venerdì 19 marzo 2021

Il pozzo e il pendolo (1991): nessuno si aspetta l'inquisizione spagnola!

Non avete mai visto il film di oggi? Pentitevi! Avete un’occasione per accogliere Stuart Gordon nel vostro cuore e benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Above and beyond!

La trasferta in Romania per il film televisivo Figlia delle tenebre, non è servita a far dimenticare il nostro strambo Paese a forma di scarpa a Stuart Gordon, infatti per il suo ritorno sul grande schermo (anche se il film originariamente era stato pensato per il florido mercato dell'home video, storia vera), proprio dagli italiani è tornato, in particolare dalla Full Moon Features del solito Charles Band, questa volta coadiuvato anche dal padre Albert Band, che altro non sono che i nomi d’arte di Carlo Antonini e suo padre Alfredo, anzi a dirla proprio tutta, l’altisonante colonna sonora del film è stata composta da Richard Band (compositore preferito di Gordon, chissà perché). Tutto in famiglia insomma.

Richard Band insieme a Lance, nella sua migliore interpretazione dei Gumby.

Affrontiamo subito la faccenda tricolore: anche se “Il pozzo e il pendolo” è ambientato nella Spagna del 1492 in questo film è più facile incappare in un nome Italiano che sfogliando l’elenco telefonico del vostro comune: la fotografia è stata curata da Adolfo Bartoli, le scenografie sono di Giovanni Natalucci, i costumi di Michela Gisotti e gli effetti speciali sono opera di Giovanni Corridori, uno che in carriera ha lavorato a titoli storici, proprio come Benito Stefanelli che qui compare nella parte del roccioso boia, ma è un altro con un curriculum di tutto rispetto e lungo come la vostra gamba.

Il mio non è becero campanilismo, non sono il tipo, questa sfilza di notevoli nomi serve a mettere in chiaro lo spirito con cui lavorava Stuart Gordon, uno che non ha mai dimenticato le origini e non ha mai avuto la minima puzza sotto il naso, se la sua versione di “Il pozzo e il pendolo” è così riuscita, una fetta del merito è anche della sfarzosa messa in scena, che tutto sembra tranne quella di una pellicola pensata originariamente per uscire solo su cassetta. In un film ambientato quasi completamente in interni, avere le facce, i costumi, le scenografie e i fiotti di sangue senza tirar via la mano giusti, conta, conta parecchio, al resto ci ha pensato il nostro Stuardo.

I titoli di testa in puro stile Bara Volante, voi che dite?

Si perché “Il pozzo e il pendolo” potrebbe essere il titolo con cui il regista di Chicago ha pagato il suo debito di gratitudine a Roger Corman, non solo perché Gordon ha diretto la sua personale versione del celebre film di Corman tratto dal racconto omonimo di Edgar Allan Poe, ma idealmente ha anche chiuso il cerchio. Il buon vecchio Ruggero con la sua capacità di girare anche due o tre film in contemporanea, risparmiando su attori e set ha fatto scuola, ma Gordon è stato uno dei suoi allievi più attenti, perché Corman è stato il primo ad inaugurare la formula: liberi adattamenti di racconti di uno scrittore horror (nel suo caso Poe), il più delle volte interpretati dallo stesso gruppo di attori. Che poi è quello che ha fatto Gordon, scegliendo come suo scrittore di riferimento H.P. Lovecraft, in film il più delle volte interpretati da Jeffrey Combs e sua moglie Carolyn Purdy-Gordon che non a caso compaiono anche nel cast della sua versione di “Il pozzo e il pendolo”, il film con cui Gordon stringe idealmente la mano al Maestro Roger Corman, anticipa parecchio “Torture Porn” che sarebbe diventato popolare nel cinema horror solo dopo il 2000 e si abbevera anche lui alla fonte di Edgar Allan Poe. Brutto?

Il piano machiavellico di Stuart Gordon riassunto in un’immagine.

Come scrivevo nel post dedicato al film del 1961, il racconto originale di Poe era la storia di un poveretto chiuso in una stanza e minacciato da un pendolo più affilato dei Miracle Blades, un racconto breve, tutto basato sulle descrizioni delle sensazioni, dei suoni e degli odori percepiti dal malcapitato, che su carta sono perfetti da raccontare, ma al cinema per essere adattati necessitano un tradimento di forma che Corman (coadiuvato dalla notevole penna di Richard Matheson a scrivere la sceneggiatura) ha trasformato in una storia più complessa, con il torturatore Medina (il grande Vincent Price), ossessionato dopo la morte della sorella interpretata dalla splendida Barbara Steele.

Stuart Gordon, grazie alla sceneggiatura del fidato Dennis Paoli, non fa un nuovo adattamento del racconto di Poe, ma nemmeno un banale rifacimento del film di Corman, piuttosto dimostra di aver assimilato la lezione creando un film con elementi in comune (il protagonista, un torturatore dal nome spagnolo ossessionato per una bella mora e il pendolo del titolo, che arriva solo nell'ultimo atto), che però è una versione del tutto personale e in linea con la poetica di Gordon. Se fosse uscito oggi, di sicuro qualcuno utilizzerebbe qualche (brutta) parola in inglese per tentare di etichettare un’operazione così, al fine di venderla più facilmente, nel 1990 non avevamo questo problema, quindi posso riassumere dicendo che “The Pit and the Pendulum” è il film con cui Stuart Gordon ha reso omaggio ai Maestri, sfornando un film che meriterebbe di essere riscoperto, ma questo è un concetto valido per tutta la filmografia del regista di Chicago.

“Dichiaro questa Bara Volante chiusa per sempre, basta con Cassidy e la sua eresia!"

Cosa vi dico sempre dei primi cinque minuti di un film? Ne determinano tutto l’andamento, l’uso che fa Gordon di questo tempo mette subito in chiaro dove siamo precipitati come spettatori: una cripta viene aperta, da essa vengono riportate alla luce le misere ossa di Don Alfonso, un povero Cristo morto da diverso tempo ma comunque accusato di eresia da uno con cui è meglio non scherzare, il primo inquisitore Tomàs De Torquemada, interpretato da, beh robetta, solo uno dei miei attori preferiti di sempre, il grande Lance Henriksen in una delle sue prove migliori. Già solo questo dovrebbe convincervi a pentirvi e a recuperare il film, nel caso non lo aveste già visto.

Ho lo stesso fermacarte sulla mia scrivania (storia vera)

Torquemada non prende prigionieri, in un’atmosfera serissima ma grottesca (un equilibrio difficilissimo da raggiungere, che Gordon ha sempre padroneggiato), l’inquisitore condanna i resti di Don Alfonso a venti frustate sotto gli occhi dei parenti dell’uomo morto evidentemente da decenni, e le risatine subdole dei suoi rivali, tra svenimenti e disperazione generale, le ossa ormai rinsecchite vanno a pezzi sotto i colpi della frusta e non pago, Torquemada le fa ridurre in polvere in un pestello tipo quello che si utilizza per fare il pesto… perdonatemi, oggi ‘sto in fissa con le metafore culinarie, a me l’inquisizione mette fame.

La scena è grottesca, siamo all’inizio del film è al grido di «Nobody expects the Spanish Inquisition!» Gordon ha già portato in scena le storture dell’umanità che ha sempre saputo raccontare così bene, utilizzando il filtro del cinema di genere e di quello Horror in particolare. Nella spagna ossessionata dalla stregoneria del 1492, Torquemada fa il bello e il cattivo tempo, lontano dal Vaticano si erge giudice, giuria e giustiziere della Cristianità, dimostrazione che il potere logora e Gordon ci scaraventa in questo mondo dove la religione è stata presa per il verso sbagliato e non vi sfugga la dose aggiuntiva di ironia: Torquemada agisce impunito perché sta lontano da Roma, anche se il film è stato girato nel castello di Giove a Terni, quindi non così lontano dal Vaticano a ben guardare.

Nessuno si aspetta l'inquisizione spagnola ternana!

Una piccola pausa da tutto questo orrore in stile Vecchio Testamento, arriva dalla bella Maria (Rona De Ricci), moglie del fornaio Antonio (Jonathan Fuller), che entra in scena impastando pagnotte, poco prima che Antonio decida di lasciar perdere rosette, ciabatte e sfiloncini per dedicarsi alla bella sposa, sarà anche l’unico momento di gioia che la storia concederà ai due protagonisti.

“Non sapevo che vendere il pane fosse peccato, non l’ho letto tutto quel vostro libro, magari era scritto in uno degli ultimi capitoli”

Già perché quel drittone di Torquemada avrà sempre la mente rivolta alla sacra missione di estirpare il male, ma non ha proprio dimenticato il richiamo della carne, indossa il cilicio e chiede al fidato Mendoza di fustigarlo per i pensieri torbidi che fa sulla bella Maria, ma non basta, utilizzando una scusa fa accusare la bella panettiera di stregoneria. Per introdursi nel castello, nel tentativo disperato di salvarla, Antonio dovrà superare le peggiori difficoltà, compreso il pendolo del titolo, ma ci tengo a sottolinearvi un dettaglio, il Torquemada è talmente malefico da potersi permettere di dare ordini anche ad uno come Don Héctor Salamanca, visto che ad interpretarlo è il mitico Mark Margolis.

Stuart Gordon ribalta completamente la prospettiva, gli uomini di Dio del suo film sono malvagi, attaccati al potere ed utilizzano la loro sacra missione per coprire i più biechi istinti, nei casi migliori sono solo grigi burocrati che portavano avanti torture su umani, come se fossero scartoffie d’ufficio, come nel caso del fidato Francisco, interpretato alla grande dall’attore feticcio di Gordon, il grande Jeffrey Combs, qui al quarto film diretto dal regista di Chicago, ma il tassametro corre.

“Certo Cassidy, sto segnando tutto sul mio libro contabile”

Lo sguardo critico e sempre fortemente caratterizzato da un registro grottesco di Stuart Gordon, fa sì che in questa storia, uno dei pochi personaggi positivi, sia la strega Esmeralda interpretata da Frances Bay, l’unica a fornire un minimo di aiuto a Maria durante la sua prigionia non è solo un’anziana accusata di stregoneria, ma è proprio una strega a tutti gli effetti.

Giusto per dirvi, lei è una dei buoni (anche se potrebbe non sembrare)

Il personaggio che Gordon utilizza per introdurre l’elemento sovrannaturale nella sua storia, anche se per farlo tocca subirci un paio di breve scene “oniriche”, che portano noi spettatori (e Maria) brevemente fuori dalle anguste mura del castello, ma sono anche i passaggi più deboli del film.

L'effetto Fantaghirò si avverte subito fortissimo.

“Il pozzo e il pendolo” funziona quando da spettatori, esattamente come i protagonisti, non vediamo la luce del sole, nell’oscurità Torquemada gestisce i suoi traffici e quando riceve la visita del cardinale inviato dal Vaticano per comunicare la volontà del Papa di mettere fine all'utilizzo della tortura, Torquemada prima offre da bere al porporato - facile, visto che ad interpretarlo è Oliver Reed, uno che non ha mai detto di no ad un goccetto nemmeno se da quello fosse dipesa la sua carriera, come poi in effetti è stato - e poi lo fa murare vivo, dimostrazione che Gordon ha fatto sua la materia, visto che persone murate oppure sepolte vive in questo film non mancano, ma sono anche temi ricorrenti nei racconti di Edgar Allan Poe, che Gordon omaggia nel migliore dei modi.

“Dimmi un Poe, ti piacciono i racconti di Poe?"

Torture, lingue mozzate, maledizioni lanciate da streghe poco prima di pirotecniche morti, Stuart Gordon non tira via la mano, mandando in scena un teatro del Grand-Guignol, in cui qualche purista potrebbe criticare l’eccesso di cattiveria nella rappresentazione dell’Inquisizione, ma Gordon non ha nessun sentimento di rivalutazione storica, non prende prigionieri proprio come il suo Tomàs De Torquemada e ottiene in cambio una prova incredibile da parte di Lance Henriksen.

L’attore di New York in carriera ci ha regalato personaggi memorabili, grazie a quei suoi occhi da pazzo e gli zigomi affilati, qui si supera caricandosi un personaggio orribile sulle spalle senza mai renderlo una macchietta. Il Torquemada di Henriksen è schiavo del suo ruolo e delle sue pulsioni, è un tormentatore a sua volta tormentato che accusa tutti di blasfemia quando invece si comporta come il più blasfemo di tutti, pur di non perdere il suo potere. Una prova magnifica che non ha nulla da invidiare a quella di Vincent Price nella versione di Corman, e che rivaleggia per malvagità con il Bernardo Gui di F. Murray Abraham in Il nome della rosa, anche perché certa critica alla chiesa, rende il film di Gordon più vicino a quello di Jean-Jacques Annaud per certi versi, piuttosto che a quello di Corman, di cui non è affatto una semplice riedizione con più sangue.

Un altro grande capitolo del Lance Henriksen Show!

Certo, poi quando poi si arriva all'ultimo atto, Stuart Gordon è un predatore nel suo elemento, il Torquemada di Lance Henriksen ha raggiunto l’apice del suo delirio e l’affilata lama del pendolo è la sfida che Antonio si ritrova a dover affrontare, una fuga rocambolesca dalla letale tortura che non risparmia nessuno, nemmeno un paio di topastri per un finale in cui le resurrezioni dalla tomba e le maledizioni, sembrano la prova che Gordon, oltre a Corman, aveva studiato anche i classici del gotico Italiano.

Tagliente come un rasoio anzi, come un pendolo.

Un peccato che Rona De Ricci sia scomparsa dai radar perché qui offre una prova davvero valida, ma forse il rimpianto più grosso è stato quello di non aver più rivisto Lance Henriksen in nessuno degli altri film di Gordon, pare che tra i due sul set ci siano stati degli scambi di vedute su come Torquemada doveva essere rappresentato, ma in ogni caso il risultato finale è degno di nota. Un film girato come al solito, strizzando i centesimi, ma che meriterebbe di essere riscoperto, anche solo come prova del fatto che si possano rifare i film, senza per forza cadere nella trappola facile del rifacimento fotocopia a tutti i costi.

Ma dopo essere stati nel 1492, la macchina del tempo di Stuart Gordon e di questa rubrica ci porterà nel futuro, un futuro retrodatato ormai, ma notevole come sempre quando il regista di Chicago è in circolazione, ci vediamo qui tra sette giorni non mancate e soprattutto… pentitevi! Ok basta con tutto questo Torquemada per oggi eh?

30 commenti:

  1. Purtroppo caro Cassidy devo anche io farmi fustigare con il cilicio per non avere mai visto questo film, non mi ricordo nemmeno di un suo passaggio televisivo. Due cose però posso dire: Lance Heiksen è un grande, qualunque parte interpreti non è mai banale e lascia sempre traccia di sé. Seconda cosa, avendo lavorato con americani, sono molto meno schizzinosi di quanto ci si aspetti, anzi direi, spero non sia presa come un'eresia, che siamo noi più esterofili di quanto loro siano campanilisti. Nel senso che se trovano collaboratori che valgono non stanno a vederne la provenienza, così come ha fatto Gordon per i suoi film, poiché fanno molto gioco di squadra. Buona giornata e buona festa del papà ai baristi con prole!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un film che merita di essere recuperato, anche se è una frase che ripeterò per tutta la durata della rubrica su Stuart Gordon perché la sua filmografia è così, meritevole e ignorata. Qui Lance si divora ogni scena, cercalo questo film sono sicuro che ti piacerà, per il resto mi accodo agli auguri ;-) Cheers!

      Elimina
    2. Caro Daniele, non sentirti in colpa: la distribuzione di questo film in Italia è praticamente assente ingiustificata, perché da noi solo il peggio viene replicato e ristampato! :-D

      Elimina
    3. Vero, inoltre Gordon é stato massacrato, alcuni suoi film esistono solo in vhs. Cheers

      Elimina
    4. Grazie Lucius, vuol dire che per oggi mi risparmio la mia giusta auto-fustigazione per gravi mancanze del passato. Devo ammettere che ho di solito una buona memoria ma di questo film non ricordo trailer, pubblicità o vhs nella videoteca che frequentavo in quel periodo. Eppure aveva una discreta sezione horror, ma purtroppo probabilmente dipendeva dalle scelte di chi gestiva l'attività, tra l'altro era pure una bella ragazza... 👋

      Elimina
    5. Ricorda però, Daniele, che Torquemada apprezza un onesto autodafè, quindi fossi in te non rinuncerei all'auto-fustigazione quotidiana :-D

      Elimina
  2. Sono pochi i registi in grado di realizzare film appositamente per l'home video,che sembrano in realtà prodotti destinati alla sala cinematografica.Di certo le location naturali hanno aiutato molto,ma in effetti nei film direct to-video c'è spesso una certa approssimazione nella resa scenica,la classica frase"si vede che non è stato concepito per il cinema"!Fortunatamente Gordon non si lasciava intimidire da questi paletti dando la giusta dignità creativa anche a queste produzioni minori!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti ho voluto ribadire l'informazione perché guardandolo, tutto sembra tranne che un film pensato per l'home video, ok è girato quasi tutto in interni, ma perché la storia lo richiede, al resto ci pensa il talento di Stuardo ;-) Cheers

      Elimina
  3. Sono un po' combattuto, stavolta.
    Ma facciamo un piccolo passo indietro.
    Me lo ricordo soprattutto perche' ai tempi lo avevano proiettato in uno dei mitici Dylan Dog Horror Fest (ve li ricordate?), e presso il pubblico aveva raccolto una valanga di foschi, risate e pernacchie.
    Immeritate? Esagerate? Probabilmente. Ma per il sottoscritto non rappresentavano un bel biglietto da visita.
    Ammetto che forse sono partito prevenuto di mio, senz'altro. Ma poi, quando mi e' riuscito di vederlo...
    Evitero' tanti giri di parole: non e' certo la schifezza che si dice in giro ("Un inutile minestrone", dissero ai tempi) . Ma l'ho sempre considerato uno degli anelli deboli della filmografia del nostro.
    Oh, capita a tutti. Anche ai grandissimi.
    Tipo IL TONY in occasione di "Domino".
    Ogni tanto ci ripenso, e credo non capiro' mai cosa gli passasse per la testa.
    Anche qui, il risultato mi lascio' un po' perplesso.
    Sinceramente non ho capito cosa Gordon volesse fare.
    Posso ipotizzare che volesse fare una sorta di miscellanea. Un tour nell'iperuranio dove Poe attingeva per i suoi foschi racconti. In questo caso quelli di genere gotico a base di manieri tetri come i castellani e i principi che li abitano, intenti in sadici ed efferati passatempi.
    Tipo quel che aveva fatto Cronenberg con Burroughs col suo "Pasto nudo".
    Un proposito nobile, ma tra il dire e il fare...
    A sostegno della mia tesi posso dire che spuntano qua e la' parecchi omaggi a Poe non sempre inerenti al racconto originale (mi pare compaia anche la famosa botte di Amontillado).
    Ma mi ha sempre dato l'impressione che li abbia messi un tanto al chilo e a casaccio.
    Anche la famosa falce sembra piazzata li' giusto per pieta'.
    I momenti di horror bello tosto non mancano, ma la tensione latita un po'.
    Per via un po' della recitazione che lascia a desiderare, e in certi punti si sfiora il ridicolo involontario (tipo quando il marito sconfigge un'intera guarnigione a colpi di mestolo. O si scopre che alla moglie le arrivano i poteri psichici).
    Anche le ambientazioni mi hanno sempre dato un po' di raffazzonato e posticcio (dire che il sangue e' fintissimo e' andarci leggeri).
    Sulla trama...coppia di sposini si imbatte in Torquemada che passava di li' per caso (ma guarda un po') e si invaghisce della mogliettina. E la fa arrestare perche' e' ovviamente in grado di lanciare incantesimi d'amore (in realta' non l'ha avuta, ecco perche' gli girano).
    Possiamo dire che Gordon ne ha fornito un'interpretazione un po'...sbarazzina, forse?
    Cosa si salva? Beh, a parte la scena di nudo con "pelo integrele" per dirla alla Lino Banfi, ovviamente il grande Lance.
    Che e' sempre una garanzia. Anche quando da' l'impressione di non aver troppa voglia e di pensare ad altro.
    Beh, ammetto di esserci andato giu' un po' pesante. Ma sai che ti dico?
    Con questo pezzo mi hai convinto a dare al ragazzo un'altra chance.
    E' un pezzo che non lo vedo, e alle volte certi film vanno visti piu' volte, per carpirne il vero potenziale.
    In fin dei conti ero un pischello, ai tempi. E magari molte cose non le ho colte.
    E niente mi renderebbe piu' contento di venire smentito, come accadde con "Fuga da Los Angeles".
    Aggiudicato. E messo in lista.
    Forza, Stuart.
    Stupiscimi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non sono affatto d’accordo, cosa ci sarebbe di sbagliato nella recitazione di Lance Henriksen proprio non lo so. Sicuramente gli intenti volutamente grotteschi ci sono e sono chiarissimi, ma non inizi il film con l’esecuzione di un mucchietto d’ossa se non vuoi fare della critica. Ma è proprio il registro tipico di Gordon infatti non vedo dove possa essere il problema, poi del resto “Fuga da Los Angeles” è un capolavoro che verrà compreso sempre troppo tardi, quindi hai fatto il paragone migliore e anche un gran complimento al film ;-) Cheers

      Elimina
    2. Si, e' uno di quei film in cui ogni tanto ti viene il dubbio di averli liquidati troppo in fretta (e con Gordon capitava spessissimo. Basti vedere certi pareri in giro).
      Diciamo che e' l'occasione per riesaminare il caso, e forse rendersi conto che le cose non stavano proprio come si pensava.
      Provero' a rivederlo.
      Come per Fuga da L. A., l'ho sempre considerato una sorta di mezzo passo falso.
      Ma poi, nel caso di Carpenter, mi sono reso conto di essere stato io a non capire niente.
      Chissa' che non sia cosi' anche stavolta.
      Provero' a scoprirlo.

      Elimina
    3. Fammi sapere ;-) Cheers

      Elimina
  4. Ti confesso che sono dubbioso. Re-animator mi deluse talmente tanto che da allora Gordon non l'ho mai più preso in considerazione come regista da seguire.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Delusione come adattamento di Lovecraft o come film in particolare? Perché Gordon ha sempre tradito i racconti di Lovecraft proprio perché era l’unico modo per portarli al cinema, anzi h spesso dichiarato che non era interessato ad adattare e basta. Cheers!

      Elimina
    2. Mi deluse in entrambi i sensi.

      Elimina
    3. Avevo immaginato, Gordon é un autore con delle caratteristiche precise, le ha portate avanti con coerenza per tutta la sua carriera, anche nei film più moderni. Cheers

      Elimina
    4. In ogni caso questo, a giudicare dalle immagini del post, mi ispira già un po' di più.

      Elimina
    5. Fammi sapere se ti ho consigliato bene, ma secondo me da qui alla fine ci saranno altri titoli di Gordon che potrebbero piacerti ;-) Cheers

      Elimina
  5. Stessa cosa un po' per me Re-Animator, per me molto più interessanti Dagon ma soprattutto From beyond, peraltro visto di recente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh quelli compongono un’ideale trilogia Lovecraftiana e sono anche tre dei migliori film di Gordon. Questo è un film nato originariamente per uscire solo per il mercato dell’home video, considerando tutto, male non è per niente, anzi ;-) Cheers

      Elimina
  6. No no ma io intendevo delusione con Re-Animator essendo abbastanza purista come fan di Lovecraft xd
    Questo film da Poe non l'ho visto ma può incuriosirmi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh si, Gordon non ha mai nascosto il fatto di non aver mai cercato l'adattamento perfetto, ma Lovecraft va tradito per essere adattato ad un formato visivo come il cinema. Fammi sapere, secondo me potrebbe piacerti questo film. Cheers!

      Elimina
  7. Recensione stuzzicante, devo dire... Film che non conoscevo, a stento sapevo dell'altra rivisitazione del racconto di Poe diretta da Corman.
    Non credo sia del tutto inventato che i cattivi siano quelli della chiesa, l'inquisizione è opera loro, e qualcuno all'epoca ne ha abusato per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, tra un paternoster e una eucarestia. E non mi si dica che adesso so' tutti bravi, che le vicende dell'Istituto Provolo di Verona sono ancora fresche...

    Citi più volte il camaleontico Jeffrey Combs: sai che ha interpretato più personaggi in Star Trek lui che pistoleri Clint Eastwood in carriera, vero?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so, mi sto divertendo a scovarlo sotto il trucco nelle varie serie di ST ;-) Penso che non si possa rivalutare l'Inquisizione, era terreno perfetto per Gordon per continuare a parlare delle storture dell'umanità. Cheers!

      Elimina
  8. Un grande classico che porto nel cuore, sin da quando vidi la sua locandina nella mia videoteca preferita, e quando hai Lance Henriksen che ti guarda... devi per forza noleggiare il film!!!
    Con l'uscita italiana di "Sezza tregua" scattò per me la caccia a Lance: l'attore di Bishop in Aliens ora entrava pure nel modo marziale affrontando Van Damme. Basta, era attore del cuore a vita! Oltre a registrare i suoi film in TV - in quei primi anni Novanta in cui li trasmettevano - mi buttai in videoteca a stanare qualsiasi cosa lo vedesse nel cast: beccarlo in un film addirittura da protagonista fu una grande gioia.

    Adoro questo film da più di 25 anni e lo considero fra le vette più alte della carriera di Lance: se Stuart Gordon non era d'accordo su come interpretasse Torquemada, mi dispiace... io sto con Lance! ^_^
    Purtroppo i distributori italiano hanno subito dimenticato il film, e a parte quella cassetta che noleggiai nel 1993 in pratica il film è scomparso nel nulla: oggi è disponibile su Prime Video ma bisogna iscriversi al canale a pagamento "Full Moon", dov'è conservata tutta la banda di Band ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Band ha un canale con tutta la sua vasta produzione ed in ogni caso si, se ci fu discussione, Lance l'ha cancellata con la sua prova maiuscola ;-) Cheers

      Elimina
    2. Se posso permettermi, l'ho scovato pure sul tubo, anche se in spagnolo.
      "El Inquisidor Castellano".

      Elimina
    3. Non ci sono problemi nelle altre lingue, è in italiano che il film è stato trattato straordinariamente male, malgrado sia fra i migliori prodotti dell'epoca Band.

      Elimina
  9. Ovviamente apprezzatissimo il riferimento iniziale ai Monty Python ;-)
    Per il resto cos'altro dire, se non che è un vero peccato che questo film abbia visto in contemporanea la nascita e lo scioglimento della coppia Gordon/Henriksen: con una prova attoriale come quella di Torquemada, qui, cos'altro sarebbe stato in grado di fare Lance se solo il sodalizio con Stuart fosse durato?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non poteva mancare ;-) Resta il rammarico ma anche una prova memorabile, quindi direi che va bene così per questa volta. Cheers

      Elimina