lunedì 30 novembre 2020

Jiu Jitsu (2020): se può essere ferito, può essere menato

Se mi chiedessero di inventarmi il soggetto scemo di un film così, su due piedi, senza impegnarmi troppo e senza starci a pensare ore, penso che butterei lì qualcosa tipo: Nicolas Cage e Tony Jaa che combattono gli alieni. Sapete uno di quei duetti cretini e impossibili tipo Rob Zombie e Lionel Richie, quelle cose che fanno ridere proprio perché non accadranno mai, almeno fino a quando non succedono veramente.

Non credo che nessuno abbia mai chiesto deliberatamente a Dimitri Logothetis di inventarsi il soggetto scemo di un film, ma la sua risposta è stata comunque: Nicolas Cage e Tony Jaa che combattono gli alieni. Ma non pago ha pensato di produrre anche un fumetto su questo soggetto, affidando i disegni a Jim McGrath e intitolandolo “Jiu Jitsu”. Non faccio nemmeno finta di aver dubitato dell’esistenza di questo fumetto prima di vedere il film, figuriamoci se posso anche averlo letto, ma sappiate che tecnicamente questo è anche un “Cinecomics”, giusto per non farci mancare proprio niente.

Leggo tanti fumetti, ma questo non faccio nemmeno finta di conoscerlo.

Logothetis è lo stesso che ha diretto Kickboxer - retaliation il seguito di Kickboxer - vengeance rifacimento del classico con Van Damme. Le caratteristiche principali di quel film? Botte ruspanti e in quantità, in un film che metteva intorno a quel volenteroso stoccafisso di Alain Moussi, una serie di facce note incredibili e improbabili anche più di un duetto tra Rob Zombie e Lionel Richie. Squadra che vince non si cambia, infatti non solo Logothetis ha un terzo “Kickboxer” in rampa di lancio (intitolato “Armageddon”, speriamo bene) ma ha pensato che aggiungendo qualche alieno, si potesse inventare una trama tutta nuova sostenuta da un fumetto che probabilmente ha letto solo lui (e sua nonna), quindi questa volta attorno ad Alain Moussi, troviamo Frank Grillo, JuJu Chan, Tony Jaa e soprattutto, il preferito del mio cane, Nicolas Cage.

Guardate che boss Nicola sul set, anche i capelli, sembrano quasi veri.

Per far capire che la storia è tratta da un fumetto, Logothetis inserisce una serie di dissolvenza e vignette in pieno stile fumettistico, con tanto di didascalie a suddividere idealmente il film in capitoli, come se fosse sceso dal letto con il piede da Ang Lee e questo fosse la sua personale versione degli “Split screen” di “Hulk” (2003). La storia comincia con una cometa che ogni 25 dicembre conduce di Re Magi a Betlemme sei anni sorvola un non ben precisato Paese del sud Est asiatico che per comodità chiameremo Thailandia, aprendo un portale con un altro mondo, in quello che per comodità chiameremo un tempio nel mezzo della giungla.

Per raccontarci questo, Logothetis si affida ad una signora locale che parla un forbitissimo Thailandese che viene tradotto (male) ai soldati americani locali (perché in ogni luogo del mondo possiamo trovare un plotone di soldati Yankee, sono più diffusi degli Hard Rock Cafè), da un improvvisato traduttore interpretato da Gamberone, quello di “My name is Earl”, una gioia infinita per me rivedere il mitico Darnell "Crabman" Turner nel ruolo dell’alleggerimento comico. In questa orgia di nomi famosi scelti a caso, ho sperato di rivedere anche Jason Lee, solo per ricordare i vecchi tempi.

Ehilà Gamberone!

La signora Thailandese ha ripescato (letteralmente) un manzo senza nome e senza memoria, che per comodità chiameremo Alain Moussi, anche se presto scopriremo che il suo personaggio risponde al nome di Jake, ferito e senza ricordi ma immediatamente consegnato ai soldati americani. Considerando che questo film ha fatto della credibilità una bandiera, dopo l’esperienza nel ruolo della Hacker bòna, Marie Avgeropoulos arricchisce il suo curriculum con la parte della militare bòna, le manca solo l’Indiana, la pompiera e la motociclista, poi potrà cantare da sola “YMCA”.

Più che due attori, due cartonati stile benzinaio.

Alain Moussi detto Jake è un beota, lo smemorato di Collegno che dove lo mettono lui mena, quindi impressionato dallo spiegone sulla cometa, questa volta recitato dalla Avgerocosa, se la prende con un paio di soldati sfoggiando per lo meno un paio di calci notevoli, che però Logothetis decide di mostrarci da tre angolazioni diverse, tutte mantenute nel montaggio finale, creando un ridondante effetto videogioco, sembra di guardare la mossa finale di “Tekken”, quando mandi KO l’avversario. Bisogna dire però che dopo i primi calci di conoscenza, tra Jake e i soldati inizia una grande amicizia che dura più o meno… Otto secondi, ma pieni eh?

“Non si picchia uno con gli occhial…” SBAM!

Si perché dal nulla arriva Tony Jaa che inizia a prendere a calci e gomitate i soldati, tutto per puntare dritto su Jake lo smemorato di Collegno (comune nel Michigan per chi non lo sapesse), che appena lo vede, gli scambia un maschio cinque, nemmeno fosse una celebre scena di Predator, per poi scappare insieme a lui e anzi, dando manforte allo sconosciuto appena arrivato per gonfiare di botte i soldati con cui era amicissimo fino a mezzo secondo prima. Vorrei dirvi che mi sto inventando tutto, ma ve lo giuro, la trama è davvero questa.

Mai fare “gomitino gomitino” con Tony Jaa.

Quella che segue è una lunga scena in piano sequenza (perché Tony Jaa sarà sempre “Mr. piano sequenza”) dove i pugni e i calci non mancano, ma Logothetis con la sua regia fa di tutto per renderla urticante e fastidiosa alla vista. Ad esempio spezzando il ritmo di questa bellissima “danza di menare” messa su da Tony Jaa con tanti odiosi rallenty e delle soggettive (probabilmente girare piazzando una Go-Pro sulla fronte di Alain Moussi) che creano un fastidioso effetto da videogioco. Le dissolvenze e i capitoli in stile fumetto, i combattimenti in stile videogames, viene da pensare che un giorno Logothetis compierà sedici anni e comincerà anche a pensare alle ragazze.

Your face. Your ass. What's the difference? (cit.)

Come dicevo, Jake lo smemorato di Collegno nel Michigan è un tonno che dove lo metti mena, quindi non si fa nessun problema a ritrovarsi ora in balia di una nuova banda di guerrieri, che si ricordano benissimo di lui senza che lui conservi alcuna memoria dei suoi nuovi (vecchi) amici, che come le tartarughe ninja sono tutti caratterizzati da un’arma in stilosissimo color acciaio Inox 1810 garantito a vita. Mancava solo Giorgio Mastrota con le sue pentole e poi il gruppo sarebbe stato al completo.

JuJu Chan è talmente veloce che ho sudato per pescare questo fotogramma.

Il capetto è Frank “Raffaello” Grillo armato di doppio coltello, ed ora che ci penso, campione del mondo della specialità nota come “…E noi all'alieno lo menamo”. La brava e largamente sottoutilizzata JuJu Chan (vista in Wu Assassin) oltre ad un arco da polso, copre il ruolo della Michelangelo di turno armata di Nunchaku, mentre un generico nero che per tradizione muore per primo, qui è il Donatello di turno armato di bastone Bō, che è quello che quando ti colpisce in testa ti cancella la memoria, da qui spiegato il nome.

"Cosa ti ha colpito?", "Bo!"

Completa il quartetto delle tartarughe senza guscio, il nostro Tony Jaa armato di Tonfa, giusto per rendere i suoi colpi di gomito ancora più letali, ne aveva giusto bisogno.

Non ballare la Tonga, ma picchia con il Tonfa.

Il gioco è fondamentalmente questo: radunare nove guerrieri (perché proprio nove non lo sa nessuno) che combattano con gli alieni invasori, che sono estremamente sportivi, non utilizzano armi anche perché su di loro, i fucili mitragliatori sono perfettamente inutili. Se li sfidi utilizzando le arti marziali e magari muori combattendoli con lealtà, loro si accontenteranno di far trionfare lo sport (e le imprese di pompe funebri) facendo fuori solo i guerrieri volontari, per poi tornare tra altri sei anni. L’equivalente della partitella del giovedì sera tra amici, però su scala spazio temporale mortale.

Se invece scappi, ti comporti come un pazzo, invochi la mamma e chiedi sempre il fallo ad ogni contatto di gioco, loro si scocciano, ti considerano un mammalucco e ti lasciano in pace. Perché ogni sei anni la razza umana raduna dei “campioni” quando sarebbe più facile spacciarci per un pianeta di pacifisti e vivere ignorati dagli alieni nessuno lo sa, di sicuro non lo sa Logothetis, quindi non chiedetelo a me.

Già gli alieni, non vi ho ancora detto nulla su di loro. Innanzitutto è un alieno solo, perché il tutone di gomma che dovrebbe essere la sua armatura è roba che costa e la produzione ha speso tutto in Tonfa, Go-Pro e sigarette per Nick Cage, quindi abbiamo un alieno che per comodità chiameremo “faccia di nebbia”, visto che ha la faccia più appannata degli occhiali sfoggiati in coppia con la mascherina sul naso.

Incontri ravvicinati dell'appannato tipo.

Sullo stesso principio di risparmio, Logothetis ha troppi attori per le mani, quindi per prima cosa elimina dalla storia le comparse chiamate ad impersonare i soldati americani, riempiendo la scena di tanti Shuriken in CGI posticcia, che i militari affrontano restando fermi in bella vista, sparando alla boscaglia a caso senza pensare nemmeno di proteggersi che so, dietro un albero, figuriamoci, la difesa è roba per femminucce!

“Potremmo metterci al riparo che ne dite?”, “Muori da uomo donna!”

In questa ennesima scena in soggettiva, Jake che non ricorda più nulla del suo passato, se non come scappare a gambe levate, scivola in quella che Logothetis etichetta come “the rabbit hole”, la tana del coniglio e il Bianconiglio in questione che ci trova dentro è il più matto di tutti, signore, signori… Nicolas Cage!

Sappiamo tutti che il nipote di Francis Ford Coppola ha una parrucca per ogni occasione, quando sceglie quella con i capelli lunghi, vuol dire che si è calato nel ruolo di un personaggio d’azione con svariati gradi di sociopatia alle spalle. Il suo personaggio qui, dopo anni di cattività nella giungla cerca di fare amicizia con Jake affettandogli la capoccia con una spada, così, per buona educazione. Poi i due iniziano un duello che prevede salti sul piano forte e Nick Cage che tra un colpo (della sua controfigura imparruccata) e l'altro, trova il tempo di illustrarci quale “tick” ha scelto per il suo nuovo personaggio. Wylie il maestro di spada ama creare cappellini a forma di barchetta fatta con la carta dei giornali per riempire il tempo. Lo so che voi mi credete più matto di Nicola Gabbia, ma io vi giuro che nel mezzo del combattimento, Cage trova il tempo per mostrarci la maestria e l’amore con cui crea i suoi cappellini di carta ed io credo di essere più matto di lui perché guardo questo film mi chiedo: ma dove li trova i giornali nella giungla? Va nella vicina edicola gestita da un’anziana coppia di scimmie? Vi rendete conto che c’è tutto un mondo meraviglioso dentro questo film e nella testa di Nick Cage? Ma Logothetis ha tempo solo per le botte, i cappellini di carta dovranno aspettare.

Il riassunto del 2020 (benvenuti sul pianeta Cage)

Inutile dire che in mezzo ad una manica di attori marziali, Nicolas Cage riesce ad emergere nemmeno fosse Marlon Brando in “Apocalypse Now” (1979), armato di tick, sigarette, occhiali da sole e spiegoni sempre pronti ad avvenire, tutti recitati alla sua maniera, quindi un milione di metri sopra le righe, un posto dove è del tutto normale chiedere a JuJu Chan qualcosa da mangiare, nel mezzo dell’ennesimo spiegone sulla cometa che passa ogni sei anni, che abbiamo già sentito otto volte dall’inizio del film. Grazie Maestro Cage, se non ci fosse lei il mondo sarebbe un posto molto più banale e noioso.

Se non altro “Jiu Jitsu” è tutto tranne che noioso, può essere scemo, un po’ cretino, un comunista, ma vi assicuro che non è una pornostar (cit.) e nemmeno noioso. Il ritmo resta sempre bello alto anche quando i quasi nove guerrieri decidono di affrontare finalmente “Faccia di nebbia”, vi risparmio il (non) mistero sul passato di Jake e il suo rapporto con Obi-Wan-Cageobi, se avete visto più di due film nella vostra vita, ci sarete già arrivati da soli. Immaginate la soluzione più banale possibile, è proprio quella che ha deciso di utilizzare Dimitri Logothetis.

"Hai portato i Marshmallow?"

Uno dopo l’altro “Faccia di nebbia” affronta tutti i combattenti e qui per lo meno Logothetis decide di risparmiarci rallenti inutili e soggettive, quindi le botte non mancano, Frank Grillo, JuJu Chan e Tony Jaa possono fare quello che viene loro meglio, i dialoghi si azzerano e a parlare solo pugni, gomitate e calci. Per la cronaca, nessuno dei personaggi fa Jiu Jitsu, questo è il nome che Logothetis affida al prescelto che salverà tutti (potete facilmente intuire di chi si tratta), solo perché ha letto da qualche parte che “La Forza” è già stato utilizzato da qualcuno da qualche parte.

Per assurdo l’unico del gruppo che non ha alcuna preparazione marziale (anche se pagherei oro, per conoscere il suo parere in merito) è anche quello con il combattimento più lungo contro “Faccia di nebbia”. Nicolas Cage lo affronta con tutto il campionario di facce e faccette, ma soprattutto per mia somma gioia, trovando anche il modo di indicare con il dito indice, la sua mossa segreta anche nel bel mezzo di un incontro ravvicinato. Ti voglio bene Nick, non cambiare mai!

“Questa è la mia Katana. Rappresenta il simbolo della mia individualità e la mia fede nella libertà personale” (quasi-cit.)

Nello scontro finale Alain Moussi per lo meno conferma di avere il fisico e il talento per caricarsi sulle spalle una scena di lotta lunga e articolata, anche se Logothetis deve per forza affiancargli la spalla comica Darnell "Crabman" Turner anche qui. Insomma Dimitri Logothetis ha creato un film che frulla insieme elementi presi da Predator, con l’aggiunta di un’idea piuttosto abbozzata di arti marziali, solo che il risultato finale è meno (molto meno!) della somma delle parti, alla fine l’unico ad uscirne bene è davvero sempre e solo lui, quel matto di Nicolas Cage. Puoi decidere di scrivere e dirigere un film assurdo, ma non sarai mai strambo quanto il vecchio Nick!

20 commenti:

  1. Vista la "bellezza" di Kickboxer Retaliation di cui ho già parlato male in quella galassia lontana lontana, dedicherò il mio tempo ad altro, tipo a dare un saluto a David Prowse.

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    1. Ho omaggiato David Prowse sui Socialcosi, quindi ho lasciato spazio a questo film che contiene ali quantitativi di Cage, quindi non poteva mancare su questa Bara. Cheers

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  2. Povero Cage, quanti debiti ancora da pagare...

    Ma dici che la cosa (splendida, tra l'altro) dei "capelli lunghi = ruolo di un personaggio d’azione con svariati gradi di sociopatia alle spalle" l'ha presa da Sean Connery in The Rock? X--D

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    1. Potrebbe averla ereditata da lì ora che mi ci fai pensare, d'altra parte "Con Air" è uscito subito dopo, così come "L'apprendista stregone" che è del 2010. Il figlio illegittimo di Sir Connery ;-) Cheers

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    2. Nipote di Coppola, figlio illegittimo di Connery... Altro che i gradi di separazione di Kevin Bacon! X--D

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    3. Sono decisamente meno dei soliti sei, e non dimentichiamo Talia Shire ;-) Cheers

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  3. Guarderò questo film perché sì! Non importa che sia una cagata pazzesca!

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    1. Esatto! Questo è lo spirito, questo film va visto e basta :-D Cheers

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  4. Ma già è uscito????? Quando ti ho visto su instagram mi hanno bruciato gli occhi!!!! :-D
    «Non ballare la Tonga, ma picchia con il Tonfa.» Basta, chiudete tutto, che la giornata è finita!!! :-D
    Una volta passavano mesi prima che da un trailer arrivasse il film vero e proprio, ormai è tutto alla velocità della luce. Vedrò per forza il film, la "fantascienza di menare" fa parte del mio DNA da sempre, ma certo titubo e temo. Diciamo che quanto prima dovrò togliermi questo... dente del ju-jitsu! :-D (per parafrasare la tua geniale frase di lancio su instagram)

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    1. Appena l’ho visto mi sono lanciato sul film con un salto alla Tony Jaa, del resto è un generatore di battutacce, il dente del ju-jitsu è bellissima :-D Sono curioso del tuo parere, mi sono reso contro che Frank Grillo è diventato uno specialista di “… E noi all’alieno lo menamo!” ;-) Cheers

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  5. Sto film pare così assurdo e ridicolo che fa il giro e diventa geniale! Senza tener conto della trama, solo per il cast vale la pena di vederlo. Tony Jaa e Nicola Coppola... Madò, mi esplode il cervello solo all'idea di metterli vicini, ma sto film deve essere visto.

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    1. Come tutti quelli di Nick Cage nel bene o nel male, é scemissimo ma mi sono divertito un botto, non posso chiedere altro ;-) Cheers

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  6. Ho notato che l'ignoranza dei film con Nic Cage è direttamente proporzionale alla lunghezza dei suoi capelli XD e questi sono i film ignoranti che vogliamo! Grande Cass!

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    1. La teoria del crine di capello ignorante, quando Nick indossa il parruccone da metallaro vuol dire che 3 in gran spolvero ;-) Grazie mille capo! Cheers

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  7. Ah, ma alla fine ti è piaciuto! :D
    Senti ho riso dall'inizio alla fine, sono esplosa all'YMCA!
    Ma Cage cosa usa come carta igienica se usa i giornali per farsi i cappellini?

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    1. Non mi aspettavo niente, non é arrivato tanto di più, quindi mi sono goduto quel poco, Nick Cage é sempre uno spettacolo e se tanto mi da tanto, come minimo leggerà la carta igienica ;-) Cheers

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    2. ahahah sì, oppure ci avvolgerà dentro la sua collezione di teste mummificate. Forse è in quella giungla che le ha prese!

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    3. Dopo la storia del serpente che tiene a casa a cui pare, abbia dato (erroneamente) un quartino di acido, immagino la casa di Cage come la Bat-caverna piena di ninnoli impossibili ;-) Cheers

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  8. Ho visto il trailer, ed è folle che gli abbiano dato i soldi per produrlo veramente, però mi manca il trash dopo Sharknado...chissà ;)

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    1. Se non altro i combattimenti sono ben fatti, anche se il registra specialmente nella prima parte, le prova tutte per sporcare il foglio ;-) Cheers

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