martedì 26 febbraio 2019

Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller: Restituire gli attributi a Batman


«Era compito degli scrittori della mia generazione, restituire gli attributi a Batman».

Di affermazioni altisonanti e allo stesso tempo lapidarie, tipiche del suo stile di scrittura, Frank Miller ne ha fatte molte negli anni, ad ogni nuova intervista in cui gli chiedono qualcosa del suo capolavoro “Il ritorno del Cavaliere Oscuro” (e state pur certi che lo fanno spesso), lui ne sforna una nuova, con la sicurezza di chi ha le spalle coperte dall’aver sfornato una pietra miliare. Ma di tutte le affermazioni di Miller, quella che ho riportato lassù, è la mia preferita, non si può riassumere l’opera meglio di così.

Nel 1986 sono usciti due capolavori revisionisti del fumetto americano, che da soli hanno rivoltato il genere come un calzino, regalandogli credibilità per beh, quasi quindici minuti, forse meno. Se Miller ancora oggi rilascia dichiarazioni altisonanti, è perché dopo “Il ritorno del cavaliere oscuro”, nessuno poteva criticargli niente, anzi, gli è stato proprio concesso tutto.

Intenti satirici? Bah più o meno…
Avete presente quando periodicamente le persone si dimenticano che Clint Eastwood è repubblicano? Ecco “The Dark Knight Returns” ha fatto calare un’indulgenza sulla posizione politica di Frank Miller, dettata dalla qualità dell’opera, e da una incomprensione di fondo. La critica che fa al presidente Ronald Reagan nella storia, non è quella di un democratico dal senso dell’umorismo pungente, Miller e il senso dell’umorismo sono due pianeti distanti in due galassie parallele. No, la critica di Miller è quella di uno di destra, che critica il governo di essere troppo invasivo, di non avere la schiena abbastanza dritta e il pugno fin troppo morbido. Ha riassunto bene Roberto Recchioni, sarebbe stato tutto più facile se questo fosse stato capito subito dai lettori.

Un integralista, che non le manda a dire, geneticamente sprovvisto di senso dell’umorismo, uno che il nero se lo porta dentro, e non mi riferisco solo al noir dei romanzi di Mickey Spillane a cui si ispira. Un personaggio controverso Miller, quasi alla John Milius che per altro è stato condotto alla cinta daziaria di Hollywood per molto meno di quanto non ha affermato Frank Miller negli anni, eppure ci voleva davvero uno così per restituire gli attributi a Batman.

Come lo chiamava Neil Gaiman: Frank “Colui che è magro come un chiodo” Miller, più o meno anno 1986.
Si perché gli anni ’70 fumettistici del personaggio sono stati un buco nero anche di vendite, che in pochi alla DC Comics ricordano con affetto. Dopo aver fatto faville, rilanciando Daredevil alla Marvel con più di un omaggio a Will Eisner, Frank Miller era pronto a fare lo stesso con uno dei suoi personaggi preferiti, un’icona della Distinta Concorrenza e del fumetto mondiale come l’uomo pipistrello.

Nemmeno trentenne, Miller può fare quello che vuole con il personaggio, tanto alla Distinta Concorrenza, erano pronti a chiudere la serie per sempre per via delle vendite ridicole (storia vera), e Miller fa davvero quello che vuole, il suo piano è raccontare l’ultima storia di Batman, per farlo ambienta la vicenda in quello che sembra un futuro distopico, invece è un ucronia dove il presidente americano è il già citato Ron Ron, l’Unione Sovietica una minaccia nucleare e un Bruce Wayne più vicino ai sessanta che ai cinquanta, si è ritirato da anni.

"Da qui ci sono sette posizioni di difesa. Tre disarmano con un contatto fisico limitato. Altre tre uccidono. L'ultima... fa male." (letto dialoghi meno tosti in vita mia)
Il motivo del suo ritiro e della scomparsa dei super eroi, viene citato solo nel terzo dei quattro capitoli che compongono “Il ritorno del cavaliere oscuro”, una specie di atto di registrazione dei super eroi, del tutto simile a quello citato a chiare lettere, nell’altro capolavoro del fumetto revisionista, uscito sempre nel 1986, “Watchmen” di Alan Moore e Dave Gibbons.

Tutti gli eroi si sono piegati alla nuova legge, Superman è diventato il galoppino del presidente americano, che ora può tenere un Dio Kryptoniano con mantello nel cortile della Casa Bianca, come un cane al guinzaglio da sguinzagliare contro i suoi nemici. Nella prima scena invece, Bruce Wayne si gode la sua non tanto serena pensione sfrecciando su un’auto da corsa rischiando la vita, sarebbe una bella morte, dicono le didascalia che fanno da voce narrante - mandando in pensione per sempre i vecchi “baloon” del pensiero - una bella morte, ma non bella abbastanza.

L’idea di serena e tranquilla pensione di Bruce Wayne.
Bruce Wayne è guidato dal suo senso di giustizia, ma anche da quel “Death Wish” che muoveva anche Paul Kersey, lo spirito del personaggio è proprio quello di un giustiziere della notte che si muove in un mondo marcio fino al midollo, Gotham City e la società malata, ci vengono mostrati da Miller con un’impaginazione totalmente funzionale al racconto.

Una griglia di vignette piccole e fitte, con didascalie lunghe e piene di testo, che danno davvero tante informazioni al lettore, facendo sembrare l’opera più lunga del suo effettivo numero di pagine. Qui Miller inserisce vignette dedicate ai primi piani dei cinici giornalisti televisivi, onnipresenti, opprimenti, invasivi da morire, una satira alla televisione che in qualche modo anticipa di un anno, l’uso che ne farà poi Paul Verhoeven in Robocop, e non è certo un caso se Miller e stato preso in considerazione per scrivere il secondo film del personaggio, salvo poi finire a fare a capocciate con la produzione, per via del suo caratterino tenero.

Nel primo capitolo, Gotham è afflitta da un caldo che non molla, che cede finalmente ad una pioggia rinfrescante, proprio la notte in cui Bruce Wayne torna ad indossare il costume e a portare la giustizia nelle strade, una metafora più chiara di così Miller non poteva proprio inventarsela.

"Grazie al cielo è venuta la pioggia, è servita a ripulire un po' le strade dalla immondizia che si era ammonticchiata" (Cit.)
Questa griglia di vignette strette, strapiene di informazioni ti trascinano in un mondo davvero oscuro, in cui i deboli fanno una brutta fine, come la scena della madre in metropolitana ad esempio. Una pagina, in una sola pagina Miller ci presenta un personaggio, ci racconta tutto il suo mondo, ci fa vedere come resiste stoicamente all’attacco di due membri della gang noti come Mutanti - dei Punk dall’aspetto e dalla parlata minacciosa - il tutto in dodici vignette. Poi con la tredicesima, l’ultima, ti appioppa un calcio alla bocca dello stomaco, che quasi ad ogni lettura e rilettura di questo capolavoro, mi costringe a mettere giù il volume per riprendere fiato (storia vera).

Se non bastasse tutto il contesto, quella scena ci fa subito schierare contro i Mutanti e il loro temibile capo, che nella storia rappresentano gli Scorpio della situazione, cattivi senza possibilità di appello, per cui di contro Batman, con i suoi modi ruvidi da interventista, è di fatto un Dirty Harry con mantello e costume in Kevlar, destrorso quanto volete ma anche l’unica cura possibile. Poi chiedetevi perché con cadenza puntuale, si parla di un adattamento cinematografico di questo fumetto, con Clint Eastwood nei panni di Bruce Wayne, non succederà mai, ma è dal 1986 che se ne parla.

Il Batman di Miller: Nerboruto, tosto e con il ghigno beffardo.
La posizione di Miller è estrema ma chiarissima, in questo non tanto coraggioso nuovo mondo, ci sono pochi buoni, molti cattivi da sistemare, ma i peggiori per certi versi sono gli ignavi che non agiscono, quelli che accettano passivamente la situazione, un po’ come i genitori di Carrie Kelly, una tredicenne campionessa di ginnastica, che decide di diventare il nuovo Robin, più o meno con lo stesso spirito di una Cosplayer, indossando il costume solo perché affascinata da Batman.

Miller trasformando Robin in una ragazzina, spazza via tutti gli anni di battute e battutacce sul rapporto tra i due personaggi, tanto criticato dai bacchettoni (e dai censori di fumetti) facendo piazza pulita di ogni forma di ambiguità con il piglio di beh, uno di destra. Inoltre critica i genitori di Kelly, dai dialoghi descritti come due liberali che fumano erba commentando le notizie alle tv, Miller li disprezza così tanto che nemmeno li disegna, mai mostrati, come gli adulti nelle strisce dei “Peanuts”, concentrandosi sulla loro figlia, una che agisce quindi già solo per questo, un personaggio positivo. Persino i Mutanti, e il loro continuo cambiare bandiera, vengono sì criticati da Frank Miller, ma comunque visti meglio rispetto a chi non fa nulla. Dannati liberali! Oops scusate, mi sono fatto prendere dal discorso.

Nella griglia ossessiva e opprimente di vignette piccolissime, Miller si lancia ogni tanto in una “Splash Page”, una vignetta a tutta pagina che di solito dedica a Batman e Robin liberi di volteggiare in cielo, conducendo idealmente anche al lettore la possibilità di librarsi sopra una storia così oscura, prendendo un po’ di respiro.

A mani basse, una delle tavole più famose della storia del fumetto americano.
Miller come disegnatore è uno che abbonda con le chine nere, e che ama moltissimo le vignette che occupano tutta la pagina (“Sin City” docet), quindi qui fa una precisa scelta narrativa, e viene coadiuvato dagli oscuri colori di sua moglie Lynn Varley, e delle chine di uno dei miei preferiti, Klaus Janson, artista incredibile che ha reso irripetibili i disegni di Miller, anche se tra i due, pare siano volate scintille durante la lavorazione. Ma dai? Con Miller? Strano è un animo così gentile!

I momenti epici abbondano, potete scegliere tra i dialoghi serrati con cui Miller fa parlare (e pensare) Batman, oppure il modo quasi cinematografico di introdurre le scene, la famigerata scena della collana di perle di Martha Wayne che va in pezzi nel vicolo dove è stata uccisa, praticamente una tappa obbligata per ogni storia di Batman, qui ci viene mostrata in un modo davvero cinematografico.

A volte si nota meglio che fumetto e cinema sono cugini.
Così come lo scontro con Harvey Dent, oppure l'ultima battaglia contro la nemesi numero uno di Batman, il Joker. Con tutto che ci troviamo di fronte ad un Batman che ha la fibra morale e gli ideali dell’Ispettore Callaghan, Miller lo rende integerrimo come un personaggio che ti aspetti scritto da lui, se conoscete la scena sapete di che parlo, ma Batman non uccide, e anche qui riesce a tener fede alla sua parola, anche se nell’ultimo scontro con Joker, non sembrano davvero esserci alternative, la soluzione scelta da Miller è la più potente possibile, ed è anche quella che fa cominciare l’ultimo capitolo del fumetto, intitolato profeticamente: La caduta del Cavaliere Oscuro.

Il finale è un crescendo incredibile, la trama va di pari passo con lo scontro tra USA e URSS per l’isola africana di Corto Maltese (nome scelto da Miller, in omaggio a Hugo Pratt. Storia vera), ma quando si parla di super potenze opposte in questo fumetto, la mente vola allo scontro definitivo tra Batman e Superman.

Più che uomo d’acciaio, mascella di vetro.
Per Miller Superman è un essere di luce, elemento da cui Big Blue trae il suo potere, ma proprio per questo è accecato, incapace di ribellarsi, un servo che rappresenta quello che oggi definiremmo utilizzando un termine fin troppo abusato, il “politicamente corretto”, quello che a Frank Miller fa platealmente schifo.

Batman invece è una creatura delle tenebre, un pipistrello di nome e di fatto, che proprio per questo, in quel buio può muoversi dritto e sicuro, il tipo di personaggio risoluto che dice e fa quello che nessuno vuole dire oppure fare, insomma è Frank Miller puro è semplice, non stiamo a girarci troppo attorno.

Ma lo scontro tra i due è definitivo in più di un senso, perché risponde in maniera chiama alla domanda da fanatici di fumetti: Chi vincerebbe se i due si scontrassero?
Miller non ha dubbi, maggiore preparazione, intelletto e determinazione battono il potere puro di “Azzurrone”, certo Batman ha bisogno di un piccolo aiuto da un amico, per dirla come in un pezzo famoso dei Beatles, una vecchia conoscenza verde vestita della Distinta Concorrenza, uno che somiglia a Batman ma è un pelo più moderato, e dai cui anche il crociato di Gotham impara qualcosina, in un finale talmente iconico da cui tutti hanno attinto a piene mani, per i fumetti successivi del personaggio, ma anche al cinema, citofonare Nolan ma anche Zack Snyder per conferma. In pellicole che Miller ha apprezzato moltissimo, e visto che ho aperto con una sua dichiarazione concludo allo stesso modo: «Non ne voglio sapere niente di questa merda e non ho intenzione di vedere quei film. Facessero il cazzo che vogliono, io non ne faccio parte».

Cavallo e cavaliere nero, danno scacco matto.
Insomma, potete amare Miller, oppure odiarlo, anzi questa seconda opzione è la più facile da percorrere visto il suo caratterino tenero, ma resta il fatto che con una sola storia, è riuscito davvero a ottenere quello che si era prefissato, restituire gli attributi a Batman, inaugurando la fase adulta e il successo planetario del personaggio, se di lì a poco Tim Burton ha potuto dirigere un film sul Cavaliere Oscuro, è solo grazie a questo fumetto, ma questa, è un’altra storia.

22 commenti:

  1. Ecco, questo è uno dei capolavori che devo decidermi a recuperare. E' uno di pochi fumetti della DC (e della Marvel) che ho letto in vita mia, prestatomi da un amico credo verso la metà degli anni 90. Me lo ricordo abbastanza ma non completamente (tipo ricordo la fine del Joker ma su Harvey Dent ho parecchi buchi!).

    Bisogna anche tener conto che l'ho letto in un periodo dove non potevo capirlo e apprezzarlo appieno viste le tematiche adulte e la "metafora" presente.

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    1. Ad un certo punto nella mia collezione, avevo due copie di questo fumetto, ma ancora mi conservo la prima della Play Press gagliarda e tosta, lo trovi facilmente e ad un prezzo abbordabile, considera che è un investimento, io ogni tanto vado a rileggermelo ed ogni volta me lo gusto ;-) Cheers

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  2. Frank e Klaus avrebbero litigato perchè il secondo ha subappaltato le chine degli sfondi del terzo episodio ad una coalizione di volenterosi - tra i quali possiamo contare Todd McFarlane - ed il risultato non è piaciuto a Miller. Lo strappo sarebbe stato ricucito recentemente. Io ho stappato una bottiglia di McFarland alla notizia perchè il cuore mi doleva ancora da quando mi ero imbattuto in rete in una intervista di Janson in cui questi diceva che al tempo di Daredevil, di fatto, l'inchiostratore era anche il matitista che trasformava rozzi sketch dello sceneggiatore. Non so. Io ho le storie di DD che Klaus ha matitato, inchiostrato e colorato su testi di Denny O'Neill o Larry Hama dopo che Miller era volato nel medioevo prossimo venturo di Ronin e tutto è possibile però è evidente quanto la luccicanza di FM sia altra. Diversa impostazione della pagina, diverse scelte registiche. Sono un fan del Janson matitista - per il resto del mondo è uno dei migliori inkers di sempre - e mi piacciono i suoi Punisher ( primi numeri della regolare del 1987 e miniserie con Cap : Blood and Glory ) ed il suo Bats ( Gothic con Morrison e Death and the maiden con Rucka ) anche se ritengo non sappia cosa farci della cappa del Dark Knight ( anche nel team up con Spawn ha problemi nel gestire il mantello vivente dello zombie del Toddster ) e pagherei per vedere una sua regular del commissario Gordon e non solo una mini ( su testi di Dixon ). Ho apprezzato persino il suo Spidey contro Electro su testi di DeMatteis. Il suo lavoro migliore, a mio sindacabilissimo avviso, è un recente racconto con Man-Thing. Meglio persino della sua storia da Clive Barker. FM senza Janson ha sviluppato un tratto che - unico forse sul pianeta- mi piace sempre più. Sintesi. Si cerca quello che non si possiede.
    Una noticina che sicuramente Carabara rubricherà nell'archivio insieme alla sempiterna discussione sul rigore in un famoso song di Frank DeGregori: Bats non pialla il Joker, ma probabilmente ha steso a colpi di fucile un tizio nelle prime pagine dell'albo, frame ripreso paro paro nel salvataggio da parte del DK di Martha Kent nel film Bats vs Supes.
    Il primissimo Bats sparava e ha persino sciolto un cattivo nell'acido, ma un editor lungimirante ha convinto Bob Kane che non era il caso. Per quel che può valere, anche io penso che Bats sia un bimbo traumatizzato che desidera tutti i cattivi provino la paura che ha provato in quel vicolo quando ha capito di essere solo in un mondo ostile. Non uccide perché paradossalmente si tratterebbe di una istanza purificatrice che può muovere un individuo insano, ma adulto come i vigilantes molto meno complessi che sono seguiti.

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    1. Verissimo, Miller ha un modo di suddividere in vignette e di selezionare le inquadrature tutto tuo davvero unico, Klaus è molto più classico e litiga con i mantelli, l’esempio dell’incontro scontro tra Batman e Spawn è perfetto, anche se non ho mai capito se lo spazzo sulla faccia di Al, regalino di Batman a fine si quella storia poi rattoppato con un laccio da scarpa, sia diventato o no parte della continuity di Spawn, se non ricordo male Toddster aveva detto di si e poi ritrattato, causa litigata con Miller, ma la memoria potrebbe ingannarmi. Per tornare a bomba su Janson, si completava bene con il lavoro di Frank Miller, di suo è un disegnatore più classico, si è visto anche recentemente sulle sue storie di Daredevil “The End”.
      Vero non pialla il Joker ma con gli sgherri di fa pochi problemi (sia qui che nel discusso seguito “Il cavaliere oscuro colpisce ancora”) una caratteristiche che non solo Snyder ha ripreso, ma anche Burton, il suo Bats ne pialla parecchie nei primi due film. Anche perché originariamente Bob Kane lo aveva pensato come un personaggio armato, tipo i vecchi eroi dei fumetti Pulp. Cheers!

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    2. Attenzione però. Secondo Snyder Bats (oltre ad uccidere in continuazione in sto fumetto) spara dritto in mezzo agli occhi del mutante. E non dimentichiamoci che qua usa proiettili in gomma non letali.

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    3. Si, in una scena, quella della discarica lo specifica proprio, sono le altre dove la faccenda è un po' im bilico. Cheers!

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  3. riletto di recente, diventa più bello ogni volta quando capisci qualcosa che alla lettura precedente ti era passato inosservato! Davvero la storia definitiva su Batman e proprio per questa ineguagliabile (anche se la mia preferita rimane "Arkham Asylum"... il werthmulleriano sottotitolo italiano fai conto che ce l'abbia messo!)

    PS: nota di "colore".
    Oggi fa parte della concorrenza, ma una volta i fumetti Disney guardavano molto agli eroi DC, più che a quelli Marvel (pensa solo a Super Pippo o a Paperinik che sono dichiaratemente, almeno il primo, parodie di Superman e di Batman).
    Addirittura un quarto di secolo fa, "in uno strano paese dall'altra parte dell'Atlantico in cui si parla portoghese e le persone imprecano gridando DROGA!" (storia vera, semicit. :P) hanno fatto una parodia di questa storia (e di altri capisaldi di Batman, tra cui "Batman - il Ritorno" e "The Killing Joke" che purtroppo è irrperibile al momento) con protagonisti Bat Carioca (l'alter ego di Josè) e Super Pippo nella parte di Superman.

    Storia che ho avuto il piacere di tradurre per la prima volta in italiano (se vuoi dacci un'occhiata):
    https://www.facebook.com/media/set/?set=a.543168532783565&type=1&l=99c1c3663b

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    1. Dici bene, ogni volta guadagna qualcosa nelle rilettura, ad esempio questa volta mi è balzato agli occhi Corto Maltese, anche se era molto facile da notare ;-) Mi piace “Arkham Asylum” ho anche quello nella mia collezione, dovrò rileggermelo per questo ripasso di Bats.

      Ti leggerò molto volentieri grazie per il link, non sapevo che il “mio” Josè Carioca avesse anche lui un’identità segreta ;-) Cheers!

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  4. Sai che non bazzico la Distinta Concorrenza, ma per "esigenze ninja" mi sono gustato la precedente opera milleriana in Daredevil, dove con Elektra dimostra di conoscere molto bene il nascente cinema ninja ;-)

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    1. Ho letto tante volte il Batman di Miller, ma il suo Daredevil molto ma molto di più, alla fine resto una ragazzo della Marvel fino al midollo ;-) Furbissimo Miller a omaggiare Will Eisner e capire che i ninja andavano fortissimo in quel periodo, con Elektra lo ha dimostrato. Cheers!

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  5. Tra parentesi ricordiamo che l'omaggio a Corto Maltese viene ripreso anche nel 1989, film di Burton.
    Cooooomunque.
    Caro Cass, io credo che qui ci troviamo di fronte a una delle prime opere che trattano il fumetto quasi "multisensorialmente". Perlomeno un fumetto popolare.
    L'uso delle vignette non è cinematografico come in Devil (quello era tutta derivazione giapponesoide dei manga), qui -come hai scritto tu citando la splash page ormai iconica- è proprio un modo di raccotare ANCHE per immagini, anzi per sensazioni.
    Un racconto al di là della storia.

    Moz-

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    1. Il reportage fotografico in prima pagina di Vicki Vale sul massacro di Corto Maltese ;-)
      Miller è sempre stato influenzato dai manga (sia per “Ronin” che per “Devil”), qui davvero raccoglie il numero di informazioni di un romanzo nelle vignette, prendendo il meglio dai due mondi, dalla letteratura il testo e dal cinema le inquadrature. Il fumetto ancora oggi soffre dell’essere minore rispetto agli altri “media”, ma non è vero, è molto più sperimentale perché ha delle armi che agli altri mancano, Miller qui le ha usate alla grande ;-) Cheers

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    2. Infatti mi fa ridere quando Marvel e Distinta Concorrenza corrono a modificare personaggi e piani editoriali per correre dietro ai film in uscita, sono così abituati ad arrivare secondi che nemmeno si accorgono di essere in vantaggio. Il bello del fumetto è che può permettersi il meglio degli altri media e troppo spesso ragiona in piccolo. Cheers!

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  6. Capolavoro che ad una prima lettura mi aveva lasciato freddo.
    Rileggendolo è venuto fuori in tutta la sua maestosità.
    Ho proprio l'edizione che ha recensito tu.
    Peccato per quel seguito un po' posticcio, però.

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    1. A me ha colpito da subito per la sua capacità di prenderti per il bavero e portarti in un mondo sudicio, la scena della madre in metro è un calcio in bocca. Poi più lo rileggi più ci trovi cose, ad esempio ho rivalutato Carrie, che pensavo fosse più una leva emotiva per Bats, invece forse è il modo migliore per approcciare il personaggio di Robin. Il seguito lo sto rileggendo in questi giorni, penso che ci farò un post se riuscirò a farmi un idea, la prima volta mi era sembrato uno scherzo, e forse lo era ;-) Cheers!

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  7. Come hai detto tu Miller è indubbiamente un fascistone ma nel caso di The Dark Knight Return è stato l'uomo giusto al posto giusto.
    P.s
    Sono contento della pace fatta tra Miller e Janson, negli anni 90 avevo letto diverse interviste al secondo nelle quali il buon Klaus si lamentava che non gli fossero stati riconosciuti molti dei suoi meriti durante la lavorazione alla miniserie.

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    1. Era proprio quello che volevo dire, per me dopo le sue frasi ridicole sul movimento Occupy Wall Street si è spinto troppo oltre, artisticamente invece è finito con "Holy terror" o con "The Spirit", se non ancora prima con Robocop. Però non cambia il fatto che qui aveva il piglio giusto per il personaggio, che fosse caldo come una stufa e abbia fatto tutto giusto. Jason ha contribuito enormemente, si vede nella differenza con le tavole "soliste" di Miller, alla faccia di chi pensa che le chine nei fumetti siano tracopiare e basta. Cheers!

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  8. Posso dire che questo DK non è uil capolavoro che tuti sbanfierano ?
    Un bel fumetto, seminale, iconico, con dialoghi indimenticambili, ma anche con tante fesserie e ingenuità : ad esempio in certi punti è troppo grottesco , tipo i robottini bambini che in una storia del genre stonano : i genitori di Carrie che manco si vedono e neppure si chiedono dove vada la figlia in giro ogni sera ( la sena che poi mette un candelotto di duinamite nei pantaloni di un tizio è degna del peggior cartone di Hanna e Barbera )
    Batman che prende un mitra e uccide uno dei mutanti, un altro lo frigge a un insegna luminosa ; salvo poi , pochi pagine più avanti ,farsi scrupolo sull' uccidere Tizio e Caio.
    O come sia troppo buono con i mutanti quando si convertono a lui;: oh, questi uccievano violentavano e chissà cghe altro facevano, e adesso lui li prende sotto al sua ala ( ah ah ) come niente fosse ?
    Non mi convinceva quando lessi l'edizione Rizzoli a 15 anni, figuriamoci adesso.
    E altre cose così.
    Per il resto, memorabili certe intuizioni, come l'attacco terroristico alle Torri Gemelle di Gotham (!), o il Joker gayo, o Supes che non invecchia come noi umani ( e quindi immagino che l'identità fittizzia di Clark Kent sia andata a ramengo da anni ).

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    1. Secondo me sono tutti difetti più che del fumetto stesso (anche se compaiono tra queste pagine) del cervello di Miller, “Sin city” è pieno di menate così. Il fatto che i genitori di Carrie non si pongano domande per me ha senso, visto che Miller li considera degli ignavi. Il modo leggero con cui Batman uccide-si-uccide-no-uccide-gnamme (se famo du spaghi, cit.) fa un po’ parte del moralizzare Milleriano, per me nemmeno il suo “Batman Anno Uno” è perfetto, anzi ha dentro tante cazzate quante se ne trovano in “Il ritorno del Cavaliere Oscuro”, però hai detto bene, seminale, iconico, con dialoghi indimenticabili, a volte basta anche “solo” questo ;-) Cheers

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  9. Ma infatti io Miller lo ritengo un bravo autore ma non certo il "genio" che sbandierano molti, specie in USA.
    Considero Watchmen 10 volte superiore a DKR, ma non ha avuto lo stesso successo per due motivi : non ha un personaggio forte come Bats, nè una scrittura "popolare" come quella di Miller : perché Miller sarà un grande autore e blablabala , ma lui fa fumetti "commerciali " : questo DKR non è foste anni ottantissimo, come un tipico film muscolare action con Stallone o Swarzy ?
    Ovviamente narrato mille volte meglio, ma le radici popolari di Milelr sono lì, come anche le influenze del fumetto popolare argentino o dei manga.
    Watchmen invece è più letterario, più stratificato culturalmente, di certo non un prodotto per lettori casual: era molto più avanti per i tempi e ancora oggi risulta innovativo e fresco in puiù punti ( pensiamo solo al fatto che non ci sono le onomatopee dei rumori o linee cinetiche ).
    Inoltre il disegno di Miller in tanti punti è tirato via, la trovata dello schermo tv serve per risparmiare sui disegni in più occasioni mettendo solo primim piani di teste ( vedi al corsa di formula 1 a cui partecipa Bruce che praticamente non si vede ; troppa fatica disegnare tutte le macchiene e il circuito ).
    Oh, mi sono sfogato! :)

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    1. Ma io reputo ogni fumetto di Moore dieci volte meglio quelli di Miller, quindi con me sfondi una porta aperta ;-) Sul Miller disegnatore, trovo che sia stilizzato, a volte bene (i primi “Sin City”) a volte male (gli ultimi “Sin City”), ci sta tutto il tuo sfogo, però Miller è arrivato al momento giusto, e le cose migliori che ha scritto, per me restano sulle pagine di “Daredevil”, anche se li nemmeno sono esenti da pecche. Cheers!

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