venerdì 19 aprile 2019

48 ore (1982): Le basi di tutto il cinema che conta

Si possono fare tante cose in 48 ore, oppure molto poche dipende dal punto di vista, Walter Hill le sue le ha usate al meglio, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… King of the hill!
Pare che il soggetto originale di “48 Hrs.” fosse stato pensato per diventare un film con Clint Eastwood e Richard Pryor, ma la volontà del vecchio Clint di interpretare un criminale lo portò a preferire il ruolo da protagonista in Fuga da Alcatraz (storia vera) facendo cadere nel limbo produttivo la sceneggiatura scritta da Roger Spottiswoode, quello di “Terror Train” (1980).

Dopo il tonfo al botteghino di quella bomba di I guerrieri della palude silenziosa, Walter Hill accetta un film sulla carta meno personale, ma siccome è un uomo di cinema come non ne fanno più, fa sua la materia e sforna, robetta, forse il “Buddy cop movie” definitivo, un'etichetta che Hill non ha mai amato molto per il suo film, ma non cambia il fatto che tutti i film giusti, siano nati qui, l’origine, il punto zero, una pietra miliare, oppure come li chiamiamo qui alla Bara Volante: un Classido!


Badate bene, il “Buddy cop movie” non è stato inventato dal nostro Gualtiero, esistevano già titoli come “Una strana coppia di sbirri" (1974) con James Caan e Alan Arkin, ma è innegabile che “48 Ore” abbia definito i canoni del genere per sempre, battendo per primo la strada che tutti gli altri avrebbero seguito dopo di lui, il papà di tutti i film di una categoria che amo molto, quella degli strambi sbirri.

Ma fosse solo questo! “48 ore” è il pezzo del domino che colpito e cadendo per primo, fa partire, beh... L’effetto domino! Con questo film sono iniziate carriere, sono state definite le regole e gettate le fondamenta, il tutto in una cosina che dura 96 minuti e che viene data per scontata, come troppa parte del cinema di un maestro come Walter Hill. Fatevi un giro in rete, guardatevi la pagina italiana di Wikipedia dedicata a questo film, si perde tempo a scrivere di filmastri che non meritano di essere ricordati nemmeno 48 ore, senza dare il giusto valore a questa bomba, a volte non mi capacito di quanto Hill venga ignorato da tutti, troppo spesso anche dagli appassionati di cinema.

Così iniziamo Gualtiero? Omaggiando uno dei miei film preferiti? Bravo!
Come abbiamo già visto anche in questa rubrica, Walter Hill si è sempre definito essenzialmente un regista di film western, “48 Hrs.” è proprio questo, il suo inizio lo mette subito in chiaro, un’inquadratura su un ranch pieno di cavalli e alcuni detenuti ai lavori forzati a bordo strada, con tanto di inquadratura sugli occhiali a specchio di una delle guardie che mi mangio gli speroni, se non è un omaggio grosso così ad un altro classico.

“Ehi ti conosco, sei quello di Predator”, “Si è tuo sei quello che si è fatto licenziare da Aliens
Il detenuto Albert Ganz (l’attore feticcio di Hill, un James Remar più incazzato e pericoloso che mai) evade con la collaborazione di un indiano chiamato Billy Bear che non solo mette in chiaro che questo è un western, ma anche che i due sono una coppia micidiale, visto che ad interpretarlo è quel pazzo furioso di Sonny Landham. I due puntano verso San Francisco, il piano è recuperare la refurtiva di un loro vecchio colpo da alcuni anni tenuta nascosta da Luther, che non solo è il nome del capo dei Rogues di I guerrieri della notte, ma è anche interpretato dallo stesso attore, l’altro feticcio di Hill, il mitico David Patrick Kelly.

Sulle loro piste però, finisce un pistolero solitario, come lo scontroso Jack Cates, il classico sbirro che lavora da solo e che nemmeno la rossa Elaine (Annette O'Toole un attimo prima di diventare Lana Lang) riesce ad addolcire. Un archetipo cinematografico lo so, ma per renderlo ancora più tosto e testardo, l’unico modo era farlo interpretare ad una roccia come Nick Nolte.

“Hai una pistola in tasca o sei semplicemente felice di vedermi?”, “Ho una pistola in tasca e sono felice di vederti"
Nick Nolte è un attore incredibile, per me è uno dei pochi che riesce a risultare aggressivo stando fermo, anni di Football gli hanno lasciato il fisico di uno che pare nato grande e grosso, per anni è stato proposto per ogni tipo di ruolo, da Superman a Jena Plissken, tutti rifiutati perché la testa è quella di uno che è finito in galera per evitare la chiamata alle armi (storia vera), ma proprio per questo perfetto per uno refrattario alle regole come Jack Cates.

Vi ricordate quando il pianeta Terra ha scoperto Jonathan Banks per il ruolo del tosto Mike in “Breaking Bad” e Better Call Saul, ecco, qui Banks compare due minuti, come uno dei due sbirri a supporto di Jack Cates facendo, comunque la figura del mollaccione a confronto del biondo.

“Ehi ti conosco, sei quello di…”, “Non ricominciamo con questa storia, l’abbiamo già fatto due didascalie fa”.
Poco male, perché potrà comunque raccontare ai nipotini di essere stato diretto da Walter Hill nella scena della sparatoria nell’albergo che non solo è un manuale su come le sparatorie al chiuso dovrebbero SEMPRE essere girate (roba che ti viene voglia di abbassarti per non venir colpito, anche se sei seduto in poltrona), ma è il momento in cui Jack costretto a dare la sua pistola al cattivissimo Ganz gli giura vendetta proprio come accadrebbe in un western. La scena è stata particolarmente criticata per la sua violenza dalla Paramount, motivo per cui Hill non ha mai più voluto lavorare con la casa di produzione, una concessione fatta solo per il seguito di questa pellicola, come vedremo più avanti nel corso della rubrica.

Walter Hill, il regista che è stiloso anche mentre sta dirigendo!
Per me “48 Ore” è un film da imparare a memoria per tutti quelli che vorrebbero da grandi scrivere o dirigere per il cinema, una robetta ad orologeria che è stata scritta dallo stesso Walter Hill insieme alla revisione di Larry Gross e, tenetevi forte, Steven E. de Souza, occhio perché qui iniziamo il gioco dei gradi di separazione!

Accanto allo storico produttore e collaboratore di Hill, Lawrence Gordon proprio come per The Warriors, troviamo anche Joel Silver. Le musiche, invece, da chi sono composte? Uno dei miei preferiti di sempre, il grande James Horner. Il tema principale di “48 ore” è una cosina sincopata che ti prende per il bavero, a cui Horner aggiunge un fraseggio solitario talmente riuscito che con ben poche variazioni verrà utilizzato, quasi identico a se stesso, per la colonna sonora di Commando che, guarda caso, aveva le musiche di Horner, era prodotto da Joel Silver, ed era scritto da Steven E. de Souza e nel cast ci recitava l’attore feticcio di Hill, David Patrick Kelly. Tutta gente che è stata radunata insieme la prima volta dal nostro Gualtiero Collina, quindi, quando dico che “48 Ore” è stato il primo pezzo del domino, parlo anche di cosette come questa... Scusate se è poco.

“Lutheeeeeer? Giochiamo che ti spezzo l’osso del collo?”
Ma si parla ancora di fondamenta gettate da “48 Hrs.” anche nella scena successiva, quando un incazzatissimo Jack torna alla stazione di polizia ed incontra il suo collega Brion James. A proposito di attori feticcio del regista, Hill ci regala una lunga sequenza, dove gli stacchi di montaggio quasi non si notano, non è proprio un piano sequenza, ma non cambia il fatto che sia ipnotica lo stesso, anche se potrebbe distrarvi l’urlante presenza di Frank McRae, uno che ha lavorato in molti film di Hill e di John Milius, ma qui per la prima volta interpreta il ruolo che lo ha reso celebre: il capo della polizia incazzato che parla solo urlando! Oltre al seguito di questo film, McRae ha ripreso il ruolo in chiave più comica anche in “Palle in canna” (1993) e in Last Action Hero che era una parodia, ma anche un omaggio ai film con i poliziotti. Lo sentite il rumore delle tessere del domino che cadono una dopo l’altra?

“Sto solo prendendo fiato per poterti urlare contro ancora più forte”
Ma “48 Ore” entra davvero nel vivo quando Jack capisce che per beccare Ganz, dovrà rivolgersi all’ex membro della banda del latitante, un tipaccio sboccacciato di nome Reggie Hammond che qui è interpretato da Eddie Murphy al suo esordio sul grande schermo.

“Ti sembra il caso di trattarmi così? É il mio primo giorno!” (tanto lo so che l’avete letta con la voce di Tonino Accolla in testa)
Ora, se Murphy entra in scena relativamente tardi nella trama, è stato un po’ perché il comico era impegnato a completare gli sketch per la settima stagione del Saturday night live, il celeberrimo show che lo ha lanciato come comico televisivo, ma per prendere uno popolare al grande pubblico per la sua capacità di far ridere e affidargli un ruolo da co-protagonista in un western urbano travestito da poliziesco, ci vuole uno che sa esattamente quello che sta facendo... L’ho già detto che Walter Hill è un uomo di cinema con la “U” maiuscola, vero? Beh, dovrei farlo più spesso.

La prova di Eddie Murphy è talmente perfetta che convince tutti, ai tempi il suo esordio in un film di successo, venne paragonato a quello di Lauren Bacall in “Acque del sud” (1944), ma anche qui, fosse solo questo, l’anno successivo Murphy conquisterà il Natale e quello successivo, scipperà il ruolo di protagonista a Sylvester Stallone in “Beverly Hills Cop” (1984), pensate che sarebbe stato possibile senza l’intuizione di Walter Hill? Considerando che il nostro Gualtiero, intervistato sull’argomento, ha definito Axel Foley una continuazione del Reggie Hammond del suo film, direi proprio di no.

“Prendilo dai”, “Ok, ma appena torno da Beverly Hills te lo riporto”
Nel cinema di Walter Hill ci sono sempre state coppie di protagonisti, uniti dal caso, da una costante sfida, oppure da un’amicizia maschile, sempre composta da opposti, Jack e Reggie sono la continuazione diretta di Chaney e Speed, con la variante che... Beh, potreste averlo notato guardandoli, sono opposti anche nel colore di pelle e questo li rende l’incudine su cui sono state forgiate molte delle strambe coppie della storia del cinema che conta.

“Incudini? Ma di che parla questo?”, “Lo stai ancora ad ascoltare? Ordina da bere piuttosto”
Basta dire che la frase «Non siamo fratelli, non siamo soci e non siamo amici» che ritorna in un paio di occasioni qui, è stata ripresa quasi identica in Die Hard - Duri a morire e senza questi due Shane Black non avrebbe mai potuto sfornare la sua versione personale, ovvero Roger Murtaugh e Martin Riggs di Arma Letale. Questo dovrebbe mettere in chiaro che “48 Ore” era il film che i nostri eroi cinematografici guardavano da bambini imparando il cinema, di conseguenza, provateci voi a calcolare la statura artistica di Walter Hill, perché a me già gira la testa.

Ma poi di cosa stiamo parlando dài, io sto qui a bombardarvi di nome e di collegamenti perché mi sembra assurdo che Hill non venga considerato il gigante che è, quando invece basterebbero Nick Nolte ed Eddie Murphy che qui da soli fanno il film, i due sono talmente agli antipodi che, ovviamente, risultano affiatatissimi, gli scambi di battute tra di loro sono micidiali, all’altezza della regia di Walter Hill che è esteticamente perfetta ed essenziale come al solito. I dialoghi filano via lisci come musica e sono tutti conditi dal solito numero di parolacce, uno dei tanti marchi di fabbrica del cinema di Hill, perché le persone nella vita reale s'insultano e non parlano come in un film bollato PG-13, quindi è bellissimo poter sentire cosucce tipo: «Mi chiamo come il fante di cuori, è il mio nome», «Non ti ho mica chiamato stronzo Jack», «ti ci posso sempre chiamare io».

“Non dovresti fumare ti fa male”, “Anche il piombo fa male, fammi accendere o ti sparo”
Oppure uno dei miei preferiti: «Jack», «Eh?», «Mi racconti una favola?», «Vaffanculo!», «Questa me la raccontava sempre mia mamma». Perché in puro stile maschile, più i due s'insultano più fanno amicizia e da spettatori potete solo scegliere se somigliate più al burbero Jack o alla faccia da schiaffi di Reggie, ma sicuro che indipendentemente dal personaggio con cui vi riconoscete di più, l’altro quasi sicuramente è quello che vi piacerebbe avere come compare.

Sì, perché i due si sfidano continuamente, anche se il momento in cui Reggie si conquista la stima di Jack è sicuramente la scena in cui da solo il ragazzo nero con la lingua lunga, entra in un locale di razzisti bianchi che sembra proprio il saloon di un vecchio western e si chiama anche “Torchy’s” un nome ricorrente per i locali nei film i Walter Hill, compariva già in Driver l'imprendibile, ma lo troveremo ancora nel corso della rubrica.

"Dillo di nuovo che Bowfinger non faceva ridere eh? Ti sfido dillo ancora"
Questa porzione di film diventa un piccolo Eddie Murphy Show in cui lo “sceriffo” Reggie Hammond entra in azione, al resto ci pensa Walter Hill, perché il finale del film – e dell’indagine dei due protagonisti – va in crescendo, tra informatrici piuttosto incazzate armate di mazza da Baseball, lo sport preferito del regista, che trova sempre spazio nei suoi film, anche con battute come «Dalle retta! Questa si crede Joe DiMaggio».

“Non ti piace il baseball? Tra poco ti piacerà ancora meno”
Fino ad arrivare alla scena dell’inseguimento, quella che non può mai mancare in un film d’azione, solo che qui Hill si gioca una variante, poliziotti in auto che inseguono cattivi in fuga su un Bus! Ed occhio, perché in questa rubrica i pullman diventeranno una costante quasi quanto la Cadillac Blue decappottabile di Jack, tutti segni distintivi del cinema di Gualtiero Collina.

“Perché andiamo in giro su questo scassone?”, “Piace al regista, e non farti sentire mentre insulti la macchina”
Insomma, se i dialoghi sono micidiali e divertentissimi, la regia di Walter Hill non è certo da meno, essendo lui (insieme a Michael Mann) il più grande feticista delle scene in metropolitana del cinema americano, quella di “48 Ore” è un altro esempio del talento cristallino di Hill, una scena tiratissima con un’infinità di inquadrature e un quantitativo di stacchi di montaggio che ogni volta che provo a mettermi a contare, mi perdo per quanti sono.

Il finale è degno di un western urbano ed ogni western che si rispetti deve finire con una sparatoria, che riesce ad essere anche piuttosto cruenta, perché Hill maneggia benissimo i tempi da commedia del “Buddy movie”, ma anche l’azione più tosta, come sempre, con una colonna sonora degna di nota. Oltre all'alpe già citate musiche del grande James Horner, il gruppo dei The BusBoys, oltre a comparire nel film intenti a suonare la loro “New Shoes”, prestano il loro brano “(The boys are) back in town”, perfetto per la coppia di protagonista e anche per piantarsi in mezzo alle vostre sinapsi per ore dopo i titoli di coda.

Tipi tosti, luci al neon, strade bagnate dalla pioggia. Signore, signori, il cinema, quello giusto!
Insomma, adesso che ho scritto più parole della pagina di Wikipedia dedicata a questo film, mi sento come uno che un po’ ha contribuito a raddrizzare un torto. Probabilmente avete sentito parlare di un essere onnipotente anche noto come Dio, so che ha parecchi seguaci nel mondo, quindi dovrebbe essere abbastanza popolare, ora io non voglio risultare blasfemo, ma solo molto convinto nelle mie parole, pare che Dio abbia creato il mondo in sette giorni, a Walter Hill, tipo schivo e di poche parole, molto più modestamente, ha sfruttato le sue 48 ore per creare tutto il cinema giusto, scusate se è poco.

La prossima settimana, invece, la rubrica continua, vi consiglio di scaldarvi i timpani con qualche pezzo come si deve, magari uno di Springsteen, perché sta per arrivare il capitolo più musicale di tutti! Intanto come al solito, vi ricordo di fare un salto su IPMP per la locandina di questo film.

24 commenti:

  1. Film che vidi molto tardi, di nascosto, quando lo noleggiai in videoteca. La locandina con Murphy che fa il dito medio e Nolte che impugna una pistola da una tonnellata non erano proprio il massimo per i miei genitori... E così mi toccò aspettare il secondo capitolo per spararmi un back-to-back.

    Purtroppo però avendo visto film di "strambi sbirri" (quelli citati da te per intenderci, oltre a "Beverly Hills Cop") la "magia" di "48 ore" me la sono un po' persa. Solo da adulto rimettendo in ordine cronologico le varie pellicole mi sono accorto di come il film di Hill fece da apripista a tutto quello che venne dopo.

    Bel pezzo Capo! E complimenti per i collegamenti. Io per 'ste cose mi perdo al secondo nome...

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    1. Per alcuni paesi quella locandina è stata censurata, hanno aggiunto un grosso anello sul mignolo di Murphy, facendo sparire il dito medio (storia vera).

      “48 Ore” in quanto classi(d)o è il classico film che visto dopo, per tutto il tempo ti fa affermare: «ma questo è come in…», «Quello è l’attore di…», da qui la ragione per cui ho cercato di risalire il fiume al contrario, cercando di rimettere tutto in ordine, perché quando arrivi alla fonte, è “48 Ore” che trovi ;-) Ti ringrazio capo, il mio autismo cinematografico (e non solo) diciamo che torna utile in questo tipo di operazioni. Cheers!

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    2. Due-parole-due su Nowitzki e Wade?

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    3. Ci sarebbero i poemi da scrivere su quei due.
      Non ho dubbi, tra i due sono sempre stato pro-Nowitzki, anche a livello umano uno che andrebbe clonato per conservarlo nel tempo. Detto questo le finali messe su da questi due sono state tra le migliori che io abbia mai visto, nella prima delle loro sfide, gli Heat hanno vinto un titolo che nessuno si aspettava, quelle finali di Wade per me restano una delle migliori prestazioni personali di dominio assoluto. Ma quelle successiva sono state anche meglio, Nowitzki era a capo di una banda di perdenti (etichettati come tali) per una finale che sembrava scritta dalla Hollywood migliore.

      Sono felice che entrambi abbiano vinto dei titoli, altrimenti non sarebbero stati celebrati come meritano (il che è assurdo, ma gli americani ragionano così), specialmente il tedesco, me li ricordo quelli che sono saliti sul carro del vincitore dopo, quando ha vinto l’anello. Mi mancheranno entrambi da morire, non scherzo. Cheers!

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  2. Un film che mi dà la nausea... per quante volte l'ho visto! Stranamente, però, ho più in testa il secondo, con Jack appesantito e addolcito e Eddie incazzatissimo per aver preso la fregatura dal compare. Forse perchè è totalmente un western, più del primo, e io adoro i film con pistole a tamburo e cappellacci polverosi.

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    1. Li guardavo senza soluzione di continuità da bambino, riesco a distinguerli nella testa solo per i volti dei cattivi, e per il fatto che il primo è quello che presenta i personaggi. Dirti quale mi piace di più è anche difficile, questo è un western urbano in tutto e per tutto, il seguito, mette ancora più in chiaro la sua natura di western, proprio per questo li amo entrambi ;-) Cheers!

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    2. perdonami maropac ma ti sbagli su jack appesantito. era dimagrito notevolmente.

      a un certo punto eddie gli dice" hai perso qualche chilo" e lui " ho smesso di bere"

      grazie

      rdm

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    3. Esatto va proprio così, anzi piuttosto é Reggie ad essere meno smilzo. Sta di fatto però che Nick Nolte ha smesso di bere solo in quel film, se non avesse avuto quella testa, sarebbe stato più grande di quello che comunque é, non viene mai citato ma é un mito. Cheers

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  3. Ero ragazzino quando uscì "Ancora 48 ore" e seppur ricordi il trailer ricordo benissimo di non averlo visto al cinema. Il primo capitolo invece datato 1982 mi vedeva impossibilitato ad andarci per questioni di mobilità (a 1 anno è dura andare al cinema da soli). Ricordo però che in VHS ho neloggiato più volte il primo capitolo e c'è stato un periodo felice della mia vita, nel 92/93 (credo, ma potrebbe essere 91) in cui durante un'estate a ripetizione guardavo, "48 ore", "Forza d'urto", "La casa 2" e "Nightmare 3", rigorosamente registrati in tv senza pause pubblicitarie (in mezzo vedevo anche altro, ma questi erano chiodi fissi). Poi arrivò John Woo e la mia vita cambiò radicalmente.

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    1. Che figo “Forza d'urto” ;-) Come gusti niente da dire, siamo allineati, anche per me “48 Ore” era uno di quei film da vedere e rivedere in televisione, non credo di averlo mai nemmeno registrato, perché comunque veniva replicato spesso. Il bello è che mi sembrava già grande, cioè anche allora mi colpiva per il suo modo di essere diretto (anche nel linguaggio) però grandioso, inoltre è il viatico perfetto per tutto il cinema giusto, John Woo, Shane Black, Kathryn Bigelow, ma anche Craig R. Baxley, che non a caso è stato un altro che ha iniziato sotto l’egida di Gualtiero Collina ;-) Cheers!

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  4. er me un film migliore di arma letale( che è un capolavoro ).

    che dire di nick nolte?? un monumento.
    e anche il giovane murphy buffone ma duro al punto giusto.
    un capolavoro.

    cas aprofitto per augurarti buona pasqua e per perore la causa " true lies" . true lies è il film più sottovalutato di tutti i tempi.

    grazie

    rdm

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    1. Se non ricordo male, sul post di “Arma letale” dicevamo che quello è un 9 e “48 ore” un 10 pieno. Ci sta perché “48 ore” è il modello, senza la quale “Arma letale” non esisterebbe. Amo molto “Arma letale” perché è la variante sul tema, e lo trovo un film… intimo, cioè ogni volta mi colpisce al cuore, ha delle tematiche maschili in cui mi ritrovo molto. “48 ore” è fondamentale, ma ha un respiro più ambia, vedi proprio un genere che nasce, con il passare dei minuti mentre lo stai guardano, è un film che fa la storia ;-)

      Non ho mai dedicato una rubrica a Cameron come sto facendo per Hill, ma di riffa o di raffa li ho quasi coperti tutti i suoi film, sono intenzionato a completare l’opera, abbi fede. Tanti auguri anche a te capo! ;-) Cheers

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  5. Effettivamente il film che fa da ponte tra il cinema metropolitano anni 70 e quello più ritmato del decennio successivo. Dopo aver fatto scuola con i vorticosi inseguimenti di Driven, Hill svecchia anche il poliziesco rendendo già alquanto datato un po' di cinema della decade precedente.
    Come detto ha fatto decisamente scuola con il buon Walter che conclude un filotto di 5 film invidiabile.

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    1. Una filmografia esagerata, lo ripeterò fino allo sfinimento. Davvero il ponte tra un decennio é l'altro, tutti i polizieschi degli anni '80 sono figli di "48 ore". Cheers!

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  6. Ormai non so più come manifestare il mio apprezzamento per questi capolavori, che hanno davvero scritto la storia a forza di pugni e pistolettate.
    Ricordo ancora in videoteca la copertina "censurata", senza dito medio, ed Eddie Murphy faceva strano vederlo così "serio" visto che i distributori italiani lo stavano pompando come il re della risata per famiglie e il doppiatore inventava finte risate. Anni dopo avremmo scoperto che era uno standup comedian sboccato, passato poi alla parte buona del cinema...
    Sai, i miei non amavano i film con le parolacce (penso perché non volevano insegnarmi queste brutte parole), ma quando capitavano filmoni polizieschi come questo tutto passava in secondo piano: in famiglia non conoscevamo i nomi degli autori, ma si sentiva subito la puzza di roba buona e quindi la VHS si affittava subito!
    Quando nel 1999 Napster ha portato nelle nostre case quella meraviglia che si chiama mp3 - che ci ha messo giusto una ventina d'anni a diventare legale e di uso comune! - sai quale è stata una delle primissime canzoni che ho cercato? Hai indovinato, "(The Boys) Are Back in Town"! ^_^ Giusto per ricordare che Walter Hill e tutto ciò che lo circonda fa parte integrante della nostra vita quotidiana...

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    1. Il grande cinema ha la precedenza su ogni buon proposito anti parolacce, una politica che veniva applicata quasi identica anche a casa Cassidy, antecedente all'era del "semaforo" per etichettare i film in TV, eppure siamo venuti su sani e forti lo stesso ;-) Napster é stato la rivoluzione, siamo passati dall'analogico al digitale, giusto per dirti di quanto sia bello quel pezzo, ha già il posto prenotato come titolo del post per il seguito ;-) Cheers!

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  7. Non per essere invidiato da chicchessia, ci mancherebbe, ma io son riuscito a vedere questa perla Hilliana al cinema, ai tempi... in lingua originale, pure (e sì, con la sparatoria nell'albergo avevi l'impressione che i colpi potessero quasi trapassare lo schermo)! ;-)

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    1. Il modo migliore per gustarsi questo capolavoro insomma, già solo per quella scena, questo film dovrebbe stare in un museo! Cheers

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  8. Io ho un ricordo nitido di me bambino che vedeva questo film o il seguito che ai miei occhi, rappresentavano un unicum. Ricordo infatti l'assalto al furgone dei detenuti, la scena del bar con i motociclisti, in cui sparano a Nolte, l'incontro in carcere con il guru nero cieco e, infine, i pugni che Nolte dava sempre a Murphy facendo sbandare l'auto. A casa mia mio padre era un patito di arma letale, io preferivo Beverly hills cop ma 48 ore rimane un film che non ci perdevano mai e che ci metteva d'accordo. Solo lo 007 di Moore aveva la stessa capacità

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    1. Il guru nero Cieco arriva da "Danko", ma non è una gaffe, é la prova che anche tu sei venuto su guardando i film giusti di Walter Hill ;-) Beverly Hills cop é nato da una costola di questo, la prova che tutto il cinema che conta deve tanto, se non tutto, a Walter Hill. Cheers!

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    2. Minchia hai ragione. È danko. C'è belushi che ci va a parlare e danko non comprende perché perde tempo a farlo. Niente credo sia ora che recuperi 48 ore

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    3. Per questo esiste questa rubrica, per farti ripassare i classici ;-) In ogni caso stima, anche tu sei cresciuto con i film giusti, guardati a ripetizione uno sull'altro. Cheers!

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