martedì 18 giugno 2019

Climax (2019): Qualcuno ha messo qualcosa nel mio drink

Ormai ho visto questo film da qualche tempo, ma per svariate ragioni continuavo a non aver tempo per scriverne. Per fortuna qualcuno è anche più lento di me, la distribuzione italiana che con i suoi tempi si è finalmente decisa a farlo uscire in sala, quindi questo sa tanto di ultima chiamata per il vostro amichevole Cassidy di quartiere. Ma se Gaspar Noé può iniziare il suo film in musica io faccio lo stesso!


Ormai avrete letto ogni genere di commento e recensione seria sul film di Gaspar Noé, quindi mi gioco la mia carta in un altro modo, facendo il giro, partiamo da quello che non riesco proprio a sopportare qualche leggo un pezzo che parla di cinema. Oh! Non ne faccio una questione di capacità oppure di conoscenza della materia, su quello posso solo prendere lezioni da quasi tutti, intendo proprio quelle espressioni che mi fanno venire voglia di smettere di leggere subito.

Ad esempio, appena leggo “Un cinema che implode” di solito cambio lettura, specialmente quando associato a qualche film di Michael Bay giusto per fare il nome di uno che “esplode” le cose. Un’altra cosetta che proprio non riesco a digerire è quando qualcuno se ne esce con “Più che cinema d’azione e un cinema di azioni”, ecco questa è la truffa con cui cercano di farvi credere che non ci sia differenza tra Margherita Buy e Iko Uwais.

Ma la mia preferita in assoluto, quella che vince il premio delle mie espressioni del cuore è senza ombra di dubbio: "un cinema di corpi". Ormai lo fiuto nell’aria quando quella combinazione di quattro parole sta per presentarsi allineate a formare il disastro, ecco “Climax” è un film dove i critici seri, quelli con la pipa e gli occhiali, si saranno esibiti in questa specialità. Oh non che io le abbia lette proprio tutte le recensioni su questo film, anzi quelle che ho letto ve le consiglio, e visto che ho iniziato con i Ramones continuo allo stesso modo: One! Two! Three! Four!

Dopo la mousse di salmone, ora bisogna stare in guardia anche alla sangria di Jerry Garcia.
Da che parte cominciare? Da quando qualcuno sciolse dell’LSD nel bicchiere del batterista dei Ramones dandogli l’idea per il pezzo? Da prima? Dal fatto che “Climax” è liberamente ispirato ad un fatto di cronaca avvenuto in Francia, in cui qualche buontempone ha fatto lo stesso durante una festa studentesca? Ma poi io dico, chi è che ha tutto questo LSD che avanza da lanciare nelle bevande altrui? Sarà che da dove vengo io, chi ha della droga la consuma e basta senza donarla ai quattro venti, ma ho un’idea di umorismo diverso io, uno che non precede gente che va in acido inconsapevolmente.

Sto facendo troppo casino? Si avete ragione, ma tranquilli perché tanto Gaspar Noé in “Climax” scombina le carte ancora di più, ad esempio inizia il film con i titoli di coda, salvo poi tornare indietro e presentare i protagonisti uno alla volta, in una serie di “video interviste” trasmesse da una vecchia televisione circondata da alcuni libri, tra cui quelli del filosofo Emil Cioran, ma anche da un paio di VHS di film di Luis Buñuel e Dario Argento, giusto per mettere in chiaro quali sono i punti cardinali di questa pellicola: l’ultra pessimismo del rumeno, la satira che puoi tirare fuori da tanti protagonisti in una sola stanza del messicano e il sangue dell’Italiano. Lo so detta così sembra una barzelletta, ma vi assicuro che “Climax” non fa ridere per niente, anzi.

I protagonisti sono tutti ballerini francesi, insieme per tre giorni di prove, chiusi in un collegio in disuso nel bel mezzo della foresta in pieno inverno, insomma più isolati di così si può essere solo smettendo di pagare le bollette. Il tempo viene impiegato perfezionando la loro coreografia, ed è proprio così che Gaspar Noé comincia, cinque minuti senza pausa di coreografia ballerina, sulle note di un pezzo martellante e sincopato che francamente, è un po’ fuori dal mio campo da gioco musicale per dirvi anche il titolo. Ma la scena va a segno lo stesso diventando ipnotica per due ragioni: la prima sono i movimenti di macchina da presa di Noè, la seconda la mora con i capelli a caschetto e il vestito nero. Che ci volete fare, sono un’amante dell’arte.

Mi state ancora leggendo, oppure state guardando la ragazza con il vestito rosso nero? (Quasi-cit.)
Con un inizio così, capirete anche voi che il rischio di leggere “un cinema di corpi” nelle recensioni serie è altissimo, ma da qui in poi la faccenda non migliore, anzi peggiora. Si perché i restanti 90 minuti di film si dividono in parecchi piani sequenza con cui il regista di “Irréversible” (2002) e “Enter the Void” (2010) segue i suoi giovani protagonisti, lasciando che siano loro a raccontarti un po’ della loro vita. Quindi abbiamo la ragazza madre, l’erotomane che si farebbe qualunque cosa che respira nella stanza e tutta la compagnia (ballante) tra cui spicca una che la ballerina l’ha fatta davvero, per quindici anni prima di dedicarsi al cinema, ovvero Sofia Boutella. Anche qui, sulla faccenda dei corpi ci sarebbe da discutere ma cerchiamo di stare seri ok? Cioè lo dico a me, più che a voi.

La tentazione è quella di etichettare il tutto come l’ennesimo esercizio di stile di un regista che qui si diverte molto con la sua macchina da presa ballerina e i piani sequenza infiniti, ma complice l’inizio ipnotico e la naturalezza della compagnia di ballo, si prosegue anche solo per capire dove quel matto di Gaspar Noé voglia andare a parare questa volta.

“Cosa ci fa una bella ragazza com…”, “Scusa mi passi la sangria? Meglio di questo approccio”
Si perché presto - beh diciamo abbastanza presto - Sofia Boutella come Joey Ramone nel pezzo lassù, si rende conto che qualcuno ha messo qualcosa nei loro drink e la situazione inizia ad andare decisamente a rotoli. Se nei primi 45 minuti di film Noè ci ha fatto conoscere un po’ i personaggi, negli altri 45 continuerà a seguirli mentre allegramente vanno all’inferno.

Qualcuno perde il figlio con aumento esponenziale dell’ansia (sua e nostra), altri verranno presi di mira, qualcuno si accoltella da solo senza pietà, e mentre qualcuno muore come in un “Darwin Award” provocato dall’LSD, qualche personaggio esplora la propria sessualità anche con chi da sano non penserebbe mai, o forse non dovrebbe proprio.

Il massacro si consuma sotto i nostri occhi di spettatori che tutto sommato abbiamo più o meno la stessa possibilità di fermare la follia, dei personaggi che nel film ne sono travolti, perché nessuno dei protagonista ha più la capacità (mentale) di dare il giusto peso alle azioni che sta compiendo, sono passati da una danza organizzata e bellissima, ad un mucchio di ballerini che ormai di aggraziato non hanno davvero più niente. Le sentite anche voi aleggiare nell’aria quelle quattro parole di cui parlavo prima? Ve lo avevo detto che con questo film il rischio era altissimo.

“Non mi sento tanto bene”, “Hai mangiato la mousse di salmone?”
Ma a colpirmi sono altre parole, tre in particolare, a cui Gaspar Noé da parecchia enfasi visto che le mostra all’inizio davanti ad un bel bandierone blu, bianco e rosso: "Un film francese".

Tre parole che mettono in chiaro gli intenti satirici del regista, un modo di puntare il dito contro una società in cui fuori, siamo tutti coordinati e di bell’aspetto, ma basta davvero niente, anche un quadratino di LSD per tirare fuori la bestia sotto la pelle.

Visto che di ballo moderno non ci capisco nulla, e della colonna sonora scelta da Noè ancora meno, nel tentativo di aggrapparmi a qualcosa mentre il regista mi tirava verso il fondo, ho iniziato a pensare a tutti i film simili a “Climax” (nomen omen) in cui metti insieme dell’umanità in una sola stanza, agita un po’ e aspetta di vedere il massacro che ne verrà fuori, non sono certo pochi a ben pensarci, ma se escludiamo cose da un altro mondo a fare da catalizzatore, i titoli a cui ho pensato sono “Deliria” (1987) di Michele Soavi dove a venire uccisi erano un gruppo di attori chiusi in un vecchio teatro, ma anche Il demone sotto la pelle di Cronenberg, uno che aveva permesso ai suoi personaggi sullo schermo di liberarsi di tutte le inibizioni, almeno prima di Noé.

Quando urli in discoteca per farti sentire (di solito quando finisce la musica)
Singolare poi che nell'uso del rosso predominante, della danza e del sangue senza tirar via la mano, "Climax" abbia dentro di sé qualcosa del citato Dario Argento, il tutto a breve distanza dall'altrettanto danzante versione di Luca Guadagnino, ora dovrei chiudere il paragrafo dicendo qualcosa di intelligente citando che so "Scarpette rosse" (1948), ma l'unica cosa che riesco a pensare è che il cinema ha confermato che la danza è praticamente uno sport estremo, se avete bambini e bambine che vorrebbero praticare, dirottateli sul Judo, su quello il cinema non si é ancora espresso davvero.

Insomma, non posso certo dire di essere andato pazzo per tutti i film del buon Gaspar, ma questo malgrado tutto, rientra nelle mie corde proprio perché è un horror a tutti gli effetti, anche uno di quelli particolarmente nichilisti che di solito mi attraggono. Facciamo così papà Noè, la prossima volta mettici i Ramones e magari io e te potremmo, non dico diventare grandi amici, ma almeno uscire a bere qualcosa, offri tu. Anzi no guarda, me lo porto da casa perché con te non si sa mai cosa può finirmi nel bicchiere.

20 commenti:

  1. Al volo:
    (Musica triste in sottofondo)
    (annuncio con voce impostata) "Il nuovo film di Ferzan Ozpetek..."
    (continuo con voce impostata) "Margherita Buy... Iko Uwais... Yayan "Mad Dog" Ruhian... Serra Yilmaz..."
    "...e con la partecipzaizone di Silvio Orlando".
    (continua con un crescendo di musica triste)
    (voce impostata che diventa solenne) "FAMIGLIE ALLARGATE. Il nuovo sorprendente capolavoro di Ferzan Ozpetek"

    Pagherei oro per vederlo! Prima si mangia, si beve e si ride, poi una battuta fa scatenare l'inferno in casa con gente che vola e sedie spaccate!

    Scherzi a parte (ma nemmeno tanto!), il film non l'ho visto ma ne ho parlato con un caro amico e con sua moglie, ex ballerina e quindi dotata di una sensibilità che noi manco sappiamo dove sta di casa. Allora, secondo il suo giudizio le scene di danza sono "geniali, spettacolari e travolgenti". A fine visione era in estasi e con gli occhi a cuoricino! Poi mi ha attaccato un pistolotto allucinante sulla danza moderna, sul suo andare "oltre" al semplice balletto, bla, bla, bla,... Biennale Danza,... bla, bla, bla,... Performance... bla, bla, bla,... Alla fine le ho detto che non l'ho visto e non mi ha rivolto più la parola. Prometto però che lo recupererò solo per rendermi conto di quanto non ci capisco un c@zzo di danza.

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    1. Ma magari! Almeno finirebbe in mazzate, sarebbe il contrario: Un film con Margherita Buy che riflette sulla vita nel tinello di casa sua. Regia di Gareth Evans.
      [Urla di dolore in lontananza]

      Io di danza ci capisco ancora meno, ma un film horror quando lo vedo ancora lo riconosco, e questo sicuramente lo è negli intenti (anche satirici verso la Francia e l’umanità in generale), quindi senza capire nulla di balletto, ancora meno moderno, il film me lo sono gustato lo stesso ;-) Cheers!

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  2. Il riferimento principe dovrebbe essere"L'angelo sterminatore" del citato Bunuel, ma devo confessare di non averlo mai visto davvero.
    P.S. nel caso di Gaspar Noé, è più 'cinema di porci' :-)

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    1. Lo è, volontà di fare satira usando un numero limitato di personaggi in un luogo chiuso. Te lo consiglio caldamente perché Bunuel è ancora un modello per tanti registi (coff COFF Carpenter COFF coff) ed è un film modernissimo. Il prossimo film di Noé di cui scriverò, il titolo del post sarà: Un cinema di porci :-D Cheers

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  3. Gran commento e, ovviamente, accostamento musicale doveroso 😉 Noè è un pazzo, ma io oltre a non farmi offrire nulla da lui, mi terrei anche ad almeno venti metri di distanza 😅

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    1. Grazie Genius! Ci ho messo una vita a convincermi a scriverne, e nel frattempo ero già (piacevolmente) inciampato in un po’ di commenti ben fatti (tutti citati), quindi non restava che arrivare al punto facendo un altro giro. Sul serio, gran matto, ma i devianti sono quelli più caratteristici ;-) Cheers!

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  4. Cioè mi citi dei capolavori come paragone.
    Si vede che è un film "colorato", come forse Suspiria più di tutti.
    Interessante che descriva una discesa negli inferi.

    Moz-

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    1. È direttamente Noé a farlo, riferisco per dovere di cronaca ;-)
      Però è curioso come in pochissimo tempo siano uscite due versioni di “Suspiria” quella ufficiale di Guadagnino e il “Bootleg” (passami il paragone musicale) di Noé. Predominanza di rosso, violenza, ballo, la mano lunga del Darione nazionale di vece e anche parecchio. Cheers!

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  5. Ahahha l'immagine del critico con la pipa in bocca è deliziosa, e rende molto bene :-P
    Il film mi intriga assai e me lo segno.

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    1. Eheh io ne abuso, però mi fa proprio ridere a volte mentre leggo certe recensioni di professionisti me li immagini un po’ così ;-) Bisogna essere un po’ ispirati e nel momento giusto per vederlo, però dura 90 minuti spaccati, è strambo forte e Sofia Boutella buca lo schermo anche questa volta. Cheers!

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  6. Di Gaspar Noè vidi solo Enter The Void. Un'esperienza molto particolare. Forse un esperimento furbo, ma bisogna ammettere che è difficile da dimenticare, soprattutto per il modo, secondo me efficace, che ha di trattare l'argomento principale. Avendo apprezzato quello, non posso che provare curiosità per questo.
    Poi si sa, un cinema di corpi che implode e che più che d'azione è un cinema d'azioni non può essere tralasciato. Come fosse antani, più o meno.

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    1. Esatto la supercazzola come se fossi antani implode in un cinema di corpi ;-) "Enter the void" anche era bello matto, ma secondo me questo è un pochino più a fuoco, aspetto il tuo parere. Cheers!

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  7. Il pezzo martellante e sincopato è di Cerrone e si intitola Supernature

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    1. Ti ringrazio, anche perché cercare su Google "pezzo martellante e sincopato" non dava molti risultati, cioè si, anche troppo ;-) Cheers

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  8. Ciao, ti ho nominato per un tag. Passa da me per maggiori info.

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  9. Mettersi a guardare un Gaspar Noè significa offrirsi spontaneamente alla violenza di una mdp che per metà del film viene manovrata a ca##o, girata e rigirata, senza sapere dove andare (e cenare a prezzo fisso seduto accanto ad un dolore, cit.).
    Climax è comunque un gran bel film, se si riesce a superare il delirio degli ultimi venti minuti. Rimango un po' dubbioso che l'LSD possa davvero portare l'umanità a tali estremi, ma mi tappo il naso e lascio da parte le seghe mentali. Finale piuttosto telefonato (si capisce ben presto chi è l'autore della goliardata) e scorciatoie incomprensibili (c'era davvero bisogno di scrivere LSD sul contenitore dell'LSD?).. ma va bene lo stesso: quel che mi aspetto da Noè, Noè riesce sempre a darmelo.

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    1. La musica non sarà Rock ma Noé si perché se ne frega, spesso provoca e qui forse è più a fuoco del solito. LSD é un espediente buono come un altro, il massimo della provocazione sarebbe stato scoprire alla fine un effetto placebo, mentre guardavo il film ci ho anche pensato, poi é arrivato il bidone e vabbè, va bene così ;-) Cheers

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  10. Per un attimo ho temuto di aver usato certe espressioni nei miei pezzi, se mai lo farò sei pregato di darmi una cinquina in pieno commento!

    Noé continua a colpirmi allo stesso modo: folle, estremo, esagerato. Ma mai in modo finto, anzi, ci mette sempre dentro una dose di emozioni -in questo caso di ansia/paura- che rendono accettabile anche piani sequenza come questi. Appena titoli in uscita e serie da vedere me lo permettono, vado a recuperare i due titoli che mi mancano :)

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    1. Non potrei mai, al massimo ti potrei urlare un "OH!", ma vai tranquilla, non ti ho mai vista esibirti in tali espressioni. Concordo, è un provocatore nato impallinato con le sue lunghissimi inquadrature, ma qui ci ho trovato una dimensione satirica che mi ha fatto sentire nel mio, malgrado la discesa negli inferi. Anche a me ne manca uno, il primo che ha diretto. Cheers!

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