sabato 27 giugno 2020

Bad to the bone: Per qualche dollaro in più

Non sono solo i buoni a fare la storia del cinema, molto spesso i cattivi sono altrettanto iconici, e questa rubrica è tutta per loro, quei fantastici bastardi che amiamo odiare, cattivi fino al midollo: B-b-b-b-b-b-b-bad, bad to the bone!


Nome: Indio
Ha “fatto brutto” in: Per qualche dollaro in più (1965)
Amiamo odiarlo perché:
Indio è il più umano dei cattivi Leoniani, anche se forse uno dei più memorabili grazie al suo caratteristico carillon. Intimidatorio per i suoi avversari, ma anche un costante memento mori per un protagonista che sfida la morte, cercandola costantemente. 

Aggiungo solo un estratto dal mio commento al film dedicato proprio a questo pezzo:

Chi viene confermato senza ombra di dubbio è Gian Maria Volontè nei panni dello spietato Indio, la sua recitazione così teatrale continua a non piacere a Leone, ma i due si trovano a metà strada, questa volta il personaggio avrà una caratterizzazione molto più esagerata (che lo renderà memorabile) anche se Volontè ha dovuto recitare in Inglese, lingua di cui non conosceva nemmeno mezza parola (storia vera). Ennio Morricone, invece, pare che abbia iniziato a comporre la colonna sonora, senza nemmeno conoscere la storia, solo sulla base di un paio d’indicazioni del regista e di qualche spezzone di girato giornaliero quando disponibile.

[...]

“Per qualche dollaro in più” ha un protagonista in cerca di vendetta personale, una cassaforte e dei flashback fondamentali per raccontare porzioni importanti della storia, un duello finale che è già quasi un “triello” e un minutaggio che si avvicina a quello ben nutrito del prossimo capitolo della trilogia del Dollaro, ma senza avere ancora lo stesso impeccabile ritmo. Insomma, sono le prove generali, quel «Ho fatto de mejo» di cui sopra, ma Leone è già talmente lanciato verso la leggenda, che ogni dettaglio di questo film diventa mitico.

I dettagli stanno nelle piccole cose, quelle che Leone sapeva rendere grandi.
Proprio con “Per qualche dollaro in più” Leone ha l’occasione per mettere in pratica la sua maniacale cura per il dettaglio, gli oggetti di scena (compreso il mitologico orologio con carillon di Indio) tutti selezionati da Leone con cura perché, a sua detta: «Nun stamo ar circo, stamo ar cinema: se vede tutto». Ossessione e cura che traspare fin dai due protagonisti, entrambi cacciatori di taglie, ma opposti nello stile e nell’aspetto, il Monco di Eastwood è spavaldo, consapevole di essere il pistolero più veloce in circolazione, il colonello Douglas Mortimer di Van Cleef invece studia le sue mosse, la sua strategia è sempre quella di essere un passo davanti al suo avversario («Hai avuto l'idea giusta ragazzo, ma arrivi sempre dopo di me»), infatti vince i duelli restano fuori dalla portata delle pistole avversarie e colpendo a distanza con la sua Colt Buntline modificata con l’aggiunta di un calcio da fucile. La sua entrata in scena lo presenta alla grande, con uno così le cose possono andare solo in un modo, ovvero come ha previsto lui («Questo treno ferma a Tucumcari»).

L’uomo che ferma i treni con lo sguardo.
Leone porta avanti la sua tradizione di “buoni” che campano di espedienti e che risultano tali solo perché opposti a personaggi ben più malvagi di loro, l’Indio di Gian Maria Volontè è il primo concreto passo di Sergio Leone verso la decostruzione del mito del West. Un cattivo che è malvagio senza possibilità di appello («Adesso mi odi al punto giusto»), ma che ogni volta che uccide deve sballarsi fumando come James Franco in un film con Seth Rogen, uno che ha fatto del suo senso di colpa un simbolo di terrore per i suoi avversari, è normale che uno così sfidi tutti a sparare quando la musica finisce (se ti riesce…), un modo nemmeno troppo inconscio di sfidare la morte che sarebbe l’unica liberazione. Quando riesci a raccontare un cattivo così, metà del film lo hai già fatto e Gian Maria Volontè qui recita davvero per la storia del cinema.

"Quando hai finito di blaterare frasi su di me Cassidy spara! Se ti riesce..."
La trama è una lunga presentazione dei personaggi, prima di un MacGuffin (la cassa piena di soldi), in attesa di uno scontro finale che sappiamo sarà inevitabile, ma nel frattempo viene caricato di una buona dose di gravitas, quando Leone scoprendo le carte poco a poco mette in chiaro che per qualcuno dei personaggi, non si tratta solo di mettere le mani su... Beh, qualche dollaro in più, ma di chiudere i conti con qualcosa di molto più grosso. Il modo in cui Leone ci rivela il tutto e poi lo conferma con una frase lapidaria, ma poetica di Clint Eastwood («C'è aria di famiglia in quella foto») è un capolavoro di sintesi.

Il carillon, quasi un personaggio nella storia. Se non proprio il protagonista.
[...]
Una musichetta ossessiva a cui Morricone aggiunge il tono solenne del momento, un'attesa che sembra diventare infinita e, non a caso, ricomincia ogni volta che sembra stia per arrivare l’ultima nota, quando la musica finisce, raccogli la pistola e cerca di sparare. Cerca! Eh, io cerco Ennio, ma qui non finisce mai. Al resto ci pensa Leone, con la sua regia, che indugia sui calci delle pistole, sui volti, sui primissimi piani degli occhi. Per qualunque altro regista una scena così sarebbe un coronamento, il punto d’arrivo di una carriera, per Sergio Leone è stato l’inizio, di un modello che in tanti hanno provato ad imitare, le prove generali, «Ho fatto de mejo», sì, Sergio, vero, però me cojoni, se tutti i capitoli meno riusciti di una trilogia fossero così. Dove devo firmare per un accordo del genere?

Il meno riuscito della trilogia. Ah sì? Così su due piedi non sembra.
Vi ricordo lo speciale dedicato a Sergio Leone!

24 commenti:

  1. Attendevo che la rubrica approdasse all'Indio, uno dei miei due cattivi preferiti del cinema, l'altro è il nostro Hans Gruber... 😉
    L'Indio col suo orologio carillon (che in realtà non è suo!) mi ha reso inquietanti molte pacifiche musichette automatiche inserire in giochi per bambini e giostrine meccaniche; ha trasformato un oggetto creato per evocare nostalgie in una clessidra di morte attivata dopo avere ottenuto l'odio dell'avversario. Spero non facciano mai un remake di questo film perché l'Indio sarebbe difficile da reinterpretare!

    Gian Maria Volonté è forse il più grande divo del cinema italiano: lo stesso anno di "Per qualche dollaro in più" ha anche prestato la faccia per il Radek dell'episodio "Una vita in gioco" dello sceneggiato sul commissario Maigret interpretato da Gino Cervi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fai anche impossibile, poi per un fanatico della musica fuori contesto come me, Indio resta uno dei personaggi simbolo, era da tempo che lo volevo parte di questa rubrica ;-) Cheers

      Elimina
  2. Leone, Morricone e Volontè, ma di che parliamo?

    RispondiElimina
  3. Proprio un paio di settimane fa mi sono rivisto "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", e Gianmaria può dare lezione a tutti in quanto a cattiveria :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Unico attore al momento che è stato protagonista di ben due "Bad to the bone", solo perché non mi sono ancora deciso a scrivere qualcosa sul bel film di Petri ;-) Cheers

      Elimina
    2. A proposito, a Ramòn manca l'etichetta Gian Maria Volonté, ho faticato a trovare la scheda...

      Elimina
    3. Vado ad aggiungerla grazie per la segnalazione, ma ti assicuro che su blogger fare la ricerca per etichette è sempre un casino, spesso non le trova nemmeno quando ci sono. Cheers

      Elimina
    4. Le trova, ma devono essere esattamente le stesse, inoltre segue un ordine tutto suo nel dare risultati. Meglio di niente... Continuo a preferire e rimpiangere i forum. 😼

      Elimina
    5. Arrivò da lì, quindi sfondi una porta aperta ;-) Cheers

      Elimina
  4. Che dire...Volonte' riprende la formula inaugurata con Ramon nel film precedente e la perfeziona.
    Aggiungendoci il tormento interiore.
    Indio e' ancora piu'spietato e sanguinario, sotto certi aspetti.
    Ma la' dove Ramon era pazzo e basta, Indio e' un filo piu' complesso.
    Lo e' diventato, pazzo. Anche se quando compie i crimini diventa lucido, freddo, calcolatore.
    E' diventato pazzo di dolore.
    Anche lui guarda la foto del Carrillon, esattamente e quanto Mortimer.
    La voleva. La desiderava. E forse l'amava, pure. Nella misura in cui puo' amare un essere abietto come lui.
    Sono convinto che anche le persone violente ed egoiste amino. Anche se si tratta di un amore distruttivo, a cui difficilmente l'altro puo' scampare.
    Non poteva averla e quindi l'ha uccisa, perdendola per sempre.
    Non sa darsi pace, e cerca la morte a sua volta. Ma fino a che non trovera' la persona degna di ucciderlo, continuera' a sterminare.
    Un mostro del genere puo' essere fermato solo da un altro mostro.
    E il colonnello lo e', in un certo senso. Consumato anche lui dal desiderio di vendetta.
    Joe/Il Monco/Il Buono si defila un po', questa volta.
    Ma anche se non si nota, il suo aiuto e' determinante.
    Il trucco, nel duello finale, c'e' anche stavolta.
    Fino a quel momento Indio aveva sempre usato il suo ciondolo. Sapeva quando suonava l'ultima nota, si ballava al ritmo della sua musica.
    Il Monco ha scombinato le carte in tavola. Anche Mortimer conosce bene la musica del suo ciondolo, e sa quando finisce.
    Usando quello...ha ottenuto il vantaggio decisivo.
    Un altro fenomenale nell'uso di musichette infantili e' il nostro Darione nazionale.
    Certo che sentire quelle melodie e canzoncine (tipo Profondo Rosso) e' inquietante. E' simbolo di una mente malata, distorta da qualcosa che le ha impedito un normale sviluppo.
    E in effetti molti di quei personaggi e' come se col cervello fossero rimasti bloccati, congelati al momento che ha sconvolto le loro esistenze.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ramon è mitico ma Indio è molto più sfaccettato e riuscito ;-) Cheers

      Elimina
    2. Non ci è dato di sapere come fosse l'Indio prima della scena del flashback, ma sono abbastanza certo che la sorella di Mortimer si spara per non subire violenza dall'assassino del suo uomo, non è Indio a ucciderla. Lui forse da quel rifiuto estremo inizia a tormentarsi con l'orologio, ossessionandosi dal pensiero che una donna ha preferito uccidersi e lasciarlo in questa valle di lacrime piuttosto che concedersi a lui.
      La sorella di Mortimer ha un'arma a disposizione ma non uccide Indio: lei è un essere puro, innocente, e usa la pistola per fuggire da quel dolore e da quella cattiveria.

      Elimina
    3. Si decisamente la ricordo così anche io, l'innocenza della sorella viene messa in chiaro da subito. Cheers

      Elimina
  5. Mentre leggevo il tuo post nella mia mente suonava il carillon... tanto questo film, come altri di Leone, sono un classico di casa oltre che della storia del cinema.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quel carillon ci ha cambiati tutti, bene mi fa piacere trovare altri che hanno sempre un posto a tavola libero per Leone e i suoi film ;-) Cheers

      Elimina
  6. Cavolo, ho voglia di rivederlo.
    Vero, cura dei dettagli e personaggi molto particolari, lontanissimi dai western americani tutti bianchi o neri.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Indio è un personaggio malvagio, di cui vorresti vedere un film con lui assoluto protagonista, anche se insieme al prologo di "L'ultima crociata", Leone e Spielberg hanno messo la pietra tombale sulla mania dei prequel raccontato tutto quello che bisogna sapere sui loro personaggi, meglio di beh, tanti prequel dedicati ad icone cinematografiche che abbiamo visto negli anni. Cheers!

      Elimina
  7. Quei due piuttosto che averli alle spalle è meglio averli di fronte, in posizione orizzontale, possibilmente freddi!
    Uno che la sa lunga, ha già capito tutto prima di tutti.
    E con una cattiveria degna di un cattivo che si rispetti, organizza la messinscena del coltello per fare secco Cuchillo, e poi dando la colpa al Colonnello e al Monco manda gli altri a crepare (consapevole che non ne sarebbe tornato uno)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto, per certi versi è il cattivo Leoniano per eccellenza, sicuramente il più astuto, forse anche più di Sentenza. Cheers!

      Elimina
  8. Un cattivo semplicemente meraviglioso. Ma Ho adorato forse ancora di più Volontè in "Faccia a Faccia".

    RispondiElimina
  9. Meno riuscito? Mi sa che non si può parlare di meno riuscito in questa trilogia... e Volonté era davvero immenso!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Impossibile, meno riuscito solo secondo Leone, non per noi ;-) Cheers

      Elimina