martedì 21 gennaio 2020

Richard Jewell (2020): Da grande farò il Clint Eastwood

Per motivi puramente anagrafici le olimpiadi di Atlanta sono state le prime di cui conservo davvero memoria. Tra i ricordi anche quello dell’attentato al Centennial park, che Clint Eastwood ha trasformato nella sua ultima fatica “Richard Jewell”, quello che a mani basse potrebbe essere il miglior film della sua produzione recente.

Che poi fatica, non ci sono davvero segni di fatica in un film diretto da uno che a maggio per spegnere le candeline sulla sua torta di compleanno, avrà bisogno di far fare gli straordinari ai polmoni, o in alternativa di un Canadair. E non voglio passare per poco delicato facendo riferimento al fuoco e agli incendi, perché tanto il vecchio Clint continua ad andare dritto per la sua strada come ha sempre fatto, per “Richard Jewell”. Non lo ha fermato niente, nemmeno le fiamme che hanno messo in ginocchio la California quest’estate, quando i pompieri sono arrivati ad evacuare gli studi della Warner Bros. di Burbank, Eastwood che era al lavoro sul film ha risposto loro: «Sto bene, ho del lavoro da fare» ed è tornato dentro (Storia vera).

“Erano quattro fiammelle, sai come sono i giornalisti no? Esagerano sempre”
Siccome su Eastwood io ho terminato gli aggettivi, passiamo direttamente al suo film, un altro sguardo senza ombra di morale sulla storia recente Americana, alla ricerca di un altro eroe che a guardarlo sembra tanto una persona normale, ma anche con la precisa volontà di non tirar via la mano, quando è il momento di affrontare le idiosincrasie del suo Paese. Siccome quanto si tratta del vecchio Clint la frase che sta per arrivare è un passaggio obbligato, mi sembra giusto ricordare a chi lo giudica etichettandolo come uno “sporco fascista” oppure come un “Repubblicano atipico”, in base al giudizio positivo o negativo sui suoi film, che questo è quello a cui non è fregato nulla dell’incendio, figuriamoci se qualunque commento può anche solo disturbarlo.

Richard Jewell è una guardia di sicurezza con ambizioni di poliziotto, che segnalando uno zaino sospetto, salvò la vita a numerose persone durante un attentato avvenuto durante uno dei concerti organizzati per le Olimpiadi di Atlanta nel 1996. Un eroe per caso che di eroico non ha poi moltissimo, di sicuro non l’aspetto parecchio sovrappeso, ma nemmeno l’attitudine, si perché il nostro “Riccardo Gioiello” non paga le tasse da anni, ha la casa piena di armi, è fanatico della caccia e delle procedure di polizia, uno fin troppo zelante che all’FBI pare troppo sospetto.

Richard "Non proprio il vostro classico eroe Americano" Jewell.
Il film tratta in maniera asciutta ma non prima di momenti emotivamente forti, la diffamazione e il successivo processo subito da Jewell, messo letteralmente in croce dai giornalisti e indicato dall’FBI come unico mandante dell'attentato. Una personale discesa all’inferno in cui a farne le spese sono state la privacy di Jewell, ma anche quella di sua madre Barbara "Bobi" Jewell (Kathy Bates, che si è guadagnata una meritata nomination agli Oscar per la sua intensa prova).

Paul Walter Hauser è una di quelle facce che abbiamo visto in tanti film, che qui per la prima volta si prende un ruolo da protagonista per altro piuttosto complicato, recitandolo davvero molto bene. Il suo Richard Jewell ha tutto per non piacere al pubblico, è un mammone incapace di qualunque malizia – compresa quella di tenere chiusa la bocca, anche quando rischia grosso – la cui fortuna è stata quella di trovarsi al posto giusto al momento giusto, dettaglio che però è diventato anche la causa del suo personale inferno, perché la sua unica vera colpa alla fine, è quella di essere fin troppo zelante nel seguire ogni genere di procedure, e di essere un’anima candida, uno di quelli che ancora crede per davvero nelle istituzioni, al punto da apparire tante volte ben più che naif in questo.

“Cassidy non puoi fare queste affermazioni sul mio cliente. Ci vediamo in tribunale”
Un bambino petulante che vorrebbe fare il poliziotto a cui Eastwood ci fa affezionare non tanto perché Jewell è il più adorabile dei soggetti, quanto perché per via della nobiltà dei suoi intenti, é finito in un tritacarne mediatico e burocratico che nessuno meriterebbe, tanto meno qualcuno di innocente. “Richard Jewell” segue perfettamente il filone di un film poco riuscito – ma coraggiosamente moderno nell’approccio – come Ore 15:17 - Attacco al treno, correggendone però i difetti. I protagonisti di quel film erano dipinti come degli eroi fin dal primo minuto, Richard Jewell invece di eroico non ha poi molto, a partire dall’aspetto, il colpo di genio di Eastwood è quello di opporlo a due “Belli belli in modo assurdo” come Jon Hamm e Olivia Wilde.

Olivia "Non proprio Bernstein e Woodward" Wilde.
Giovanni Prosciutto è un agente dell’FBI fortemente convinto della colpevolezza di Jewell, lo sbirro tutto d’un pezzo che non molla l’osso e non si fa problemi a giocarsi tutti i colpi bassi, anche i più sordidi pur di far crollare il suo accusato. Uno che a ben guardarlo ha la mascella quadrata e il ciuffo perfetto del vero eroe Americano, ma è anche quello che in cambio di un po’ di sano zumpa zumpa fa trapelare le notizie riservate. Un modo di continuare a puntare il dito contro le ipocrisie dell’autorità da parte di Eastwood, che sembra la continuazione di lavori come il suo “J. Edgar” (2011).

La giornalista Kathy Scruggs interpretata da Olivia Wilde (ben tornata, era un pezzo che non ci si vedeva!) da parte sua non si fa nessuno problema, nemmeno a sacrificare il corpo – letteralmente! – pur di conquistarsi una notizia da sbattere in prima pagina, quindi nello stesso film Eastwood riesce a criticare l’irresponsabilità della stampa e dell’FBI, mica male per uno da sempre associato al partito dell’elefante!

Jon "Non proprio Melvin Purvis" Hamm.
Il cinema di Eastwood per nostra fortuna non è mai stato così banale da opporre buoni da una parte e cattivi dall’altra (in fondo lui era il Buono meno buono mai visto al cinema), in “Richard Jewell” più che alla giustizia, il vecchio Clint pare ribadire l’importanza della verità, l’unico valore che rende davvero qualcuno libero e al sicuro. Il fatto che a difendere tale valore ci siano un aspirante poliziotto sovrappeso e uno stropicciato avvocato in braghe corte (Sam Rockwell ultimamente si vede spesso per nostra fortuna) è solo una conferma della lungimiranza come narratore di Eastwood.

Per certi versi “Richard Jewell” è l’altra faccia della medaglia di Sully, in quel caso il protagonista aveva la schiena dritta e l’aspetto dell’eroe, e grazie ad un gesto straordinario (una manovra di pilotaggio ardita e quasi impossibile da eseguire) riusciva a salvare delle vite, salvo poi trovarsi imbrigliato in un incubo burocratico, che sembrava dare più valore alle procedure, piuttosto che alle vite umane salvate.

Stop! Hammer Jewell Time (quasi-cit.)
Per Richard Jewell è l’esatto opposto, in termini di azioni, la guardia di sicurezza non fa nulla di davvero straordinario, ma si limita a seguire le procedure in maniera apparentemente troppo zelante, sono i giornalisti a renderlo un eroe prima - in una scena alla tv in cui nelle immagini, compare il vero Jewell -, e un mostro da sbattere in prima pagina dopo. Danno collaterale in una guerra necessaria a vendere qualche copia di giornale in più.

Eastwood è bravissimo a gestire una parabola discendente in cui Jewell non reagisce, anzi collabora con l’autorità ben oltre quanto sarebbe lecito fare visto il trattamento riservato. Durante la scena dell’attentato il vecchio Clint ci porta con la macchina da presa letteralmente in mezzo alla folla, salvo poi riprendere quella stessa scena nel momento peggiore del personaggio, il suo momento eroico trasformato nel suo peggiore incubo, ma anche quello in cui Jewell e il suo avvocato vanno al contro attacco, armati solo della verità.

Il monologo di Kathy Bates è un momento di assoluta sincerità che l’attrice recita in maniera straordinaria, e il faccia a faccia con l’FBI riesce a risultare incredibilmente dinamico, nel suo essere un semplice e statico dialogo. Eastwood avvicina lentamente la macchina da presa, stringendo il faccione del suo protagonista come in una morsa, mentre le domande di Jon Hamm lo mettono alle strette, ma quando poi facendo la più facile (e sincera) delle domande, Richard ribalta la situazione, la macchina da presa si allarga di nuovo, e questa volta quello messo alla berlina è l’agente dell’FBI. L’ultima inquadratura ironica, sul simbolo del Bureau, è una trovata satirica molto azzeccata.

“Basta non ne posso più di sentire gli sproloqui di Cassidy, fatelo smettere!”
Verso la metà dei 129 minuti di “Richard Jewell”, ho avuto la sensazione di stare guardando il film da circa mezz’oretta (storia vera), un lavoro serrato e ben ritmato capace di coinvolgere, che potrebbe tranquillamente essere il miglior film tra quelli diretti recentemente da Eastwood, migliore per ritmo rispetto al già ottimo The Mule, ma anche più avvincente di Sully, che al momento deteneva il titolo di questa categoria.

Insomma, al momento Clint Eastwood è il grande vecchio del cinema Americano, il più classico dei suoi registi e allo stesso tempo l’unico che invece di lasciarsi andare alla malinconia per i tempi andati, ha ancora qualcosa da dire sul suo Paese, e la statura artistica per farlo. Che lo faccia a quasi 90 primavere è incredibile, ma siccome ho già usato tanti aggettivi positivi su Clint in passato, da oggi posso aggiungerne uno che mancava alla collezione: Ignifugo.

Il che è perfettamente logico, il draghetto Grisù da grande voleva fare il pompiere, io invece continuo a voler essere Clint Eastwood.

32 commenti:

  1. Cinque alto per la citazione del Watergate sulla didascalia della Wilde (che nessuno leggerà...). Quella sotto Hamm invece la leggeranno tutti ma credo pochi si ricorderanno di chi ha arrestato Dillinger.

    Tornando al film sono contento che me l'hai promosso. Dopo gli ultimi mezzi passi falsi del "Buono" (gli ultimi 3, cioè da "Sully" in poi, personalmente mi hanno convinto pochissimo...) avevo paura che avesse mollato il colpo e invece questo post mi fa ben sperare per il futuro.

    Futuro perché il nostro col cavolo che mollerà il colpo!

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    1. Ultimamente mi piace l’idea delle didascalie ripetitive, ma forse è solo il mio cervello che va in loop ;-) Questo somiglia a “Sully” ma è anche migliore, e “Sully” era tra i film migliori recenti di Clint. Figurati, girerà film fino a cento anni ed oltre, anzi forse è già al lavoro sul prossimo ;-) Cheers!

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  2. Ottimo lavoro Cassidy ��

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    1. Ti ringrazio ma ha fatto tuto Clint Eastwood, io sono solo testimone ;-) Cheers

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  3. Lo vedrò, ma con calma in tv, perché mi sembra che non perda nulla ad essere visto a casa piuttosto che al cinema.

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    1. Che scherzi!? Non dire queste cose! Ci sono già gli oltranzisti della sala a tutti i costi sotto casa tua con le torce e i forconi! ;-) No scherzi a parte, a casa da buon appassionato, sono attrezzato benino per vedere i film, inoltre sono pigro quindi se potessi vederli tutti sul divano di casa mia preferirei :-P Ma in ogni caso al cinema ci vado molto spesso e volentieri, eppure questa faccenda del «È vero cinema solo se lo vedi in salaaaaaa!!!» sta scappando di mano, almeno, dal mio punto di vista. Ma è un argomento lungo e complesso per questa Bara sgangherata ;-) Cheers

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    2. Ma il film da vedere al cinema è quello bordelloso Marvel o casinaro MichaelBayano, no? Hahahaha 😂😂😂

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    3. Infatti Michael Bay ha portato ulteriore panico, facendo uscire il suo ultimo film su Netflix eheheh :-D Cheers

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    4. @Bobby: ti invio a casa dei miei a guardarti un film con mio padre col dolby sparato a livelli Spinal Tap che ti pare di stare dentro la tv. Se guardi "Ok il prezzo è giusto" col pubblico che urla "100! 100! 100!" ti pare di stare accanto a Iva Zanicchi.
      I film bordellosi mia madre li ha bannati da casa da quanto mio padre si guardò "Master e Commander". Pareva di stare in mezzo alla battaglia da quanto tremava casa.

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    5. Iva Zanicchi is the new Leonida :-D Cheers

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  4. Carabara, credo che vedrò il film al cine perché Crepascola è una fan di Mad Men e probabilmente sarebbe andata a vedere Bat-Man se Mamma DC avesse preso sul serio la sua autocandidatura. Le è andata comunque bene perché le piace anche Twilight. Io so che Cronemberg sta pensando ad un remake di Inseparabili con i due gemelli interpretati da Hamm e Till Lindemann, ma tienitelo x te considerato che Dave non ha ancora dato fiato alle trombe.
    Noto anche io la ironia nel fatto che un attore reso celebre da protagonisti iconici perché adamantini sia il regista che più di tutti riesce a raccontare le storie di street guys di volta in volta eroi per caso e travolti dagli eventi.
    Quando e se Dave avrà lasciato libero Jon, spero che entri nello MCU nella trasposizione filmica della miniserie Punisher: Point of View di Starlin e Wrightson nel ruolo di Castle, Vince D'Onofrio nel ruolo di Fisk , Sam Jackson in quello di Fury...e Paul Walter Hauser nel ruolo dello sgrammaticato, paranoico, mammone cacciatore di mostri. Starlin ne approfitta per dire la sua a 30 anni di distanza sui sixties che deve aver passato sotto acido - se ricordate gli anni sessanta, significa che non li avete vissuti davvero sentenziava Robin Williams - e sui minute men. Ora che ci penso potrebbe essere un lavoro per Clint. Ciao ciao

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    1. In effetti Giovanni Prosciutto e Till Lindemann, sembrano Dredd e Rico. Spero Cronenberg lo produca con Netflix, visto che da un po’ il mio secondo Canadese preferito gironzola attorno alla grande “N”. Ma in generale Mr. Prosciutto (che detto così sembra un personaggio di “Toy Story”) con quella mascella potrebbe essere perfetto per tutti i super eroi, da Bats in giù, ma difficile coinvolgere Clint, anche se in virtù del suo nuovo super potere fiammeggiante, magari un film in costume sulla prima Torcia Umana, tipo “Jersey Boys” ma con Jim Hammond? No vero, vabbè ci ho provato ;-)

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  5. Film immenso, come tutti i Clint d'altronde. Quello che apprezzo è la cura dei dettagli: ad esempio SPOILER quando Sam Rockwell va alla sede del giornale e sfancula Olivia Wilde davanti a tutti sullo sfondo, quasi fuori fuoco, si vedono le colleghe a sorridere compiaciute visto che lei stava sulle palle a tutti. Chissà quanti altri dettagli mi sono perso, ma sono queste cose che rendono un buon film un grande film. Visto che sopra parlavate della sala personalmente se non ci volesse un mutuo andrei al cinema tutti i giorni. E non è vero che sono i film spettacolari che rendono meglio in sala, è il grande cinema a rendere meglio in sala, e questo è grande cinema.

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    1. Se non fosse palesemente Leoniano d’origine, direi che è Fordiano nel modo essenziale di dirigere (che però ha imparato da Don Siegel) a me è piaciuta molto l’attenzione di mamma Jewell per i suoi tupperware che quando tornano numerati, lei prima invano a cancellare il numero e poi sorride, alla fine quello è l’ultimo dei problemi. Concordo è il grande cinema quello che conta non potrei essere più d’accordo ;-) Cheers

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    2. C'è anche tanto Howard Hawks nella regia di Eastwood. Il montaggio è quasi sempre invisibile e naturale, nonostante faccia uso spesso e volentieri di flashback (tipo in Sully, lì usava quasi il metodo "Rashomon", quindi c'è anche Kurosawa), qualche volta ci sono anche dei piani sequenza (come nella scena dell'attentato, la scena più concitata ha paradossalmente quasi un montaggio che rallenta, un qualsiasi mestierante avrebbe messo un montaggio serratissimo). Gli attori sono sempre diretti benissimo e dice che sia talmente preciso sul set come indicazioni a collaboratori e tecnici che la maggior parte delle scene viene girata al primo ciak. E se fai quasi tutto al primo ciak o sei René Ferretti oppure sei un maestro (anche Hitchcock spesso non ripeteva le scene da quanto erano dettagliate le sceneggiature e da quanto aveva già in testa il film). Passando dal grande cinema alla monnezza, quando vedremo la recensione dell'ultimo guerre stellari? Diciamo che sono rimasto F4 (per rimanere sulle metafore di Boris) :D

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    3. Il piano sequenza dell’attentato, anzi dell’attesa prima dell’attentato sembra tutto, tranne che il film di un regista che spegnerà presto 90 candeline. L’idea di girare con pochissimi Ciak è ottima per due ragioni, non fiacca gli attori che restano più spontanei e riduce di tantissimo i costi di produzione, per questo è il pupillo della Warner ;-) Si vero, lo avevo promesso per oggi, poi avevo questo post completo e ho deciso di dargli priorità perché Clint è Clint. L’ho programmato per venerdì (errata corrige era venerdì!) giuro che però è pronto in rampa di lancio ;-) Cheers

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  6. Non so davvero chi sia questo Jewell, ma adesso non cerco informazioni, quando lo vedrò capirò ;)

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    1. Che poi è anche il modo migliore, dopo a fine visione si studia, se poi leggere la pagina di Wikipedia è più interessante del film, vuol dire che il film non vale molto, ma non è questo il caso ;-) Cheers

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  7. Parto subito dicendo che Jon Hamm è Dio. Ma solo perché è tipo l'uomo più figo della galassia, ma proprio in assoluto. E Don Draper è l'uomo della mia vita, anche se non esiste. Ciò detto io avevo una vera e propria fissa cinematografica per Eastwood, cioè roba che lo idolatravo. Poi ha fatto Gran Torino e ho detto, ok, anche lui è Dio e tra l'altro ci sta salutando come attore in una maniera davvero toccante e geniale al tempo stesso. Poi da lì sinceramente ha iniziato ad inanellare una serie di cazzate che subito ho pensato all'Alzhimer, ricredendomi solo recentemente grazie a The Mule e Sully, che tu stesso citi. Per cui sono molto indecisa sulle sensazioni da avere nei riguardi di questo film, ma visto che ne parli in questo modo e soprattutto perché c'è Jon Hamm, mi sa che non posso sottrarmi.

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    1. Niente Alzhimer per fortuna e ti faccio una previsione, questo film ti piacerà ;-) Un giorno io invece riuscirò a finire di vedere "Mad Men", ne sono certo. Cheers!

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    2. Mad men è tipo la mia serie preferita in assoluto, quindi ti auguro che tu riesca a finire di vederla.

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    3. Mi stava anche piacendo, il problema è che dalla doccia di casa mia non si vede bene la tv. Siccome ad ogni entrata in scena di Christina Hendricks ho bisogno di una doccia gelata, le cose stanno andando un po' per le lunghe ;-) Cheers

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  8. E che gli vuoi dire, ad una vecchia roccia come il nostro Clint?
    Da attore e' un grandissimo.
    E da regista ha trovato una seconda giovinezza.
    Ci rendiamo conto che butta quasi fuori un film all'annp?
    Ad avercene. E tutti belli, tra difetti vari.
    Ne cannasse uno che e' uno.
    Magari alcuni possono piacere di piu', altri meno...ma ti tengono tutti incollato alla poltrona, una volta che inizi a vederli.
    Sono essenziali, pratici. ASCIUTTI, come si diceva una volta.
    Non un fronzolo in piu'. Tutta sostanza e polpa.
    Tutto arrosto, pochissimo fumo.
    Certo, trovo anch'io che sia fossilizzato un po' sui suoi stilemi.
    Ma e' il discorso che avevo fatto con Avati, in occasione del suo ultimo film.
    Uno puo' fare film anche a cent'anni, se ci riesce. E Clint ha l'energia di un ragazzino. Ma non puo' reinventarsi regista a quell'eta'.
    Fara' i film come ha imparato a farli.
    Ed infatti con Attacco al Treno ha tentato di uscire fuori dagli schemi consueti. Lode per averci provato, ma mi ha dato l'impressione di aver ciccato fuori dalla sputacchiera.
    La differenza la fa la concezione differente di cinema.
    Qui siamo fissati col cinema d'autore.
    Anche Eastwood vuol far riflettere, con qualcuno dei suoi film.
    Ma prima di tutto vuole raccontare una storia, indipendentemente dai contenuti.
    E questo e' un tipico retaggio del cinema USA.
    E' un drittone che conosce i suoi polli, vuol far diverire il pubblico e lui stesso si diverte un mucchio a fare i suoi film.
    Grande. Che il cielo ce lo mantenga cosi' in eterno.

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    1. In realtà non ha mai smesso di dirigere, solo che da quando è "sparito" come attore, hanno iniziato a notarlo tutti di più. "Attacco al Treno" era molto moderno nell'approccio è parecchio fuori fuoco, di tanto. Ma direi che con questo film ha corretto il tiro ;-) Cheers

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  9. Visto il comportamento della sig.na Scruggs, più che Woodward e Bernstein, direi Linda Susan Boreman (ci vuole più di un salto logico). Comunque faccio umilmente notare che il partito con l'elefantino è lievissimamente cambiato dai tempi in cui Clint comparve alla convention del pachiderma facendo un monologo con affianco una sedia vuota, e la critica all'FBI e all'elefante ha molto senso (nel contesto)

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    1. la critica all'FBI e alla stampa, intendevo dire.

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    2. Direi che il modo di sacrificare il corpo è lo stesso della leggendaria Linda ;-) Si è decisamente cambiato e sicuramente la critica nel contesto è molto sensata, ma quello che cercavo di far notare è che per essere uno storicamente schierato, ha firmato un film che piazza coppini a destra e a sinistra in parti uguali, ma non gli darò del democratico, potrebbe offendersi ;-) Cheers

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    3. Si tranquillo, era chiaro ;-) Cheers

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  10. Non sono riuscito ad andarlo a vedere lo scorso weekend e non so se riuscirò nemmeno quello che verrà, ho in ballo 1917 e sono stato convinto ad andare a vedere "Piccole donne", magari se la prossima settimana sarà ancora disponibile nelle sale me lo tengo buono. Ne sto leggendo molto bene in giro e tu sei un'altra voce che si aggiunge al coro, io Clint Eastwood lo guardo più per rispetto che per vera passione per i suoi film, anche se poi alla fine negli ultimi anni, American Sniper a parte, tra quelli che ho visto mi sono piaciuti tutti.

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    1. Con gli Oscar dietro l’angolo e di nuovo quel periodo dell’anno pieno di titoli grossi. “Piccole donne” devo ancora vederlo anche io, perché mi sento come Boe il barista per un film così, anche se ne stanno parlando tutti benissimo. “American Sniper” e “Attacco al treno” erano pieni di difetti e alcune buone trovate, “Sully” e “The Mule” erano già molto meglio, questo è sicuramente dalla parte dei titoli buoni della produzione recente del vecchio Clint ;-) Cheers

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  11. Arrivo tardi ma... viva Clint, sempre e comunque ^_^
    Ho visto su YouTube i video di Ellen che ogni tanto si collegava sul set chiuso dove stavano girando, facendo scherzi a Clint: per riuscire a stanarlo a messo fuori dal set chiuso una cassa di birre! E c'è riuscita :-D
    Scherzi a parte, sono proprio curioso del film, su un evento che onestamente proprio non ricordavo. Sarà un'altro "I, Tonya": la ricostruzione di un evento che tutti conoscono tranne me, quindi non vedo l'ora di sapere come va a finire :-P

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    1. Considerando che "I, Tonya" mi era piaciuto molto, forse si, sono curioso del tuo parere ;-) Ah! Allora anche il vecchio Clint non può resistere a dell'ottima Birra, è uno di noi ;-) Cheers!

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