mercoledì 8 luglio 2020

I falchi della notte (1981): ispettore Sly il caso Rutger è tuo!

Quello che definisce quanto un attore sia davvero poliedrico e talentuoso, per me è la capacità di passare indifferentemente dal ruolo di protagonista a quel del cattivo, risultando sempre convincente per gli spettatori. Oggi insieme al Zinefilo andiamo oltre le porte di Tannhäuser per esplorare una prestazione magnifica di Rutger Hauer in un film bellissimo come “I falchi della notte”.
Pensateci per un momento, di solito quando un attore raggiunge la fama con un ruolo da tipaccio cattivo, non sempre riesce a risultare credibile quando poi decide di fare il buono (Anthony Hopkins dopo “Il silenzio degli innocenti”) oppure viceversa (Robin Williams in “One hour photo”, giusto per fare due nomi grossi). Rutger Hauer invece aveva anche questo talento, che ha ampiamente sfruttato nel suo primo film americano, “Nighthawks” che originariamente avrebbe dovuto essere il terzo capitolo della saga “French Connection”, da noi “Il braccio violento della Legge”.

Il soggetto originale di David Shaber e Paul Sylbert, avrebbe dovuto vedere come protagonista una coppia di “strambi sbirri” interpretati da Richard Pryor e Gene Hackman,che però rifiutò di tornare per la terza volta sotto il cappello di Popeye Doyle, quindi la 20th Century Fox lasciò decadere l’opzione sulla sceneggiatura che venne presa al volo dalla Universal. Ah, se non avete visto il film vi avviso, potrebbero arrivare alcuni vaghi SPOILER!

Sapete anche chi era molto interessato al ruolo dello sbirro di “Nighthawks”? Sylvester Stallone, fresco del successo al botteghino di Rocky II e alla ricerca di un nuovo personaggio da portare al cinema, lo avrebbe trovato molto presto in Rambo, ma per certi versi il suo Deke DaSilva sembrano anche un po’ le prove generali per Cobra, la scena in cui riconosce il cattivo solo dall'identikit è presente in entrambi i film.

“Guarda che il tuo è lo stesso trucchetto di Cobra”, “Guarda che la tua maglia è la stessa di Christopher Reeves
Zio Stallone si getta anima e soprattutto corpo nel progetto, insistendo per realizzare lui stesso i suoi stunt nel film, tanto che intervistato ha definito la scena in cui si è ritrovato appeso come una pignatta messicana all’elicottero, una delle più spaventose della sua carriera (storia vera). Ma dove Stallone ha pensato davvero di entrare a gamba tesa è stato nella regia, se per tutta la sua carriera zio Sly ha fatto valere il suo status di divo, per “I falchi della notte” è stato lo stesso, anzi quando il regista incaricato di dirigere il film (Gary Nelson, quello del Disneyano “The Black Hole” del 1979), ha abbandonato il progetto per via dei soliti dissidi creativi, Stallone ne ha approfittato per dirigere lui di suo pugno alcune scene, fino all’arrivo del nuovo regista Bruce Malmuth, quello di “Duro da uccidere” (1990) e Giochi pericolosi.

Zio Sly, appeso come un salame, per la serie: un'altra giornata tranquilla in ufficio.
Il sindacato attori ha dato ragione a Stallone (ma perché aveva recitato in “F.I.S.T.” per caso?), secondo il regolamento qualcuno del cast può sostituire il regista dimissionario solo in caso di assoluta necessità. Quindi “Nighthawks” era ben avviato per essere un altro “One man show” con Stallone a fare il bello e il cattivo tempo davanti e dietro alla macchina da presa.

L’inizio del film è micidiale, getta lo spettatore subito nel vivo del film e dei suoi personaggi, in un quartiere, uno di quelli non particolarmente raccomandato di una New York pre cura Giuliani, un’infermiera viene minacciata da alcuni tipacci, ma in realtà è un astuto travestimento dello sbirro Deke DaSilva (zio Sly), che può tornare subito a sfoggiare il suo look anni ’70, con capello alla Serpico ed occhiali alla Antonello Venditti.

Notte prima degli esami, notte di polizia (cit.)
Il suo socio è quella vecchia volpe di Lando Calrissian Matthew Fox (il mitico Billy Dee Williams più “Swagga” che mai, passatemi il giovanilismo), i due sono sbirri tosti della vecchia scuola, tutta azione e allergia alle pastoie della burocrazia, che proprio per cercare di fare davvero la differenza, vengono trasferiti all’anti-terrorismo proprio quando in città, sta per arrivare il cattivo del film, ma anche l’uomo che ha letteralmente rubato la scena a Stallone a più riprese, ovvero il nostro Rutger Hauer, con il suo spietato terrorista Reinhardt Heymar Wulfgar.

Pur essendo un film del 1981, “I falchi della notte” è un film che vive e prospera sulle atmosfere del decennio precedente, inoltre è stato uno dei primi film Yankee di genere a raccontare della piega del terrorismo, in particolare sul suolo americano, un problema che (bontà loro!) non avrebbero dovuto affrontare nelle realtà ancora per alcuni anni. Bisogna dire che molti dei coinvolti, anche lo stesso Rutger Hauer nel suo libro “All Those Moments” del 2007 (grazie a Lucius per l’ottima lettura!), hanno dichiarato che per certi versi il film non ha sfruttato al meglio il tema del terrorismo, che avrebbe dovuto essere approfondito maggiormente. Ma questo dipende forse anche dal fatto che la Universal ha voluto pesantemente rimaneggiare il film per la sua uscita in sala.

Il primo montaggio curato da Bruce Malmuth (con immagino Sylvester Stallone nelle orecchie), si aggirava attorno alle due ore e mezza di durata e prevedeva molti passaggi più approfonditi, in particolare relativi al complesso rapporto tra Deke DaSilva e sua moglie, che nella versione definitiva del film – della durata di novantanove minuti -, sembra giusto un personaggio di contorno.

“Vuoi il divorzio?”, “Mi basterebbe un nuovo montaggio del film"
Sicuramente è stata una scelta commerciale per rendere il film più leggero e facile da vendere al pubblico americano, ma mi piace pensare che sia stato perché un po’ tutti, devono essersi accorti di avere per le mani l’oro, come uno dei Re Magi lo aveva portato dall’Olanda Rutger Hauer, che ammettiamolo, prende questo film e se lo mangia.

Lo stesso Hauer non credeva che una trama così legata alla storia del suo Paese come Soldato d'Orange, avrebbe avuto successo all’esterno, invece è stato il film che ha aperto le porte di Hollywood a Rutger e al suo regista. Mentre Paul Verhoeven come sua abitudine sollevava un polverone con Spetters (in cui Hauer compariva in un piccolo ma fondamentale ruolo), Rutger stava già iniziando a ricevere proposte di lavoro dalla Mecca americana del cinema, ma le stava gestendo come ha fatto tutto in vita sua, ovvero alla sua maniera. Chiedo scusa se questa frase mi é uscita fuori come se fosse il titolo di un pezzo famoso di Sinatra.

Oh, I'm an alien, I'm a legal alien / I'm an Englishman Dutchman in New York.
Sul tavolo Rutger Hauer aveva i soldoni sicuri della Orion, che lo voleva in un ruolo da francese odioso in “Sfinge” (1981),diretto da un regista affermato come Franklin Schaffner. Di fatto Hollywood aveva steso il tappeto rosso all’Olandese, che ovviamente preferì essere pagato meno della metà, per saltare a bordo di una produzione con un regista dimissionario e un divo come Stallone ad attenderlo, solo perché beh, il terrorista Wulfgar era un personaggio molto più controverso e per questo interessante da interpretare, quindi per Rutger una decisione facilissima da prendere. Poi chiedetevi perché questo era uno degli attori preferiti di Paul Verhoeven, erano fatti della stessa pasta!

Per funzionare l’eroe, deve avere una nemesi che è una vera minaccia, qualcuno che metta a dura prova gli ideali e la resistenza del protagonista, magari Stallone nel 1981 non era disposto ad ammetterlo (anche se anni dopo intervistato, ha avuto parole di elogio per Hauer), ma se DaSilva funziona è proprio perché Wulfgar è un bastardo di prima categoria, uno di quei personaggi in grado di far davvero sudare sette camice al protagonista.

Non guardava così male nemmeno Ivan Drago.
Vagamente ispirato a Carlos lo sciacallo, Wulfgar ha anche lui un’entrata in scena degna di quella del protagonista, lo vediamo entrare in una grande profumeria di Londra, impegnato a fare il filo alla bella commessa e ad abbandonare uno zaino-bomba, che provocherà la morte di centinaia di persone. In un attimo Wulfgar diventa la minaccia, l’uomo nero degli incubi di cui tutti parlano anche quando non è in scena, anche quando nessuno sa dove si sia nascosto. Ma è grazie alla prova intensa e fisica di Rutger Hauer che questo gran bastardo diventa magnetico rubando la scena anche a Stallone.

"Rutger fermo o sparo! Sei in arresto per furto di attenzioni nel film!"
Molto spesso gli attori scelgono di interpretare la parte del cattivo solo per poter utilizare qualcuna delle loro facce da pazzo, quelle che un altro tipo di personaggi non permette di sfruttare. Rutger Hauer qui, pur avendo per le mani un cattivo a tutto tondo, uno davvero senza possibilità di redenzione, trova il modo di rendere Wulfgar sfaccettato. Ha una grande presenza scenica ed è cinico e freddo come le chiappe di un pinguino seduto su un iceberg, però è anche ammaliante, narciso e consapevole del suo fascino (alla domanda della bella Hostess della Pan Am sul suo lavoro, risponde sorridendo: «Sono un terrorista internazionale e uccido le belle donne»).

Ma è anche un abile manipolatore che sembra nutristi delle paure altrui, devo ricordarvi il modo in cui riesce a mandare fuori dagli stracci DaSilva? («Sei già morto. Sei già mooooorto!»), oppure quell’aria da predatore che Rutger mette su dopo un’esplosione? Sembra quasi che si goda il momento esatto e gli effetti della distruzione provocata. Orde di spettatori sono andati giù di testa per il Joker, ma molti di noi avevano giù avuto modo di “odiare” al cinema Reinhardt Heymar Wulfgar.

Ma no dai, in fondo è un bravo ragazzo (seeee!)
“I falchi della notte” è una lunga partita a scacchi tra DaSilva e Wulfgar, una sfida che ci regala momenti d’azione incredibili, come l’inseguimento in metropolitana, perché tutti i grandi film dovrebbero avere una scena in metro, lo dico sempre! Quello di “Nighthawks” è fantastico anche grazie all’incalzante colonna sonora, firmata dalle tastiere infuocate di Keith Emerson, perfette nel sottolineare la sfida in corso tra i due personaggi che si dividono tutto, anche lo spazio sulla locandina del film.

Ma il momento più memorabile è il duello a distanza sulla funivia dell'isola Roosevelt, dove Wulfgar prende gli ostaggi e tiene per la gola il protagonista e tutta la città, per altro, parecchi anni prima che Goblin replichi il suo piano criminale. Di fatto questo è l’apice della guerra di nervi orchestrata da Wulfgar, che si mette nella condizione perfetta di avere un “palcoscenico” come sfoggiare la sua mortale arte, e letteralmente si diverte ad umiliare pubblicamente DaSilva. Bisogna aggiungere poi che, anche se i due attori sono stati molto professionali, sul set non è stato tutto pesche e crema tra di loro.

Oggi niente lavoro, si va tutti in gita con Wulfgar.
Rutger durante le riprese, è dovuto volare d’urgenza due volte in Olanda, per presenziare prima al funerale della madre e poi a quello del suo migliore amico (storia vera). Ad ogni suo ritorno, quello che trovava era un film sembra più controllato da Stallone, tanto che durante una scena, Rutger Hauer è stato tirato con molta più forza di quella necessaria, dal cavo a cui era legato, quello utilizzato per simulare il colpo d’arma da fuoco. Sano, ma avendo rischiato di farsi male sul serio, l’Olandese non ha avuto proprio una fredda reazione da abitante del Nord Europa: una volta individuato in Stallone, il responsabile dell’eccesso di zelo nell'ordine impartito per l'utilizzo del trucco di scena, Hauer si è fiondato su di lui con il più classico dei: «provaci ancora e t'ammazzo» (storia vera). “I falchi della notte” è un gran film, uno di quelli che fa rimpiangere il fatto che la coppia composta da Hauer e Stallone non si sia mai riunita (nemmeno per uno dei film sugli “Expendables”) ma forse questo è il vero motivo, Stallone ha la memoria lunga, sarà anche una mia speculazione ma credo che quella giornata sul set non l’abbia dimenticata.

"Per te niente parte negli Expendables caro Rutger", "Me ne farò una ragione caro Sly"
“I falchi della notte” ha il meglio dello stile del cinema americano degli anni ’70, con l'aggiunta dei divi e le facce note degli anni ’80. Un poliziesco con scene d’azioni davvero memorabili, in cui caratterizzazioni e personaggi di contorno sono ridotti all'osso per dare spazio alla sfida al gatto col topo dei due protagonisti (anche se uno è a tutti gli effetti il cattivo). Il finale poi sembra quasi quello di uno Slasher, in cui per abbattere per sempre uno spauracchio come Wulfgar, bisogna batterlo in tempismo e astuzia prendendolo in contropiede, se ci pensate l’ultima scena (oltre ad anticipare la mania di Face App, in tempi non sospetti) chiude il cerchio con la scena iniziale, dando un senso di circolarità al film.

Quando la incontri dal vivo, ma non somiglia per niente alla foto profilo.
Penso che potrei vedermi e rivedermi "I falchi della notte" a cadenza puntuale, ogni volta trovandolo ancora efficace e recitato alla grande, in particolare da Rutger Hauer che con questa prova ha attirato l’attenzione di molti, tra cui di quello sbagliato di casa Scott, che lo ha voluto per Blade Runner, come si dice in questi casi, il resto è davvero storia.

Tra sette giorni esatti, faremo un’altra sortita oltre le porte di Tannhäuser, quindi non mancate perché arriverà un titolo niente male e non per forza così famoso, intanto passare a trovare il Zinefilo, anche lui oggi, sulle piste di Wulfgar. Intanto non perdetevi la locandina d'epoca del film dalle pagine di IPMP!

34 commenti:

  1. Woah..la crociera oltre Tanhauser inizia col botto.
    Capolavoro, punto.
    Un film che ogni tanto mi riguardo sempre volentieri, specie da quando in tivvu' non lo tagliano piu'(e fa pure rima).
    Partiamo da una premessa.
    A chi dice che Sly non sa recitare...ok, va bene FIST. E pure Copland. O Quella Sporca Ultima Notte.
    Ma prima di tutto vedetevi questo.
    E va bene, con DaSilva gioca a fare il cosplayer di Serpico. Ma quando a Sly gli si scatena il cuore, l'istinto, e diventa un tutt'uno col personaggio...e' BESTIALE.
    Ma questo e' solo l'inizio. Dall'altra parte arriva il divino Rutger. Che in quanto all'immedesimarsi...ha un talento piu' puro del suo.
    Sly deve aspettare l'attimo giusto, ad Hauer gli riesce naturale come respirare. Specie se e' il cattivo.
    E a quei tempi, visto che i russi ancora non ci stavano, i crucchi andavano benissimo. Specie se dell' Est, terroristi e pure cani sciolti troppo pazzi persino per il terrorismo organizzato (Wulfgard era ex RAF, se non sbaglio).
    Il risultato e' esplosivo, coi due che ingaggiano una guerra senza quartiere.
    Ma colpisce anche lo scontro ideologico, oltre che armato.
    Wulfgard si ritiene un crociato, un missionario destinato a lasciare il segno.
    DaSilva e' uno sbirro che conosce la feccia, ci convive a braccetto da anni. Per lui e' un caso come un altro.
    Wulfgard si sente sminuito e alza drammaticamente il tiro.
    Ironia della sorte...alla resa dei conti serve il classico trucchetto da sbirro di strada e in borghese.
    La scena della discoteca e' MICIDIALE.
    Sono due predatori che si ritrovano nel medesimo territorio, basta un'occhiata e hanno gia' capito tutto.
    E va bene le nozioni anti-terrorismo, pero'...il vecchio fiuto da detective che ti fa cogliere i dettagli al volo e' imbattibile.
    Williams e' il buddy perfetto. Con la sua ironia fa da contraltare alla serieta' di Sly.
    Capolavoro, lo ripeto.

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    1. Stallone da il meglio quando dimostra di conoscere il personaggio che interpreta, il più delle volte se lo ha anche scritto, di quel personaggio sa davvero tutto, dici bene il suo DaSilva è un'ottima prova mai ricordata, forse perché viene oscurato quasi completamente da Wulfgard, va bene "Blade Runner" gran film, però qui Rutger fa quello che faceva nel film dello Scott sbagliato, solo stando molto più tempo sullo schermo ;-) Cheers

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    2. Oh, dimenticavo…
      Gran bella recensione, Cass.
      Aggiungo che come tutti i polizieschi fatti come Dio comanda, anche questo é un western travestito sotto certi aspetti.
      Certo é più moderno, più "metropolitano", ma...il vecchio concetto della città che é troppo piccola per tutti e due qui ci sta benissimo.
      Ancora due cose.
      Il finale di The Departed, se pur diverso, mi ha ricordato molto il finale di questo.
      E riguardo a Serpico...ma secondo te, non é che molti fanno confusione con questo film?
      Di sicuro il personaggio di Pacino é un uomo tutto d'un pezzo. Integerrimo (fin troppo, per i suoi colleghi maneggioni e corrotti) e abile sia ad usare la pistola che a menare le mani.
      Ma a me, più che del duro, ha sempre dato l'idea del povero Cristo.

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    3. Grazie mille capo molto gentile ;-) "Serpico" era molto più umanista (passami il temine) come film orientato a parlare del suo protagonista, questo è un "Il braccio violento delle legge 3" mancato, quindi per certi versi più vicino ad un western sono d'accordo. Cheers!

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    4. Chiudo con l'aforisma del giorno (passato).

      "Tu...vai in un mondo migliore."

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    5. Chiusura doverosa ;-) Cheers

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    6. ""Il braccio violento delle legge 3" mancato, quindi per certi versi più vicino ad un western sono d'accordo."

      Richard Pryor...😳 poi farà di terzo quello di Superman come sappiamo😅.

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    7. Quoto tutto.😁 Poi anch' io sono d' accordo che in qualche momento si adagi troppo😕. Sennò staremmo parlando di un capolavoro. XD
      Sly Tom Cruise ante-litteram. 😁 Ora escono i M:I con lo stampino e sembrano chissà che.😕

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  2. Come dicevo di là da Lucius, sto film è uno dei preferiti di mio padre e nonostante alcuni passaggi a vuoto non riesco a criticarlo perché non c'è altro modo di guardarlo per me se non con "gli occhi dell'amore".

    Lo stilosissimo Stallone fa la sua versione di Serpico in un film dove si sifda con Rutger Hauer cattivissimo in una New York pre-bonifiche. Dai, cosa si può chiedere di più? Filmone!

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    1. Esatto, New-York prima di Rudolph Giuliani, la New York dei Guerrieri, che richiede tipi tosti come Sly Serpico, Superman Billy Dee e soprattutto Rutger che è il Joker di questa Gotham City ;-) Cheers

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    2. Certi kolossal più moderni grondano di passaggi a vuoto e salti strani, eppure...😕

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  3. La regola, che riporti anche nello scritto, è semplice. Più è forte ed efficace il cattivo, maggioremente risulterà credibile il buono. Non c'è scampo da questo principio. Eppure il cinema odierno sembra esserselo completamente dimenticato, o meglio visto che la necessità è quella di realizzare film per tutti, allora, dove presenti ovvieamente, gli antagonisti devono essere il meno sfaccettati possibile. Fortunatamente "I Falchi della notte" appartiene ad un'altra era del cinema americano. Se siamo qui ancora oggi a parlarne i motivi sono due e sono molto semplici. Il primo è che aderisce perfettamente alla regola di base, facendo appassionare lo spettatore alla vicenda. Il secondo è che nel confermare il primo mette sul piatto un interprete mqagnifico per il ruolo. Nonostante Stallone faccia di tutto per essere il mattatore assoluto del film, Rutger Hauer lo divora dal momento in cui entra in scena la prima volta.

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    1. Ogni volta che penso a questo film, mi viene prima in mente Rutger e poi Stallone, malgrado zio Sly abbia fatto di tutto per tenere le redini del film. Hauer qui ha dimostrato di poter passare dal protagonista alla nemesi senza difficoltà risultando sempre credibile, non tutti gli attori sanno farlo. Cheers!

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  4. Un altro di quei film che ricordo assolutamente mi fosse piaciuto, ricordo alcune scene clou di quelle descritte ma che non mi capita di vedere da anni, tanto che ero sicuro che il protagonista fosse Robert Redford invece di Stallone! Forse la memoria ha fatto un mix tra falchi e condor :D

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    1. L’altro con Roberto Ford Rossa sarò pure un altro pennuto ma è un capolavoro, questo vive di scene emblematiche, non tutti incollate insieme benissimo a causa dei casini produttivi, però quelle sono il motivo per cui il film si ricorda, almeno insieme alla prova di Rutger ;-) Cheers

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  5. Lo ricordo vagamente, ricordo la sensazione che mi fosse piaciuto e un paio di scene. La visione risale credo più o meno ai tempi dell'uscita... Dovrei riguardarlo.

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    1. Come ti ha esortato Lucius di là, ti toccherà rivederlo per capire da che parte stai, a questo punto siamo curiosi di saperlo ;-) Cheers

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    2. Ci credo che lo ricordi vagamente allora.😅

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  6. A riprova che ci mettiamo d'accordo sull'appuntamento e non sul contenuto è che abbiamo scritto due recensioni opposte: la nostra onestà intellettuale è una volta ancora confermata ^_^
    Malgrado abbia apprezzato lo spunto di fondo - il pericolo di diventare il male che si vuole combattere lo riprenderà pure Lars Von Trier di lì a poco, con L'elemento del crimine (1984) - così come è chiaro che Sly sta facendo le prove per "Cobra", sottolineando col pennarellone che lui non è altro male bensì la cura, però i collegamenti logici da una scena all'altra serve davvero tanto sforzo per capirli. E che frutti doveva dare il fissare Wulfgar in discoteca? Ma che tecnica di polizia è? Fissa il cattivo che quello si mette paura e diventa buono? :-D DaSilva ha tanto a cuore le vittime innocenti ma tutti i morti della discoteca sono colpa sua, che se invece di rimanere lì come un tordo della notte a fissare il cattivo lo prendeva e lo ammanettava, ecco che il film finiva a metà :-P
    Mi immagino che nel 2010 Stallone abbia chiamato Hauer. "Ehi, Rutger, sto mettendo insieme vecchi amici e colleghi per un filmone corale. Ti ricordi quella volta sul set, trent'anni fa, che m'hai minacciato davanti a tutti? Be', ciaone, eh?" :-D

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    1. Mi sono piaciute entrambe le vostre recensioni. E comunque preferisco questo a Cobra, l'ho detto! Almeno ha quel fascino della New York sporca e pericolosa molto fine anni '70/inizi '80 che mi piace tanto.

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    2. Quasi dieci anni di distanza sono tanti, e Cobra era così "deep '80s" che l'estetica è completamente diversa. L'effetto all'epoca era diverso: la New York anni Settanta era la roba vecchia che passava in TV, con le millesime repliche dei telefilm americani, mentre l'estetica Ottanta era il nuovo e quindi scintillante mondo del cinema. Oggi, a distanza di tempo, si può scegliere con più libertà per quale estetica tifare.
      Comunque "Cobra" può avere tutti i difetti che si vuole ma è un film onesto, chiaro, pulito, tutto procede in modo logico, che piaccia o meno. I Falqui della notte non ha alcun collegamento logico fra una scena e un'altra, e il messaggio si capisce solo dopo aver visto Cobra e sapendo come la pensava Stallone: nel 1981 ben pochi conoscevano la Sly Philosphy, quindi immagino non sia stato tutto chiaro :-P

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    3. Cinque altissimo perché nemmeno se ci fossimo messi d’accordo lavorando gomito a gomito per un mese, saremmo riusciti ad offrire ai lettori tutta la panoramica su questo film, altro che Wulfgar che porta tutti in funivia ;-)

      Un film del 1981 che però è un avanzo degli anni ’70, far quadrare lo sbirro Jimmy "Papà" Doyle di Gene Hackman con il tipico sbirro di Stallone era francamente impossibile, infatti il film vive di singoli momenti, lo sguardo di penitenza di DaSilva è qualcosa che Stallone avrebbe messo a punto in “Cobra”, magari con un montaggio da videoclip e una musica alla moda in sottofondo. Qui ci sono singole scene efficaci ma i tagli e i ritagli ne fanno un film ondivago anche nel ritmo che procede a strappi, però quando arriva una scena “forte” io resto sempre incantato da questo gioco del gatto con il topo.

      Ah sì, non esito a credere il contrario, Stallone si è ricordato di tutti gli amici, Mickey Rourke è venuto già a fare il ruolo del cattivo in “Get Carter” (2000)? Mickey può giocare con noi. Rutger? Cattivo. Jackie Chan non ha voluto fare il cattivo in “Demolition Man”? Niente partita delle vecchie glorie per lui. Secondo me ha davvero la rubrica con i nomi dei colleghi e le faccine accanto ;-) Cheers

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    4. La New York anni '70 ha il suo bel fascino, questo film è riuscito ancora a fare in tempo a cavalcarlo, anche se il massimo era stato raggiunto nel 1979 da Walter Hill. Cheers!

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    5. Quando ha fatto “Cobra” Stallone era onnipotente, cinematograficamente parlando, poteva scegliere tutto, anche se Cobretti era tipo da affettare la pizza con le forbici piuttosto che con il coltello.

      Se Stallone non avesse imposto il suo volere, anche “Rambo” sarebbe stato un film molto diverso, solo che lì il connubio tra anni ’70 e anni ’80 è venuto fuori meglio, qui i cambi di regista, lo scalciare di Stallone per emergere e i tanti tagli al montaggio hanno il loro bel peso. Cheers

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    6. Se non ricordo male solo in quel momento lo riconosce.😕

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  7. Film che adoro, l'ho rivisto proprio l'altra sera su un canale digitale. Poi sono un grande fan di Billy Dee Williams, interpreta d'altronde il personaggio di Star Wars che preferisco. Cosa mi piace di questa pellicola è lo stile, che segna una sorta di passaggio tra gli anni '70, tipo I giorni del condor, e gli action anni' 80, ma con un'alchimia unica e irripetibile tra le atmosfere. Lo stesso inizio con Sly che sembra una tenera educanda mi fa poi sempre sbellicare, quando scopri che ha un mattone nella borsa, sembra lui il vero pazzo, mentre Rutger ha il comportamento di un uomo normale, che lancia occhiate fugaci alle passanti, prima di scoprire che è un freddo assassino, calcolatore e spietato. Il finale poi è perfetto nella quadratura generale per come richiama l'inizio. Comunque grande film, unico difetto è un pò lento in certi passaggi ma per gli standard attuali. 👋

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    1. Malgrado abbiano accorciato il minutaggio, in alcuni momenti gira a vuoti, si vede che è stato montato e rimontato varie volte, ogni volta con intenzioni diverse. Però anche io trovo che abbia ancora il suo fascino ;-) Cheers

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  8. Che grande film, che gemma, che crimine il fatto che sua così poco conosciuto (al vasto pubblico).
    Bravo Cassidy, e, come sempre, grazie!

    - Andrea

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    1. Questo è un po' l'intento della rubrica celebrativa, ma che scherzi? Sono io che ringrazio te ;-) Cheers

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  9. bel film

    ormai sono anni che non lo vedo ma me o ricordo bene

    grazie rdm

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    1. Grazie a te capo, di solito lo rivedo sempre volentieri ;-) Cheers

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  10. Lo scoprii alle medie in seconda serata quando Italia 1 faceva un ciclo su filmoni americani anni 70 ed 80. Vedendo chi erano gli attori principali non potevo non perderlo.😁 La scelta non fu sbagliata, anzi!
    Bello come uno dei temi del film sia che appunto per sconfiggere questi nuovi pericoli ci sia bisogno di abbandonare i soliti metodi.
    Quel look a Sly dona e forma un bella coppia con Billy Dee Williams. Hauer è un cattivo grandissimo. La freddezza ironica della citata battuta in aereo...😱 ovviamente uno di quei film che dal 2001 non si potrebbe più fare.😕
    La scena della discoteca è simile a quella di Terminator? Coincidenza?😕
    Un peccato che al botteghino non fece chissà quanti soldi.😕
    Ancora oggi d' atmosfera, veloce e ritmato nonché decisamente attuale purtroppo😰.

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  11. Certo questa megalomania di Sly...😳 limitatia fare l' attore in certi casi.😬😅

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    1. Torna ciclicamente nella sua carriera, ma ha fatto grandi film anche in momenti di massima megalomania, quindi bisogna prendere Sly come pacchetto completo ;-) Cheers

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