martedì 14 luglio 2020

Wargames - Giochi di guerra (1983): volete giocare a guerra termonucleare globale?

Questa introduzione, andrebbe letta nella vostra testa, con una voce anche un po’ nasale tipo narratore e magari, una musichetta stile medioevale in sottofondo, una cosetta come questa, siete pronti? Ok cominciamo!
In un preciso momento, di quel periodo storico leggendario per le sue pettinature cotonate e i jeans a vita alta, gli anni ’80 inviarono il più improbabile degli araldi per insegnarci tre grandi lezioni di vita, questa è la prima: l’era dei Computer e la loro importanza.

Benvenuti dame e cavalieri, al primo capitolo di quella che tutti ricordano come… La trilogia del Broderick!

Ho sempre trovato significativo il fatto che questo film ed io fossimo coetanei, “Wargames” per quelli che avevano l’età giusto per vederlo al cinema alla sua uscita, oppure per tutti quelli come me, che sono andati sotto bevendo dall'idrante grazie alle repliche televisive, è stato a lungo una sorta di Sacro Graal informatico. Tutti gli smanettoni informatici cresciuti prima dell’avvento del modem a 56k, si sono riconosciuti nelle avventure di un Matthew Broderick qui giovanissimo, al suo secondo film in carriera.

“Wargames” nasce da un’idea di Walter F. Parkes (futuro capo della Dreamworks) e Lawrence Lasker, la loro prima sceneggiatura datata 1979 si intitolava “The Genius” e trovava la sua ispirazione in un vecchio programma televisivo, in cui venivano intervistati alcuni scienziati, tra gli altri anche Stephen Hawking. La trama ruotava attorno ad un giovane ragazzino prodigio, unico al mondo in grado di comprendere gli studi lasciati da uno scienziato geniale ma in punto di morte. Fu grazie ad una consulenza richiesta a Peter Schwartz (allora impiegato allo Stanford Research Institute), che la trama del film cambiò direzione.

“Quei posti con nomi buffi tipo: Seattle” (cit.)
Parkes e Lasker fecero una scoperta che per noi oggi, potrebbe sembrare banale, ovvero che quegli enormi scatoloni con tastiera chiamati Personal Computer volendo, potevano anche collegarsi tra di loro. Ispirandosi alla gesta del vero Hacker David Scott Lewis, i due autori introdussero nella storia la tecnica che il film ha reso popolare, ovvero quella di chiamare in sequenza tutti i numeri telefonici di una data zona, un trucchetto che venne ribattezzato "Wardialing", proprio in omaggio al film. Uno di quei casi di vita che ispira l’arte che ispira le salatissime bollette dell’allora SIP, che tanti hanno ricevuto a casa per colpa di questo film.

Il piano originale di Parkes e Lasker era quello di affidare il ruolo del geniale Dottor Stephen Falken, proprio a Stephen Hawking che però declinò l’offerta, perché non era sicuro che il tema della disabilità nel film sarebbe stato trattato a dovere (storia vera). Quindi con lo spirito di chi ama puntare in basso, perché non affidare questo scienziato pacifista al più pacifista di tutti, siccome il Mahatma Gandhi era già morto nel 1948, i morigerati Parkes e Lasker si dovettero accontentare dell’autore di, vabbè robetta, “Imagine”. Si perché John Lennon, da sempre appassionato di cinema (il suo film preferito? “El topo” di Jodorowsky) era anche interessato alla parte, almeno finché l’8 dicembre del 1980, su un marciapiede di New York non ha incontrato un fanatico del romanzo “Il giovane Holden”, che ha messo tragicamente fine alla sua vita.

"Spero che su questo set non ci siano fanatici di Salinger"
Il ruolo andò quindi all’Inglese John Wood, ma i cambi in corso non coinvolsero solamente gli attori, ma anche il regista del film. La prima scelta per dirigere “Wargames” ricadde su Martin Brest, che però voleva dare al film un tono molto più cupo (se fossi uno alla moda dovrei dire “Daaaaaaark”), in linea con l’atmosfera da guerra fredda che fa da sfondo al film, ma la produzione aveva altri piani e licenziò Brest a riprese già iniziate. Come buona uscita il regista, si portò via dal set alcuni dei computer e della strumentazione utilizzata per ricreare la sala del NORAD, la potete ritrovare nella stazione di polizia del suo film successivo, quello con cui si è ampiamente consolato del licenziamento, Beverly Hills Cop.

Il NORAD cinematografico, più bello e complesso di quello reale.
Ecco come John Badham si ritrovò questa patata bollente per le mani, il regista arrivava dall’enorme successo di “La febbre del sabato sera” (1977), da un altro film del 1983 a cui voglio un sacco di bene come “Tuono Blu”, mentre nel 1986 ci avrebbe regalato anche un altro classico dell’infanzia come Corto circuito. Badham mantenne parte del girato di Brest considerandolo buono, ma diede al film la sua impronta, portando anche aria nuova sul set, pare che per alleggerire la tensione e fare gruppo, Badham abbia sfidato ad una gara di corsa i due giovani protagonisti Matthew Broderick e Ally Sheedy. L’ultimo che arriva canta la canzone più cretina che conoscete davanti a tutta la troupe! Questa è la storia di come John Badham finì a cantare "The Happy Wanderer" (storia vera). In mancanza di un filmato della scenetta, vi beccate la versione dei Muppet della canzoncina.

John però avresti dovuto saperlo, si sono allenati a correre per tutto il film.
“Wargames - Giochi di guerra” (con il suo sottotitolo italiano ridondante) inizia subito con il botto, due militari parlano del più e del meno, mentre prendono posto davanti ad una gigantesca console, l’argomento di conversazione è la crescita dell’erba. Nel prato di casa? Considerando che viene citata la Sensimilla,direi che si tratta di un tipo specifico di erba, roba che oggi, le associazioni genitori, potrebbero inseguire la produzione con torce e forconi per molto meno!

Quando la situazione si fa critica e un attacco Sovietico sembra imminente, uno dei due soldati punta l’arma al suo collega per intimarlo a girare quella dannatissima chiave, per rispondere al fuoco con il fuoco (nucleare) a quegli sporchi rossi. L'attore in questione è Michael Madsen, in uno dei suoi primissimi ruoli, se non proprio il primo. D’altra parte a chi affidereste il destino della pace mondiale se non ad un noto tranquillone come Madsen? Sid Vicious non era disponibile, quindi hanno scelto lui.

L’uomo giusto a cui affidare il destino della guerra atomica, siamo in buone mani!
Il problema del NORAD è che affidare il lancio dei missili a degli umani, comporta la consapevolezza, ogni bipede sa benissimo che girare quelle chiavi vorrebbe dire la fine di tutta la vita come la conosciamo. Quindi per rimediare all'esitazione tutta umana, i militari hanno pensato bene di giocarsi la carta di un super computer chiamato WOPR (War Operation Plan Response) ma pronunciato “whopper” come il celebre panino di Burger King. Può sembrare una marchetta per raggranellare soldini, in realtà è una citazione molto nerd, visto che negli anni ’70 il vero computer del NORAD si chiamava “BURGR” (storia vera).

Con tutto questo parlare di cibo mi sta venendo fame.
Tra le piccole strizzate d’occhio che solo i nerd veri (non quelli contemporanei, che si definiscono così perché fa figo) possono comprendere, anche la città da cui proviene il protagonista David J. Lightman (Matthew Broderick), che altro non è che la Seattle dove è stata fondata la Microsoft. Un posticino dove già nel 1983 le scuole avevano un loro database informatico dove archiviare i voti degli studenti, lo stesso in cui David con il computer e il telefono, dalla comodità della sua cameretta, può intrufolarsi con facilità per modificare una brutta “F” in una pacifica “C”. Intanto, in uno strambo Paese a forma di scarpa nell'anno 2020, la didattica a distanza con Skype e fibra ottica viene archiviata come un incidente in galleria con morti, feriti e sangue che scorre a fiumi.

“Hai bisogno anche di una laurea in ingegneria? Due click ed è fatta”
David è insofferente all'autorità ma tutto sommato un ribelle non violento, oltre a sistemare i suoi voti e quelli dell’amica Jennifer (Ally Sheedy), il massimo della sua rivolta si esprime facendo battutacce al professore. Se vi capiterà di guardare il film in lingua originale, sulla domanda del professore («Chi ha inventato la riproduzione asessuata?», «Sua moglie») sentirete anche delle voci di adulti ridere, si tratta della troupe che non conosceva le battute del film e cominciò a rotolarsi per la risposta, un momento talmente genuino che John Badham decise di mantenere nel montaggio finale del film (storia vera).

Matthew Broderick, l'uomo che fa ridere anche le maestranze.
La parte informatica di “Wargames”, anche se ormai da considerarsi preistoria, bisogna dire che era davvero accurata. David utilizza il microcomputer IMSAI 8080, insieme ad un monitor Electrohome da 17 pollici e il lettore di floppy da 8 pollici IMSAI FDC-2. Forse avrei dovuto scrivere, se siete nati dopo il 1990 saltate questo paragrafo giurassico. Anche se l’aggeggio che colpiva l’immaginario di tutti era senza ombra di dubbio l'accoppiatore acustico su cui appoggiare la cornetta del telefono, uno di quegli aggeggi che quando srotolavi il cavo per collegarti ad Internet, attraversando dodici stanze della casa, ti faceva rimpiangere di non averne uno anche tu.

Il telefono era quello di vostra nonna, ma per noi (ex) ragazzi sembrava spaziale lo stesso.
Per ricreare la sala del NORAD invece, venne utilizzato oltre ad un’orgia di workstation Sun, un HP 9845C che girava in BASIC, il primo modello con un monitor in grado di generare scritte e mappe però tutte dello stesso colore. Per distinguere l’attacco Sovietico da quello Americano con differenti colori, John Badham dovete riprendere tutto con svariati filtri colore, il risultato richiedeva un tempo infinito per girare, ma quando i veri addetti impiegati al NORAD videro il film, confermarono che avrebbero voluto anche loro un posto di lavoro così, dieci volte più fantascientifico del vero NORAD: cinema 1, realtà 0.

“Bello questo NORAD, però non ci vivrei”
A proposito di realtà e finzione, l’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan (che arrivava proprio dal cinema, giova ricordarlo), dopo aver visto il film radunò i consiglieri, con lo scopo di evitare che un attacco hacker del genere potesse verificarsi per davvero. Quindici mesi dopo, il risultato fu un l’ordine esecutivo NSDD-145, che rese molto più severe le procedure di sicurezza e il grado di protezione dell’arsenale strategico americano da intrusioni esterne. Poi dicono che guardare i film non serve a niente, tzè!

“Wargames” è un film a tratti naif, per il finale potremmo dire che si applica a David, il principio di molti miei colleghi di lavoro, che prima generano il casino e poi si ergono a salvatori della patria quando lo risolvono, ma comunque il capo dice ancora loro «Bravi!». Qui accade più o meno la stessa cosa, ma se non altro David nel corso del film, si conquista la nostra simpatia, perché è solo uno smanettone informatico che si trova per le mani un giocattolo nuovo tutto da provare.

Bevono Tab premendo Tab (una freddura degna delle guerra fredda)
Inoltre il personaggio con le sue astuzie informatiche, sembra un novello MacGyver (serie che ha esordito solo nel 1985, giusto per dare due date), che sembreranno anche trovate esagerate, ma fanno patteggiare per lui, come quando riesce a fuggire dalla stanzetta in cui viene rinchiuso, registrando il tono della tastiera dove viene digitato il codice di accesso alla stanza, oppure la trovata del pezzo di lattina utilizzato per telefonare gratis dalla cornetta della cabina del telefono, un tecnica vera che abbiamo provato tutti a mettere in pratica, dai non fate i santarellini con me, vi conosco mascherine!

“Pronto? Si, mi passi l’Australia grazie, tanto è gratis”
Ha un fascino che il tempo non ha scalfito, anche l’idea di un computer che apprende giocando, ma che stufo di assimilare tattiche dal Black Jack, ha finalmente qualcuno per giocare al suo gioco preferito ovvero guerra termonucleare globale. Una trovata da film per ragazzi che porta con sé il monito all'utilizzo indiscriminato della tecnologia, ma anche una critica nemmeno sottile, su quanto il mondo sia arrivato davvero ad un passo dall'annientamento, durate una guerra senza logica come quella fredda.

John Badham riesce a dare al suo film, un ritmo bello brioso e tirato per tutta la sua durata, pur essendo pensato per una platea che nel 1983 non aveva certo le conoscenze, ma anche la dimestichezza con i computer che abbiamo oggi, il film anche quando si fa inevitabilmente espositivo, decide di mostrare piuttosto che ammorbare il pubblico con lunghi spiegoni. Anche la scelta finale di mostrare il codice alfanumerico una lettera per volta non è molto logica, un super computer impiegherebbe comunque ore per azzeccare tutti i caratteri, ma comunque non lo farebbe uno alla volta. Ma proprio mostrare il "final countdown" (come un pezzo famoso degli Europe) però, anche a distanza di tanti anni e tante visioni, risulta una corsa contro il tempo che ancora ti fa aggrappare ai braccioli della poltrona, garantito al limone.

Chi lo avrebbe mai detto, salvare il mondo con il giochino passatempo della ricreazione scolastica.
“Wargames” poi ha tutto questo sotto testo pacifista ben rappresentato dal dottore di John Wood, uno che ha creato il super computer WOPR in omaggio al figlio Joshua, ma poi ha perso la fiducia nelle istituzioni (e nell'umanità) insieme al primo ed unico genito. Quando David e Jennifer lo incontrano, il dottore è un sociopatico che vive isolato dal mondo, facendo svolazzare pterodattili di plastica e guardando documentari sui dinosauri, che comunque hanno trattato questo mondo meglio di noi e se ne sono andati con più classe. Sarà anche naif il modo in cui David riesce a convincere il geniale dottore a tornare in scena, ma “Wargames” riesce a sospendere quel tanto che basta l’incredulità ancora oggi, da tirarti per il bavero dentro la sua storia, dal ritmo sempre bello alto.

Anche l’irruzione dello strano terzetto nella base del NORAD è una corsa contro il tempo, pensate che la scena in cui le due Jeep militari cozzano una contro l’altra, non era nemmeno prevista dal copione, un errore di uno degli stuntman ha causato la collisione, quindi la successiva corsa a piedi nel tunnel (che per altro è lo stesso in cui Marty fuggiva con il volo pattino in Ritorno al Futuro Parte II e l’accesso a Cartoonia di Chi ha incastrato Roger Rabbit? Storia vera), non era nemmeno prevista dalla sceneggiatura originale, ma resta uno dei passaggi più appassionati del film, di sicuro insieme al finale.

“Doc, mi stanno portando dentro il NORAD, passo”, “Grande Giove!”
Il tris, il passatempo più cretino del mondo, il classico caso di gioco a somma zero che diventa perfetto per spiegare la deterrenza nucleare ad un’intera generazione di spettatori, senza troppo spiegazioni per altro. L’assurdità di una guerra nucleare viene riassunta alla perfezione dal cinema, in una guerra nucleare come a tris, nessuno vince per davvero, l’unico modo e non prendere parte alla partita, ecco cosa ci ha insegnato il primo capitolo della trilogia del Broderick, una grande lezione di pacifismo informatico, che ha segnato almeno un paio di generazioni di pubblico.

Come siamo diventati pacifisti, imparando il concetto di deterrenza nucleare.
“Wargames” costato circa dodici milioni di fogli verdi con sopra le facce di alcuni ex presidenti defunti, portò a casa più di ottanta milioni, diventando un grande successo, pare esista anche un seguito uscito direttamente in home video nel 2008,che non ho mai visto e che penso potrò continuare ad ignorare senza perderci il sonno. Anche perché questo era solo il primo capitolo della trilogia, Matthew Broderick lanciato proprio da questo film, ha ancora due grandi lezioni da insegnarci, per il secondo capitolo della trilogia, ci vediamo qui la prossima settimana.

50 commenti:

  1. Vabbè, qua andiamo sui classici che più classici non si può! Ovviamente il secondo titolo della trilogia è un gol a porta vuota, ma il terzo... Se al posto delle tua amate simmie metti Ferris Bueller, ti invio una cassa di quella buona direttamente a casa!

    "Wargames", ahimè, non lo vidi al cinema. Troppo piccolo io e troppo "fuori target" per lo zio che di solito mi ci portava (sicuramente lo stesso anno mi avrà portato a vedere "Una poltrona per due"...), però ho recuperato alla grandissima nei svariati passaggi tv. E ogni volta, oltre a sognare sulla Sheedy, mi immaginavo tutto ciò che potevo fare smanettando con un computer. Non importava che i miei voti a scuola fossero cartacei, scritti a penna su un registro di carta (preistoria!), tramite computer avrei cambiato tutto lo stesso!

    Film pensato per "giovani adulti", che tratta argomenti da grandi ma con un linguaggio capibile anche dai più piccoli. Appassionante, concitato e serio, ma anche leggero e divertente quanto basta. Difficile farne così oggi.

    Non sapevo sta storia di John Lennon... Il film guadagna ancora più punti!

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    1. Le strade che ci condurranno in questo periglio messere, sono le più dispar… devo togliermi la voce dell’introduzione dalla testa ;-) Oggi è difficile fare qualunque cosa, il film che aveva lo spirito di questo film per ragazzi, quella bomba totale di “Ready Player One” è stato accolto con troppe spallucce alzate, dagli stessi che si sciolgono per una furbata furbetta come “Strane Cose”, i film per ragazzi sono un filone lungo e prolifico, solo che ormai il target di riferimento dei film e dai sei ai sessant’anni, quindi non si nota più la differenza. Anche per quello ora ci vuole la trilogia del Broderick ;-) Cheers

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  2. l'ho visto per la prima volta una decina di anni fa e non l'ho trovato questo gran capolavoro che tutti dicevano. A me è sembrato più un remake in salsa gggiovane de "Il dottor Stranamore" di Kubrick (anche quello aveva una "sala della guerra" cinematografica migliore di quella reale)

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    1. La famigerata "War Room", quella che Ronald Reagan chiese di poter visitare quando venne eletto presidente, perché l'aveva vista nel film di Kubrick (storia vera). Beh direi che hai appena buttato giù un'ottima "DVD Quote": «un remake in salsa gggiovane de "Il dottor Stranamore" di Kubrick», un bel complimento ;-) Cheers

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  3. Credo, ma sono quasi sicuro, di avere ancora la vhs con il film registrato da RAI uno da mio padre negli anni ottanta. Per un essere viviente nato nel 1981 questo era uno dei film che da bimbo, anche se capivi quasi niente di quello che vedevi, ti gasava comunque un casino. Intanto c'erano dei ragazzi che truccavano i voti a scuole e Dio solo sa quanto mi sarebbe piaciuto fare lo stesso, ma poi c'erano tutti sti computer, lucine, videogiochi e sopratutto una leggerezza nel tutto che ti faceva credere che un giorno avresti fatto lo stesso pure tu. Certo oggi "Wargames" è un film veramente vintage, ma perchè perdersi nei vari "Stranger Things" et simila quando si può pescare da una serie infinita di film usciti in quegli anni che hanno comunque una buona tenuta narrativa come questo?

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    1. Mi permetto di intervenire per chiedere il salvataggio di quella preziosissima VHS con la registrazione televisiva, che sicuramente presenterà la pellicola italiana del film, perduta per sempre dall'avvento del digitale. Se un giorno ti andrà di digitalizzarla o di fotografarne almeno il titolo italiano, avrai tanti appassionati di "italian credits" che ti ringrazieranno ^_^

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    2. Addirittura? Beh onestamente io guardo di trovarla, ma non so se il mio videoregistratore funzioni ancora.

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    3. Tutto ciò che RAI e Fininvest hanno trasmesso fino agli anni Novanta è perso per sempre, al di fuori delle copie rimaste in mano agli appassionati e collezionisti, quindi sappi che hai una bella chicca da collezione in mano ;-)
      (Per intenderci, la scritta "Regia di..." in italiano è scomparsa, ora è solo "Directed by". quindi insieme ad altri appassionati - tutti contagiati da Evit! - stiamo cercando di salvare il salvabile.)

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    4. Quello che dico io, noi "Stranger Things" non l’abbiamo visto, l’abbiamo vissuto ;-) Cheers

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    5. Vai a prendere quel videoregistratore! I posteri ti ringrazieranno ;-) Cheers

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    6. Io me lo ricordo spesso su Telemontecarlo

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    7. @Lucius
      esattamente le foto di che cosa servirebbero? solo i crediti iniziali?

      A casa dei miei dovrebbe ancora esserci tutta una videoteca di film registrati su betamax e quella successiva di film registrati su vhs (sui secondi conto poco, data la degradabilità maggiore del supporto, ma per i primi...); se mi capita di andarci nel corso dell'estate potrei metterci mano.

      Nathan

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    8. Sarebbe un sogno ^_^
      Per farti un esempio, ecco "L'implacabile" (1987) nella rarissima e ormai perduta edizione italiana, salvato grazie a Vasquez - che so che sta leggendo di nascosto - che ha fotografato la TV mentre scorrevano i titoli iniziali del film che ha registrato su videocassetta da un passaggio televisivo.
      Non tutte le trasmissioni mostravano la pellicola italiana, come in questo caso, a volte appariva solo il titolo scritto in lingua italiana (anche quello perduto, nei DVD), quindi se ti capita di fotografare i titoli di testa e di coda scritti in lingua italiana di film che conservi ancora, faresti del gran bene alla Nazione ^_^
      Per qualsiasi cosa, scrivimi pure a lucius.etruscus@gmail.com

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  4. John Badham ha quella tripletta di film che hai citato che adoro uno più dell' altro.
    E uno diverso dall' altro.
    Questo nonostante sia chiaramente obsoleto come tecnologie, resta stupendo perché basta specificare che è ambientato in quella precisa epoca, per cui tutto quadra.

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    1. Il piano sarebbe di completare anche la "trilogia del Badham", ma ho tanti piani per questo blog e solo dieci dita per scrivere tutto ;-) La famosa contestualizzazione che è tanto chiacchierata in questi giorni, scherzi a parti, non potrebbe esistere senza l'ambientazione da guerra fredda, ma poi il ritmo di un film non invecchia ;-) Cheers

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  5. Classicone visto e rivisto mille volte, anche prima di diventare a mia volta uno smanettone informatico (non a quel livello, purtroppo).

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    1. Direi che ha influenti sulla passione per i computer di tanti di noi, ma proprio tanti ;-) Cheers

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  6. Visto al cinema, avevo 8 anni ed ero in piena fibrillazione da computer, avendo il VIC-20 con espansione addirittura a 32kb! Quindi l'idea di un computer che comunicasse a distanza usando il telefono mi fece pensare alle infinite possibilità che ciò comportava, peccato che con il Commodore non si potesse fare una cippa, date le limitate capacità di calcolo, però quanto mi sarebbe piaciuto essere un teenager che abitava nella Silicon Valley in quegli anni. In ogni caso un film che è spettacolare nel riuscire ad anticipare i tempi, usando anche un linguaggio semplice ma comunque con una certa accuratezza tecnologica. Broderick è sempre stato un simpaticone, peccato poi che sia diventato grande!

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    1. Di nuovo abbiamo avuto esperienze simili, visto anch'io in sala ma sono della Fazione Commodore64! Quello che faceva Broderick lo consideravo pura invenzione, invece un po' speravo in quello che faceva il protagonista della serie TV "Automan", cioè creare un uomo digitale per caso, lavorando al computer. Per motivi misteriosi mi sembrava più plausibile :-D

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    2. Eh eh, caro Lucius, poi mi sono evoluto, passando allo Spectrum 48k! Dopo molto è arrivato il Commodore 128 ma era già fuori tempo massimo... Comunque anche io volevo essere come Walter Nebicker, anche solo per avere la Lamborghini del telefilm!! Ma quanto era puerco il cursore!! 😜

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    3. La Lamborghini che si trasforma in elicottero è la soluzione perfetta per i problemi di traffico di ogni città! :-D Quella serie TV è uno di quegli insuccessi dell'epoca - come "Manimal" - che però a noi italiani è piaciuta da morire, grazie a repliche infinite. Una decina di episodi che in Italia sembravano cento, a forza di replicarli.
      Io sono stato per almeno sette anni fedele al Commodore64, anche perché dopo quella spesa i miei non potevano affrontarne altre. Solo nel 1990 è iniziata la mia ascesa informatica, quando è arrivato in casa l'Amstrad su cui ho imparato il DOS. Nel 1992 un PC 286 e finalmente nel 1994 il primo computer comprato coi miei soldi: un Packard-Bell 486 con Windows 3.11. Niente Amiga, per me, né Spectrum, però vedevo sempre le sue pubblicità su "Topolino" ^_^

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    4. Guarda, mio padre, buonanima, aveva tanti difetti ma un grande pregio: sapeva vendere il ghiaccio agli eschimesi, quindi non è che girassero tanti soldi, anzi, ma riusciva sempre a monetizzare al massimo quando decidevamo di cambiare piattaforma, spesso basandosi sull'ingenuità dei compratori. Per questo, magari in ritardo, sono poi riuscito ad avere l'Amiga, per poi passare alle console. Il primo pc vero è arrivato venti anni fa...
      Discorso cinema, ricordo anche io i fumi delle sigarette, mi sembra che solo da metà anni '80, soprattutto dopo la tragedia dello Statuto qui da noi a Torino, si è dato un giro di vite, ma prima ricordo le sale avvolte dai fumi azzurri, che avevano anche un loro fascino, peccato che ti facessero fumare passivamente già troppo presto, ma d' altronde i miei fumavano anche in auto...
      Lo sai che con me trovi terreno fertile per i ricordi!! 👋

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    5. In famiglia rimane ancora un mistero come mio padre riuscì a intortare mia madre e a convincerla all'acquisto del Commodore64. L'esplosione dell'informatica lasciava capire che sarebbe stata quella la professione del futuro, anche se nessuno si rendeva conto delle proporzioni, e anni dopo mia madre dovette ammettere di aver molto sottovalutato la cosa, convinta che il computer mi avrebbe fatto solo perder tempo in videogiochi. Certo, ci ho anche giocato, ma sin da subito il fascino arrivava da altre applicazioni: creare programmi la trovai subito un'attività spettacolare. Non feci ma il passaggio alla programmazione C++ (o come si chiama) di tanti che all'epoca conoscevo, ma quella forma mentis mi è tornata utile per tutta la mia vita informatica, cioè tutta la mia vita :-P
      Dall'età di 11 anni mio padre non credo sia mai stato senza fumare più di cinque minuti, e all'epoca era la norma: dovunque andavi TUTTI fumavano. Tutto il tempo. Quindi vietarlo al cinema in effetti a livello di salute era inutile, tanto quello passivo sarebbe arrivato da qualsiasi altra parte. Io non ho mai fumato una sola sigaretta, ma mi sono fatto decenni di intenso fumo passivo: mi sa che se fumavo era meglio :-D

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    6. Concordo con te che la forma mentis dell'usare una macchina è tornata utile anche a me nella vita professionale. Mi spingo ancora più in là, sostenendo una tesi che anche persone più erudite di me hanno sposato, ovvero che l'approccio al problem solving imparato consumando i video giochi durante la giovinezza, ha predisposto poi in età adulta la capacità ad analizzare e superare i problemi, quindi non è stato tutto tempo sprecato. Per i miei trascorsi di programmazione ho ancora un libro che insegna a compilare in linguaggio macchina per C64, lo uso per bilanciare una libreria!! In ogni caso un elogio ai nostri genitori per essere stati dei precursori e averci instradato sull'informatica. 👋

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  7. Ecco, ho scoperto quale fosse quel film che vidi già iniziato su un'emittente privata priva di Televideo e scritte dopo gli spot per saperne il titolo.

    Lo spunto mi pare vagamente tratto dall'episodio di Star Trek "Una guerra incredibile", ma credo che un episodio della saga "Die Hard" sia debitrice nei confronti di "Wargames", con quel programmatore capace di bloccare un'intera città via Internet, e il ragazzino che con un cellulare/minipc fa cose tecnologicamente contronatura...

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    1. Ci voleva la Bara Volante per rispondere al tuo dubbio ;-) Vero, ma con la differenza che “Wargames” (classe 1983) è invecchiato meglio di “Die Hard 4.0” (anche noto come “Il Die Hard sbagliato”). Cheers!

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  8. Più volte ho raccontato come durante la proiezione in sala di questo film dei compagni di scuola, lì incontrati per caso, mi insegnarono il gesto con il dito medio: quante cose si imparano al cinema :-D
    Si trattava di un cinema parrocchiale quindi penso di aver visto il film un paio d'anni dopo l'uscita nelle sale "normali", ma i cinema di quartiere dell'epoca erano un altro mondo: l'aria era piena di fumo, che si poteva fumare e tutti lo facevano come ciminiere, e a terra era una palude appiccicaticcia di bibite, noccioline e pop corn. Si parlava, si scherzava e si cazzeggiava: il film era proprio l'ultima cosa. Quindi diciamo che ho apprezzato il film rivisto poi in TV :-P
    Fra quello e la serie TV "I ragazzi del computer" mi divertivo ma ero fermamente convinto fosse tutta fantascienza, impossibile da attuare nella realtà: e invece erano tutti anticipatori.

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    1. Fa parte anche questo delle lezioni della “Trilogia del Broderick”: l’uso di quel dito lì, quello più lungo degli altri ;-) Che bello era il pavimento di quei cinema, se le scarpe si appiccicano per la coca cola versata, io penso al cinema. Cheers!

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  9. Spero che un giorno recensirai "election". È vero siamo nel 99 ma è un piccolo grande capolavoro credo non troppo conosciuto in Italia con un grandissimo Matthew Broderick.

    Yarebon

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    1. Visto una sola, ma ai tempi mi era piaciuto ;-) Cheers

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  10. Che dire, Cass...
    Uno dei capisaldi della nostra infanzia.
    Un film a misura di ragazzino, che mescola risate e tensione col giusto ritmo, mestiere e sapienza.
    Anche quando le cose si mettono male...sai che il lieto fine e' assicurato. Ma il difficile e' arrivarci!!
    Grandiosi, quei film in cui si risolveva tutto all'ultimo secondo.
    E' un modo di fare film che e' andato perso, purtroppo.
    Pur preferendo Giochi Stellari (sai, i videogames da bar...), anche questo me lo sono visto e rivisto volentieri.
    Bella la morale finale: l'invito a non farsi fregare dalla tecnologia.
    Per quanto avanzate, le macchine restano sostanzialmente stupide.
    Analizzano infinite variabili, ma il cervello umano...quando e' con le spalle al muro, trova soluzioni insperate.
    E' vero: per certi versi precursore (i mega - computer in rete, allacciati a tutto), per altri...ingenuo come molti suoi colleghi.
    Il computer...era il futuro.
    Peccato che con uno scassatissimo Commodore 16 non ci potevi fare nulla.
    A parte bestemmiare quando tre volte su tre si rompeva.
    Perennemente in riparazione.
    Sono un traumatizzato dai Commodore, ragazzi. E poi mi chiedono perche' non ho voluto piu' saper niente di computer per quasi vent'anni.
    Solo di recente ho ripreso.

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    1. "Giochi stellari" é da un po'he devo ripasaarlo, per ora bisognava dare la priorità alla trilogia di Matteo ;-) Cheers

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    2. Giochi stellari, davvero un film mitico, soprattutto per la realizzazione degli effetti speciali e delle astronavi. Ricordo ancora la locandina quando andai a vederlo al cinema, di fianco c'era quella di Supergirl, film da dimenticare, purtroppo. ��

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    3. Per altro avevo anche rivisto di recente “Supergirl” e “Catwoman”, ma non ho avuto il tempo di scriverne, ho solo dieci dita! ;-) Cheers

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  11. Visto alla sua uscita, a lungo fu uno dei miei classici assieme a "Il Mio Nemico" e pochi altri.
    P.s
    Leggendo i vari commenti di Lucius sono sempre più contento di non aver mai buttato le mie VHS e di conservarle ancora religiosamente.

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    1. Bravissimo! ^_^ Ora il prossimo passo è cominciare a riversare in digitale per conservarle ;-)

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    2. Un giorno magari parleremo di questo, ma credimi sono tantissime dato che ho continuato a comprarle fino a quasi alla fine. L'ultima -se non ricordo male- fu quella del film "Gothika" con la Halle Berry uscita con Panorama l'ultima settimana del 2005. ma tra sceneggiati Rai e film horror e western ne ho parecchie. Per fortuna il mio videoregistratore funziona ancora.

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    3. Quando sarà, prediligi le registrazioni televisive, a più alta probabilità di presentare le pellicole italiane, rispetto alle VHS da edicola che invece era rarissimo fossero in italiano. (Casi fortunati sono stati "Il pianeta delle scimmie" e "Matrix" che non avevo mai visto con le scritte italiane!)
      Con un cavetto che costa 25 euro trasformerai il tuo PC in un ufficio salva-film ^_^

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    4. Che bello che è “Il mio nemico”, anche quello è un classicone ;-) Cheers

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    5. Lucius sta per trasformarsi nel professor Brian O'Blivion di “Videodrome”, una volta Ray Bradbury aveva ipotizzato gli uomini-libro, ma il futuro (o il passato?) sono gli uomini-VHS ;-) Cheers

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    6. ahahaah vero! Però ricordiamo sempre che è tutta colpa di Evit! :-P

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  12. Ne avevo parlato anch'io per un Geekoni di qualche anno fa, è sicuramente uno dei nostri film preferiti degli anni '80. Forse alcune cose ora ci sembrano "vecchie", ma il messaggio dell'assurdità di una nuova guerra mondiale rimane tremendamente attuale

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    1. Funziona ancora così bene come ritmo e messaggio, che malgrado sia fuori dal suo tempo ormai, resta comunque un bel film ;-) Cheers

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  13. Broderick pochi film ma buoni, gli anni '80 sono stati anche i suoi, e sul film niente da aggiungere ;)

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    1. Esatto, per questo lui è l'araldo degli anni '80 ;-) Cheers

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  14. Uno dei miei film preferiti dell'infanzia: i miei fratelli l'avevano registrato su betamax e lo vidi uno svariato numero di volte!

    Aggiungo che tramite il tris non solo sono riusciti a spiegare il significato della deterrenza nucleare, ma anche instillare (sebbene in maniera solo intuitiva) il concetto dei giochi infiniti che non possono essere vinti proprio della teoria dei giochi (per il quale la guerra fredda fu - od è ancora, secondo alcuni - un "fulgido" esempio).

    Bella recensione ed attendo di leggere anche le prossime parti della trilogia!
    Nathan

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    1. Ora che mi ci fai pensare, questo film aveva qualcosa del "gioco a somma zero" citato in "Arrival", ti ringrazio molto sono felice che ti sia piaciuta! ;-) Cheers

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  15. Un testimone generazionale, sopratutto americano , dove si pensava che il PC era una scatola magica capace di tutto ( anche di creare donne bellissime dal nulla ) e che creerà un vero sottogenere cinematografico .
    Che poi i PC diventeranno nella realtà delle scatolette magiche capaci di fare di tutto è vero, anche se io stò smanettando da anni con tab e shift ma non è ancora spuntata fuori nessuna Kelly le Brock.

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    1. Se dovessi imbroccare la combinazione di tasti giusta, fai un fischio ;-) Cheers

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