martedì 10 dicembre 2019

Le Mans 66 - La grande sfida (2019): Ford v Ferrari (Mangold v Hollywood)

James Mangold non riesco a capirlo a volte, ma è chiaro che sia uno con il cuore dal lato giusto. Nel panorama del cinema americano contemporaneo è un’anomalia, perché tra titoli ricercati e roba su commissione, con grande sforzo sta portando avanti dei tratti da autore che sono tutti lì da vedere, in questo senso “Le Mans 66” potrebbe essere il manifesto programmatico del suo cinema.

Giacomo Uomoro è uno che in carriera ha mandato a segno vittorie incredibili passate quasi sotto silenzio (“Cop land” 1997 e il remake di “Quel treno per Yuma” del 2007), titoli di culto ("Ragazze interrotte" 1999 e "Identità" 2003) e ha saputo rendere interessanti progetti nati morti  come “I walk the line” (2005). Ma si è anche scontrato di faccia contro progetti su commissione piuttosto imbarazzanti, tipo "Innocenti bugie" (2010), per non parlare di testacoda clamorosi come Wolverine- L'immortale che, per fortuna, è stato dimenticato alla luce di un bel successo come Logan.

I temi che piacciono a Uomoro possiamo trovarli anche in questo “Le Mans 66” (appesantito dal solito sottotitolo italiano inutile), protagonisti che sono rottami, ma che hanno ancora molto da dire e una certa propensione per una struttura molto classica di fondo, perché di fatto questo film è una biopic proprio come il film sulla vita di Johnny Cash, anche se il titolo (e il doppiaggio Italiano) le ha provate tutte per confondere inutilmente le acque.

“Ma perché vi siete messi i cappelli? Stiamo facendo un western? Gli unici cavalli qui sono quelli motore!”
Non capisco perché un film che in originale s'intitola “Ford v Ferrari”, un titolo che si spiega e si vende al pubblico da solo, qui da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa sia diventato, il ben più specifico “Le Mans 66”. In compenso, anche le voci assegnate ai personaggi mi hanno convinto poco, ok che Riccardo Rossi è il doppiatore ufficiale di Chris Bale (quando non ringhia sotto il mantello di Batman), però qui in certi passaggi (forse per rendere il tono satirico e l’accento Inglese del personaggio) sembra di sentire parlare l’orso Yoghi.

Da Bale (qui nel suo inedito ruolo di personaggio magro) a Bubu il passo è breve.
Capisco perché Mangold abbia deciso di dirigere proprio questo film, infatti le caratteristiche dei due protagonisti Carroll Shelby (Matt Damon) e Ken Miles (Christian Bale) si sposano alla perfezione con l’idea di cinema del regista, il problema resta una parte della trama, parecchi dialoghi e una fetta delle caratterizzazioni dei personaggi che ruotano attorno ai due protagonisti, tutti difetti molto specifici che, però, fanno sentire il loro peso.

Jez Butterworth (quello di Spectre) scrive un film che fatica ad ingranare ed è anche piuttosto schierato, è andata bene che da noi il titolo sia stato modificato, altrimenti avrebbe dovuto intitolarsi “FORD v ferrari” per quanto risulta sbilanciato e spesso anche abbastanza didascalico nel rappresentare gli schieramenti opposti, interni ed esterni alla Ford Motor Company.

Il Carroll Shelby di Matt Damon, a cui è dedicata la tirata scena d’apertura, è un pilota di talento costretto al ritiro per motivi di salute, uno spirito pratico che sa cosa ci vuole per vincere. Il Ken Miles di “Ciau Bale”, invece, è un contestatore nato, una testa calda che non sa stare alle regole, con un talento innato per i motori, il tipo più brillante possibile quando si tratta di pistoni e chiavi a brugola, ma una testa con cui non si scende a patti.

"Nera si può avere?" (cit.)
Questi due cani sciolti saranno gli uomini della svolta per il reparto corse della Ford, rappresentati nella maniera più disparata e qui una tirata d’orecchie il direttore del casting se la sarebbe meritata. Nel ruolo del viscido commerciale Leo Beebe troviamo una scelta facile, Josh Lucas che le parti da stronzo le sa fare benissimo, inoltre mi ricorda tantissimo uno che (purtroppo) ho avuto la sfortuna di conoscere, quindi quando nei film finiscono per trattarlo male io sono contento, che sia l’Hulk di Ang Lee oppure Batman Chris Bale poco importa.

“Cassidy ma perché? Ho fatto anche un film sul basket per starti più simpatico, vuoi la macchina di Bullit? Te la regalo!”
Per assurdo invece la faccia buona dei venditori della Ford, quello che viene mandato in sacrificio a Modena a trattare con Enzo Ferrari (Remo Girone) per la vendita della casa del cavallino Rampante è Lee Iacocca, che ha il muso da pittbull e il naso schiacciato di Jon Bernthal. Cioè: quello buono, bravo, pulitino ed educato lo facciamo interpretare a quel cavernicolo (nel senso buono) di Punisher? Ma stiamo scherzando!?

Dopo Jon Bernthal uomo d'affari cosa avremo? Vin Diesel a fare la tat... Vabbè lasciate perdere!
Il film è così spudoratamente schierato che l’Enzo Ferrari di Girone è quello che caccia via gli Americani insultando la loro mamma e le loro macchine prodotte, diciamo, con materiale non nobile (largo giro di parole), mentre il posato Henry Ford Junior di Tracy Letts come risponde alla provocazione? Decidendo di fondare il suo reparto corse per vincere Le Mans e farla vedere a quel «Cafone Italiano». In pratica in questo film, gli arroganti che dominano sono gli Italiani, mentre gli Americani sono delle anime candide che devono rimboccarsi le maniche dopo essere stati insultati... Ribadisco questo film avrebbero dovuto intitolarlo “FORD v ferrari”.

Al 38° coglionazzo e a 49 a 2 di punteggio, Fantozzi Ford incontrò di nuovo lo sguardo di sua moglie.
Quando finalmente si entra nel vivo, Giacomo Uomoro si gioca tutto il repertorio, “training Montage” per mettere a punto la macchina e le musiche di Marco Beltrami sincopate ed epiche quel tanto che basta per portarti a bordo pista. Le corse in pista sono abbastanza spettacolari, certo un montaggio un pochino più sporco e meno da “compitino” avrebbe aiutato, ma Mangold fa un buonissimo lavoro, anche se prima di girare questo film, avrebbe dovuto andare a rivedersi quelli con le corse d’auto giusti.

Se non altro, gli occhiali da sole li hanno presi dallo Scott giusto.
Quello che ho apprezzato davvero molto del film, è un tema a me caro: lo scontro in seno alla Ford tra i colletti bianchi, gli incravattati giacca e cravatta che decidono contro i colletti blu, quelli con le maniche arrotolate, sporchi di grasso a rischiare la vita in pista. Infatti, il film utilizza le gare automobilistiche per puntare il dito in maniera didascalica, ma feroce, sulle ingerenze che arrivano dall’alto, le richieste assurde di chi comanda, davanti a cui ci si può opporre e venire il più delle volte spezzati, oppure piegarsi per andare avanti.

Piuttosto chiaro che la difficile scelta del testardo Ken Miles, sia anche un po’ la condizione di James Mangold, uno che ha dimostrato versatilità e temi ricorrenti che gli stanno a cuore, ma più di una volta ha dovuto mordere il freno per rispettare gli “ordini di scuderia” di Hollywood.

Propongo una nuova tattica. Fai vincere il Wookiee Bale.
In questo senso, “Rush” (2013) era un film più riuscito, forse perché Ron Howard è uno che ha messo su una carriera basata sul fatto che le case di produzione sanno benissimo che lui il film lo porterà a destinazione, senza rompere tanto le balle. La sua sfida tra Hunt e Lauda risultava più avvincente perché la storia scritta da Peter Morgan era più solida e Ron Howard, della Formula uno non interessava un accidente, infatti in “Rush” si vedevano bene le cose che potrei guardare io durante un gran premio: la partenza, l’arrivo e gli schianti della automobili.

Mangold, al netto di una trama ancora più convenzionale di quella di “Rush”, non sporca il foglio più di tanto, forse più interessato a portare avanti la sua idea di cinema che il film stesso, lodevole in prospettiva futura, se mai il nostro Giacomo diventerà un autore con la “A” maiuscola, ma per ora, un po’ pochino.

“Ciao, sono quella bella Caitriona di Caitriona Balfe. Nel film non faccio molto ma Cassidy ci teneva molto ad avermi qui”
Ecco, forse il mio gradimento del film sta tutto qui, sarà che sono un po’ un deviante a mia volta, ma al cinema mi piace vedere le storie dei personaggi che sfidano l’autorità, costi quel che costi. Allo stesso modo trovo più ammirevoli quei registi disallineati al sistema, ma fedeli ai loro principi cinematografici a cui chiaramente Mangold s'ispira, ma a cui manca ancora qualcosa per raggiungere, figuriamoci superare. Anche perché prima o poi Michael Mann arriverà con il suo film su Enzo Ferrari, no? Ecco, allora forse sarà chiara cosa manca ancora a Mangold per essere un campione, uno di quelli di pura razza.

18 commenti:

  1. Secondo me, e ne ho parlato dalla mia parte, in italia hanno cercato di spacciarlo per un remake del film con Steve Mc Queen su Le Mans.
    Sulla voce italiana di Bale ricordo anche che nel Cavaliere Oscuro e successivo era doppiato da Claudio Santamaria e si sentivano le sue inflessioni "de Roma" che stonavano decisamente col pipistrellone.

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    1. Mi sono perso il tuo post, mea culpa, doppia per di più perché il film su Steve McQueen volevo vederlo ma ancora non ho avuto il tempo per farlo. Perché Gotham City è provincia di Roma ;-) Cheers!

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  2. Carabara, ti ringrazio x la ennesima volta perché è un film che Crepascola vuole vedere ed è sempre interessante leggere cosa ne pensi, ma mi permetto di bisbigliarti la ragione del bislacco titolo italiano. A lungo e prima del successo fuori scala di Joker Phoenix Mamma DC ha accarezzato l'idea di sposare il successo di critica e pubblico di una serie a fumetti che strizzava l'occhio ad un serial con Adam West e Burt Ward. Uno dei ragazzi della stanza dei bottoni che da bimbo deve essere stato morso da un Grant Morrison geneticamente modificato ha proposto un Darkoso non tanto dark che vive a Parigi ed il progetto ha cominciato a girare con il nome in codice Le Batman '66. Mi pare di ricordare che Bats e Joker sono due stilisti rivali ed ad un certo punto pure alleati contro James Goldfinger che è un sarto parvenu diventato un Tycoon del pret a porter. Puoi immaginare le facce quando il progetto è arrivato sul tavolo di chi sta ancora ragionando sul director's cut di Justice League. Evidentemente dalle nostre parti si è voluto prendere x il lato b la storia del Pipistrello Parigino. Cattivi. Ciao ciao

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    1. Ma era prevista anche una gara di sfilata tra Dolce Bats e Gabbana Joker in stile Zoolander? Oppure anche quella avrebbe fatto la fine della Snyder’s cut? Alla fine hanno deciso di far interpretare a Bale questa specie di versione di Michel Vaillant, quindi tutto sommato troppo lontano non sono andati ;-) Cheers!

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  3. Anch'io avevo pensato fosse un film su LeMans, molto più che la storia della scuderia Ford. Dubito che lo vedrò ma ti ho letto con piacere. Ma Girone ormai fa solo l'italiano all'estero? Nei prodotti anglofoni me lo ritrovo dappertutto, a fare l'italiano da cartolina :-D

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    1. Si alla fine l’obbiettivo è vincere la gara di Le Mans nell’anno 1966, ma a ben guardare anche il titolo originale non è tanto a fuoco, insomma come lo giri non va ;-) Si ormai si, tra lui e Giancarlo Giannini hanno dei ruoli da Italiano all’estero precompilati. Cheers!

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  4. L'ho visto appena uscito. Il cambio di titolo lo capisco perché in effetti la Ferrari si vede poco o niente, il focus è interamente sulla lotta interna tra la scuderia di Shelby e la Ford. La Ferrari è solo quella che serve al ribelle proletario americano (Bale) di dimostrare che da piccoli uomini possono derivare grandi successi, con buona pace delle organizzazioni rigide e fredde.
    La Ferrari è stata trattata con rispetto e ammirazione, ma relegata a quel piccolo ruolo, perché la trama è su tutt'altro. Il film non è la sfida tra le due case, è una tipica storia di rivalsa americana, che finisce con un retrogusto amaro (molto amaro).
    Mi piacciono le gare e il mondo delle corse mi affascina, e qui è stato usato molto bene, toccando le note giuste. E forse è anche meglio che sia tanto diverso nell'impostazione da Rush, che giocava su un dualismo più circoscritto.
    La cosa che non riesco a perdonargli però è che la storia di una gara che dura 24 ore, in cui più piloti corrono a turni, gli altri li vediamo per una frazione di secondo, sia gli avversari che i compagni (Miles correva con Danny Hulme, futuro campione del mondo di F1, mica uno qualunque), va bè che voleva essere una celebrazione della memoria di Ken Miles, ma si è esagerato. Anche se alla fine ci sta.

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    1. Idem, ma ho accumulato un po’ di ritardo con i post causa casini vari. Quello è IL problema, si vede solo Ken Miles e la 24 ore di Le Mans sembra durare 24 minuti, il montaggio pulitino non aiuta, io ci avrei messo un po’ più si fatica nelle gare, ma in generale è un film con delle cosette da dire, Mangold scalpita per diventare l’autore che vorrebbe essere. Cheers!

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  5. Forse hanno cercato di equilibrare un po' le cose, visto che il film si sbilancia nettamente a favore degli yankee.
    Non so, Howard mi era parso piu' imparziale. E poi...incentrava il film sul duello tra i piloti.
    Qui ci si occupa di altro. Ma non e' che funzioni tantissimo.
    Fai un film sportivo? E allora lo sport deve avere la sua parte.
    Altrimenti viene fuori una roba come THE FIGHTER. Che era buona, ma solo se la prendevi come la cronaca di un dramma famigliare con fratello tossico. Per la storia del pugile rivolgersi altrove.
    Dipende da come lo si prende. Ma noi il biglietto lo si paga per vedere i bolidi in azione, quindi...funziona fino a un certo punto.
    Temo che Mangold sia vittima di una sorta di malinteso.
    Quando fai il galoppino portaordini per tanto tempo (quando uno nasce mediano...), li' a Hollywood ti vedono come tale. E la volta che vorresti avere uno slancio autoriale ti ridono in faccia e ti dicono di stare al posto tuo.
    Magari lui, li' per li', la storia di Le Mans l'avrebbe voluta fare o gli han fatto credere che sarebbe stata cosi', ma poi...l'hanno piazzato sulla macchina da presa e gli hanno detto HAI I TUOI ORDINI.
    Peccato. COPLAND era un film bello solido con tutti gli interpreti al posto giusto. E LOGAN un film bello sofferto, al di la' di aver lasciato il vecchio canadese libero di esprimersi.
    Chissa' se anche Paul Anderson avrebbe voluto fare un film come voleva lui. Ma poi lo buttavano a fare l'ennesimo RESIDENT EVIL...

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    1. Howard è nato imparziale, piuttosto la sceneggiatura di Peter Morgan metteva carne e sangue nella storia. Mamma mia che palle “The Fighter”, partendo dalla stessa fonte d’ispirazione i Dropkick Murphys hanno fatto leggermente meglio :-D

      Anderson è più caciarone di suo, Mangold mi sembra uno con i riferimenti cinematografici giusti, tutti quei film belli degli anni ’70 (o prima) però è schiavo del suo personaggio, e forse di quello che i suoi capi vogliono da lui. Per questo forse teneva così tanto a questo film. Cheers!

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    2. E' come dici tu, gli manca l'occasione per fare il guizzo.
      O forse non gliela danno, questa benedetta occasione.

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    3. Mi sembra abbastanza caparbio per prendersela, se non altro sta lavorando in quella direzione direi. Cheers!

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  6. Sono andato in sala trascinato da un amico appassionato di motori (ma malato vero!) e che non trovava qualcuno con cui andare a vederlo. Mi sono sacrificato e... Sono rimasto deluso! Anch'io credevo fosse un film incentrato sulla sfida IN PISTA tra le due scuderie. E invece è un sfida tutta interna alla Ford su tutt'altri temi dove le corse hanno un ruolo di sfondo (esempio pratico: se il film era uguale uguale ma al posto di guardare i risultati in pista si controllavano le oscillazioni in borsa del titolo Ford, il risultato finale sarebbe stato identico!).

    Film non brutto ma non mi aspettavo questo... Capisco quindi la paraculata dei distributori che hanno manipolato il titolo.

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    1. Non ho visto il trailer, ma posso immaginare cosa abbiano combinato. Il tema dello scontro anche tra classi mi è piaciuto molto, avrei gradito più spazio alla corsa e già che siamo in fase richieste, anche più Caitriona Balfe ;-) Cheers!

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  7. L'ho evitato felicemente, proprio per tutte le cose che citi.
    Poi, che addirittura ci facciamo la figura dei cafoni e arroganti, può anche essere simpatico XD

    Moz-

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    1. Infatti da quanto ho capito, nella realtà Enzo Ferrari ci andò giù anche più pesante, oh per una volta, fare gli americani con gli americani, può essere come togliersi un sasso dalla scarpa ;-) Cheers

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  8. Visto al cinema e trovato gradevole nella messa in scena. L'episodio ford/Ferrari è verissimo e Enzo uso l'interessamento di Ford effettivamente in maniera opportunistica. C'è da dire che Ford in quell'occasione ebbe il classico comportamento usa. Ti compro e tu farai quello che dico io. Per uno come Ferrari era inaccettabile.
    Ciò che mi ha infastidito, e lo dico da fan delle rosse di maranello, che le Ferrari erano ben lungi dall'essere l'avversario da battere in quegli anni sia a le mans che in formula 1. Avevano vinto si alcune edizioni precedenti ma spesso per demerito altrui. Infine, è questo lo trovo molto usa centrico, le mans è indubbiamente una grande classica ma era la formula 1 che interessava di più Ferrari. Le mans era una vetrina ma non si poteva sperimentare come in f1

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    1. Mi confermi che allo sceneggiatore interessava più il lato Ford della vicenda, mentre a Mangold la Metafora sul suo rapporto con Hollywood, quindi grazie per i retroscena. Cheers!

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