mercoledì 4 dicembre 2019

Il buono, il brutto, il cattivo (1966): Il meglio, il migliore, il più grande

Vedete, il mondo si divide in due categorie: ci sono le pietre miliari del cinema e gli altri film. Quello di oggi è una pietra miliare. Benvenuti al nuovo capitolo di… Un Mercoledì da Leone!
“Il buono, il brutto, il cattivo”. Non ci sarebbe da aggiungere altro ad un film che è perfetto ed iconico fin dal titolo che la leggenda vuole sia comparso in sogno al co-sceneggiatore Luciano Vincenzoni, piacendo così tanto a Leone da sostituire il ben più quotato fino a quel momento “I due magnifici straccioni” (storia vera).

Il successo trionfale di Per qualche dollaro in più permette a Sergio Leone di avere carta bianca per il suo film successivo che, ovviamente, tutto sarebbe stato tranne che un Western, ma davanti alla richiesta della United Artists di un terzo capitolo per completare la “Trilogia del Dollaro” cosa fai? Dici di no? Specialmente quando i dollari messi sul tavolo dagli Americani sono ben più di un pugno, un milione tondo tondo di fogli verdi con sopra le facce di tanti ex presidenti passati a miglior vita, più una grossa fetta sugli incassi del film in tutto il mondo.
Adesso mi è chiaro perché la chiamano "trilogia del dollaro".
Qui le versioni differiscono, il co-sceneggiatore Vincenzoni, lo sceneggiatore (non accreditato) Sergio Donati e, ovviamente, Leone mettono su un ideale “Triello” in cui ognuno ha il merito di qualcosa, ma Leone alla fine come Eastwood se ne va con i soldi. Tirando le fila pare che il soggetto di base (tre mascalzoni che corrono dietro ad un tesoro sullo sfondo della Guerra Civile) sia stato quello con cui Vincenzoni ha idealmente “venduto” il film agli Americani, ma Sergio Leone lo ha trovato subito entusiasmante, perché poteva finalmente far valere le ore di studio e tutti i libri collezionati sulla Guerra Civile americana, anche se, a dirla tutta, ad esaltarlo di più erano i tanti ritratti di presidenti defunti su filigrana, con quelli Leone poteva fare il suo film e scegliersi gli attori senza alcuna limitazione.

La sceneggiatura è il solito lavoro a più mani in cui tanto, poi, alla fine, l’ultima parola è di Leone che, infatti, prima assume Age & Scarpelli per mettere un po’ di brio ai dialoghi e poi li licenzia perché le poche pagine scritte (a detta del regista) erano più una commedia ambientata nel West che altro. Sergio Leone voleva che “Il buono, il brutto, il cattivo” fosse una demistificazione, prima dei personaggi poi della guerra, secondo le sue ricerca la Guerra Civile è stata ben poco gloriosa, molto meno scintillante di quanto piaccia ricordare agli stessi Americani, una grossa influenza sul film arriva dall'archivio fotografico di Mathew B. Brady, avete presente la scena del traditore confederato appeso davanti alla locomotiva con addosso un cartello di scherno che si vede nel film? Leone lo aveva visto in una delle fotografie di Brady e ha voluto ricreare la scena identica, tipologia di locomotiva compresa (storia vera).

L'ossessione di Leone per i treni, trasformata in perfetta ricostruzione storica.
Per il cast Sergio non ha dubbi: Lee Van Cleef sarà il cattivo Sentenza. L’attore che nel frattempo era diventato grande amico del regista è stato ben felice di accettare la parte, anzi, scherzando sul fatto che in quasi tutti i suoi precedenti Western il suo personaggio terminasse sempre il film morto, Van Cleef era convinto che dopo averlo lasciato vivo in Per qualche dollaro in più, ora Leone volesse completare l’opera. La scena più difficile da girare per Lee Van Cleef in questo film? Lo schiaffo alla prostituta per convincerla a parlare, per sua ammissione due cose Van Cleef non avrebbe fatto mai per questione di principio: prendere a calci un cane e picchiare una donna (storia vera). Eppure, è il più grande cattivo tra tutti i cattivi della settima arte, magia del cinema.

Per il ruolo del buono e che scherziamo? Clint torna ad infilarti il poncho, forza! Ma Eastwood non è così convinto, leggendo la sceneggiatura secondo lui la parte di Tuco è quella del vero protagonista colui per cui il pubblico farà il tifo. Per convincere Clint, Leone parte per gli Stati Uniti portandosi l’arma segreta: sua moglie Carla con il compito di lavorare ai fianchi l’allora signora Eastwood, Maggie Johnson. In linea di massima sapete com’è andata a finire la trattativa.

“Vedete, il mondo si divide in due categorie: chi si rimette il poncho, e chi divorzia per mettersi con Sondra Locke” (Wa wa waaaa… Il buono)
Per il ruolo del brutto, Leone sa benissimo quello di cui ha bisogno, per il regista Tuco è il personaggio che rappresenta tutte le contraddizioni dell’America, un po’ come sarebbe stato in futuro Cheyenne (prossimamente su queste Bare), ma Gian Maria Volonté (che a Leone è sempre piaciuto sì, ma il giusto) lo avrebbe reso troppo nevrotico, il regista vorrebbe qualcuno di più chapliniano anche se nella sua testa, ci sono sempre I Magnifici Sette e, quindi, anche Charles Bronson andrebbe bene, se solo l’attore non fosse già in Inghilterra a girare un altro titolo da niente, Quella sporca dozzina.

Ma Sergio Leone capisce di aver trovato il suo Tuco in Eli Wallach che, guarda caso, recitava anche lui in I Magnifici Sette, quando vede la scena della ferrovia in “La conquista del West” (1962) dove Wallach “spara” con le dita al figlio di George Peppard, facendogli una pernacchia. Quello è l’attore che gli serve per la parte, ora si tratta solo di convincerlo.

Alcuni Eli Wallach passano dalla porta, altri dalla finestra (Wa wa waaaa… Il brutto)
Leone e il suo inglese abbozzato, contro Eli Wallach che non parla italiano. I due si trovano a metà strada comunicando in francese, «Ti voglio nel mio film western italiano» (che non ho idea di come si dica in francese) e per convincerlo non gli fa vedere uno dei suoi film precedenti, no, gli fa vedere solo i titoli di testa di Per qualche dollaro in più, bastano, perché Wallach parte prima per Roma e poi tutti insieme nel deserto spagnolo, prossima tappa: la storia del Cinema!

Vado, metto i titoli di testa del film e torno (quasi-cit.)
“Il buono, il brutto, il cattivo” è il film che conoscono anche quelli che in vita loro non hanno mai visto un film (poveretti), ha tutte le caratteristiche dei due western precedenti di Leone, ma spinte al massimo, ampliate tanto da diventare pura epica, è lo Spaghetti-Western definitivo, talmente grande da essere considerato il miglior film della categoria, ma anche (e giustamente!) cinema allo stato puro. Ho avuto modo di vedere tutti i film di Leone anche al cinema dopo aver consumato le vhs per tutta l’infanzia, tutti tranne “C’era una volta il west” (1968), perché era una proiezione con Claudia Cardinale in sala, quindi, il cinema era pieno di giornalisti. Era il 2006 me lo ricordo perché c’erano i mondiali di uno sport minore che agli Italiani piaciucchia, mio padre ed io avevamo cose ben più importanti da seguire e mentre tutti si tappavano in casa a vedere la partita noi uscivamo per andare al cinema. Le proiezioni erano gratuite e le sale quasi mai piene, tranne per uno spettacolo, per “Il buono, il brutto, il cattivo” la sala era piena come se fosse un film appena uscito (storia vera).

Come mi riduco io, se resto sdraiato al sole per più di cinque minuti.
Esperienza unica, perché il film qualche volta in vita mia devo anche averlo visto (giusto un paio), ma sul grande schermo, con persone che sentono quella battute micidiali ridendo di gusto per la prima volta, quello è il posto dove questo film e tutti quelli di Leone dovrebbero stare. Anche se io la prima volta l’ho visto altrove, nello specifico in soggiorno sulla tv di casa un pomeriggio della mia piccolezza, entro nella stanza e mio padre sta facendo solo lui sa cosa, smontando e rimontando cose come da sua abitudine con Leone in tv come sottofondo. Io avevo... Non so... Cinque anni? Sei? «Cos’è?» chiedo, «Il buono, il brutto, il cattivo» mi risponde il signor Cassidy senior impegnato a smontare cose. Mi dimentico tutto (chi sono, dove sono) e resto ipnotizzato in piedi davanti alla tv, la scena è quella del «Ehi tu, lo sai che la tua faccia somiglia a quella di uno che vale duemila dollari?», «Già... Ma tu non somigli a quello che li incassa...». Non so chi sia quel tipo alto, biondo, dietro mezzo sigaro che parla poco, so solo che io non avevo mai visto niente di nemmeno paragonabile in tutta la mia vita: l’intensità degli sguardi nei primi piani, quei volti che sembrano il monte Rushmore con rughe profonde come il Grand Canyon. Avevo già visto dei film, ma questo era un’altra cosa, il biondo spara e stende tutti sullo schermo, a me, invece, becca al cuore (… E Ramòn muto!), ci sono stati, per fortuna, altri momenti di potenza comparabile nella mia vita, ma nessuno così: in quell’istante ho capito che questa cosetta chiamata Cinema era un po’ più di un modo per passare del tempo. Se sono qui a blaterare su questa Bara ancora oggi è perché in quel momento mi sono innamorato del Cinema. Batman è nato in un vicolo dopo una proiezione di Zorro, io nel soggiorno di casa mia con un film di Sergio Leone. Cassidy - Anno uno. Anche il logo rosso qui sotto è nato quel giorno.


“Il buono, il brutto, il cattivo” prende l’idea di Per qualche dollaro in più di presentare i protagonisti uno alla volta, ma porta tutto lassù nella stratosfera, dilatando i tempi, giocando con le aspettative del pubblico e con il concetto stesso che i tre archetipi protagonisti incarnano, quello buono del gruppo, è quello che ti molla nel deserto dicendoti «Che ingrato, dopo tutte le volte che t'ho salvato la vita», perché con una mano Leone smonta gli eroi cinematografici e con l’altra li ricostruisce più grandi, più iconici, con le musiche di Ennio Morricone, brutto?

I titoli di testa di questo film sono una dichiarazione d’intenti da parte di Leone, oltre ad essere il miglior caso di musica e cinema che si sposano fino a diventare un unico, il leggendario Waa waa waaa è diventato sinonimo di Western, di quella volta in cui il più americano dei generi americani, lo ha fatto al suo meglio uno di Trastevere.

Al lavoro ho un maiale di gomma anti-stress, sapete come si chiama? Tuco Benedicto Pacifico Juan Maria Ramirez, detto il porco (storia vera e anche cit.)
Ci sono tre cannonate che scoppiano nei titoli di testa del film e le cannonate saranno fondamentali anche nella storia, ma prima bisogna presentare i tre vertici del triangolo di Leone. Tuco, il brutto (Eli Wallach) entra in scena con un cosciotto di pollo in una mano, un revolver nell’altra e un ringhio che lo rende ancora più brutto, come conferma la scritta a caratteri rossi che compare maestosa sullo schermo.

Per vedere quella con scritto “Il cattivo” bisognerà aspettare molto di più, contate solo che per sentire le prime parole del film («Ti manda Baker?») devono passare undici minuti e qualcosa di pellicola, tutti senza dialoghi. Sentenza (Lee Van Cleef) è il cattivo di cui gli altri cattivi della storia del Cinema hanno paura, il finale della sua lunga entrata in scena è l’equivalente leoniano dell’uomo che scappava dalla morte a cavallo, solo per ritrovarla a Samarcanda, la sua frase «Quando uno mi paga gli porto sempre a termine il lavoro» oltre ad essere una delle cento uscite da questo film che ormai fanno parte della mia parlata quotidiana, è la beffa del Tristo Mietitore da cui non si scappa.

Il guaio è che quando uno mi paga gli porto sempre a termine il post (Wa wa waaaa… Il cattivo)
Quando ci aspettiamo anche la scritta “Il buono”, Leone ci prende per il naso e sposta in avanti l’attesa, inizia a far interagire i personaggi e a farli collaborare tra loro («Il mondo è diviso in due, amico mio: quelli che hanno la corda al collo e quelli che la tagliano»), in modo che la presentazione del Biondo (Clint Eastwood) sia ancora più potente, puro cinema.

Nel rimescolare le carte Sergio Leone rilancia i suoi personaggi, ancora una volta, per certi versi il Biondo (senza nome nel film, ma battezzato Joe nella sceneggiatura) potrebbe essere lo stesso pistolero di Per un pugno di dollari, non a caso il caratteristico poncho Clint Eastwood lo trova solo nel momento di massima affermazione del suo personaggio (lasciatemi l’icona aperta, più avanti ci torniamo) e Sentenza ad un certo punto ritorna con le sembianze (e i galloni) del colonello nordista Mortimer. “Il buono, il brutto, il cattivo” potrebbe essere un antefatto alla “trilogia del Dollaro”, oppure l’ultimo legame di Leone con la tradizione orientale (eredità di Kurosawa) di tenere conto dell’epica dei personaggi e meno della loro continuità tra un capitolo e l’altro.

Ecco perché Mario Brega (presente in tutti i capitoli della trilogia) qui diventa il gigantesco caporale Wallace quello che si becca la frase che ho ripetuto a tutti quei “Cristoni” su cui mi facevano difendere quando giocavo a Basket, è il più grosso degli altri? Prendilo tu, ed io a ringhiare «I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano, fanno tanto rumore»... Cosa ci volete fare? La testa è un po’ quella che mi ritrovo.

“Hai visto questo quanto è grosso?”, “Si, è quello che devi marcare tu”
Se la presentazione del trio arriva dai capitoli precedenti della “trilogia del Dollaro”, a risultare ancora migliore è il ritmo, “Il buono, il brutto, il cattivo” è un insieme di scene madri una via l’altra, dove i protagonisti compongono la coppia da “Buddy movie” definitiva, il modello su cui sono stati forgiati tutti i 48 Ore e gli Arma Letale del mondo, due opposti anche a livello fisico, costretti a collaborare per forza, uno conosce il nome del cimitero, l’altro il nome delle tomba in cui scavare, le loro dinamiche si traducono in centro battute, “frasi maschie” e scambi che sono mitici e soprattutto fanno ridere, ma ridere forte, impossibile sceglierne solo uno, dovessi farlo punterei sul poco quotato «Ci ri, rivedremo, id, idi…», «Idiota. É per te». Commedia allo stato puro, ma dovete solo scegliere, i momenti umoristici nel film sono efficaci quanto le parti epiche.

Biondo e Tuco - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare i buddy movie.
Forse la parte che viene universalmente considerata meno riuscita (perché per esigenze narrative rallenta doverosamente il ritmo) è la scena del ponte, con i soldati blu da una parte e i grigi confederati dall’altra, attorno ad uno stramaledetto ponte che persino l’ufficiale Nordista di Aldo Giuffré che dovrebbe difenderlo, ormai odia. Alla pari del campo di prigionia di Berkley dove la struggente “Morte di un soldato” di Ennio Morricone è la perfetta colonna sonora, la scena del ponte è un anticipo dei gesti di rivolta che arriveranno nei film successivi di Leone (e in questa rubrica, non vedo l’ora) e una delle volte in cui il cinema ha riassunto meglio quanto la guerra possa essere senza senso, la prima volta che ho visto la scena del ponte, scritta da John Milius per “Apocalypse Now” (1979) ci ho ritrovato dentro gli echi di “Il buono, il brutto, il cattivo” perché Leone era il regista preferito dei vostri registi preferiti e questo film materiale di studio. Più avanti ci torniamo.

Fun Fact: Per girare (per la terza volta) questa scena Leone, voleva i due attori ancora più vicini all'esplosione, ma già così Eastwood ha rischiato la decapitazione (storia vera).
L’occhio benevolo di Sergio Leone con cui guarda i suoi due “Magnifici straccioni” è piuttosto chiaro: Tuco è il punto di vista di noi spettatori sugli eventi, l’uomo normale in mezzo a due icone viventi come Clint Eastwood e Lee Van Cleef (infatti nel duello finale, chi è quello con la pistola scarica?). Ancora più chiaro è che le simpatie del regista vadano tutte per il Biondo e come un demiurgo interviene per ben due volte a salvarlo attraverso un deus ex machina, il primo rappresentato da un colpo di cannone (come nei titoli di testa del film) che gli evita il cappio vendicativo di Tuco, il secondo con la rivelazione di Bill Carson, un personaggio di cui noi spettatori (attraverso le indagini di Sentenza) sappiamo già tutto, ma che Tuco e il Biondo si vedono piombare tra capo e collo come un vero deus ex machina che mette i due personaggi (quasi) sullo stesso piano, perché il nemico del mio nemico è mio amico, oppure ancora meglio «Io dormirò tranquillo perché so che il mio peggior nemico veglia su di me».

“Sergio ma siamo sicuri con questa?”, “Tranquillo Clint, ti preparo per girare impiccalo più in alto”
Quando Leone torna a propendere per uno dei suoi personaggi, è proprio quando il Biondo trova il suo caratteristico Poncho (ve lo avevo detto che sarebbe tornato) e con lui un cannone, proprio come nei titoli di testa, questo è il momento in cui il personaggio di Clint Eastwood è in pieno controllo della situazione e lo sarà fino alla fine del film, una mossa che John Carpenter ripeterà identica con il suo personaggio più famoso, usando la pallacanestro al posto delle cannonate. In un film in cui le immagini dirette da Leone e la musica di Ennio Morricone sono legate e inscindibili, ci vuole un pezzo musicale gigantesco per sottolineare l’epico finale in arrivo.

“L’estasi dell’oro” è l’unico pezzo della colonna sonora famoso almeno quanto il tema principale che è uscito da questo film per diventare parte della cultura popolare, basta dire che i Ramones aprivano i loro concerti con “The good, the bad and the ugly” e i Metallica lo fanno ancora con “The Ecstasy of Gold” che è il pezzo che accompagna Eli Wallach nella sua corsa a perdifiato tra le tombe. Una scena che dovrebbe essere studiata a scuola per quanto risulta seminale, provata a guardarla senza audio, il montaggio alternato, i continui stacchi di Leone che aumentano in frequenza comunicano lo stato animo di Tuco, in preda all'estasi dell’oro, ma rimettendo l’audio ci pensano le note composta dal maestro Morricone a portate tutto in zona leggenda.

L’importanza della musica al cinema, in un’unica, grandiosa scena.
Sergio Leone da grande maestro di cinema quale era, sapeva benissimo che quello era il momento chiave del suo film e non trovando in giro per la Spagna un cimitero che fosse identico ai suoi bozzetti, ne fece costruire uno dal suo scenografo, Carlo Simi che era un architetto che Leone fece entrare nel mondo del cinema, ma aveva un problema: era un pochino sordo, quindi non solo ha dovuto tener testa all’ossessione per il dettaglio di Leone, costruendo centinaia di tombe tutte diverse una dall’altra, ma sul set i loro siparietti erano notevoli: «Carlo fammele un po’ più sorte quelle tombe», «Che? Le vuoi più grosse?», «STORTE! Ho detto storte», «E non urlare ti sento!», tutto così.

“Ok, adesso bisogna solo capire quale di queste è la bara volante”
Livello di dettaglio che non sentiva ragioni, pur di avere un vero scheletro umano dentro la tomba, Leone costrinse tutti a fare i salti mortali, fino a trovare una signora di Madrid, attrice in vita e morta lasciando tra le sue volontà nel testamento di continuare a recitare anche dopo la sua dipartita (storia vera). L’ultima scena lei (meglio, le sue ossa) l’ha girata con Wallach, Van Cleef e Eastwood, diretta da Sergio Leone in un capolavoro, ho visto carriere cinematografiche finire peggio di così!

Dicevo che la scena del cimitero e di “The Ecstasy of Gold” andrebbe studiata che, poi, non è tanto distante dalla realtà, Spielberg che andava a scuola con George Lucas e John Milius alla University of Southern California di Los Angeles questa scena l’hanno studiata per davvero per imparare a fare cinema e considerando che USC è anche dove si è laureato John Carpenter è chiaro “Il buono, il brutto, il cattivo” sia il poster che i nostri miti avevano in camera da ragazzi, colpiti anche loro al cuore (e Ramòn continua a stare muto…) da uno dei più grandi film della storia del Cinema.

Un film talmente grande che invece di terminare con una scena madre, può permettersene altre due: il duello finale è così unico che è stato necessario coniare un termine per descriverlo, il Triello (a cui abbiamo reso onore anche su questa Bara), dove la maestosità dei volti dei tre protagonisti viene esaltata dai primi piani sempre più ravvicinanti e intensi di Leone e dalla musica di Morricone, che ti incolla allo schermo fino al suo apice.

Signore, signori, vi presento il Cinema. Quello migliore in assoluto.
So benissimo perché questo film mi colpì così tanto da bambino: ok, è una pietra miliare della storia del cinema, il che di solito aiuta parecchio. Ma il segreto è proprio nel modo di narrare del maestro Sergio Leone, uno che con questo film ha portato a livelli paradisiaci la sua capacità di pensare alle scene, non partendo dalle parole della sceneggiatura, ma già dalle immagini dettagliate con cui avrebbe poi raccontato la storia sul grande schermo. Il cinema di Leone non è mai verboso, i dialoghi mitici e divertenti sono un aggiunta, il suo enorme talento era utilizzare anche il più infinitesimale dei dettagli per arrivare a raccontare per immagini, facendo cinema grande, enorme, il più grande di tutti.

Se questa non è una delle inquadrature più leggendarie della storia del cinema, mi mangio il cappello e anche gli stivali!
Musica e immagini che s'intrecciano in maniera indelebile, in un film pieno di scene madri, anche quella finale è meravigliosa perché riassume tutto: è una battuta che fa ridere, ma allo stesso tempo racconta alla perfezione due grandi protagonisti opposti in tutto, inoltre sfuma in una frase memorabile, perfetta unione di cinema e musica. La finisco qui, prima di andare troppo per le lunghe, non voglio vedervi corrermi dietro urlandomi: «Ehii Cassiiiidy... Lo sai di chi sei figlio tuuu? Sei il figlio di una grandissima puttaaahaaah ahh! Waaaa waaa waaaa».

Per questo mercoledì (da Leone) é tutto, ci vediamo tra sette giorni, portatevi l'armonica, vi servirà. Intanto vi ricordo il post su questo film di la Fabbrica dei sogni.

72 commenti:

  1. Grande film (e musica al top) e chissà che non abbia ispirato anche il nome di un cattivone di Breaking Bad, cioè Tuco Salamanca?

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    1. Molto probabile, non vorrei sembrare esagerato, ma questo film penso che abbia ispirato tutto, persino le scenette comiche nei telefilm per ragazzi su Boing, quando parte il momento del duello, in qualche modo questo film ritorna, pietra miliare ;-) Cheers!

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    2. Sicuramente noi italiani abbiamo di che farci ridere dietro per mille motivi (politici più che altro), ma sul cinema c'è poco da vergognarsi anzi, abbiamo fatto la storia e CHIUNQUE ha attinto da Leone, in mille modi diversi.

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    3. Ci sono tante ragioni per cui siamo una barzelletta, se non altro per almeno una ragione no, e lo dobbiamo quasi esclusivamente a Leone (e Mario Bava). Cheers!

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  2. visto anni fa, in occasione della rassegna, lo rivedrò di nuovo xD

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    1. Lo trovo sempre una meraviglia, e penso di averlo visto circa milioni di volte. Appena ho un minuto aggiungerò i link alla tua rassegna, anzi devo ancora leggermi il tuo post su “Il colosso di Rodi”. Cheers!

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  3. UN CAPOLAVORO ASSOLUTO DEL CINEMA


    nonostante la lunghezza del film non annoia mai

    grazie

    rdm

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    1. Alcune storie hanno bisogno di 90 minuti, ad altre ne servono 175 minuti, qui ogni minuto è una meraviglia, grazie a te! Cheers

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  4. Uno dei film preferiti anche di Tarantino, se non erro :D Come ti ho già detto, mio papà mi raccontava spesso quando vide al cinema questo film: sala strapiena, applausi già ai titoli di testa, "92 minuti" di applausi finali!!! Ecco, a volte vorrei avere una macchina del tempo per esserci stato anch'io :)

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    1. I famigerati “stalli alla Messicana” che piacciono a Tarantino sono figli del Triello ;-) Idem, ti assicuro che quando ho visto il film in sala nel 2006, sembrava quasi di essere nel 1966, quasi. Cheers!

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  5. Storia vera. La scena girata in Spagna del ponte di legno, fatto saltare da Tuco e Biondo, è stata realizzata con la collaborazione del genio artificieri dell'Esercito. Il problema è che, quando fu preparata l'esplosione del ponte, un operatore urlò qualcosa in italiano per chiedere ancora tempo, il soldato responsabile interpretò male le parole, intendendole come l'ok, diede l'ordine e il ponte fu fatto deflagrare. Le cineprese furono azionate in fretta e in furia, ma riuscirono a riprendere sol ola parte finale, al caduta dei detriti. L'ufficiale responsabile andò in sollucchero per la magnifica esplosione, e si recò tutto giulivo da Sergio Leone, il quale se lo mangiò vivo imprecando in romanesco e spagnolo.
    Punto nell'orgoglio, l'ufficiale sparì e tornò in brevissimo tempo con un drappello del genio pontieri. Il ponte di legno fu ricostruito in una notte, e fu fatto saltare di nuovo. Ma non fu raggiunto il livello di perfezione della prima esplosione, tant'è che nel montaggio Leone cercò di sfruttare al massimo le riprese del primo botto.
    Fonte: Sergio Donati.

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    1. Pare la scena di Hollywood Party quando Peter Sellers fa per sbaglio esplodere il fortino pronto per la ripresa😂😂😂

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    2. Non sono riuscito ad inserire questa storia, perché il post era già bello lungo di suo (storia vera), quindi grazie per averla raccontata tu qui ;-) Cheers!

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    3. Esatto bravo, siamo in zona “Hollywood Party” :-D Per altro Leone con la bava alla bocca, voleva la testa di Garcia, il tipo che ha sbagliato. Pare che l’ufficiale abbia chiesto a Leone di “non fucilare” (parole sue) il poveretto ed organizzò la terza e definitiva esplosione. Cheers!

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    4. @Cassidy: eh, il vantaggio di abitare a Roma, è che puoi incontrare facilmente personaggi come Sergio Donati :-) Andai alla presentazione del suo libro (che credo avrai letto anche tu: "C'era una volta il West.. e c'ero anch'io") e lo ringraziai di persona per tutto quello che aveva fatto per i western di Leone.

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    5. Hai fatto bene, bellissimo libro quello, complimenti meritati, merita di stare tra i grandi “Sergio” della nostra vita, Leone, Corbucci e Sollima. Cheers!

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  6. BIIIIIOOOONDOOOOOOOOOOOOOOOOHHHHHH!!
    Se col precedente era nato il mito di Leone, qui si assiste alla sua definitiva consacrazione.
    Lo dimostra il fatto che inizia a giocarci, con la sua creatura. Infilandoci pure una discreta dose di humour e alcune "stranezze" che diventeranno il suo marchio di fabbrica, per certi versi.
    Tipo le didascalie a sovraimpressione per introdurre i personaggi, all'inizio e alla fine.
    Ma qui l'umorismo, che in mano ad altri avrebbe snaturato la formula stessa del genere, diventa un valore aggiunto.
    Una sintesi perfetta tra epica, comicita' e dramma. E violenza, che quo raggiunge il suo apice.
    Io lo avrei chiamato IL CATTIVO, L'ANCORA PIU' CATTIVO E IL FIGLIO DI P...VERO E PROPRIO.
    In realta' non si salva nessuno, qui.
    Sono tre cani randagi. Tre autentiche carogne, uno peggio dell'altro. Pronti a sbranarsi anche quando si ritrovano giocoforza a dover collaborare.
    La' dove Joe il biondo e' l'unico a dimostrare un minimo slancio di umanita', concedendo un'ultimo tiro al soldatino che sta morendo, gli altri due non hanno attenuanti.
    Tuco e' ignorantissimo, non ci capisce una mazza dall'inizio alla fine.a e' feroce e cattivissimo fino al midollo.
    Per usare le parole del mio vecchio, che adora questo film come il sottoscritto...UN MESCALERO CHE AMMAZZEREBBE SUA MADRE.
    Di Sentenza non ne parliamo neanche. Considerando che e' pure ufficiale di una guarnigione, in una realta' distorta come la guerra dove tutti i concetti di pieta' e comprensione sono andati a farsi un giro, lui ci sguazza come un pesce nell'acqua.
    Qui Leone piazza la vicenda in un contesto storico ben preciso, ed e' il vero punto di forza del film.
    Racconta la guerra di secessione a modo suo. Scardinando tutti i luoghi comuni con cui siamo cresciuti. E che gli yankees sanno benissimo essere falsi, anche se si rifiutano di ammetterlo.
    I nordisti, le giacche blu, non sono i buoni. Cosi' come i sudisti, le giacche grigie, non sono i cattivi.
    E' una guerra, ci sono solo uomini. Mandati a morire per gli interessi altrui. E figli di buona donna che dietro a una divisa ne approfittano per fare le peggio cose tra omicidi, stupri e saccheggi.
    Altro che LIBERTA' AGLI SCHIAVI...
    Il motto degli yankees, a giudicare da quel che si vede qui...e' piuttosto ARRAFFATE IL BOTTINO!!
    La scena del ponte, giudicata la piu' debole, e' emblematica. Col generale che non ne puo' piu' della guerra e delle morti. Una guerra fratricida, dove gente uguale si ammazza solo perche' ci sono due diverse bandiere a dividerli. Prima si finisce, prima la gente smettera' di morire e di uccidere.
    Noi italiani qui, oltre a dare lezioni di cinema, agli yankees diamo anche lezioni di storia. E soprattutto, come capirla ed interpretarla.
    Del resto lo avevamo capito quasi mezzo secolo addietro che le guerre sono stupide e assurde.
    Ma gli americani non ancora. Quelle, le LORO guerre, erano tutte giuste e giustificate.
    Hanno dovuto lasciare a marcire le povere carcasse di migliaia di ragazzi, di un'intera generazione, in un posto dimenticato da Dio prima di accorgersene.
    Capolavoro, comunque.
    Soprattutto nel "triello" finale, dove viene rispolverato il bluff.
    Dove dopo l'attesa insostenibile a base di occhiatacce, veniamo tutti ingannati perche' Eastwood estrae e spara senza nemmeno guardare.
    Perche' lui era l'unico a sapere di dover guardare solo da una parte.
    Un colpo da maestro. Una beffa girata a regola d'arte.
    Il punto piu' alto mai raggiunto da Leone.
    E grande pezzo.
    Complimenti, Cass.

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    1. Esatto, Leone è così sicuro che può giocarsi anche l’umorismo, ci sono momenti qui di pura commedia che non stonano per nulla ;-) Inoltre con la scena del ponte inizia a trattare un altro argomento a lui caro: la dinamite! :-D
      Il momento di “bontà” di Tuco è quello con il fratello, uno santo uno bandito, infatti il Biondo fa fumare anche lui, quando Tuco si inventa che con suo fratello va tutto a gonfie vele.

      In quel punto del film il personaggio di Eastwood è in totale controllo, diventa quasi il burattinaio degli eventi, Carpenter lo ha capito bene, infatti è stato l’unico che ha reinterpretato quel finale alla sua personale maniera. Grazie mille capo, è un film a cui tengo abbastanza ecco, direi che si nota la cosa ;-) Cheers

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  7. Scrissi tanti anni fa una recensione su DVD Forum e ricordo che aveva più cuore che logica. Ma mi chiedo come sia possibile scrivere qualcosa su "Il buono, Il brutto, il cattivo", mettendo da parte il cuore. Io non credo sia possibile, come non voglio credere che chiunque ami il cinema non lo abbia mai visto è una opzione, tra l'altro possibilissima, che però mi fa esplodere le sinapsi. Posso capire che qualcuno non apprezzi il genere ma questo film di Leone è trasversale al genere stesso ed è visivamente più moderno della quasi totalità di pellicole che escono ancora oggi. Il "triello", o stallo alla messicana che dir si voglia, è una vetta che ho ritrovato solo in pochissimi altri film (così di botto penso a "Lawrence d'Arabia" o guarda caso a "C'era una volta in America" sempre di Leone). Le musiche di Morricone, lasciano senza fiato, io non saprei davvero immaginare quelle scene con un altro score. La caratterizzazione dei personaggi e le loro battute sono da antologia. Per me "Il buono, il brutto, il cattivo" non è solamente un "semplice" capolavoro, ma è anche uno dei miei film della vita, in cui rifugiarsi ogni volta che tutto attorno a me va in malora. Eccezzionale, immenso.

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    1. No, è impossibile, perché questo film è Cinema al suo meglio, quindi va oltre il genere d’appartenenza, vale l’immortale massima di Flavio Tranquillo: se non vi piace questo, non vi conosco e non vi voglio nemmeno conoscere ;-) D’altra parte hai citato "Lawrence d'Arabia" e "C'era una volta in America", che hanno lo stesso peso specifico di questo film, solo che "Il buono, il brutto, il cattivo" ha uno spessore avvolto (nel poncho) del film popolare, quindi è ha un ritmo brioso, gran battute, funziona alla grande nel suo essere “per tutti” più degli altri due titoli citati, è un film immediato, nel senso che lo ami dal primo momento ;-) Cheers

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  8. Basta, non te lo dico più che il pezzo è bello, ormai è sottinteso.
    Volevo solo aggiungere alla sconfinata lista di folgorati dall'opera anche Stephen King, il quale ha detto che la serie La Torre Nera nasce dopo la visione del film di Leone, e gli è debitore.

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    1. Inchini, riverenze, inchini, riverenze. Credo che sia più o meno da quel pomeriggio descritto nel post, che mi preparavo a scrivere questo post, una cosa così ;-)
      Roland di Gilead è il pistolero della trilogia del dollaro, moro invece che biondo. Chiunque abbia letto “L’ultimo cavaliere” sa che senza Leone non avremmo avuto quella splendida saga. Pensa che nella mia testa di lettore, grazie al talento visivo della prosa di King, ho già pronte svariate scene per l’adattamento della saga per il cinema (e sono tutte meglio del film che hanno tratto per davvero), molte di quelle hanno le musiche di Morricone e la polvere e i primi piani della regia di Leone. Cheers!

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  9. Dopo aver letto questo post, mi sento un po come nella scena del raduno pacifista di Forest Gump. Quella in cui, dopo il discorso di Forest, il tizio con la camicia con la bandiera americana lo abbraccia e gli dice "Hai detto tutto, Fratello."

    Ecco, Hai detto tutto Cassidy!

    We are 138 <3

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    1. Ahahah meraviglioso grazie di cuore fratello :-D We are 138! Cheers

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  10. Post definitivo: voglio il tuo speciale rilegato in volume come regalo di Natale, con mezzo sigaro omaggio :-P
    Anche ad Hong Kong devono aver studiato bene Leone, perché per tutti gli anni Settanta i film marziali ripetono il primo piano degli occhi del triello, e anche chi cerca di spezzare la "vecchia scuola" come Bruce Lee non può esimersi: il suo duello con Chuck Norris è leoniano fino all'osso. (Molti film marziali poi rubano le musiche di Morricone, ma questa è un'altra storia :-P )

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    1. Rilegato marrone e strisce, color poncho, mille grazie di cuore! ;-)
      La chiusura del cerchio, Leone prende a piena mani da Kurosawa e l’oriente risponde pescando a piene mani dai suoi film, è successo ancora con John Woo più avanti. Per quello dico che tanti dei nostri preferiti, avevano in cameretta i poster dei film di Sergio Leone ;-) Cheers!

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  11. Carabara, mi sbaglierò come quando credevo che il ghigno di Homer Simpson quando qualcuno parlava di cibo fosse una citaz di quello di Tuco quando si enumeravano i crimini x cui si intendeva appenderlo, ma mi pare che il duello concettuale tra il Brutto ed il fratello che ha il viso bello e tormentato di Pistilli dialoghi con il Bronson dei Magnifici Sette che al suo fandom di figli di peones rispondeva che il vero eroe è il loro papà contadino che lavora dall'alba al crepuscolo e torna a casa colle mani vuote a volte. Sembra un filmettino qualunque di un regista di sandaloni che non parla bene l'italiano, ma si fa capire bene in francese, ed invece è meno superficiale di quanto appaia. Spero che il tempo faccia giustizia e che finalmente Leone sia considerato da registi cult e gruppi rock. Il tempo è dalla nostra/sua parte. Ciao ciao

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    1. Meriterebbe più considerazione questo regista poco conosciuto, in particolare ho sempre pensato che questo film in particolare andrebbe un pochino riscoperto, perché è davvero passato troppo in secondo piano, ha dei numeri non da poco per essere un film semi sconosciuto ;-) Cheers

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  12. In fondo Tuco è DAVVERO il protagonista del film: un proletario che sa che ha da perdere solo le catene.

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    1. Il biondo ci aveva visto giusto, infatti dopo di lui, quello che si guadagna l’occhio benevolo del regista è proprio lui, che in fondo per i proletari ha sempre avuto un occhio di riguardo, lo vedremo anche nei prossimi capitoli della rubrica. Cheers!

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  13. Una lezione di cinema, ogni volta è come andare a scuola ;)

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    1. Spielberg, Milius, Lucas, Carpenter e tutti quanti noi. Con lo scuolabus Leone ci ha portati tutti a scuola ;-) Cheers

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  14. manco a dirlo io non ho visto nemmeno questo, ma mi sa che è quello che mi piacerebbe di più così ad occhio.
    Comunque ho una domanda: ma dove le scovi tutti questi retroscena che ci racconti?
    Grazie anche per averci raccontato le tue folgorazioni di bambino ;)

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    1. Ora hai un’idea di dove nascano tutti i miei svariati e manifesti problemi (mentali), grazie a te ;-)
      Contenuti speciali dei DVD, informazioni in rete (dopo averle incrociate almeno da un paio di fonti), saggi a tema. Parafrasando Mickey in “Rocky II”, prima di scrivere una sola riga, devi leggerne cento.
      No, questo ti piacerà un casino, mi gioco il cappello ;-) Cheers!

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    2. Insegnamento correttissimo... Vorrei aolo ppterlo mettere in pfatica di più anch'io!
      Bhe qunto meno ora sono tornata qui a leggere i blog 🐵

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    3. Anche a scrivere, per altro ti sto leggendo, poco perché hai scritto di film che non ho ancora visto, però bene che ci sia di nuovo il tuo blog in azione ;-) Cheers

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  15. Chiudete tutto. Per oggi e pure per domani. Abbiamo per le mani il meglio dell'internet. Complimenti super-meritati a Capo Cassidy per questo post fatto letteralmente col cuore in mano. Quando il film è "tuo" lo percepiamo da come ne scrivi (al di là dei ricordi personali).

    Fatto questo arriviamo al film. E che vuoi dirgli a sto film? Capolavoro è abusato ma non credo ci sia altra definizione possibile, basta solo pensare all'influenza che ha avuto questo lavoro di Leone in tutto il cinema a venire, occidentale e non (come fa notare giustamente Lucius). Se della trama e dei protagonisti è stato detto ogni cosa possibile, vorrei che vi concentraste sui dettagli """minori""" (passatemi il termine!). La fotografia ad esempio, qua è a livelli assoluti. Forse tra le migliori mai viste. E la musica? Personalmente un connubio così perfetto tra musica e immagini faccio fatica a ricordarlo.

    Posso aver visto sto film un centinaio di volte ma ad ogni giro rimango ipnotizzato. Dalle immagini, dalle battute maschie fulminanti e dalla messa in scena finale. Tutto è un lavoro di cesello così perfetto e maniacale che colloca "Il buono, il brutto e il cattivo" lassù nell'Olimpo.

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    1. Mille grazie capo! Direi che questo film è di tutti, però mio lo sento per davvero, penso che nemmeno starei qui a picchiare la tastiera se non fosse stato per questa capolavoro. La musica e le immagini, una completa le altre, siamo a livelli assoluti, come la fotografia, sto pensando a tutta la parte nel deserto in particolare, siamo davvero in zona Olimpo ;-) Cheers!

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  16. Post degno della mitologia di questo film.

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  17. Leggendario, nessuna pellicola al mondo riassume meglio il concetto di Cinema con la C maiuscola.
    Immagini, musiche, dialoghi che si amalgamano in un modo così armonico da lasciare senza fiato.
    Anche chi non ama il genere non può prescindere dal conoscerlo, e dal ringraziare successivamente i mostri che ce lo hanno donato.

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    1. Non avrei proprio saputo dirla meglio di così, il meglio del Cinema ;-) Cheers!

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  18. Enorme! Mitico! Inarrivabile! Un film epocale che ho visto mille volte e potrei rivedermi domani, e magari lo farò!

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    1. Ci sono quei film “perfetti”, quelli che hanno ogni parte al loro posto. Di solito sono quelli che quando arrivi alla fine, vuoi riavvolgere la vhs (oppure premere di nuovo “play”) per rivederli da capo, questo è decisamente uno di quelli ;-) Cheers

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  19. Very good Job, Cassidy ������

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  20. Immagini, musiche, dialoghi, primi piani e campi lunghi: tutto si mescola nell'ultimo e più famoso film della trilogia del dollaro. Leone ha aggiunto un pizzico di avventura picaresca, pescando a mani basse nella storia degli Stati Uniti; la guerra che si vede sullo sfondo rallenta e arranca di fronte ai tre personaggi che cercano di schivarla.
    Il succo, una volta di più, è quello di sopravvivere lottando contro forze incredibilmente più grandi tutte le persone coinvolte; bisogna ingegnarsi, fare il cattivo, essere cattivo, cacciare per non essere cacciato. Come una calamita l'oro attira tutti, ma solo chi ha gli occhi per vedere riesce a scorgerlo, a corrergli dietro ad imbrogliare, uccidere, per mettere le mani su di esso.
    E Leone scava nei personaggi come non aveva ancora fatto fino a quel momento, studia i suoi personaggi, lascia che agiscano e che gli eventi seguano il loro corso talvolta influenzati dalle scelte dei singoli, altre volte determinando le scelte.
    E se l'oro è la molla che fa scattare tutto, è pur vero che anche chi vorrebbe fare il cattivo ha dei sentimenti: forse aveva ragione Eastwood quando pensava che Tuco fosse il reale protagonista della vicenda. Un protagonista che si defila, cerca in ogni modo di stare sulla scena, ma che, inevitabilmente, deve osservare gli altri fare la Storia. In fondo è così un pò per tutti, ci si rende conto dell'importanza del momento, ma non lo si determina: lo si subisce.
    Tuco ci da una lezione quando suo fratello lo manda via dal convento dopo aver curato Clint; ci fa capire che, in fondo, tutti siamo bravi a giudicare ma nessuno conosce cosa c'è dietro al paravento.
    Tuco, sciocco, inetto, arruffone e sbruffone, senza scrupoli e vigliacco vorrebbe essere forte, coraggioso, forse anche silenzioso e, soprattutto, non vorrebbe aver paura.
    Paura di Sentenza, uno che solo con lo sguardo ti uccide.
    Vorrebbe godere della ricchezza o, quanto meno, non avere pensieri.
    Pensieri che attraversano la mente di tutti, obiettivi da raggiungere a qualsiasi scopo.
    Sentenza che una volta messo in moto non si ferma più, come un treno.
    I treni, che Leone amava, divennero anche loro dei personaggi in c'era una volta il west, con la ferrovia che avanza, inarrestabile, simbolo del progresso e di un mondo che non esiste più e nel quale, forse, lo stesso Leone faticava a riconoscersi.
    Fino al momento, che rallenta è vero, in cui i protagonisti si scontrano con la Storia ma se ne infischiano perchè le meschinità umane superano tutto, sempre nel nome di quell'oro che altro non è che un mezzo per ricostruire la propria vita, per chiamare gli altri: pezzenti.
    Rallentare è fondamentale, perchè in questo modo si può ripartire con maggiore vigore e più ampio slancio verso la resa dei conti; una resa dei conti che mai si era vista esposta in quel modo e e che mai è stata eguagliata in lirismo ed epicità dopo.
    Gli occhi che si cercano, si scrutano, lo spettatore (Tuco) che cerca di capire cosa fare ed a chi.
    Ma anche per lui c'è una ricompensa alla fine. Peccato che il Buono sia così mefistofelico nel consegnargliela: ecco, si, perchè anche chi pensiamo buono, non necessariamente lo è (ogni riferimento alla storiella de il mio nome è Nessuno è puramente voluto).
    In fondo la guerra, la vita, la morte, l'avidità, sono temi universali carissimi a Leone, ma solo lui poteva metterli in scena con questa incisività che è tipica dei maestri.
    Nizortace

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    1. Impeccabile come sempre, e di fatto Leone, per mano del Biondo, alla fine una ricompensa al proletario Tuco la lascia, non avevo pensato al pio pio pio della storiella di "Il mio nome è nessuno", ma il paragone ci sta tutto ;-) Il bello che tutte queste riflessioni, arrivano in un film che prima di tutto intrattiene, e poi dimostra spessore, che poi è il tipo di Cinema che preferisco. Cheers!

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  21. Niente da aggiungere, è già stato detto tutto nel post e nei commenti. La cosa bella dei capolavori è che hanno tantissimi strati di lettura e sembra che a ogni visione venga fuori qualcosa di nuovo, magari semplicemente rapportandosi all'epoca storica in cui si è visto e questo, come gli altri, ne ha passate di epoche storiche...
    Rifacendomi al commento precedente, aggiungerei semplicemente che già i grandi uomini faticano a capire i momenti che fanno la storia, figuriamoci dei "furfanti" come sono quelli di questo strano trio...
    Però Clint mi piace di più in questo film, sembra più maturo, consapevole, forse ha (finalmente) capito il grande regista e il senso del suo lavoro, ha davvero una marcia in più e come dice giustamente Cassidy, ha davvero la padronanza di ciò che deve fare, non subisce il suo destino ma lo cambia con forza e volontà (e anche una bella botta di c., ma si sa che ci vuole sempre e figuriamoci in quegli anni, dove la durata media della vita era di una quarantina di anni)!!

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    1. Per me il Biondo è la versione del pistolero senza nome della trilogia del dollaro, che somiglia di più a Clint. Cioè sono tutti Clint per ovvie ragione, ma Biondo lo è più di Joe e del Monco. Se ne sta quasi in disparte, proprio come faceva Eastwood sul set, perché era quello con più esperienza con Leone e anche il suo prediletto, quindi nel film è sicuro di se e le “botte di c…” sono dettate dal fatto che chi tira le fila del film (il regista) lo tiene in altissima considerazione. Mi piace pensare che la sua cavalcata verso l’orizzonte alla fine di questo film, lo abbia portato ad Hollywood dove è finito poi a vincere Oscar, come uno degli ultimi rappresentanti del cinema della vecchia scuola ;-) Cheers!

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  22. Per me, come per molti altri, il pistolero di King ha sempre avuto il volto di Clint Eastwood da prima di sapere che era stata l'ispirazione del Re, ovviamente grazie a questo film.
    E Lee Van Cleef era l'uomo in nero, fino a quando non ho letto La sfera del buio. Allora nella mia mente è diventato un magnifico Grande Cacciatore della Bara...

    Ho sentito il tintinnìo degli speroni durante tutta la lettura del post, mai così evocativo.
    Direi che siamo oltre il mito.
    Grande Cassidy!

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    1. Non si parte nemmeno a discutere, Roland è Clint moro. Per l’uomo in nero avrei voluto il Gary Oldman dei tempi migliori, ma ogni Kinghiano ha “diretto” la propria versione del film della Torre Nera nella sua testa, durante la lettura.

      Alcuni speroni entrano dalla porta (Cassidy fa gli inchini di riverenza…), altri entrano dalla finestra. Mille grazie di cuore ;-) Cheers!

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  23. Purtroppo, causa la mia avversione verso il western, non ho mai avuto il coraggio di vederlo. Prima o poi proverò, lo prometto

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    1. Tu non mi vedi (per tua fortuna), ma io sto aprendo il portafoglio. Ho solo venti euro, li metto sul tavolo. Scommetto tutto quello che ho (in tasca) che quanto lo vedrai ne andrai pazzo. Venti euro, sul tavolo, ne avessi venti milioni (sarei felice) ma li scommetterei con la stessa scioltezza ;-) Cheers

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  24. Epocale! Visto con mio padre e mio zio ed uno dei capisaldi della serata western di Rai3 XD!
    La prima scena che mi colpì fu quella nel deserto con Tuco sadico verso il biondo.
    Da piccolo ti piace soprattutto per la caccia al tesoro e le sparatorie mentre crescendo vedi anche gli aspetti umani e la cornice della guerra di secessione.
    "Sciusciá", "Roma città aperta", "Senso", "L' avventura", "La dolce vita, "La grande abbuffata"... perché questo invece non lo si può mettere nel novero? Boh!
    Ai tempi leggere "terzo tempo" aveva il duo fascino. Non capitava tanto spesso di vedere film così lunghi.
    "Dio è con npi perché anche lui odia i nordisti".
    "No, Dio è contro di noi perché anche lui odia gli imbecilli!".
    Stralol XD

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    1. Quella scena è sadismo puro! Tuco che si lava i piedi sprecando l’acqua, diabolico fino al midollo.
      Bravissimo hai tirato fuori un gran punto, i film d’avventura piacciono a tutti, perché è un non-genere talmente archetipico da fare leva su chiunque. Questo è uno spaghetti western ok, ma è anche una grossa caccia al tesoro, anche per quello piace a tutti, il fatto che sia un capolavoro poi, beh aiuta ;-) la scena delle giacche blu contro le giacche grigie è uno dei cento momenti geniali del film! Cheers

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  25. Io arrivo buon ultimo, quando anche nei commenti tutto è praticamente già stato preso in considerazione (e le mie considerazioni rischierebbero di non essere altro che semplici doppioni, a questo punto), quindi a me rimane da aggiungere solo questo...
    "A questo mondo ci sono due categorie di persone: quelli che scrivono un superlativo post su quel capolavoro de "Il Buono, il Brutto e il Cattivo" e quelli che lo leggono con ammirazione. Tu scrivi" (e noi, magari avvolti da un poncho e serrando un sigaro fra le labbra, leggiamo) Waaaa waaa waaaa aa aa aaa ;-)

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    1. Dopo un commento così non posso nemmeno inseguirti urlandoti improperi che sfumano sulle note di Morricone. Mille grazie di cuore! :-D Cheers

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  26. Dico subito che mi fa molto piacere che il film che ho visto integralmente più volte (8? 10?) escluse visioni da una certa scena fino alla fine, sia stato il tuo battesimo col Cinema come per me lo è stato "Sabrina" di Billy Wilder.

    Si può fare un film integralmente composto da scene madri? Sì, eccolo! Si può avere una compilation di frasi e battute epiche più che nei precedenti film? Sì, eccola! Si può raccontare un pezzo di storia d'America con un taglio western? Sì, eccolo!

    Non conosco a memoria i dialoghi dei film, ma di questo mi basta una battuta di attacco, che probabilmente vado avanti per qualche minuto.

    Senza ripetere le tue considerazioni sui tre protagonisti (a proposito non sapevo tutta la questione del cimitero fatto apposta e dello scheletro!), vorrei citare tre scene per me splendide:
    - Sentenza che raggiunge un accampamento di feriti e, dopo aver preso informazioni, lascia la borraccia a un soldato "Tienila, è tua!"; più avanti il Biondo fa qualcosa di simile con un sigaro, ma dal Buono ce lo si aspetta... Per questo reputo Sentenza un cattivo più completo dell'Indio, che invece è privo di ogni umanità e oramai un'anima dannata in terra.
    - l'incontro di Tuco con suo fratello, scena emozionante che dimostra il valore artistico di Luigi Pistilli, splendidamente doppiato, se le orecchie non mi ingannano, dell'immenso Nando Gazzolo.
    - L'ufficiale nordista alcolizzato (Aldo Griuffré) che attende morente una notizia dopo che le ultime reclute assoldate gli hanno promesso di fare un po' di rumore.
    Leone ha riempito circa tre ore di pellicola di scene che vivono anche scorporate dal film, come tappe di un viaggio (ovviamente in treno).

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    1. Billy Wilder, ho visto modi peggiori per fare amicizia con il Cinema ;-) Bravissimo, scene che funzionano benissimo anche da sole, che in un film basato su un viaggio e un avventura e qualcosa di fondamentale. Poi gli attori attorno a quei tre tendono a passare (ovviamente) in secondo piano, ma sono tutti perfetti. Sentenza è IL Cattivo, ma non è amorale, Indio invece era (con)dannato, credo di aver individuato il malvagio senza scrupoli di Leone, ne parleremo ;-) Cheers!

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  27. Quest'estate a inizio luglio esco da lavoro in moto di primo pomeriggio e mi dirigo verso il gommista, avevo appuntamento per sostituire le gomme.
    Ero quasi arrivato e ad un certo punto si accende la spia del motore. Spengo subito e accosto a bordo strada.
    Mancavano due o tre km, convinto di fare alla svelta comincio a spingere la moto pensando di arrivarci a piedi. Ci misi molto poco a cambiare idea: faceva un caldo afoso di quelli che sciolgono l'asfalto, e dopo duecento metri ero sudato fradicio, gocciolavo, anzi no, mi stavo sciogliendo pure io.
    Mi fermai pensando di chiamare per farmi venire a prendere, caso volle che fossi proprio fermo sotto al termometro esterno di una farmacia: segnava 41°C. Spontaneamente mi dissi a voce alta "Se risparmi il fiato, uno come te ce la può fare!!"
    Risultato: scoppiai a ridere da solo e ritrovai la forza per spingere la moto sotto il sole per i restanti due km grazie a Sergio Leone.
    (Storia vera) "Scusa Cassidy se me ne approprio per una volta"

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    1. L’immaginario può aiutarti nelle vita reale? Risposta: Si ;-) Fantastico storiella grazie per averla raccontata! Cheers

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  28. Ogni volta che passa in TV devo guardarlo tutto. Mia moglie mi manda a cagare ma è più forte di me. Meraviglioso.
    Grande Cassidy, er mejo.
    Oscar.

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    1. Siamo in tanti a fare così venendo mandati, ma al cuore non si comanda ;-) Grazie capo! Cheers

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  29. Ottimo lavorone Grande Cassidy, molto bene.

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  30. Eh la guerra civile è stata veramente poco gloriosa, anche nelle motivazioni reali, tutte. Ma voce del Maestro Yoda a parte ho passato pomeriggi interi sparandomi a palla “The Ecstasy of Gold”. Ma chi considera la parte del ponte la meno riuscita? E' stupenda, un Giuffrè mostruoso; anche chi ritiene che la non-violenza sia utopica quando non altro non può non vedere che la guerra, anche quando necessaria (di liberazione, ad esempio) è orribile; e specie quando per motivi ben meno nobili (ahem, imperialistici) necessità di annebbiare le teste; vino propaganda, droghe. Questa scena mostra alla grande tutto questo e più, senza inutile magniloquenza retorica (tio quella che sto usando io). Poi, rallenta il ritmo... a me pare perfetta come la parte di “The Ecstasy of Gold” che rallenta prima di riprendere la frenesia. Brega è un monumento. Forse il rapporto con l'avidità definisce bene i personaggi come Il Buono, il brutto e il Cattivo: Tuco è abbrutito dalla povertà; Sentenza è freddamente disposto e capace di fare ogni cosa per i soldi, dosando la forza necessaria e capace anche di un minimo di gesto generoso, quando non interferisce col guadagno, ed è un gran cattivo; il Biondo è un figlio di puttanaaah, capace di mollarti nel deserto, ma non è nè abbrutito nè freddamente spietato come Sentenza: come dici, Buono per altrui mncanza. Ci sono tanti "momenti di cinema" e divertenti che quasi non saprei che scegliere. Ma il mio preferito è "Dio è con noi perchè anche lui odia gli Yankee" "No, Dio non è con noi perchè anche lui odia gli imbecilli". Molto ripetibile, tra l'altro.

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    1. Ho letto pareri (strambi) del genere per quello ho voluto difendere la scena del ponte, anche se non ha certo bisogno della mia difesa ;-) Ore passate ad ascoltare “The Ecstasy of Gold”, presente! Inoltre confermo, quella frase è notevole e quanto mai attuale. Cheers!

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  31. Piccola correzione, Clint nella scena del ponte non rischia alcuna decapitazione, non ci sono ne lui ne Eli dietro i sacchi, ma due controfigure, come raccontato proprio da Clint in un intervista. " Ci preparavamo a girare la scena dell'esplosione e Sergio viene da noi e ci dice che ci saremmo dovuti stendere dietro dei sacchetti di sabbia non troppo lontani dal ponte , io chiesi a Sergio lui dove si sarebbe messo e Sergio mi indicò una collinetta piu in la, bene risposi, allora veniamo li anche noi"

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    1. Ti ringrazio, anche se è una storia che cambia a seconda dei punti di vista, perché avevo letto in giro anche l'affermazione di Clint, di sicuro è stata una giornata bella movimentata sul set ;-) Cheers

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