sabato 20 febbraio 2021

The Boys - Dear Becky di Garth Ennis (2021): il diario di Billy il macellaio

Una caratteristica che apprezzo di Garth Ennis è la sua capacità di stabilire quando una storia è davvero terminata. Malgrado il successo di Preacher, l’autore Nord-Irlandese non è mai più tornato a scrivere nemmeno una storia breve dei suoi personaggi, non lo ha fatto nemmeno per Hitman, quindi se abbiamo un nuovo fumetto (in otto parti) sui Boys, è perché Ennis ha davvero qualcosa da raccontare.

So cosa stata pensando, la serie tv di Prime Video liberamente ispirata al fumetto (e molto meno riuscita, ma il mio è un parere minoritario) è diventata di botto la serie preferita di tutti, quindi la celebre piattaforma di streaming è tornata a bussare alla porta di casa Ennis, con una bella valigetta piena di soldi, il che non escludo sia successo davvero, se non altro me lo auguro per il vecchio Garth.

A garantire la qualità della nuova miniserie autoconclusiva “Dear Becky” resta la professionalità di Ennis e il fatto che ormai, la serie tv sia andata in una direzione completamente diversa rispetto alla trama originale scritta da Ennis. Anche perché senza rovinare la lettura a nessuno, The Boys è un fumetto finito, terminato, kaput! Non si possono scrivere altre storie perché quando il vecchio Garth decide che una storia è conclusa, così è, anche se forse restava ancora un elemento chiave da raccontare.

Lo sconfinato amore di Garth Ennis per i “super”.

Garth Ennis ha dichiarato che quando è arrabbiato, l’unico personaggio che ama scrivere più di FrankCastle è proprio Billy Butcher. Il personaggio chiave di “The Boys” forse è anche l’unica ad essere comparsa davvero pochissimo tra le pagine del fumetto, mi riferisco a Becky Butcher, la moglie di Bill il macellaio.

Ecco perché “Dear Becky” comincia alcuni anni dopo la fine di “The Boys” ed è ambientato su due piani temporali differenti, nel presente Ennis porta avanti la storia dei personaggi sopravvissuti alla fine del fumetto principale, mentre nel passato ci viene raccontato qualcosa che non sapevamo della vita di Billy Butcher, quindi potremmo considerare “Dear Becky” allo stesso tempo un seguito ma anche un prequel. Complicato? Non così tanto, ma prima di continuare vi avviso: se non avete letto The Boys, sappiate che da qui in poi potrebbe arrivare qualche SPOILER sul finale del fumetto, anche se cercherò di restare sul vago.

Simon Pegg “piccolo” Hughie è tornato a vivere nella nativa Scozia, dove porta avanti la sua vita di coppia con Annie. Le sue giornate sono sempre più o meno le stesse, scandite da (numerose) birre al pub con l’amica Bobbie, una transessuale che ci viene presentata a pagina uno, il tipico personaggio che ci ricorda che Ennis della mania di risultare “politicamente corretti” (quanto odio questa espressione abusata) se ne frega, anche perché il personaggio sembra la parodia di una transessuale che potreste trovare in un episodio a caso di “South Park”, a suo modo tenerissima ma rappresentata dai disegni di Russ Braun (il co-creatore della serie, Darick Robertson si è limitato a disegnare le copertine degli otto numeri, impegnato con le tavole di un altro suo progetto edito dalla Image Comics) come un giocatore di Rugby malamente truccato.

Come far incazzare quanti più lettori possibili, senza nemmeno essere arrivati a pagine cinque.

“Dear Becky” ha il primato di essere il primo fumetto che ho avuto modo di leggere, dove viene citato apertamente il Covid-19, si perché buona parte del primo numero di questa miniserie è “piccolo” Hughie che si lamenta un po’ di tutto, perché giova ricordarlo, se nella serie tv Hughie è diventato un giovanotto belloccio, nel fumetto è sempre stata uno stronzetto con vedute spesso ristrette, cresciuto nel corso della serie e diventato uomo nel modo più tosto possibile, ma di base Ennis dimostra di conoscere i suoi personaggi meglio di chiunque altro.

Hughie sarà pure avvezzo a sfoghi personali davanti a parecchie pinte svuotate, ma è anche un personaggio cresciuto e pronto ad andare avanti con il resto della sua vita con Annie, fino al giorno in cui qualcuno recapiterà a casa sua un misterioso plico contenente il diario scritto di pugno da Billy Butcher, l’ex mentore, amico, fratello maggiore e pazzo furioso, che ha di fatto insegnato ad Hughie come stare al mondo.

Hughie forse, avrebbe preferito continuare a leggere "Topolino".

Il diario è una specie di terapia su carta di Butcher, scritto in forma epistolare (questo spiega il titolo “Dear Becky”) alla moglie defunta, il macellaio tra le pagine racconta del periodo in cui Mallory era ancora a capo dei Boys nel periodo a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90.

Si perché proprio Becky è il personaggio chiave dell’odio di Billy per tutti i “Super”, la rossa signora Butcher nella serie regolare è comparsa solo in alcuni flashback (uno in particolare, estremamente drammatico) ed Ennis continua a trattarla nello stesso modo anche in questa miniserie di cui è titolare, un modo brillante di sottolineare ulteriormente l’importanza del personaggio nella vita di Billy il macellaio.

Nessun tigrotto ne tanto meno centri da fare, ma il concetto è lo stesso.

In otto numeri scopriamo come solo Becky fosse in grado di tenere a bada “la bestia” (per dirla alla Rocky o alla Rocchio se preferite) dentro Billy, un mostro alimentato come capita spesso a molti personaggi di Ennis, alimentato in una guerra, che per Billy sono state le Falkland, un massacro che Ennis rievoca in una sola “splash page” disegnata da Russ Braun.

Questo spiega perché i metodi con cui Billy porta avanti le missioni con i Boys, sono anche più violenti (e grondanti sangue) di quanto visto nella serie regolare, il numero sette della miniserie in copertina mostra una di quelle asce da emergenza, contenute nelle teche rosse dei pompieri, che nei film americani si vedono spesso, anche se l’arma in questione latita per tutta la storia, almeno fino all'ultima pagina.

Tranquilli, questo nella serie tv non lo vedrete mai.

Uno dei momenti più forti contenuto nel diario di Billy è l’attacco dei Boys a quello che sembra solo un ragazzino, aggredito in un bagno pubblico al ragazzo viene tagliata via la lingua di netto, anche perché senza quella diventa difficile pronunciare correttamente parola tipo «SHAZAM!». Se devo dirla tutta, era dai tempi del terzo libro di Miracleman di Alan Moore che non vedevo una tale violenza applicata ad un ragazzino propenso all'uso di parole magiche in un bagno pubblico, anzi credo che Ennis abbia voluto strizzare l’occhio proprio a quel fumetto.

Ho come l’impressione che qui nessuno stia pensando ai bambini.

“Dear Becky” non è una miniserie nata per sfruttare la popolarità della serie televisiva, se vogliamo fare un paragone con il piccolo schermo, dire che somiglia fa per The Boys quello che El Camino ha fatto per Breaking Bad. Leggere “Dear Becky” conoscendo solo la serie tv è inutile, perché gli eventi del telefilm stanno seguendo strade molto diverse da quelle del fumetto, ma in generale questa miniserie di otto numeri, non aggiunge poi molto a quello che già sapevamo dei personaggi, ma oltre ad essere un ottima occasione (per Ennis e per noi lettori) di vedere ancora in azione la furia belluina di Billy (potrete anche odiare i super eroi, ma non lo farete mai come Billy il macellaio) è anche un ottimo modo per chiudere qualche sotto trama minore rimasta ancora aperta, d’altra parte non è difficile notare delle similitudini tra “piccolo” Hughie e Jesse Pinkman se ci volessimo mettere a cercarle.

Ve lo dico subito, le fidanzate di Jesse Pinkman non camminavano sull'acqua.

Ricordo una vecchia intervista a Garth Ennis, dove diceva che mai più sarebbe tornato a raccontare storie di Jesse, Tulip e il mio preferito, Cassidy, al massimo, avrebbe potuto scrivere una miniserie sui due detective sessuali in azione sulle pagine di Preacher. Non lo ha mai fatto, anche se sarebbe stato divertente leggerla, quindi possiamo dire che si è giocato quel “credito” (se mai ne avesse avuto davvero), per concludere due sotto trame rimaste aperte con i suoi Boys, insomma ci trovo della coerenza in tutto questo.

6 commenti:

  1. Si, e' da una vita che il buon Garth dichiara di voler riprendere a fare qualche storia sul vecchio pellegrino e la sua combriccola.
    Anche perche', siamo sinceri, Jesse potrebbe benissimo andare in giro a far danni anche senza i poteri di Genesis.
    Idem per Tulip.
    Sarebbe divertente invece vedere Proinsias combinare scemenze a cuor leggero convinto di essere ancora immortale e invulnerabile quando non lo e' affatto (e sarebbe capacissimo di farlo, visto quanto e' idiota. Sapete com'e'...dopo anni passati da vampiro, non e' che ci si improvvisa umani da un giorno all'altro!).
    The Boys ad un certo punto l'avevo mollata. Alle volte avevo l'impressione che allungasse un po' troppo il brodo. E che con la scusa di dare vita a una storia piu' complessa e articolata, alla fine gli fosse sfuggito un po' tutto di mano.
    Ma sarebbe ora di dargli un'altra chance, e di leggerla fino alla fine.
    Anche perche' la serie TV va in tutt'altra direzione (che non condivido affatto).
    Si, devo decisamente riprenderlo.

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    1. Non credo che sarei per nulla interessato a nuove storie di Jesse e compagni, considerando che è uscita una serie tv e il massimo che abbiamo avuto è stata una copertina disegnata da Steve Dillon con i personaggi somiglianti alle loro versioni nella serie, questo depone ancora a favore della coerenza di Ennis, uno che sa quando dire basta con una storia.
      Ennis spesso comincia le storie con un registro molto grottesco, lo ha fatto con “The Boys” e anche con “LE cronache di Wormwood”, poi trova qualcosa nei personaggi e cambia registro (lo ha fatto anche con “Punisher”) quindi il motivo dello sbandamento che hai notato forse era dovuto a quello, “Wormwood” è una serie finita nel niente, perché oltre ad una carica sovversiva iniziale, non aveva altro da raccontare, “The Boys” invece fa un salto di qualità quando diventa più drammatica e meno grottesca. Cheers!

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    2. Premetto che pur non andando avanti a leggerlo sono rimasto comunque informato sugli sviluppi della trama. E se ne vedono senza dubbio delle belle.
      Ragion di piu' per recuperarlo.
      E si, concordo in pieno.
      Una volta che Garth si e' sfogato, comincia a emergere il vero potenziale della storia.
      Mi e' piaciuto un sacco il primo ciclo di storie su Castle, ma mai come quello successivo.
      Che oltretutto era calato in un contesto assolutamente realistico e plausibile.
      Gli orrori di cui si legge, da qualche parte nel mondo accadono veramente.
      Il guaio e' che molti con Ennis si fermano alla macelleria iniziale.
      Pure io sono incappato nell'equivoco, tempo fa.
      Ma il vero punto di forza sono i dialoghi, ragazzi. Quando in pochi scambi di parole i personaggi ti dicono tutto di se' stessi, di come la pensano su certe cose e di come dovrebbe andare il mondo.
      Li rileggerei all'infinito, certi passaggi.
      Mi farebbe un gran piacere rivedere Jesse in azione, ma se il rischio e' di mandare alla malora quanto di buono fatto fino ad adesso, allora direi che va bene cosi'.
      Mi accontento.
      In effetti la cosa bella di Preacher era che non lasciava nulla in sospeso.
      Ogni personaggio aveva il suo degno epilogo.
      Quel che si chiama coerenza, direi.
      Ad avercene.

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    3. Non sento il bisogno di altre storie di Jesse o di Tommy Monaghan, per fortuna Ennis ha la testa sulle spalle. Cheers!

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  2. Ritornare sui propri personaggi è spinoso, rischioso e spesso si rischia di rovinarli, se poi sono appena diventati immensamente popolari in TV è pure peggio! Da un autore come Garth sono felice di vedere coerenza nella guida della propria opera, preferendo personaggi nuovi che le trappole affilate di quelli vecchi.
    Un mio sogno proibito sarebbe una storia di Alien o Predator scritta da Ennis, ma è davvero il paradiso proibito di un fan ^_^

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    1. Sono sicuro che la Dynamite spingesse per nuove storie, così come Prime Video, sicuramente Ennis ha ricevuto bei soldi, ma non ha concesso nulla ai nuovi spettatori, questa storia è davvero la coda strumentale del suo fumetto, questo depone a favore della sua coerenza, anche perché non è proprio abitudine dello scrittore Nord Irlandese resuscitare storie finite, lo apprezza anche perché sa rispettare il naturale finale di una storia.
      Non ricordo grandi collaborazione tra Ennis e la Dark Horse, magari ricordo male ma potrebbe essere questa la ragione, anche perché con Alien e Predator avrebbe l’occasione di scrivere un’altra storia di soldati che a lui (e a noi) piacciono tanto. Chissà che la Marvel non faccia la meraviglia, loro il numero di Ennis in rubrica lo hanno ;-) Cheers

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