giovedì 21 maggio 2020

Progetti mai realizzati: The Ninja - Enter John Carpenter

La storia del cinema è fatta anche di film mai realizzati, progetti mancati oppure sfiorati per un soffio, Fabio mi ha affidato un gran bel compito: perché non gettare uno sguardo su tutti i film che il Maestro John Carpenter è arrivato ad un passo dal dirigere? Continuiamo questa rubrica sui film ombra del Maestro, facendo entrare in scena i guerrieri delle ombre, e se… John Carpenter avesse diretto “The Ninja”?
EPISODIO #9: The Ninja - Enter John Carpenter
Per venti settimane nella lista dei libri più letti secondo il New York Times, copie vendute come se non ci fosse un domani, “The Ninja” non è stato il primo libro scritto da Eric Van Lustbader, ma il primo della saga in sei romanzi con protagonista Nicholas Linnear. Proprio mentre la mania Ninja esplodeva negli anni ’80, secondo voi Hollywood poteva perdere l’occasione per mettersi a cavallo della tigre? Assolutamente no, infatti i piani cinematografici per “The Ninja” erano quelli delle grandi occasioni, ma prima di tutto, parliamo della trama del romanzo.

Il protagonista di “The Ninja” è Nicholas Linnear, il risultato dell’incrocio di due culture diverse: papà, un soldato americano, di stanza in Giappone durante la “seconda”, mamma una misteriosa orientale. Siccome il nostro protagonista non è Steven Seagal, la sua educazione in Giappone non è delle più semplici, anche perché suo cugino Saigo non è proprio il più amabile dei soggetti. Le ore passate ad imparare le arti marziali, non sono l’unica attività che i due cugini condividono, di mezzo ci si mette anche la morte dell’amata (da entrambi) Yukio a rendere le storie ancora più tese, quando poi, per via della travagliata situazione del Paese nel dopoguerra e la morte dei suoi genitori, Nicholas lascia il Giappone, ormai i rapporti sono già andati decisamente a sud.

I romanzi, quelli tosti per davvero.
Anni dopo Linnear vive la sua vita a New York, con una solida carriera e svariati nuovi amori, tra cui Justine, tormentata figlia dell’industriale magheggione Raphael Tomkin, pezzo grosso in una società con agganci in Giappone e tanta voglia di espandersi (anche non per forza legalmente) negli Stati Uniti. Come potete immaginare Linnear diventerà presto un pezzo scomodo sulla scacchiera, da eliminare più silenziosamente possibili, ed è qui che ritorna in scena Saigo. Assoldato da Tomkin per il lavoro, il cugino del protagonista accetta subito di buon grado, ben felice di poter completare la sua vendetta, se non fosse che negli anni, Saigo oltre ad aver approfondito la conoscenza delle tecniche di ninjutsu, sia anche diventato un mezzo degenerato matto come un cavallo, uno che una volta sbarcato a New York, darà sfogo alle pulsioni più basse nei locali più malfamati, tra droga e perversioni sessuali assortite. Ricordate le immortali parole di Elio? Mio cuggino, mio cuggino è preoccupante e parla coi rutti. Ecco una cosa così, però con le tecniche Ninja al posto dell'aria nella pancia.

Tra poliziotti tosti a supporto del protagonista, “The Ninja” è una sfida al gatto col topo che si conclude con un duello finale in un enorme grattacielo in costruzione, insomma puri anni ’80 al loro meglio. Eric Van Lustbader, sfornava il suo libro in un periodo in cui al cinema i ninja cominciavano a farsi largo, grazie al film con Chuck Norris The Octagon e con L’invincibile ninja della Cannon, usciti entrambi nel 1980. Proprio per questo l’idea di portare il romanzo sul grande schermo risultava molto ghiotta.


Eric Van Lustbader, il romanziere ninja.
I produttori Richard Zanuck e David Brown, storicamente legati alla Universal, erano i due nomi grossi che avevano fiutato l’affare collaborando con la 20th century Fox, detentrice dei diritti sul romanzo. Per la regia del film i due produttori scelsero qualcuno di particolarmente "caldo" in quel periodo come Irvin Kershner, che nel 1978 aveva diretto Occhi di Laura Mars (pensate un po’, sceneggiato da John Carpenter) e che nel 1980 aveva firmato una cosina di cui potreste aver sentito parlare qualche volta da qualche vostro amico nerd: l’impero colpisce ancora.

Irvin Kershner fa scrivere la sceneggiatura di “The Ninja” a W.D. Richter (quello di Grosso guaio a Chinatown, pensate un po’ diretto da John Carpenter), ma il risultato finale scontenta tutti a partire da Eric Van Lustbader. Basta dire che nella versione di Richter, lo scontro tra ninja finale spariva, in favore di uno scontro a fuoco dove Saigo ci lasciava le penne ucciso da un colpo di pistola. No, non ci siamo proprio, i due produttori licenziarono Kershner senza pensarci troppo e dopo aver gironzolato attorno al Maestro Carpenter a lungo, fanno la scelta più ovvia e lo assumono per la regia del film.


Posso avere un colpo di dong per l'entrata in scena del Maestro?
John Carpenter prende in mano la sceneggiatura di W.D. Richter convinto che sia obbligatorio riscriverla quasi per intero, per farlo chiama un suo storico collaboratore oltre che grande amico, Tommy Lee Wallace. Il tutto mentre impazzava il toto-nomi per il ruolo del protagonista, con Eric Van Lustbader impegnato a fare un tifo spudorato per Richard Gere nei panni del protagonista, malgrado nessuno sapesse se il buon Riccardo, avesse davvero la preparazione fisica necessaria per interpretare la parte di un esperto di arti marziali.

Carpenter e il suo amico Tommy lavorano sulla sceneggiatura per due anni, dal 1983 al 1985, ma alla fine sono costretti a gettare la spugna, ufficialmente perché la loro sceneggiatura venne dichiarata infilmabile, ma principalmente perché nel frattempo, Joe Wizan era diventato il nuovo capo della Fox, continuando a concedere “semaforo verde” a molti progetti, ma lasciando però “The Ninja” perennemente in panchina, forse anche per questo Zanuck e Brown finirono per abbandonare la Fox definitivamente (storia vera).


La sceneggiatura firmata da Carpenter e Wallace (disponibile in rete)
Ma come sarebbe stato questo “John Carpenter’s The Ninja”? Da quello che sappiamo della sceneggiatura, abbastanza differente dal libro e molto più beh… Carpenteriano!

Nella versione Carpenter/Wallace, “The Ninja” non è più una storia strettamente legata alle arti marziali, ma una sorta di slasher con uno Shinobi assassino e ricercato al posto di Michael Myers. Il protagonista Nicholas Linnear sarebbe rimasto fondamentalmente identico, se non per il nome, modificato in Nicholas Tomkins e per l’assenza di alcuna sua capacità marziale, forse per assecondare la scelta di Richard Gere come protagonista? Chi lo sa.


American Gigolò Ninja
Nella versione di Carpenter spariscono le origini miste del protagonista e anche il legame di parentela con Saigo, che cova vendetta contro i Tomkins perché da bambino ha assistito alla morte del padre per mano di Rafael Tomkins, ufficiale americano magheggione, invischiato in affari loschi durante l’occupazione americana in Giappone.

I personaggi di contorno del libro, come Justine e il poliziotto tosto Lew Croaker, sono presenti anche nella versione di Carpenter e non è difficile immaginare come il Maestro avrebbe saputo utilizzarli, magari affidandoli a qualcuno dei suoi attori feticcio, ci avrei visto benissimo Jamie Lee Curtis e Keith David. Ma per il resto è proprio Saigo a risultare modificato quasi interamente, quello che ci troviamo davanti è un incappucciato personaggio, che tutto sommato avrebbe almeno tenuto fede al titolo del film: un assassino silenzioso capace di utilizzare misteriose capacità mentali per raggiare le persone, per lo meno tutte quelle che nella storia, non avrebbe finito per passare a filo di spada katana.


Ma che gli fai tu ninja alle donne...
Ma in generale l’assassino di questo film sarebbe stato una versione ninja di Michael Meyers, un mostro inarrestabile con la volontà ferrea di uccidere il protagonista, suo malgrado ridotto ad una versione maschile di Laurie Strode. Proprio per questo nella versione di Carpenter e Wallace, i momenti più horror del libro, sono stati accentuati e sicuramente nelle mani del Maestro avrebbero fatto la loro porca figura sul grande schermo, tenendo il pubblico in tensione per tutto il tempo. Ma è anche chiaro che “John Carpenter’s The Ninja” avrebbe fatto storcere il naso ai lettori di Eric Van Lustbader e se avesse avuto successo, non sarebbe stato il primo dei sei film tratti dai romanzi dello scrittore, ma nella migliore delle ipotesi, un’altra delle grandi maschere horror degli anni ’80, forse insieme a Michael l’assassino di Haddonfield, JasonVoorhees il macellaio di Crystal Lake e Freddy l’incubo di Elm Street ci sarebbe stato anche Saigo, il mortale ninja dal Giappone.

A ben pensarci forse, anche una scelta abbastanza logica, un tentativo da parte di Carpenter di portare il materiale di partenza nel suo campo da gioco, ovvero i film dell’orrore. Ma forse ad ovest della Cannon, le grandi case di produzione cinematografica occidentali degli anni ’80, non erano pronte ad aprirsi a storie, personaggi, folclore e ninjutsu provenienti dall'oriente, non senza trovare il modo di rendere tutto un po’ più americano. Lo stesso Grossoguaio a Chinatown di Carpenter, diretto con Jackie Chan nella testa e nel cuore, fu un flop clamoroso e a ben pensarci, gli unici “ninja” ad aver fatto soldi al cinema, sono state le tartarughe mutanti, ovvero un modo per rendere infantili (e quindi per tutti) i guerrieri delle ombre.

Insomma, tra tutti i film invisibili di questa rubrica sui Carpenter mai realizzati, il più invisibile di tutti, non poteva che essere un Ninja. La prossima settimana invece, vedremo qualche altro titolo… Non mancate!

Intanto vi ricordo il saggio Ninja di Lucius Etruscus! Da non perdere per approfondire al meglio l'argomento.



Vi ricordo di passare a trovare Fabio sulla pagina Il Seme Della Follia - FanPage italiana dedicata a John Carpenter e sul suo blog, che ha ospitato questo attacco dei ninja.

Poi trovate sempre la pagina dedicato allo speciale sul Maestro!

44 commenti:

  1. Come hai detto tu molto probabilmente all'inizio sarebbe stato un mezzo fiasco al botteghino riuscendo a scontentare quasi tutti, lettori del libro compresi ma poi col tempo come accaduto ad altri film di "The Maestro" sarebbe diventato un piccolo cult.

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    1. Un po' il destino di quasi tutti i film del Maestro, l'altro giorno ho rivisto una sua vecchia intervista in cui durante una serie di domande ad un fan che lo interrogava sul come mai in Francia fosse un autore così rispettato e in America no, Giovanni rispose: «Perché qui sono un fallito», sorriso diabolico, bordata di risate dal pubblico. Cheers!

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  2. Il libro di Van Lustbader sono sicuro che sia a casa dei miei (ricordo perfettamente la copertina con la spada che si sguaina) ma non l'ho mai letto. Può essere ci siano anche dei seguiti? Cassidy, se li hai letti me li consigli perché sto cercando qualcosa di buono da leggere ma non trovo nulla che mi prenda...

    Comunque non so se un film di quel tipo diretto da Carpenter avesse potuto sfondare. Probabilmente no, ma magari con gli anni sarebbe diventato un cult (alla "Grosso Guaio", che ormai danno settimanalmente su Italia 2, anche ieri sera!).

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    1. Il primo si, ho provato un po' a descriverlo, se non ricordo male ci sono altri cinque romanzi con lo stesso protagonista, ne ho letto almeno un altro (forse "Il ritorno del ninja") ma potrei sbagliarmi, sono molto cinematografici, capisco perché ne volessero fare un film. Si esatto, infatti cosa credi che abbia rivisto ieri sera? (storia vera). Cheers!

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    2. Esatto, non ho voluto correggere perché tanto il senso è quello, rimbalza tra i canali ma (per fortuna!) è tornato ad essere replicato spesso in tv, com'è giusto che sia! :-D Cheers

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  3. ogni tanto ( spero non troppo ) mi permetto di suggerirti un film da recensire.

    ieri sera ho visto quella casa nel bosco -

    che dire bel film

    oltretutto la lettera q nei film horror è vuota........


    grazie rdm

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    1. Da tempo è tra quelli che vorrei commentare proprio per riempire la "Q", ho anche il blu-ray mi piace molto quel film ;-) Cheers!

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    2. L'ho rivisto in quarantena per la 400tv. Grandissimo film!

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    3. Splendido davvero il film di Goddard!!! Una delle pochissime parodie horror riuscite nella storia del cinema...

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    4. In realtà volevo già scriverne da un pezzo, ma poi non trovo mai l'occasione giusta per farlo, pensare che avevo seguito "in diretta" la sua travagliata uscita, non dovrei nemmeno documentarmi per scrivere un post, prima o poi mi ci metterò. Cheers!

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    5. Vero, meglio dei vari seguiti di "Scream" ad esempio. Cheers!

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  4. Addirittura con copione e tutto! Povero John, quanto lavoro che ha fatto nella sua vita e che non ha portato a niente... Infatti ogni intervista che vedo parla di progetti, roba a cui sta lavorando, e puntualmente non esce niente. Infatti si è dato ai fumetti e alla musica (chissà se qualcuno dei Lost Themes era pensato per i film di cui stai scrivendo in questa rubrica)...

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    1. Magari lo era, io spero che qualcuno segua il suo invito a chiedergli pezzi per le colonne sonore degli horror, sentiremmo temi musicali molto migliori ;-) Cheers

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  5. Diciamo che aveva senso farlo negli anni '80, peccato.

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    1. Esatto, sarebbe arrivato in tempo per la moda-Ninja degli anni '80. Cheers!

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  6. Dritto al cuore, Cassidy! ^_^
    Ancora in tempi recenti è tornata l'idea di portare quel romanzo al cinema: possibile non si diano per vinti? Se non l'ha fatto Carpenter, chiunque altro ci si metta avrà la sua ombra ad oscurarlo. Forse con una firma così eccellente "The Ninja" sarebbe stato IL film ninja che avrebbe portato il genere più alto nella considerazione generale, ma secondo me il problema più grande è che... "The Ninja" è stato portato troppo al cinema!

    marzo 1980 - libro di Van Lustbader che prende i record di vendita e li taglia a colpi di katana! E' dal 1967 in cui James Bond ha portato i ninja in Occidente che gli appassionati chiedono un'opera corposa sull'argomento, qualcosa di più... occidentale. Ora ce l'hanno! Un occidentale (o almeno in parte) buono e un asiatico cattivo si scontrano in panorami contemporanei a colpi di un'arte secolare.

    agosto 1980 - "The Octagon" con Chuck Norris, un occidentale buono e un asiatico cattivo si scontrano in panorami contemporanei a colpi di un'arte secolare.

    1981 - "L'invincibile ninja" con Franco Nero, un occidentale buono e un asiatico cattivo si scontrano in panorami contemporanei a colpi di un'arte secolare.

    1982 - "L'ultima sfida" con John Glen, un occidentale buono e un asiatico cattivo si scontrano in panorami contemporanei a colpi di un'arte secolare.

    1984 - "Ninja's Force" con Romano Kristoff, un occidentale buono e un asiatico cattivo si scontrano in panorami contemporanei a colpi di un'arte secolare.

    1984 - "The Master" con Lee Van Cleef, un occidentale buono e un asiatico cattivo si scontrano in panorami contemporanei a colpi di un'arte secolare.

    1985 - "American Ninja" con Michael Dudikoff, un occidentale buono e un asiatico cattivo si scontrano in panorami contemporanei a colpi di un'arte secolare.

    E questo solo per citare titoli di grande distribuzione. I fan storici già hanno più volte apprezzato il "succo" del romanzo di Van Lustbader: nell'immaginario occidentale il ninja non ha più fatto parte del Medioevo giapponese ma si è sempre mosso in ambientazioni contemporanee, con sempre il bianco buono contro l'asiatico cattivo. L'insuccesso che ha seguito derive moderne di questi film - "Ninja Assassin" e "Ninja", entrambi del 2009 - dimostra che al di fuori della cerchia di amanti del genere è difficile che l'argomento abbia ancora un minimo di interesse. Anche perché è dal 1980 che non esiste altra trama per i film ninja!
    Per fortuna prodotti di minor qualità ci hanno regalato trame alternative, ma al di fuori di una ristrettissima cerchia di appassionati coriacei (e di una certa età), non stupisce che non ci sia terreno fertile per il tanto agognato film dal romanzo di Van Lustbader.

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    1. Sapevo che avresti apprezzato, ho fatto una sortita nel tuo campo da gioco, ma sono giusto di passaggio ;-) Ma quindi, l'occidentale buono si scontra con un asiatico cattivo in panorami contemporanei a colpi di un'arte secolare? Si diciamo che il soggetto di Van Lustbader è stato leggerissimamente abusato. CHe poi le storie Ninja avrebbero molta possibilità, magari partendo proprio dal Medioevo giapponese, ma niente, ormai esiste solo una tipologia di trama. Carpenter avrebbe almeno provato a portare a sua volta nel suo campo da gioco il tutto, però di sicuro avrebbe fatto storcere i nasi ai lettori dei romanzi di Van Lustbade. Cheers!

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    2. Pure in 2 bellissime puntate della serie animata di Batman anni 90 quella... era la trama!😂

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  7. Un altro progettino niente male.
    E adesso mi e' pure venuta voglia di recuperare almeno il romanzo, sempre sia ancora disponibile.
    Che dire?
    Che forse avremmo avuto sicuramente un film sui Ninja molto diverso. E magari ci saremmo risparmiati un bel mucchio di fuffa.
    O forse no. Piu' probabile che il pubblico avrebbe snobbato pure questo, continuando a preferire autentica monnezza su celluloide con Ninja bianchi, neri, rossi, gialli, blu, verdi, arancioni, a strisce, a pallini e cosi' via.
    Roba che a un certo punto ha finito per risultare anche ridicola, dai.
    Il Maestro (anzi...Sensei, questa volta. Osu!!) John deve averlo pensato per primo. E infatti guarda avanti mostrando una figura molto piu' simile al Ninja autentico che non a un'insulsa annacquatura infarcita di luoghi comuni gaijin e in genere yankee.
    Tanto per iniziare, il Ninja non e' un guerriero. E' un sicario.
    E qui ci siamo.
    Non ha codice d'onore da rispettare, e il suo obiettivo e' uccidere la vittima designata. Con qualsiasi mezzo.
    Anche qui...ok.
    Erano temuti perche' anche nell'uso delle armi consuete (come la classica katana) utilizzavano tecniche inconsuete e totalmente fuori dagli schemi.
    E facevano ricorso a veleni, polvere pirica, una rudimentale ipnosi e persino sostanze allucinogene.
    Da qui la credenza che avessero capacita' soprannaturali.
    E lo lasciavano credere, visto che contribuiva alla loro aura di mistero.
    Potevano ricorrere anche ad una specie di training autogeno per aumentare le loro capacita', mediante scongiuri ed imposizione delle mani, con le dita che compivano vari gesti a seconda del "potere" richiesto.
    Erano dotati anche di grande flessibilita' muscolare, e potevano arrivare a dislocare le proprie articolazioni per infilarsi dappertutto.
    Ora...cosa vedrebbe un occidentale, da questa descrizione?
    Un mostro.
    Il Sensei (Osu!!) John aveva fatto centro un'altra volta.
    Richard Gere? Hm.
    Me lo ricordo nella scena sul ring col sergentone Louis Gossett jr e non se la cavava poi male, anche se perdeva.

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    1. Mi permetto di intervenire ricordando che quanto da te giustamente descritto è il ninja "vero", cioè quella vaga figura che ha lasciato qualche traccia nelle cronache del Medioevo giapponese: non ha nulla a che vedere con ciò che noi chiamiamo ninja, al cinema, nei fumetti, nei romanzi e via dicendo. La figura che noi chiamiamo ninja, quella presente nel romanzo di Van Lustbader, in tutti i film citati e in qualsiasi opera che porti quel nome, è un falso storico nato nel dopo-guerra giapponese, quando gli scrittori di sinistra presero vecchi miti e li riscrissero in forma "rossa" (Anche in Italia arrivò il telefilm "Akakage" e quell'Ombra Rossa non era un nome a caso!): da assassino, spia e sicario spregevole, odiato da tutti tanto che raramente era citato nei libri di storia, il ninja si è trasformato in giustiziere, paladino degli oppressi contro i potenti corrotti. Questo è il ninja che ha scoperto Ian Fleming nel suo viaggio in Giappone, portandolo poi in Occidente: da allora è nato il mito del "ninja buono", che è un controsenso ma funziona perché può fare il protagonista e non il semplice antagonista.
      Dal 1987 esistono solo ninja per bambini, il che è ancora più assurdo visto che i veri ninja i ragazzini li schiattavano, non li intrattenevano! :-D

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    2. Vero, ma per un ruolo così a questo punto avrei puntato su Patrick Swayze, che in carriera ha fatto tutto, da ballare a menare ;-) Cheers!

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    3. Intanto ne ho approfittato per aggiungere il link (che avevo dimenticato!) al saggio di Lucius, così la giornata Ninja può dirsi completata ;-) Cheers

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    4. Grazie, Lucius.
      Sarebbe interessante scoprire come una disciplina paragonabile ad un vero e proprio Do come le altre arti (comprese quelle marziali, anche se questa era finalizzata all'assassinio) sia degenerata fino a diventare una setta che addestrava e procurava killer a pagamento a chiunque potesse ingaggiarli.
      Di fatto erano assassini mercenari, e non era raro che si ritrovassero a combattere persino tra loro.
      Venivano impiegati anche per addestrare i soldati, insegnando le strategie per difendersi. O come scorta e guardie del corpo.
      La cosa curiosa e' che nelle zone dove e' nata quest'arte (nei villaggi dove sono sorte le scuole piu' rinomate. Iga, Koga e Fuuma, tanto per citare i piu' rinomati) gli abitanti sviluppassero gia' dalla nascita le caratteristiche fisiche necessarie per diventare Ninja.
      Quasi una sorta di selezione naturale spontanea.
      Temo che la sua figura abbia subito una sorta di idealizzazione romanticizzata(ma non bisogna stupirsi. Hanno fatto la stessa cosa dall'altra parte dell'oceano, con la frontiera), alla pari del Ronin.
      Molto bella l'idea dello spadaccino vagabondo senza padrone, che difende e protegge gli innocenti.
      Peccato che diventassero nella maggior parte dei casi mercenari che combattevano per il miglior offerente.
      Nella peggiore ipotesi diventavano predoni, formando orde che si davano al brigantaggio e al saccheggio.
      Una bella contraddizione, comunque.
      I Ronin dovevano essere un'eccezione. E invece erano un'eccezione piuttosto comune.
      Tra congiure e battaglie era facilissimo rimanere senza il proprio feudatario.
      Diventarono un bel problema.

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    5. Dimenticavo...
      Nel caso dei Ninja immagino che l'aspetto pecuniario abbia avuto la sua discreta importanza, visto che erano richiestissimi.

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    6. Il disprezzo per i ninja li ha avvolti in un'aura fumosa nei libri di storia, e visto che in Giappone cronaca e leggenda non hanno limiti ben netti sulla questione si è molto creato e poco sincerato con prove documentarie. Molto indicativo il fatto che un giorno degli anni Sessanta un judoka ha cambiato "colore" (dal ji bianco ne ha indossato uno nero) e ha detto: "E mo' so' maestro ninja!" (proprio così alla romana :-D ) Ognuno può dire ciò che vuole, solo che a forza di essere l'unico a dire di essere custode di un'antica sapienza ninja, quando i produttori di James Bond sono sbarcati in Giappone sono andati da lui, e ci ha guadagnato una scena insieme a Sean Connery in "Si vive solo due volte". Il suo allievo è stato il primo occidentale a diventare ninja e nel 1975 ha aperto scuole in America come piovesse, tanto che di nuovo dei produttori sono andati da lui, e i suoi libri hanno girato il mondo - anche in Italia! - quindi tutto ciò che noi occidentali sappiamo dei ninja... viene in gran parte da leggende, tutto riconducibile a gente che un giorno ha detto "E mo' so' ninja!" (con la voce di Maccio Capatonda!)
      Quanto chiedessero di prezzo e come si attuasse la "selezione" sono informazioni troppo precise per giungere a noi "pulite", cioè non filtrate da leggende. Di sicuro la loro cultura affondava le radici nel misticismo asiatico - come le tecniche di concentrazione con le dita, comuni a diversi culti - e non c'era certo bisogno dei "guerrieri delle ombre" per ammazzare la gente a pagamento.
      I samurai senza padrone, i cani sciolti, infestavano il Paese e non erano certo meglio dei ninja: ovvio che poi nei racconti tutto è stato romanzato, e il samurai senza padrone è diventata la versione asiatica dello straniero senza nome del western (che peraltro ha contribuito a creare!), ma che davvero andassero così le cose c'è da dubitarne.
      Se ti ricordi, "I sette samurai" mostra appunto sette ronin spiantati, morti di fame e disposti a vendere la spada per due spicci: solo qualcuno di loro aveva una certa fibra morale, frutto della narrativa romanzata.

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    7. Si, hai ragione.
      In effetti avevano ben poco di epico, come figure.
      Lo sono diventate quando se ne e' impossessata la narrativa.
      Ma di fatto erano l'equivalente del feudatario "discavalierizzato" qui da noi in occidente.
      Ex - nobili spiantati, proprio come hai detto. E costretti a sbarcare il lunario.
      Qualcuno si metteva a insegnare le proprie arti, o il galateo.
      Altri aprivano palestre o intraprendevano attivita' commerciali. Almeno quelli che superavano il concetto di ritenere assurdo il lavorare per guadagnarsi di che vivere.
      Rappresentavano la classe guerriera, il lavoro era roba da artigiani e commercianti, che spesso disprezzavano.
      Un po' come i nobili con la borghesia.
      Qualcuno si suicidava col classico Harakiri, tagliandosi l'addome. In tal modo si garantiva un'uscita di scena onorevole.
      Pare che il governo provo' a fermare questo fenomeno con un editto che proibiva il suicidio volontario (in effetti era un peccato perdere degli uomini anche abili e valorosi perche' decidevano di farla finita), ma sembra che non venisse rispettato molto.
      D'altra parte i Samurai ci tenevano, a certe cose. E si imbufalivano se non gli permettevi di ammazzarsi quando gli pareva a loro.

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  8. Da grande appassionato di ninja (oppure ninia come dicevano in un episodio di Magnum p.i) mi sarebbe piaciuta vedere la versione Carpenteriana del libro, che ho letto a 14 anni e mi è piaciuto tantissimo, forse anche un pò troppo adulto in alcuni passaggi per un ragazzo... Comunque li ho visti tutti quelli citati da Lucius, ricordo ancora Franco Nero ninja bianco vestito. Negli anni '80 erano all' ordine del giorno. Poi qui a Torino giravano sulle colline dei balenghi vestiti da ninja che erano finiti anche sulle cronache. Secondo me erano solo dei vecchi guardoni a caccia di coppiette da spiare, ma tant'è.
    Discorso Chuck Norris: ha appena fatto un programma "pilota d'assalto"...dove usa veicoli speciali militari e fa le sue valutazioni sul più adatto a fare missioni impossibili.
    Propaganda USA elevata alla ennesima potenza, ma Chuck è sempre simpatico, nonostante sia ormai un ottantenne è ancora atletico!
    Inoltre si vede casa sua, il suo ranch...bellissimo!

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    1. Si Chuck Norris ormai è lanciato, secondo me è arrivato tardi per la carriera politica. In ogni caso anche io opto per l'opzione guardoni, a Torino ci sono i personaggi più strambi lo dico sempre. Cheers!

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    2. Noo! Ma dai!!
      E che erano, il Clan dei Ninja guardoni assassini?

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    3. Sapevo che c'era un altro ninja fra noi: sentivo vibrare le mie shuriken! :-D
      I ninja delle colline di Torino sono davvero inquietanti, e fanno il paio con le notizie che giravano a Roma di ragazzini che giocando con le stellette avevamo ammazzato la sorella. Io ho passato l'infanzia a giocare con le stellette e ho solo procurato un bernoccolo ad una compagna di classe :-P

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    4. Assassini non credo, ma per le colline di Torino si aggirano loschi figuri! Cheers

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    5. Anni fa avevo un amico che abitava ai Castelli Romani, una zona in provincia piena di boschi, e mi ha detto che una volta ha beccato in lontananza gente che girava fra gli alberi con vestiti tipo setta satanica: sarà che sono cresciuto in città, ma colline e boschetti mi mettono ansia, pieni come sono di gente strana :-P

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    6. Hai centrato il punto, Torino è un vertice del fantomatico "Triangolo magico" composto insieme ad altre due città, tutte frescacce che si traducono però in un concreto problema di sette, roba da non crederci ma ho avuto testimonianze direttissime degli effetti, in cui conciarsi in modo strano é davvero solo l'ultimo dei problemi. Cheers!

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    7. Il guaio e' che spesso si tratta di persone che rimangono invischiati nelle fesserie che loro stessi raccontano, fino alle conseguenze piu' tragiche.
      Verrebbe quasi da riderci su, se non fosse che alle volte ci scappano violenze e qualche delitto.
      Mi ricordo che ne parlavano tanto a cavallo tra gli anni 80 e 90 (fatta eccezione per un certo caso di una decina di anni fa, circa), e facevano la fortuna dei giornali di cronaca nera.
      Adesso si e' un po' affievolito, come fenomeno. Ma immagino non sia scomparso del tutto.

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    8. E, ci scommetto, da tutto questo Zio John riuscirebbe a tirarne fuori un film col tempo -come da prassi- destinato a diventare un cult... una cosa tipo "Il triangolo della follia", ecco. Considerata poi la presenza degli pseudo-ninja torinesi, avrebbe pure l'occasione di riciclare il personaggio di Saigo proprio nella "versione Michael Myers" in cui l'aveva pensato ai tempi ;-)

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    9. Forse non fa più tanto notizia ma é ancora ben presente come questione. Cheers

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    10. Per altro John Carpenter è anche venuto a suonare a Torino, vedi che tutto torna? ;-) Cheers

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    11. Vuoi vedere che era lui uno dei ninja che bazzicava la collina torinese, magari stava provando i costumi del futuro film!! 😜

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    12. Ripensando a Chuck Norris, potus non potrebbe più essere ma papà sì!

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  9. Mi hai beccato, Lucius, sono il fantomatico ninja granata, dotato del potere fortissimo, tramandato da generazioni e ancora più antico della scuola di Hokuto, di portarmi sfiga da solo. Per il resto anche io da bambino trafficavo con le shuriken, cercando di beccare le botti di mio nonno, ma rimediavo le botte, di solito.
    Ricordo anche un episodio di South Park dove si divertiva o a fare i ninja e poi Kenny tira una shuriken nell'occhio di uno... 👋

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  10. Un film di Carpenter sui ninja!?! Meglio che non le leggo queste cose! XD Però qui il folklore e l' intrigo quasi spariscono. O-O
    Richard Gere!?! L' attore ideale era sempre Fred "Remo Williams" Ward! XD
    Mi aspettavo di leggere che la saga di "Guerriero americano" fosse tratta da questi libri.😂

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    1. John Carpenter e Fred Ward nello stesso film, il mio cuore sarebbe esploso per la gioia ;-) Cheers

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