giovedì 6 agosto 2020

The Blues Brothers (1980): sono in missione per conto di un capolavoro

Sono 126 miglia per Chicago. Ho il serbatoio della Bara pieno, mezza cassa di birra, è buio e porto gli occhiali da sole… Vai!

“Vestiti come beccamorti, possiamo far volare questa bara”
Chicago è una delle più grandi città d’America, un luogo con una mistica del tutto speciale, che pur non essendo particolarmente isolato, ha sviluppato una sua cultura quasi autoctona, basata proprio sul mito che quella città è in grado di generare. Chicago ha i suoi miti sportivi, con mentalità vincente come i Bulls, oppure sfortunati e per cent’otto anni di fila perdenti come i Cubs, il cui stadio per altro, il Wrigley Field è anche il falso indirizzo che Elwood fornisce per depistare tutti, anche i Nazisti («Io li odio i nazisti dell'Illinois»).

In quanto cultura propria della città, Chicago ha il suo clima - un vento terribile che tira dal lago che le è valsa il soprannome di “Windy city” -, i suoi piatti tipici e soprattutto, la sua musica. Una musica talmente potente da essere in grado di infiammare chiunque, anche un ragazzone nato in Canada ma con Chicago e la sua musica nel cuore. Dan Aykroyd in carriera ha dimostrato di essere un vero nerd, ma per certi versi potremmo anche definirlo un nerd della musica di Chicago, un “Soulman”, bianco fuori, ma nero dentro, con un rispetto e una totale venerazione per il rhythm and blues.

La storia più o meno la conosciamo tutti, i Blues Brothers nascono al Saturday Night Live, la fucina di tutti i più grandi talenti della comicità americana, che tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ’80 era colma come la coppa del Dio Bacco. Quindi quello che mi sono banalmente chiesto è stato: perché anche oggi, nell’era dell’informazione a portata di click, non ho mai visto un singolo sketch dei due fratelli al SNL? Con tutta la passione che ho per questo film!? Infatti da buon nerd ho fatto i compiti: la prima apparizione di Dan Aykroyd e John Belushi (pensate un po’, nato a Chicago) al SNL con occhiali da sole e cappelli neri, prevedeva per il resto del loro completo due costumi da ape (storia vera). Belushi cantava e Dan suonava l’armonica, eppure i semi erano stati gettati.

Non si può affrontare questo post senza un po’ di buona musica.
I Blues Brothers al Saturday Night Live non avevano dei loro sketch, più che altro si occupavano degli intrattenimenti musicali dello spettacolo, infatti la banda venne assemblata grazie alla complicità di Paul Shaffer, in pianta stabile a suonare nel programma e a lungo, spalla comica (e musicale) di David Letterman. Il nome del gruppo invece, fu un’idea del compositore Howard Shore, il resto della “The Blues Brothers Band” invece? Semplicemente il meglio su piazza: Paul "The Shiv" Shaffer, Steve "The Colonel" Cropper, Matt "Guitar" Murphy, Donald "Duck" Dunn e Alan "Mr. Fabulous" Rubin, insomma musicisti con i controcazzi (come dicono quelli che hanno studiato), in cui Jake "Joliet" ed Elwood Blues, rappresentano musicalmente parlando, quasi un accessorio, ma anche il vero traino per il gruppo, infatti il loro primo disco “Briefcase Full of Blues” divenne doppio disco di platino nel 1978, ma ad esclusione di una breve biografia sul retro del vinile, la storia dei personaggi nasce insieme al film.

Questo spiega l’entrata in scena ammanettati ad una valigetta, da aprire prima di ogni esibizione.
Il successo del disco e soprattutto di “Animal House” (1978), combinato all’enorme popolarità di quell’agente del Caos chiamato John Belushi, fece partire la gara per accaparrarsi la possibilità di produrre un film sui Blues Brothers, vinse la Universal e per la regia venne scelto senza pensarci troppo, proprio il regista di “Animal House”, un ragazzotto nemmeno trentenne, il mio amico John Landis, che per inciso, è nato e cresciuto a Chicago.

Hometown boy: il mio amico John Landis si carica la mistica di Chicago sulle spalle.
Mitch Glazer, il giornalista musicale che aveva scritto la breve biografia dei personaggi, insieme a Dan Aykroyd sul retro del loro disco, non ne voleva sapere di scrivere una sceneggiatura, quindi del compito se ne incaricò Dan, forte della sua lunga esperienza di sceneggiatore, che vantava la bellezza di zero lavori, nisba, nada, zip!

Però Dan Aykroyd conosce a menadito i personaggi, del resto li ha creati lui no? Quindi comincia a scrivere, a scrivere, mette su un disco e scrive ancora un po’, poi non pago, scrive ancora qualcosina, il risultato finale? Un plico di fogli alto come l’elenco telefonico di Chicago, un mostro di più di trecento pagine intitolato “Il Ritorno dei Blues Brothers”, firmato ironicamente da Dan con il nomignolo di “Scriptatron GL-9000”, un modo per scherzare sul suo leggerissimo problema di prolissità (storia vera). Quindi non voglio più sentire nessuno lamentarsi per la lunghezza dei miei post, ok?

Le sedute creative di questo film, devono essere state piuttosto memorabili.
John Landis si ritrova quindi con il compito di rendere filmabile il romanzo Russo scritto dal comico, con non pochi problemi, perché Dan Aykroyd ci tiene davvero un sacco a molti di quei dettagli, in particolare quelli legati alla “Bluesmobile”. Avete presente la scena in cui Elwood infila quella meraviglia di Dodge Monaco 440 (con motore V8), in un piccolissimo garage con avviso sul pericolo dell’elettricità sulla porta, per poi lanciarsi in numeri da contorsionista per uscire dal finestrino? Secondo Aykroyd, era fondamentale che il pubblico sapesse che l'automobile, si ricaricava con l’energia elettrica dei treni impegnati a sfrecciare sui binari, il tipo di dettaglio su cui solo un nerd potrebbe andare in fissa. Landis si sorbì nuovamente tutto lo spiegone di Aykroyd, salvo poi tagliare tutto dicendo: «It's just a magic car!» (storia vera). Fine delle ossessioni da nerd del povero Dan, anche perché Landis sul set di questo film, non sapeva più dove girarsi a dare i resti.

Il budget iniziale stabilito dalla Universal, si aggirava attorno ai diciassette milioni di fogli verdi con sopra le facce di altrettanti ex presidenti defunti, ma le continue difficoltà e la volontà di puntare in alto del film, fecero lievitare il costo ad oltre ventisette milioni della stessa valuta, molti dei quali spesi per gestire il turbolento cast. Non si è mai saputo quale attore abbia preso una delle Bluesmobile disponibili sul set, per sfrecciare nottetempo per Chicago, ma pare che Landis costretto a mettere una pezza alla bravata, era molto più interessato ad impedire il sequestro del mezzo da parte della polizia, il misterioso guidatore? Lasciatelo sbollire al fresco, ‘sto casinista (storia vera).

Dedicata a Luke Skywalker e Han Solo. Firmato: i fratelli Blues.
L’altro grosso, anzi direi enorme problema della produzione, era il fatto che John Belushi giocava in casa, a Chicago conosceva tutto e tutti, ma soprattutto conosceva tutti i posti migliori dove fare bisboccia fino all'alba, e dove procurarsi quella robetta bianca che amava tirare su con il naso, che è stata la causa della sua prematura dipartita. Lo aveva già capito Spielberg in 1941 - allarme ad Hollywood che una forza della natura votata al caos e alla “Vida loca” come Belushi, non la puoi contenere, puoi solo cercare di incanalarne la furia sfruttandola a tuo vantaggio. Landis a lungo amico di Spielberg, lo sapeva benissimo visto che compariva anche lui in 1941, quindi ebbe un colpo di genio: chiese all’allora fidanzata di Dan Aykroyd, l’attrice Carrie Fisher - pare che tra i due, galeotta fu la manovra di Heimlich, con cui Dan evitò il soffocamento alla principessa Leila. Storia vera -, di tenere d’occhio Belushi visto che Carrie aveva un buon ascendente sull’amico. Problema! Nel 1980 Carrie aveva lo stesso identico problemino di “naso ad aspirapolvere”, citofonare Irvin Kershner per conferma, quindi di male in peggio!

Perché non hanno mai chiesto a lei di far saltare in aria la Morte Nera?
Sappiate che gli occhiali neri che Belushi seminava per il set (pare abbia perso centinaia di paia di Ray Ban Wayfarer, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Buco nero”, doppio senso quanto mai azzeccato), il più delle volte hanno salvato Landis, perché Belushi era spesso così cotto e con gli occhi rossi, che senza occhiali non avrebbe potuto girare davvero niente. Nel bene e nel male, perché il genio di Belushi si è sempre espresso in bilico tra trovate brillanti e una (auto)distruttività inarrestabile.

Ora sappiamo chi ha insegnato il trucchetto degli occhioni al gatto di Shrek.
Scrivere di “The Blues Brothers” a quarant’anni dalla sua uscita, vuol dire parlare della cultura popolare occidentale di otto lustri, vuol dire affrontare uno dei film che nella vita ho visto e rivisto più volte in assoluto, anche io che mal sopporto i musical quando si presentano senza la minima ironia. In “The Blues Brothers” c’è la musica, tantissima e meravigliosa e soprattutto non mancano quintali di ironia. Questo film è responsabile dei miei Wayfarer (li ho sul naso anche ora mentre scrivo. Storia vera), della mia passione per i ciocchi fortissimi di automobili nei film, di un quantitativo esagerato di citazioni (anche involontarie) presenti nel mio e nel vostro modo di parlare («… le cavallette!»). Questo film in quarant’anni ha raccolto premi, trionfi al botteghino e record nel Guinness dei primati e da oggi sono fiero di averlo tra i Classidy!


La storia non ve la devo nemmeno raccontare, quanti film avete visto dove i protagonisti devono rimettere insieme la vecchia banda per completare una buona missione? Tzè centinaia! E tutti debitori di “The Blues Brothers”, che però ha ancora svariate peculiarità che lo rendono il capolavoro che ancora oggi è, partiamo subito dalla più importante: la musica.

Perché un film che parla di rhythm and blues ha due bianchi come protagonisti? La verità è che nessuno potrebbe mai criticare questa scelta, nemmeno oggi, quarant'anni dopo dove siamo (giustamente) ultrasensibili a questo tipo di argomentazioni. “The Blues Brothers” è un manifesto, un purissimo e meraviglioso atto d’amore nei confronti di un intero genere musicale, non è un tentativo di appropriazione di una cultura musicale che appartiene per forza di cose alla popolazione di colore di Chicago. Per certi versi, un’operazione simile a quella fatta da Cameron Crowe con la musica Grunge nel 1992 con “Singles”, ma con un impatto culturale leggerissimamente diverso sulla cultura popolare.

Se non vi viene voglia di cantare e agitare il culo con questi due, non vi conosco e non vi voglio conoscere.
No, “The Blues Brothers” ha tutte le caratteristiche di Dan Aykroyd che è davvero il cuore di tutto questo omaggio al Blues, lui che è sempre stato forse la più grande spalla comica della storia del cinema, un entusiasta capace di trascinare e far mettere in cantiere progetti in cui credevano in pochi, convincendo tutti con la sua carica emotiva, ma astutissimo nel capire quando fare un passo indietro, lasciando ad altri la possibilità di brillare, che siano essi Bill Murray oppure John Belushi.

Con quella stessa umiltà Dan Aykroyd non ha trasformato il film nel suo spettacolo privato, un modo per dire: guardate quanto sono bravo a fare Blues, no anzi, tutt’altro, ha sfruttato la sua popolarità in quel momento, per offrire alla musica che ha sempre amato, la possibilità di uscire dal quel piccolo cerchio di appassionati, che già la conoscevano. Ecco perché Cab Calloway dopo questo film ha avuto un ritorno di fiamma di popolarità, ecco perché nel film ci sono tutti i grandi nomi come il reverendo James “Cocaina” Brown, la grande Aretha Franklin, che tra polli arrosto e pane bianco tostato, ci chiede a tutti di pensare (Think about what you're tryin' to do to me…), riassumendo alla perfezione al cinema un classico della vita di coppia: donne incazzate e uomini… MUTI! La legnosità di Matt "Guitar" Murphy in quella scena, non potrebbe essere più azzeccata in tal senso.

Decenni di rapporti uomo donna, riassunti dalla faccia inebetita del vecchio Matt.
Per non dimenticare il mio momento preferito, il negozio di strumenti di Ray “The Genius” Charles, che dimostra che nessuno strumento è davvero spompato e senza più grinta. Il livello di amore per il Blues di Aykroyd e di tutti quelli coinvolti nella produzione di questo film, diventa chiaro quando in una scena, il film rallenta, senza comunque perdere niente del suo incredibile ritmo, solo per farci sentire John Lee Hooker cantare “Boom Boom”. Ai fini della trama questo passaggio non aggiunge nulla alla storia, ma personalmente ho conosciuto la musica di Hooker grazie a quella singola scena, quindi l’obbiettivo è stato centrato in pieno.

L'espressione di Aykroyd: un bimbo in un negozio di caramelle sarebbe meno felice di lui.
Nelle prime settimane di proiezione, questo film andato drammaticamente fuori budget, non ingranava al botteghino, colpa anche di alcuni cinema dei quartieri benestanti, che temevano di trovarsi invasi da quelli là, quei neri esaltati dalla loro musica (storia vera). Nel giro di pochissimo però, “The Blues Brothers” è esploso passando come pialla sulle differenze, insomma gli intendi di Landis e Dan Aykroyd alla fine hanno avuto la meglio… vi ho già detto che io li odio i Nazisti dell’Illinois vero?

Ci facciamo un ballo, alla faccia di tutti i Nazisti dell’Illinois di questo mondo.
Anche perché parliamoci chiaro, per un film che dura 132 minuti - la versione estesa non la considero nemmeno, serve solo a rivendere una copia del film a chi già lo aveva comprato -, “The Blues Brothers” non ha nemmeno un tempo morto, Landis è stato micidiale nel prendere il meglio da quel malloppone scritto da Dan Aykroyd, dando al film un ritmo indiavolato quando necessario e flemmatico, come i suoi due protagonisti allo stesso tempo. Quando dico che i primi cinque minuti di un film ne determinano tutto l’andamento, voi dovreste già pensare all’inizio di “The Blues Brothers”, con l'uscita di prigione di Jake "Joliet" Blues, che dura la bellezza di sette minuti, e che mi fa ridere anche ora che dovrei restare serio (mentre scrivo con i Ray Ban sul naso) per descriverla. Tra Frank "Yoda" Oz che elenca i pochi averi di Belushi e i piedi, rigorosamente dietro la linea gialla anche quando bisogna firmare, John Landis ci porta già per mano dentro al suo gioco, nel mondo dei personaggi.

Un giorno qualcuno girerà una scena con un’uscita di prigione più epica di questa… ma non è questo il giorno!
Sulle note di “She Caught the Katy”, Landis ci mostra occhiali, cappelli, folte basette e nomi tatuati sulle nocche dei suoi due fratelli, immersi in una luce irrealistica alle loro spalle, quando si riabbracciano fuori dalla prigione. Sottilmente Landis ci ha già chiesto di accettare (anzi proprio di abbracciare), due personaggi che non sono realistici, ma alterano il mondo attorno a loro in una maniera così naturale che da spettatori, non abbiamo mai il minimo dubbio sul realismo di quello che vediamo accadere.

Il buono...

... il brutto...

... i cattivi (in missione per conto di Dio)
Il dialogo sulla “Bluesmobile” («La Cady! Dov'è la Cady?»), il lancio dell’accendisigari dal finestrino (che nulla mi toglie dalla testa abbia influenzato i Coen nel 1998, per una scena simile di “Il grande Lebowski”) e il salto di uno dei tipici ponti mobili di Chicago, ci porta subito nel mondo di questi due personaggi, che di fatto sono due cartoni animati. Pensateci sono uno alto e magro e l’altro basso e cicciotto, come Gianni e Pinotto, come Mignolo & Prof. Il look poi li rende subito due “silhouette” immediatamente riconoscibili, ben prima dei Men in Black e dei “cani da rapina” di Tarantino, ma al resto ci pensa il loro atteggiamento.

Jake ed Elwood sono due cartoni animati stilosissimi e flemmatici, rilassati come veri Bluesman anche nelle situazioni più improbabili, come i Chicago Cubs hanno un’aurea da perdenti, perché di fatto non hanno i soldi per salvare l’orfanotrofio in cui sono cresciuti e non hanno nemmeno una band, però il loro modo di comportarti è quello dei vincenti, come i Chicago Bulls di Michael Jordan, sanno che alla fine, avranno ragione loro e il mondo, si spiega alla loro attitudine vincente.

Potete essere fighi, ma non sarete mai fighi come Jake ed Elwood Blues.
Ecco perché quando Carrie Fisher, come se fosse Willy il coyote, gli spara con un Bazooka, loro come Beep Beep si tolgono la polvere di dosso e vanno dritti per la loro strada. Oppure quando lei fa saltare per aria la loro cabina del telefono, senza scomporsi i due fratelli contano le monetine rimaste a terra.

John Landis poi dirige tutto con una mano ferma incredibile, parliamo di uno che nemmeno trentenne, nel giro di una manciata di film all’attivo e qualche altro capolavoro in arrivo, aveva già fatto suo lo spirito degli anni ’80. Landis con “The Blues Brothers”, archivia il sentimento nichilista del cinema americano degli anni ’70, segnato dallo scandalo del Watergate e dal Vietnam, portando aria fresca, leggerezza che però non vuol dire per forza stupidità, voglia di fare casino, quella di sicuro moltissima, ma un tipo di leggerezza a suo modo colta.

Il padre nobile (e amabilmente cazzone) degli anni ’80 cinematografici.
Andiamo! Dove la trovate una commedia musicale dove la “Pinguina” si muove come se fosse uscita da "I tre volti della paura" (1963) di Mario Bava? Questa incredibile capacità di inserire trovate assurde, che però il pubblico accetta senza battere ciglio, costella tutta la pellicola. A me ad esempio, fa impazzire quando per prendere tempo, Cab Calloway chiede alla band se conoscono “Minnie l’impicciona” («Conoscevo una certa Minnie la battona») e di colpo i suoi vestiti e quelli di tutta la banda cambiando, nel momento esatto in cui cominciano a suonare l’irresistibile “Minnie the Moocher”.

Ma il vero talento di Landis resta quello di saper tirare su trame incredibili, partendo da spunti quasi inesistenti, lo stile del mio amico John è sempre stato lo stesso: avete presente la scena del treno di Una poltrona per due? Vediamo i protagonisti in costume salire a bordo, vediamo i due portantini un po’ tonti vestiti uguali, vediamo un gorilla e Belushi (…l’altro!), che invece indossa un costume da gorilla. Un modo lento ma metodico di presentare gli elementi di una barzelletta, preparando quella che sarà la battuta finale. “The Blues Brothers” funziona allo stesso identico modo, ma su scala ingrandita, centuplicata!

La battuta finale di una lunga e distruttiva barzelletta (secondo estratto)
Mi fa impazzire che tutto il film di fatto, sia un lungo accumulo di “nemici”, che inizia con una banalità, i due fratelli che passano con il giallo, ma sfortunatamente beccano una pattuglia (appostata sotto il cartellone pubblicitario di “See You Next Wednesday”, il film immaginario che viene citato in tutti le pellicole di Landis), che a bordo hanno un cepics («Controllo Elettronico Patenti e Infrazioni Codice Stradale»). Questo è l’inizio del gran casino, il sassolino che rotola e che finisce per generare una valanga, che prevede un inseguimento tra le vetrine del JC Penney, oppure dover improvvisare il tema di “Rawhide” in Sol con risultati esilaranti («… Voooooi siete i Good Old Boys?»).

Quindi alla fine? Ci vediamo mercoledì prossimo?
Sarebbe fin troppo facile stare qui ad elencare tutte le scene migliori, oddio nemmeno tanto, visto che bisognerebbe trascrivere ogni dialogo (la mia definitiva trasformazione in “Cassatron GL-9000”), ma “The Blues Brothers” è molto di più della notevole collezione di facce note che impreziosiscono il film, da Charles Napier alla super modella Twiggy, passando per Steven Spielberg, nel suo unico ruolo da attore in carriera visto che ha una battuta («Desiderano?»), mentre le sue altre apparizioni, erano da considerarsi solo comparsate. Uno dei tanti primati di un film che è finito per davvero nel Guinness dei primati, per il numero di auto distrutte.

Vorrei trovare lui dietro lo sportello alla posta, anche solo una volta nella vita.
La devastazione di automobili della polizia, gli odiati Nazisti dell’Illinois sfottuti (come meritano) per tutta la durata del film, sono scene che vengono girate con spirito goliardico ma anche con un certo occhio per l’azione, quell'enorme incartamento di lamiere si porta nelle budella lo spirito delle scene d’inseguimento girare per davvero, quelle dei vecchi film d'azione, infatti rappresentano per Landis il finale della barzelletta costruita per accumulo (di avversari). Ogni automobile che sbanda, si capovolta e sbatte fortissimo contro un’altra, sono le parole con cui il regista compone la sua esilarante battuta finale.

Negli anni, altri film hanno ritoccato il Guinness dei primati per la scena con il maggior numero di incidenti d'auto in una sola pellicola, ma sono titoli che non hanno dato lo stesso peso ad ogni singolo “ciocco”, oppure ad ogni lamiera maltrattata. Parliamo di roba inutile come “G.I. Joe - La nascita dei Cobra” (2009), in cui gli effetti digitali posticci di Stephen Sommers, non possono competere con l’orgoglio analogico fatto di accartocciamenti messo su da Landis, che qui fa contare ogni urto, ogni stridio di gomme, così tanto che alla fine, hai la sensazione di dover essere tu spettatore, a firmare il CID per tutti gli incidenti a cui hai appena assistito.

The Blues Brothers - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare i ciocchi fortissimi di automobili nei film.
Per questo “The Blues Brothers” resterà sempre il migliore, perché é esattamente come i Chicago Bulls di Jordan, altre squadre della NBA hanno battuto il record dei Bulls di partite vinte in una singola stagione, ma i Bulls vengono ancora ricordati come i migliori per l’attitudine con cui l’hanno fatto. Sarà qualcosa nell'aria della “Windy City”, ditemi quello che volete, sarà qualcosa nella mistica di un luogo che ha il rhythm and blues nel suo DNA.

I due "beccamorti" in missione per conto di Dio, da quarant'anni sono entrati a testa alta a far parte dell’élite del Cinema, probabilmente chiedendo agli altri film a tavola «Quanto vuoi per tue done? Tutte io compra». Perché è per film come “The Blues Brothers”, che il Cinema è davvero qualcosa di speciale.

"Continua a versare, continua finché non collasso a terra"
Quindi potrei stare qui a raccontarvi ancora per ore, in dettaglio, tutti gli infiniti momenti che hanno reso questo film il preferito di tutti, potrei provare a smentire quella leggenda popolare per cui esiste anche un seguito di questa pellicola, tutte balle, non esiste (ci siamo capiti?), oppure potrei dirvi che nella vita abbiamo tutti il diritto di avere un capolavoro come questo per consolarci, esaltarci, divertirci. Tutti quanti voi là fuori vi meritate un film così, voi, io, loro, tutti quanti… tutti quanti!

One, two, one two, three four!

84 commenti:

  1. La mia prima volta "vidi la luce"
    Ed ancora oggi è capace di illuminarmi le giornate.
    Con stima - Max

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    1. Amen fratello. Hai presente quei film perfetti in tutto? Cast, trovate, ritmo? Questo è uno di quei film ;-) Cheers

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  2. Mazza che post lungo😂😂😂 hahaha ma ci sta tutto, ogni singola parola. E ti dirò che ho pure imparato a suonare l' armonica proprio con She Caught The Katy.

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    1. Dovrei verificare, ma questo post potrebbe aver superato quello di “Trappola di cristallo” e di uno dei tre Indy lunghezza, diventando così il post più lungo della Bara Volante (storia vera). Un altro record portato a casa da questo film ;-) Cheers

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    2. non avrei pensato che fosse così lungo, è filato liscio che era una bellezza.

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    3. Fiuuu! Meno male di solito scrivo i post per intero, inizio e finisco non mi piace lasciare lavori a metà. Ma quando ho visto questo post ho sentito che mancava qualcosa, quindi sono tornato ad aggiungere due paragrafi, per fortuna non si nota l'aggiunta al volo ;-) Cheers

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  3. OH, ho iniziato a leggere e ho pensato: vediamo un po' se Cassidy riesce a dirmi qualcosa che non so su uno dei miei film preferiti di sempre? Beh, ci sei riuscito, qualche aneddoto qua e là non lo conoscevo (tipo il furto della bluesmobile). In una delle scene tagliate, mi apre ci fosse Elwood che fatica a uscire dalla macchina nel garage, ma in effetti le scene tagliate stanno bene tagliate.
    comunque non sai quanto mi hai fatto ridere con la didascalia della faccia inebetita del vecchio matt!

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    1. Matt davanti ad una leonessa, difficile non comprenderlo, pensa essere nei suoi panni ;-) Ti ringrazio molto, tu sei una delle poche in circolazione che ama questo film forse anche più di me quindi, vuol dire che ho fatto almeno un lavoro decente. Si esatto, ma la versione estesa di questo film non mi ha mai detto molto, come la scena in fabbrica di Elwood, quando lascia il lavoro per "prendere i voti", divertente ma non aggiunge molto, inoltre si (intra)vede Elwood senza occhiali, e i Blues Brothers tolgono occhiali o cappello solo quando il momento diventa solenne, come per salvarsi da Carrie Fisher o per salutare la Bluesmobile ;-) Cheers!

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    2. Ma certo che hai fatto un buon lavoro. Ed è sempre bello leggere quando con amore viene scritto qualcosa su quello che ami!
      Sì, la scena in fabrica non diceva granché, troppo prosaica e concreta per la storia. Aveva proprio ragione Landis con "It's just a magic car", lo spirito dev'essere quello. Mi sembra che Elwood avesse gli occhiali da fabbrica in quella scena, non era del tutto privo di occhiali, ma vuoi mettere i Wayfarer? Anche perché Elwood non si toglie mai gli occhiali, solo il cappello, e Jake viceversa, se non sbaglio.
      Comunque Dan è proprio fissato con la costruzione dei retroscena. Qualche tempo fa, da me, ho parlato del film, vabbè chiamiamolo film, con Britney Spears "Crossroads" dove Dan interpreta il padre di lei. E avevo letto che per quella parte così minuscola e insipida (in un film minuscolo e insipido) si era creato tutto un background, una biografia del personaggio...anche meno Dan, anche meno. Ma ce lo teniamo così, che ci piace molto! Soprattutto quando non fa film con Britney

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    3. Mille grazie ;-) Si ha gli occhiali da lavoro trasparenti, ma nulla a che spartire con i Wayfarer! Ricordi bene, Jake toglie gli occhiali davanti a Carrie Fisher, Elwood toglie il cappello solo per l’addio alla Bluesmobile, scena che per altro, ogni volta mi fa venire i brividi, se solo i protagonisti non fossero di fretta ;-)
      Mi sono perso il tuo posto ma rimedierò, complimenti per il fegato! Deve essere uno di quelli attori che ragiona da sceneggiatore, ecco va bene per i fratelli Blues o per i Ghostbusters, ma per Britney magari anche no eh? ;-) Cheers!

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    4. Elwood se lo toglie in quella scena lì, ma anche nella sua pittoresca stanza all'hotel per uomini, mentre tosta il pane bianco. Let the good times roll....

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    5. Vero, quello è un momento di rilassatezza con il fratello (che invece dorme vestito). Cheers!

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    6. Sapete che solo tipo alla ventesima visione mi resi conto degli occhiali? Credo sia stata proprio Mamma Etrusca a farmi notare che nessuno dei due si toglieva mai gli occhiali, così che quando John lo fa davanti a Carrie riesce a convincerla dell'inconvincibile e a fermarla dall'opera di distruzione. Come a dire: se un uomo come John si toglie gli occhiali per te, puoi perdonargli tutto! :-D
      Visto che vi vedo leggermente appassionati del film, ma voi ci avete giocato al videogioco ufficiale dei primi Novanta? Era una sorta di Mario Bros a scorrimento dove potevi scegliere il personaggio (il tappo o lo spilungone) e correre di qua e di là, evitando poliziotti e prendendo robe. Non so le ore che ci ho perso :-P

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    7. Oddio, sai che il videogioco mi manca!
      Eh, la rara possibilità di incrociare lo sguardo di John fa sfracelli XD

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    8. ma scommetto che Cassidy è preparato! Cassidy, so già che lo sei!

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    9. Io ne avevo uno sul mio vecchio Amiga che corrisponde alla descrizione, era per caso QUESTO?
      Sei si, sappi che anche io ci ho pessato le ore, le musiche del film mi gasavano anche in versione "mono" ;-) Cheers

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    10. Sìììììììììì è quello! Che impressione rivederlo dopo trent'anni! :-P

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    11. ganze le musiche anche in quella versione! :D non lo conoscevo

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    12. Si, c'era per Amiga.
      Lo aveva fatto la francese Titus.
      Io ho giocato alla versione per Super Nintendo, che grossomodo doveva essere la stessa roba.
      Un platform banalotto, salvato giusto dai riarrangiamenti di alcuni pezzi celebri della band.
      La cosa strana e' che e' uscito piu' di dieci anni dopo il film, a dimostrazione che il mito dei fratelli Blues ancora perdurava.

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    13. Giusto per la cronaca...e' uscito un po' in tutte le salse.
      Anche per Commodore 64, Nintendo (quello vecchio), Atari ST, Gameboy e persino il CPC della Amstrad, un computer che da noi non so nemmeno se e' arrivato.

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    14. Infatti il gioco mi fu passato su floppy disk nel 1992, quando entrò in casa il primo PC compatibile IBM. Avevo i Blues Brothers, il gioco di Terminator 2 (impossibile superare i primi due nanosecondi del gioco senza morire mille volte) e Wolf 3D, che si portò via ogni attimo della mia vita negli anni successivi.
      Non so perché sbucarono i BB a così tanti anni dal film, ma forse l'esplosione dei videogiochi stava spingendo a cercare marchi riconoscibili da lanciare: in fondo per Commodore64 avevo "Rocky Horror Picture Show", cioè il gioco di un film di dieci anni prima :-P

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    15. Io ho avuto un Amstrad, ma non so credo fosse quel CPC che citi.

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    16. Non saprei dirtelo con certezza, anche perche' l' Amstrad era un marchio con cui venivano classificati parecchi sistemi, un po' come fecero col 3DO anni dopo. Di cui esistevano parecchie versioni (Panasonic, Matsushita...).
      Dicevo...un giochino abbastanza banale, che spesso era il destino riservato ai tie-in ispirati a film.
      Spesso interessava piu' sfruttare il richiamo della licenza che fare un buon gioco, che tanto nella mischia qualcosa si vende lo stesso.

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    17. Chiedo venia, ma mi sa che ho commesso un errore.
      La memoria...
      Il marchio a cui mi riferivo era l' MSX, ho idea.
      Dell' Amstrad uscirono alcuni modelli di pc, qui da noi. Ma non credo il CPC. E pure la sua (sfortunatissima) console.

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  4. Secondo il mitico Dan, gli occhiali scuri "Donano al mondo una patina scura e rilassante."
    Vero, verissimo. Al punto che temo di essermi fatto venire una sorta di fotofobia in forma leggera, pur di portarli. E al resto ci hanno pensato le alte temperature del mio posto di lavoro e l'illuminazione piazzata a membro di segugio, che deve avermi causato un'eccessiva dilatazione dei capillari degli occ...si, e' un discorso un po' complicato per dire che giro con gli occhiali da sole anche quando e' nuvolo.
    Questo per dire quanto deve aver lavorato a livello di inconscio questo film, su di me. E su tanti, tantissimi altri.
    Un capolavoro. Da tramandare ai posteri.
    Un elogio della stupidita' e della gioia di vivere.
    Appuntamento fisso durante il periodo natalizio, e visione irrinunciabile almeno un'altra volta all'anno.
    E' un film che viene consigliato persino come cura per la depressione, e le sue canzoni vengono trasmesse in radio ancora oggi. Persino quella di Calloway!!
    Aykroyd e Belushi danno forma e vita ad una coppia comica che fa storia, due moderni Stanlio e Ollio che trattano il mondo intero come il loro parco giochi.
    Un sodalizio che, sentendo il superstite del duo, sarebbe dovuto durare molto piu' a lungo.
    La dipartita di John e' tuttora uno dei suoi piu' grandi rimpianti. Chissa' quante ne avrebbero combinate.
    Ma il tempo e qualcos'altro non lo hanno concesso, purtroppo.
    A John questo pianeta ed il suo corpo sono sempre andati stretti.
    Credo che a tutti noi sarebbe piaciuto, almeno una volta nella vita, essere in missione per conto di Dio.
    Anche se il piu' della volte consiste nell'andare a zonzo o sparati verso il nulla a bordo di un auto con quel gotto di benzina che tanto basta a non lasciarti a piedi, una sigaretta della marca giusta tra le labbra (PALL MALL, pour moi. Esistono ancora? Ormai non pratico da tredici anni), occhiali da sole e la cassettina giusta nello stereo.
    E' proprio da questo film che ho imparato che cose come queste bastano a raddrizzarti la giornata. Insieme al gusto per personaggi anacronistici, fuori dal tempo e dalle mode ma che se ne fregano e tirano dritto per la loro strada.
    Pezzo memorabile, Cass. E per un film cosi' non serviva niente di meno.
    Cult.

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    1. Ho scritto tutto il post e ci vivo con gli occhiali scuri, quindi ti capisco perfettamente ;-) Ti ringrazio molto capo, i Blues Brothers richiedevano il lavoro extra, è stato un piacere. Cheers!

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    2. Ancora una cosa...non so perche', ma la scena iniziale con le ciminiere e le fiammate mi ha sempre ricordato Blade Runner. E' un caso, oppure...

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    3. Credo sia un caso, più che altro pensavo ad una sorta di marchio di fabbrica di Landis, anche "Una poltrona per due" comincia con immagini di Philadelphia. Cheers!

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  5. Il gag in cui Will Smith avvicina il tavolino per fare il test di ammissione e diventare un MIB ha qualcosa del Belushi che si piega oltre la riga gialla per firmare.

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    1. Non ci avevo mai pensato, eppure in effetti sì, è proprio quel tipo di umorismo ;-) Cheers

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  6. uno dei film più leggendari del cinema, un compendio e una celebrazione di praticamente tutto il '900 del Jazz ("Minnie the moocher" dava il titolo e le musiche ad un leggendario corto di Betty Boop).
    Non c'è esempio migliore della dicitura di "Secolo breve": in 50 anni passi dall'archeologia dell'animazione all'epoca contemporanea, molti artisti che allietavano i nonni degli anni '80 erano ancora vivi e vegetissimi. Oggi invece il tempo si è dilatato tantissimo e siamo ancora fermi alle icone degli anni 80 pur con altri 40 anni sul groppone :(

    A differenza di altri però io non apprezzo granché il demenziale quando è lasciato a ruota libera come nel finale: insomma, una cosa è il demenziale controllato, che per contrasto fa riderissimo (i BB che escono illesi da un colpo di bazooka come se fossero pg di un cartone animato), ma vedere 20-30-40... 100 o quante sono alla fine auto della polizia accartocciarsi tra di loro a me ha sempre portato la noia e ad un continuo guardare di orologi...

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    1. Hai detto bene, trasuda storia questo film ;-) A me piace molto, soprattutto quando un regista prende una direzione (anche estrema) senza tradirla mai, come ha fatto Landis qui, le sue trovate da cartone animato ci sono per tutto il film e non ci posso fare niente, è proprio il mio tipo di umorismo, mi fa impazzire ;-) Cheers!

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  7. Da critico al consumismo sempre sognato di entrare in un centro commerciale come i blues Brothers.

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    1. La seconda miglior sortita in un centro commerciale mai vista al cinema, il primato resterà sempre a George "Amore" Romero, anche per motivi ci critica al consumismo ;-) Cheers

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  8. Il post migliore per il film migliore! Complimenti Cassidy! Sono sicura di aver già detto che questo film è un classico a casa mia: due giorni fa è venuto da me un amico che non lo aveva visto, così ho aperto una credenza e ho chiesto: "DVD o BluRay?" :D

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    1. Ahaha fantastico come la scena di "Hott Fuzz" mitica! ;-) Ti ringrazio moltissimo grazie! Cheers

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  9. Traspare in modo evidente il tuo amore per questo film, ma dopotutto come si fa a non amarlo ;)

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    1. Grazie, sono in missione per conto di Landis ;-) Cheers

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  10. Non puoi avvicinarti al Sole senza scottarti, e oggi la Bara è bollente!!! ^_^
    Se amo questo film è per merito di Mamma Etrusca, che in quei primi anni Ottanta quando venne trasmesso in TV cercava di spiegarlo a me e mio padre. Ma... gli hanno sparato con un bazooka ed è esplosa la casa, perché non dicono niente? E' paradossale. Perché volano con la macchina? Perché sono in missione per conto di Dio. Ci sono volute diverse visioni perché d'un tratto la magia di Landis cominciasse a farsi sentire ed è così che ho finito per amare quella bomba di film. Alla centesima visione ho cominciato a considerarlo un capolavoro ^_^

    Nel 1987 in Casa Etrusca è arrivato il futuro, con il nome di "Stereo con lettore CD", robe rotonde che non saltano e non "scracciano" come gli LP. Prima ancora di attaccare il filo alla corrente avevamo già in casa la colonna sonora dei Blues Brothers e subito dopo arrivarono gli altri due CD appena usciti (uno è quello che hai mostrato e un altro era un best of). CD di Aretha Franklin, Ray Charles e James Brown sono cominciati a fioccare, quindi chi pensa che "Blues Brothers" sia un caso di "whitewashing" sta sbagliando di brutto: ha fatto conoscere quella musica a milioni di persone che non sapevano esistesse, e credo che i cantanti neri del film non abbiano mai venduto così tanto come negli anni Ottanta!
    Era da quando cantava Minnie l'impicciona nei cartoni animati anni Trenta di Betty Boop che Cab Calloway non si sentiva chiamare! :-D Il suo Ari-Ari- Ari-o dal 1980 è patrimonio dell'umanità. Quindi di nuovo: grazie Dan e grazie John. (Tanto Belushi non credo fosse cosciente di sé, inutile ringraziarlo ^_^)

    P.S.
    Purtroppo non credo di essere riuscita a conservarla, ma all'epoca nelle videoteche italiane si poteva noleggiare una VHS in lingua inglese SENZA sottotitoli che mostrava i migliori sketch SNL di Belushi, inframmezzati dalle esibizioni dei BB. Quindi già a 12 anni ho conosciuto la sua "arte", l'ho visto nei panni di Beethoven, Kirk e Joe Cocker, ma sempre senza capirci una mazza! :-D

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    1. ahahaha mitica la mamma etrusca che ha diffuso il verbo! Invece da me è stato l'opposto: mia madre osservava me e mio padre rapiti dal film (dalle molte visioni) ma non ha mai capito cosa ci trovassimo di così esilarante. Le trovate assurde non sono nel suo spirito, ma perfino lei, da non amante della musica in genere, non ha potuto negare l'evidenza della bellezza del rhythm and blues.

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    2. Leggendari i momenti a casa Etruscus, capisco la mamma, mi riconosco un sacco nella “stupidità” di Landis, è proprio il mio tipo di umorismo quindi deve piacere, però il film è talmente grande che è impossibile non amarlo ;-)

      Assolutamente, ci sono film che sono appropriazioni culturali fatte per puro ego, ma non è il caso del vecchio Dan, lui era in missione per conto del Dio del Blues, sulla sua strada ha trovato due ragazzi di Chicago per farlo, ma di tutto si tratta, tranne che di appropriazione culturale, i conti in banca di Aretha, Ray e James possono confermare ;-)

      Per fortuna l’umorismo di Belushi era molto fisico, anche più diventava fisico più faceva ridere secondo me, quindi anche la vecchia VHS poteva tornare buona! Cheers

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    3. La mamma etrusca aveva visto la luce prima di tutti, a casa mia invece quello fissato con questo film ero io, sto trasmettendo la follia a Wing-woman e alle cane ;-) Cheers

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    4. @Kuku
      Anch'io non mi consideravo tipo da comicità dell'assurdo o paradossale: capisci che di fronte a "Top Secret" o a Woody Allen c'era da rimanere perplessi con BB. Eppure alla fine, visione dopo visione, è riuscito a raggiungermi il cuore.

      @Cassidy
      Quella VHS si apriva con Belushi vestito da samurai che balbettava un finto giapponese e accoglieva i clienti del suo Samurai-Burger con la spada: con la sua lama tagliava i panini e spalmava la senape che era un piacere! E per spicciare soldi sani... zac, un bel colpo di spada sulla banconota! Capisci che non c'era bisogno di comprendere il testo dello sketch, bastava guardare la faccia di Belushi e non riuscivi a resistere :-D
      Non l'ho trovato sul Tubo però c'è Samurai Hotel, una versione simile con Chevy Chase come spalla: guarda che perfetta faccia alla Mifune fa John!!!!

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    5. Quello è genio puro, penso sia uno dei suoi sketch più famosi di sempre, quando tira su il sopraciglio diventa identico a Mifune! :-D Cheers

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  11. Più che una recensione è una lettera d'amore, come non può essere altrimenti. Qui sei andato su uno dei miei top 3 in assoluto, un film che (immagino come te) so a memoria e cito ogni giorno (giusto oggi ho detto "non è gente che scrive lettere quella").

    Spezzo una lancia a favore della extended version: c'è solo più musica spettacolare, quindi quando lo riguardo ora guardo quella! :--D

    (appena aggiorno il mio post su questo film coi link esterni ti metto in prima fila!)

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    1. Grazie mille capo gentilissimo! Si confesso mi hai beccato, si tratta proprio di una dichiarazione d'amore, questo è uno dei film per cui uno poi, finisce ad amare il cinema, inutile girarci troppo attorno ;-) Cheers

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    2. Totalmente, anche io ritengo Landis colpevole di avermi fatto innamorare della settima arte, insieme ai suoi amici che sempre nominiamo come Carpenter e Gilliam, tra gli altri! Se di colpevolezza si può parlare... :--)

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    3. Carpenter, Gilliam, Landis, Romero, Dante, Raimi, Cameron, Hill questi sono i primi che mi vengono, ma ci sono altri nomi, qui mi fermo per non fare tutto l'elenco, ma avercene di colpevoli così ;-) Cheers

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    4. Il nostro elenco si sovrappone al 100% e se vai avanti mi sa che continua a farlo! :--)

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    5. Allora ci aggiungo giusto un Bro-fist! ;-) Cheers

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  12. Qua avrei tante cosa da dire che non so manco da dove cominciare... Ma siccome il tuo post è esauriente e completo, aggiungo solo tre note personali per provare a spiegare cosa rappresentano per me i BB.

    Innanzitutto il film me lo rivedevo a ciclo continuo da ragazzino. Avevo una VHS copiata da (credo) una VHS originale ed era una di quelle che per anni era a disposizione accanto al videoregistratore, tanto da meritarsi l'onore (toccato a pochissime cassette a casa mia) di vedersi togliere il riquadro di plastica per proteggerla da eventuali sovrascritture accidentali. Oltre a questa avevo un vinile (chissà che fine avrà fatto...) e pure la cassettina originale. Quindi o in tv o via stereo, i Blues Brothers erano spessissimo presenti a casa mia.

    Nel 1996 in gita studio (si, si, proprio studio...) a Londra conquistai una ragazza cantandole al Karaoke una versione particolarmente alcolica di "Everybody needs somebody", con tanto di balletto scatenato. Fu rapita e finimmo a letto insieme e per me fu la prima volta. John Belushi sarebbe stato orgoglioso di me!

    Ultima. Nel 1999 (2000? Mi pare '99 però...), primo anno post-maturità, per Carnevale andai in giro con un amico conciati come Jack e Elwood. Lui piccolino (ma magro), io alto (sempre magro). Costume di facile reperibilità anche perché i Wayfarer all'epoca li portavano tutti! Peccato che fu un anno particolarmente freddo con temperature ben al di sotto dello zero e uscire in camicia e giacchetta non era proprio il massimo. Usammo i costumi due volte. Nel mezzo febbrone da cavallo per entrambi (lo ricordo perché ci perdemmo una festa che a detta dei partecipanti fu mitica e a oltre 20 anni di distanza ancora se ne parla...).

    I Blues Brothers per me sono più di un film, più di un gruppo musicale e più di un duo di comici del SNL. Sono letteralmente parte della mia vita.

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    1. Ero sicuro che ti avrei trovato tra le fila della banda, un altro che ha visto la luce, grazie per le storie di vita vissuta ;-) Cheers

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  13. CAPOLAVORO!

    Anche la rece non è male :D

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    1. Ahaha tempi comidi degni di Landis nel tuo commento, grazie mille capo! :-D Cheers

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  14. Film sontuoso, regista sontuoso, attori sontuosi. Poteva essere diversamente per il post. Le letture, quelle interessanti.
    Grazie

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    1. Grazie mille capo, ci sono quei film che richiedono lo sforzo extra, che sforzo non é ma una gioia ;-) Cheers

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    2. Allora che lo sforzo sia con te!

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    3. Mel Brooks insegna ;-) Cheers

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  15. Grande Cass, mi fai rivivere uno dei miei film preferiti, che ho visto tante volte ma non negli ultimi venti anni. La prima volta la ricordo ancora, su Odeon TV, fine anni '80. Inutile dire che ne rimasi folgorato, sia dalla musica che dalla sua stranezza, per la quale capitavano cose assurde ma nessuno si scomponeva mai, lasciandomi esterefatto ma anche galvanizzato come pochi, soprattutto per le scene con Carrie Fisher. Mi piace inoltre il tuo paragone che in parte ricalca anche la mia vita, sull'essere sfigati ma sul comportarsi da vincenti, sorretti dalla convinzione di fare del bene e quindi con Lui dalla nostra parte. Qualche volta è successo anche a me e ho subito pensato ai Blues Brothers. 👋

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    1. Questo fratello ha visto la luce! Nel tuo caso su Odeon TV almeno per questo film ;-) Grazie mille sapevo che questa missione per conto di un capolavoro sarebbe valsa ogni minuto, mi state sfornando dei commenti uno meglio dell'altro, i Blues Brothers sono parte della nostra cultura popolare. Cheers!

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  16. El Diablo - Cult intramontabile che mi mette sempre in pace con l' universo!Da anni io e mio fratello progettiamo di omaggiarli a Carnevale (lui Elwood, e quindi io Jake.Il bello è che come corporatura e altezza andiamo anche bene... l'unico problema per entrambi sono i capelli, che sono volati via e non torneranno più. Ma d' altronde non è che i Blues Brothers il cappello se lo levano spesso). Ottima la rubrica dedicata a Ruggero, mi hai fatto venir voglia di rivedere perfino Detective Stone, che ricordo solo come guazzabuglio moderno! Hola Cass!

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    1. L'importante sono le basette che devono spuntare dal cappello ;-) Grazie mille capo, sono in missione anche per conto di Ruggero ;-) Cheers!

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  17. E anche questo Classido è un Jenassido,adoro cosi tanto questo film che non mi sono accorto del post lunghissimo,ma,propio come il film fila liscio come l'olio. Se il prete del mio paese facesse quello che fa James Brown a messa ci andrei tutte le Domeniche.

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    1. Mille grazie, d'altra parte con un nome come il tuo, ho zero dubbi sul fatto che i nostri gusti coincidano. Sul serio, il reverendo James Brown sarebbe imperdibile ;-) Cheers!

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  18. Un film perfetto, troppo, perché per la legge della compensazione, non avesse dovuto avere un sequel tanto brutto quanto era bello il predecessore.
    Landis ha fatto cose belle negli anni 80 , poi c'è stato un decadicamento pazzesco con alti e bassi, dagli anni 90 in poi.

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    1. Sequel? Di questo film? Ah si é come quella storia buffa che ogni tanto torna, riguardo ad un quarto film di Indy, tutte roba che NON esiste.

      Dopo il 1983 Landis ha dovuto maturare di colpo in un modo drammatico, ma lui era l'araldo degli anni '80, anche se voglio molto bene anche ai suoi film degli anni' 90 ("The stupids" é bellissimo) é innegabile che nel primo decennio Landis facesse scintille. Cheers!

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    2. Meno male che ho fatto come in Se mi lasci ti cancello e mi sono fatto estirpare tutte le memorie dei sequel che non sono mai usciti, come quelli di Star Wars dopo la trilogia classica! 😜

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    3. Probabilmente io provengo da un universo parallelo, e la prova è che qui sento parlare di "Blues Brothers 2", "Indy 4", e altre cose palesemente inesistenti, tipo undici film di Star Wars quando si sa che ne esistono solo tre. Da dove vengo io queste cose non esistono, al massimo è come la leggenda "Grease 2" e "Voglia di vincere 2": barzellette in cui non ride nessuno :-P

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    4. Sono leggende urbane difficili da estirpare, ma continuerò ad ignorarle con gioia ;-) Cheers

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    5. Anzi, ogni volta che ne sento parlare mi viene in mente un certo jingle pubblicitario che fa più o meno così ;-) Cheers

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    6. Probabilmente, caro Lucius, ti è successo come in 1q84 di Murakami, ovvero hai percorso un passaggio dimensionale senza saperlo e sei finito in una realtà alternativa. Se dovessi ritrovare la via per la tua dimensione, fammi sapere!!

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    7. @Cassidy
      Sto provando a farmi rimborsare il biglietto dai tizi della Rekall, perché hanno chiaramente fatto dei casini: chi vorrebbe vivere in un mondo con diciotto Amityville, dodici Jason, undici Halloween, dieci Hellraiser, nove Nightmare, otto Howling e quattro Corvi? È chiaro che è saltata qualche scheda di memoria e si formano degli strappi nella realtà da cui escono fuori leggende assurde tipo un quarto Indiana Jones o che esistano prequel di "Alien": ogni realtà imploderebbe se questo fosse vero! :-D

      @Daniele
      Ho appena finito le sette stagioni di "Star Trek: The Next Generation", quindi cambiare universo è la cosa più facile dell'universo stesso. Il trucco di attraversare varchi spazio-temporali viene usato giusto in quei cento episodi che ti fanno apprezzare la freschezza delle sceneggiature. Che facciamo questa settimana? Ma sì, andiamo in un altro universo spazio-temporale, tanto basta mettere una barba finta a qualcuno e siamo a posto :-D
      Appena scopro un universo in cui ci siano solo la serie e i film di Kirk, e basta, mi ci fermo! ^_^

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    8. Che bello Star Trek TNG, mi ricordo (quasi) tutti gli episodi e quando è finita mi è venuto un lacrimone... Infatti sono stato contento di ritrovare qualcuna delle vecchie facce in Picard, per quanto mi abbia fatto uno strano effetto, non so se per la nostalgia di qualcosa che non sarebbe più stato, oppure perché ormai siamo noi diventati troppo scafati ed esigenti. In ogni caso mi piacerebbe anche tornare indietro nel tempo, oltre che cambiare dimensione. Sullo stile di Rotta verso la Terra, il mio film preferito con Kirk e compagnia!

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    9. Per fortuna i personaggi migliori e le idee più ispirate di TNG sono state migliorate in "Deep Space Nine", finora la migliore serie Trek in assoluto, per qualità di sceneggiatura, di personaggi, di idee, di invenzioni e intuizioni. Tutto quello che non si poteva fare in TNG perché Picard occupava ogni millimetro di universo con il suo ego smisurato e sconfinato (Io so' Picard, e voi non siete un cazzo!), ha trovato spazio in DS9, sette stagioni dove si può trovare tutto il meglio che la fantascienza possa offrire, scritto come Crom comanda!!! Sono tutte idee nate in TNG ma che non c'era spazio di sviluppare, perché la telecamera doveva stare sempre sul faccione di Picard: dicono che ci fossero altri personaggi, oltre al capitano, ma in sette stagioni non ho visto nessuno :-D

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    10. Infatti hanno dovuto introdurre Q, un'entità semidivina, ma cosa te lo dico a fare, lo saprai meglio delle mie memorie, per cercare di stemperare (inutilmente) l'egocentrismo di Jean-Luc. Deep Space Nine purtroppo è stato trasmesso in un periodo della mia vita in cui non vedevo la tv e non mi ha mai attirato, per quanto me ne abbiano sempre parlato benissimo, mia moglie in primis. Prima o poi ci darò un'occhiata. Buona serata 👋

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    11. Vi leggo con piacere ma trattenere i commenti su Star Trek, avremmo tempo modo e maniera per scatenarci qui sulla Bara sulla serie quando sarà il momento, sono in missione sull'Enterprise proprio in questi giorni ;-) Cheers

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    12. Scusa Cass, sai che quando Lucius e io partiamo per il Continuum Q, per rimanere in tema, non ci fermiamo più (fa anche rima)! Prometto che non scrivo più nulla fino al post dedicato! 😜

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    13. Figurati nessun problema, io vi leggo con piacere visto che in questi giorni sto vedendo TNG e i vari film, ma ne parleremo ;-) Cheers!

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    14. Perché ora vorresti farmi credere che esistono film tratti da TNG? Non è vero, non ci credo... lalalalalalalalala :-D

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    15. Ahahah ho appena finito di vederne uno ed in effetti dubito anche io che sia un film ;-) Cheers

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  19. Quando c'è un pezzo di storia del cinema come The Blues Brothers di mezzo non può esistere prolissità, anzi, BISOGNA scriverne il più possibile e infatti ti ci sei messo d'impegno con stile, affetto e passione: cos'altro aggiungere, se non che Jake e Elwood ne sarebbero orgogliosi assai ;-)

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    1. Grazie mille capo, sono occasioni che vanno colte al volo, bisogna farsi trovare pronti ;-) Cheers

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  20. Questo mi ha fatto balzare in mente quando durante il festival di Venezia del 2017 (quello dove avrebbe dovuto vincere Tre manifesti a Ebbing, Missouri e non The Shape of Water) ho inseguito John Landis per tutta la durata del festival; cosa difficile in quanto dovevo recensire i film. Mi sentivo come i tizi iraniani di Tutto in una notte. Era davvero difficile beccarlo. Poi ecco che lo becco in ascensore, questione di secondi. Mi giro ed eccolo lì. Il tempo di dire al suo entourage "Aspettate!", e mentre le porte dell'ascensore si stanno per chiudere il caro John Landis allarga le braccia e sorride, "Sorry". Detta tra di noi, sospettavamo che Landis fosse sempre strafatto. Sguardo indecifrabile, perenne sorriso.

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    1. Quando girerò la mia versione di Alice, Landis avrà il ruolo dello stregato. Il bello di Venezia sono i fuori programma, a quella edizione (purtroppo) non ho potuto partecipare, ma ho delegato una mia amica (la Boba Fett degli autografi) come "Limonatrice delegata" per gettare la lingua in bocca a Landis per interposta persona, il vecchio John avrebbe apprezzato ;-) Cheers

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