mercoledì 2 ottobre 2019

57 canali e niente da vedere: The Handmaid's Tale 3, Mindhunter 2, Il regista Nudo e Wu Assassins

Torna l’appuntamento con titolo Springsteeniano, con le ultime serie viste di recente, non perdiamo altro tempo, via via via via viaaaaa!
The Handmaid's Tale
Stagione: 3
Dove la trovate: Tim Vision

Mettiamoci l’anima in pace, “The Handmaid's Tale” non è più la serie che con la prima stagione, ci ha annodato le budella, regalandoci un’icona di resistenza umana, splendidamente interpretata da Elisabeth Moss nel ruolo della vita. Ho apprezzato la seconda stagione, in cui il gioco era frustrare le aspettative, ma i passaggi a vuoto della storia, dettati dall’assenza del romanzo originale di Margaret Atwood a fare da rete sicurezza si vedevano tutti.

Sapere che la Atwood è al lavoro su un seguito letterario, non mi tranquillizza per niente (…anzi), e la terza stagione del racconto dell’ancella, ci mette una vita e mezza a carburare, alcuni personaggi (tipo Nick) escono di scena al grido di «Io vado, eh?». Certo non mancano i momenti tosti, come il primo piano rabbioso della Moss, sulle note di “Sunday Bloody Sunday” alla fine dell’episodio 3x04 (God Bless the Child).

Testa bassa, capo chino (ma ancora per poco)
Per far arrivare la figlia dei Waterford (quindi di June) in Canada ci vuole tanto tempo, e non basta il duello verbale tra June e Serena sotto i resti della statua di Lincoln a Washington (3x05 Unknown Caller) a tenere alto l’interesse. Quando poi nell’episodio 3x08 (Unfit) ho visto partire un flashback in stile Orange is the new black sul passato di zia Lydia stavo per cedere, se non fosse che l’episodio è perfetto per raccontarci come il male possa essere banale, dai l’occasione al più grigio e frustrato dei burocrati e quello dimenticherà l’umanità in nome della rivalsa personale, ma in ogni caso per la stagione è la svolta.

Previously on Orange is the new black The Handmaid's Tale.
Lo dicevo scrivendo della seconda stagione, la musica non è fondamentale per la vita, ossigeno, acqua, cibo e altre cosette di questa portata lo sono, ma tu ad un uomo (o a una donna) puoi togliere tante cose, la musica sarà una di quelle che mancherà di più. Per la nostra June, poi Offred poi Ofjoseph è sempre la musica a scatenare la rivolta. Era “Hungry heart” di Springsteen nella seconda stagione, qui invece tocca ad un brillante utilizzo di musica fuori contesto, “Heaven is a place on earth” di Belinda Carlisle.

Lo dico senza paura di essere smentito, per l’icona di resistenza umana June, l’episodio 3x09 (Heroic) è uno dei migliori di tutta la serie, costretta nell’ennesima punizione assurda e umiliante, la mente di June se ne va, forse in pezzi definitivamente e se lei non molla malgrado tutto, tu sul tuo comodo divano che vuoi fare, lasciar perdere? Eh no ormai mi avete riacchiappato!

“Ancora quella stramaledetta canzone, la odio”
June da qui in poi non ha davvero più niente da perdere, nemmeno la sanità mentale ed è pronta a pugnalare il cuore nero di Gilead, il fatto che le sia concessa ancora tutta quella libertà di movimento, va sicuramente annoverato tra i passaggi logici mancati della serie, ma “The Handmaid's Tale” per assurdo ritrova i Waterford – ormai fossilizzati nel loro ruolo – per certi versi perdendoli e costringendoli a fare i conti con le loro azioni, una svolta niente male per il futuro della serie.

Lo ha fatto la Targaryen su HBO, non possiamo fare lo stesso su Hulu?
June invece riabbraccia la cultura (pop) che le è stata negata in quanto donna in un regime dittatoriale e nell’episodio 3x10 (Bear Witness) cita addirittura la frase di Roy Scheider in Lo Squalo, e quella “barca più grande” la usa per portare via a Gilead la cosa che ama di più. Questa volta la ribellione è davvero iniziata, tardi, perché ormai la serie per strada ha perso metà della forza e degli spettatori, ma non so se me la sento di lasciare ancora June sola, è troppo il tipo di personaggio per cui mi piace tifare, magari resto anche per il prossimo ballo.

Commento in breve: Heaven is a place on earth, ma magari anche no.
Chi ne ha scritto meglio di me: Diario di una dipendenza (da serie tv ma non solo)

Mindhunter
Stagione: 2
Dove la trovate: Netflix

Lo avevo già scritto commentando la prima stagione, ho una certa passione per i Serial Killer, e se la cosa mi fa sembrare matto, guardate su, leggete il nome del blog e i vostri dubbi dovrebbero trovare conferma. Sulla carta “Mindhunter” è la mia serie della vita, ma di fatto niente, io questa seconda stagione non la volevo nemmeno vedere, ma a furia di sentire commenti entusiasti ho ceduto e ancora una volta confermo: non mi prende per niente.

"Segna zero, niente punti" (cit.)
Si, la ricostruzione storica è ottima, come la messa in scena e il cast, ma non ha mai un picco, un apice, un momento in cui sembra viva questa serie. Ci ho sperato con quella scena d’apertura diretta da David Fincher, dall’atmosfera malsana quasi in stile “Il silenzio degli innocenti” (1991), sulle note di "In every dream home a heartache" dei Roxy Music, a sperare che forse “Mindhunter” poteva diventare la mia serie preferita di tipo… Sempre! Invece ciccia.

Gli unici momenti in cui riuscivo a risvegliarmi dal torpore, era quando attori con trucco e parrucco, resi identici agli assassini famosi che interpretano, entrano in scena per la loro intervista registrata. Il figlio di Sam (nell’episodio 2x02) ma anche Charles Manson (episodio 2x05) tutto bello, ma se intorno le trame e le sotto trame dei protagonisti sono raccontate come un rumore di fondo monotono, non si fa che diluire la storia.

L’episodio con l’amico dei cani qui, mi è piaciuto più di quello con il fanatico dei Beatles qui sotto.
Se l’enfasi e il trasporto sono questi, avrei preferito un bel documentario pieno di dati e numeri, il cinema o le serie tv moderne che ad esso si accostano, dovrebbero andare oltre, così mi spiace, non ci siamo, o per lo meno non fa per me. Volevo solo far notare però che a Tarantino è bastato dire che avrebbe usato il personaggio di Manson nel suo prossimo film, per farlo tornare in auge.

Per colpa tua non posso più dire che mi piace "Helter skelter" dei Beatles senza che tutti mi guardino male (storia vera)
Non ho ancora visto “Charlie Says” con Matt Smith, purtroppo però ho visto l’inguardabile (e concettualmente disonesto) “The haunting of Sharon Tate” uno slasherino con Hilary Duff nei panni della Tate, che termina con uno dei finali più stupidi che io ricordi, che però almeno mi ha fatto girare le balle, la seconda stagione di “Mindhunter”? Nemmeno quello.

Commento in breve: Charlie Cassidy don't surf
Chi ne ha scritto meglio di me: Giro di caffè In Central Perk, fondamentali per restare svegli durante la visione della serie.

Il regista Nudo
Stagione: 1
Dove la trovate: Netflix

Questa serie rischia di passare un po’ troppo inosservata, anche perché andiamo, chi è il matto che potrebbe guardarsi una roba con in locandina un giapponese in mutande? Per vostra fortuna (…fortuna?) il vostro amichevole Cassidy di quartiere è matto col botto, ma anche fanatico di Minoru Kawasaki, il che mi rende impavido contro ogni tipo di follia proveniente dall’estremo Oriente.

Cerchiamo di definire il prodotto, siamo davanti ad una biografia, a metà tra la commedia e il dramma, con il secondo in netto vantaggio, malgrado l’argomento di fondo che può strappare più di una risatina. Si perché “Il regista nudo” del titolo è Tōru Muranishi, di fatto l’uomo che ha sfidato la rigidissima censura del suo Paese, portando l’industria pornografica Giapponese nell’era moderna. Non che io abbia verificato eh? Me lo ha detto mio cuGGGino!

Sembra una puntata di “Mai dire Banzai” lo so, però merita giuro!
La serie è tratta dal libro biografico “Il regista nudo - Resoconto di Tōru Muranishi" di Nobuhiro Motohashi e distribuita internazionalmente sulla piattaforma di streaming Netflix. Otto episodi scritti e in parte diretti da Masaharu Take, regista che qui davvero trova il modo di dare fondo a tutte le sue fantasie pornografiche Scorsesiane, perché la storia di Tōru Muranishi sembra davvero la cronaca di un personaggio uscito da un film del regista di New York.

Tōru Muranishi (un azzeccatissimo Takayuki Yamada) è un venditore di enciclopedia porta a porta, e nemmeno uno di quelli bravi, per assurdo le sue capacità di venditore vengono fuori quando un giorno, fa l’errore madornale di cercare di vendere un'enciclopedia ad uno dei capi della Yakuza. Classica situazione in cui se non trovi un modo di tirarti fuori a chiacchiere, puoi salutare amici e parenti e prepararti mentalmente al concetto di eternità.

Kaoru Kuroki, una specie di Cicciolina orientale, sempre a quanto dice mio cuGGGino eh?
Ma se la fortuna è cieca, la sfiga ci vede benissimo e Tōru resta presto senza lavoro e senza moglie. Cornificato e abbandonato l’uomo scopre che la castissima industria pornografica Giapponese, aspetta solo qualcuno in grado di dare il via ad una rivoluzione che lo vedrà scalare l’impero del porno nel Paese del Sol Levante. La svolta vera però è l’incontro con la giovane Kaoru Kuroki (Misato Morita) destinata a diventare la più celebre attrice porno Giapponese, fautrice di una rivoluzione di costume prima impensabile.

Per metà stagione, “Il regista nudo” sembra uno strambo spin-off di “Boris”, ambientato nell’industria pornografica Giapponese, Tōru Muranishi e la sua buffa banda di gatti senza collare, è mosso dal sacro fuoco dell’arte, sperimenta, esagera, mescola i generi e tra una scena di nudo e l’altra si ride anche parecchio. Il film girato nel campo da Baseball è qualcosa di tragicomico, ma decisamente spassoso.

"Non stamo a fà Kubrick!" (Cit.)
Eppure “Il regista nudo” non è una scusa per mostrare un po’ di quella roba disdicevole che fanno quei perversi dei Giapponesi, ma è un racconto davvero Scorsesiano su un regista e la sua bruciate passione per il cinema, visto come mezzo di rivalsa anche sociale. Una serie che fa meno ridere di quello che uno potrebbe pensare dalle premesse, e proprio quando smette di farti ridere, inizia ad appassionarti con il suo dramma. Merita un’occhiata, magari avvisando che state guardando una serie di Netflix per non venir etichettati come maniaci sessuali, non parlo per esperienza eh? Me lo ha detto mio cuGGGino!

Commento in breve: Tipo “The Aviator” (2004) con il porno al posto degli aeroplani
Chi ne ha scritto meglio di me: Credo nessuno di quelli che conosco, cito Recensioni Ribelli perché Genius è un altro che non ha paura di nulla in arrivo dall’oriente.

Wu Assassins
Stagione: 1
Dove la trovate: Netflix

Iko Uwais protagonista di una serie tv. Vi servono altre informazioni per avere voglia di guardarla? A me no.

"Woa! Ma questo succedeva già a Scott Bakula nelle puntate di In viaggio nel tempo!"
Dieci episodi da circa 50 minuti l’uno, che però non passano tutti via lisci come l’olio, almeno nelle parti in cui i personaggi si ostinato a parlare, invece che fare l’unica cosa sensata: Menarsi!

“Wu Assassins” è la storia del giovane Chef Kai Jin (Il nostro Iko-Iko) che nel retro del suo camion cucina piatti e manicaretti vari, da servire lungo le strade della Chinatown di San Francisco, un modo civile di guadagnarsi da vivere, dopo un passato più che tormentato.

Un giorno e con una frettolosità mica da ridere, Kai si ritrova investito dei poteri del Wu Assassins il difensore del suo popolo, del pianeta e di un sacco di altre robe astrali, con il compito di trovare e uccidere i possessori degli Elementi (Fuoco, Acqua, Terra, Legno e Metallo. Una roba tipo sassa carta forbice per capirci) o per la Terra non ci sarà speranza. Tutto questo accade in dieci secondi e un veloce utilizzo di computer grafica, una roba del tipo, toh! Ora hai i super poteri ciao!

"Per il potere di del menare! La grande forza è con meeeeee!"
I super poteri per Iko Uwais consistono in fare quello che gli riesce meglio, picchiare con enorme agilità e coreografie degne di nota, in una serie che a differenza di Warrior conquista più che altro per le scene “di menare” che per la trama in se. Trama che come tante serie tv Netflix, risulta spalmata su troppi minuti, specialmente per la storia che ha da raccontare. Il risultato finale non è affatto male, anche se resta la sensazione di un Iron Fist, realizzato con un protagonista che conosce davvero le arti marziali, e non ha paura di mostrare il suo talento in una serie televisiva che potrebbe anche permettergli di arrivare al grande pubblico.

"Mi daresti la password del tuo account Netfl... Ok va bene scherzavo!"
Insomma non proprio Grosso guaio a Chinatown, però una robetta dove appena parte l’azione, è di quella fatta bene (basta dire che la bella di turno, è Katheryn Winnick, attrice, taekwondoka e karateka canadese) con un Iko Uwais che ancora non si è messo in testa di essere un grande attore, e mena come un fabbro, quindi finché abbiamo la possibilità di vederlo fare quello che gli riesce meglio, sarebbe un peccato sprecarla.

Attrice, taekwondoka e karateka ma anche meccanica, che al giorno d'oggio bisogna saper fare un po' di tutto.
Commento in breve: Finn Jones? Metti un po’ il braccio così? Ma vaffanculo va!
Chi ne ha scritto meglio di me: Ehm, credo solo io. Qualcuno l’ha vista? Vorrei leggere qualche parere, il mio già lo conosco!

18 commenti:

  1. Il Regista Nudo è stata una piacevole sorpresa di fine estate, anche se la parte alle Hawaii potevano farla meglio (e con tutta la musica giappo anni ottanta che potresti usare vai a mettere Amy Winehouse, why?). L'episodio finale sembra aprire le porte ad una seconda stagione, vedremo. Bravi anche tutti gli attori, nonostante qualche interpretazione un po' sopra le righe (come loro solito).

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    1. Ho avuto la stessa sensazione, mi è sembrata una porzione di stagione anche girata in modo strano, come se fossero fuori dal budget disponibile. Si anche perché la storia del protagonista prosegue con altre colorite trovate (un po’ mi sono documentato), per il resto la recitazione Giapponese è sempre un po’ sopra le righe, ma credo che gli derivi dalla tradizione del teatro Kabuki. Cheers!

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  2. Sono a metà della 3^ stagione delle Ancelle. Le prime due me le sono stragodute e le colloco tra i migliori prodotti mai sfornati per il piccolo schermo. L'ho consigliata a chiunque ma con, ahimè, poco riscontro. Questa annata però sto faticando parecchio a concluderla. Un po' per il tempo che non è mai abbastanza e un po' perché a questa stagione manca qualcosa rispetto alle precedenti. Mi riservo di cambiare opinione a fine visione ma per ora siamo un paio di spanne sotto (sono stato buono...).

    Poi devo benedire/maledire Lucius che mi ha messo la pulce con BANSHEE e i ritagli di tempo sono solo per questa bomba passata un po' troppo sotto silenzio. Quelle cose che avevo in piedi ("Scrubs" su tutte, ma pure il recupero lento ma costante dello "Shamless" americano. Su "Mad Man" me la sono messa via e ho riposto il cofanetto in attesa di tempi migliori) sono tutte ferme perché devo per forza finire la storia di "Lucas Hood" (???).

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    1. Nella prima metà della terza stagione stavo per gettare la spugna, poi mi sono ringalluzzito forte con l’episodio 3x09 ;-) Banshee devo iniziarla anche io, ma prima devo finire “Deadwood” che procede lenta ma inesorabile, me la sto gustando ;-) Cheers!

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    2. Edit sulle ancelle. Ho finito ieri la stagione. 8 episodi mooooolto lenti dove succede poco o nulla. Salvo qualche bel momento particolarmente ispirato, la faccia e gli occhi della Moss che, come sempre, dicono tutto e un paio di chiusure di puntata. Stop. Ammetto che in un paio di episodi mi sono abbioccato. La svolta sul finale dell'episodio 8 (quando June si incazza con l'ancella "traditrice") e decollo con l'episodio 9 sul passato di Lidia. Semplice, quasi banale, ma maledettamente efficace per capire come una pia insegnante abbia abbracciato così profondamente il "male" e il parallelo tra passato e presente è tanto scolastico quanto efficace. Da là è un crescendo con gli ultimi episodi guardati in apnea, con mezzo groppo in gola e con mia moglie che insultava con gli occhi spiritati la tv agitando i pugni! Il tutto facendo le ore piccolissime (ieri, anzi oggi: terminata la visione all'una e qualcosa con la sveglia alle 5. Alè! Mi sono pure fermato accanto il lettino di mia figlia con gli occhi lucidi...) per capire dove si voleva andare a parare.

      13 episodi per una serie così lenta sono un'enormità e si sentono tutti. 8 sarebbero stati perfetti senza inutili allungamenti di brodo che fanno abbioccare. Condensare il meglio alla fine è dannatamente rischioso e se non era per questo tuo post che mi diceva di tener duro avrai abbandonato la barca.

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    3. Secondo me merita restare, intanto ho iniziato a leggere il romanzo (anzi, i romanzi, visto che è appena uscito il seguito), quella combo episodio 8 e 9 è micidiale, certo non siamo più di fronte alla prima stagione, ma niente a me ancora smuove delle robe dentro questa storia. Cheers!

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  3. Posso darti un consiglio? Conosci già la nuova serie horror di Netlix? La francese "Marianne"?
    Dagli una possibilità.
    Riguardo a "The Handmaid's Tale" effettivamente si sta sgonfiando puntata dopo puntata.

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    1. Ho appena finito la quarta (ed ultima per fortuna) di "Preacher" devo solo capire se iniziare "Marianne", "The Terror 2" oppure "Euphoria", comunque sono i prossimi titoli che ho nel mirino ;-) Cheers

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  4. Visto Wu Assassins, ma non tutto.
    Premetto che la trama mi ricorda un po' quella porcata de L' ULTIMO DOMINATORE DELL' ARIA, ma appiccicata ad uno come Uwais mi pare un po' ridicola.
    Persino nei peggiori film di Van Damme c'era un incipit piu' appropriato.
    Mettici la lotta tra gang, la malavita organizzata, i terroristi...ma non questo.
    Ok che se ci deve menare basta un pretesto qualunque (tipo l'elefante in THE PROTECTOR). E qui, quando lo si fa, lo fanno bene. E con gente che sa farlo, per fortuna.
    Spero per davvero che per Uwais arrivi la grande occasione, prima o poi.
    Se la merita.

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    1. Non arriva agli orrori dell'ultimo dominatore dei peti, mi sembra un Iron Fist un po' meno scemo (ho detto un po') dove si menano di gran lunga meglio. Apprezzo che Iko non si sia ancora montato la testa per nostra fortuna, ma a differenza di "Warrior" qui le parti interessanti sono quelle con le botte, il resto conta poco ;-) Cheers

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  5. Devo recuperare Il regista nudo!
    E pure Il racconto dell'Ancella, ora che ho Tim Vision tutto per me.
    Ma non so come, ho qualcosa che mi frena.

    Moz-

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    1. La prima stagione dell'ancella è bellissima, poi avere Tim Vision invoglia, anche perché hanno solo quello e poco altro in catalogo ;-) Il regista nudo non merita di essere ignorato! Cheers

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  6. La serie con Iko-Iko è ovviamente nel mio mirino :-P

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    1. Aspetto il tuo parere in merito, sono curioso ;-) Cheers

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  7. Ahahah, grazie della cit 😂😂 colgo l'occasione per consigliarti "Antiporno" di Sion Sono!

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    1. Figurati Bro, ho letto il tuo pezzo sul film, con Sion Sono sono (ah-ah) rimasto parecchio indietro ma apprezzo ;-) Cheers

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  8. The Handmaid's Tale sarà una delle prossime serie da vedere ;)
    Comunque non conoscevo Wu Assassins, è interessante :)

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    1. La rubrica serve anche per questo, sono curioso dei tuoi pareri su entrambe ;-) Cheers

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