mercoledì 9 ottobre 2019

Depraved (2019): Feed my Fessendenstein


Tutti dovrebbero voler ben a Larry Fessenden, qui alla Bara Volante il vecchio Larry gode di totale stima. Attore un po’ ovunque, per il suo pupillo Ti West, ma anche per Scorsese, Jim Jarmusch oppure in “Cabin Fever 2” (2009) dove era fenomenale. Sceneggiatore, produttore, montatore, uno dei primi a parlare di surriscaldamento globale quando Greta Thunberg andava ancora all’asilo, ma soprattutto regista, sempre nella zona delle operazioni in parecchi horror indipendenti.

Se uno così decide di regalarci la sua versione di Frankenstein io mi fido, anche se la creatura del celebre dottore (e di Mary Shelley) è tra i classici più svalutati, esce una nuova versione di Franky, non lo so, ogni sei mesi? Ultimamente ci hanno provato anche Max Landis, ed un’altra vecchia volpe dell’horror come Bernard Rose, con risultati che forse sarebbe meglio dimenticare.

L’idea di un Frankenstein tutto suo, gironzolava nel testone di quel matto di Larry da diverso tempo, forse già da “No Telling” (1991, anche noto come “La sindrome di Frankenstein”) un piccolo film con un grosso messaggio contro la vivisezione. Si perché i film di Fessenden sono tutti così, possono essere microscopici come Beneath – sua ultima fatica risalente a ormai sei anni fa – ma hanno sempre qualcosa da dire, anche “Depraved” risponde perfettamente alle caratteristiche.

"Fermi, fermi così fermi... Si. Può. Fare!"
Realizzare una versione moderna del classico di Mary Shelley, con un budget con cui altri di solito pagano il catering, girando l’intero film in 24 giorni a Brooklyn (storia vera), non è certo un’impresa per tutti, il rischio di scadere subito nel ridicolo specialmente nella resa visiva della creatura, è dietro l’angolo, ma il vecchio Larry è uscito a testa alta anche da questa sfida.

Ad aprire il film ci pensano Alex (Owen Campbell) e la sua ragazza Lucy (Chloë Levine) alle prese con una mezza litigata quasi risolta, almeno finché un tizio misterioso per strada, accoltella il ragazzo a morte, pronti via, un inizio tranquillo insomma.

Il risveglio sarà dei peggiori, all’interno di un nuovo corpo ripieno di cicatrici e parti non sue (infatti ad interpretarlo è un bravissimo Alex Breaux) la creatura si risveglia caracollante e incontra Henry (David Call) novello dottor Victor Frankenstein che lo ha riportato in vita, in quello che sembra essere il suo appartamento adibito a laboratorio.

Quando chiedi che ti diano una mano, e quelli te ne danno una nuova attaccata al braccio.
Larry Fessenden gioca a carte scoperte, mettendo in chiaro tutti i riferimenti fin dall’inizio, è lo stesso Henry a definire una scelta banale il nome appioppato alla creatura, Adam. Ma la direzione del film è molto chiara, Fessenden scrive dei personaggi sfaccettati che saranno anche ricalcati suoi corrispettivi nel libro di Mary Shelley, ma risultano tutti credibili e ben motivati, ed essendo anche un attore oltre che un regista, dal suo cast di semi sconosciuti tira fuori ottime prove.

Henry è un medico di guerra con un disturbo post traumatico alla base della sua ossessione di sconfiggere la morte, ad ogni costo se necessario. David Call è molto bravo a rappresentarlo in bilico tra responsabilità e traumi passati, senza mai scadere nella macchietta dello scienziato pazzo. Allo stesso modo Polidori è un personaggio più profondo rispetto a quanto il suo ruolo di finanziatore dell’operazione lascerebbe intendere, Joshua Leonard (quello dell’originale “The Blair Witch Project” visto di recente in Unsane) è perfetto nel giostrarsi nell’arco narrativo di un personaggio che inizia comunque come un personaggio a suo modo positivo, lo “zio” figo che porta il suo particolarissimo nipotino fuori a far serata, sperimentando alcolici negli strip club della città, per finire a paragonarsi lui stesso ad Igor, l’assistente di Frankenstein.

“Io credevo che si pronunciasse Eye Gor”
Quante incarnazioni ha avuto il vecchio Franky solo al cinema? Incalcolabili, James Whale ha definito per sempre l’iconografia del personaggio nel suo capolavoro del 1931, Kenneth Branagh nel 1994 lo ha reso barocco e roccocò come il suo super ego gli imponeva, ma se ignoriamo volutamente porcheria come “I, Frankenstein” (2014), persino Scuola di mostri sapeva bene che la creatura del Dottore è una figura tragica, in grado di attirarsi la compassione del pubblico.

Larry Fessenden anche in questo non sbaglia un colpo, vediamo letteralmente crescere Adam come se fosse un bambino davanti ai nostri occhi, ogni giorno impara qualcosa di nuovo, e le strane lucette colorate che si accendono sullo schermo sono il modo del regista di mostrarci le sinapsi di Adam che si riattivato, conquistando conoscenze e ricordi delle vite passate. Il punto di vista personale e azzeccato di Fessenden è quello di raccontarci il suo dottore come un padre recalcitrante, che si trova papà di uno che da vivo, avrebbe più o meno la sua stessa età.

“Adesso papà ti ricuce, così puoi tornare a giocare”
Questo permette a Fessenden di mettere su un bel discorso relativo al creatore e alla sua “opera”, in questo senso Polidori diventa quasi il “produttore” che porta Adam a scoprire la bella vita, ma anche l’arte al museo, dove in un tripudio di lucette e sinapsi che ripartono, proprio lui parlando della razza umana, ci regala la frase che da il titolo al film. D’altra parte è sensato no? Se molti registi una volta raggiunta la fama, decidono di lanciarsi nella loro versione di Pinocchio, uno nato e cresciuto nell’Horror non può che scegliere di portar in scena Frankenstein, una sorta di Pinocchio horror.

Adam poi funziona alla perfezione, il trucco sul volto e sul corpo di Alex Breaux è ben fatto e non così esagerato da farlo sembrare (troppo) grottesco, ma soprattutto cambia e attraverso capelli che ricrescono e cicatrici che diventano progressivamente meno evidenti (per quanto possibile) anche il passaggio del tempo sul personaggio viene reso piuttosto bene. Al resto ci pensa Alex Breaux con una prova davvero azzeccata, che funziona anche nei passaggi più a rischio risate involontarie.

“Niente borchie di metallo sul collo e testa piatta, è già un passo avanti”
Larry Fessenden è molto bravo a gestire tutti i registri, nel primo atto del film ci fa affezionare a tutti i personaggi partendo proprio da Adam, dopodiché come in una versione ridotta – ma non per questo meno rivoluzionaria – dei turbamenti adolescenziali del suo protagonista diversamente vivo, ci conduce per mano attraverso tutte le fasi della vita della sua creatura con un mestiere e un talento notevole, l’uso della frase «gravity is my friend», pronunciata con identica cadenza da Breaux in due momenti diversi del film, ci fa capire quanto sia cresciuto questo strambo bimbo, a cui in 114 minuti ci siamo anche un po’ affezionati.

Alcuni passaggi di questo piccolo film poi sono la prova del talento di Fessenden, la sortita al bar di Adam porta nella pancia gli echi dei vecchi incontri tra la creatura di Frankenstein e qualche personaggio innocente, provenienti dalle vecchie incarnazioni del personaggio al cinema, ma anche declinate con una comicità perfettamente riuscita, difficile da ottenere se il tuo protagonista è un cadavere rianimato che incontra al bar una bionda di nome Shelley (Addison Timlin e no, il nome del personaggio non è stato scelto a caso).

“Non sei minorenne vero?”, “E tu non sei morto… vero?”
Gli scarti tra un momento comico e uno drammatico poi, sono quelli che ti aspetteresti da un adolescente problematico come potrebbe essere Adam, ma il bello del film è vedere come con un budget infinitesimale Fessenden abbia portato la storia che tutti conosciamo, da un vecchio castello gotico alla realtà delle Start-up, con Polidori a ricoprire il ruolo del diabolico produttore.

Il fatto che questo film fosse forse il più desiderato di sempre da Fessenden, lo si vede dall’aderenza all’iconografia, in “Depraved” ritroverete tutti i fiumi ghiacciati, gli incendi e gli scontri che hanno reso popolarissimo il romanzo di Mary Shelley, però adattati in chiave moderna, ma anche un discorso sul creatore e la sua opera che per uno che bazzica il cinema da tanto tempo, non può essere indifferente.

Insomma nemmeno questa volta Larry Fessenden delude, il risultato finale è talmente sentito, coerente e riuscito nel suo farti affezionare ad Adam, da funzionare proprio bene, anche se la storia è ultra nota e anche piuttosto svalutata. Forse ci voleva uno come lui, abituato ad occuparsi di ogni parte della produzione di un film, per dare beh, nuova vita alla creatura di Frankenstein.

20 commenti:

  1. Vediamo se ora riesco a farmi riconoscere dalla Bara, che ho una crisi di identità :-D
    Saper dire qualcosa di nuovo (o che sembri tale) è un grande pregio, quindi sicuramente regalo al film un pollice in su sulla fiducia ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Eccoti, direi che ci sei ormai, hai abbattuto le fastidiose difese di Blogger ;-)
      Il film è piccolissimo come quasi tutti quelli di Larry, però funziona riesce ad essere moderno, divertente e a tratti malinconico, un vecchio maestro dell’Horror che non sbaglia il colpo. Cheers!

      Elimina
  2. Alice Cooper approva la citazione! 😄 E' uno che gode forte o no? (cit.)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La tua capacitù di cogliere le citazioni attraversa tutti i media ;-) "noi non siamo degni, noi non siamo degni, siamo cacchette!" (cit.) Cheers!

      Elimina
    2. Non saprò un po' troppe cose per essere solo un semplice roadie? 🤣😂

      Elimina
    3. Mai sottovalutare i roadie, lo dico sempre ;-) Cheers

      Elimina
    4. Grande Dave, sei il miglior citazionista che conosca!! Purtroppo non trovo nulla di livello appropriato per inserirmi nel giogo giogo delle citazioni, quindi concludo con un "Ohh, for God's sake! He's got an arm off!" collegandomi anche all'immagine di sopra!!

      Elimina
    5. It's not hip-hop, it's Electro. Prick ;-) Tanto ormai abbiamo scollinato nell'altro post. Cheers

      Elimina
    6. Ahaha ciao Dan!! Ben ritrovato! 😃

      Comunque riguardo a Fessenden (che sembra il nome di un medicinale 😂😂) non ho visto nessuno dei suoi film, questo mi sembra un ottimo titolo per cominciare! Me lo hai venduto benissimo, Cassidy!

      Elimina
    7. Sono qui anche per questo, ma il vecchio Larry non mi paga giuro, sono volontario ;-) Cheers

      Elimina
  3. Di solito i film di Larry Fessenden si dimostrano sempre dei piccoli capolavori, vediamo se sarà così anche stavolta! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mettiti nei miei panni, un film con Larry Fessenden e Frankenstein insieme, come resistere? Per me è promosso anche questa volta il vecchio Larry, fammi sapere cosa ne pensi tu ;-) Cheers

      Elimina
  4. Interessante. Non sono un fan di Fessenden visto che dei suoi film non credo di aver visto qualcosa (come attore invece l'ho visto parecchio in giro!). Però il fatto che abbia avuto qualcosa di nuovo o originale da dire su un tema stra-saturo come quello del mostro di Frankestein, beh... Una possibilità mi sento di concedergliela. Quando le idee vanno oltre la realizzazione, per quanto possibile, è giusto premiarle.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si finisce per patteggiare davvero per questo personaggio che di banale ha solo il nome, è un film piccolino come tutti quelli di Fessenden, però si lascia guardare ;-) Cheers

      Elimina
    2. A proposito di "parteggiare per questo personaggio": Joker a quando?

      Elimina
    3. Facile, a quando riuscirò ad andare a vederlo, un affare meno semplice di quello che si potrebbe immaginare, in questi giorni non so se sto arrivando oppure se sto andando via. Cheers!

      Elimina
  5. Ecco un autore di cui non sapevo nulla.
    E da quanto leggo, oltre ad essere un regista capace di tirar fuori il massimo col minimo, e' anche un artigiano tuttofare come Dio comanda.
    Uno della vecchia scuola, quindi.
    Mi piace. Da vedere alla prima occasione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Decisamente vecchia scuola e decisamente meritevole, potresti iniziare da "Depraved" ma ti consiglio anche "The last winter", ancora quello che preferisci di Larry. Cheers!

      Elimina
  6. Sembra veramente interessantissimo, me lo segno assolutamente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il vecchio Larry merita, e questo è un buon modo per fare la sua conoscenza. Cheers!

      Elimina