mercoledì 26 giugno 2019

Rocketman (2019): La Rock opera di cui avevamo bisogno

Dico sempre che non mi piacciono i musical e che i film musicali senza il minimo d’ironia non fanno per me. Poi esce l’ultimo X-Men e m’annoia più di Fiorella, guardo il nuovo Godzilla e spalanco le mandibole (per sbadigliare) più di ‘Zilla, mentre alla fine di “Rocketman” – che è un musical a tutti gli effetti – faccio le capriole sulle mani dall’esaltazione (storia vera). Perché non è mai questione di genere, nemmeno cinematografico, ci sono solo due tipi di film: quelli buoni e gli altri, “Rocketman” è dannatamente buono.


Chissà se questo filone aurifero (per i botteghini) delle biografie dei cantanti Rock durerà ancora a lungo, in fondo, molti pensavano che anche le supercalzamaglie sarebbero state una moda passeggera e da vent’anni sono l’unica costante ad Hollywood. Sta di fatto che è meglio togliersi subito la natta: Bohemian Rhapsody ha aperto la diga ed ora le biopic rockettare vengono fuori dalle fottute pareti, che siano tratte dai libri autobiografici e votateal bordello, oppure d’inchiesta virati verso l’horror.

Tocca citare per forza il film con Rami Malek Luigi il cosplayer perché tanto lì dobbiamo finire, il regista Dexter Fletcher è stato a bordo di Bohemian Rhapsody a lungo, prima che il film venisse riassegnato d’ufficio a Bryan Singer e trovo anche abbastanza tedioso che si parli di “Rocketman” solo in funzione del successo del film sui Queen su Freddy Mercury (qualche esempio? Eccolo!). Per quanto mi riguarda “Bohemian Rhapsody” oltre ad essere BOLA (Bacchettone Oltre Limite Accettabile) è riuscito ad essere la negazione di tutto quello che il cinema dovrebbe rappresentare, un film che è riuscito a farmi perdere completamente la stima per Brian May, a differenza di “Rocketman”, perché prima mi piaceva la musica di Elton John, ora “Sir Elton” ha guadagnato diversi punti simpatica qui a casa Cassidy.

“La prossima canzone è dedicata a Luigi il cosplayer, questa è per te Gigi!”
Non sono un enorme esperto di Elton John, di certo non sono uno di quelli che conosce ogni aneddoto sulla sua vita e l’elenco completo delle sue canzoni in ordine di pubblicazione, forse ho una conoscenza un pelo più approfondita della media sul suo lavoro, ma non più di così. Considerando quanto mi abbia urticato “Bohemian Rhapsody” (alla sua ultima apparizione in questo post, parola) avevo dei dubbi sul regista e (parliamoci chiaro) anche sull’attore, le ultime apparizioni di Taron Egerton erano tutto tranne che pesche e crema.

Insomma: ero curioso di vederlo perché la vita di Sir Elton è motivo di interesse, ma avevo più di un dubbio. Eppure, “Rocketman”, malgrado qualche piccola concessione alla retorica – tipica delle biopic, ma del tutto perdonabile – e alcune licenze poetiche inserite per rendere più cinematografici certi passaggi (no, il cognome “John” non era stato scelto in onore di Lennon, ma va bene lo stesso) il film fa un lavoro incredibile. Non tira mai via la mano sulla vita e gli eccessi di Elton John, definiti da lui stesso tutto tranne che da PG-13, ma soprattutto non si dimentica mai di essere cinema, prima di essere una biopic musicale, anzi, a tratti proprio un musical, per la gioia di quelli allergici come me.

“Musical uno, Cassidy zero. Olè!”
“Rocketman” fa la scelta davvero azzeccata di partire a raccontare la storia di Elton John, dal punto più basso della sua vita, il chiacchierato ricovero degli anni ’90, in cui il cantante si presentò in clinica in sgargiante costume alato che nel film diventa quello di un diavolo, giusto per mettere in chiaro fin dalla prima immagine che qui “santini” dedicati al protagonista non se ne fanno, il che non può che essere un bene.

“Ciao, mi chiamo Elton, faccio il cantante”, “CIAO ELTON!”
Come ogni processo di recupero che si rispetti, si torna indietro ad analizzare i traumi del passato che non possono che passare per la famiglia, qui Dexter Fletcher fa sapiente uso del montaggio sovrapponendo presente e passato, raccontandoli per immagini come se fossero spezzoni di ricordi infantili del protagonista, esattamente come li ha vissuti lui, in modo anche drammatico. Le canzoni che fanno irruzione nella storia spezzano il rigore della struttura della biopic, trasformando tutto in un musical, in un modo che è perfettamente cinematografico, perché le canzoni diventano la voce narrante del protagonista (saggia scelta quella di “I want love” per sottolineare il bisogno di essere amato che cercherà per tutta la vita), ma anche il modo migliore per rendere omaggio alla vita e all’arte di Elton John.

Molto spesso il film fa concessioni volutamente non realistiche alla sua storia ed ogni volta che decide di prendersi questa licenza, lo fa con la mano ferma di chi ha capito come usare il cinema al suo meglio, per rendere omaggio alla musica e all’artista protagonista. Ecco perché al primo concerto al Troubadour di Los Angeles, sulle note di “Crocodile Rock” Elton e tutto il pubblico iniziano letteralmente a volare, se siete stati a qualche concerto degno di questo nome in vita vostra, saprete di certo che la musica fa fare quel tipo di effetto.

Dare tutto un nuovo significato all’espressione: suonare con i piedi.
Allo stesso modo se il film fosse diverso, avrei criticato il fatto che la madre di Elton John resti sempre identica a se stessa per tutta la durata del film, ma qui la scelta è azzeccatissima, non solo perché Bryce Dallas Howard è un bel vedere che va conservato (commento assolutamente extra cinematografico, prendetelo così come viene), ma soprattutto per il fatto che per il protagonista, sua madre è un Golem inamovibile, un muro di gomma capace di una parola buona (si fa per dire…) ogni volta che ne hai bisogno, in tal senso la battuta sulla perdita dei capelli è qualcosa che chi è più appassionato delle vita di Elton John coglierà al volo («a vent’anni sarà pelato come un ginocchio»), ma che nel film rappresenta alla perfezione l’adorabile mammina.

“Cassidy, cosa penserebbe il vecchio Sigmund di tutto questo?”
Perché potrai anche cambiarti il nome, diventare l’artista più pagato della musica Rock, ma alla fine dalla famiglia non scappi e per il protagonista, tutto il film è una costante ricerca dell’amore in posti sbagliati che sia quello di un “manager personale” con la faccia di Richard Madden, oppure nella scena (comicissima) in cui Elton ci prova con il suo paroliere di fiducia, Bernie Taupin uno dei pochi che è stato a lungo un compagno (solo in termini artistici) nella vita di Sir Elton. Che, per altro, in un gioco di specchi cinematografici, è interpretato da Jamie Bell, l’ex “Billy Elliot” (2000) che era sceneggiato proprio come “Rocketman” da Lee Hall e che è anche diventato un musical, con le musiche proprio di Elton John. Qui i gradi di separazione tendono ad essere meno dei canonici sei.

Ma il primo amore di Elton John, il motivo per cui decide di cambiare vita, look e nome resta la musica, anche se improbabile nell’aspetto, il ragazzo al pianoforte sa il fatto suo, quando il tipo prova ad appoggiare il bicchiere sullo strumento, il protagonista ancora bambino lo fulmina con una delle candidate al titolo di “Frase maschia 2019”: «Non metterlo lì, perché ora cade» prima di attaccare con il mio pezzo preferito di Elton John di sempre, “Saturday night's alright for fighting” che Dexter Fletcher trasforma in un momento da musical puro (con tanto di scena di ballo), ma sempre in perfetto equilibrio tra cinema e musica, infatti quello che vediamo sarà anche una coreografia ben fatta, ma allo stesso tempo è un'ellisse narrativo con cui Elton John diventa di colpo Taron Egerton, anche se a giudicare dalla sua prova, forse è più vero il contrario.

Ieri era venerdì domani sarà domenica, che giorno è oggi? Valgono solo risposte cantate.
Ecco, parliamo di Taron che qui pare aver trovato davvero la pentola magica (ah-ah! Che solo Fletcher può fare strizzate d’occhio cinematografiche qui?), quando gioca a fare l’eroe d’azione il ragazzo è un pochino un tonno, bisogna dirlo, ma evidentemente le biografie sono quelle che gli vengono meglio, lo aveva già dimostrato in "Eddie the Eagle" (2016) sempre diretto da Dexter Fletcher, ma il ragazzo dev'essere nato sotto il segno di Elton, visto che in Kingsman - Il cerchio d'oro proprio Elton John gli rubava la scena dimostra dimostrandosi un “eroe dell’azione” più tosto di lui, quindi mi pare anche giusto che in questo grande gioco di specchi cinematografico intitolato “Rocketman”, Taron Egerton sia un Elton John semplicemente perfetto.

Dimenticatevi Luigi il cosplayer, Egerton non punta al mimetismo, quello che serve a far esclamare al pubblico «ma è uguale!», anche se 53 paia di occhiali cambiati durante la realizzazione del film (storia vera) e i costumi aiutino. Taron Egerton qui balla, canta usando la sua voce - lasciatemi l’icona aperta su questo, più avanti ci torniamo - e, soprattutto, recita ricordando in tutto e per tutto Elton John, ma senza mai imitarlo davvero, ci vuole un minimo di sospensione dell’incredulità quando lo sentiamo autodefinirsi "un inglese bianco e cicciotto" perché non lo è (cicciotto intendo, il resto sì), ma proprio qui sta tutta la differenza tra “Rocketman” e quell’altro film che ho promesso di non citare più: per essere una musical e una biografia, è un film a tutti gli effetti, uno di quelli in cui il cinema viene usato per raccontare la storia, non per santificare e rifare scene di 25 minuti che potreste vedere identiche su You Tube.

Occhiali numero 37, modello: Paintball glitterato.
“Rocketman” è talmente cinematografico, da potersi permettere di smontare con il cacciavite tutti i cliché dei film musicali, avete presente la scena "Salve, sono un famoso produttore cinematografico e tu giovane cantante destinato alla grandezza, ora hai un’unica occasione per strabiliarmi con un pezzo suonato da te che sarà anche la canzone per cui verrà ricordato". Ecco, qui il produttore è solo uno seduto alla scrivania per caso, il pezzo suonato è incompleto e per altro è anche “Candle in the wind” appena accennato, e non sapete che sollievo sia stato per me godermi un film su Elton John in cui il suo pezzo più famigerato presso il grande pubblico, quello con cui ci hanno sfrangiato i maroni sul finire degli anni ’90, viene volutamente messo in panchina con la volontà precisa di smontare ogni cliché.

Inevitabile che in un film così abbia il suo spazio la bellissima “Your song”, ormai entrata nell’immaginario collettivo (soprattutto del pubblico più giovane) anche grazie al suo utilizzo in film come “Moulin rouge!” (2001), ma anche qui grazie ad una sorta di ellisse narrativa, Dexter Fletcher ci ricorda che i pezzi non nascono già finiti come sembra accadere sempre nelle biopic musicali, infatti “Your song” qui inizia abbozzata al pianoforte di casa e termina in un’unica scena in sala di registrazione.

“Sarà anche ‘Your song’ ma per ora è ancora ‘My song’ se non mi lasciate il tempo di completarla”
La musica è la costante del film e della vita di Elton John, ma il regista è così bravo e rispettoso di tutte le arti da mantenere musica e cinema sullo stesso piano, quasi a duettare per raccontarci al meglio questa storia. Ho trovato significativo il fatto che durante la sua “confessione” il protagonista letteralmente si tolga i panni (da diavolo) di scena, per andare a scoprire l’Elton John dietro alla maschera e il film non tira via la mano nemmeno sugli eccessi della sua vita, anche il momento di massimo delirio da Rockstar nel film avviene con una gustosa citazione cinematografica, infatti il protagonista è perso in se stesso e nel suo talento come “Tommy” (1975), mentre suona “Pinball Wizard”. Il fanatico degli Who in me ringrazia di cuore.

Qui mi sono concesso una reazione in puro stile Homer Simpson.
Come da tradizione della biografia, all’esaltazione e agli eccessi da Rockstar segue la caduta, mi sarei aspettato per la scena della piscina la classica “Someone saved my life tonight”, ma Dexter Fletcher è meno banale di me, oppure ha semplicemente le idee più chiare e trasforma “Rocketman” nella canzone che dà il titolo a questa “Rock opera” dedicata all’artista precedentemente noto come Sir Elton John, che ha trovato in Taron Egerton il suo corrispettivo cinematografico ideale.

Trova le dieci piccole differenze.
Vi ero debitore di un’icona sulla prova di Egerton che forse non poterà a casa i premi e la notorietà che si meriterebbe dopo questo film, ma in questo perfetto duetto tra musica e cinema in cui ognuno gioca il suo ruolo fondamentale, lui è l’uomo destinato a portare l’equilibrio nella Forza. Ci ho messo un po’, ma mi è stato lampante solo nel finale: se questa storia di ascesa caduta e rinascita, di suo molto classica, tranne per il fatto di essere stata raccontata nel modo meno classico possibile (per nostra fortuna) non poteva che finire con “I’m still standing”, perché sarà anche nato Reginald Kenneth Dwight, ma alla fine ha preferito essere Sir Elton John ed é ancora qui, per vedere il film sulla sua vita.

"Bow tie are cool" (Cit.)
Il cortocircuito tra realtà, finzione, musica e cinema è proprio tutto in “I’m still standing”, in cui Taron Egerton si mette la paglietta in testa per cantare (con la sua voce) la fine della storia del suo Elton John e siccome grande musica chiama altra grande musica - e lo stesso vale per il cinema - il cerchio si completa, visto che Taron Egerton aveva già dimostrato di poterlo cantare questo pezzo (nei panni di un gorilla) in Sing e se non fossimo sicuri che è un attore, verrebbe da pensare all’ennesimo travestimento da palco di Elton John.

L’arte che imita la vita che imita la musica, ma tutto raccontato con del gran bel cinema che, però, a fine film, ti fa venire voglia di mettere su un disco a caso di Elton John. Tenetevelo stretto Luigi il cosplayer, ve lo lascio più che volentieri.

40 commenti:

  1. Il mio sesto senso fa cilecca in questo periodo. Volevo saltarlo senza manco pensarci sia perché Elton John* non è tra i miei artisti preferiti, sia perché Taron "faccia tonda" Egerton mi sta (a pelle) sulle palle.
    Scopro invece che mi sto perdendo un'ottima pellicola. Dannazione... Sono strettisimo coi tempi anche perché venerdì scappo via per un weekend. Vediamo di arrangiarci e recuperarlo quanto prima.

    *riconosco, ovviamente, la grandezza dell'artista, ma tolte le 5-6 hit totali il resto della sue canzoni non mi entusiasma. Ho avuto anche la fortuna di incrociarlo in giro per Venezia (dove ha una mega casa!) e si è rivelato molto gentile e molto disponibile.

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    1. Invece io ultimamente sono in un tunnel spazio temporale, per cui i titoli sulla carta fatti dal sarto per piacermi mi stanno deludendo, salvo poi restare piacevolmente colpito da questo, che in teoria non avrebbe nulla (oppure solo le musiche) per conquistarmi. Oh sempre bello farsi sorprendere dal cinema ;-) Cheers

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  2. È sempre un piacere leggerti, grande analisi la tua!
    Poi boh, io sono uno di quelli che è rimasto più scottato dal film che non bisogna più nominare piuttosto che da questo, ma il tuo punto di vista è chiaro e per molti versi condivisibile...
    Unica cosa, non credo che quello del biopic rock sia definibile un filone aureo, perché dopo gli incassi stratosferici di B.R. questo è andato decisamente male... il che è un peccato, e sinceramente non me lo aspettavo, pensavo nell'effetto traino di "Luigi"

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    1. Grazie mille capo gentilissimo! Alla fine ho più che altro spiegato perché questo mi è piaciuto e quell’altro che ha incassato di più no ;-) Sono cresciuto alla scuola dell’argomentazione e non posso farne a me. Non seguo mai troppo gli incassi, oppure lo faccio distrattamente (anche dai vostri post), ma in ogni caso penso che vedremo altre biopic, questa in particolare, meriterebbe più fortuna e visibilità. Cheers!

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  3. non l'ho visto . ma ottima recensione.

    so che non c'entra nulla ma ogni tanto ti faccio richieste .

    ieri sera ho visto nikita di luke besson.

    puoi recensire "nome in codice nina " del 1993 di John Badham con Harwey keitel gabryle burne euna delle nipoti di henry fonda??
    grazie

    NO SHCHERZO RECENSISCI nikita del 1990!!!!!!

    grazie

    rdm

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    1. Grazie capo ;-)
      Hai solo visto uno dei film migliori di Besson, prima o poi quel ciccione Francese con i capelli brutti andrà affrontato. Ho voluto molto, ma molto bene a molti dei film di quel ciccione francese (dai capelli brutti) da “Le Dernier Combat” in giù ha fatto quasi tutto giusto. Poi sono arrivati quei Minimei del c@%&o ed è tutto finito. Cheers!

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    2. Possiamo litigare su chi deve scrivere il pezzo su Nikita? :-) Magari ce li giochiamo a testa o croce Nikita e Leon...

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    3. Senti, giochiamocela a birra e salsicce (Cit.) Cheers

      https://www.youtube.com/watch?v=dAla99irBLo

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    4. Se mi citi "Altrimenti ci arrabbiamo", accetto la sfida e offro io ;-)

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  4. Ohhhh sono contento che il film meriti. Non so nulla della vita di Reggy ma la sua musica in casa nostra si è sempre suonata, sin da quando ho memoria. Dalla fine degli anni Ottanta era consuetudine comprare l'album che ogni anno Elton sfornava, e complice le tante offertone che facevano i negozi di musica acquistammo parecchi suoi CD a prezzo stracciato, appena in famiglia passammo a quel "nuovo formato digitale". Il doppio disco "The Very Best of Elton John" si è squagliato, a forza di girare nel lettore di casa nostra ^_^
    Non vedo l'ora di vederlo...

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    1. Tra tutte le biografie musicali, questa è una delle migliori perché non dimentica mai la musica, ma nemmeno il cinema, ottimi gusti musicali a casa Etruscus ;-) Cheers!

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  5. Non ho visto il film innominabile e non vedrò questo, ma ho voluto leggere ugualmente la rece. Perché "Greatest Hits" di Elton John è stato il primo lp di musica rock che ho acquistato nella mia vita e per tutto il primo semestre del 1975 ha suonato quasi quotidianamente sullo stereo di casa. Insomma, glielo dovevo al baronetto.

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    1. Spero di essere stato all'altezza di tale stima, comunque il film te lo consiglio, perché alla fine la musica ne esce davvero a testa altissima ;-) Cheers

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    2. Mi unisco all'endorsement, non devi essere fan di Elton John per vederlo, ma un buon film ha sempre la capacità di farti interessare a ciò che racconta. Non è una roba didascalica e ruffiana, non celebra in modo sterile e gratuito, racconta la storia di un uomo e mette in scena uno spettacolo, e lo fa maledettamente bene.

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    3. «Non è una roba didascalica e ruffiana» perfetto, aggiungo che ti racconta il personaggio, evitando "santini" e non cercando la lacrimona a tutti i costi, in pratica è l'anti "Ray" (2004). Cheers!

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    4. Vero, ho rivisto Ray proprio un mesetto fa, anche se la prova di Jamie Foxx mi prende sempre un casino, è assolutamente celebrativo (e comunque, anche Ray a livello filmico era superiore a Bohemian). Mi dovrei rivedere "The doors", mi chiedo come lo giudicherei oggi...

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  6. Luigi il cosplayer, detto anche Dentone? "Sopra la panca la capra campa...".
    Certo che il titolo a parte avere a che fare con uno dei migliori pezzi di Ello Gianni, che cazzo c'entra col cantante? Un giorno faranno un film su Miguel Bosé e lo chiameranno Super Superman!

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    1. Aspetta mi sono perso un pezzo? Chi è Ello Gianni? :-D Se fossi Bosé avrei già iniziato a stampare le magliette del film sulla sua vita con quel titolo ;-) Cheers

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    2. Elton, in inglese antico significa abitante di Ella o una cosa del genere. Non sapevo come italianizzare il nome 😝 all'inizio avevo optato per Eolo ma sa troppo di Venticello, tze, tze.
      Ahahah ho creato un mostro con Super Superman 😅

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    3. Eolo Giovanni però è bellissimo, si lo hai fatto! ;-) Cheers

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  7. Non sono mai stato un fan di Elton John però quando ho saputo che sarebbe uscito Rocketman (unico pezzo di Elton che sia mai entrato nel mio lettore mp3) volevo assolutamente vederlo e non certo per una "sindrome da Bohemian Rapsody" ma proprio perché, conoscendo poco o nulla quello che è comunque uno dei grandissimi della musica, e perché mi ero lasciato comprare dal trailer.
    Quoto Cassidy sul fatto che sia una biografia molto classica di ascesa caduta e rinascita, ma girata con classe e mano ferma, un film denso e molto sfaccettato nei vari personaggi (la madre di Elton, l'amico songwriter). Il tocco da musical mi ha un po' sorpreso ma l'ho trovato geniale, ogni scena musicale è ben riuscita, specie per il continuo giocare col surreale, non si limita ai balletti e le scenette, spinge sull'acceleratore proprio per evitare che gli allergici al musical (come il sottoscritto) abbiano qualcosa da ridire.
    Per me Taron Egerton è stato fenomenale, il fatto che abbia cantato tutti i pezzi è un valore aggiunto. Tra l'altro guardando il film mi sono reso conto di conoscere praticamente ogni pezzo, alla faccia della mia convinzione di non conoscere la musica di Elton John, ma forse la buona musica viene trasmessa per genetica insieme a tutta quella roba amniotica (cit.)

    p.s. ultimamente io e Cass siamo troppo spesso sulla stessa lunghezza d'onda, mi chiedo se sia la vecchiaia o una perturbazione passeggera...

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    1. Una Biopic classica che riesce a non essere bacchettona, e che non si dimentica che sei fai un film su un artista musicale, dovresti ricordarti che la musica (e il cinema) sono importanti. Anche secondo me il tocco da musical è perfetto, non è autocompiaciuto, ma sottolinea sempre la forza delle musica, e la sua importanza della vita del protagonista, per fortuna i momenti: Fermi tutti! Ora si balla e si canta per un infinità di minuti! Sono stati agilmente evitati.

      Penso che siamo sempre stati d’accordo, se non si infilano in mezzo perturbazioni del tipo “Risveglio della Forza”, ma mi auguro che quello resti (per sempre) un caso isolato. La mia crociata anti-GIEI GIEI è una guerra solitaria senza fine destinata ad infrangersi contro le pale dei mulini ;-) Cheers

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  8. Probabilmente è davvero il contraltare di Bohemian Rhapsody: peraltro appunto, stesso regista (almeno un poco).
    Saranno i prossimi due modi di fare questo tipo di cinema.

    Moz-

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    1. Se ci fosse una votazione, la mia preferenza andrebbe al metodo “Rocketman”, perché è quello che non si dimentica della musica e del cinema, messi in panchina dal drammone facile ;-) Cheers

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  9. L'ho visto al cinema lo scorso Venerdì e devo dire che mi è piaciuto parecchio: bene l'impostazione da musical che gli hanno dato - più che quella da concerto di Bohemian Rhapsody -, benissimo Edgerton nei panni di Elton John, emozionante il modo in cui è stata costruita la narrazione. Direi abbastanza bene!

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    1. Lo direi anche io, aggiungo che tra i film che ho visto di recente, quello è quello che ho apprezzato di più, anche un po’ a sorpresa lo ammetto ;-) Cheers

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  10. Bella recensione per Rock opera cinematografica.
    Ottimo lavoro Cassidy.
    Daje così.

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  11. non vedo l'ora di vederlo, il Khal rema contro perchè odia i musical, ma se gli dico che a te è piaciuto, magari lo convinco! ;)

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    1. Un musical per piacermi, deve proprio avere dentro qualcosa, e questo lo ha, per consigliare un musical io che non li amo, vai tranquilla ;-) Cheers

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    2. Qui siamo in tanti a odiare i musical, ma qui è azzeccato l'uso delle scene da musical che le rende più originali e sopportabili che in tanti altri film.

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    3. Qui ci sono scene che sono puro musical (personaggi che attaccano a cantare a caso) ma sono tutte funzionali al racconto, sono un modo per raccontare i ricordi infantili del protagonista, oppure i suoi momenti di particolare esaltazione o depressione, ma sempre intimi, funzionano come l'estensione dei suoi sentimenti e pensieri, di una mente che usa la musica come ancora di salvezza, per quello l'ho trovato molto azzeccato. Cheers!

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  12. Felicissimo ti sia piaciuto, non pensavo!
    L'ho visto al cinema all'uscita e sono uscito dalla sala divertito e un po' commosso. Come deve succedere in presenza dei film, quelli belli. Altro che Rami "Tale e Quale Show" Malek... :)

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    1. Il "Tale e Quale Show" viene fatto fuori dalla qualità di questo film, una bella sorpresa, mi piace essere sorpreso dal cinema in questo modo ;-) Cheers

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  13. Così dovrebbero essere le biografie musicali! Tanta buona musica, una storia in cui incastrare le varie canzoni con un senso, e soprattutto coreografie e scenografie all'altezza. Ok, mi correggo: così dovrebbero essere i musical!
    Anche se ammetto di aver patito un po' la parte finale in cui Elton continuava a cadere e cantare una canzone, è stato emozionante e capace di mettere in luce tre talenti: l'accoppiata originale di cantante/compositore, e quel vocione di Taron. Chapeau.

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    1. Assolutamente sì! Senza mettere in disparte la musica e ricordandosi sempre di essere cinema. Taron pazzesco, la sorpresa del 2019 non avrei mai creduto di vedergli sfornare una prova così, a mani basse insieme a “Toy Story 4” è uno dei film migliori tra quelli che ho visto di recente. Cheers!

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  14. C'era un periodo che di musica del vecchio Elton ne ho sentita a pacchi.
    Dimmi che a un certo punto c'è qualcuno che col colbacco si mette a cantare Nikita!
    Il film ovviamente non l'ho visto, io arrivo sempre con 10-20 anni di ritardo, cmq sono molto d'accordo con quello che dici sul fatto che, con film del genere, alla fine si deve fare qualcosa che sia piacevole da vedere, da sentire e non delle replicate imitative. O fai un documentario, oppure vai a briglia sciolta e dammi qualcosa di memorabile anche se non strettamente attinente alla realtà.

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    1. Purtroppo no cacchio, un po’ ci speravo! ;-)
      Ho sposato il concetto per cui il cinema non ha il dovere di essere realistico, per quello ci sono i documentari, ecco perché questo film mi è piaciuto così tanto. Cheers!

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  15. Se non seguissi "La bara volante" molto probabilmente mi sarei perso questa grandiosa pellicola (diciamo che dopo "IlfilminnominabilesuiQueen" ne avevo già abbastanza di nuovi biopic sui cantanti, mi sono dovuto ricredere).

    Condivido tutto ciò che hai scritto; Elton John non è il mio cantante del cuore ma ora ne sono un pò in fissa.


    Saturday Night's Alright For Saluti!

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    1. Oh guarda sono contento! Altro che quella gara di Cosplayer condita da scene che potresti vedere su YouTube, questo è cinema, è quello che dovrebbe sempre fare un film. Molto felice che ti sia piaciuto ;-) Cheers!

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