venerdì 27 settembre 2019

Revenge (1990): la miglior vendetta è quella diretta da Tony Scott

La vendetta è un piatto che va servito freddo, oppure diretto e fotografato alla grande, parliamo di questo del nuovo capitolo della rubrica… Lo Scott giusto!
Lo so che, forse, non era questo il film che vi aspettavate di trovare a questo punto della rubrica, anche perché i siti italiani con la filmografia del nostro Tony, riportano l’altro titolo del 1990 – quello che arriverà su questa bara tra sette giorni – come quarto lungometraggio diretto da quello dritto della famiglia Scott. Ma solo perché la lunga e travagliata produzione di “Revenge” iniziata nel 1988, si è protratta nel tempo, anche perché, parliamoci chiaro: questo film è passato in parecchie mani prima di arrivare in quella di Tony.

Per un po’ Jack Nicholson sembrava interessato al ruolo del cattivo, ma anche a dirigere il film. Uno che ci ha lavorato per davvero a questa storia rimettendo mano alla sceneggiatura, è stato Walter Hill. Gualtiero nel suo inseguimento a Jeff Bridges, voleva l’attore come protagonista dell’adattamento cinematografico del racconto di Jim Harrison pubblicato sulle pagine di Esquire nel 1979. Niente di fatto, Hill e Bridges sono finiti a lavorare insieme solo nel 1995, ma quando vi dico che i punti di contatto tra “Il Re della collina” e lo Scott giusto sono tanti, non scherzo affatto.

I registi americani dirigono con il cappello da baseball. Tony Scott ci aggiunge anche il sigaro.
Da un Re ad un altro, sua Maestà John Huston sembrava interessato alla regia, ma non ad avere Kevin Costner tra le scatole, problema: Kevin si stava prendendo il finale degli anni ’80 con la forza e grazie al successo di film come “Gli Intoccabili” (1987), “Bull Durham” (1988) e “L'uomo dei sogni” (1989) era in rampa di lancio per diventare IL divo degli anni ’90. “Revenge” è una nota a piè di pagina prima dell’enorme mareggiata che Costner avrebbe scaricato sul pubblico, basta dire che a ruota dopo questo film è arrivato “Balla coi lupi” (1990), ma roba come “Guardia del corpo” (1992) era dietro l’angolo.

Il nostro Kev se le sente caldissima, il film vorrebbe anche dirigerlo, ma i produttori preferiscono qualcuno con più esperienza per portare a casa il risultato. Qui entra in scena lo Scott giusto, forte non di uno, ma di due enormi successi al botteghino, qui ha l’occasione per tornare a dirigere qualcosa di meno caciarone e più concentrato su attori e personaggi, le mire artistiche sono ancora quelle dei tempi di Miriam si sveglia a mezzanotte. Tony lascia il porto sicuro di Don (Simpson) & Jerry (Bruckheimer), s'infila i Ray-Ban, si accende un sigaro e come il protagonista del film va in Messico a dirigere, ma i casini lo seguono.

“Niente titoli di testa oggi, però ho il titolo del film sul berretto, vale lo stesso?”
Ci pensa lo stesso Jim Harrison ad adattare il suo racconto in una sceneggiatura e “Revenge” sembra proprio la classica storia nata per stare sulle pagine di un libro, il suo finale – per certi versi anticlimatico – sembra avere bisogno delle riflessioni dei personaggi, certo, molte delle loro motivazioni ci arrivano anche così, grazie alla regia di Scott e alla recitazione degli attori, ma un certo casino in fase di montaggio rende tutto meno efficace.

Sì, perché Tony Scott anzichè limitarsi a dirigere albe e tramonti, scene d’azione efficaci e lasciare il protagonista libero di scatenarsi come fatto in Beverly Hills Cop 2, qui ha le idee chiare, vuole qualcosa con carne e sangue, non dico proprio Sam Peckinpah, ma quasi. Grazie al fidato direttore della fotografia Jeffrey Kimball, ogni fotogramma di “Revenge” sembra sottolineare il colore della polvere del deserto, come se tutto fosse rugginoso e decadente, specialmente nella seconda parte del film.

Un ragazzo cavallo incontra una ragazza Jeep, tutto i film migliori iniziano così.
Inoltre, quando si tratta di violenza, Scott non tira via la mano, prima ti fa affezionare ai protagonisti e poi li tratta nel peggiore dei modi possibili, prima di un finale anti-glorioso, quasi beffardo nel suo andare contro le aspettative del pubblico. Non voglio rovinare la visione a nessuno, ma per un film che si chiama “VENDETTA” (come puntualmente sottolineato dall’inutile sottotitolo italiano) dove dovrebbero esserci pallottole che volano, arriva una decadenza fisica quasi come quella di David Bowie in Miriam si sveglia a mezzanotte. Non proprio quello che uno si aspetterebbe da quel titolo, ecco.

Ma il problema grosso è il lavoro fatto da Tony, con i produttori così preoccupati di tenere a bada Costner, lo Scott giusto ha campo libero, il risultato è troppo: troppo sesso, troppi morti, troppo sangue e cinismo. Qui le voci si accavallano e anche fare chiarezza è diventato complicato, qualche fonte riporta di un Tony scontento delle condizioni di lavoro e già sulla via di casa pronto a dirigere il suo altro film uscito nel 1990, altre sostengono che Costner alla fine l’abbia avuta vinta rimettendo mano al montaggio del film. I titoli di ogni Scott che non faccia Ridley di nome sono così poco considerati, che trovare materiale in merito diventa complicato, figuriamoci se poi si tratta di un Tony Scott andato male al botteghino.

Belli belli, in modo assurdo (cit.) (Vi ho già detto che gli occhiali da sole sono la cifra stilistica di Tony vero?)
Il montaggio finale supera le due ore (124 minuti) e spiazza un po’ tutti, troppo lungo, troppo violento, eppure malgrado i casini produttivi, “Revenge” sembra un film immediato, come se fosse uscito dalla mani del suo regista con grande facilità e che, ammettiamolo, è più memorabile della sua brutta fama, un Tony Scott che andrebbe riscoperto.

Inizia proprio come un film dello Scott giusto, con un caccia da combattimento in volo spericolato sopra il deserto, sembra una scena tagliata di Top Gun, ma ci rendiamo che non è così perché sotto il casco del pilota Jay Cochran, troviamo Kevin Costner e non Tom Cruise.

Jay, durante una battuta di caccia in Alaska, ha salvato la vita al milionario messicano Tiburon “Tibey” Mendez (una costante dei film di Tony? Personaggi con nomi cazzuti e soprannome “virgolettati”), per questo decide di mollare l’aeronautica militare per diventare il pilota di Tibey. Anche se oltre alla prima scena non lo vediamo pilotare niente di più complicato della sua Jeep e sembri che in Messico ci sia andato per giocare a tennis con il riccone interpretato da Anthony Quinn.

“Hai un bel rovescio per essere uno che pilota aeroplani ragazzo mio”
Tiburón in Spagnolo vuol dire squalo, ora chiamare “Tibey” uno che porta il nome di uno dei predatori più letali del pianeta, è come lanciare la pallina ad un Pittbull chiamandolo Stellina. A lanciare cani in piscina invec , si pensa proprio Tiburón appena entrato in scena, la prova vorace (anche nel divorare caviale) di Anthony Quinn mette in chiaro che magari a uno così, è meglio non pestare i piedi.

Ma Jay è un tipo alla Fonzie, Tibey lo vuole in giro perché è l’unico che ha la faccia tosta di dirgli di no non assecondandolo sempre, problema: l’anziano riccone ha una giovane moglie di nome Mireya, fatta a forma di una che non sembra messicana nemmeno per errore, però resta Madeleine Stowe al suo meglio, quella che mandava in pappa il cervello di Occhio di falco (Daniel Day-Lewis, non Jeremy Renner), ma anche quello di James Cole. E bisogna dire che qui anche grazie alla regia di Tony, risulta ancora più bella. Avete già capito perché il film si chiama “VENDETTA”, vero?

La nuova moglie di Marsellus Wallace Tiburon Mendez.
Tra Jay e Mireya è subito attrazione, ci girano un po’ attorno tra una limonata (in che senso?) e una poesia, ma poi durante la festa, mentre Tibey balla in pista, loro ballano il mambo orizzontale, anzi verticale visto che lo fanno nel ripostiglio.

Il modo in cui Tibey li scopre è scemissimo, ma anche senza quella che praticamente è una confessione di Jay, non bisogna essere proprio dei geni nel capire che sei il tuo amico improvvisamente decide di mollare tutto e tornare in America e tua moglie nello stesso giorno, pensa di prendersi un fine settimana di libertà, due cosette in testa dovrebbero iniziare a frullarti. E non mi riferisco alle corna Tibey.

Jay e Mireya, lo fanno in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Nel vero senso della parola visto che fanno sesso anche in acqua.

...Ed io rinascerò Tiburon a primavera!
Ma il momento più memorabile resta la scena di sesso sulla Jeep. Ora, lasciatemelo dire: il sesso alla guida è tra le principali cause di incidente stradale, superata solo dall’uso del cellulare. A parità di idiozia, meglio morire trombando che morire “Tweettando”. Ok, dopo questa massima di vita molto delicata, torniamo al film.

Tony dirige la scena montando tre macchine da presa sulla Jeep e lasciando che i ragazzi improvvisino, quindi questa scena marchiata a fuoco nell’immaginario di tanti sporcaccioni spettatori, inaugura la tradizione dello Scott giusto di usare più macchine da presa in una sola scena (la farà diventare un'arte) e ci dice due cose: l’ottima regia è farina del sacco di Tony, le zozzerie di Kevin e Madeleine.

“Pensavo che questa macchina avesse il cambio automatico”, “Infatti quella che stai toccando non è la leva del cambio”.
Mentre riguardavo il film per questa rubrica, la mia Wing-Woman ironizzando sulla parentela del regista ha riassunto tutta la rubrica alla perfezione: «Perché è morto questo che faceva dei bei filmetti, invece dell’altro che è una palla?» (storia vera).

Il secondo atto del film inizia in modo brutale, quando ormai ci siamo affezionati ai protagonisti, Tibey ritorna ad essere Tiburon e si scaglia loro addosso con tutta la furia che il suo nome comporta. Jay viene pestato a sangue e lasciato nel deserto a morire ricoperto di insetti (scena che urla fortissimo «Sam Peckinpah!») a Mireya va peggio: sfigurata e costretta a prostituirsi in un lurido bordello. La vendetta del titolo è quella del marito tradito, in una scena (se non forse addirittura un intero film) che non avrebbe nemmeno bisogno di dialoghi, Tony Scott narra per immagini, le fiamme del nido d’amore dei due amanti che si riflettono sugli occhiali di Tiburon sono il fuoco della sua vendetta. Letteralmente.

Bang bang! Feuer frei! (Cit.)
Ma vendetta chiama altra (tremenda) vendetta, da qui il film iniziato come una roba quasi romantica con scene zozze tra attori famosi - ad Hollywood sarebbe diventata una moda dal 1992 in poi, ma Tony è lo Scott giusto anche perché è il più avanti di tutti - diventa un Noir a tutti gli effetti. Anzi, un Noir ambientato in Messico, quindi con enormi strizzate d’occhio al genere western (Capito perché Walter Hill era interessato?) e Scott maneggia la materia alla grande.

Come se la storia l’avesse scritta Joe R. Lansdale, ad aiutare il protagonista e il suo desiderio di vendetta, arriva un personaggio incollato a forza nella storia, ma provvidenziale, anche perché interpretato con grande stile da Miguel Ferrer. Il suo Amador sembra un serpente a sonagli, un Jack Crow meno fumettistico talmente tosto da fare il vuoto, uno che può permettersi come “assistente” uno che di solito si mangia la scena come John Leguizamo, che qui nei panni di Ignacio parla poco e solo in spagnolo. Anche se pare che sul set con la compagnia di alcune ragazze si sia divertito molto, le voci raccontano di una festa alcolica (degna di Sam Peckinpah, che aleggia su questo film) finita con Leguizamo che vomita addosso al povero Tony. Quello che succede in Messico, resta in Messico.

Vestiti (da fighi) per uccidere.
Bisogna dire che tra le facce note nel film, compare anche il nostro Tomas Milian, ma è proprio l’associazione tra attori e personaggi ad essere terribilmente azzeccata. In una trama semplice che procede come ti aspetti – almeno fino al finale – avere due protagonisti “Belli belli in modo assurdo”, un cattivo diabolico e delle facce brutte di gran classe è un valore aggiunto, al resto ci pensa Tony che riesce a trascinarci al fondo nel cuore nero di questa storia, pur dirigendo fotogrammi che sono dei quadri.

Il bello di un film così è la sua capacità di gasare lo spettatore in attesa di uno scontro finale che Costner, Ferrer e Leguizamo vanno ad affrontare di petto, camminando in parata armi alla mano, “Il mucchio selvaggio” di Bloody Sam Peckinpah diretto da uno con un occhio particolare per l’estetica. Dopo quella camminata ti aspetti le pallottole, invece capisci che questo film poteva solo intitolarsi “Revenge” perché tutti i protagonisti alla fine avrebbero diritto ad un po’ di quella vendetta. Però, nel finale, le distinzioni tra buoni non sono più così nette, perché tutti sono stati vittime delle scelte sbagliate degli altri personaggi, hanno fatto di tutto per stare insieme e insieme sono sprofondati nel cuore nero di questo Noir ambientato sotto il sole.

Non proprio il finale di "Ufficiale e gentiluomo", ecco.
Per Kevin Costner il flop di questo film è stato una battuta d’arresto passata inosservata nella sua marcia trionfale, per Tony Scott un motivo per tornare dai produttori Don & Jerry. Ma le ambizioni di portare il suo cinema altrove per lo Scott giusto non erano ancora terminate, per assurdo nel 2007 un ragazzo con la lingua lunga, tenuto in altissima considerazione da tutto il pianeta, ha invitato tutti a recuperare questo film, risultato? Con la possibilità di rimettere mano al montaggio, Tony ha confermato tutta la differenza con suo fratello (che ogni volta rimaneggia i suoi film, aggiungendo spesso dettagli inutili) tagliando via dieci minuti buoni di pellicola, infatti se vi venisse voglia di recuperare il film, cercate la "Director's cut", perché fila via molto meglio.

Chi era quel ragazzo dalla lingua tanto lunga? Un tale di Knoxville nel Tennessee, di nome Quentin Tarantino che ne dice tante (anche troppe), ma quando parla di Tony Scott è dannatamente serio. Occhio perché questo signore tornerà più avanti nel corso della rubrica, per ora va bene così, ci vediamo qui tra sette giorni, portate il casco! Ma prima vi lascio al tradizionale schemino della “Scottitudine”, ma non perdetevi la locandina d’epoca del film, direttamente dalla pagine di IPMP!

"Di un po'? Qual è il fratello Scott giusto?"
Revenge (1990)
Se lo avesse diretto Ridley?
Verrebbe riconosciuto come il film torrido pieno di scene di sesso che ha iniziato l’ondata hollywoodiana di film con attori famosi impegnati a fare cose zozze, con due anni d'anticipo. Ma lo ha diretto Tony, quindi, abbiamo dovuto giocarci la “Carta Tarantino” perché qualcuno si convincesse a ridare una possibilità alla pellicola.

Nel paragone diretto resta, comunque, migliore di:
"Chi protegge il testimone" (1987) e "L'Albatross - Oltre la Tempesta" (1996)
La chimica tra i protagonisti non è nemmeno paragonabile e a parità di titoli che sono stati un flop che nessuno ricorda, dài! Ditemi che oltre a me qualcuno è stato così fesso da vedersi quella roba con i ragazzini in barca? Dài, venitemelo a dire!

Risultato parziale dopo il quarto Round:
Se non lo avete già fatto, ora volete tutti vedere la scena della Jeep più del prossimo palloso “Alien” di Ridley Scott(o), continuerò a ripetervelo finché non vi entrerà in testa: Tony, lo Scott giusto, Tony, lo Scott giusto, Tony, lo Scott giusto!

36 commenti:

  1. ottima recensione grazie.


    un film accettabile.

    migliore della cumpa antony quinn.


    lo vidi qualche volta in tv e tutte le volte facevo uno sforzo enorme per individuare il nostro milian.

    rdm

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    1. Grazie capo! Antonino Quinn si mangia quasi tutte le scene, fa irruzione nel film in maniera super esagerata, lanciando cani e divorando caviale, poi si ridimensiona in un cattivo più sfaccettato, uno che porta avanti i suoi desideri di vendetta, ma che allo stesso tempo è lui stesso vittima degli altri personaggi, non il classico cattivone con risata malvagia insomma. Tomas Milian si vede a sprazzi bisogna proprio concentrarsi. Cheers!

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  2. Visto tutto, ma a spizzichi e bocconi qua e la'.
    Dovro' decidermi a vederlo come si deve, prima o poi.
    Dicevamo che IL TONY e' specializzato nel rilanciare gente che piglia una china pericolosa.
    Prima Cruise, e poi avevo citato un altro. In realta' sarebbero due.
    Uno e' Willis, e l'altro e Costner.
    Molti si chiedono come abbia potuto avere un simile tracollo.
    Come se la sua vita non fosse stata sempre in bilico, cinematograficamente parlando.
    E' uno che ha sempre trattato la sua carriera nel peggior modo possibile. Facendo sempre la scelta sbagliata quando c'era da fare quella decisiva.
    Inizia con FANDANGO e SILVERADO. E fin qui ok. Poi fa IL VINCITORE. Che mi e' anche piaciuto, ma...a chi volete che gliene freghi qualcosa, in America, di un film sul ciclismo? A parte Armstrong, l'unico che c'era ai tempi era giusto Greg Lemond.
    Poi fa GLI INTOCCABILI. E li' gli va grassissima. Con un De Palma in forma strepitosa, e tra due mostri come De Niro e Connery che si mangiano mezzo schermo per uno. Come si fa a fallire?
    Eppure quasi ci riesce.
    Fa BULL DURHAM e L' UOMO DEI SOGNI.
    Per carita'...lui e la famiglia che giocano felici coi morti resuscitati nel diamante ricavato nel campo di grano.
    Per me quei due film erano delle PALLE MOSTRUOSE. Punto.
    E qui arriva IL TONY.
    Ok, per me non e' uno dei suoi migliori film. Lui lo voleva molto piu' violento. Ma ci sono stati casini con la produzione, a quanto si legge.
    Come incipit l'ho trovato un po' troppo simile a SENZA VIA DI SCAMPO, uscito qualche tempo prima.
    Sostanzialmente e' la storia di Paolo e Francesca. Con Quinn (davvero terribile, qui) nei panni del Malatesta. Ed e' uno dei punti di forza del film. Nel caso de L' ULTIMO BOYSCOUT c'era Shane Black a dargli manforte, certo. Ma quando IL TONY si scatena sul serio, sfoggia una cattiveria mica da ridere.
    La punizione del marito tradito e' crudele, persino esagerata. Anche se in fin dei conti gli e' andata di lusso. Fossero stati in GOMORRA o in un racconto di Lonsdale, li avrebbero come minimo murati vivi.
    Il finale lascia l'amaro in bocca. Ma e' una parabola su quanto sia inutile la vendetta. Non ripara i torti, e non fa stare meglio.
    Ci si abbandona al lato peggiore, e si perde tutto. E perdono tutti. Vittime e carnefici.
    Certo, uno voleva un bel massacro finale. Ma Costner non e' Willis.
    Immaginate Hallenbeck al suo posto. Avrebbe sforacchiato Tiburon dopo avergli infilato Tombolino in su per il c...ok, ci siamo capiti.
    Costner non riesce a fare il pazzo. Anche quando s'incazza, deve fornire comunque un'immagine rassicurante. Da torta di mele e padre di famiglia.
    Ne GLI INTOCCABILI, con la carrozzina, rimedia una figura fantozziana. Li' la star e' Garcia, che si mette a sparare in scivolata manco fossimo in un film di John Woo. Ed e' Malone a guidare il gruppo, fino a che non muore. In quanto a Nitti...lo butta giu' solo quando gli ride in faccia, mentre da' del maiale al suo amico che ha ucciso.
    Hallenbeck? A Billy Drago gli avrebbe fatto saltare un dente ad ogni piano, spatasciandogli il muso contro i gradini. Per poi mettersi a ballare la giga dopo averlo scaraventato di sotto.
    E qui IL TONY capisce una cosa. Che Costner da solo non vale una cicca. Gli servono sempre i comprimari giusti. Qui Ferrer e Leguizamo.
    Come film non lo considero molto riuscito. Al buon Kevin gli e' servito.
    Ha fatto BALLA COI LUPI, GUARDIA DEL CORPO (quello si che e' un film inesistente, retto solo dalle musiche), JFK, ROBIN HOOD e UN MONDO PERFETTO. Prima di affondare giu' per lo sciacquone con WATERWORLD (a - ah!!).
    Ah, ecco. La volta che ha provato a fare il pazzo, i risultati sono stati tragi - comici.
    Sto parlando de LA RAPINA.
    Dopo quel film, ce lo vedevo giusto a far coppia con Alvaro Vitali.

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    1. Perché Kev Costner è mr. Sport, penso che li abbia trattati quasi tutti nella sua filmografia, e “Fandango” sarà pure stato un cult, ma lui era fisso lì con la testa, il ribelle romantico a cui tutto è concesso, anche andare alla notte degli Oscar con i jeans (storia vera).

      Il finale è quasi da romanzo, o per lo meno di un romanzo portato sul grande schermo, “La Rapina” funziona più grazie a Kurt Russell, lui si con più di un legame con Elvis fin dai tempi di Carpenter ;-) Cheers!

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    2. "(quello si che e' un film inesistente, retto solo dalle musiche"

      Invece per i primi due terzi secondo me è gradevole con il duro che finisce in questo mondo dello spettacolo mentre quando si mette a fare davvero il thriller regala poco.

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    3. Lo ricordo abbastanza bene ma l'ho visto una sacco di tempo fa per avere memoria dei dettagli, dovrei rivederlo ma ho circa una montagna di roba che ha la precedenza ;-) Cheers

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  3. Bravo Cass (come sempre) e ottime riflessioni di Redferne.
    Partiamo dal presupposto che è uno dei film preferiti da mia moglie, sia perché é una grande fan (per rimanere in casa TONY) del Kevin, sia perché le piace molto la storia d'amore malata e struggente. A me piace soprattutto per Madeleine Stowe, veramente una bella persona, per usare un eufemismo e comunque non è uno dei film che preferisco del TONY ma rimane comunque una grande prova di cinematografia. Intanto la fotografia è pazzesca, come in tutti i suoi film, ma in questo caso è davvero uno specchio dei cambiamenti nei personaggi e nelle loro relazioni, con toni (ops!) caldi nella pr parte e mano a mano più freddi mentre ci avviciniamo al finale. Poi, a parte il Kevin che a mio avviso non è mai stato un grande attore ma comunque qui fa la sua parte, più per questioni fisiche (nel senso che aveva ancora il fisico e i capelli), ci sono davvero delle prove riuscite del Quinn e di Miguel Ferrer, altro attore che mi piace molto, peccato che anche lui ci abbia lasciato troppo presto. Senza dimenticare Joe Santos, grandissimo caratterista di origine italiane, conosciuto da noi soprattutto per Agenzia Rockford.
    Parlando del Kevin, bisogna però riconoscere che è veramente sporty. È uno dei pochi attori veramente credibili, come dice Redferne sul film sul ciclista, quando interpreta sportivi, perché si vede che è capace. In Revenge fa un solo servizio a tennis ma già fa vedere che è un giocatore esperto. D'altronde, se non ricordo male, è uno che ai tempi del college era un ottimo giocatore di baseball, sport che ritorna spesso nella sua cinematografia. Quello che pochi sanno è che era un tappo come Cruise fino a quando aveva venti anni, poi è cresciuto tardi...
    In ogni caso il TONY ci dà uno spaccato del Messico dove si può trovare un pò di tutto, dalle ville con vegetazione rigogliosa alle cittadine dove si respira pericolo e degrado fino alle montagne con il convento abbarbicato sulla cima di un cocuzzolo.

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    1. Aspettate un attimo, parlando di La Rapina, mi è venuto un flash! Ma è quella con il Kevin che alla fine vuole uccidere tutti con un mitragliatore tipo gatling che fatica pure a tenere in mano? Effettivamente è abbastanza una porcata... Meno male che almeno c'è il vecchio Jack, volevo dire Kurt che cerca di salvare la baracca come può...

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    2. Ehila', Danie'!!
      Si, il film e' proprio quello.
      Io l'ho trovato imbarazzante.
      Con Kevin che si mette a fare il Nicholson dei poveri.
      Certo che e' incredibile. Finito a fare la pubblicita' del tonno.
      Uno che a Hollywood, a quei tempi, era DIO.
      Se lo contendevano tutti. E tutte.
      Ma ha sempre avuto un grosso difetto, un po' come Mickey Rourke (un altro bello).
      Arriva il punto in cui devi fare la scelta che ti consacra, a costo di qualche compromesso.
      Ma loro non ne hanno mai voluto sapere.
      Meno male che Sly si e' salvato, tornando a giocare sul sicuro.
      Ve lo ricordate, dov'era finito?
      COME TI CHIAMI?
      BUBI.
      AHAHAAHAHAH...BUBI - BUBI - BUBI...
      ...BUBI.
      Dio mio...
      Il Messico tira sempre. E nei film DEL TONY ce lo vediamo spesso. Vuoi perche' in un certo senso e' la versione sporca e pezzente della frontiera americana (senza offesa).
      Vuoi i casini? Vai in Messico.
      Basti vedere quanti ragazzi oltrepassano la frontiera per andare a Matamoros...
      E adesso, con la storia del narcotraffico, peggio ancora.
      C'e' una guerra combattuta da autentiche belve. Il posto ideale per un certo reduce...
      Infatti una volta tanto Sly l'ambientazione l'ha azzeccata in pieno, mi sa.

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    3. Grazie capo gentilissimo! ;-) Baseball fin almeno due film, golf, football, ciclismo, gli manca giusto il basket al vecchio Kev, Madeleine Stowe è una bella persona resta la frase del giorno :-P Detto questo si è consumata negli anni ’90, ma i suoi film sono quasi tutti una garanzia, non tutti tutti ma quasi. Cheers!

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    4. "Arriva il punto in cui devi fare la scelta che ti consacra, a costo di qualche compromesso.
      Ma loro non ne hanno mai voluto sapere"

      Già! Poi sei attore? Fai l' attore!

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    5. Kev ha sempre puntato in alto, pensate a "Waterworld" e "L'uomo del giorno dopo". Cheers!

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    6. Comunque mi piace molto la scena in cui Tiburon va a parlare al Kevin e gli da la possibilità di uscire pulito dalla faccenda, come avrebbe fatto un vero amico. Il problema è che il potere della ghiandola mammaria è troppo forte, inoltre con una come la Madeline non si poteva dire di no, quindi il fessacchiotto va consapevolmente e anche un pò balengamente incontro al proprio destino. Direi che dell'eroe qui ha ben poco, come ha già scritto qualcun altro, è solo un adultero e anche un meschino nei confronti di Tiburon. Che poi, lascia stare che esagera nella punizione, ma d'altronde mica si chiama Topogigio, se hai il nome da squalo ti comporti di conseguenza.

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    7. Tutto il film sta lì, alla fine é (anche) una storia di amici virile tradita, il cattivo reagisce malissimo ma anche lui ha le sue ragioni, il finale funziona soprattutto perché le distinzioni tra buoni e cattivi non sono così nette. Cheers!

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    8. Hai perfettamente ragione e la cosa che mi piace perché il TONY è riuscito a caratterizzarla molto bene, è il rispetto che rimane tra i due vecchi amici, anche alla fine, quando c'è il confronto finale. D'altronde lo dice anche la canzone, un amico lo perdono (insomma) mentre a te ti amo... Vabbè non c'entra niente ma mi piaceva la citazione. Il problema di fondo è che uno di tanti anni non può sposarsi una molto più giovane di lui! Anche se condivido pienamente la scelta, essendo ormai di mezza età!! 😜

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    9. Con la citazione e la "confessione" finale hai vinto tutto ;-) Cheers

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  4. Non ricordo se ho visto il film alla sua uscita o quando, poco dopo, è esploso in giro perché interpretato dal divo di Lupi danzanti e guardie del corpo cantanti. Comunque l'ho visto una volta sola e ne ho un ricordo vago. Non brutto, ma ho il sapore di un finale che non mi è piaciuto. Conto di rivedermelo.
    Ricordo però che all'epoca nessuno conosceva il vero volto di Tomas Milian, così pensavamo che fosse in omonimo: c'erano tanti film con lui nel cast ma nessuno aveva i ricci, l'eyeliner e diceva parolacce in romano :-D
    P.S.
    La tua Wing-Woman ha posto una grande domanda, la cui risposta è banale ma non meno vera: sono sempre i migliori, quelli che se ne vanno...

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    1. Ha la sfiga di essere la classica storia perfetta per un romanzo, Tony da grande uomo di cinema la rende cinematografica, e le motivazioni dei personaggi si capiscono perfettamente, ma quel finale volutamente anti-climatico sembra fatto per stare tra le pagine di un libro. Anche perché qui è difficilissimo da scovare il buon vecchio Milian. Vero, dopo la sua affermazione mi sono voltato dicendole: «Lo sai che questa finisce sulla Bara Volante vero?» (storia vera). Cheers!

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  5. Per me il peggiore di Tony Scott. Fumettaccio trasformista che riesce a sprecare un cast del genere. Spezzo però una lancia a favore del regista. Altri con materiale simile quale "Titanic", "Il dottor Zivago" e "Dirty dancing" hanno avuto successo e questi film sono diventati dei classici. "Revenge" invece flop e dimenticato. Boh!

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    1. Ma fumettaccio è un pregio ;-) Non credo sia il suo peggiore, tra i film minori forse ancora ancora, ma peggiore non credo. Cheers!

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    2. Comunque da ragazzino mi colpì che il mio vicino piùchesettantenne lo avesse in videocassetta! Lol

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    3. Hai capito il vicino, si trattava bene ;-) Cheers

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    4. Prima che Verhoeven sbarcasse ad Hollywood, il filone dei film sporcaccioni con divi anni '90 già muoveva i primi passi ;-) Cheers

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  6. Madeleine Stowe non è mai più stata così bella. Nemmeno ne "L'Ultimo dei Mohicani"è stata più affascinante di così.

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    1. Lo penso anche io, e lì era già bellissima. Cheers!

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  7. Eticamente se non fosse per il pestaggio subito Kostner qui è tutto fuorché un eroe.
    Credo che al giorno d'oggi questo film non sarebbe così ben visto, in generale a me piaceva ed eccitava parecchio visto che avevo solo 13/14 anni quando è uscito.

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    1. Esatto! È quello il bello ;-) Alla fine anche Tibey che parte come cattivo a tutto tondo, nel finale capiamo anche un po’ delle sue motivazioni, è proprio il bello di una storia Noir (ambientata in pieno sole Messicano), dove i personaggi non sono per forza solo buoni oppure solo cattivi. Cheers!

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  8. Visto oltre vent'anni fa. Ricordo che mi piacque.
    La Stowe, credo proprio come appare in questo film, la incontro spesso su Dampyr, dove presta viso e corpo alla Vampira Araxe. Clic 1, clic 2, clic 3.

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    1. La Stowe è entrata nell'immaginario collettivo di tutti, non stiamo a girarci attorno ;-) Cheers

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  9. Mi sa che lo devo rivalutare perché all'epoca l'avevo considerato una porcatona degna di una soap opera ammerigana. Ora mi toglierai l'amicizia su FB lo so. XD

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    1. Ma perché la base è quella quasi da soap opera messicana, per tre quarti i personaggi fanno quello che rappresentano, solo Tarantino potrebbe considerarlo il migliore di Tony Scott, però è ancora un film che se inizi a guardarlo vuoi vedere come va a finire (anche se con quel titolo, uno si aspetta ben poche sorprese, che invece un po' arrivano), penso sia meno peggio del modo in cui viene ricordato. Cheers!

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    2. Le soap opera messicane sono peggio, ridi fino alle lacrime, e le donne sono pazze, sono loro che cercano la revenge, altro che Kevinone nostro! Lol

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    3. Me lo vedo Kevin che scappa sgommando dalla sua nuova moglie messicana pazza e urlante, si scrive da solo un film così ;-) Cheers

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  10. Io ne ricordo bene il trailer ma ho dubbi di averlo mai visto per intero! Forse un pezzo in un passaggio televisivo...di sicuro mi piacerà, devo recuperarlo! 😉😊

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    1. Aspetto il tuo parere, forse ancora oggi ogni tanto lo replicano in tv, una volta era abbastanza facile trovarlo nelle nostre televisioni. Cheers!

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