Stuart si riconferma uno dei pochi in grado di riprodurre alla perfezione le atmosfere evocate dal solitario di Providence.
    E per trattarsi di roba che noi uomini non possiamo concepire lui mostra, mostra eccome!
    E stavolta lo sbatte direttamente in faccia al pubblico, andando a scomodare uno dei Grandi Antichi.
    Dagon. Più lovecraftiano di così...anche se la vicenda prende spunto da tutt'altro.
    Senza contare che in genere i paesini di cui parla Lovecraft sono ostili ai forestieri, ma in genere fanno in modo di costringerli a levare le tende il più in fretta possibile.
    Vogliono starsene per i fatti loro, tutto qui.
    Ma diciamo che se capisci l'antifona e meni le tolle da prima di subito, te la puoi anche cavare.
    Cosa che chi viene da fuori ovviamente non fa mai, però.
    Qui i nostri sono già spacciati sin dall'inizio.
    Ho apprezzato il fatto che abbracci un pò la filosofia di film come "Il Seme della Follia" del Maestro John o "Hemoglobin".
    Un viaggio che parte inizialmente come un viaggio a sé e basta, come una ricerca, ma che finisce per essere quasi un ritorno alle proprie origini dimenticate.
    E quando non c'é più scampo all'orrore...forse l'unica soluzione sta davvero nell'arrendersi ad esso.
    Nell'accettarlo e nell'abbracciarlo in pieno, anche a costo di perdere per sempre sé stessi.
    Insomma...se non puoi batterli, diventa uno di loro. E magari fatteli anche amici, già che ci sei.

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    1. Pochi hanno maneggiato Lovecraft con l'abilità del vecchio Stuart ;-) Cheers

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  13. Boh, nonostante abbia detestato di cuore Re-animator, questo mi ispira abbastanza fiducia.
    E ti comunico, già che ci siamo, che l'esperimento "Cancelli del cielo" è fallito. Neanche la Huppert è servita. Trascinato per una settimana, a pillole di quindici minuti al giorno, ma abbandonato prima della fine.

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    1. Mi dispiace ma capisco che sia una bella sfida, speriamo che con "Dagon" vada meglio ;-) Cheers

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  14. Spesso si critica l' Italia che ha lasciato morire il suo potente cinema di genere e i suoi valenti artisti come Bava, Fulci, Amato , Soavi , Lenzi ecc.... ma pure gli americani non si sono fatti scrupoli a far piazza pulita del vari Yuzna, Gordon , ma pure Carpenter, Landis e chissà quanti altri in nome del NUOVO CINEMA DIGITALE.
    E per fare qualcosa, sono dovuti andare in Spagna .
    Ovviamente, nessun produttore italiano ha pensato di affidargli qualche film .
    Forse perché a un Landis o Gordon , dirigere un "Vacanze di Natale" sarebbe parso troppo umiliante.
    Eppure io dico che sarebbe potuto venirne fuori qualcosa di interessante .

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    1. Purtroppo certi Maestri erano già morti prima di lasciarci davvero, non è tenero da dire ma artisticamente parlando purtroppo è stato proprio così. Cheers

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  15. L'ho rivisto proprio in attesa della recensione che avresti fatto.

    Parte I

    Dagon di Stuart Gordon (2001), regista entrato nel cuore per il suo esordio Re-animator (1985), che posso capire lo stato di cult, ma oltre il buon film non va, Dagon ad occhio è il film più interessante ai miei occhi, anche se Filmtv gli dà un mesto 3 stelle, l'utenza al momento non và oltre il voto medio di 6.1, due stelle Mereghetti, 6.2 su imdb e longtake gli appioppa una sola misera stella, quindi il rischio boiata trash era alto, ma avendo letto il racconto di Lovercraft ed essendo Gordon portato per gli adattamenti dello scrittore di Providence ho voluto rischiare e sinceramente sono abbastanza basito per certe critiche a questo gioiello del cinema, dove Gordon con 2 pesos, un villaggio, 30 comparse e 3-4 personaggi principali, pur discostandosi nella trama dalla fonte di ispirazione, coglie l'essenza e lo spirito di Lovercraft nella costruzione della messa in scena, con l'ambientazione di questo villaggio di pescatori in Spagna, in Galizia, che sembra essere rimasto ad un secolo prima. La pioggia battente accentua la sensazione di bagnato, zuppo e lerciume che pervade l'atmosfera malsana del paesino di Imboca, senz'altro azzeccato nella scenografia in decomposizione in un parallelismo con tutti gli abitanti del luogo diventati uomini-pesce, per via dell'abbondanza di pescato e di oro, come conseguenza del loro culto verso Dagon, divinità demoniaca dimorante nell'oceano, che ha soppiantato il culto cristiano del posto.
    Pervaso da un'atmosfera irreale e dagli incubi ricorrenti del protagonista Paul (Ezra Godden), Stuart Gordon risulta sempre a proprio agio con le atmosfere Lovercraftiane, costruendo sequenze di notevole fatture, cominciando dall'inseguimento nell'hotel in decadenza, dove la sporcizia ha corroso tutto, compresi gli abitanti del villaggio trasformati in inquietanti uomini-pesce, oramai corrotti dalla loro cupidigia di oro, disposti ad averne sempre di più a costo di abbandonare del tutto la propria natura umana.

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    1. Parte II

      Se il protagonista non soddisfa appieno in quanto a capacità recitative, né in presenza scenica, Gordon regala l'ultimo ruolo della sua carriera a Francisco Rabal, attore famoso negli anni 60' e 70' per le parti in film di Bunuel, qui nel ruolo del pazzo ubriacone Ezequiel, unico essere ancora umano, perché non ha mai in cuor suo deciso di adorare la divinità dell'oceano, resistendo tutti questi anni nella sua fede cristiana, senza lasciarsi corrompere dalle ricchezze materiali derivanti dell'adesione al culto.
      Tra uomini pesce, atmosfera densa di umidità, pioggia incessante, simboli di un culto arcaico e un ritmo posato, Stuart Gordon gioca sulle paure ancestrali dell'uomo, in primis il buio dell'ignoto, che si staglia nell'abisso dell'irrazionale a cui la mente umana non può reggere alla visione, giustamente negataci dal regista, perché l'orrore Lovercraftiano nella pur inevitabile tangibilita' data da una trasposizione cinematografica, non può essere mai rivelato in pieno da nessuna fonte di luce, iniziando dalla torcia elettrica per finire all'accendino costantemente acceso da Paul, per orientarsi nel villaggio e successivamente nei cunicoli sotterranei, alla ricerca di una risoluzione razionale, ovviamente assente, finendo con un colpo di scena che rende credibile anche ciò che non lo era in precedenza.
      Pur essendo a tutti gli effetti un film di serie B, per quanto riguarda il basso budget, non lo è nei risultati e dispiace il massacro di cui leggo in giro, perché è un'opera notevole, sicuramente superiore a Re-Animator, un po' troppo soggetto al periodo storico degli anni 80' in cui uscì rispetto a Dagon, che invece non ha per niente ironia rispetro all'esordio di Gordon. Dispiace non abbia potuto godere di un budget maggiore (la produzione è spagnola), anche se alla fine è il prezzo da pagare per avere la totale indipendenza e libertà di azione, purtroppo incompresa e massacrata per via degli effetti speciali in CGI nel terzo atto, anche se le trovo incomprensibili, perché sono adoperati solo in pochi frame e di sicuro ci sono una miriade di altri horror con una brutta CGI spammata ovunque senza ritegno, cominciando ad esempio da IT - Capitolo I di Andy Muschietti (2017), che ne è costato 35 di milioni e quindi veramente non ha giustificazioni. Se riuscite a superare questo scoglio "impossibile" degli effetti speciali (che ripeto, sono adoperati in modo irrisorio), riuscirete a godervi un ottimo horror di matrice Lovercraftiana e in tutta' probabilità il miglior film del regista, altrimenti continuate pure a fare l'equazione effetti speciali belli = film perfetto e fare le competizioni sotto tale aspetto a scapito non tanto della trama, ma dei contenuti.

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    2. Mi permetto di intervenire. Questo degli effetti speciali secondo me è un punto interessante. Paradossalmente, penso i film tratti da HPL funzionino meglio se mostrano il meno possibile, perché, ribadisco, l'orrore cosmico del maestro di Providence è un film che ognuno dovrebbe costruirsi da solo, aiutato dalle parole scritte.
      Qui diventa un problema di linguaggio: non dubito che un giorno qualcuno sul genere di Guillermo del Toro ci farà vedere un Grande Chthulhu fatto come dio comanda, ma se lo farà combattere come Godzilla avrà toppato. Inquadrature brevissime, quasi subliminali, e soprettutto oniriche. O una roba del genere.

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    3. Grazie per l'analisi Antisistema ;-) Concordo sulla questione effetti speciali, mostrare poco forse è il modo migliore, sto pensando alle visioni Lovecraftiane di Underwater film così così ma dove appare una sorta di Grande Chthulhu, a mio avviso utilizzato piuttosto bene. Cheers!

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  16. Come film lo trovo fedele a Lovecraft, in quanto ne cattura l'essenza marcia e perversa, mostrano cose che il nostro nei libri poteva solo accennare.
    Il difetto principale, per limiti di budget , oltre alla CG, è quello di ambientarlo ai giorni nostri, dove un paesello spagnolo popolato da ibridi inumani e dedito a culti innominabili di cui nessuno sembra importare risulta davvero poco credibile .
    Bei tempi quando Italia 7/ 7 Gold lo mandava in onda ( io lo vidi lì)

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    1. Ci può stare, l'idea che mi sono fatto è che al pari del Massachusetts di Lovecraft, anche in spagna possano esserci posti rimasti fuori dal mondo, forse proprio grazie all'influenza degli Antichi. Cheers

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    2. Ma l' America, e specie quella di inizio secolo di Lovecraft può starci ,in quanto ancora in buona parte iensplorata , rurale , contadina, legata a riti pagani antichi.
      Ma nell'assolata e cristianissima Spagna , di oggi poi, con cellulari e satelliti ovunque , che ci sia un paese di mostri dediti a culti perversi e di cui nessuno sembra sapere nulla, mi sa di tirata per i capelli.
      Rimane cmq un buon film.
      Immagino che presto parlerai di Hemogoblin, se non lo hai già fatto .

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    3. Prima o poi dovrò occuparmene ;-) Cheers

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  17. Noleggiato in DVD e rivisto un paio di volte in TV, questo "Dagon" fu per me una sorpresa. La più grande tra tutte fu che, inspiegabilmente, non avevo mai connesso il titolo con il racconto del solitario di Providence, eppure lo lessi proprio nella stessa estate. Quando inizia a vederlo però unire i puntini fu un attimo e se il racconto "Dagon" non mi era mai veramente piaciuto, il film che ricalca parecchio "La maschera di Innsmouth" l'ho adorato. Gordon qui mette in mostra la sua più grande dote, ossia far dimenticare a chi guarda il fatto che il film sia realizzato con pochi soldi e mezzi. L'atmosfera è splendida e gli interpreti forse quasi tutti un po' cani, ma che essendolo per l'appunto tutti si finisce per non farci caso. Ora lancio un piccolo spunto di riflessione, ma credo che questo sia molto probabilmente uno degli ultimi film horror dove faceva capolino anche una fine e grottesca componente erotica. Dovrei rivederlo però.

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    1. Merita sempre un'altra visitina ad Inboca. Sai di sono i registi capici di non far vedere troppo il trucco? Quelli bravi ;-) Cheers!

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  18. Quell'Imboca è un autentico colpo di genio, di quelli che il compianto Stuart sapeva piazzare così bene e MAI a casaccio: è come se fossimo sempre a Innsmouth, letteralmente, la geografia è solo un dettaglio di poco conto... Dagon non è un tipo schizzinoso, basta che ci sia il mare (e regolari sacrifici umani) e lui si sente a casa ;-)
    Qui poi si vede di nuovo all'opera il regista che sapeva far combaciare le esigenze di una solida storia horror con il non altissimo budget a disposizione, specialmente per quanto riguarda la CGI, quindi eccolo puntare al massimo su scenografie e atmosfere fisicamente putride e salmastre con contorno di ripugnanti nonché assai efficaci effetti prostetici tradizionali (le creature tutte, il "sotto pelle" del povero Francisco Rabal in quella cruenta sequenza). I poveri effetti in CGI hanno un ruolo del tutto marginale e si tende giustamente a nasconderli il più possibile... l'unica eccezione con riserva (dove perlomeno si dev'essere provato a dirottare il budget residuo per far qualcosa alla meno peggio) è forse l'emersione di Dagon dal pozzo. Il risultato finale è comunque lovecraftiano quanto basta e anche gli attori stanno al gioco, Rabal ovviamente su tutti, in questo incompreso gioiello senza tempo che è "Dagon"...

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    1. Sono perfettamente d'accordo, ok il B-Movie ma quando si vede tutta questa cura, sacrifico la CGI poco riuscita a Dagon e mi tengo stretto tutto ;-) Cheers

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  19. Per me rimane uno dei migliori adattamenti alle atmosfere di Lovecraft (forse il migliore).

    Come dici anche tu un testo fedele al 100% alle storie del maestro di Providence è impossibile; sarebbe un film da 120 minuti a telecamera fissa con un tizio che racconta minuziosamente come un mostro gli stia lentamente mangiando il corpo (senza farlo mai vedere). Le prose di Howard era prettamente scientifiche, non c'era spazio per: azione, sentimenti o interessi amorosi di alcun tipo (motivo per cui ahimè l'adattamento "alla montagne della follia" di Del Toro non verrà mai alla luce).

    Comunque chi pensa che un film vada giudicato dagli effetti grafici non ha capito nulla di cinema.

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    1. Applausi per la tua ultima frase ma in generale per tutto il commento, non potrei essere più d'accordo di così su tutto, i progetti non realizzati di Guillermone stanno per superare quelli che esistono per davvero, purtroppo. Cheers

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  20. L'ho rivisto recentemente, dopo anni che l'avevo visionato per la prima volta su un canale regionale, tipo TeleMonteTarlo, o una cosa simile.
    Dunque, parto col dire che non mi ha annoiato, il che per un qualsiasi film è già un punto da registrare, e per un horror ancor di più.
    Credo che se non l'avessi visto dopo aver giocato a Bloodborne, forse non l'avrei apprezzato il giusto, invece Imboca è umido, marciescente e salato al punto giusto da farti venir voglia di prendere una padella e friggerci tutti i pesciosi abitanti.

    La trama è un po' un mischione di diversi racconti di Lovecraft, ma non essendo io un fan duro, mi è andata benissimo: non si può prentendere un Richiamo di Ctulhu con effetti speciali mirabolanti o una sceneggiatura che non si presti a qualche momento sopra le righe (come la scena in cui il protagonista si rifugia in una casa in cui il Pierino della situazione (Pedrito?) gli fa saltare la copertura, richiamando lo scaglioso padre a insaccare di botte il povero cristo).
    In realtà, il film ha i suoi punti di forza: l'ambientazione sicuramente. La scena del flashback non mostra assolutamente nulla, eppure è dannatamente suggestiva (segno che, se si vuole, si può ancora creare suspense col gioco del "vedo-non vedo") e il finale è abbastanza sentito dagli interpreti da non risultare deludente.
    Sul lato interpretativo, forse forse gli unici che davvero risultino mediocri sono i due facoltosi amici del protagonista e la morosa di quest'ultimo: e, per quanto anche questi sia un pesce fuor d'acqua (battuta scontata voluta), Francisco Rabal (Ezequiel) e la affascinante Macarena Gomez (Uxia Cambaro) donano molti punti al film...specie quest'ultima, che sa essere sensuale anche con quelle gambe tentacolari.

    Tra i difetti, metterei più che altro un uso "strano" degli effetti speciali (perché la trama non prentede di essere nulla di troppo elaborato, e quindi non mi sento di fare un cazziatone su questo punto, sarebbe stupido e disonesto da parte mia volere un Del Toro alla regia): detto questo, avrei gradito che gli abitanti del villaggio si vedessero maggiormente con mutazioni sul corpo, almeno almeno gli occhi pesciosi (che si intravedono solo su una vecchia all'inizio del film), e di contro abbiamo solo infermi claudicanti (¡Allí está! ...¡Es el forastero! ...¡Te voy a matar! ... Chi ha giocato Resident Evil 4, capirà) oppure una manica di tizi, sul finale, che indossano la pelle delle loro vittime. Per carità, "bella scena" quella dell'uccisione del povero Ezequiel, però se oltre a Xavier anche gli altri avessero avuto una mschera da pesce o crostaceo, sarei risultato molto più soddisfatto.
    In ultimo, il poco che si vede del "buon" (?) Dagon, non poteva esser fatto in stop motion, piuttosto di una cgi così brutta da vedere?

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    1. La stop motion costa molto, ma molto, ma mooooooolto di più della CGI, di sicuro una produzione come quella di "Dagon" non poteva permettersela, bisogna mettere sulla bilancia anche questo, inoltre Guillermo del Toro è uno che dal cinema di Stuart Gordon ha pescato (occhiolino-occhiolino) molto, ma mooool... ok la smetto, hai capito il messaggio tanto ;-) Grazie per il commento! Cheers

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    2. Già, vero. Non essendo addentro al mondo del cinema, non mi ero ricordato che la stop motion è più costosa rispetto alla cgi, rimane comunque un peccato non aver avuto un grande antico come si deve.

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    3. Dovresti cercarti "The call of Cthulhu" (2005), quello ha tanta stop motion quanto bianco e nero, penso che potrebbe piacerti. Cheers!

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