martedì 20 ottobre 2020

Il processo ai Chicago 7 (2020): Aaron Sorkin dà potere alla parola

Sono passati tanti anni ma ancora se ne parla: il numero 7 di Chicago, Toni Kukoč l’airone di Spalato, detto “il cameriere” per la sua capacità di servire passaggi incredibili. Ha fatto bene Jerry Krause a volerlo in squadra, nello stesso ruolo di Scottie Pippen? Un processo che va avanti da ann… Ah non è il seguito di The Last Dance questo? Chiedo scusa, vedermelo spuntare così sul paginone di Netflix deve avermi distratto.

Ok, non è la biografia del vecchio Toni, un po' mi dispiace però.

Ora posso scrivere una cosa che per molti risulterà impopolare? Anzi penso che ne scriverò una serie tutte insieme, per farmi odiare in un’unica soluzione: partendo dal presupposto che la sala cinematografica (ormai preclusa in questo disastrato 2020), resta un’esperienza con una marcia in più, e aggiungendo l’aggravante che i film, preferisco vederli in lingua originale (per apprezzare le prove degli attori e non dei loro doppiatori, che hanno salvato e rovinato carriere), sono felice che questo film sia approdato su Netflix, un po’ perché senza i soldi del popolare canale di streaming, non sarebbe proprio esistita questa pellicola (lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo), un po’ perché volete mettere la soddisfazione? Invece di dover impazzire a trovare un cinema che proiettasse “Il processo ai Chicago 7” in lingua originale, mi è basato un click per eliminare il maledetto Pino “Borat” Insegno, permettendomi di apprezzare la prova di Sacha Baron Cohen, qui davvero in gran spolvero. Il 2020 è stato sfortunato per tutti e quindi da cinefili, tocca gioire delle piccole cose, ma senza passare per cinéfilo nell'era dell'Internét, quando leggi il nome di Aaron Sorkin in cartellone, già lo sai che il suo film sarà estremamente “chiacchierato”, quindi meglio mettersi comodi per apprezzare quei dialoghi come sono stati pensati e scritti.

“Noi faremo delle cose con le macchine da presa, ma non fateci caso e continuate a parlare ok?”

Il processo, se siete fanatici di anglicismi il “Legal Thriller”, una pratica antica, un terreno dove chi è davvero bravo emerge, da “La parola ai giurati” (1957) a scendere, questo genere ha le sue regole ed è un banco non degli imputati, ma di prova, per gli sceneggiatori con gli attributi. Inoltre si sa che i nostri amici Yankee hanno la tendenza a riflettere sula loro storia (anche recente) usando le proprietà tipiche della celluloide, i cattivi (o l’accusa) potrebbero dire per edulcorare i fatti. Forse per questo uno davvero bravo come Aaron Sorkin (che ha firmato cosette tipo “West Wing” ma qui alla Bara lo ricorderemo tutti per il suo contributo a The Rock. Storia vera) è stato coinvolto nel progetto fin dagli albori, tirato dentro da un tale di nome Steven Spielberg, potreste averne sentito parlare.

Spielberg avrebbe voluto dirigere questo film già nel 2008, questo giustifica la presenza nel cast del bravissimo Mark Rylance, uno dei pupilli del regista con gli occhiali tondi. Ma dopo vari passaggi di mano tra registi il progetto è sprofondato nel limbo da cui lo ha ripescato proprio Netflix, sapete quel canale di streaming che tutti odiano ma che periodicamente mette soldoni per sfornare bei film come questo? Ecco proprio lui, così ho chiuso anche quell'icona lasciata aperta sull'argomento.

Twelve Five Angry Men.

Dopo il suo esordio alla regia con “Molly's Game” (2017), Sorkin torna un po’ alle origini, visto che il suo esordio era stata la sceneggiatura di un film ambientato in un tribunale ovvero “Codice d'onore” (1992). La storia è quella dei “Chicago Seven” che non prevedono nessun giocatore di basket proveniente dalla Croazia, ma vede come protagonisti i sette portavoce dei movimenti attivisti, che avevano organizzato le grandi proteste di piazza in occasione della Convention del Partito Democratico, tenutasi a Chicago il 28 agosto 1968. Una brutta storia finita tra lacrimogeni, manganellate e appunto, un lungo processo caratterizzato anche da momenti di infamia per il sistema giudiziario americano, insomma tutto materiale da romanzo per Sorkin, che infatti cosa fa? Romanza, solo che ci riesce dannatamente bene.

“The Trial of the Chicago 7” è un film estremamente parlato e con tanti nomi, tantissimi nomi di altrettanti personaggi, il rischio con una storia così resta quello di perdersi il pubblico strada facendo, prima di arrivare davvero a poter raccontare i fatti salienti. Lo sanno anche i muri che il super poter di Aronne è quello di saper scrivere dialoghi che filano via come musica, qui di certo non si smentisce (quel «Baratti una mucca con dei fagioli magici» per parlare di idealismo è uno dei tanti, ma potete solo scegliere il vostro preferito), ma la parte che mi ha davvero colpito del film è il suo ritmo.

“Non è un horror questo no? Posso stare tranquillo”, “Fossi in te non mi rilasserei troppo”

Un inizio bello ritmato presenta tutti i personaggi (che sono proprio tanti), con nome scritto in bella vista sullo schermo e una veloce ma efficacissima spiegazione dei protagonisti, che così facendo s’imprimono da subito nella testa dello spettatore, per via delle loro caratteristiche chiave.

Il leader delle pantere nere Bobby Seale (Yahya Abdul-Mateen II), David Dellinger il padre di famiglia che predica la non violenza (anche se ha il corpaccione di John Carroll Lynch), l’idealista con i piedi ben radicati nella burocrazia del sistema Tom Hayden (Eddie Redmayne, attore che trovo particolarmente odioso e che qui funziona alla perfezione nel ruolo, tanto di cappello a Sorkin), passando per i due fricchettoni figli dei fiori

“Forse vi ricorderete di me per film come Forrest Gump oppure beh, Borat”

Jerry Rubin (Jeremy Strong, perfetto) e Abbie Hoffman (Sacha Baron Cohen, ottimo e in una prova che potrebbe valergli qualche nomination di prestigio) che per chi non lo conoscesse, qui interpreta lo stesso personaggio con camicia a stelle e strisce (e una passione per la parola che inizia per “F”) che abbracciava commosso Forrest Gump, dopo il suo discorso sul Vietnam. Tanto per stare in tema di storie romanzate.

“Spero che questo Cassidy abbia un avvocato bravo”

Per #Team cattivi (o presunti tali), mettete in pista un piccolo ruolo (però chiave) per Michael Keaton che per nostra fortuna, non si perde nessuno di questi film di denuncia. Un misuratissimo Joseph Gordon-Levitt dietro agli occhiali dell’avvocato dell’accusa Richard Schultz, ma soprattutto un titanico Frank Langella, che cattivo così non era dai tempi di Corsari se non addirittura di quando interpretava Skeletor, il suo giudice Julius Hoffman è un conservatore con il martelletto dalla parte del manico, esecrabile per tutto tranne per la prova di Langella, che ci ricorda che farsi odiare in modo convincente dal pubblico al cinema, richiede davvero un enorme talento.

Non era così cattivo da quando dava filo da torcere a Dolph Lundgren.

La tentazione sarebbe quella di raccontarvi tutti i passaggi del film che mi sono piaciuti, e in 129 minuti devo dire che sono stati parecchi. Lo scontro ideologico tra i personaggi è gestito a colpi di argomentazioni argute e dialoghi ancora più taglienti. Aaron Sorkin come Frankie Hi-Nrg Mc dà potere alla parola ma 129 minuti sono lunghi da passare solo a chiacchiere e Aronne si conferma grande uomo di cinema, perché non solo gestisce splendidamente un cast ricco di attori, nomi e personaggi, ma impone al film un ritmo bello alto, vi assicuro che ho visto episodi di serie tv della durata di 45 minuti, più pallosi di tutto il film di Sorkin, che mi è letteralmente volato via mentre lo guardavo.

La posizione del regista è chiarissima, come Detroit per Kathryn Bigelow, questo film pesca a piene mani da un brutto fatto giudiziario per parlarci dell’America di oggi, ad una manciata di settimane dalle elezioni negli Stati Uniti, alcune frasi della pellicola suonano ancora più rivelatorie (come quella di Abbie Hoffman: «Credo che le istituzioni della nostra democrazia siano straordinarie, ma che in questo momento siano in mano a persone orribili»). L’intento del film è proprio quello di scatenare reazioni e riflessioni nel pubblico, si finisce inevitabilmente per patteggiare per questi personaggi che sono tutto, tranne che figurine monodimensionali facilmente etichettabili come “Buono” oppure “Cattivo”, come succede ormai fin troppo spesso nelle storie destinate ad un pubblico, che pare allergico alle sfumature di grigio dei personaggi.

Questa storia non finirà bene…

Quello che farà storcere il naso a tanti? Oltre all’evidente posizione di Democratico di Sorkin? Una scelta che da parte mia (per quel nulla che vale) difendo a spada tratta: in alcuni momenti Aronne sfrutta riusciti toni da commedia, che per chi conosce l’autore e il suo stile non sarà certo una novità, ma potrebbe straniare qualche spettatore. Ma ribadisco la mia posizione, non fai diventare briosa, estremamente fluida e facile da seguire una storia così lunga e con così tanti personaggi, se non hai uno stile tuo ben chiaro, quello di Sorkin, per quello che mi riguarda è ancora una volta promosso a pieni voti. Basta guardare lo spasmodico crescendo che culmina con le manganellate della polizia in una scena chiave, un modo “Rashomoniano” di raccontare lo stesso evento da più punti di vista, con un’enfasi e un trasporto quasi da scena d’azione, complici anche le azzeccate musiche di Daniel Pemberton.

Vogliamo invece affrontare l’elefante (simbolo dei Repubblicani) nella stanza? Tra le compagnie ad aver prodotto il film anche la DreamWorks Pictures di Spielberg, che comunque aleggia sul film. Sono sicuro che il finale (non so perché, ma mi ha ricordato “Amistad” e non lo dico certo in senso negativo), farà storcere più di un naso, la reazione di Joseph Gordon-Levitt ad esempio verrà bollata come poco coerente da qualche spettatore. Per la nuda cronaca degli eventi come accaduti, dovremmo tutti cercare qualche documentario sui “Chicago Seven”, perché Sorkin ricorda a tutti che il cinema non ha il dovere di essere realistico, la sua presa di posizione ideologica è romanzata come dovrebbe essere sempre il cinema, quindi davanti ad un’industria dello spettacolo che si dichiara progressista, Sorkin risponde con un film che invece lo è per davvero, ma soprattutto è puro cinema, avercene di prese di posizione come questa.

Poi oh Aronne, se ti venisse voglia di raccontarci anche la storia dell’altro numero sette di Chicago, secondo me i tuoi compari di Netflix sarebbero ben felici, e per quello che vale, anche io.

34 commenti:

  1. L'avevo in calendario per una prossima visione... Leggo tutto con un occhio solo anche se il pericolo spoiler qui non esiste. :-D

    Tra questo e l'imminente BORAT 2, Hollywood si è schierata compatta come non mai contro il roscio. Mi sa che Trump deve rilanciare MAMMA HO RIPERSO L'AEREO dove fa il "buono" con Kevin.

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    1. Aspetto il tuo parere allora ;-) Come se potesse servire a qualcosa, anche alle ultime elezioni Hollywood era compatta, tanti poi votano i contadinacci del Kentucky. Cheers

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  2. Carabara, mi prendo una meritata pausa - come molti della Section Zero sparsi x il mondo, sto aprendo e contando i diciotto milioni di voti finora arrivati e mi sto annoiando uno zinzino - per passarti una chicca: i Coen e Borat Cohen stanno preparando per Netcosa la mini nome di lavorazione Chicago Seven vs Seattle Seven. Ti so Marvel Zombie o True Believer, come li chiamava il Sorridente, e quindi ti dico che l'idea è nata da Ethan & Joel che stavano meditando sulla cover del n. 70 della prima serie degli Avengers che vede il team fronteggiare The Squadron Sinister ( versione Marvel della Lega della Giustizia della DC ndr per chi non è un fan ). Sarà una satira ucronica blandamente marcoferreriana nei toni. Credo che i tre ragazzi C. stiano cercando di alzare da soli l'asticella, as usual. Ti aggiornerò. Torno dalle schede. Ciao ciao

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    1. Chicago Seven vs Seattle Seven era stata anche une balla finale NBA di quando giocava il citato Toni, più o meno. Sai per caso se è previsto un ruolo, magari da produttore per Rob Cohen? No perché sarebbe la chiusura del cerchio perfetta. Che meraviglia quella copertina, era di Sal Buscema se non ricordo male, ma è presto potrei confondermi. Cheers!

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  3. Bravo, era di Sal " Our Pal " Buscema. True believer. Ho visto in fumetteria qualche anno fa una sua bio intitolata The Fast and The Furious, immagine che riassume la sua abilità nel raccontare il movimento ( famosi i suoi punches ).

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    1. Buscema mi ha sempre fatto impazzire, potenza e stile tutto insieme, il titolo mi sembra molto azzeccato ;-) Cheers

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  4. Meno male che Netflix non è tutta fuffa spagnola presa nel contratto per avere la Casa Di Carta. Pino in certe cose è bravo, tipo nel doppiaggio di Ferrell in Eurovision, ma il più delle volte è veramente troppo Pino... e Lo Squalo e i Predatori lo confermano.

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    1. Insegno su Aragorn perfetto, già nella versione killer russo per Cronenberg, rendeva Viggo Mortensen indistinguibile da Borat. Cheers!

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    2. È vero!!! Mancava solo che dicesse "Bello Bello!!!"😂😂😂

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    3. Temevo di vederlo in "mankini", ma Viggo in quel film passa direttamente al nudo integrale. Cheers

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  5. "Ok, non è la biografia del vecchio Toni, un po' mi dispiace però."

    Azz! Io ero pronto! o-O XD

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  6. Cado dalle nubi, come diceva qualcuno, visto che ignoro sia gli eventi storici che l'uscita del film, quindi segno tutto ^_^
    Ma cos'è, Cohen è uscito dalla grotta? Me lo trovo all'improvviso su due fronti dopo anni che non sapevo più niente di lui! :-D

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    1. Secondo me lo hanno liberato, questo spiegherebbe la zazzera da uno che è stato davvero in una grotta fino ad ora ;-) Cheers

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  7. Devo dire che ero lì che tentennavo perché sinceramente Molly's Game non è che mi sia piaciuto moltissimo. Però Sorkin è Sorkin, il cast è fichissimo e tu ne scrivi in questo modo, quindi mi sa che non tentennerò ancora al lungo XD

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    1. Dimenticalo "Molly's Game", questo è molto ma molto meglio, ma mi leggerò il tuo parere ;-) Cheers

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  8. Da tenere d'occhio, e da vedere,
    Soprattutto perché tratta delle figure chiave del '68 americano, compreso quel mito vivente di Jerry Rubin.
    Uno che é andato a dire "Solo la trivialità é stata risparmiata dalla televisione. Come fai a dire alla tua ragazza TI AMO dopo che su un cartellone trovi la scritta LA MIA AUTO AMA I PNEUMATICI GOODYEAR?!"
    Le parolacce erano l'unica cosa rimasta? E allora usiamole!!
    Il turpiloquio era un crimine, in America. E infatti si mettevano per strada a gridare insulti e parolacce, e si facevano arrestare a decine.
    Lui e Rudi Dutschke. Questi erano i veri miti della contestazione, ragazzi.
    Rudi il rosso...andate a leggervi la sua storia, che é qualcosa di pazzesco.
    Un fanatico ti spara in testa e quasi ti uccide (e ci riuscirà, purtroppo. I postumi di quelle ferite lo porteranno alla morte, anni dopo). E tu che fai?
    Lo fai difendere dall'avvocato del tuo stesso movimento, e gli mandi lettere su lettere dove gli spieghi che la colpa non é sua, ma di chi lo ha istigato a fare una cosa simile.
    Un gigante.
    Comunque...cast sontuoso, tratta di argomenti interessantissimi e per una volta sembra pure bello e appassionante da vedere e non palloso!
    No, perché a parte FRAGOLE E SANGUE i film di quel genere non sono un gran ché.
    Mò me lo segno.
    Grazie, Cass.

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    1. Beh dai anche “Hair” non era male ;-) Grazie a te! Cheers

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    2. Si, è vero.
      Anche se i musical li digerisco poco.

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    3. Idem, però quello tratta bene l'argomento e il periodo. Cheers

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  9. Messo in cima alla lista ma voglio trovare la serata giusta per vederlo perché se sei stanco non lo segui e sorkin è come un buon whisky: da sorseggiare lentamente per coglierne tutte le sfumature. D'altronde uno che ha scritto la migliore serie di sempre con protagonista il più grande attore del mondo come Martin sheen merita questo è altro

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    1. Aspetto il tuo parere, buona visione ;-) Cheers

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    2. Visto finalmente. Che dire? Estasiato. Un film di rara potenza , retorico al punto giusto ma che ha un merito gigantesco: non far diventare macchiette Yuppi, movimento studentesco, pacifisti che, troppo spesso, vengono descritti, nella migliore delle ipotesi, come velleitari, ingenui e fattoni. Anche il personaggio di Rubin, quello più vicino a questo stereotipo, mostra, oltre al finale, di aver capito fin da subito come sarebbe andato il processo. Sorkin, immagino, abbia romanzato ma che fosse tutta una farsa è evidente fin dall'inizio. Quale giudice può permettere che un imputato non abbia un avvocato. In America poi dove praticamente è un diritto fondamentale. Per di più in un processo ad altissimo tasso politico e mediatico.
      Sorkin riesce a rappresentare la mediocrità di un potere ottuso che crede di poter usare la repressione per risolvere i problemi e, ovviamente, ne esce perdente.
      In più Sprkin è abile a non perdersi in mille gineprai legal fatto di codicilli o improbabili precedenti, altro stilema classico di questi film. Mette bene in evidenza cosa è in gioco e il dibattimento, comprese le sue svolte, vengono da intuizioni ma non da furbizie legali.
      Keaton, nella sua breve parte, è da applauso. Lo sguardo, la determinazione che imprime al suo personaggio è spettacolare, di una persona che se ne frega di cosa rischia ma lo fa con consapevolezza non con incoscienza.
      Stranamente ho trovato poco incisivi i due avvocati della difesa, il secondo quasi inesistente. Bravi, per carità, ma si è voluto dare voce agli imputati mentre solitamente è l'avvocato che se ne esce con la soluzione all'ultimo momento.
      Unico neo, ma oggi basta wikipedia, è che il pubblico non Usa non è detto che sappia che cosa è successo alla convention democratica del 68 e il film ti mostra, in flashback, alcuni momenti ma senza il quadro generale cioè l'obiettivo di condizionare l'Assemblea democratica. Tutto questo è lasciato sullo sfondo. Per un americano ovviamente è storia che (si suppone) dovrebbe a grandi linee conoscere, per tutti gli altri, tempo che l'episodio sia oscuro. Un po' come se facessimo vedere in Usa un film italiano su Piazza Fontana dando per scontato che i fondamentale il pubblico già li conosca.
      Detto questo: 10 assoluto a Sorkin che si conferma grande sceneggiatore e anche discreto regista
      Ps a me Molly's game era piaciuto

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    3. Si però conoscendo molto poco gli eventi del ’68 ho capito lo stesso la storia, anche perché già così aveva parecchio materiale per le mani, in ogni caso concordo in pieno con la tua analisi, avercene di film così ;-) Cheers!

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  10. Ciao Cass, anche a me è piaciuto tantissimo!

    Se partiamo dal presupposto che se metti Michael keaton in un film io sono già contento, non ti racconto come mi gaso se ci aggiungi Frank Langella.

    Io non sono un gran appassionato di sport, quindi l'unica evento sui cui posso fare il tifo sono gli Oscar. Diciamo, che se Sasha riceve la nomination, sarò uno dei sui Ultras (non violento, naturalmente).

    Complimenti anche a Sorkin per la regia: sappiamo tutti che è un grandissimo sceneggiatore, ma adesso non vedo l'ora di vedere il suo prossimo film da regista.

    138!

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    1. Mi fa molto piacere di averti consigliato bene, diciamo poi che tu ed io partiamo dagli stessi presupposti per quei due attori, d'altra parte... We are 138! ;-) Cheers

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  11. Notevole. Credo che Sorkin debba ormai essere considerato il più grande sceneggiatore vivente. Come dici giustamente ciò che impressiona di questa pellicola è il suo ritmo: un film di 130 minuti tutto girato in un'aula di tribunale che tiene altissima l'attenzione dall'inizio alla fine. La regia è un po' piatta, ma nessuno se ne cura: i dialoghi sono una meraviglia, le scaramucce legali tra grandi attori un vero piacere. Perfino il finale, retoricissimo ma emozionante, riesce a toccarti il cuore.

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    1. Sorkin romanza, che poi è quello che deve fare il cinema, quindi ci sta anche se la sua regia sia al servizio della sceneggiatura, che è impressionante, ma riuscire a mantenere ritmo e tensione così alti, con tutti quei personaggi, davvero la parte del film che mi ha colpito di più. Cheers!

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  12. Che posso aggiungere?
    Sorkin potrebbe anche raccontarmi la storia del 7 dei Chicago Bulls, o qualunque altra storia: il suo stile mi catturerebbe sempre!
    Gli si perdona pure certa retorica spielberghiana perché in linea con la drammatizzazione e con i colpi che vuole lanciare, sul finale, inaspettate, un paio di lacrime sono spuntate.

    Ora che è tutto su Prime, vorrei trovare il tempo per vedere West Wing, e tristemente il governo potrebbe agevolarmi l'impresa...

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    1. Perfettamente d’accordo, se lo fa così possiamo solo suggerirgli storie da raccontare. In questi giorni sto scrivendo i post relativi ad alcune delle serie lunghe che ho recuperato in quarantena, ne ho altre che vorrei vedere (tipo “West Wing”), rischiamo una seconda occasione. Cheers!

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  13. Mi era completamente sfuggito l'uscita di questo film , lo metto subito nella lista dei film da vedere, perché come sempre mi hai incuriosito con la tua disquisizione.

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    1. Ti ringrazio molto, sono qui anche per provare a suggerire qualche titolo, aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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    2. L'ho visto, mi è piaciuto molto e sono d'accordo con molte tue riflessioni sul film. Grazie per la dritta.

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    3. Sono qui per questo, grazie a te ;-) Cheers

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