giovedì 3 dicembre 2020

Dalla Cina con furore (1972): in Cina ce ne sono migliaia come lui (ma uno solo era Bruce Lee)

Questa Bara prosegue il suo volo sulle orme del Maestro Bruce Lee, oggi lo facciamo con un film a dir poco monumentale, benvenuti al nuovo capitolo di… Remember the dragon!

Uno non può imparare il Kung Fu come Neo in Matrix, con uno spinotto nel cranio e via pedalare, come qualunque altra disciplina, sono richiesti anni di dedizione, fatica e (mai come in questo caso) botte. Dopo il trionfale successo di Il furore della Cina colpisce ancora, la Golden Harvest non ha voluto perdere nemmeno un minuto mettendo subito in produzione un nuovo film con protagonista Bruce Lee, ancora una volta diretto dal produttivo e insopportabile Lo Wei, malgrado tra i due si fosse quasi sfiorata la tragedia già nel loro primo film.

Ah gli anni ’70, con quello stile nel vestire incredibile!

Già primo film, malgrado in uno strambo Paese a forma di scarpa dove abbia deciso di mescolare le carte come solo noi Italiani siamo in grado di fare. Come abbiamo visto la scorsa settimana, non solo i titoli americani dei due film sono stati invertiti tra di loro, ma qui da noi ad uscire per primo nelle sale è stato il secondo film del Maestro Lee, un titolo che ha fatto esplodere la Bruceploitation nel mondo e che qui da noi viene erroneamente ricordato come il primo grande film, in grado di far scaldare gli Italici cuori per i film di Kung Fu, questa è una credenza piuttosto comune derivata dall’enorme popolarità della pellicola. Anche se bisogna essere precisi, questo primato spetta a “Cinque dita di violenza” (1972), uscito qualche mese prima e in grado di incassare il doppio del film di Lee, ma per maggiori dettagli, dovete per forza leggervi il post di Doppiaggi Italioti scritto da Lucius Etruscus, che oltre a tanta storia, contiene una bella analisi sulle voci dei doppiatori. Perché è troppo facile scherzare sul fuori sincrono e basta!

“Dalla Cina con furore” a mio avviso dovrebbe essere proiettato nelle scuole, uno di quei film che tutti nella vita prima o poi dovrebbero vedere. Quando il titolo di un film diventa un’espressione di uso comune come accaduto a questa pellicola, quel film andrebbe visto anche solo per cultura (pop) personale, ma poi parliamoci chiaro, aiuta il fatto che sia un film veramente incredibile, da queste parti li chiamiamo Classidy!

Con maggiore possibilità di influire anche sui contenuti della trama (dopo aver litigato furiosamente con Lo Wei) il Maestro Bruce Lee pesca dalla sua esperienza di marzialista cresciuto per le strade della Cina, al centro di faide tra diverse scuole di Kung Fu, perché prima che i rapper americani iniziassero a spararsi per strada divisi tra Blood e Crips, i Cinesi avevano già dato con decenni di risse a mani nude nello stile del Gongfupian, proprio questo è il tema di partenza di “Jing wu men” anche noto come “The Chinese Connection” o "Dalla Cina con furore".

Il film comincia con una frase che mette in chiaro gli intenti, si è romanzato parecchio intorno alla sospetta morte del maestro Huo Yuanjia, ma i film restano il modo più divertente per tramandare leggende, quindi Huo Yuanjia è anche il MacGuffin che mette in moto la storia di “Dalla Cina con furore”. Quanti film avete visto che cominciavano con la premessa «Avete ucciso il mio Maestro, ora la pagherete!», tanti vero? Bene questo è il padre nobile di tutti quei film, perché in qualche modo pur essendo un’eccezione, è la più meritevole possibile.

In fondo qualcuno ha piantato un pandemonio per il suo cane, figuriamoci per il Maestro.

Bruce Lee interpreta nuovamente Chen Jeh, personaggio che ricompare con pochissime varianti in tutti i suoi film, senza una vera continuità narrativa tra le pellicole, un po’ come il pistolero senza nome di Clint Eastwood, con mani e piedi velocissimi. Di norma i combattenti dei film di arti marziali sono posati, quieti e glaciali anche quando tengono acceso il fuoco della loro vendetta, Chen invece è in balia della sua emozioni e lo è da subito, dalla sua entrata in scena.

Se “Dalla Cina con furore” è un modo per romanzare sulla morte di Huo Yuanjia, è anche un film che ha regalato al pianeta un protagonista Cinese (e orgogliosissimo di esserlo) lontano dagli stereotipi classici, il classico Cinese con codino e baffetti che si vede di norma nei film americani. Chen entra in scena candido e vestito di bianco e in un attimo corre disperato al funerale del suo Maestro, la reazione è tutto tranne che quella di un marzialista posato, siamo in piena zona Mario Merola, con urla, strepiti e Chen che cerca di dissotterrare a mani nude la bara di Huo Yuanjia, per fermarlo ci vuole lo “SDONG!” di un colpo di pala in testa, seguito subito da titoli di testa del film. Ne parlavo qualche giorno fa proprio con Lucius, ho una specie di ossessione per le musiche nei film, e in quelle di arti marziali in particolare, per dirvi dei miei problemi (mentali) ogni tanto mi canto Aaaahh ahhhhh ahhhhh da solo, il tema principale di questo grande film (storia vera).

Ed è subito Mario Merola.

Chen cade in un cupo mutismo, non si capacita del fatto che il suo Maestro sano e forte, possa essere morto senza spiegazioni nel giro di così poco tempo, ma non ha tempo di disperarsi, alla sua scuola ancora in lutto compare, il solito viscidone collaborazionista interpretato come sempre dal bravissimo Wei Ping-Ao. Qui il quattrocchi spara pidocchi, arriva spavaldo con i suoi guardia spalle Giapponesi a fare il grosso nella scuola di Chen, perché il film è ambientato nel bel mezzo della tremenda occupazione Cinese, in cui il popolo era oppresso dagli odiati Giapponesi e da tutti gli occidentali loro amici. In quanto emissario e interprete della scuola di arti marziali di Hiroshi Suzuki (Riki Hashimoto), Wei Ping-Ao porta in “dono” un cartellone incorniciato con una scritta che si fa beffe dei deboli e sottomessi Cinesi, definiti nel brillante adattamento Italiano, con un'espressione che punta dritto all'orgoglio: marionette dell’Asia.

“Benvenuti a 'sti Cinesi sono codardi e un po’ cortesi, e tu che sei un Cinesin e dimme un po’ che c’hai da dì”, “Non sono codardo, ma Cinese sì, e se non levi quella mano te faccio un culo così”

Chen ingoia bile in comode pinte, non può disonorare la memoria del suo Maestro facendo scempio dei Giapponesi durante il lutto, quindi fa passare qualcosa come… Sei secondi (pieni eh?) e poi si reca da solo alla scuola di Suzuki, sventolando il bandierone come cantavano gli Elii, con la differenza che qui un po’ di sangue scorrerà, visto che quella che comincia è una scena leggendaria, ed è solo la prima del film!

Il Maestro Lee e gli studenti della scuola, che forse avrebbero preferito la didattica a distanza.

Chen chiede ai suoi avversari se hanno intenzione di attaccarlo «Solo tu, o tutti insieme?» e con la spavalderia di cui solo Bruce Lee era capace (nella vita e al cinema) fa la storia, per altro facendo esordire al cinema i Nunchaku, arma in grado di sprigionare una devastante potenza, che Lee aveva giù utilizzato brevemente in un episodio di “The Green Hornet” e che solo anni di Tartarughe hanno potuto rendere innocua.

Lui con le tartarughe ci fa la zuppa.

Qui Bruce Lee non solo utilizza l’arma per spaccare crani, ma costringe anche i chiacchieroni Giapponesi a rimangiarsi lo striscione… Letteralmente! («Mangia e ringraziate il cielo che è solo carta, la prossima volta ingoierete anche il vetro»).

“Mangia che è buono, mangia che devi crescere”

Bruce Lee è una pantera, tirato come una lippa è un donatore sano di carisma in uno stato di concentrazione tale che quando scompare dal film, si avverte comunque la sua presenza. Si perché quando Chen rialza la testa lo fa alla grande e se la morte di Huo Yuanjia è un elemento realistico presente nel film, l’altro è senza ombra di dubbio il cartello davanti al parco “Vietato l’accesso ai cani e ai Cinesi”, che di fatto è un po’ l’equivalente di quello di “La vita è bella” (1997) solo con Bruce Lee al posto di Roberto Benigni, quindi invece che mettersi ad elencare a memoria terzine di Dante, il Maestro preferisce staccare il cartello e spezzarlo in due, tutto a colpi di calci volanti.

Questo secondo me Benigni non lo sa fare.

La reazione Giapponese non si fa attendere, gli uomini di Suzuki si presentano in forze alla scuola di Chen devastando e picchiando tutti e se avete l’occhio abbastanza allenato, potrete scorgere tra le comparse anche un giovane Jackie Chan, tenetemi l’icona aperta su di lui, più avanti ci torniamo. Questa è la porzione di film dove la trama (comunque snella e agile quando Lee nel ritmo) rallenta un po’, facendo entrare in scena il capo della polizia interpretato dallo stesso Lo Wei, un Cinese costretto dal ruolo a fare lui sì la marionetta dei Giapponesi, perché Chen si ritrova da solo non solo ad indagare sulla sospetta morte del suo Maestro (scoprendo un po’ per colpo di culo il complotto ordito da Suzuki che aggiunge legna secca al fuoco della sua vendetta), ma per un po’ il protagonista deve darsi alla macchia.

La sua vendetta si esprime a colpi di Giapponesi morti appesi ai pali della luce, come se questo film fosse “From Hell China - la vera storia dello squartatore di Shanghai” e dove per dare spazio alla bella Nora Miao (anche lei attrice ricorrente nei film di Bruce Lee) arriva un momento semi romantico, con Chen latitante, impegnato ad arrostire… Cos'è cane allo spiedo quello? Non lo voglio nemmeno sapere, proseguiamo perché il meglio deve ancora arrivare.

Questa si commenta da sola, niente battutacce giuro.

Malgrado i litigi furiosi sul set tra Lee e il tronfio Lo Wei (la leggenda vuole che in almeno un’occasione sia dovuta intervenire la polizia locale a sedere un principio di rissa), “Dalla Cina con furore” è pieno di momenti che hanno marchiato a fuoco l’iconografia cinematografica, Chen che solleva di soli bicipiti il risciò con sopra Wei Ping-Ao, oppure il modo in cui elimina il maestro Giapponese armato di Katana, disarmandolo con un calcio fulminante e poi facendolo finire infilzato dalla sua stessa lama ricaduta dal cielo, momenti incredibili per gli spettatori di tutte le latitudini, ma speciali per il pubblico Cinese.

“Dalla Cina con furore” ha rappresentato per il pubblico Cinese quello che Rocky è stato per i ragazzi Italo-americani, un eroe del popolo per cui fare il tifo che li rappresentasse in pieno in tutta la loro voglia di rivalsa, ci voleva un attore, un uomo e un artista marziale con una convinzione dei suoi mezzi, un carisma e una presenza scenica notevole per caricarsi tutta la Cina sulle spalle, Bruce Lee che è stato un bipede più unico che raro aveva tutte le caratteristiche e la volontà necessaria, infatti il film è puro fomento contro gli odiati Giapponesi e tutti gli invasori.

“Presto ti serviranno le stampelle più che le bretelle”

Compreso il campione fatto arrivare dalla Russia di nome Petrov (Robert Baker) una sorta di Ivan Drago ricciolone e con le bretelle che rappresenta solo uno degli ostacoli che si pareranno tra Chen e il “Boss finale” Suzuki, ma se Bruce Lee fa sfoggio di talento marziale, anche sul lato recitativo non è da meno, oltre ad una gamma espressiva notevole, e dello spavaldo gesto (imitato da chiunque) di sfiorarsi energicamente la punta del naso con il pollice, il Maestro Lee si lancia anche in un imitazione di un tecnico dei telefoni occhialuto, travestimento con cui riesce ad infiltrarsi nella scuola di Suzuki dando il via al finale del film, in cui Bruce Lee "going berserk" come pochi altri sono riusciti a fare nella storia del cinema, il furore della Cina in azione. Ve lo dico fuori dai denti, se non vi piace questo, non vi piace il cinema ed io non vi conosco, ma non ho nemmeno voglia di conoscervi.

Petrov viene gonfiato come una zampogna, “ipnotizzato” dal movimento delle mille mani di Lee, una scena che abbiamo rivisto ogni giorni sulle reti private che trasmettevano episodi di “Ken il guerriero”, visto che il personaggio di Tetsuo Hara e Buronson ha pescato a mani piene dall’iconografia creata da Bruce Lee.

Ken Bruce sei tu, fantasico guerriero, sceso come un fulmine dal cielo (quasi-cit.)

Ma è lo scontro finale con Suzuki ad essere leggenda, prima Bruce Lee dimostra quanto possano essere letali i Nunchaku, anche contro un’affilata katana, e poi non pago, decide di inventare quello che diventerà un classico dei film d’azione, il defenestramento del cattivo, solo sedici anni prima di Trappola di cristallo, con un calcio che è pura poesia in movimento e che merita un paragrafo a parte, visto che vi ero anche debitore di un’icona lasciata aperta.

"Happy trails, Hans Suzuki" (quasi-cit.)

Per girare la scena ci voleva un cascatore abbastanza matto da farsi volontariamente legare ad un cavo e farsi colpire al volo da uno dei calci di Bruce Lee, l’equivalente con articolazioni di un colpo di frusta (in grado di spezzare le tue di articolazioni), chi si offre volontario? Sul set il gelo. Solo un ragazzo si alzò, non ancora un divo, anche se un giorno il mondo lo conoscerà come Jackie Chan che al grido di «Dai faccio io, altrimenti qui facciamo notte» venne premiato da Lee che apprezzava questo livello di sfacciataggine. Quindi quando nel film vedete Suzuki volare via come un palloncino bucato, sappiate che state guardando uno degli incredibili voli di Jackie, ma per tutto i dettagli, non perdetevi lo speciale di Lucius.

Già così “Dalla Cina con furore” sarebbe leggenda, ma il finale consacra il film a titolo imprescindibile per chiunque, anche se trionfante contro Suzuki, Chen si ritrova nella sua scuola, vittima della vigliacca ritorsione Giapponese. Ormai fuori ad attenderlo tutta la polizia connivente, solo che questa volta decide di affrontarla diversamente rispetto al finale di The Big Boss. Se vi capiterà di guardare il film in lingua originale, vedrete che Chen qui deciderà di puntare sull'individualismo, prendendosi tutte le responsabilità delle sue azioni, al viscido burocrate che tratta per la sua resa infatti Bruce Lee dice (in Cinese): «la scuola non c’entra niente con le mie azioni personali». Ma in uno strambo Paese a forma di scarpa, forse questo film è stato capito anche di più, dimostrando che tutta la sua enorme popolarità qui da noi era meritata, infatti Cesare Barbetti che è una scelta perfetta per rendere la parlata spavalda e sicura di Bruce Lee, in Italiano si ritrova a far dire a Chen quella che in una lista delle dieci migliori “Frasi maschie” della storia del cinema, potrebbe quasi giocarsela per il podio: «Sta a sentire, cerca di aprire bene le orecchie, in Cina ce ne sono migliaia come me: lasciate in pace la nostra scuola!». Signore, signori, la leggenda di Bruce Lee è servita.

Dedicata ai fanatici del doppiaggio, ma anche agli estremisti della lingua originale.

Mentre il tema principale del film riparte fortissimo e il suo popolo in sala ormai assisteva a questo finale in piedi e con le braccia esultanti lanciate sopra la testa, Bruce Lee caccia uno dei suoi urli da gatto furioso e affronta con un calcio volante suicida la polizia schierata ed armata, in quello che è senza ombra di dubbio uno dei finali più iconici della storia del cinema, oltre ad uno dei più strapotenti che io ricordi.

Dritto tra i più grandi finali di tutti i tempi.

“Dalla Cina con furore” ritoccò ancora una volta il record di incassi ad Hong Kong lanciando la Bruceploitation, un titolo con cui prima o poi tutte le maggiori star delle arti marziali cinesi hanno dovuto fare i conti, Jet Li, Donnie Yen e lo stesso Jackie Chan sono stati coinvolti in rifacimenti oppure seguiti apocrifi di questo film. Ad ottant'anni dalla sua nascita e a quasi cinquanta dall'uscita di questo film, il furore del Maestro Bruce Lee è ancora il modello di riferimento, sarà pure vero che in Cina ce ne sono migliaia come lui, ma uno solo era Bruce Lee. 

Ma noi non abbiamo ancora finito, la prossima settimana il furore della Cina conquisterà l’occidente… A colpi di urla e calci.

34 commenti:

  1. Recuperero pure gli altri, a casa il cinema di Lee è un culto. Mio padre, mio fratello e anche io senza dubbio ne sono rimasto affascinato. Però nel vederlo andrò a ritroso, direttamente da I tre dell'operazione drago. Fosse rimasto in vita avrebbe ulteriormente modificato i film in cui era diventato maestro, levare la teatralità per rendere ancore più reali le coreografie fu una scelta saggia.

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    1. Quello è un ottimo punto di inizio ;-) Lo penso anche io, aveva anticipato già molto del cinema moderno, la sua idea di “Game of Death” era “The Raid” prima di “The Raid”, i suoi film mai realizzati sono come i dischi mai suonati da Jimi Hendrix. Cheers!

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    2. E' vero ottimo paragone, Mi ricordo molto bene l'impatto la prima volta che ho visto Enter The Dragon e tutti gli altri suoi film. Tutto è iniziato da Dragon di Rob Cohen (so che sembra strano) e da lì mi son visto le VHS di mio padre. ;)

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    3. Venticinque anni fa circa ero in sala a vedere "Dragon" di Cohen su grande schermo, dispiacendomi perché la roba che stava inventando stava seppellendo Bruce sotto chili di melassa hollywoodiana. (In fondo il film racconta la storia come l'ha scritta la moglie americana, quella neanche citata nelle ricostruzioni asiatiche!) Invece poi leggo che ti ha spinto ad approfondire i film di Bruce, quindi almeno qualcosa di buono Cohen l'ha fatto :-P

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    4. “Dragon” visto in tv nella (numerose) repliche su Italia 1, aveva tutto per spingere una generazione a conoscere Bruce Lee, ma il fatto che fosse terribilmente romanzato, si notava anche per chi non conosceva la storia del Maestro Lee, anche a me ha spinto ad approfondire, qualcosa di Lee avevo già visto infatti alcuni compagni a scuola mi chiedevano delucidazioni (storia vera), non è un bel film, per nulla, ma non lo odio, in un’epoca pre-Internet ha svolto una funzione quasi sociale ;-) Cheers

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    5. Linda ha fatto più danno della grandine, guardando “Dragon” si vede che la storia è buona parte dal suo (edulcorato) punto di vista, anche se si è guardate bene da citare le nefandezze che ha fatto per soldi. Inoltre vedere Bruce Lee nel film, salvare il figlio, che poco dopo sarebbe morto, quel film è pura melassa, come dicevo qui sopra ha avuto la sua funzione, ma è tutto tranne che bello o credibile ;-) Cheers

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  2. Purtroppo possiedo questo film in VHS ed è di una qualità tremenda a livello di una copia pirata, ma non lo è. Stessa cosa per il DVD di Cinque Dita Di Violenza. Spero che, se esistono, i bluray li rendano migliori visivamente. Ovviamente non chiedo un 5.1😂😂😂

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    1. Esistono ma di sicuro qualcuno dei lettori della Bara potrà aiutarti, io sono fermo ai cofanetti in DVD. Anzi qualche consiglio per l'acquisto farebbe comodo anche a me ;-) Cheers

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    2. Bobby vai su amazon, il collezionista ha pubblicato tutti i suoi film in BR. NOn è però un BR ma un DVD spacciato per BR nel master.

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    3. Mi permetto di intervenire per una preghiera a Bobby: custodisci gelosamente quella VHS, perché è l'ultima traccia dell'edizione italiana del film, ormai persa per sempre!
      Non è che si veda male, è così la copia: nel 1984 ho avuto l'onore di assistere alla prima messa in onda su Italia1 del film e la qualità faceva schifo esattamente come quella arrivata poi in VHS (e DVD Legocart), perché era presa direttamente da pellicola originale italiana, con tagli, salti e robe varie. Che rappresentano un tesoro di video-archeologia inestimabile, con la scritta che apre il film in italiano!
      "Dalla Cina con furore" è stato ristampato più e più volte, se vuoi una copia che si veda alta qualità o aspetti che passi su Cielo o TV8 (il ciclo è replicato con regolarità) oppure su eBay o Amazon prendi il DVD Legocart rimasterizzato o quello Stormovie del 2003, che sono dei gioiellini sia per l'audio che per il video.
      C'è anche l'edizione Dall'Angelo Pictures (circa 2010) che presenta la rimasterizzazione Fortune Star 1993, cioè l'edizione di riferimento delle copie internazionali del film, ma il video non è migliore, anzi onestamente sembra più sfocato rispetto alle versioni precedenti.
      Nel 2019 la Eagle Pictures ha presentato i super-mega-Blu-ray da collezione dei film di Bruce, che stando a quanto c'è scritto presentano l'ulteriore rimasterizzazione Fortune Star del 2010. Non arrivo ad apprezzare certi livelli di preziosismo su una pellicola del 1972: rispetto alla qualità VHS, un qualsiasi DVD di quelli che ti ho citato è già un enorme passo in avanti ;-)

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    4. P.S.
      Per "Cinque dita di Violenza" purtroppo il DVD italiano è palesemente un errore di fabbrica, perché qualche anno prima era uscita la VHS Warner "Gli Scudi" dove il film si vede benissimo, quindi al momento di riversarlo in DVD gli si deve essere rotto qualcosa :-D

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    5. Perfetto grazie Lucius! Per ora mi terrò i DVD Dall'Angelo Pictures comprati ai tempi che furono, intanto terrò gli occhi aperti per le versioni giuste, mille grazie! ;-) Cheers

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  3. Sì però tu non puoi fare così! Io parto tutta seria e poi arrivo all'immagine con "Ed è subito Mario Merola" e scoppio in risate plateali! dai! per non parlare di quella dopo, e dell'ivan drago ricciolone con le bretelle! ho dovuto leggere due volte, la prima ridevo troppo, alla seconda ho fatto più la seria.
    Comunque dovrai fare un post anche sulle 10 frasi maschie della storia del cinema.

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    1. Nel frattempo, ti sottopongo la mia video-classifica :-P

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    2. ahahahaah non ho tempo di sanguinare! Mitica! Oh ma pensa come sto, io non ho mai visto Rambo per cui puoi immaginare la mia faccia quando nel primo fotogramma della frase maschia numero 1 ti vedo Charles Napier il leader dei Good Old Boys!!!!!

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    3. Il mitico Murdock ^_^ «Sono io che vengo a prenderti!» e detto da un prigioniero in Vietnam è la frase maschia più maschia della storia del cinema! :-P

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    4. ma invece schwarzy quando non ha ucciso il tipo davvero per ultimo? lo ha ucciso per penultimo?

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    5. No, per primo! Ecco perché ha mentito :-P

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    6. Più voglio bene ad un film, più ci scherzo questo offre molte possibilità ma lo amo talmente tanto che è solo un altro modo per omaggiarlo, l'idea per la classifica non è niente male ;-) Cheers!

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    7. Lucius il tuo vito è leggenda! Travolta è un tocco di classe, lo sto guardando a rotazione in questo momento (storia vera) ;-) Cheers

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  4. Un giorno li rivedrò tutti i film di Bruce, almeno spero..

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    1. Sono cinque, anzi quattro e mezzo per la precisione, ora saprai cosa fare durante le vacanze di Natale ;-) Cheers

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  5. Grandissimo post un omaggio ad un grandissimo, e grazie per le citazioni ^_^
    La potenza di questo film è senza precedenti, credo che il paragone con "Rocky" sia l'unico che possa capire la portata sociale di quello che all'apparenza è un semplice "film di menare", ma che si ritrova sulle spalle un'intera classe sociale abituata solo a venire umiliata, mai ritratta. Purtroppo Lo Wei non l'ha mai capito, ma la forza del film, oltre ovviamente a Lee stesso, era il ritrarre un protagonista umile che lottava contro i potenti. Che non era una novità ad Hong Kong ma era ancora un tema "fresco": aggiungendoci la potenza di Lee, non poteva che esplodere tutto.

    A proposito del misterioso maestro Huo Yuanjia, di cui vediamo solo la foto: si dovrà aspettare il 2006 perché si racconti la sua storia, interpretato da Jet Li, quindi in pratica "Dalla Cina con furore" è il sequel di "Fearless" (2006), visto che inizia dove quello finisce :-P

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    1. Non puoi mancare in un post sul Maestro, ti ringrazio moltissimo! Penso che solo “Rocky” abbia fatto altrettanto, solo che i cinesi erano leggermente di più dei ragazzi Italo-americani, la proporzione è tutta nei numeri ;-) Verissimo, ho cercato per tutto il post di inserire un riferimento a “Fearless” senza riuscirci in modo decente, grazie per averlo fatto tu qui ;-) Cheers!

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  6. La settimana scorsa, bello gasato dal tuo post, torno a casa la sera deciso a spararmi "IL FURORE DELLA CINA COLPISCE ANCORA". Mangio, mi spaparanzo sul divano, accendo la tv e... PAM! Su Sky danno "DALLA CINA CON FURORE"! Un gentile avviso mi segnala che se voglio vederlo dall'inizio basta premere questo tasto qui e cosa fai? Non vuoi guardare Chen che mena tutti i bastardi giapponesi? Ovvio che sì!

    Quindi "IL FURORE" è ancora in sospeso, "DALLA CINA" invece è stato rivisto per l'ennesima volta con gli occhi a cuoricino e il sorriso ebete stampato in volto. A aggiungo che me lo riguarderei pure stasera.

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    1. Ringraziamo gli autori dei palinsesti che leggono assiduamente la Bara Volante, vi voglio bene ;-) Cheers!

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  7. LA potenza, signori, la potenza!

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    1. Classe, velocità e potenza tutta insieme, un bipede irripetibile. Cheers!

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  8. Ottimo lavoro Cassidy👍
    Hai visto la seconda stagione di Warrior la serie basata sull'idea originale di Bruce Lee?
    Per me è cosi cosi.

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    1. Devo ancora cominciarla, volevo accumulare un po' di episodi, per il resto ti ringrazio molto ;-) Cheers

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  9. Se non mi sbaglio il personaggio di Huo Yuanjia lo aveva interpretato pure Jet Li in "Fearless", se la memoria non mi inganna...
    Và come era avanti, il Bruce. Mi fa già il seguito ancora prima che il primo film arrivi!
    No, scherzo. In realtà credo che su quella mitica figura siano stati fatte decine di film.
    Come per molti di noi...la mia prima volta, con Bruce. Indimenticabile.
    Ok, detta così...ma rede benissimo l'idea.
    Un film che ha sfornato iconografia a pacchi, con molte scene che sono state riprese ed imitate altrettanto a iosa. Ma mai veramente eguagliate fino in fondo.
    Perché la perizia, la meticolosità e la precisione certosina di Bruce erano dote assai rara.
    Azzeccatissimo il paragone con Rocky, Cass.
    Anche questa é un opera furba, per certi versi. Persino ruffiana e arruffa-pubblico.
    Ma va dritta come un fuso, sa quel che vuole e colpisce dritta al cuore e allo stomaco.
    Impossibile non esaltarsi e non finire in preda al fomento.
    Abbiamo l'eroe che si fa carico del dolore e delle speranze di un intero quartiere, di un intero popolo.
    E una volta ottenuta giustizia (non vendetta. Giustizia!) e puniti tutti i colpevoli, va incontro ad un'uscita di scena trionfale, nonostante l'esito tragico.
    La fine gloriosa che cerca ogni guerriero.
    Certo che viste con gli occhi di oggi certe distribuzioni effettuate a membro di segugio di allora, con particolare riferimento alle opere di stampo orientale, ottennero dei risultati a dir poco clamorosi.
    Rivendendolo oggi, ci si rende conto che, paragonato a quello che per tutti noi é il secondo film con Bruce Lee, questo é realizzato decisamente meglio.
    Bruce é sicuro dei suoi mezzi, Ed ha il completo controllo della sua creatura nonostante col regista si scanni un giorno sì e l'altro pure.
    La differenza é enorme.
    Sentendo il termine "Marionette dell'Asia" non posso fare a meno di pensare al termine "Malati dell'Asia" con cui venivano appellati i cinesi all'inizio del secolo passato.
    Bruce prende una storia classica e dimostra di avere un'occhio attento anche all'attualità di allora. A prezzo di qualche incongruenza comunque perdonabile (non mi pare che all'inizio del novecento esistessero già le auto).
    La Cina all'uscita del film, pur avendo tutte le potenzialità necessarie per emergere in futuro sul mercato globale non era ancora il colosso industriale ed economico che conosciamo oggi.
    Era considerato, alla pari di molti altri paesi del Sud - Est asiatico, una sorta di terzo mondo. Specie dai Giapponesi, che hanno sempre avuto un atteggiamento di alterigia mista a superiorità nei confronti delle altre nazioni asiatiche.
    Bruce si carica sulle spalle questo sentimento di riscatto e di rivalsa, e come Sly col suo Rocky se ne fa portavoce anche in nome di chi non può e non ce la fa a far sentire la propria.
    E in questo caso spezzo una lancia a favore del doppiaggio nostrano.
    Nell'originale Bruce di fatto si sacrifica per evitare ulteriori rappresaglie da parte degli usurpatori.
    Ma nella versione italiana...dà da capire che chiunque può farcela ad alzare la testa e dire no, se solo lo vuole davvero.
    Il messaggio arriva forte e bello chiaro, e pazienza se forse non é proprio quello che aveva in mente.
    Menzione d'onore per Jackie Chan.
    Di fatto, qui Bruce dà la benedizione a quello che diventerà il suo successore spirituale, anche se in maniera più caciarona.
    Un pò come il pistolero senza nome nei confronti di Trinità, giusto per tirare in ballo un altro tuo gustosissimo parallelismo.
    Ma a suon di schiaffazzi in the la fazza. O meglio...di un calcione ben assestato.
    Sul Grande Jackie...non mi stupisco più di nulla da quando l'ho visto, in un filmato di repertorio, fare un volo di non so quanti piani per poi atterrare DRITTO DI TESTA.
    Come ha fatto a non morire non lo so.
    Potenza del Kung Fu.
    Film di culto, davvero. E grande recensione, complimenti.
    Da qui in poi la strada per Bruce sarà tutta in ascesa, in una progressione straordinaria (anche se breve, purtroppo).

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    1. Si, lo dicevano qui sopra nei commenti ;-) In effetti si tratta di un adattamento in Italiano che la butta sull'orgoglio personale e non quello di patria, in realtà l’espressione era proprio “malati dell’Asia” (sick men of Asia secondo la versione in inglese), bravissimi hai azzeccato il riferimento culturale esatto ;-) Cheers!

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  10. Eh niente, questo Natale li recupero tutti sti film con Bruce Lee

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