lunedì 11 novembre 2019

Parasite (2019): Lotta di classe contro potere (del cinema)

Mi mette sempre allegria guardare i film di Bong Joon-ho, non solo perché in amicizia ormai l’ho sopranominato Bon Jovi-no, ma più che altro perché le sue pellicole sono una meglio dell’altra. La sua ultima fatica “Parasite” premiata con la palma d’oro a Cannes, è a mani basse già destinata ad essere uno di quei titoli da citare quando verso dicembre qualcuno chiederà: quali bei film hai visto durante quest’anno?

Dopo la trasferta americana della favola ecologista Okja, Bong Joon-ho torna a casina sua in Corea del Sud per regalarci un piccolo film con una manciata di attori e due location, due case di altrettante famiglie di estrazione sociale opposta. Un soggetto quasi teatrale, rimasto sul fondo della testa del regista da parecchio tempo, per la precisione da quando da ragazzo faceva ripetizioni ad una coetanea ricca, fantasticando su quanto sarebbe stata più comoda la vita, se anche i suoi famigliari avessero trovato un lavoro al servizio di quei ricconi (storia vera).

Sembra Super Mario quando salta con il pugno alzato per prendere la moneta, invece è Bong Joon-ho che si porta a casa il premio grosso.
Ma l’occhio bionico di Bong Joon-ho è sempre orientato alla settima arte, infatti “Parasite” malgrado sia tutto girato in interni con una manciata di attori, è uno spettacolo di puro cinema diretto in maniera millimetrica, che anche questa volta gioca con i generi. La naturalezza con cui Bong Joon-ho passa da un genere all’altro dovrebbe essere studiata da tutti quelli che da grandi, il cinema vorrebbero farlo per davvero.

Il regista sembra non svoltare mai da un genere all’altro, con lo scopo di prendere in contro piede il pubblico, quello al massimo è un effetto collaterale, le svolte per Bong Joon-ho sono sempre al servizio della storia, dei personaggi, e delle tematiche del suo cinema che anche in “Parasite” tornano di slancio.

La famiglia di Kim Ki-taek (Song Kang-ho, l’attore feticcio del regista, presente in quasi tutti i suoi film) sono degli spiantati poveri in canna, scroccano il wi-fi e vivono facendo lavoretti di poco conto, tipo piegare i cartoni della pizza. Casa loro è uno scantinato ad altezza terra, affacciato su un vicolo molto attraente per gli ubriachi locali, che lo usano per svuotarsi la vescica. L’evento più interessante della loro settimana è la disinfestazione delle strade, perché lasciando le finestre aperte possono avere gratis una spolverata di veleno per insetti.

Ricchi e poveri, siamo tutti accumunati da un drammatico problema: il Wi-Fi!
Bong Joon-ho parte subito forte, Kim Ki-taek continua a piegare cartoni di pizza avvolti nella nuvola della disinfestazione, come a voler mettere subito in chiaro chi sono i parassiti del titolo, ma occhio perché con il regista, le sue storie sono sempre pronte alla svolta e in questa storia di tentativi di scalata sociale, i parassiti potrebbero essere nascosti un po’ ovunque.

Come cantava Manfredi, “Pe' fa la vita meno amara” (cit.) Kim Ki-woo (Choi Woo-shik) riesce a farsi assumere dalla ricca famiglia Park, per dare ripetizioni alla loro figlia adolescente. I Park sono imballati di soldi, il signor Park (Lee Sun-kyun) è un famoso architetto con autista, governante, bella moglie un po’ svampita e figliolo iperattivo in fissa con la pittura e gli Indiani d’America. Il piano di Kim Ki-woo è semplice e ben congeniato: piazzare tutti i suoi famigliari, utilizzando tecniche di guerriglia domestica per screditare l’attuale servitù e far entrare al loro posto, tutti i suoi famigliari. Insomma la famigerata chimera del posto fisso, quello di Checco Zalone.

La scena della filastrocca prima di suonare il campanello, il mio cult della settimana.
Solo che a me Zalone non fa molto ridere, invece Bong Joon-ho con il suo umorismo nero e caustico mi trova molto pronto, non voglio rivelarvi altro della trama, quanto raccontato fino ad ora è la sinossi ufficiale del film, vi lascerò scoprire da voi i trucchi usati da Kim Ki-woo, perché attraverso movimenti di macchina millimetrici, e una scalinata di casa (omaggio del regista al suo film del cuore “Psyco” di Alfred Hitchcock) che ha un ruolo chiave nella vicenda, Bong Joon-ho intrattiene, a metà tra commedia e thriller, senza tirar via la mano sulla questione sociale, perché è chiaro che una trama del genere sia riflesso della condizione della società Coreana, ma per le disparità tra ricchi e poveri, potete restare anche qui, in uno strambo Paese a forma di scarpa.

"Io ho visto Psyco, quello sulla scala non faceva una gran fine"
Il cinema riflette da sempre le idiosincrasie della società, non serve essere dei sociologi (basta leggere i giornali) per capire che il tema della disparità tra ricchi e poveri del mondo è un tema caldo, ho in rampa di lancio domani, un altro titolo che a suo modo tratta la questione, ma il film che più si avvicina a “Parasite” forse è Noi.

Certo Jordan Peele a parità di umorismo caustico era molto più orientato verso l’horror, ma il tema delle due famiglie e di un sottoscala che ben rappresenta la differenza di gerarchia sociale, accomuna le due pellicole. Anche se a ben guardare per Bong Joon-ho questo nuovo lavoro è l’ennesima prova di coerenza interna del suo cinema, il bellissimo “The Host” (2006) cominciava come un classico Kaiju-movie con i mostri grossi, per parlare di famiglia, “Parasite” parla di famiglia e legami famigliari, per arrivare a parlare di mostruosità della nostra società capitalista, non tutta pesche e crema.

"Quello è un Teomondo Scrofalo originale vero?"
Le due case delle famiglie di “Parasite” sono metaforiche tanto quanto il treno protagonista di un altro titolo bello e un po’ sottovalutato della filmografia di Bong Joon-ho, “Snowpiercer” (2013), che trasformava la lotta di classe in una vera e propria lotta (con tanto di asce e momenti d’azione) proprio come avviene in questo film.

Le armi utilizzate dal mio amico Bon Jovi-no per raccontarci questa guerra (anche tra poveri, anzi soprattutto tra poveri!) sono quelle del cinema. La sua regia è di ampio respiro e dettagliatissima, amo molto le storie in cui ogni elemento inserito, trova spazio nel corso della trama, qui un’allergia alle pesche viene utilizzata quasi come un’ironica pistola di Cechov, mentre i personaggi in gioco non vengono mai divisi nei classici schieramenti, con i “buoni” da una parte e i “cattivi” dall’altra, i parassiti sono un po’ ovunque e la lotta di classe può diventare anche violenta.

“Com'era quella storia del senza peccato e della pietra da scagliare?”
La critica al capitalismo di Bong Joon-ho arriva bella diretta, senza entrare nei dettagli della trama, è chiaro che il regista cerca di comunicarci che chi sta in basso, negli ultimi gradini della scala sociale, è un invisibile costantemente ignorato, malgrado i suo sistematici tentativi di comunicare e farsi notare (l’uso del codice morse, che riesce ad essere ironico e malinconico in parti uguale a seconda del momento della pellicola). Ma una volta saliti lassù, in vetta, sgomitando in una guerra tra poveri, anche gli ultimi arriveranno a scimmiottare gli atteggiamenti delle classi più agiate, con il risultato che per assurdo, forse era più facile trovare dedizione e rispetto quando si stava ancora giù, con il naso puntato verso l’alto e la pancia vuota.

Ho trovato azzeccatissimo l’uso della pioggia nel film, quasi liberatoria per i protagonisti, ma ancora di più dei riferimenti agli Indiani d’America, che all’inizio della pellicola sembrano una marginale nota di colore nella storia, ma nel finale si prendono un pezzo del palcoscenico. D’altra parte nella storia chi più degli Indiani, ha subito l’onta di finire relegati ai margini della società, ora non vorrei scomodare la rivolta dei grandi capi Indiani, ma ho trovato molto azzeccato l’utilizzo del copricapo sfoggiato da Kim Ki-taek proprio nel momento chiave della sua storia.

"Che nome ti è stato dato, stupido uomo bianco?" (Cit.)
Anche l’uso della musica è millimetrico quanto la regia curatissima di Bong Joon-ho, ad un certo punto sentiamo partire la nostrana “In ginocchio da te” di Gianni Morandi. Quanto sono belli gli orientali quando cantano le canzoni Italiane? Mi mandano giù di testa. Un pezzo utilizzato con saggezza e non per puro citazionismo pop, perché il “musicarello” Italiano degli anni ’60, sfornato per lanciare la canzone ed interpretato dallo stesso Morandi, era la storia di un ragazzo povero che prendeva una sbandata per una ragazza ricca, salvo poi tornare appunto in ginocchio, dalla vecchia fidanzata, la storia di una lotta di classe con tragedia, proprio come quella di “Parasite”. Ora, non so se mi spaventa di più l’ossessiva cura di Bong Joon-ho, capace di raggiungere questo livello di dettaglio nei suoi film, oppure il fatto che io ricordi la trama di un “musicarello” con Morandi.

Sta di fatto che Kim Ki-taek e la sua famiglia, sono un'altra banda di cani che abbaiano ma che questa volta mordono anche, parafrasando il titolo del film d’esordio del regista, che porta in scena una lotta di classe attraverso una gran regia e personaggi cesellati a dovere, per cui sarà impossibile non patteggiare durante i 132 minuti (che filano via belli lisci) di “Parasite”.

Una volta Sergio Leone ha sfornato una massima notevole: «Quando ero giovane credevo in tre cose. Il Marxismo, il potere redentore del cinema e la dinamite. Oggi credo solo nella dinamite». Quando si tratta del cinema di Bong Joon-ho, potete mescolare tutte e tre le cose, il risultato resta esplosivo lo stesso.

30 commenti:

  1. Ok, già avevo la scimmia, ora che ho letto il tuo pezzo è diventata un gorilla. Pezzo, tra l'altro, molto bello.

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    1. Grazie mille capo gentilissimo, il film è ultra consigliato, sono molto curioso del tuo parere. Cheers!

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    2. Credo che stasera, tempo permettendo, riuscirò a guardarlo ;)

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    3. Ottimo, aspetto tue notizie ;-) Cheers

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  2. Carabara, non ci crederai, ma Carlo V. ed io abbiamo chiesto per anni a Sergio Leone di produrre un film Bros che iniziava con Norman Bates travestito da Nonna Abelarda che canta Fatti Mandare dalla Mamma. Ti dico solo che SL all'ennesima nostra sortita ha sbottato dicendo che ormai associava V. alla dinamite mentre uno dei cortigiani - un parassita che so poi ha fatto tanta carriera in Warner Bros - prendeva appunti. Sarà un caso, ma qualche anno dopo è stato ridotto a film ( "ridotto" è la parola mi ha detto una volta il Bardo di Northampton ) un famoso lavoro di Alan Moore ripieno di dinamite metaforica e non.
    Immagino tu lo sappia già, considerato il numero inverecondo di info che assimili, ma Bong Joon-ho è tornato a lavorare negli States ed il suo ultimo progetto - sarà pronto per Venezia 2020 e si bisbiglia che sarà un nuovo caso Joker - è la storia di una vecchia rockstar di quelle che " si vestono come i fans e non viceversa " che ricorda The Boss Springsteen che invita ad un barbecue il nuovo che avanza in cui è riconoscibile il Bon Jovi degli eighties che finisce per bruciare la chioma e si vede costretto a tagliarla ( storia vera ndr ). Se consideri che uno si chiama Bruce e che l'altro ha lo stemma di Supes tatuato sulla spalla, avrai già capito che è un tentativo di Warner Bros di portare a casa un altro Leone ( non Sergio ndr ) ed un altro miliardo di dollars con un remake non dichiarato di Bats vs Supes senza mamme omonime. Chissà. Ciao ciao.

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    1. Considerata la mia passione per Bruce (Springsteen) e la simpatia per Bruce (Wayne), il mio atavico odio per quello fricchettone (ex) capellone del New Jersey che trovo più irritante di Big Blue quando fa il Boy Scout, è già potenzialmente il mio film del cuore numero uno! :-D Sono giorni di dinamite su questa bara, a breve scoprirai che questo tuo commento è stato anche più profetico del solito. Cheers!

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  3. Visto l'altra sera, bellissimo... Al momento ti accorgi solo che le 2 ore passano in un lampo, della fotografia stupenda, del continuò salto tra i generi (compreso un paio di scene in cui ho dovuto chiudere gli occhi per la tensione) del finale nerissimo... Poi il giorno dopo ti trovi a rimuginarci sopra... e il giorno dopo ancora...
    PS al momento musicarello il cinema ha fatto la ola, nel contesto algido della scena Morandi sembra la Butterfly
    PSS su chi siano i parassiti del titolo ci sarebbe da discutere, e il regista lo sa bene...

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    1. Volano proprio via, ho avuto la stessa impressione anche io, ma è il classico film che andrebbe ripreso tra qualche tempo per riflessioni più approfondite, ora non è il caso, altrimenti avrei dovuto rovinare tutti i colpi di scena e poi, ho bisogno di altro tempo per assimilare tutto. Sul serio, uso della musica (non tanto) fuori contesto micidiale e confermo, il regista ha le idee chiarissime su chi siano i parassiti e lo dice forte e chiaro. Cheers!

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  4. Lo stavo aspettando ma non ho tempo di guardarlo. Mi sa che mi toccherà aspettare un futuro passaggio tv...

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    1. In tv di Bong Joon-ho penso di aver visto passare solo “Showpiercer” e “The Host” ma magari mi sono perso qualcosa io. In ogni caso quando sarà non perderlo perché merita. Cheers!

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  5. Apprezzato alla grande!Visione piacevolissima!

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    1. Finirà per essere uno dei titoli migliori del 2019. Cheers!

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  6. Non sapevo la trama, non mi ero informato sul film, ma letto qui mi sembra una chicca da cercare: grazie come sempre per il tuo servizio pubblico cinematografico ^_^

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    1. Ho riassunto solo la sinossi omettendo quanti più dettagli, meno sai del film meglio é. Prego figurati, questa Bara svolazza anche per questo ;-) Cheers!

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  7. Di questo film non so praticamente nulla, se non il nome del regista e che è una pellicola molto apprezzata. Spero di riuscire a recuperarlo quando uscirà in dvd...

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    1. Non ti serve sapere altro, basta davvero solo quello, anzi, forse bastava solo il nome del regista ;-) Cheers

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  8. Grazie Cass,
    almeno posso citare questo film (che prima o poi vedrò) con gli amici "altolocati" e fare pure bella figura!! Purtroppo (o per fortuna) poche volte l'anno, in occasione delle feste comandate mi tocca frequentare persone diversamente ricche, con molto tempo e possibilità economiche moolto superiori alle mie e per non essere sempre sminuito come quello che guarda solo action / horror / sci-fi movie, devo trovare delle "perle" da inserire nella conversazione. Quindi ben vengano questi excursus nelle filmografie orientali con tracce di critica sociale, sicuramente saranno pochi a conoscere questa opera. Ciao

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    1. Figurati capo, ma non faresti prima a cambiare amici? ;-) Scherzi a parte quando sento certi cinefili colti guardare dall’alto in basso i generi, capisco che forse in una vita precedente ero un lama sputatore, uno di quelli bravi a puntare agli occhi, perché mi aumenta proprio la salivazione. Se non dovessero conoscere Bong Joon-ho lasciami dire che non sono così altolocati come credono, ma se lo conoscono, dovrebbero sapere che uno dei suoi film migliori (The Host) prevede un mostro grosso che minaccia la città realizzato come Ray Harryhausen comanda ;-) Cheers!

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  9. Hai ragione caro Cass, ma non si tratta di veri e propri amici, sono persone che "devo" frequentare mio malgrado e mi fanno lo stesso tuo effetto, anche perché si sentono molto colti e preparati, ma così facendo tirano fuori tutta la mia ignoranza, che per me è un valore, più che un limite, perché ho la capacità di sapermi relazionare con gente di ogni estrazione sociale e culturale. Comunque Host lo avevo visto senza sapere che fosse di questo regista e mi era piaciuto parecchio!!

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    1. I buoni film hanno quella capacità, trascendono i generi e arrivano al pubblico, facessero così anche alcuni appassionati di cinema ;-) Cheers

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  10. Visto poco fa, m'è piaciuto.
    Sì il tema sociale... in snowpiercer la metafora era forse più forte, che dici?
    Morandi: non ci volevo credere, e infatti ho aspettato fino alla fine dei titoli di coda per vedere se la canzone era tra i credit o se, come pure m'è venuto da pensare, fosse stato un magheggio della direzione del doppiaggio... e invece c'era oh, incredibile... tra l'altro ci stava alla grande.
    Ciao
    Vincenzo

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    1. In “Snowpiercer” il tema sociale era lanciato in faccia al pubblico come beh, un treno in corsa, era un METAFORONE, uno di quelli buoni e validissimi, ma ci stava alla perfezione perché era un film più di genere (i cattivi direbbero che con gli americani di mezzo, le cose bisogna urlarle a pieni polmoni invece che dirle e basta), il bello è che la critica sociale è sempre presente, anche in “The Host”.
      Per fortuna ho visto il film in lingua originale quindi non ho dovuto nemmeno aspettare la conferma dei titoli di coda, il fanatico della musica fuori contesto in me ha apprezzato molto la scelta musicale ;-) Cheers!

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  11. Dopo averti finalmente letto mi sento in colpa. Per il mio post poco ispirato, per non essere entrata a dovere nel film. Che mi è piaciuto, davvero tanto, ma che non mi ha rubato il cuore. Non so perché -serata sbagliata? Può essere. Difficoltà con la lingua e un certo umorismo? Pure- ma è mancata l'emozione e così anche la cura maniacale del signor Bong non è bastata.
    Fortuna che quel finale, con un colpo di coda, i brividi me li ha fatti venire, facendomi capire che se era mancato l'entusiasmo, la colpa era solo mia.

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    1. Non sentirti in colpa perché “Parasite” trovo che sia uno di quei film che richiede tempo per sedimentare (se non proprio fermentare) dopo la visione. Penso che sia uno di quei film in cui molte riflessioni e sensazioni, arrivano nei giorni successivi, andrebbe valutato e commentato a mente fredda, per fortuna avremmo tempo per farlo in futuro ;-) Cheers!

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  12. Stupendo. Una guerra tra poveri talmente feroce che assume dei contorni addirittura horror. Il tutto condito con un'ironia e una satira sociale non indifferente. Comunque secondo me Snowpiercer non è mica stato così sottovalutato, per fortuna direi.

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    1. Bravissima, arriva davvero quasi ad essere horror a tratti, gran film. No vero, diciamo che tra i cinefili è quello che viene citato meno, perché ha la “colpa” di aver portato Bong Joon-ho al grande pubblico, per me resta un filmone, andare in America, dirigere un cast americano, adattando un fumetto francese, senza perdere niente delle proprio tematiche è stata una gran mossa, oltre ad essere uno dei film più sottilmente sovversivi degli ultimi anni. Si capisce che è uno dei mie preferiti vero? ;-) Cheers

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  13. Diciamo le cose come stanno, Bong Joon Ho in vita sua ha sbagliato forse solo Okja (e avercene di film sbagliati così), e qui siamo quasi ai livelli di quello che è già un capolavoro della storia del cinema (Memories of Murder). Ma soprattutto quello che sorprende qui è la capacità di conciliare veramente intrattenimento e riflessione sociale, autorialità e cinema popolare, e di giocare con le aspettative del pubblico con un'intelligenza fuori dal comune. Vedere film come questo (e anche come The Irishman, lo butto là che fa sempre bene) fa bene al cuore, e il successo che sta avendo in tutto il mondo fa ben sperare per il futuro.

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    1. Dove si firma per film minori tutti come "Okja"? ;-) Più che altro trovo che sia la prova che i registi e gli autori, esistono ancora e possono continuare a farsi valere anche nel cinema contemporaneo, che per logiche di mercato sembra preferire mestieranti capaci di consegnare in tempo, e qui la critica di zio Martino è secondo me impeccabile e non criticabile da nessuno con un minimo di sale in zucca. Io poi di un autore ammiro molto la continuità, Bong Joon-ho tende ad essere coerentissimo oltre che girare alla perfezione, tanta roba per davvero. Cheers!

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    2. Un mio collega è andato a vederlo sabato scorso e mi ha detto che la sala era gremita di gente, segno che i bei film riescono a fare anche buoni incassi, meno male!! Mi ha anche detto che ha un finale molto pulp (fiction)... Niente, mi toccherà vederlo il prima possibile. Ciao

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    3. Merita, sarà sicuramente tra i migliori film del 2019 ;-) Cheers

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