lunedì 21 settembre 2020

Misery non deve morire (1990): con ammiratori così, chi ha bisogno di nemici?

Tutti i “Fedeli lettori” lo sanno, il 21 settembre si festeggia il compleanno di Stephen King ed in quanto suo ammiratore numero uno non potevo proprio esimermi… Comincio già ad assomigliare a Annie Wilkes? Ok, allora la smetto immediatamente.

Per festeggiare questa data ho avuto ben pochi dubbi, ci sono tantissimi romanzi di zio Stevie che ho amato, ma secondo me “Misery” (1987) è quello che non viene mai citato abbastanza o meglio: è il titolo che viene dato spesso per scontato, anche perché tra romanzi e racconto, King in vita sua è sempre stato estremamente prolifico. Inoltre, spesso è tornato ad affrontare il tema dello scrittore e del suo processo creativo, lo ha fatto anche nel bellissimo saggio “On writing” (2000), ma per quello che mi riguarda è con “Misery” che King ha raggiunto l’apice di questo argomento.

Quando si affronta King, il rischio è sempre quello di finire a fare l’elenco dei tanti titoli dei suoi libri, oppure dei tantissimi film tratti dalle sue opere, penso che nessuno scrittore (di horror in particolare) abbia mai potuto godere di tale trattamento, King non ha solo visto quasi ogni suo libro adattato per il cinema e la televisione, ma ha potuto pescare da un bacino di autori incredibili, da Romero a Carpenter passando per... Beh, Rob Reiner. Il regista di classici come La storia fantastica aveva già ampiamente dimostrato di avere una certa sensibilità per la materia Kinghiana, grazie al bellissimo adattamento di “Stand by Me” (1986) che poi è il motivo per cui è finito a dirigere anche “Misery”, da noi “Misery non deve morire” perché si sa che in uno strambo Paese a forma di scarpa, i titoli lunghi e descrittivi sono sempre andati fortissimo.

“Fermo così James, perfetto”, “Rob, ma mi hai visto? Dove devo andare secondo te?”
Zio Stevie era piuttosto recalcitrante a concedere “Misery” al grande schermo, non è difficile immaginare perché, alla fine è un romanzo abbastanza intimo per lo scrittore del Maine, inoltre, King è lo stesso che non si è mai fatto problemi a criticare la versione di Kubrick di Shining per via delle modifiche (estremamente ciniche) apportate dal regista alla sua storia, infatti per King la scelta di Reiner come regista, era la rassicurazione di cui aveva bisogno. In linea di massima per il resto della sua carriera, quando è stato il momento di cedere i diritti di sfruttamento, King non è stato sempre così selettivo, voi che dite?

Ma questo è un compleanno doppio… Ed è meglio se non mi metto a pensare all’idea di candelina sulla torta di Annie Wilkes altrimenti mi tornano i brividi. Sì, perché il film di Rob Reiner quest’anno compie i suoi primi trent’anni e, posso dirlo, penso che sia più attuale oggi che mai questo... Beh, questo Classido!


Sì, perché tra i tanti meriti di “Misery non deve morire”, bisogna tranquillamente citare la sua uscita perfettamente azzeccata in termini di tempi nel 1990. Pur risultando molto meno crudo ed estremo del libro, il film di Reiner che ancora oggi viene etichettato sul retro del Blu-Ray come “Thriller”, di fatto è un horror purissimo, anche perché, parliamoci chiaro, mette ancora addosso una strizza e un’ansia che levati, ma levati proprio!

Costato venti milioni di fogli verdi con sopra le facce di altrettanti ex presidenti defunti, “Misery” portò a casa sessanta milioni come ridere, ma il suo maggior pregio è stato quello di aver portato l’Horror all’attenzione dell’Accademy, grazie al doveroso premio Oscar assegnato ad una incredibile Kathy Bates che da allora credo nessuno abbia mai più avuto il coraggio di fare arrabbiare in vita sua, non so voi, ma io non vorrei ritrovarmi a discutere con la Bates.

“Perché tu credi che io abbia voglia di discutere con un piagnucoloso caramelloso damerino come te Casssidy!?”
Da sempre gli Oscar hanno snobbato la categoria dei film Horror, ma questo film ha contribuito ad aprire una stagione ricchissima, in cui Horror purissimi arrivavano anche ai premi più importanti, anche se sempre etichettati come Thriller, magari al primo compleanno utile questa Bara tornerà su questo argomento, per ora meglio restare su “Misery” su cui tengo molto a precisare una faccenda forse banale ma importante: il libro è meglio del film.

Sì, lo so che è una frase fatta e ammetto anche una provocazione, qualcuno sarà pronto a giurarvi che il libro è SEMPRE migliore del film, ma in questo caso specifico tra tutti i romanzi di King che mi hanno fatto venire l’ansia, “Misery” è l’unico che mi ha fatto urlare un sonoro «Nooo!», poco prima del finale, in una svolta dello scontro tra i due protagonisti (storia vera). Ero talmente preso dalla storia e dal destino dello scrittore Paul Sheldon, da essermi completamente dimenticato che attorno a me, esistesse ancora un mondo popolato da persone che non si aspettavano certo un mio urlo, forse non considerano normale fare il tifo per uno scrittore in questo modo, chissà.

Un’infilata di libri falsi, per l'investigatore bibliofilo.
Se Rob Reiner ha fatto un lavoro incredibile nel gestire la suspense del film, un applauso lo merita anche l’adattamento scritto da William Goldman, veterano e due volte premio Oscar per la miglior sceneggiatura per cosine da nulla come “Butch Cassidy” (1969) e “Tutti gli uomini del presidente” (1976) che qui ha saputo snellire e portare alla sua essenza una storia entrata a far parte della cultura popolare, sono sicuro che anche chi non ha mai visto questo film (non dico letto il romanzo, in un Paese dove molti si vantano di leggere un libro l’anno… brrrr) conoscano questa storia.

Eppure “Misery” (il romanzo di King del 1987) per me resta superiore per svariate ragioni, prima di tutto per la sua capacità di mettere in chiaro come l’esperienza di vita dello scrittore, influenzi il suo processo creativo e il suo lavoro, il testo finale scritto. Nel romanzo, Paul Sheldon si è fatto un nome scrivendo questi romanzetti rosa, con la sua ottocentesca protagonista Misery che, francamente, non sopporta più e vorrebbe solo “uccidere” per scrivere finalmente un libro serio, uno che sia autobiografico con cui essere finalmente preso sul serio dalla critica, quando ferito e costretto a letto lo scrittore si ritrova contro la sua volontà (e minacciato all'adorabile Annie) a scrivere una nuova avventura di Misery, King è bravissimo a mescolare elementi della vita e della condizione di prigioniero di Sheldon con il romanzo nel romanzo, di cui ci ritroviamo a leggere abbondanti porzioni.

Leggere le avventure di Misery, mentre stai leggendo “Misery”, un esempio per immagini.
Nel film per motivi anche estremamente logici, la storia è stata snellita da Goldman e tutta la parte più legata al processo creativo va persa, ma è una scelta anche sensata, leggere il nuovo libro di Misery, mentre hai tra le mani il romanzo di Stephen King, è un tipo di esperienza in grado di farti immergere completamente nella lettura, ci credo che poi uno (io) arriva alle ultime pagine tifando spudoratamente per il protagonista e terrorizzando gli astanti accanto a lui!

Inoltre, il film perde un’altra caratteristica non secondaria: il quantitativo di violenza presente nel libro avrebbe reso impossibile far passare questa storia per un semplice “Thriller”, la scena del piede, quella in grado di far stringere i denti a tutti gli spettatori, è una versione edulcorata di quello che capita al povero Paul Sheldon nel romanzo, che arriva alla fine della storia con più di una menomazione fisica, per tacere sui traumi mentali.

Occhio a quel dito Paul, con Annie non si scherza.
Guardare il film di Rob Reiner dopo aver letto il romanzo di Stephen King, è come assistere alla stessa storia, però con il casco in testa e i paraginocchia ad attutire i colpi, anzi, a dirla proprio tutta, nel romanzo anche il finale è più cinico, per una volta che zio Stevie era riuscito a non mettere mano al barattolone di miele azzeccando un finale, i ragazzi di Hollywood lo hanno cambiato, pensandoci loro ad addolcirlo, ma non per questo il film mena con meno forza, anzi, è ancora un grandissimo esempio di come trasportare con successo sul grande schermo, una storia che vive della carta delle pagine del libro, in molti casi letteralmente.

Per sua stessa ammissione (e non è nemmeno difficile arrivarci da soli se avete familiarità con la biografia di Stephen King), questo libro è una grossa metafora sulla dipendenza da sostanze che per un po’ ha afflitto la vita dello zio, anche se i cattivelli potrebbero dire che ha anche coinciso con il suo momento di maggiore creatività, ma questo è gossip che non interessa a questa Bara.

Basta dire che il film comincia con Paul Sheldon che con la sua auto, va fuori strada a causa di una grossa, ehm, nevicata (nudge nudge, wink wink, say no more), a soccorrerlo portandolo nella sua casa isolata ci pensa Annie Wilkes, infermiere in grado di curare le sue ferite e ufficialmente fan numero uno di Misery, potrebbe sembrare un colpo di fortuna, invece è l’inizio di un horror, anche se all’Accademy è stato venduto come “Thriller”.

Something blowing in my head, winds of ice that soon will spread / Down to freeze my very soul, makes me happy, makes me cold (Cit.)
Per King, Annie Wilkes era la metafora delle sostanze da cui era dipendente, quella con cui riusciva a scrivere ad un ritmo folle, ma anche quelle che gli distruggevano il corpo un pezzo alla volta, infatti “Misery” è una storia sulle dipendenze e sui rapporti di potere, lo scrittore dipende totalmente dalla sua folle ammiratrice per le medicine, ma ne è anche totalmente succube. Quello che trovo incredibilmente spaventoso del romanzo è la capacità di descriverci un protagonista come Paul Sheldon, uno che non vuole arrendersi alla sua nuova condizione e che le prova tutte per riconquistarsi la libertà, il tipo di personaggio testardo con il quale per me è facilissimo immedesimarsi, ecco perché da lettore, vederlo spezzato nella volontà e nel corpo e ridotto ai minimi termini da Annie, è stata una delle esperienze più coinvolgenti (e spaventose) della mia vita di fanatico di storie.

Il film di Rob Reiner funziona anche perché eccelle in una specialità che tendiamo un po’ tutti a dare per scontata: la selezione degli attori. Il ruolo di Paul Sheldon venne proposto a Jack Nicholson che, però, rifiutò perché dopo Shining non voleva essere legato ad un’altra storia scritta da King (storia vera). Ma voi ve la potete immaginare la faccia da pazzo di Jack contro la follia di Kathy Bates? Non si sarebbe capito potuto distinguere il vero folle tra i due.

“Sono la tua ammiratrice numero uno”, “Maledetto Jack Nicholson avresti dovuto esserci tu al mio posto!”
La scelta di James Caan per il ruolo di Sheldon è semplicemente impeccabile, non solo perché Caan qui è bravissimo, ma anche perché ha sempre incarnato al cinema personaggi maschili forti, era il suo Sonny, quello figo e tosto della famiglia Corleone, mentre il suo Jonathan in Rollerball era l’icona della resistenza contro tutti e tutto, della vittoria conquistata con onore in piedi (o sui pattini) sul campo. Per quello è terrificante vederlo strisciare a terra oppure affannarsi su un tipo molto diverso di rotelle, nascondendosi al ritorno di Annie oppure costretto a modi gentili e un modo di parlare pacato, nel tentativo di ragionare con una forza della natura completamente malata di mente come la sua ammiratrice numero uno.

"Giuro che preferivo prendere le gomitate sul campo da Rollerball"
In questo senso, Kathy Bates è assolutamente straordinaria, che sia una bellezza non canonica rispetto agli standard hollywoodiani è una banalità, perché la vera forza della Bates sta nel modo incredibilmente realistico con cui riesce a recitare i repentini cambi di umore di un personaggio che da spettatori, capiamo immediatamente stare viaggiando in equilibrio precario sul sottile filo che divide la sanità mentale, da una mente malata. Annie Wilkes è un personaggio spaventoso non perché sia completamente malvagia, altrimenti, per assurdo, sarebbe più facile da odiare e da affrontare, Annie Wilkes è uno dei personaggi più incredibili della storia del cinema perché ogni tanto la sua mente va in tilt e finisce in una piccola zona d’ombra, da cui emerge armata di una cattiverai che un attimo prima non sembrava possibile.

Armata di cattiveria si, ma anche di martello.
Quando disgustata per l’uso delle parolacce nel nuovo libro di Sheldon dà la colpa allo scrittore per la zuppa rovesciata sul copriletto, oppure per la follia manifesta che caccia fuori quando racconta del modo in cui è stata “fregata” dal racconto a puntate che guardava ogni settimana al cinema da ragazzina. Dietro a questo scoppio d’ira, Kathy Bates riesce a far intravedere al pubblico tutto quello che Annie ha subito (e fatto subire) in vita sua, s'intravede una persona che avrebbe bisogno di aiuto improvvisamente in una posizione di potere, sull’andamento delle maree dell’umore di Annie Wilkes passa tutta la differenza tra vivere e morire di Paul Sheldon. Kathy Bates con questo ruolo si è scolpita a forza nella memoria collettiva con uno dei personaggi più incredibili e spaventosi della storia del cinema, se questo film mette ancora una fifa blu addosso, a lei va quasi tutto il merito.

Non pensavo che un pinguino di ceramica potesse mettere tutta questa ansia.
Proprio perché “Misery non deve morire” è ormai parte della cultura popolare, è anche la ragione per cui trovo che il film sia più attuale oggi (a trent'anni dalla sua uscita) che mai. Ho tessuto le lodi del romanzo di King in lungo e in largo, ma essendo una storia così estremamente legata ai romanzi, forse bisognava portare Annie Wilkes fuori dalle pagine e sul grande schermo, per metterne in chiaro l’importanza del personaggio.

Annie Wilkes è il fan che improvvisamente ha potere sull'autore. Aver amato un’opera, anche in maniera viscerale, non ci rende proprietari di quella storia, quei personaggi, quelle svolte, le parole o il formato scelto per raccontarci la storia, potranno anche averci influenzato e cambiato la vita, ma da appassionati saremo sempre fruitori di una storia.

Invece, per certi versi, Annie Wilkens ha anticipato legioni di fans convinti di sapere in che direzione debba andare una storia, certi che quel determinato personaggio non si sarebbe mai comportato in quel modo, oppure non avrebbe detto quella frase, perché a loro giudizio non è giusto, in base ad una scala di valori morali tutta personale e giustificata dal: "Sono cresciuto con questa storia e quindi nessuno la ama più di me, tu non puoi rovinarmela".

Schizofrenia? Quella oppure l'ultimo film di GIEI GIEI Abrams.
Capite dove voglio andare a parare? Non dico che tutti quelli che hanno firmato petizioni online per costringere la Disney a cancellare Episodio VIII - gli ultimi Jedi siano tutti dei potenziali Annie Wilkens... Ah, se solo avessi GIEI GIEI per le mani! Ma in un’epoca in cui i socialcosi hanno quasi azzerato la distanza tra autori e appassionati, sono certo che qualcuno abbia fantasticato di frantumare le caviglie a David Benioff e D. B. Weiss per l’ultima stagione di Giocotrono oppure a Steven Spielberg per… Un film che non esiste. Non esiste capito!?

Forse Stephen King nel 1987 aveva avuto uno sguardo su quello che oggi viene etichettato con qualche anglicismo tipo “Fandome tossico”, ma a ben pensarci è stato Rob Reiner a metterci in guardia sui fans che da sempre sono i nemici numero uno dell’oggetto del loro amore. Ecco perché questo film è ancora oggi un capolavoro che parla di dipendenza, potere della scrittura, paura e fanatismo, ancora più attuale che nel 1990, perciò auguri zio Stevie e auguri Misery… Vi ho mai detto che sono il vostro ammiratore numero uno?

Alla festicciola per il Re, si sono uniti anche altri blogger, li trovate tutti elencati qui sotto!

Sam Simon con la recensione di Christine
Gli auguri al Re del Zinefilo
Tomobiki Märchenland ci parla anche lui di Misery

66 commenti:

  1. Ho parlato di King anche dalle mie parti non tanto tempo fa, citando proprio questo film che è un vero capolavoro, anche a me ha messo addosso un sacco di fifa quando l'ho visto! Non ho letto il romanzo ma ho letto On Writing e il finale che King aveva in mente di usare (il libro rilegato in "pelle"...), tuttavia ritengo che il film, come dici tu, sia un perfetto horror di quelli che ti fanno proprio svegliare sudato la notte (infatti l'idea nasce proprio da un sogno fatto da King). Bell'idea, bel film, bel post Cassidy!

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    1. Sono felice che abbia mantenuto il finale “ufficiale”, lo trovo già abbastanza spaventoso di suo ed è stata anche una di quelle volte dove zio Stevie lo ha azzeccato in pieno, mamma mia che ansia leggere quel romanzo ;-) Grazie mille cara, questo doppio compleanno andava festeggiato! Cheers

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  2. Un grande film, hai detto bene: fa molta più paura di certi slasher! All'epoca quando lo vidi i due protagonisti mi sembravano due persone di mezza età, mentre Caan aveva 50 anni e la Bates addirittura 42 :D

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    1. L’Accademy si rifiutava di considerarlo un horror, incredibile. Ma andando oltre le etichette, questo film mette ancora un’ansia incredibile e il libro, una paura fottuta, per utilizzare una francesismo ;-) Cheers

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  3. ottima recesnione grzie.

    so che centra nulla ma è da tre giorni che mi scervello su una questione.

    un 25 anni fa girava su italia 1 un film commedia dove un tipo con i baffi ( poliziotto prossimo alla pensione e grande vigliacco ) scopre di avere tre mesi di vita.
    a quel punto il poliziotto si trasforma in coraggiosissimo per riscuotere l assicurazione sulla vita e lasciare i soldi al figlio.

    le ho tentate tutte ma non riesco a trovare il titolo. ho adirittura pensato che il tipo con i baffi sia chevichase ma non è lui.

    puoi aiutarmi??

    grazie infinite.

    rdm

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    1. Così su due piedi non mi dice nulla, magari qualche lettore potrà aiutarti ;-) Cheers

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    2. Dalla descrizione mi sembra "Come è difficile farsi ammazzare" (Short Time, 1990) con il baffone Dabney Coleman (attore notissimo all'epoca), che pare abbia avuto solo due passaggi in TV, nel 1994 e 1995 (su Tele+). L'ho visto una volta sola, lo ricordo abbastanza deludente, ma all'epoca era distribuito dal Berlusca quindi il trailer lo passavano milioni di volte al giorno.
      Il poliziotto baffuto è vittima di un immotivato scherzo crudele: si trova in ospedale per vari motivi e un autista di autobus malato terminale sostituisce le provette di sangue, per motivi incomprensibili né spiegati. (Infatti l'autista viene poi mostrato a morire mentre guida: che senso ha fare lo "scherzone"?) Insomma, il poliziotto baffuto crede di essere malato terminale e scopre che la sua assicurazione non paga se muore di cancro (o quello che era) mentre invece di morte "professionale" paga tanto, così inizia a lanciarsi nelle più spericolate operazioni di polizia tentando di lasciarci le penne, dopo anni passato ad evitare accuratamente ogni pericolo. Scoprendo che - tipo Poliziotto superpiù - non riesce proprio a morire: tutti in città lo considerano un eroe e invece lui sta cercando di truffare l'assicurazione :-P
      Ripeto, l'ho visto una volta sola ma quelle stagioni cinematografiche le porto scolpito nel cuore :-P
      Ecco il trailer.

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    3. Mi ricordo dello scambio di provette, guardando il volto dell'attore un po' mi sono ricordato del film, ma non so se l'ho visto più di una volta, probabilmente no, in ogni caso lo hai beccato in pieno ;-) Cheers

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    4. grazie mille


      è lui

      rdm

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    5. Me lo ricordo bene anche io! Soprattutto il trailer che passava con grande frequenza, se non ricordo male, agli inizi del '90. Poi Dabney Coleman era quello che faceva il capo lascivo nella sit-com Dalle 9 alle 5, con Dolly Parton, la popputa cantante bionda cotonata, famosa anche per aver trasformato Sly in cantante country in Nick lo scatenato, dove il nostro fa il taxista Italo-americano. Il film era carino perché all'inizio il tizio ha paura di schiattare in missione, essendo prossimo alla pensione, quindi manda avanti i colleghi per non essere coinvolto, mentre dopo che si è verificato il qui pro quo, diventa un pazzo spericolato che prende sempre più rischi, lanciandosi in situazioni invetosimili. Non lo rivedo da anni ma un'occhiata gliela darei se lo proponessero. 👋

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    6. Piccola errata corrige. Coleman e la Parton erano nel film da cui poi è stata tratta la sit-com ma con attori differenti. Scusate, è che sono passati solo quei trenta/quaranta anni da quando li ho visti l'ultima volta... 👋

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    7. Infatti non ricordando il nome dell'attore (in realtà credo di non averlo mai saputo!) sono andato proprio a cercare "Dalle 9 alle 5", perché lì Coleman si è conquistato la sua stella nel cinema, e da allora il ruolo di scorbutico gli è rimasto addosso :-P
      Ho una rettifica anch'io, ho appena scoperto che la sua Prima TV è su Italia1 venerdì 10 settembre 1993. Io però credo di averlo visto su Tele+ l'anno dopo.

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    8. Non avendo tele+ e non avendolo visto al cinema mi sa tanto che l'ho visto proprio in quella occasione!! Lo ricordavo solo per il trailer martellante...👋

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    9. Ricordavo benissimo i baffoni di Dabney Coleman, ma non ricordavo dove lo avevo visto (anche di recente) poi mi sono ricordato, faceva il dottore in Wargames ;-) Cheers

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    10. Io lo ricordo bene anche in Tootsie e soprattutto in un misconosciuto film intitolato La finestra sul delitto, dove faceva l'amico immaginario del bambino protagonista e si parlava di spie con in mezzo una cassetta di una console Atari... 👋

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    11. Esatto "Tootsie" ecco in che altro titolo lo ricordavo bene è da ieri che ci stavo pensando senza ricordarlo ;-) Cheers

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  4. Grandissimo film che mette una paura nera, e mi trovi completamente d'accordo sul parallelismo sull'attuale situazione del "fandome tossico"... Che non arriva a questi livelli di "inquietantezza" ma fa comunque un bel po' di danni.

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    1. King ci aveva visto lungo, ma forse era la naturale continuazione del suo ragionamento: comincia parlandoci dello scrittore e del suo rapporto con il processo creativo, passa alla sua creatura letteraria più famosa e poi il passo successivo, non può che essere la reazione dei fan. Arthur Conan Doyle ha dovuto far tornare Sherlock Holmes dopo averlo ucciso alle cascate Reichenbach ;-) Cheers

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    2. A tal proposito, ricordo una lettera accorata di Conan Doyle a un amico, un cui si diceva stupefatto (e non in senso buono) che essendogli appena morta la moglie (o la madre, non ricordo), la gente gli scrivesse per dolersi della fine di un personaggio di carta inesistente, e non del suo lutto... A dimostrazione che di Annie è piena ogni epoca...Per tornare in topic, Kathy Bates paurosissima...e grande vecchia: all'epoca era poco più che quarantenne e sembrava mia nonna, poi va da sé che nei successivi 20 anni non sia cambiata di una virgola. Il libro è uno dei pochissimi classici del Re che non ho letto: mi hai fatto venir voglia di rimediare subito! (ps comunque i finali di King son sempre abbastanza cattivelli: Pet semetary peggio degli altri, ma del tutto bene non va quasi mai ai protagonisti...)

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    3. Sono sicuro che mentre King scriveva, un po’ la storia di Conan Doyle in testa doveva averla, come esempio negativo di lettori. Si ma King anche quando vorrebbe mordere, il più delle volte non ci riesce, è un ottimista che scrive horror, è più forte di lui ti potrei elencare un sacco di suoi finali, dove nell'ultimo capitolo, un po’ di miele doveva spalmarlo per forza in una storia, penso che so, alle apparizioni “fantasmagose” di “Shining” ad esempio. Cheers!

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  5. Pensa se Kathy Bates fosse stata una fan del Trono Di Spade o di Lost...🤔

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    1. Se ha un modo per risolvere l'affare GIEI GIEI Abrams, quasi quasi ;-) Scherzi a parte, mi affascina questo libro (e questo film) per molte ragioni, una di quelle di sicuro la "profezia" azzeccata da King. Cheers!

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  6. Per un'assurda coincidenza (non sapevo assolutamente che oggi fosse il compleanno di Stephen King), anch'io oggi ho recensito "Misery"! Mah, sincronicità? Film eccezionale, comunque, e – come giustamente sottolinei – ancora attualissimo come solo i capolavori sanno essere.

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    1. Davvero? Figata! Ti ho aggiunto al Blogtour di oggi, più siamo più festeggiamo ;-) Cheers

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  7. Non lettore, solo spettatore, non ricordavo il suo compleanno altrimenti l'avrei festeggiato anch'io, comunque questo è sicuramente tra i migliori adattamenti, uno dei cattivi più iconici di sempre, insomma cosa volere di più? ;)

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    1. Proprio nulla, mi piace anche se il libro è molto, ma moooolto più cattivo, un adattamento iconico ;-) Cheers

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  8. Condivido alla grande! All'epoca gusti a pieno il film, registrati ogni trailer, speciale e dietro le quinte andato in onda sulle reti del Berlusca, adorai tutto e così dopo il film mi gustai il romanzo. Tanto la storia la sapevo, no? No, non la sapevo. Quel romanzo mi ha raggelato, ricordo ancora una notte insonne perché prima di dormire ho beccato Annie in un brutto momento che si è presentata con il taglierino elettrico, e quello che è seguito non è stato piacevole...
    Romanzo che mi ha raggelato e da allora ho un rapporto diverso con i cliffhanger: li guardo sempre con gli occhi di Annie, e quando l'eroe si salva perché è uscito un attimo prima (quando è chiaro che non è vero), allora ho i brividi.
    Per natura aborro la violenza fisica, quindi se per un incidente d'auto mi ritrovassi Ridley Scott sotto casa non gli farei niente... Se non legarlo a letto a rivedere "Alien: Covenant", e a dargli amichevoli scappellotti sulla testa. «Hai creato un androide che soffia nel naso di un alieno, hai capito cosa hai fatto?» e giù scoppolotti! «Hai creato due androidi che si suonano il piffero a vicenda, hai capito cosa hai fatto?» e giù scoppolotti! La cosa andrebbe per le lunghe, ma sono sicuro che dopo uscirebbe un nuovo ottimo film alieno :-D

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    1. Esatto, una “Cura Ludovico” a suon di scoppole aiuterebbe ;-) Il libro è devastante, Paul Sheldon nel libro fa tutto quello che avrei fatto io in quella situazione, infatti ne esce distrutto, totalmente annichilito, per questo lo trovo così spaventoso. Dici bene i cliffhanger (e i taglierini elettrici) non sono mai più stati gli stessi dopo “Misery”. Cheers!

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    2. Ahahah! Più che un film horror sarebbe una commedia la tua, però la guarderei volentieri comunque! :--D

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    3. Scoppoloni utili, Scoppoloni che fanno crescere ;-) Cheers

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  9. Ecco... Misery credo sia uno dei pochi libri del Re (auguri!) a non aver letto 😅 il film però lo ricordo estremamente angosciante, tutto merito della Bates 😱

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    1. La Bates è grandissima, il film è bello e angosciante, ma il libro è molto molto peggio. Penso che ti piacerebbe molto, da scrittore dovresti proprio leggerlo. Cheers!

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  10. Anche Robert Parr de "Gli Incredibili" aveva problemi col suo fan numero 1.

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    1. Questo è uno di quei paragoni a cui avrei voluto pensare io, bravissimo! :-D Cheers

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  11. Misery mi ha sempre inquietato molto e da piccolo mi terrorizzava proprio. Qua l’unica cosa mostruosa è la mente di Anne e il fatto che sia una storia verosimile rende il romanzo molto più terrificante di altri. Il film me lo sono proprio goduto, uno dei pochi in cui la materia kinghiana non sia stata del tutto sminchiata

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    1. Rob Reiner aveva il fluido, con King aveva un canale diretto. Questo e "Stand by Me" restano due adattamenti Kinghiani davvero ottimi. Cheers!

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  12. Ma io ti dirò... preferisco la versione filmica di Reiner all'originale di King (unico libro di King che ho letto in mezza giornata, peraltro).
    Lo amo, eh, forse è pure il migliore, ma King ha sempre questo stravizio di esagerare.
    Il film, appunto, asciuga molto e... sì, la scena del piede è meglio forse come avviene nel film, visto che le conseguenze non saranno poi irrimediabili.

    Moz-

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    1. King rincara la dose ne libro vero, però lo fa in un modo che ho sempre percepito come naturale, naturale per una mente squilibrata intendo. Poi va di pari passo con la metafora sulla droga, che ti distrugge il corpo un po’ alla volta e ti lascia segni permanenti, da quel punto di vista lo comprendo anche per i suoi momenti più tosti. Cheers!

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  13. Carabara, stasera Bill, Steve ed io festeggeremo via rete - è il compleanno anche del Ghostbuster lost in translation - considerati i tempi e non a Bangor, come negli anni passati, i loro compleanni ed il prossimo progetto multimediale della Disney/Marvel di cui mi sembra corretto anticipare qualcosa al tuo core di true believer. Miniserie a fumetti e film dovrebbero uscire in contemporanea tra circa un anno. La storia in breve. Murray Williamson è uno scrittore stanco degli haiku di precisione chirurgica che sono la gioia dei critici e di pochissimi lettori e sogna di scrivere bestsellers popolari. Parte per una vacanza nel paese di Zircolandia - praticamente Latveria senza monarchi di ferro e con tanti Starbucks - e si avventura solo per un sentiero. In una radura assiste al processo ad una strega. Tutti sono vestiti come a Salem nel Seicento. Scappa in cerca di aiuto. Cade in un buco e trova un anello d'oro magico con inciso: chi ne sarà degno, non sarà mai ossidato. Murray indossa il gioiello e si trasforma in una specie di invulnerabile Golem. Goldman sarà scritto da Steve King, sceneggiato da Keith Giffen & JM DeMatteis e disegnato da Kevin Maguire. Bill sarà Murray al cinema naturalmente. Jimmie Gunn lo dirigerà. Ciao ciao

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    1. Che bellezza i disegni di Kevin Maguire, come riempire le tavola di personaggi disegnando tutti alla grande, meglio di lui solo George Pérez. Il prossimo anno bisognerà che io mi ricordi di Bill “Incula fantasmi” Murray, mi mordo le nocche perché ho un post in rampa di lancio che lo vede protagonista. Intanto aspetto il suo nuovo film, immagino sarà disponibile su Disney+ account Vip. Povero me ho solo la versione base però! Cheers

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  14. Sulla storia dei fan si sono viste cose davvero assurde. Per non dire ridicole.
    Dalla pubblicazione di un DLC per Mass Effect perche' la gente non era soddisfatta del finale, alle petizioni su GOT.
    Mi vengono in mente le parole del grande William Shatner anni fa, davanti a un tizio che gli aveva fatto una domanda su non si sa quale puntata di Star Trek.
    "Ma fatti una vita!!"
    Eh. Facile a dirsi. Per tanti...QUELLO E' LA LORO VITA, ormai.
    Il vero incubo in futuro sara' di avere decine di diramazioni per ogni storia prodotta, per voler accontentare tutti.
    Impossibile. E pure ingiusto.
    C'e' un tacito accordo tra narratore e ascoltatore.
    Io mi impegno a raccontarti una storia, e tu la ascolti. Buono e zitto.
    Puo' venir bene o venir male, puo' piacere o non piacere, ma non posso scrivere la storia che vuoi tu.
    Non esiste.
    Se no piglia carta, penna o PC e vediamo che sai fare.
    Gran bel film, e una delle trasposizioni piu' riuscite. E visto che si parla di Re Stephen, direi che e' un mezzo miracolo.
    Merito della grandissima Kathy (, che e' DAVVERO brava. Ma temo che questo ruolo le abbia pregiudicato un po' la carriera) e di un redivivo Caan (e' proprio il caso di dirlo, visto che era quasi sparito).
    Si, come sempre il libro e' meglio del film. Ma questo e' anche uno di quei casi in cui l'aver visto prima il film aiuta (come Trainspotting).
    Finisci per sovrapporre i volti degli interpreti ai personaggi e te lo godi di piu'.
    Non credo molto alle frasi da copertina. Ma il "La piu' grande opera di King" sulla vecchia edizione S & K non esagera.
    Forse piu' corto, paragonato ad altri suoi scritti. Ma e' uno dei suoi lavori piu' agghiaccianti, in senso buono.
    Niente mostri, o meglio si. Quelli della follia edella degenerazione umana, spesso piu' paurosi perche' reali. E verosimili.
    L'autore e' davvero al culmine della sua prosa pirotecnica, in tutti i sensi.
    E badate che quando ci si mette, King non e' facile.
    Certi pezzi descrittivi li ho dovuti rileggere piu' volte. Ma quando parla per metafore alcuni passaggi ti lasciano a bocca aperta.
    Ti chiedi MA COME FA?!
    Il film e' piu' edulcorato, al confronto. Ma riesce ad essere ugualmente inquietante.
    Spappolare i malleolo a martellate non sara' come tagliare uno a colpi d'ascia per poi bruciarne il moncherino, ma...fa stringere i denti uguale.
    Gran bel film. Come ho detto, tra i pochi che si salvano.

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    1. Da lettore ho imparato ad usare i neuroni, ad esempio i “miei” Hap & Leonard non somigliano per nulla a James Purefoy e Michael Kenneth Williams che trovato grandi nella serie tv omonima. Stesso posso dire dei personaggi di “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” ma potrei fare molti esempi. Qui invece trovo che gli attori siano proprio giusti, non si poteva trovare di meglio. Cheers!

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  15. Il libro l'ho letto dopo il film ma sai che non giurerei che fosse meglio della pellicola? Ovviamente è una provocazione perché il libro è sempre meglio, ma la Bates è così da incubo nella sua instabilità che supera la sua corrispettiva cartacea. Perché se con un libro hai la tua fantasia per creare i personaggi, nel film c'è il faccino d'angelo della Bates che in un amen diventa il peggiore dei tuoi incubi. (Comunque il romanzo è meglio lo stesso... O peggio? Se è più da incubo rispetto al film si dice che è migliore o peggiore? Scusa ma sono fuso in 'sti giorni...).

    Nota a margine che non c'entra nulla ma appena ieri me l'hanno detto ti ho pensato. Coppia di amici in dolce attesa. Non vogliono sapere se è maschio o femmina. Non hanno neppure voluto dirci i nomi se non tramite iniziali. Se è una bimba il nome è "S". Se è un maschietto si chiamerà... Rullo di tamburi... "J.J."!

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    1. Per la questione “meglio il libro” ti rimando alla riposta che ho scritto al commento del Moz. Per quanto sia giusta la Bates, mai detto il contrario è straordinaria a mani basse un’interpretazione leggendaria per una cattiva da storia del cinema. Per la nota a margine, mai come in questo caso: speriamo che sia femmina ;-) Cheers

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  16. Il libro è molto più cattivo, ma la pellicola vanta una Bates straordinaria.

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    1. Assolutamente, in ogni caso siamo di fronte ad un adattamento, quindi vinciamo da lettori e da spettatori, apprezzo molto di più un vero adattamento che una fotocopia della storia, ma gli e le "Annie Wilkens" di questo mondo magari non la pensano come me ;-) Cheers

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    2. Avendo sia letto il libro che visto il film, concordo: entrambe sono esperienze da fare!

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    3. Concordo in pieno ;-) Cheers

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  17. Non ci sono molte donne malvagie nella storia del cinema, Annie Wilkes è sicuramente fra le più iconiche.

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    1. Decisamente si, sintomatico del fatto che ci sono meno ruoli per i personaggi femminili, ma Annie Wilkens è leggenda. Cheers!

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  18. Mamma mia! Effettivamente è davvero inquietante! Soprattutto perché l' orrore lo trovi dove e da chi meno te lo aspetti. Chi non vorrebbe essere trovato proprio da un' infermiera in condizioni simili? XD
    Quando Annie sbrocca fa più paura di Freddie Kruger!😱 E la scena del martello...😱
    l' atmosfera innevata da quel tocco in più di fascino e claustrofobia.
    Rob Reiner all' epoca infilava un filmone dietro un altro! Poi ebbe una brusca frenata con "Genitori cercasi"!😳😅
    Quando è risbucato fuori Palpatine veramente ho pensato a Misery!😳 Dopo il presidente operaio è diventata realtà anche questa iperbole kinghiana!😳😅 E non è andata come qui purtroppo
    👿😅
    Oltre ovviamente agli esaltati che sul web sonp pronti a sbroccare nello stesso modo della protagonista come detto.😅
    A volte mi scordo che anche questo è uscito nel 90. Piuttosto intasato di filmoni quel periodo. XD

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    1. Non esisteva ancora internet come lo intendiamo oggi nel 1990,ma King era avanti ;-) Cheers

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  19. Ho letto Misery nel 1989, subito dopo aver finito It, avevo 14 anni ed è stato il libro che mi ha fatto veramente "sentire" la paura per la presenza, ma soprattutto l'assenza di Annie e l'attesa del suo ritorno, mentre il povero Paul si struggeva per trovare un modo di scappare dalla prigione in cui era finito. King, qui con una storia che non aveva nulla di soprannaturale, riusciva benissimo a farci venire un'ansia assurda, frutto anche delle reazioni scomposte di Annie, dalla quale non sapevi mai cosa aspettarti. Poi il finale è davvero qualcosa di straordinario, a mio avviso, uno dei più belli tra tutti i libri di King. Tanto che lo ricordo bene a distanza di anni, pur non avendo più ripreso il libro. Sul film l'unica cosa che mi sento di dire è che hanno fatto un adattamento ottimo, gli attori sono straordinari, però anche io sono dell'idea che il libro risulti superiore, per quanto sia stato fatto un ottimo lavoro, cosa che si può dire solo di pochi film tratti da King. 👋

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    1. Un gran libro e un gran film, vinciamo tutti ;-) Cheers

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  20. Volevo solo aggiungere, a proposito di anniversari, che oggi è anche il compleanno di Bill Murray che festeggia le 70 candeline. Un "grande" che ha segnato la mia giovinezza con le sue interpretazioni e continua a stupire ancora. 👋

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  21. Quanti spunti interessanti, gran bella recensione!!!

    È un vero e proprio horror si9, e nel 1990 tra The Silence of the Lambs, questo è Jacob's Ladder non ci si poteva davvero lamentare!

    E quanta ragione hai nel dire che Annie anticipa tutta quella massa di rincitrulliti che pensa di poter criticare storie libri film e serie sulla base dei propri gusti personali! D'altronde i fan decerebrati son sempre esistiti, solo che ora hanno un megafono potente come Internet per farsi sentire! Annie aveva solo sedativi e martelli a disposizione. O.o

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    1. Il film di Jonnhy Demme é del 91 ma ha beneficiato molto del successo di "Misery". Hai detto bene, ora sussurrano in un megafono, anzi ci urlano dentro. Cheers!

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  22. Vorrei dire una sola cosa : Annie Wilkes non ha anticipato nulla.
    Perché i fan sciroccati come lei, sono sempre esistiti ( specie negli USA) : gente che crede che, siccome paga per fruire di un opera, debba avere anche il diritto di dire come debba essere fatta.
    King, come qualsiasi scrittore, avrà avuto a che fare spesso con simili persone , e quindi non ha dovuto inventare nulla.
    E ce ne rendiamo anche noi conto oggi, leggendo commenti di persone su qualsivoglia gruppo di social e forum.

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    1. Di sicuro, ma King ha sintetizzato una tipologia di pessimo appassionato dandogli un nome, un cognome e a ben guardare, anche un martello (nel film) ;-) Cheers

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    2. Vabbé, quello si. Lo stesso Fiorello disse che al karaoke gli si presentava gentaccia che lo insultava ecc..😳

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    3. Ma per i colori delle sue giacche? ;-) Cheers

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    4. Naaa più per le giacche ;-) Cheers

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  23. "non dico letto il romanzo, in un Paese dove molti si vantano di leggere un libro l’anno… brrrr" questo è il tema orrorifico che più mi fa paura... ma è solo una fantasia, vero? Non è mica la realtà? (Silver trema visibilmente)

    Comunque sono d'accordo con te, è un film spaventoso perché non ci mette contro una forza della natura sovrannaturale come (Jason o simili) ma in quanto ci mostra il lato nascosto che si annida in ognuno di noi (e che i social troppo spesso tendono a darci una illusione di potere critico che in realtà non abbiamo). Eppure oggi più che mai i fan sono i guardiani/carcerieri del loro mondo ideale (che sia Star Wars o Harry Potter). King come sempre ci aveva visto lungo.

    Annie Wilkens poi è stata bravissima, nonostante per carattere nella realtà non fosse minimamente capace di fare le cose che si vedono nel film (ho letto che le scene più pesanti la lasciavano spesso in un forte crisi di nervi). Tanto di cappello.

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    1. No no tranquillo, è un incubo Kinghiano (forse). Una prova incredibile per un film che oggi oltre ad essere un classico consolidato è ancora più attuale ;-) Cheers

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