venerdì 24 maggio 2019

Danko (1988): Nato stanco

Se mi leggete da un po’ dovreste aver capito che sono abbastanza in fissa con due tipologie particolari di film: quelle con le coppie di Strambi Sbirri e quelli a tema vagamente sovietico, potete capire quanto aspettavo questo nuovo capitolo della rubrica… King o the hill!
Nel 1988 Walter Hill arrivava da quattro titoli uno più disastroso dell’altro in termini di popolarità e di incassi al botteghino, l’unico che aveva portato a casa qualche bigliettone era Chi più spende... più guadagna, giusto per darvi un’idea dell’aria che tirava per il nostro Gualtiero. Ma un altro vento soffiava forte in quel periodo, quello del cambiamento, così ho anche citato involontariamente un pezzo famoso degli Scorpions.

Le guerra fredda tra U.S.A. e URSS è stata combattuta, per nostra fortuna, più nella finzione cinematografia che nella realtà, nel 1985 il nuovo segretario generale del Partito Comunista, Michail Gorbačëv ha dato il via alla Perestrojka. Nel frattempo però, l’ultimo successo commerciale vero di Walter Hill era stato la pietra d’angolo dei “buddy cop movie” ovvero 48 Ore che, non a caso, diventa il modello da replicare anche per il suo nuovo lavoro. Non ci trovo nulla di male nel tornare ad una formula collaudata, ma se c’è qualcosa che questa rubrica dedicata al nostro Gualtiero ci ha insegnato, è di sicuro la sua capacità di anticipare i tempi mostrando a tutti gli altri la via da seguire.

Come si dice i titoli di testa del film in russo?
Se pensiamo alle grandi star d’azione degli anni ’80, chi tra tutti era quello più propenso a giocare con la sua immagine e capire al volo dove tirava il vento soltanto fiutando l’aria? Stallone? Che nel 1988 tornava sui suoi passi portando in scena Russi cattivissimi in “Rambo III”? No, meglio rivolgersi a quello che ha investito i soldi vinti con i premi di Mr. Olympia nel mattone, per essere sicuro di non trovarsi mai a dover far brutti film per soldi (storia vera). Ed è così che uno dei registi più solidi della storia del cinema come Walter Hill e la quercia austriaca Arnold Schwarzenegger hanno finito per lavorare insieme.

“Un giorno Arnold, un ragazzo a cui ho prodotto un film, potrebbe chiederti di recitare una scena in cui ti togli la pelle del braccio. Ti faccio vedere come girarla”
Gualtiero agguanta i soldi messi sul tavolo dalla Carolco e insieme a Troy Kennedy-Martin ed Harry Kleiner scrive una sceneggiatura in cui il modello di 48 Ore viene cucito addosso ai muscoli di Arnoldone nostro, per molti una marchetta fatta per soldi, per me e le mie strambe fissazioni cinematografiche, un monumento imparato a memoria nei vari (tanti!) passaggi televisivi durante la mia infanzia,

Fin dal suo titolo originale, “Red Heat”, il film riassume tutto: “Red” mette in chiaro la natura di uno dei due protagonisti, “Heat” è la parola che spopola nei polizieschi che siano diretti da Michael Mann, oppure varianti più goliardiche. Da noi diventa semplicemente “Danko” perché la formula di dare ad un film d’azione il nome del suo protagonista è ormai rodata e tornerà drammaticamente di moda anche nel corso di questa rubrica, ma in generale, tenetemi l’icona aperta sull’adattamento italiano del film, più avanti ci torniamo.

Con “Danko” Walter Hill riesce a regalare ad Arnold Schwarzenegger un altro ruolo monumentale, senza perdere un grammo del suo stile, anzi rimanendo perfettamente riconoscibile, la variante è proprio la nazionalità del capitano Ivan Danko, sovietico fino al midollo osseo, uno che parla poco e quando lo fa ricorda spesso i suoi trascorsi nell’Armata Rossa, uno il cui massimo trastullo nella vita, è dare da mangiare ai “parrocchetti” sempre alla stessa ora.

“Tieni giù le mani da miei parrocchetti”
Nel 2019 può sembrare una banalità, ma nel 1988 non esistevano film hollywoodiani con Russi buoni, persino Red Scorpion uscito un anno dopo, non aveva osato quanto “Red Heat” e il rischio preso da Walter Hill è frutto degli “Huevos” che lo hanno sempre caratterizzato, ma anche di motivazioni solidissime, perché secondo Hill, Arnold Schwarzenegger è il tipo di personaggio che va oltre i confini, in ogni parte del globo tutto il pubblico è pronto a vederlo trionfare, se c’è uno che può rendere eroico agli occhi del pubblico americano, un Sovietico vestito con “una divisa tipo postino della seconda guerra mondiale” citando una frase del film, quello è proprio lui. Poi, con quel suo marcato accento austriaco, Arnold è molto più credibile come Russo che come Americano, parliamoci chiaro.  

Le indicazioni date da Guatliero a Schwarzenegger erano quelle di ispirarsi al personaggio di Greta Garbo in “Ninotchka” (1939), il massimo che ha ottenuto sono stati tre mesi passati a studiare il russo da parte di Arnold che ha preferito dare ad Ivan Danko una massiccia fissità, anche davanti alle trovate più assurde del suo improvvisato compagno Art Ridzik (Jim Belushi) e alle stranezze della vita negli Stati Uniti.

“Questo si chiama Greta, e lo userò sulla tua faccia senza il minimo garbo”
Schwarzenegger con la sua solidità da carro armato, opposta alla quotidianità della vita occidentale, genera una valanga di momenti comici uno migliore dell’altro. Ancora oggi davanti a certe notizie del telegiornale mi viene da citare Danko quando con pesantissimo accento russo diceva «Capitalismo» e se qualcuno in casa Cassidy parla di stress, la risposta che si becca è sempre la stessa: «Vodka» (storia vera).

Walter Hill chiede e ottiene di girare anche una scena - che originariamente avrebbe dovuto essere molto più lunga e significativa - nella Piazza Rossa di Nichelino Mosca che nel film si traduce nei tonanti titoli di testa del film, un'ostentazione di Russia comunista sulle note esaltanti di James Horner che hanno il primato di essere i primi minuti girati da una troupe cinematografica americana sul suolo sovietico, qui si fa la storia gente!

Con tanto di dedica a Bennie E. Dobbins, cordinatore degli stunt di tanti film di Hill e Schwarzenegger.
L’inizio è micidiale e, secondo me, indicativo della volontà del film di cambiare qualche abitudine rispetto al canone del “buddy cop movie”, dico sempre che i primi cinque minuti di un film ne determinano tutto l’andamento, quelli di “Danko” sono micidiali.

Molto prima delle promesse dell’Est di David Cronenberg, Walter Hill ci porta tutti in una sauna Russa popolata in parti uguali da energumeni muscolosi mezzi nudi e donne prosperose vestite uguali, quando entra in scena Schwarzenegger a culo nudo, l’impressione è che si sia appena teletrasportato dal futuro e stia cercando qualcuno a cui rubare i vestiti, come da sua vecchia abitudine. Invece, siccome l’acciaio si tempra con il caldo prima e con il freddo dopo, si finisce subito tra le nevi russe a chiedere gentilmente ad alcuni gentiluomini dove si trova Viktor "Rosta" Rostavili (Ed O'Ross), qualche pugno in faccia di solito aiuta la memoria. Ormai erano un po’ di anni che non rivedevo il film, ma mi sono ritrovato a ripetere le frasi (in russo) a memoria, ovviamente non capisco una parola, ma ho imparato il suono come se fosse una canzone per quante volte ho visto questo film (storia vera).

Ancora oggi quando vedo Ed O'Ross in un film, continuo a chiamarlo Viktor Rosta (storia vera).
Viktor Rosta ha portato la piaga della droga in Unione Sovietica, in uno scambio tra Danko e il suo collega poliziotto (ma forse dovrei dire “Compagno” trattandosi di russi) è chiaro che le cose stanno cambiando anche dall’altra parte del muro di Berlino, ma Hill non ci lascia tanto tempo per la sociologia perché Rosta uccide il “Tovarish” di Danko e fugge negli Stati Uniti, in una scena diretta, come al solito, alla grande da Hill che prevede sparatorie sui tetti, lungo le scalinate, una Derringer nascosta nella manica del cappotto, ma soprattutto la leggendaria scena della gamba di legno finta, quella che ogni volta si finisce per guardare ripetendo tutti in coro una delle tante battute simbolo del film: «Cocainum».

"Pablo Escobar con trenta mila lire me la fa meglio" (quasi-cit.)
L’arrivo in America del capitano Ivan Danko è sottolineato da Walter Hill con un cambio della fotografia – curata da Matthew F. Leonetti, al secondo, ma non ultimo film con Gualtiero – e l’entrata in scena del detective Art Ridzik, un Jim Belushi che fino a quel momento era noto per due cose: un mio piccolo cult come “The Principal” (lo abbiamo visto in 27 se non lo conoscete tranquilli) e l’essere il fratello minore di tipo, uno dei più grandi comici della storia. Gli va di sfiga che qui, malgrado un numero esagerato di battute e battutacce anche piuttosto spassose, al nostro Jim tocca davvero fare da spalla ad Arnold che comunque fa ridere, senza mai cambiare espressione. Non è un caso se dopo questo film sia passato poi alla commedia pura con "I gemelli" (1988).

Brion James, una faccia nota del cinema di Hill, fa la conoscenza di “Miranda”.
L’idea di affiancare un duro e un comico è la stessa di 48 Ore, ma il film è più sbilanciato verso Schwarzenegger (come il titolo italiano conferma), anche se devo dire che Jim Belushi riesce a tirare fuori un americano rozzo, ma verace che porta a casa il risultato, la trama gli chiede di essere sempre fuori luogo ed esagerato ad ogni sua uscita («Cosa ha fatto? Ha pisciato sul muro del Cremlino?»), il che crea anche scambia divertenti, tipo la diatriba sui “parrocchetti”, oppure la battuta sul tè bevuto in stile “Dottor Zivago”.

“Non è che solo Moretti può citare i film di David Lean”, “Palombella rossa. Bel colore”.
Jim Belushi mantiene alta la “quota parolacce” nei film di Walter Hill, per il resto svolge diligentemente il compito di spalla, anche quando deve dileguarsi per lasciare il campo allo scontro finale tra Danko e Rosta («Ci rinuncio, questa cosa è troppo Russa»), ma, come detto, tra discussioni su “Miranda” e sui politici («Sparate prima a loro») quello che brilla di più delle coppia è Arnoldone, tranquilli per il nostro Jim è una costante, sarà per questo che è finito prima a fare da spalla ad un cane in “Un poliziotto a 4 zampe” (1989) e poi a citare “Danko” in una puntata di “La vita secondo Jim”.

“Guarda che quello era una gran bravo cane, gli volevo molto bene!”
Walter Hill forma un’altra coppia di sbirri opposti nei metodi e in questo caso nella nazionalità, ricreando una dicotomia tipica del suo cinema, al resto ci pensano le facce che popolano il film, tipo Brion James che qui si becca la prova che «Metodo Sovietico è più economico», un Laurence Fishburne ancora magro ed occhialuto che sembra l’esatto opposto di Ridzik, oppure il capo della polizia americana, interpretato con fare bonario da Peter Boyle, proprio a mettere in chiaro che il modello sarà anche quello di “48 Ore”, ma la volontà è quella di smontare qualche cliché, infatti siamo passati dal capo che urla, al capo in cerca di un metodo per combattere lo stress.

"Vodka? Si – può – fare!" (quasi-cit.)
Menzione speciale per la bella Gina Gershon, prima di iniziare a fare abuso di chirurgia, talmente bella da rendere Viktor Rosta un caso più unico che raro nella storia, l’unico Russo che prende una moglie americana per il visto e non viceversa. Mi sono sempre chiesto se l’abbia trovata su un sito tipo “Trova mogli americane”.

Ditemi cosa volete, ma in fatto di protagoniste femminili, Gualtiero ha l’occhio lungo.
Vi ero debitore di un’icona lasciata aperta sul doppiaggio italiano del film, la chiudiamo subito perché non solo il titolo italiano sottolinea come il film sia più orientato verso il suo protagonista Sovietico, ma adatta secondo me bene alcuni scambi di battute. Quando Danko si cambia dopo la notevole sparatoria in ospedale - girata come al solito alla grande da Walter Hill - indossa un completo bluastro, Ridzik inizia a sfotterlo chiamandolo “tappo” per il modo in cui il vestito gli sta, una trovata comica azzeccata anche considerando che Schwarzenegger per dimensioni, sembra il sarcofago di Belushi, ma che risolve molto bene una battuta che in originale per noi Italiani sarebbe intraducibile. Infatti qui da noi non esiste un corrispettivo adatto per “Gumby” il pupazzetto in plastilina, più o meno del colore del vestito di Danko, animato a passo uno in un popolare programma per bambini americani, forse “Puffo” sarebbe stato meglio, ma anche “Tappo” è un discreto compromesso.

“Ora comincio a capire la leggenda urbana sui Puffi comunisti”.
L’apoteosi, però, si raggiunge nella scena in cui Danko si presenta in albergo, beccandosi un «Nato stanco» come ironica risposta, una trovata talmente spassosa che eclissa l’originale («you are welcome») e diventa la battuta simbolo del film, proprio per questo ho voluto omaggiarla nel titolo del post.

Ma se l’umorismo in “Danko” funziona alla grande, l’azione è ancora migliore, il rapporto tra i due opposti protagonisti si cementa con il passare dei minuti, Walter Hill in una delle sue poche interviste ha dichiarato che tra quei due c’è del “Bromance” quello ben fatto e non macchiato da ambiguità ed in effetti è abbastanza chiaro, non fanno altro che confrontarsi su quale sia la pistola più potente se – l’inesistente - Podbyrin 9.2 mm sovietica, oppure la 44 magnum dell’Ispettore Callaghan.

«Chi è ispettore Callaghan?» (dite grazie ad Arnold per aver recitato la battuta per la didascalia!)
Ma se ci fate caso, in tutte le scene d’azione più riuscite del film, è quasi sempre solo Danko ad essere protagonista, la scena della sparatoria nell’Hotel, sembra una versione estesa e molto più articolata di quella – già bellissima – di 48 Ore, con Hill che cura il montaggio alla perfezione, tanto che sembra che Rosta e i suoi stiano per entrare nella stanza di Danko, quando invece è tutta un’altra camera e anche il timer del suo orologio diventa un elemento chiave per una scena tiratissima, un’altra prova del talento di regista di Walter Hill se ne avessimo ancora bisogno.

Ma il massimo per me è lo scontro finale, l’inseguimento in auto tra il protagonista e il cattivo è un vero classico del genere, quando si parla di dirigere inseguimenti, poi, Walter Hill è un vero maestro, ma secondo lui un’automobile era troppo poco per uno con le dimensioni fisiche di Schwarzenegger e deve aver intravisto l’occasione per dare sfogo ad un’altra sua grande passione, quella per gli autobus!

Se mai Walter Hill rilascerà un’intervista, qualcuno gli chieda degli autobus!
Sì, perché nei film di Walter Hill gli autobus sono ovunque, in 48 Ore James Remar ne usava uno per scappare e come vedremo a breve in questa rubrica, anche nel seguito di “48 Hrs.” Un bus è protagonista di una scena incredibile. In Ricercati: ufficialmente morti i protagonisti si spostavano su un autobus e a ben pensarci anche in Strade di fuoco, ma è in “Danko” che questa stramba fissazione di Walter Hill trova il suo più scoppiettante sfogo.

Siccome io mi muovo sempre in bus, quando ne vedo uno che sorpassa un altro a tutta forza, mi viene sempre in mente la frase «Non si gioca con gli autobus!» («questo non è un gioco!»), perché di fatto qui Hill dirige un duello finale in stile western tra il buono e il cattivo, armati di autobus anzichè di revolver a sei colpi, è curioso notare che Walter Hill usando lo stesso protagonista, ha anticipato la mossa di “Chi si butta per primo come Jack Slater” prima di Last Action Hero. Di fatto la scena finale di Driver - L’imprendibile, però in grande, adattata alle dimensioni fisiche di Arnold e al cinema muscolare degli anni ’80, il tutto girato rigorosamente dal vivo come si faceva una volta, dimenticatevi gli effetti digitali, qui autobus e treni tirano dei ciocchi fortissimi per davvero. Ah, il vecchio cinema di una volta, quanto mi manca! Se ne avessi la possibilità mi piacerebbe chiedere a Walter Hill da dove nasce questa sua fascinazione per gli autobus, secondo me anche lui ha passato parecchie ore della sua vita in attesa ad una fermata, poi chiedetevi perché è uno dei miei preferiti!

Dove si firma per avere loro due come autisti? I miei spostamento sarebbero sicuramente più rapidi.
Non riesco a non vedere una natura molto proletaria, non vorrei dire quasi socialista, però quasi, in questo film. I due protagonisti sono due che fanno rispettare la legge, lo fanno con approcci opposti, ma con la stessa passione, non sono certo due che fanno le regole, ma sono in prima fila per cercare di farle rispettare, Walter Hill patteggia chiaramente per loro e nel finale li fa fraternizzare discutendo di una cosa che a lui sta molto a cuore, ovvero il Baseball. Cosa c’è di più proletario di due colleghi che discutono di sport al bar? Ma le ultime parole di Danko («noi siamo poliziotti non politici. Per questo andiamo d'accordo») sono la conclusione perfetta di un film che esce nelle sale americane nel giugno del 1988, sei mesi dopo la firma del trattato INF per il disarmo nucleare.

“Facciamo la pace?”, “Ok, pace”
La scientifica oculatezza di Arnold Schwarzenegger, mista alla capacità di guardare lontano di Walter Hill risulta imbattibile, a trent’anni di distanza, anche se perfettamente calato nel suo tempo “Danko” è ancora un film eccezionale, uno dei tanti titoli di culto della carriera di Gualtiero Collina.

Si perché il 9 novembre del 1989 il muro di Berlino sarà anche crollato, ma la prima picconata al cinema, l’ha data Walter Hill e dopo questa vi do direttamente appuntamento alla prossima settimana che voi siate belli o brutti siete tutti invitati, dasvidania tovarish, non dimenticatevi la locandina d'epoca di IPMP!

54 commenti:

  1. Evit: Miranda anche in questo blog?
    Cassidy: Sì, Miranda anche in questo blog!

    Presto o tardi ci dovevi pur arrivare a Danko, nato stanco. È umanamente possibile dire "Danko" senza che segua, come automatismo, un "nato stanco"? Secondo me no. Lo sforzo di fermarsi a dire solo "Danko" è disumano. Anche per me questo film è fonte di citazioni che trovano spazio nella vita quotidiana e se lo becco in TV mi tocca rivederlo ogni volta, è la maledizione di Hill che me lo fa fare. Anche Caccia a Ottobre Rosso ha un destino simile.
    Trovo che il finale nella stazione degli autobus non sia all'altezza di tutto il resto, il film si ammmoscia un po' negli ultimi minuti, ma che sono 5 minuti meno graditi rispetto a TUTTO IL RESTO DEL FILM che è puro intrattenimento dalla prima inquadratura, con una comicità perfettamente dosata e perfettamente resa in italiano. Tra i miei preferiti di Schwarzy, il suo ruolo più plausibile dopo Conan.

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    1. No, te lo dico subito non è possibile. Non si può proprio fare, è peggio, molto peggio di Roger Rabbit con “ammazza la vecchia” non si può resistere. Verissimo ho beccato la scena della sparatoria in albergo in tv qualche settimana fa, prima di ripassare il film per questa rubrica e niente, bocca aperta e sguardo ipnotizzato, proprio come “Caccia a Ottobre Rosso”, per me sono tutti film dello stesso filone.

      Il finale è quello di “Driver l’imprendibile” ma anche quello di “48 Ore” solo fatto in proporzione alle dimensioni del protagonista, anzi a ben guardare l’ultimo colpo di pistola è proprio una fotocopia del finale di “48 Ore”, mi sta benissimo lo stesso proprio perché il film è un cult assoluto, l’ennesimo di una filmografia da togliersi il cappello. Cheers!

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    2. A noi due il giudice ci stanerebbe subito con un secco "Danko!". Oppure facendo suonare quell'inno orchestrato di Caccia a Ottobre Rosso, siamo prede troppo facili.

      Non mi fraintendere, il finale è comunque un signor finale, forse lo percepisco come il punto più basso del film perché inconsciamente so che sta per finire.

      Tanti anni e ancora mi manca di vedere 48 ore. Lo so, è 'na vergogna.

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    3. Come sparare ai pesci in un barile, faremmo la fine della “scarpette”, dritti nella salamoia ;-)
      No ho capito bene, in effetti è uno di quei film che ti dispiace che finisca. “48 Ore” è da vedere, ha inventato tutto (anche “Danko”) ed è ancora maledettamente figo. Cheers!

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    4. Visto che ho Evit e Cassidy a portata di mano, ecco il finto titolo italiano di questo film passato in TV ^_^

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    5. No ma questa è una chicca! Cavolo si sono impegnati davvero, le parentesi, anche l'effetto finto cirillico dell'originale, veramente notevole ;-) Cheers!

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    6. Concordo, per gli orrori che si vedono di solito, qui si vede che è stato affidato ad uno stagista sottopagata che per lo meno, come noi, ama questo film ;-) Cheers

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  2. "Le indicazioni date da Guatliero a Schwarzenegger erano quelle di ispirarsi al personaggio di Greta Garbo in “Ninotchka” (1939)" Super chicchetta per sopravvivere alla grande al pre-week end lavorativo!

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    1. Sono qui con la mia Bara anche per questo… Bro-fist e buon lavoro! ;-) Cheers

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  3. The principal-una classe violenta: presente! Quando mia mogli mi narrava del suo preside ator bellamonaca, che, dopo aver trovato il cancello incatenato per scherzo, dagli studenti, ed aver sgombrato da solo l'istituto da un'occupazione, le ho detto "grande, meglio di Jim Belushi". Quello, e Danko, sono sicuramente i suoi migliori film. Adesso è in Oregon, ho visto un video qualche giorno fa, coltiva legalmente marijuana per uso ricreativo, ed ha uno sguardo felice. E chi non lo sarebbe?

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    1. Eccolo! Se io sono il numero 27 e tu il 26, oggi vediamo se riusciamo a trovare gli altri 25 ;-) Gran bel preside aveva la tua signora, anche io penso fosse uno dei suoi film migliori, per altro – tempo permettendo – avevo in mente una mezza cosa che prevedeva anche “The principal - una classe violenta”, solo che ho più idee per questo blog che vero tempo per inseguirle tutte. Vero, e nel mezzo è anche riuscito a comparire in “Twin Peaks 3”, un giorno farà un “buddy movie erbivoro” con Woody Harrelson, un altro con la stessa tipologia di passione, altro che, verrebbe fuori una roba tipo Seth Rogen e James Franco in “Pineapple express” ;-) Cheers

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    2. Inserirei anche "La tenera canaglia". XD Scherzi a parte, anche "Strade violente".

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    3. Certo non raggiunge i livelli di "La tenera canaglia" ma "Strade violente" resta un gran film. Cheers!

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  4. Carabara, " la leggenda urbana sui Puffi comunisti " non è una leggenda e Peyo - che era un militante - sollevò pure qualche perplessità nella critica perché se i Puffi sono una metafora del comunismo reale, allora il fatto che ci sia solo una puffetta automaticamente fa della Femmina della Specie, come direbbe Garth Ennis, una femmina condivisa. Anche le Giussani sisters hanno avuto il loro intenso Momento Puffo e Diabolik è arrivato nella Cina del diabolikoverso spiegando a Eva che lì non avrbbe avuto senso il suo agire " perchè sono tutti uguali ". Prima della Caduta del Muro, Beppe Grillo raccontò a Fantastico di quando Martelli, mentre scendeva dall'aereo che aveva portato un ettaro di socialisti italiani in Cina, chiese a Craxi, considerato che era la terra di duecento milioni di socialisti, a chi rubassero. Grillo citava Dk ? Pippo Baudo perse un ettaro di capelli sintetici quella sera e prese le distanze in una telefonata in cui il Molleggiato, invitato a partecipare alla puntata successiva, ventilava il rischio gli scappasse una battuta come quella di Grillo. Sono passati solo sei lustri, ma era davvero un altro mondo.

    Immagino tu lo sappia già, ma Walt aveva altre idee e Danko avrebbe dovuto chiamarsi La Vita Secondo Puffetta. Di seguito una sintesi: Gina Gershon dopo il crepuscolo indossa una calzamaglia aderentissima e blu e spazzola vodka e valuta e gioielli e tutto quanto riesce a trovare nelle residenze di boiardi di stato di un non meglio precisato satellite di Mosca che assomiglia a Latveria se fosse la location de Il Prigioniero. Per errore incappa in Pete Boyle che finge di essere il solito americano dai traffici loschi, ma è un integerrimo Terminator cronoviaggiatore di ritorno dalla Cimmeria dove un negromante ne ha fatto una combo di taxista saggio e Doctor Who. Gina si innnamora, ma Pete è una macchina programmata anche per terminarla perché una oscura profezia atlantidea ne fa la regina di arene alla Mad Max III in cui peones sanculotti si scontrano a bordo di bus corazzati. I produttori lessero il soggetto e perserò un ettaro di capelli sintetici e un lustro a testa di vita e poi dissero a Walt che era il caso pensasse a qualcosa di completamente diverso ( cit. ). Pazienza. Ciao ciao

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    1. Ma infatti io ho sempre preferito i Puffi agli Snorky, infatti avete corso il rischio di vedermi esibire in un pericolosissimo parallelismo su Arnold grande puffo e Belushi Snorky che non avrei saputo come gestire. I misteri su puffetta e le domande irrisolte sui Puffi sono degni di Giacobbo, oppure dei dialoghi di “Donnie Darko”. Un altro mondo davvero, considerando dove si trova ora Grillo e che Pippo Baudo tiene ancora botta!

      Ammetto di essermi un attimo distratto sulla Gina Gershon di questo film e la sua tuta aderentissima, ma Pete Boyle se fosse ancora tra noi, e gli Inglesi concedessero il loro personaggio più famoso (insieme a Bond, James Bond) ad un attore americano, sarebbe una delle mie scelte del cuore per il Dottore, dopo Campbell, Bruce Campbell. Tra Ennis, il prigioniero e i Monty Python questo è uno dei “What If” che avrei voluto vedere di più ;-) Cheers!

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  5. È da quando hai iniziato la rubrica su Hill che aspetto questo post.
    Come te adoro questo film, l'unica cosa su cui non sono d'accordo (ed è solo uno scambio di opinione, non una polemica) è Jim Belushi. Voglio dire, riesci ad immaginare questo film senza di lui? Secondo me é stato grandissimo, e poi "tutti i giorni c'é qualcuno che mi dice di andare a leccare il culo a mia madre".

    Una curiosità:
    La scena nella sauna ad inizio film è stata girata alle terme rudas a Budapest.
    Quest'anno sono andato in vacanza a Budapest e siccome era consigliato farsi un giorno in uno delle tante terme della città, indovina quali ho scelto...
    Diciamo che il fatto che nelle rudas ci avessero girato Danko ha inciso appena un po' sulla scelta.
    Ho fatto la sauna dove l'ha fatta Schwarzenegger, ho pure scattato delle foto della strada dove fanno la scazzottata a culo nudo ad inizio film.
    Però sono rimasto deluso da una cosa: quando ho pagato l'ingresso mi hanno dato un pass invece di una pietra rovente da tenere in mano

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    1. Ho iniziato la rubrica su Hill anche perché volevo scrivere di questo film, quindi tutto torna ;-)
      No ma che polemica figurati, intendo dire che no, questo è un “Buddy cop movie” al 100% e personalmente Jim Belushi qui lo trovo molto azzeccato e mi fa anche ridere con le sue uscite rozze è il perfetto contro altare di Arnold, volevo solo dire che il film è molto Schwarzenegger-centrico, ed è una cosa che si nota molto secondo me. Io non ci sono andato l’anno scorso, ma quali terme credi che abbia voluto andare a vedere? Bro-fist! ;-) Cheers

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    2. https://i.gifer.com/8WGE.gif

      ;-) Cheers!

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  6. Grande film, molto divertente. Il dialogo su quello che bisognerebbe fare agli spacciatori e ai politici mi fa capottare ogni volta :D

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    1. Questo film è strapieno di frasi e dialoghi che sono diventati parte della mia parlata quotidiana, quello è uno di quelli che torna sempre a grattare la porta quando guardo il telegiornale ;-) Cheers

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  7. ottima recensione. bravo ragazzo-

    purtroppo film così non n efanno più.

    non conosco questa mosca am se hai bisogno di qualsiasi dico qualsiasi cosa vieni i n piazzqa rossa e te la procuro.


    geppo

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    1. Grazie capo, questo è il genere di gancio che mi piace avere, buon week-end! ;-) Cheers

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  8. concordo con il mio vicino di casa : non li fanno più i film action come negli anni 80.

    a proposito : nel 1989 esce il film action con il più grande cast di tutti tempi : iack palance , brion james qul buon anima con al faccia gigantesca e altri due attori di cui ora mi sfuggono i nomi.............

    l'avesse girato walter hill tango e cash ora parleremmo di capolavoro.

    io comunque a tango e cah gli do un 8 peino.

    quando pusoi recensiscilo-

    grazie

    rdm

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    1. Ho una lista di film di cui voglio scrivere nel corso del 2019, quello é sottolineato (storia vera). Cheers!

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    2. BJ sto scoprendo qui che sta in un bordello di film. XD

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    3. Anche lui un altro ricordato solo per "Blade Runner", caratterista pazzesco come non ne fanno più. Cheers!

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  9. Io the principal l ho visto

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  10. A mani basse il film più replicato di Walter Hill. Bilancia i pochi passaggi televisivi degli altri. XD
    L' inizio è fenomenale, ma anche l' arrivo in America. Nella parte centrale invece secondo me il film fa un pò il girotondo per poi riprendersi alla fine.
    La coppia protagonista è davvero simpatica ed ancora oggi gli scambi di battute fanno centro.
    Incredibile come nonostante la situazione politica internazionale sia quello che sia il cinema hollywoodiano quasi non riesca a farla sua. Al massimo abbiamo avuto un rozzo simil Cannon come "Attacco al potere" ed il remake di "Alba rossa". Cambiati i tempi? Cambiato il pubblico? Boh!
    Schwarzy era uno che sapeva accettare le sfide e non fossilizzarsi sul solito ruolo. Ma all' epoca era per più di un critico sinonimo di grezzagine e non recitazione. XD

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    1. Questo si davvero replicatissimo ancora oggi, anche più di "48 ore". Non mi parlare del remake di Alba Rossa penso sia uno dei film più idioti che abbia mai visto. Non ci sono più i generi, e il gusto per qualcosa che non sia sicuro. Sai che figo un poliziesco con uno sbirro yankee ed uno mussulmano? Ma niente, si va avanti così (cit.). Cheers!

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  11. Lo vidi la prima volta in prima TV su Canale 5, era il dicembre del '90. Mi piacque molto... per l'azione, l'umorismo ma anche per la caratterizzazione di Danko: sarà stato il mio stato d'animo di allora, ma ci vedevo qualcosa di incredibilmente malinconico, come un dramma personale nel suo vissuto passato che andava oltre l'autorevole atteggiamento militaristico.
    Riguardo la battuta "nato stanco" ricordo perfettamente che nel trailer cinematografico al nome Danko il barista rispondeva "non c'é di che!", giocando con l'assonanza Danko/Danke.

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    1. Che poi é la traduzione corretta del dialogo originale, puntando proprio a quel gioco di parole. "Nato stanco" deve essere nato dopo, e per fortuna aggiungo io. Difficile notarla, ma Danko é l'ultimo puro che arriva da un mondo che stava per tramontare, aggrappato alla sua formazione (le continue citazioni all'armata rossa, il famoso "capitalismo") non è un'analisi così campata in aria secondo me ;-) Cheers!

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    2. In effetti "you are welcome" significa "prego"! Piccolo lapsus da parte mia!

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    3. Figurati, più che legittimo, in ogni caso "Nato stanco" dovrebbe essere la risposta a quasi tutte le domande (dopo "42"). Cheers!

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  12. Peccato che Walter Hill non ci sia più, gli ultimi due film sono risultati infatti mediocri, per non dire peggio...fortunatamente ci sono gli altri suoi come questo ;)

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    1. Uno lo hanno tirato dentro a cose (quasi) fatte l'altro mostrava un po' di ruggine. Il vero peccato è che talenti così restino in panchina. Cheers!

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  13. Per motivi misteriosi ho scoperto di non aver commentato, ieri, quindi provvedo subito: recensione definitiva!
    Se non ricordo male all'epoca della sua uscita più che citare Walter Hill o lo sconosciuto (da noi) Belushi-brother si puntava tutto su Schwarzy: era lui l'eroe d'azione e questo era un suo film. Avremmo avuto tempo per capire meglio come nasceva invece la storia.
    Di nuovo, post definitivo! ^_^

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    1. Mi sembrava un po' strano non averti visto ma sei sempre il benvenuto, grazie mille di cuore, anche perché è un film a cui voglio molto bene, ci tenevo a scrivere qualcosa di decente ;-) Sul serio, la versione italiana mette in chiaro che questo è un film di Arnold , invece oltre ad essere uno dei più famosi di Walter Hill è anche un pezzo di storia a suo modo. Cheers!

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  14. Schwarzy is cool.

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    1. "Arnold is numero uno" ;-) Cheers

      http://gph.is/VwzU6x

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  15. Schwarzy SuperPower yeah.

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    1. https://media.giphy.com/media/3ov9jLsBqPh6rjuHuM/giphy.gif

      ;-) Cheers!

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  16. Miranda anche lì? 😀

    Anche questo, classicone inevitabile...VHS divorata!

    Viktor Rostavili - Ed O'Ross non era anche su "L'alieno" ? Film cultissimo che avrò visto e rivisto migliaia di volte!!

    удачи, до свидания!

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    1. Certo, infatti nel post di "The Hidden - L'alieno" secondo te come lo chiamo se non Viktor Rosta? ;-) Cheers

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    2. Hai fatto il posto anche su L'alieno?? Grande, per tanto tempo pensavo l' avessi visto solo io e il regista!🤭
      E in ogni caso si: Ed O'Ross sarà per sempre Viktor Rosta!

      Chicago...gangsters...😄

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    3. Ah! E Laurence Fishburne che parla con la voce dei documentari di Quark (e di Ridge Forrester)? 😀 Mitico Claudio Capone 😄

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    4. Si trovi anche quello, sotto il titolo originale "The Hidden", il titolo italiano rivela troppo. SI vero fa stranissimo sentirlo con quella voce, e vederlo magro ;-) Cheers

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    5. Andrò a leggerlo presto!
      Naturalmente che te lo dico a fare: sto rivedendo Danko proprio ora!

      Sssciocco....quanto sei sssciocco (Dave!)

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    6. "Capitalismo" ;-) Cheers

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    7. Ore 13... Ora di nutrire parrocchetto!

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    8. Tu mette parrocchetti in tuo culo! ;-) Cheers

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