sabato 16 marzo 2019

Il cavaliere oscuro colpisce ancora di Frank Miller: Ceci n'est pas une Bàtman

Ognuno nella vita vorrebbe ritrovarsi nella condizione di poter smettere una volta raggiunto l’apice, di poter uscire di scena tra gli applausi, quando tutti ancora ti rimpiangono, piuttosto che compatirti.

Quando si tratta di fumetti, e in particolare di quelli di Batman, nessuno è stato più all’apice di Frank Miller, Anno Uno è un capolavoro, mentre Il ritorno del Cavaliere Oscuro, semplicemente la storia che ha ridefinito per sempre l’Uomo Pipistrello. Per quale folle ragione uno come lui dovrebbe voler scrivere e disegnare il seguito della storia che lo ha reso una delle personalità più eminenti del panorama dei fumetti mondiali? Le opzioni sono due: Hai una storia monumentale per le mani, oppure sei matto come un cavallo. Secondo voi Frank Miller a quale categoria appartiene?

Nel 2001, all’annuncio di un seguito di Il ritorno del Cavaliere Oscuro, battezzato subito con il giovanilistico acronimo di DK2 e firmato dagli autori originali Frank Miller e Lynn Varley, il mondo dei comics è esploso.

Batmaniani, questa sera ceneremo nell'Ade!
Per anni la Distinta Concorrenza ha cercato di convincere Miller a tornare sul luogo del delitto della sua opera più famosa, ma l’accordo è arrivato solo nel 2001, nessuno sa quanto sia stato il compenso del vecchio Frank, si vocifera di numeri a nove cifre, roba da giocatore della NBA più che da autore di fumetti, ma non mi aspetto niente di meno, anche questa esagerazione rientra nel quadro dell’opera finale.

Una delle prima affermazioni fatte da Miller sul questo secondo capitolo, ruotavano attorno agli altri personaggi della Distinta Concorrenza, quelli che in “The Dark Knight returns” erano assenti, ad esclusione di Superman e di pochi altri eroi. Secondo Miller “DK2” sarebbe stato un lavoro molto più ampio, malgrado i tre numeri annunciati della miniserie. Magari sarà stato anche così nelle intenzioni, ma dopo una vita passata a leggere e rileggere il capolavoro di Miller del 1986, la prima volta che ho letto “Il cavaliere oscuro colpisce ancora” ho reagito più o meno come tutti i lettori del pianeta: Sono rimasto spiazzato.

Trovate che possono lasciare spiazzati: Una vignetta a sostenere la tesi.
Critica e pubblico ai tempi risposero malissimo, Miller per difendersi si ritrovò a sollevare lo scudo come gli Spartani a lui tanto cari, riparandosi dietro una sfortunata casualità nelle tempistiche d’uscita della saga, secondo l’autore aver fatto schiantare il Bat-aereo dritto contro le torri gemelle di Gotham City nel secondo numero, uscito poco dopo l’attentato terroristico dell’11 settembre è stata la principale causa del flop nelle vendite.

Magari dopo l’11 settembre, nessuno voleva più veder schiantarsi nulla, ecco.
Sarà, ma considerato che il primo numero è uscito negli Stati Uniti a novembre del 2001, secondo me le voci sulla qualità dell’albo avevano già fatto in tempo a girare. Si perché per assurdo “The Dark Knight strikes again” forse è un fumetto più facile da capire oggi, piuttosto che nel 2001, un’operazione troppo estrema, ma da uno con il piglio di Frank Miller è anche difficile aspettarsi qualcosa di diverso.

La storia continua dopo la fine di “Il ritorno del Cavaliere Oscuro”, Batman è finito ad addestrare il suo personale esercito di Bat-ragazzi aiutato dalla nuova Catgirl, Carrie Kelly, la Robin della precedente storia. Ma nel frattempo la società è sprofondata ulteriormente, il presidente Lex Luthor porta avanti una politica estera scellerata e grazie ad un’alleanza con Brainiac, tiene Superman per le palle, minacciando di distruggere la città kryptoniana miniaturizzata di Kandor, se Big Blue non esegue tutti i suoi ordini alla lettera.

Il nuovo ordine mondiale è caratterizzato dai mezzi di informazione sempre più martellanti, sempre più intenti a diffondere notizie sceme per tenere il cervello del pubblico distratto. Gli unici super eroi autorizzati dal governo, sono le improbabili “Superchix” (in italiano “Superpupe” lo so, questo abbiamo e questo tocca tenerci), delle signorine - ben poco - vestite da super eroine, che di eroico non fanno proprio nulla, se non insultarsi tra di loro, ammiccare e influenzare i gusti e le opinioni del pubblico.

Più che Bat-Girl mi sembra una bat… No è troppo facile, non la dico questa.
Una società benpensante in cui l’apparenza domina, con poca o nessuna distinzione tra celebrità e politica, con delle “Influencer” come miti, attrici troppo belle sono gli unici eroi, Invece lui sì, lui era una star, ma tanto non ritornerà… No scusate, mi sa che ho perso un po’ la tramontana. In ogni caso è chiaro, oggi più che nel 2001, che Miller una piccola intuizione sulla direzione che avrebbe preso il mondo, deve averla avuta. Ed essendo un Repubblicano tutto d’un pezzo, un conservatore tendente alla destra più estrema, secondo voi cosa può pensare di questo ben poco coraggioso, ma molto mollaccione, nuovo mondo?

Se in Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Batman incarnava il punto di vista del vecchio Frank sul mondo, in “The Dark Knight strikes again” questa cosa è accentuata non cento, ma mille(r) volte, questo è l’unico modo per godersi la storia però, perché di suo questo “Ritorno - Parte seconda” non ha una trama rivoluzionaria e anche nei disegni, bisogna notare un grosso passo indietro.

Il tratto di Miller nel 2001, era quello più grossolano degli ultimi volumi di “Sin City”, quelli in cui la posa - sempre ultra plastica - dei personaggi dominava sulla cura del dettaglio, l’assenza delle rifiniture di Klaus Janson si nota tutta, e anche i colori digitali di Lynn Varley sono una sberla data a mano aperta in faccia. Secondo la colorista, abbiamo visto fin troppe volte la colorazione digitale utilizzata per imitare i vecchi pennelli, quindi in un moto di sperimentazione, Lynn spara i colori a manetta, bianchi accesi, blu e verdi luminosi, e degli sfondi inesistenti ma comunque variopinti, qualcosa che aggredisce gli occhi, specialmente se sei rimasto all’oscuro (di nome e di fatto) capolavoro del 1986.

La tentazione di dire “la mia nipotina disegna meglio” è forte lo so.
“Il cavaliere oscuro colpisce ancora” è un bel fumetto? Non me la sento di affermarlo, se siete interessati a tante versione alternative degli eroi della Distinta Concorrenza, qui avrete pane per i vostri Bat-denti, ma se non si entra nell’ottica giusta, resta una storia davvero poco incisiva, anche se si salvano alcuni momenti e alcuni personaggi davvero riusciti.

Batman qui è in missione per conto dell’IO di Frank Miller, per combattere la sua guerra santa contro questa società ben pensante, l’Uomo Pipistrello deve radunare la banda, quindi uno alla volta libera dalla loro schiavitù tutti gli eroi che possono aiutarlo nel far crollare questo mondo smidollato. Già qui dovreste notare un leggerissimo attacco di Miller all’industria stessa del fumetto, quella che lo ha pagato un’esagerazione pur di fargli scrivere questo seguito, perché “Il cavaliere oscuro colpisce ancora” sta a “Il ritorno del Cavaliere Oscuro” come Fuga da Los Angeles sta a 1997 Fuga da New York, scusate se vi chiedo di risolvere equazioni la mattina presto.

Frank Miller era invidioso della Cinzia di Leo Ortolani?
Con la sua solita delicatezza dell’uso delle metafore, Miller ci mostra il vecchio Flash Barry Allen, costretto a correre come un criceto dentro la ruota, usando la sua super velocità per generare la corrente elettrica necessaria per Gotham City.

Anche se la mia scena preferita resta quella d’apertura, che voglio sperare sia l’omaggio di Frank Miller al primo capitolo di uno dei miei romanzi del cuore, “Tre millimetri al giorno” di Richard Matheson. Ray Palmer è intrappolato da anni in un paesaggio allucinante fatto di oceani infiniti e giganteschi mostri marini, ma giunti alla fine della scena scopriamo che il vecchio Atom, ridotto a dimensioni microscopiche da anni era intrappolato in un una piastra di Petri, in balia di organismi monocellulari, visto inizi peggiori dai.

Poi dicono che le dimensioni non contano, tzè!
Ogni eroe della Distinta Concorrenza salvato da Batman, diventa l’occasione per Miller di riflettere sull’andazzo preso dal fumetto americano, in un accumulo di trame in cui ogni tanto qualcosa scappa di mano. Ancora oggi, rileggendo “The Dark Knight strikes again” ci trovo alcune forzature, tipo l’introduzione del “nuovo Joker”, la cui sotto trama si risolve davvero troppo frettolosamente nel giro di pochissime pagine nell’ultimo volume, e la cui identità segreta, sembra più che altro l’ennesimo attacco di Miller al cuore dell’iconografia dell’Uomo Pipistrello, in una storia che di attacchi frontali se ne intende.

Papà d’acciaio e la sua figliola, fatta dello stesso materiale.
Ci trovo anche cosette riuscite, anche se la sua genesi occupa quasi tutto il secondo volume, il personaggio di Lara, figlia di Superman e Wonder Woman è tostissima, anche nel suo look abbastanza estremo, dal colore dei capelli alla gonnellina che fa da versione sexy del mantello. Una donna tosta come non mancano quasi mai nei fumetti di Miller, che si prende spesso il palcoscenico, anche se la crociata di Frank Miller è quella che tiene davvero banco nella storia.

Alla fine del secondo capitolo, dopo aver sfracellato il Bat-aereo contro l’ufficio di Lex Luthor che ha sede nelle Trump Tower torri gemelle di Gotham, e aver sfigurato il cattivone incidendogli una “Z” sul volto (gran finezza di Miller), Batman si mette comodo, tanto a guidare il mezzo per la fuga ci pensa Catgirl, quindi il nostro eroe appoggia i Bat-stivali sul cruscotto, incrocia le dita dietro la nuca e si esibisce nella frase simbolo di questa storia: «Infondere terrore. La parte migliore del lavoro».

"Vado matto per i Bat-piani ben riusciti" (Quasi-cit.)
Batman è il terrorista di Miller, mandato dietro le linee nemiche con il Batarang tra i denti come un ninja, con il preciso compito di seminare il panico, anzi, di infondere il terrore. L’unico modo per godersi davvero “The Dark Knight strikes again” è indossare la vostra risata sardonica migliore durante la lettura, e fare il tifo per un personaggio che fa saltare con il tritolo l’industria dei fumetti dal di dentro, se si fosse intitolata “Frank Miller colpisce ancora” sarebbe stata lo stesso, perché quello sotto il cappuccio con le orecchie a punta è proprio Miller che non fa prigionieri.

Un’opera Dadaista che non vuole fare i baffi sul volto di Batman, per irriderlo come si faceva con la Gioconda, ma vuole marcare il volto dell’industria del fumetto con una grossa “Z” gigante e poi farsi delle gran risate alle sue spalle. Surrealismo applicato alle super calzamaglie, René Magritte diceva che quella nel suo famoso dipinto non era una pipa, perché non potevi usarla per fumare, questo al massimo è Miller che si gode la parte migliore del suo lavoro.
Ultima vignetta del fumetto, manca solo la sigla dei Looney Tunes.
Vi ricordo la Bat-rubrica della Bara Volante!

12 commenti:

  1. Sono basito :D, sono opere come queste che mi fanno capire da una parte la mia ignoranza sul fumetto, dall'altra che mi fanno tenere alla larga da queste opere.
    I disegni non mi piacciono (avrei voluto dire diversamente, ma non voglio fare l'ignorante di fumetti che critica cose di cui non ha competenza), la vignetta di quella specie di mutante mi ha lasciato interdetto...
    Sì, forse non avrei dovuto commentare, ma ad ogni modo metti agli atti il commento populista di chi di fumetti supereroistici non si intende.

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    1. Nemmeno io ho mai amato molto questo secondo capitolo del "Cavaliere Oscuro" di Miller, rileggendolo mi sono divertito solo perché sotto la maschera di Batman mi immaginavo lo stesso Miller, è un opera Punk, non è bella, forse perché si rivolge agli addetti ai lavori, anzi, forse contro di loro. Però le versioni alternative degli eroi della Distinta Concorrenza non sono male ;-) Cheers

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  2. Incredibile... Ma quindi poi la coincidenza con il settembre 2001 non era vera? Posso capire che magari avesse scritto tutto prima, ma magari poteva cambiare la storia in corso d'opera...
    Ultimamente Miller è tornato su 300 scrivendo "Xerxes", che la Dark Horse ha provato a pompare per ripetere il successo del primo fumetto ma che invece mi sembra sia stato bellamente ignorato (ho provato a leggere il primo numero ma mi provoca allergia!)
    Possibile che Miller abbia la maledizione dei seguiti? :-P

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    1. Ho riportato la frase di Miller perché è quello che ha dichiarato lui, il primo numero di "DK2" è uscito a novembre 2011, il successivo poco dopo, però penso che la scena in questione fosse stata scritta prima, il problema è che resta un momento chiave della storia, anche cambiarlo sarebbe stato un po' complesso, tra disegni e colori. Miller le spara grosse ma per questa tendo a credergli, il clima era quello, penso anche a "Donnie Darko" che con il suo motore di aereo, uscito in (poche sale) nell'ottobre del 2001 fu un grosso flop. Poi certo questo seguito è strano forte, quindi il passaparola sulla qualità della storia non ha certo aiutato. Non ho letto "Xerxes" mi sono preso una pausa da Miller dopo il tremendo "Holy Terror", ma considerando che i primi numero di "Sin City" sono ottimi e gli ultimi, deliranti quasi quanto questo "DK2", mi sa che hai ragione, Miller è uno da opere singole. Non ho ancora letto la terza parte del "Cavaliere Oscuro", ma non ne ho sentito parlare benissimo. Cheers!

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  3. Fumetto discreto : se da una parte Miller intuisce il caos da scimmie urlatrici che oggi infesta l'internet, dall' altra crea un seguto di DKR dove Batman è quasi l'ultima ruota del carro ( la ci età non è più di alcun impedimento ).
    Troppi personaggi, troppe cose da dire e poche pagine a disposizione.
    Disegni mediocri per non dire peggio, e Carrie che col suo continuo cambiare identità , ricorda davvero il Tòpin di ratmaniana memoria .
    Qualche scena azzeccata c'è : quella di Atom all' inizio, ma anche quella di Hal Jordan che vive su un altro pianeta con moglie e figlio ( e che razza di moglie e figlio ha !Mhhhh , de gustibus )


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    1. Qualche intuizione del futuro deve averla avuta, ma resta un bel casino questo fumetto, Batman poi non ha più limiti, è pelato per far vedere che è vecchio, ma la sua età non è più un limite come lo era nel capitolo precedente. Carrie davvero ne esce con le ossa a pezzi, peccato, era un gran personaggio. Non ho mai amato Lanterna Verde, non inizierò certo a farlo con questa storia, proprio no ;-) Cheers

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  4. A me DK2 è piaciuto molto, chiaramente non è un capolavoro al livello del primo capitolo della saga ma certamente si vede che all'epoca Miller aveva cose da dire, al contrario di quanto accade in quella noia mortale che è il Cavaliere oscuro III (ma lì c'è anche la responsabilità di Azzarello, co-autore dei testi). Probabilmente il tono grottesco che usa Miller qui, sia nella storia che nei disegni, non è per tutti i gusti; anzi, è proprio il tipo di cose che divide in due il pubblico e che non lascia indifferenti: o lo si ama o lo si odia, a me ha divertito tantissimo! L'unica cosa che non mi è piaciuta sono stati i colori, apprezzo la volontà di sperimentare ma forse le cose sono un po' sfuggite di mano in questo senso; c'è anche da dire che su altri lavori di Miller vedremo colori ben peggiori (vedere per credere le copertine degli albetti del già citato terzo capitolo della saga, terribili!).
    Mi rendo conto però che sono veramente di parte, a me è piaciuto pure Holy Terror (e pure quella in origine doveva essere una storia di Batman)!!

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    1. Rileggendolo ora, ho davvero notato come Miller abbia anticipato il nostro (grottesco come i suoi disegni) presente, "DK2" è un'opera incazzata e satirica, per quello mi è piaciuta. Ma non riesco a trovarlo bello fuori da questa provocazione di Miller, per quello il Cavaliere oscuro III non mi attira per nulla, da quello che so è piatto, e più un fumetto di Azzarello che di Miller. "Holy Terror" si doveva essere una storia di Batman, ma a parte il contenuto di pura propaganda, gestito secondo me molto ma molto male, è proprio una delle opere più scarse di Miller, dopo aver letto quello mi sono detto: Basta Miller per un po'. Ho riletto questi due vecchi albi da allora ;-) Cheers

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  5. E la classica "cagata d'autore": una graphic novel senza storia e senza personaggi, in cui Miller vomita dentro tutto quello che gli passa per la testa, senza dargli una forma coesa o coerente.

    Ci ha visto lungo, su questo non c'è dubbio (le superchix... quante cosplayer vorrebbero chiamarsi così?), ma questo non rende la storia buona.

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    1. Esatto, infatti è tutto tranne che un buon storia, l'unico modo per godersela un po' è immaginarsi Miller sotto il mantello di questa versione di Batman, ma più che quello, il nulla. Cheers!

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  6. Tanto di cappello per esserne riuscito a parlare seriamente...

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    1. Ti ringrazio, avessi dovuto farlo la prima volta che l’ho letto nel 2001, probabilmente avrei potuto mettere in fila solo una serie di cristoni e insulti di svariato genere ;-) Cheers

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