sabato 12 settembre 2020

Tenet (2020): il parere di un Nolaniano

Ooookay! Lo so che quando si tratta di Nolan rischio di passare per un odiatore compulsivo. Non serve nemmeno che io ripeta il titolo dei suoi film che ho amato, tanto basta dire che Tenet non mi è piaciuto per venire etichettato. Va benissimo, siamo per la libertà di pensiero e d’espressione qui alla Bara Volante quindi lo volete un parare sull'ultima fatica di Nolan scritto da un Nolaniano duro e puro? Quinto Moro scalpitava per farvi sapere la sua sul film.

tenetemi Nolan, è ora di fargli sputare i denti
tenetemi Nolan, è ora di dargli una lezione
tenetelo fermo, è ora di dargli una lezione
il bambino! Qualcuno pensi al bambino!

Visto che il nostro Cassidy di quartiere diventa poco amichevole quando si tratta di Nolan, tanto da delegare il pezzo su Tenet ai suoi co…llaboratori, tocca a me in quanto altro co…llaboratore, parlare di questo film secondo i sacri crismi della Bara. Ma siete avvisati: sono un estimatore di Nolan perciò lo farò alla sua maniera, dicendo un sacco di cose che non c’entrano niente, divagando, facendo rumore per nulla, fingendo di saperla più lunga di tutti e rubando da altri film per i miei spiegoni.
Ci sarà una parte spoiler e una no-spoiler. Ma se avete visto 3 film di Cristoforo non c’è niente che non vi abbia già spoilerato lui con la sua filmografia.

Poi dicono che Nolan non è un genio: lui aveva previsto tutto! La mascherina! (Che poi è l’unica cosa che ci fa empatizzare col protagonista)
Avete presente quello che si dice di certi Autori, che raccontano sempre la stessa storia? Ce ne sono tanti, ma per tirarci a campare a lungo devono essere bravi in qualcosa. Woody Allen per esempio, è un brillante sceneggiatore di dialoghi. Ha scritto per decenni sempre le stesse storie, coi suoi temi e le sue ossessioni, ma scrivendole così bene – pur tra tanti alti e bassi – da essere considerato un grande. Lo stesso vale per Christopher Nolan, che è un brillante tecnico, ma uno sceneggiatore un po’ così che tra alti e bassi, dirige robe grosse che fanno incassi grossi, ed è considerato un grande.
Purtroppo per me, la carriera di Nolan l’ho seguita a partire da Memento, me la sono fatta tutta in ordine cronologico, e per dirla in un modo coerente col suo modo di fare cinema, la sua carriera andrebbe esplorata a ritroso. Vent’anni dopo sta cercando di rifare la stessa roba, con più soldi, però peggio.

“Non ci credo, l’ha fatto, mi ha paragonato a Nolan. Altri due anni dall’analista”
Tenet. Io già dal titolo sentivo puzza di bruciato. Dico sul serio. E posso dire, dopo una sola visione, di aver visto e capito il film piuttosto bene, perché non c’era davvero tanto da capire contrariamente al senso comune (almeno dei recensori professionisti). Penso che a rivederlo – e lo farò perché tendo al masochismo – non troverei niente di più chiaro di quanto abbia già capito la prima volta, col cervello in pappa per la scarsa ossigenazione causa mascherina (aperta parentesi: nell’era Covid, le major dovrebbero pensare seriamente di vedere al ribasso il minutaggio dei film, altrimenti andare in sala diventa una gara di sopravvivenza tra specialisti di apnea, almeno tra chi rispetta le regole).
Dicevo che ho capito più o meno tutto, non perché sono un genio, ma perché di tutte le cose che ci sono nella sceneggiatura e nei dialoghi, il 70% è fuffa. Sarà per la scarsità di ossigeno che il mio cervello, ottimizzando le risorse, sovrapponeva alle ciance inutili una piacevole musica ascensore, rielaborando i dialoghi come segue: “rumore – boiata – noia – rumore – parolone – mio figlio! – boiata – chiacchiericcio – rumore – mio figlio! – spiega inutile – mio figlio! – rumore” e così via. Questa modalità “basso regime cerebrale” è la stessa che normalmente mi serve per un Fast & Furious, o un film di Michael Bay. Per quanto ingarbugliati, gli eventi del film si seguono senza sforzo, basta seguire quello che succede. Che molto spesso non ha un senso logico. O meglio, ce l’ha ma solo in una realtà parallela in cui tutti gli spettatori ragionano come Nolan. Un regista diversamente bravo, avrebbe raccontato tutto meglio in 90 minuti, togliendo quelle due o trecento cose inutili che i personaggi fanno per allungare il brodo e far procedere la trama.

Ai dialoghi sul “paradosso del nonno” ho pensato subito a Fry nonno di se stesso in Futurama. E’ stato il mio unico sorriso durante il film.
Adesso mi direte che voglio fare lo snob che vuole demolire un capolavoro. Ma qui non c’è nessun capolavoro da demolire, e contrariamente a qualcuno (Cassidy) non ci godo a ridicolizzare Nolan (non che il regista si sua impegnato troppo per evitare che succeda).
Io gli voglio bene, a quel segaiolo mentale di Cristoforo! È un Autore rivoluzionario. Si, lo è! Però nel passato. Nel presente mette insieme pezzi di cose che ha fatto lui, con pezzi di cose che hanno fatto gli altri, e pezzi di altre cose che lui ha fatto nel futuro (nel senso che ce le propinerà ancora, state sicuri).
Un esempio: concetto del tempo avanti e a ritroso = Memento. Personaggi che si muovono su diversi piani di esistenza = Inception. Un MacGuffin fatto di misteriosi messaggeri dal futuro = Interstellar. Gente che si mena in scene d’azione sempre più complicate e confuse con robe che esplodono = The Dark Knight. Rapporti coniugali complicati con figli di mezzo da dover riabbracciare = Inception.
Tutto è stato messo nel costosissimo frullatore Tenet, shakerato e versato sul bicchiere senza aspettare che fosse amalgamato. Sono rimasti i grumi e le bucce. La parte liquida Nolan l’ha usata per scrivere la sceneggiatura con le dita sui muri di casa. Dopo Tenet, la mia immagine di questo regista è la stessa che si è fatto il Detective Mills del serial killer John Doe.

“Se la testa di Nolan si aprisse e ne uscisse un dildo volante non mi stupirei” quasi-cit.
Tenet è la parola chiave che smette di essere importante dopo mezz’ora. E’ il nome di una specie di “società segreta” di gente che vuole fermare una possibile terza guerra mondiale avvenuta nel futuro. Ok. Solo che poi i personaggi iniziano ad andare in giro da una parte all’altra, fanno cose, si inseguono, parlano a caso, sparano, rubano cose, vanno in barca. La presunta guerra finisce sullo sfondo, e a metà strada cambia pure la minaccia da sventare.
Esiste una differenza tra complesso e complicato, e questo film è poco complesso e forzatamente complicato, in un modo che non serve a rendere più interessante la storia. Le vicende dei personaggi lasciano indifferenti. Non sono riuscito a provare un minimo di empatia o di emozione per nessuno. Per fare un paragone, in Interstellar a parità di sceneggiatura pasticciata (ma più coerente a se stessa) c’erano momenti di grande emotività.
Non me la sento di dare addosso al cast, né a un John David che deve ancora conquistarsi i gradi per essere chiamato col nome del padre (è il figlio di Denzel, l’unico e solo Washington). Né a Robert Pattinson che fa il ruolo della spalla e che, nel cervello di Nolan, era il vero fulcro del film. Su questo ci torniamo.
Di questa guerra mondiale cui non sentiamo mai la minaccia, mentre il centro della storia è una diatriba tra moglie e marito, sposati per convenienza e insieme per forza. Elizabeth Debicki è decisamente troppo algida per cavare sangue da quella rapa di script, e Kenneth Branagh è così poco Kenneth Branagh che mi lascia basito vedergli fare un villain così scialbo.
Non so come si sia svolto il casting, ma non è un caso se il cast meno convincente della carriera nolaniana coincida con la sua sceneggiatura peggiore.

Con quale di questi attori identificherete il film? Allerta spoiler: nessuno!
E poi c’è il marketing, quello bombardante, che ti strizza l’occhio e ti dice: “hey! Scommettiamo che non riuscirai a capire niente della brillantissima storia scritta Noooooolaaaannnnn? Vieni a vedere il film! Sfidiamo la tua intelligenza!”
Ecco, Nolan nella macchina del marketing ci sguazza perché finanzia le sue motoseghe mentali. Lui è quello che promette di portare la birra, non un pacco di lattine da quattro soldi, ma un barilotto di Tennent’s d’annata. Ce la fa sognare, la mette sul tavolo, tutta bella sudata con la brina, poi inizia a distribuire i bicchieri di plastica, e già cominciamo a guardarlo storto. Poi mentre andiamo a riempirci il bicchiere tira fuori la pistola e spara al barilotto. Lo aveva già fatto in passato (Interstellar, Dark Knight Rises) ma stavolta nel barilotto non c’era neanche vera birra (scegliete voi un liquido di colore analogo e non altrettanto gustoso). Stavolta non ci possiamo consolare nemmeno con la confezione sgargiante, perché di tutto lo sfarzo tecnico, tra scazzottate e inseguimenti non c’è una sola scena capace di dare un vero brivido a chi (come il sottoscritto) vive per quel cinema fatto di piombo e calci sui denti, ed è disposto ad accettare anche trame cerebrolese.
Il montaggio e il sonoro sono tecnicamente ineccepibili. I suoni pieni, il tonfo dei colpi e degli spari, delle cose che vanno in frantumi è denso come nei migliori film di Michael Mann. Ma il paragone si ferma lì (e già mi sento sporco ad averlo fatto, scusa Iron Mike).
La fotografia è perfetta e cristallina, il comparto visivo per quanto di livello, lascia indifferenti. Anche l’effetto “tempo invertito” non ha quell'impatto ci si aspettava. Doveva essere la trovata frizzante per le scene d’azione. Niente di tutto questo!
Nella scena della battaglia finale ero basito dal provare una simile indifferenza, immaginando cos’avrebbe fatto qualunque altro regista con un’idea simile. Si poteva e forse si doveva andare sopra le righe, esagerando il concetto.
L’idea di base, gli oggetti invertiti nel tempo, era interessante ma è stata sfruttata in un modo deludentissimo. Così nel marasma generale non c’è neppure un genuino intrattenimento d’azione, che film più caciaroni sanno offrire con genuina onestà. Preferisco un cinema burino alla Fast & Furious che riesce a farmi sgranare gli occhi durante un inseguimento, e temere per i protagonisti anche se so che se la caveranno comunque.

Gente che mena e spara per tutti i generi e tutte le età. Così, per pensare quant’è bello il cinema d’azione. Cose che non c’entrano niente con Tenet.
Parlando di ritmo, tensione e atmosfera, siamo al mio personalissimo elefante nella stanza: l’assenza di Hans Zimmer! La fortuna di Nolan nel cinema mainstream è strettamente legata alle sue colonne sonore. Big Z è uno che sa creare da solo l’atmosfera e il tema giusto per ogni momento.
Zimmer è uno dalle sonorità piene e roboanti che riempiono la sala, oltre alle orecchie e il cuore di chi ascolta. Peccato che per Tenet si sia puntato sul cavallo più giovane, Ludwig Göransson, compositore classe 1984 fresco vincitore dell’Oscar per la colonna sonora di Black Panther (e The Mandalorian), che è stato capace di tirar fuori qualcosa di inascoltabile.
La colonna sonora è spesso fuori luogo: scene in cui partono sonorità che non c’entrano una mazza, vanno a caso sopra i dialoghi, e nelle scene d’azione non c’è un tema capace di creare tensione. Le musiche sono prive di armonia e di epica, ma anche di un buon ritmo per accompagnare un combattimento. È un frastuono che sembra uscito da un incidente stradale con morti e feriti fra Junkie XL e Hans Zimmer. Sembra che Göransson abbia cercato di imitare entrambi tirando fuori i lamenti di un’orchestra sotto tortura. [Ora capisco le lamentele di Cassidy per il frastuono in sala. Se noi siamo gli stessi che alla visione del rockeggiante delirio di Junkie XL per Mad Max Fury Road slusciano come il vecchio Alex col suo Ludovico Van, allora il problema non è nostro.]

Nella foto: un regista di film epici e d’azione. L’altro è Christopher Nolan.
Parlando di azione, è ormai evidente che a Nolan manca una caratteristica fondamentale: la voglia di divertirsi e far divertire distruggendo le cose. La distruzione deve avere una componente di divertimento, di meraviglia, o di grande tensione emotiva. Serve almeno una di queste cose. In Tenet le cose che si distruggono non ti fanno mai divertire o meravigliare.
Ma dubito che qualcuno pensi a Nolan come ad un regista d'azione, credo sia sbagliato considerarlo tale. Nei suoi film c'è azione è vero, ma resta un orpello ad uso e consumo di dinamiche cervellotiche, non d’intrattenimento puro.
Guardando Tenet: la scena dell’aereo che sfonda il muro? Meh. La immaginavo molto più importante e coinvolgente. Alla fine è solo un aereo che sbatte contro un hangar. Ce ne vuole a rendere una cosa del genere banale ma c’è riuscito, e non so proprio come sia possibile!
A spaccare cose son buoni tutti, specie coi soldoni, ma quella distruzione cosa mi dice? Se devo spiegare perché devono far schiantare l’aereo, mi ci vogliono venti righe e muoio di noia prima. Nella battaglia finale c’è una brevissima scena che sulla carta doveva essere fighissima: un palazzo distrutto in due diversi momenti nel tempo. Sarà costata il PIL del Liechtenstein.

Si, questa roba qui succede, ma non gliene frega niente a nessuno.
Le scene spettacolari non ci fanno minimamente temere per i protagonisti, non accompagnano chissà quali gesta eroiche. Che tensione c’è nello schianto dell’aereo se a bordo non ci sono i protagonisti, ma le comparse? Cosa me lo distruggi a fare quel palazzo se gli eroi sono già altrove, e i soldati intorno sono carne da cannone? Se la distruzione non ti diverte, non ti fa brillare gli occhi, battere il cuore ed aggrappare alla sedia… Houston abbiamo un problema!

Diglielo Miché, tu che sei il Signor Distruggere
Questo voleva essere un film di spie. Una roba alla Bond o alla Mission Impossible. Per quanto quei franchise siano fatti in serie, sono fatti con le solide regole dell’intrattenimento. Caciaroni, beceri, banali e nazionalisti quanto volete, ma sono ottovolanti che giustificano il prezzo del biglietto. Nei film di Mission Impossible la trama è sempre un canovaccio ad uso e consumo di grandi scene d’azione, ma quando Tom Cruise si appende a un aereo, sei appeso lì con lui. Quando insegue qualcuno, ti stanchi tu da parte sua (ché lui non si stanca mai, attiva una transustanziazione osmotica sul pubblico). E quando James Bond prende un pugno in faccia, fa male più a te che a lui. In Tenet non frega niente a nessuno di chi rischia la vita. Non si percepisce mai il rischio!
Nolan non è nemmeno riuscito a giocarsi la carta della passione tra l’eroe e la gnocca di turno. Qui apro un’altra parentesi sulla conferma che Nolan ha dei problemi enormi con le donne: fateci caso, nei suoi film o le ammazza, o sono stronze, o dicono le battute peggiori in assoluto (spesso le varie cose insieme). Vogliamo avvalorare questa tesi?

No! Woman don’t lie – No! Woman don’t die!
SEGUONO SPOILERONI SULLA FILMOGRAFIA NOLANIANA
Memento? Quella che sembra un’amica è una stronza infame, per non parlare della fine che fa la moglie di Sammy. The Prestige? Una si impicca. Batman Begins? Mette Katie Holmes in un film che vedranno milioni di persone (se non è malignità questa). The Dark Knight? Lei muore. Rises? Le “protagoniste” sono criminali e quella che sembra buona è la più stronza, e una muore male. Interstellar? Trasforma Anne Hathaway in una frignona che fa monologhi sull’amore ed è pronta a sabotare la missione per il suo puro egoismo (cosa che ritroviamo in Tenet). Ce n’è abbastanza per un profilo psicologico.
FINE SPOILERONI SULLA FILMOGRAFIA NOLANIANA


Pubblicità!
Tenet! Sponsor ufficiale. Un grande film e una grande birra finalmente insieme. “Ho bevuto 30 bottiglie al giorno per scrivere questa sceneggiatura geniale. Fai come me! Bevi 10 bottiglie per amarlo, 10 per capirlo, 10 per dimenticarlo e… torna a vederlo!”

La metà delle battute di Elizabeth Debicki è “mio figlio!” e ci sta che sia la gran preoccupazione di una madre, ma non si capisce perché ripeterlo ogni volta che parla, anche quando si rende conto (?) che il mondo è in vacca e ci sono i viaggi nel tempo – cosa che tra l’altro non le fa scompigliare i capelli per quanto poco la sconvolge, accetta tutto con un’immediatezza che nemmeno Stephen Hawking. Questa ossessione materna diventa il fulcro della trama senza una-singola-scena in cui questa madre è a contatto col figlio, una telefonata, uno sguardo da dietro una finestra separati dal papà russo cattivo. No. No lei ci tiene fidatevi. Il figlio non se lo caga, ma ci tiene. E le dà fastidio che suo marito possa scatenare la terza guerra mondiale perché distruggerebbe anche suo figlio, mica per altro. Quando poi le chiedono di fare la sua parte per evitare che questo accada, lei cosa fa? Rischia di mandare tutto a puttane a dieci secondi dalla fine perché deve fare un dispetto al marito. Perché “non volevo che sapesse di aver vinto”. MACCOSA? Ma sei una bambina dell’asilo arrabbiata? Cos’è che non va in quella testa di cazzo? Voglio il Sergente Hartman a interrogarti brutta stronza, per strapparti i denti passando da percorsi alternativi alla bocca, se dici robe del genere in una storia dove si parla di fine del mondo. Eccheccazzo!
[Respira, woosa, respira... Nolan è riuscito a farti sbroccare dopo che lo hai difeso tante volte. Respira. Hai aspettato Dunkirk per puntare il dito e dire a tutti i suoi detrattori: ah-ah! Avete visto? Un film crudo e realistico sulla Seconda Guerra Mondiale senza le solite storielle becere sui nazisti, un Nolan senza verbosità inutili. Bravo Chris! adesso può iniziare la tua fase 2.0 della tua carriera. E POI TU FAI STAMMERDA? Woosaa…]

La mia reazione ai ruoli femminili nei film di Nolan. Solidarietà a tutte le lettrici della Bara (tutte e 4)
I due eroi che devono sventare la terza guerra mondiale, passano tutto il film a stare dietro alle fisime e ai bisogni della moglie del cattivo, anche quando non ha niente da offrire alla trama e diventa un peso morto. Ma perché questi continuano a mettere a rischio la missione, il mondo, l’esistenza stessa del tempo per star dietro a questa stronza? Cioè, prima ci fate credere che il protagonista sia il super-eletto, la strafottutissima salvezza dell’umanità perché è il maschio alfa che sa fare tutto quello che serve, incassare le sofferenze ed è pronto a morire per la missione… poi rischia di mandare tutto in vacca perché si è intenerito alla storia della moglie – ricca e bella – che non può andarsene col figlio? E’ questa l’integrità dell’eroe? Nemmeno fosse cotto a puntino come un maiale davanti a Scarlett Johansson. No. C’è manco passione tra questi due. L’eroe non l’ha mai visto il figlio della stronza, e tutto deve ruotare intorno a loro due? E la terza guerra mondiale? Diventa la terza cosa più grave che possa succedere, dopo la mamma che non può riabbracciare il figlio, e la distruzione totale del tempo. Come come come? La distruzione, la grande guerra non era nel futuro? Si anche, perché quella era solo una guerra, solita roba. Ma qui c’è il rischio che il tempo vada a collassare oggi, qui e adesso. E anche con quel rischio, è più importante per la moglie fare il dispettuccio al marito, per dieci-fottutissimi-secondi? Poi sono gli uomini quelli che hanno troppa fretta… Hey Nolan, qualche sassolino nella scarpa da toglierti a riguardo?

“Dobbiamo smascherare un traffico di plutonio e di oggetti che funzionano invertiti nel tempo per impedire la terza guerra mondiale” – “Si si, fregacazzi, basta che facciamo riabbracciare la bionda e il figlioletto che ci tengo, gliel’ho promesso al primo incontro, quando mi ha venduto agli sgherri del marito russo”
SPOILERONE & FINALE SPIEGATO (secondo me)
Se in un film sai che niente è come sembra, è anche facile leggere quello che è successo e capirlo venti o trenta minuti prima del colpo di scena. Non so voi, ma sono vaccinato sia ai contorsionismi mentali di Nolan che ai paradossi temporali in tutte le salse. Se un film parla di viaggio nel tempo, so già che tutto ciò che vedo sarà soggetto a trame circolari, girotondi e ritornelli. Se ai personaggi fai dire o succedere cose superflue, ma cerchi di sottolinearle in tutti i modi,  è ovvio che ci sarà una connessione nelle scene dopo. Così vai ad uccidere ogni sorpresa.
Esempio: la “donna libera” vista tuffarsi, e chi sarà mai? Vogliamo guardare alla regola aurea stabilita da Guerre Stellari: se hai una sola donna nella galassia, chi sarà mai la donna su cui si basa questo o quel colpo di scena?
E il figlio, il figlio, IL FIGLIOOOOO citato continuamente, chi potrà mai essere?
Non so se molti ci arriveranno alla prima visione ma per me è stato chiaro a metà film che il figlio della tizia fosse Robert Pattinson reclutato nel futuro, così come il tizio che salva il protagonista nella prima scena all’opera, il protagonista medesimo venuto dal futuro (o lo stesso Pattinson).
Questa è la mia idea sul soggetto originale di Nolan: un agente speciale indaga su oggetti che vanno a ritroso nel tempo e provengono dai resti di una grande guerra combattuta nel futuro. A caccia di indizi trova una donna bellissima, se ne innamora e decide di aiutarla. Il cattivo della grande guerra è pure il cattivo da cui liberare la fanciulla. Si sconfigge il cattivo, si salva il figlio di lei, cui l’eroe farà da padre, mentore e/o amico. Il bambino cresciuto diventerà Robert Pattinson, rimandato indietro nel tempo a fare da spalla all’eroe più giovane, per aiutarlo a compiere la grande missione. Per vincere, il bambino cresciuto dal padre putativo dovrà compiere l’estremo sacrificio, salvando il suo mentore dalla morte. Lo stesso estremo sacrificio che l’eroe compì a sua volta, all’inizio della storia, per dimostrarsi degno di entrare nella società segreta del Tenet.
Questo credo sia il senso della trama, ma francamente non ho più voglia di cercare la coerenza nei viaggi del tempo al cinema, né nelle trame di Nolan.
FINE SPOILERONE

Al netto dei paradossi, che in ogni film sui viaggi nel tempo non possono evitare (salvo chiamare in causa il multiverso), per quanto le idee di Tenet fossero rimasticate avevano un perché. Solo che le cose davvero importanti restano sullo sfondo.
La vera “tenaglia temporale” è soffocare in sala per due ore e mezza di un film che partendo da presupposti accattivanti genera la totale indifferenza per i suoi personaggi.

P.S.: per non lasciarmi influenzare ho visto il film e l’ho commentato senza leggere nessun’altra recensione. Ho letto il pezzo di Cassidy dopo aver scritto il mio e partendo da posizioni distanti su Nolan, ci hanno dato fastidio le stesse cose. Direi che stavolta Cristoforo ha fallito su tutta la linea, ed è un peccato.

20 commenti:

  1. Davvero un ottimo pezzo, complimenti.
    Certo che per non essere piaciuto nemmeno a un estimatore di Nolan...insomma, la dice lunga.
    Da neutrale (nel senso che del regista mi importa relativamente) posso dire che l'ho trovato un bel film, come ho gia' ribadito.
    Ma non e' il capolavoro che tentano a tutti i costi di spacciare. E neanche la prova della maturita' artistica di Nolan.
    Dunkirk poteva esserlo. Anche se la dilatazione dei tempi mi ha lasciato un po' perplesso.
    Tener, se mai, ne conferma ed evidenzia i limiti.
    E' un film di Nolan. E come tale va preso. E forse il problema sta proprio li'.
    Come dici tu, giustamente, da un suo film sappiamo esattamente cosa aspettarci.
    Di norma un regista o un attore dovrebbe conoscere i suoi polli. Proprio come i maestri del genere action da te citati ed elencati.
    Qui invece conosciamo piu' noi di Nolan di quanto a lui interessi conoscere noi.
    E qui il giochetto funziona meno del solito, visto che per accattivarsi piu' pubblico possibile si rimarcano i concetti fino all'ottundimento.
    Alla centesima volta che senti dire MIO FIGLIO ti viene da dire un...
    "...Ma madre!!"
    Un grande autore, a questo punto, sapendo che il pubblico si aspetta una tal cosa...proverebbe a spiazzarlo. Prendendosi i suoi rischi.
    Nolan poteva farlo. Doveva farlo.
    E invece...
    Ma perche' non ha voluto?
    Paura, o...la convinzione che i suoi film, tutti i suoi film, siano perfetti cosi' come sono.
    Grave, gravissimo errore, se davvero la pensa cosi'.
    Leggevo che un autore, per quanto si sforzi, non puo' che avere una sola storia a disposizione. E sempre quella raccontera'.
    Immagino sia così. Tant'e' vero che piu che sul COSA racconti, conta il COME lo racconti.
    Ma esistono autori che ci impiegano una vita, prima di iniziare a ripetersi. Per nostra fortuna.
    Eh, ma Nolan ha i suoi santi in paradiso, c'e' poco da fare.
    Ottimo pezzo, complimenti.
    E buona giornata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Qui invece conosciamo piu' noi di Nolan di quanto a lui interessi conoscere noi."
      Questo è vero. E' sempre più evidente che gli manca la voglia di "giocare" con il pubblico, ma come hai detto anche di prendersi dei grossi rischi. Passa il film a cercare di confondere il pubblico sperando che in quel marasma venga fuori un pò di stupore.
      Alla fine il suo più gran rischio è stato Dunkirk che si discostava dalle sue precedenti produzioni.

      Elimina
    2. Credo che non serva a niente piazzare i colpi di scena se poi me li telefoni appena dopo i titoli di testa perche' hai paura che non capisco.
      Cosi' e' trattare la gente da idioti.
      Con LA COSA, a vederlo da ragazzino, non ci avevo capito molto. E mi era piaciuto, eh.
      Ho dovuto rivedermerlo piu' volte. Poi ho visto LEVIATHAN, che pur essendo inferiore approfondisce quei due o tre concetti.
      E' faticoso. Ma cosi' vieni spinto a ragionare, a pensarci su. Ad interpretare.
      Penso a Miyazaki, l'autore dei vari Dark Souls e di Bloodborne (e Demon's Souls).
      Da piccolo leggeva Hogdson e Lovecraft. E non capiva molto di quel che leggeva.
      E ha trasferito quella sensazione straniante nei giochi che ha fatto.
      Non capisci, non sai come ha fatto il luogo in cui muovi il tuo personaggio diventare un inferno strapieno di creature orrende.
      Ti viene giusto gettato qualche indizio frammentario che raccatti qua e la', scritto da gente che nella maggior parte dei casi ha fatto una bruttissima fine.
      Un esempio idiota.
      In INCEPTION la scena della trottola avrebbe funzionato alla grandissima da sola.
      E invece no.
      Nolan fa spiegare la faccenda dei totem al protagonista gia' dalle prime battute, cosi' tu gia' capisci che prima della fine con la trottola succedera' qualcosa.
      Non puoi piazzarmi il colpo di scena dopo avermelo gia' spoilerato a meta' film.
      E' puro anti-climax, questo.
      Ma forse e' pretendere troppo che il regista consideri il suo pubblico intelligente.
      Qualcuno lo fa. E sono quelli che regolarmente vengono falciati dai critici.
      Dante, Romero, Carpenter, Craven, Hooper...i soliti. E la lista e' lunga, come dicevo.
      Ma loro ci provano, almeno.
      E li ammiro per questo.

      Elimina
    3. Concordo pienamente con te, caro Red, è brutto quando un regista ti fa capire che non sei abbastanza intelligente per capire cosa ti sta facendo vedere, quindi deve spiegare tutto per filo e per segno per non farti perdere il filo (chiedo scusa per il gioco di parole). Però il problema è che non hanno capito che è bello lasciare degli spazi vuoti in cui lo spettatore può colmare con la propria fantasia e immaginazione i buchi volutamente lasciati. Per fare un altro esempio in Essi vivono non ci viene spiegato come gli alieni abbiano preso possesso dei media e ci stiano manipolando sottilmente. Però a noi non interessa, speriamo solo che il buon Roddy Piper, riposi in pace, riesca a smascherare il tutto.
      Però voglio aggiungere anche un'altra osservazione che magari noi baristi a volte diamo per scontato. Le persone che scrivono e commentano qui sono, me compreso, dei nerd, o geek, accomunati da una cultura cinematografica e non superiore alla media. I ragazzi giovani spesso non sanno o non conoscono i riferimenti o le basi che per noi sono scontate. Forse anche per questo i registi si premurano di spiegare le cose, per timore che non si riesca a cogliere le cose. Magari poi esagerano, come nel caso di Cristoforo. 👋

      Elimina
    4. Ehila', Danie'!!
      Hai perfettamente ragione.
      Ma credo che non sia tanto una questione di conoscenza o di cultura.
      Direi che e' piu' l'abilita' di lasciare spazi vuoti da colmare a piacere.
      Spazi vuoti, si badi bene.
      Non buchi. Perche' se sono buchi indicano gravi carenze a livello narrativo.
      Ma se non stai a spiegare molto, e dai giusto quelle due o tre linee di riferimento, allora lo spettatore riempe i vuoti con quel che conosce.
      E La cosa bella e' che il giochino funziona indipendentemente dalla cultura di base di un individuo.
      Che sia il super appassionato che si spara decine di film all'anno o il tizio che si legge un libro ogni tanto.
      Ognuno lo interpreta a suo modo.
      Buona Domenica!!

      Elimina
  2. Beh, ottimo post, ma nonostante tutto, mi è venuta ancora più voglia di vederlo.
    Perché magari poi ne parlerò male anch'io, ma non si può parlare male di qualcosa se non lo conosci.
    Per cui lo conoscerò.
    P.s.
    Ho saltato la parte che riguardava il finale eh...😀

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Magari riuscirai a godertelo meglio se parti da un'aspettativa bassa.

      Onestamente non so se consigliare di vederlo in sala o aspettare di vederlo a casa.
      Penso che visto in sala cambi molto l'esperienza in base alla qualità del cinema e dell'audio.
      Io ho aspettato a vederlo il giusto giorno nella giusta sala, con lo schermo migliore e l'audio migliore a livello qualitativo. Insomma, come andrebbero visti i film di Nolan. Il sonoro a tratti era veramente irritante come giustamente diceva Cassidy (io ero pronto a dargli del vecchietto che chiede ai gggiovani di abbassare lo stereo).
      A casa, credo avrei abbassato il volume in diverse scene.

      Elimina
    2. Beh la sala conta. Ricordo di aver visto Roger Rabbit in una super sala e quando c'erano i personaggi che prendevano mazzate sentivi le vibrazioni pure nello stomaco. Per contro Jurassic Park l'ho visto che tenevano il volume troppo basso e a volte non si capiva il dialogo.

      Elimina
    3. Quella può influire ma hai citato due capolavori che sarebbero tali visti anche su un minerva con tubo catodico. Ad esempio quando ho rivisto "Dunkirk" a casa, mi ha colpito meno della metà (storia vera). Cheers

      Elimina
  3. Non l'ho ancora visto ma anche io mi associo alla critica che per essere un estimatore di Nolan non sei stato per nulla tenero! Però ottimo pezzo e complimenti per l'onestà e l'obbiettività. Onestamente quando hai parlato della scarsa capacità di Cristoforo di saper dirigere delle scene d'azione efficaci mi sono trovato completamente d'accordo, nei film di Batman non riesco mai ad appassionarmi a un singolo inseguimento o a una qualunque scazzottata, persino i bistrattati film di Schumacher mi davano maggiori emozioni... Sinceramente mi fa pensare che un film sui viaggi nel tempo e sui paradossi non abbia bisogno di grandi budget per appassionare, se un gioiellino come Safety not guaranted mi sembra riuscito meglio di questo film. Vuol dire che Memento continuerà a essere il mio preferito della filmografia di Cristoforo. Concludo con un piccolo pensiero: non è che il titolo è un invito agli spettatori di spaccarsi di birra per apprezzare il film? A questo punto sarebbe stato giusto includere un six pack al biglietto per il cinema. 👋

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In generale, credo che i registi facciano sempre meglio quando hanno budget moderati. Quando raggiungono quel livello di fiducia incondizionata tale da poter spendere quello che vogliono, fanno sempre robe meno interessanti di quanto avevano meno fondi. L'ho visto succedere un'infinità di volte, ed è raro che succeda il contrario (l'unico a fare eccezione che mi venga in mente è Spielberg).

      Tante volte i registi che hanno pochi mezzi riescono a tirar fuori dei capolavori, perchè devono cercare di ottenere il massimo risultato dal poco che anno. Sanno che difficilmente il risultato non sarà come l'avevano immaginato e non sarà perfetto. Il guaio è che il denaro può comprare una perfezione tecnica che può anche risultare sterile.
      Insomma: è tutto bello - Tenet è visivamente impeccabile - ma ti emoziona? Ti coinvolge? Se la risposta è no, il film ti lascerà poco. E se la colonna sonora non è quella giusta, capace di tappare i buchi emotivi della storia e dare epica (cosa che Hans Zimmer faceva già da solo), hai una bella confezione vuota.

      Elimina
  4. Risposte
    1. Lo dovrei rivedere, è passata una vita. Me lo ricordo come un buon thriller, ma vorrei recuperare il film originale e poi rivedere la versione di Nolan per giudicare meglio.
      Nel complesso mi piacque ma non quanto Memento.

      Elimina
    2. Anche io non lo rivedo da tanto ma mi era piaciuto ai tempi. Proprio perché non era un Nolan "pasticciato" e "impossibile da capire" ancora oggi in pochi si ricordano della sua esistenza. Per il discorso di Nolan, schiavo del suo personaggio. Cheers

      Elimina
  5. Qualche settimana fa il cinema della mia città ha riaperto i battenti e mi era venuta l'idea di andare a vedere Tenet come scusa, ma poi dopo aver il trailer mi sono detto "Ne vale la pena?" e sono rimasto a casa.

    Un vero peccato che il film non funzioni, ho visto che molti avevano grandi speranze che questo film potesse rimandare la gente nelle sale (dopo il grave salasso che hanno subito in questi mesi) ma dopo le tue parole credo che si dovrà aspettare ancora molto per trovare un nuovo campione di incassi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche perché la Warner Bros non la sta raccontando giusta sugli incassi del film, che è comunque costato 200 milioni non proprio noccioline, intanto hanno rimandato a data da destinarsi "Wonder Woman" 1984", le sale sono quelle che pagheranno il prezzo più alto da questo 2020 purtroppo. Cheers

      Elimina
    2. In realtà io non intendo mai scoraggiare la visione di un film, anche quando non mi piace e mi delude tanto. Un'altra persona può trovarci sempre qualcosa di interessante che magari io non ho considerato, o che a me non ha colpito.
      E' un grande esercizio di tecnica visiva, purtroppo non ci ho trovato molto altro.

      Riguardo al ritorno alle sale, io provo un vero dispiacere al solo pensare a tutte le sale che non hanno riaperto, o che non possono garantire le distanze di sicurezza e quindi nemmeno riapriranno.
      Purtroppo trovo la visione con la mascherina traumatica dopo le ore in cui devo indossarla anche a lavoro, specie in un film lungo come Tenet, che è già una visione "impegnativa" di suo oltre che per lo script, per il minutaggio.
      I cinema purtroppo soffriranno parecchio nei prossimi mesi e temo anni. Il fascino della visione in sala non si batte, e il "sacrificio" della mascherina è sacrosanto, ma avrà un impatto anche per i cultori della sala come il sottoscritto.

      I film prodotti negli ultimi anni che dovevano essere distribuiti tra 2020/21 soffriranno enormemente, ci saranno perdite matematiche. Credo ci sarà una rivalutazione generale dei costi nel cinema per un paio d'anni. Cambieranno i criteri delle grosse produzioni.
      Sarà un periodo difficile.

      Elimina
    3. Molto,i titoli grossi in uscita nel 2020 sono tutti a rischio, infatti qualcuno sta correndo ai ripari, come Disney con tutta la faccenda (brutta) di "Mulan". Cheers

      Elimina
  6. Questo per me è stato il primo Nolan che mi sono veramente goduto in sala dai tempi di "The Prestige". Per Nolan è da sempre regista molto dotato ma incapace di dare spessore alle proprie trame e personaggi. "Tenet" non fa differenza, è un film diretto in modo impeccabile, ma che tenta di stupire con la superficie esteticaperchè sotto di essa c'è veramente poco, potrei dire il nulla. Riguardo allo SPOILER si capisce benissimo già dalla prima visione che il personaggio di Pattison ritorna più volte in aiuto del protagonista per via del dettaglio sullo zaino, ma non saprei se lui sia il figlio. Onestamente non so se lo rivedrò, ma il giro sulle montagne russe questa volta l'ho gradito.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. SPOILERONE
      Per me la questione Pattinson figlio della bionda è diventata evidente presto e credo ci siano molti indizi sparsi:
      1. Pattinson appare quasi dal nulla, non è l'amico fidato che il protagonista chiama nel momento di difficoltà, gli viene assegnato dal nulla
      2. in qualche scena lascia intendere di saperla più lunga del protagonista
      3. l'unica volta in cui vediamo il bambino è biondo e ha un faccino con occhi distanti che potrebbe sembrare un giovane Pattinson
      4. tutto quel che emerge nel finale, con Pattinson che dice di essere amico di vecchia data ecc., "mi hai reclutato tu, ma non quando pensi", la rivelazione che i due si conoscono da molto tempo nel futuro e sono molto legati, amici, rientra anche nella logica del protagonista "disinteressato" nei confronti della madre. è facile che il protagonista seguirà la crescita del bambino e un domani lo recluterà.
      Questi sono i primi indizi che mi vengono in mente, i più grossi. Nel finale mi aspettavo anche qualche indizio più grosso che lo facesse intendere alla maniera grossolana di Nolan. Se poi sia del tutto casuale, sarebbe un ulteriore punto di demerito per la sceneggiatura, chissà che un giorno non chiarisca lui questo aspetto della sceneggiatura.

      Elimina