venerdì 16 novembre 2018

La città verrà distrutta all'alba (1973): Il virus Romeriano si diffonde


Se ve lo state chiedendo, mi pare chiaro che negli anni ’70 non esisteva l’ansia da spoiler che perseguita tanto pubblico oggi, detto questo, benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Lui è leggenda!

Nel 1973, George A. Romero è alla ricerca di un soggetto per bissare il successo di La notte dei morti viventi, l’occasione che sembra proprio quella giusta arriva da una sceneggiatura firmata da Paul McCollough intitolata “The mad people”, la storia di un esperimento militare finito in cacca, che provoca il rilascio di un’arma biologica sperimentale nei pressi di una piccola cittadina. Ma la primissima bozza del film era molto più focalizzata sulle operazioni militari, il tentativo di insabbiamento del disastro, insomma una roba abbastanza tecnica, al limite del documentaristico.

Romero capisce subito che questa è tutta roba parecchio nelle sue corde, ma anche che alla sceneggiatura manca qualcosa, ci vuole una componente che aiuti il pubblico ad immedesimarsi e il produttore Lee Hessel (già al lavoro con la Leggenda per There's Always Vanilla) è dello stesso avviso, ma è disposto a finanziare il film solo se Romero accetta di metterci le mani e riscriverne una buona parte, a quel punto Paul McCollough decide semplicemente di passare ad altro e Romero si ritrova con una sceneggiatura da sistemare e un budget stratosferico, roba proprio da capogiro ehm, circa 270 mila bigliettoni verdi con sopra facci di alcuni ex presidenti spirati.

Come si fa a girare interi plotoni di militari, masse prese dal panico e in generale tutte le scene di cui Romero avrebbe bisogno per una storia così con un pugno di dollari? Risposta: non puoi, al massimo puoi arrangiarti e tirare fuori il meglio da quello che hai, se la vita ti dà limoni tu facci una limonata e se il produttore non ti dà soldoni... Beh, arrangiati e aguzza l’ingegno.

“Ragazzi ho solo un raffreddore, non vi sembra di stare esagerando?”.
Di ingegno e talento George A. Romero (ricordo a tutti che la “A” sta per amore, non vorrei mai che ve lo dimenticaste) ne ha sempre avuto parecchio e “The Crazies”, titolo definitivo con cui il film esce negli Stati Uniti, è davvero l’arte di arrangiarsi applicata alla produzione di film. Parole che si sentono più spesso quando si parla di questa pellicola, “minore”, nel senso di opera minore e ci può stare, ma anche grezza e anche questo, a suo modo, ci sta, perché “The Crazies” ai tempi uscì in pochissime sale e fu un discreto flop anche per il mercato home video, non è difficile capire il perché visti i suoi problemi di ritmo, ma sottovalutarlo sarebbe comunque letale, perché al suo interno “La città verrà distrutta all'alba” porta tutti i segni del cinema Romeriano destinato ad arrivare e a rivoluzionare di nuovo la settima arte.

Parliamo subito dell’elefante in mezzo alla stanza, il titolo italiano chilometrico in puro stile anni ’70 appena lo leggi ti fa pensare: «Allora cosa guardo a fare il film se mi racconti già come finisce?!» ed in effetti in parte è così, anche se Romero con il suo cinismo riesce ad ampliare la vicenda ben oltre la lunghezza del titolo. Inoltre, complice la mia passione per questa tipologia di titoli spregiudicato, devo dire che la scelta di “La città verrà distrutta all'alba” non mi fa impazzire, ma rende almeno il senso di urgenza dei protagonisti, che sono in lotta contro il tempo, fin dal titolo.

Intanto, portiamo avanti la tradizione dei titoli di testa nella rubrica.
Sì, perché la trama parte in medias res, pronti via, anche perché se non hai tanti soldi da spendere non puoi certo perderti in chiacchiere, la cittadina di Evans City in Pennsylvania (Romero gioca sempre in casa con le location) è funestata da strani casi di persone che dando di matto scatenano una violenza belluina sul prossimo, senza guardare in faccia amici e parenti. Tipo quando devi andare in visita dai suoceri, giusto per darvi un’idea.

Siccome, come vi ripeto sempre fino allo sfinimento, "i primi cinque minuti sono fondamentali", Romero comincia alla grande, due bambini ben nascosti spiano il padre schiumante di rabbia impegnato a devastare casa e a darle fuoco, una dimensione domestica della violenza subito gettata in faccia allo spettatore, che non raggiunge i livelli della scena d’apertura di Halloween, ma gioca nello stesso campo da gioco.

Questa scena, oltre a determinare il passo del film, ci dice tantissimo di “The Crazies”, anche su come sia stato realizzato, infatti Romero ha riscritto l'inizio al volo, per sfruttare l’occasione a lui propizia: una vecchia casa data alle fiamme dal locale distretto dei pompieri, per essere usata come esercitazione per lo spegnimento degli incendi, che zio George ha avuto il permesso di poter filmare ed inserire nel film (storia vera)... Cosa vi dicevo lassù riguardo ad aguzzare l’ingegno?

L’unico incendio al mondo, che può vantarsi di essere stato diretto da Romero.
“La città verrà distrutta all'alba” ha la caratteristica di essere visibilmente diviso in due trame principali: quella con protagonisti i militari impegnati a cercare di contenere il virus che porta ancora in sé le tracce del lavoro originale di McCollough, e l’altra con i civili intenti a reagire all’infezione, a scappare e in generale a salvare la pellaccia. Ma questo è, purtroppo, anche il grave difetto del film, perché rimbalzando da una trama all’altra, si crea un certo effetto “Serie tv” dove le azioni dei protagonisti sono fin troppo spezzettate per coinvolgere davvero il pubblico, il risultato finale è che di “La città verrà distrutta all'alba” ricordi sempre la situazione iniziale, come va a finire, alcune scene chiave, ma il resto rimane nebbioso, anche se (come me) avete visto il film più e più volte.

Eppure, “The Crazies” è un film importante per più di una ragione, la prima è perché, di fatto, resta una dei primi film che sfrutta il tema del contagio che trasforma le persone in pazzi assassini, Zombie che non sono Zombie in quanto vivi e con il cuore ancora pulsante, ma che agiscono con le stesse dinamiche. “La città verrà distrutta all'alba” arriva un paio di anni prima che un Canadese piuttosto dotato, faccia quasi lo stesso con Il demone sotto la pelle e, per altro, giocandosi nel cast la stessa attrice Lynn Lowry che ritroveremo nel film di Cronenberg.

Quasi quasi voialtri mi fate rivalutare gli zombie, almeno loro ti divorano e basta.
Inoltre, arriva ben prima del celebre "Incubo sulla città contaminata" (1980) di Umberto Lenzi, che è un po’ il titolo che viene sempre giustamente fuori quando si parla di pellicola con infetti molesti e violenti, idealmente il papà "28 giorni dopo" (2002) di Danny Boyle, quindi Romero fa calare su tutti la sua lunghissima ombra, anche perché era giù lunghissimo lui con i suoi quasi due metri di altezza, figuriamoci la sua ombra!

L’altro motivo per cui “The Crazies” è importante, in particolare all’interno della filmografia della Leggenda, è perché rappresenta la prova generale per tutto il cinema che seguirà nella carriera del regista di Pittsburgh, “La città verrà distrutta all'alba” è un film figlio del suo tempo, parliamo del 1973, la guerra del Vietnam ormai era un pantano di cui gli Stati Uniti non vedevano più la fine, che restituiva solo le cronache delle violenze dei militari e di tutti i ragazzi che tornavano a casa dentro una bara. Romero con questo film, incarna alla grande il sentimento di sfiducia, se non manifesto disgusto del pubblico americano per il governo, l’autorità e i militari, tutte cosette di cui un democratico nato ribelle come Romero è sempre stato portabandiera e che presto troveranno definitiva forma del capolavoro di zio George, che non vedo l’ora di trattare in questa rubrica.

“Ci manca solo la smania di Cassidy, non abbiamo già abbastanza problemi?”.
Il maggiore Ryder (Harry Spillman) rappresenta tutta l’incompetenza dell’esercito, oltre al profondo anti-militarismo di Romero, sì, perché nell’impossibilità di contenere gli effetti letali del virus “Trixie” (che di carino ha solamente il nome), non esita a mandare ad Evans City i soldati in tuta NBC e maschere anti gas per tentare di contenere il danno fatto con ogni mezzo possibile, mentre l’ordine per far decollare un B52 con a bordo un ordigno nucleare da sganciare sulla città è già partito e il titolo italiano ci ricorda quanto tempo hanno i protagonisti per salvarsi.

Nel mezzo Romero porta avanti la sua tesi secondo la quale l’uomo è il peggior mostro da cui guardarsi, i suoi protagonisti civili sono una coppia innamorata composta dall’infermiera Judy (Lane Carroll) e dal pompiere David (Will MacMillan), lo so che il pompiere e l’infermiera sembrano la rappresentazione delle maggiori fantasie erotiche maschili e femminili (malpensanti!), ma per Romero sono anche i paladini della quotidianità, gli eroi comuni da opporre ai militari senza scrupoli e pure senza volto!

“Vuoi giocare al pompiere e l’infermiera?”.
Sì, perché i soldati in tuta e maschera anti gas diventano minacce paragonabili agli zombie di La notte dei morti viventi, sono indistinguibili tra di loro e nascondendosi dietro ad una maschera possono permettersi di sparare sui civili senza nemmeno doverci mettere la faccia, la perdita dell’identità nel cinema di Romero è un tema fondamentale e ricorrente, vedremo che tornerà spesso in molte forme, ma sempre in maniera molto chiara. Se uno zombie ti morde e ti trasforma, sei destinato a perdere la tua umanità e la tua identità, diventando solo un altro volto nella massa che si muove barcollando lentissima, qui allo stesso modo, la minaccia è senza identità, perché nascosta dietro ad una maschera anti gas e agli ordini dei superiori da eseguire senza pensare, proprio come farebbe uno zombie. D’altra parte il cinema di Romero è sempre stato politico, il perfetto punto di equilibrio tra intrattenimento e temi sociali.

“Ciao Frank!”, “Io non sono Frank”, “Scusami sei vestito come Frank”, “Io pensavo fossi tu Frank!”.
Non è un caso se il personaggio che sta a metà tra i “Buoni”, ovvero i civili in fuga e i “Cattivi” in tuta bianca, è Clank (Harold Wayne Jones), il migliore amico di David e Judy, un reduce del Vietnam i cui gli effetti dell’infezione si manifestano in maniera meno violenta, solo attraverso qualche scatto d’ira e un generale comportamento da pazzoide sopra le righe che, però, sembra più che altro un effetto collaterale o ancora meglio un’esasperazione del suo essere un reduce del Vietnam. Come vedete, quando c’è da fare critica al militarismo, Romero è sempre in prima linea.

L’altra faccia della medaglia sono i militari che, invece, cercano davvero di risolvere la situazione, emblematico è il barbuto Dottor Watts (Richard France) che riesce a trovare un vaccino a Trixie, ma per via della disorganizzazione e dell’ottusità generale, viene scambiato da un paio di soldati per un infetto e muore in un modo stupidissimo e, quindi, ancora più drammatico, vista la sua importanza nel quadro generale.

"Bisogna tener duro fino a quando passerà questa mania dei vaccini!" (Quasi-cit.)
Romero sfrutta l’assist offerto dal virus per mandare a segno una riuscita metafora, contro il Capitalismo che ti divora e ti rende bramoso oltre misura, infatti una delle scene più forti del film è quando Artie (Richard Liberty) apparentemente tranquillo e sano, impazzisce di colpo e violenta sua figlia che verrà salvata solo dall’intervento di Clank. Sì, perché Romero qua e là non tira via la mano sulla violenza, mostrandola sempre iniqua, appena Clank affetto dal virus pare quasi divertirsi ad uccidere i soldati che come moderni Untori sterminano le persone infette (ma non solo), viene colpito a tradimento alle spalle proprio quando per il pubblico diventa più facile iniziare a patteggiare per la lui che, comunque, giova ricordarlo è un pazzo infetto armato, eh?

Va ancora peggio nel dramma finale, Judy e David, innamorati un po’ da soap opera (bisogna dirlo) che fanno una fine anche peggiore, anche per mano dei civili in rivolta contro i militari, in una scena che idealmente (ma con un decimo della potenza) non può non ricordare il finale di La notte dei morti viventi.

"Are you my mummy?" (Cit. dedicata ai Whoviani).
Purtroppo il ritmo, i continui stacchi da un personaggio all’altro e il budget risicatissimo per le ambizioni del regista, pesano su “La città verrà distrutta all'alba”, infatti se il finale di questo film (con tanto di canzoncina allegra del tutto e volutamente fuori contesto) vi sembra uno schiaffone in faccia che arriva del tutto inaspettato, è perché Romero aveva semplicemente terminato il budget e ha dovuto tagliar corto (storia vera) e per questo grazie al personaggio del colonnello Peckem (Lloyd Hollar) riesce a mettere su un finale ancora più cinico. Trixie ha dilagato, Evans City non è l’unica città colpita, il cordone sanitario non ha retto per la manifesta incapacità umana di collaborare e tanti saluti a chi ama i finali lieti! Quindi, vedete, il titolo italiano ha tanti difetti, ma non è proprio uno spoiler, è soltanto l’inizio.

Stesso discorso che vale per tutto il film, “La città verrà distrutta all'alba” è l’inizio di tutte le tematiche che diventeranno ricorrenti nel cinema Romeriano, una prova generale che lo stesso zio George non ha mai fatto fatica ad ammettere tutti i limiti, anche per questo nel 2010 è comparso tra i produttori esecutivi del remake uscito proprio quell'anno e che, curiosamente, ha conservato lo stesso titolo italiano, per una volta che potevano cambiarlo e fare contenti tutti, la nostra distribuzione non si smentisce mai! Se volete sapere la mia sul remake, un buon inizio e poi ricordo solo molta noia in sala mentre lo guardavo, preferisco fare un’altra cosa: darvi l’appuntamento alla prossima settimana.

Tra sette giorni qui, arriverà un altro titolo minore, ma anche uno dei film di zio George A. Romero che preferisco in assoluto. Portatevi dietro i canini di plastica!


Non perdetevi la locandina originale d'epoca di questo film, sulle pagine di IPMP!

26 commenti:

  1. Titolone pazzesco e a mio avviso molto sottovalutato. Fino a quando non è uscito il remake... E allora via tutti a fare i radical chic e a far finta di conoscere (o di aver visto!) l'originale del '73. Vabbè, passiamoci sopra. Sai che invece a me il titolo nostrano piace un sacco? Si percepisce l'urgenza, il pericolo, il caos e ovviamente il desiderio di fuga dei protagonisti causa "distruzione" imminente.

    Non sapevo nulla del dietro le quinte e dei cronici problemi di budget ma questo spiega parecchie cose come hai fatto notare tu nell'ennesimo, bellissimo, post. Primo su tutti lo scollamento tra le due trame principale tenute assieme con lo sputo. E' palese che sono farine di due sacchi differenti ma quindi è stato bravissimo George Amore a prendere la parte scritte da McCollough e a farla sua facendola combaciare con temi a lui molto cari come la critica sociale e la spersonificazione della minaccia. Altra medaglia conquistata da Romero.

    Bellissimo anche questa volta il finale: cinico, cattivo e pessimista. Pensa se a George davano qualche dollaro in più cosa sarebbe venuto fuori!

    Sono curioso di leggere cosa scriverai venerdì prossimo perché per me il film è inedito.

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    1. Storie di vita vera, di appassionati di cinema che si scontrano contro gente che si atteggia: Ero nel mezzo di un Torino Film Festival di qualche tempo fa, dopo il quinto film che mi scartavetra i maroni, faccio una scappata alla mia videoteca di fiducia per fare pace con il cinema, trovo il dvd di questo film, lo abbraccio ed esco dal negozio (trovando il tempo di ricordarmi di pagarlo), torno per vedere il sesto film pronto a mettere a dura prova le mie gonadi. Affetto da gioia incontenibile «Ragà guardate qua cosa ho trovato!», risposte: «Ma che roba è?», «Romero? Allora è una cosa con gli zombie».
      Ho smesso di andare ai film festival. Storia vera.

      I difetti ci sono, di ritmo, di scollamento tra le due trame principali, e anche il finale ti fa pensare: Ma come? Finisce così adesso? Eppure Romero aveva già chiaro in testa tutto quello che voleva dire, e quello contro cui voleva puntare il dito, le prove generale per i capolavori a venire.

      Il prossimo è uno dei miei Romero del cuore, non ho preso prigionieri ;-) Cheers!

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  2. "Se ve lo state chiedendo, mi pare chiaro che negli anni ’70 non esisteva l’ansia da spoiler che perseguita tanto pubblico oggi": mi viene una provocazione, forse perché molti film moderni, senza il colpo di scena, si dissolverebbero dalla mente dello spettatore un secondo dopo il finale? :)

    Sono sorpreso dall'anedotto della casa bruciata..realismo perfetto!

    Veniamo al film. A me piacciono tantissimo sia il titolo inglese, sia quello italiano (lo preferisco a una traduzione dell'originale). Forse paga un po' dazio al difetto dello "spezzettamento" come dici tu, ma dà un paio di giri a tante pellicole moderne...il finale sarà stato fatto in fretta e furia per ragioni di budget, ma è un pugno allo stomaco che esprime perfettamente l'ideologia pessimista di Romero.
    Che poi è quel tipo di pessimismo che piace a me (non un pessimismo nichilista alla Go Nagai).

    Mi ha fatto sorridere la citazione di "Incubo sulla città contaminata".

    Perché quanto c'è di buono in quel film è palesemente ispirato a questa pellicola.
    Ciò che di brutto è il finale che fa cadere le braccia nonché diverse scene che fanno sorridere, tipo la celebre scena del distributore e della molotov (con la faccia dell'infetto che è tutta un programma!, te la ricordi?).
    Voglio bene a Lenzi, quel film lo conosidero un culto.
    Ma poteva e doveva essere fatto meglio...

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    1. Molti film moderni si dissolvono anche senza il colpo di scena, tipo il remake di questo film? Chi se lo ricorda, eppure l’ho visto solo otto anni fa. Anche a me il titolo italiano piace, il pessimismo di Romero è sempre focalizzato, punta il dito contro qualcosa o qualcuno, Go Nagai invece aveva il pessimismo adolescenziale, quello assoluto e totale ;-)

      Me la ricordo si, Lenzi è famosissimo, gli voglio un gran bene, però anche lui si arrangiava con i mezzi che aveva, e rispetto a Romero in quanto a talento, con tutto il rispetto per Lenzi, c’è un abisso. “Incubo sulla città contaminata" è uno di quei titoli che vengono sempre fuori quando si parla di zombie-che-non-sono-zombie-perché-sono-persone-infette, anche più del film di Romero, anche se il padre nobile di tutto quel finale di pellicole, è il film di zio George, anche solo perché è arrivato per primo ;-) Cheers!

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  3. ottima recensione grazie.

    sto film non l'ho visto mentre ho visto il remake e a me è piaciuto( la scena con il forcone fa accapponare la pelle).

    non ho visto nemmeno "Incubo sulla città contaminata" (1980) di Umberto Lenzi ma mi dicono che Robert Rodriguez abbia copiato non poco per il suo "planet teror" del 2007.
    considero "planet terror" un capolavoro. peccato per freddy rodriguez che è un nano e non va bene ma il film è fantastico.

    sembra ( ma finchè non lo vedo non ci credo ) che il grande Savini ( a me il suo remake del 1990 mi è piaciuto e patricia talman è la barbara migliore.) stia girando il remake di "Incubo sulla città contaminata" (1980) di Umberto Lenzi. Vedremo.

    Grazie

    Rdm

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    1. Chissà se riuscirà mai a completarlo, anche Savini come il suo amico George, ha sempre avuto problemi a raccogliere fondi per i suoi film, pensare che il suo film del 1990 è davvero bello. Ti consiglio tutti gli originali, secondo me valgono più dei remake, anche se “Planet Terror” è uno spasso e gli voglio bene, anche se sto ancora aspettando la sua parodia porno (o magari esiste, non ho mai verificato) sono anni che sogno di vedere “Planet Tetton” :-P :-D Concedimela ‘sta caSSata, è venerdì ;-) Cheers!

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    2. Vabbé, Rodriguez avrà preso qualche ispirazione, ma Planet Terror è un diluvio di trovate di sceneggiatura spassose e deliranti, che solo un pazzo di regista col cervello da teenager poteva avere il coraggio di mettere in scena. Planet Terror è uno splatter umoristico, ha poco a che fare con le cose di Lenzi. Inoltre P.T. non nasconde mai la sua vera fonte di ispirazione, che è il cinema di Carpenter, e non quello di Romero o Lenzi.
      The Crazies, invece... bella idea, qualche momento qui e là, ma ragazzi, è più che altro per completisti di Romero :-))) a chi altri consigliereste la visione?

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    3. Tutta la filmografia di Rodriguez è una citazione a Carpenter. Solo che meno di Tarantino, lui non solo “chiama” la citazione come un giocatore di biliardo chiama la prossima mossa, ma la elabora poco o nulla, “Planet Terror” era un divertente collage con pezzi di Lenzi, Carpenter e varie altre cose.

      Bella domanda, “The Crazies” ha dei difetti evidenti, personalmente lo consiglierei a chi è interessato al tema, oppure a chi vuole studiarsi i film sugli infetti (zombie-che-non-son-zombie), di cui questo film è il padre nobile, o per lo meno uno dei primissimi titoli ad inaugurare il filone. Non è molto, ma non è nemmeno pochissimo, se pensi che arriva dallo stesso che ha di fatto reinventato gli zombie al cinema ;-) Cheers

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  4. Film davvero niente male, che ho rivisto per caso non troppo tempo fa. Il remake mi manca completamente.

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    1. Il remake ha dei momenti buoni, ma anche dei passaggi in cui mi sono annoiato molto, ha il pregio di essere un po’ più violento degli horror medi che uscivano (ed escono) in sala, ma è un po’ un accontentarsi. Con tutti i difetti, preferisco l’originale, che almeno ha delle cose da dire ;-) Cheers

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    2. Sull'originale (recensito come si deve nel tuo post) concordo senza se e senza ma ;-) Mentre il remake, a dire il vero, nemmeno ricordo se l'ho visto o meno: nel caso, è molto probabile che ad annebbiarmi la memoria sia stato proprio il prevalere della noia rispetto a tutto il resto...
      A proposito del nome dato al virus, mi chiedo se Dan O'Bannon abbia inteso omaggiarlo indirettamente ne "Il ritorno dei morti viventi" con quel suo terribile gas Tri(o)xi(n)e ;-)
      P.S. 1) Citazione da The Empty Child colta, ovviamente!
      P.S. 2) (e qui vado un attimo OT) Riuscirò finalmente a vedere The Zero Theorem per darti il mio parere, abbi fede ;-)

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    3. Il remake è già sparito nel dimenticatoio, mentre se non altro il film di Romero, che forse ha anche più difetti del remake, ancora scalcia. Anche secondo me il buon Dan O'Bannon stava omaggiando Romero, non ho dubbi sull'ottima cultura cinematografica di Dan ;-) Hai beccato l'episodio di "Doctor Who" (era facile, ma non potevo non citarlo, dai!) e non vedo l'ora di sapere la tua su "The Zero Theorem" ;-) Cheers!

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  5. Sai che non ricordo se l'ho visto? Ricordo di aver visto il remake ma non mi sovvengono scene del film: in ogni caso, qui scatta una visione ;-)

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    1. Il remake non ha sporcato il foglio perché era un poì più violento della media degli horror che escono in sala, ma anche io ricordo poco o nulla di quel film. Questo invece, sarà pure più grezzo, ma merita un'occhiata, sono curioso del tuo parere ;-) Cheers

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  6. Ho visto il buon remake, e sai perché è riuscito? grazie alla storia dell'originale ;)

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  7. Purtroppo non ho ancora visto nè questo nè il remake, ma il titolo italiano è nettamente superiore all'originale che trovo assolutamente anonimo. Non tutti i titoli possono essere tradotti alla lettera, "I pazzi" avrebbe difficilmente fatto presa sul pubblico.

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    1. Anche io penso che abbia più carattere, poi ha altri difetti, "I pazzi" funziona bene per la prima scena, poi si diluisce davanti alla manovre militari, dove il titolo italiano è più sensato. Cheers!

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  8. Anche Corman filmò una casa che brucia davvero per i suoi film.
    Solo che appunto, lui utilizzò la stessa sequenza in tutti i film dove una casa andava a fuoco.
    Alla faccia di Romero ... :D

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    1. Corman girava anche due film in contemporanea per sfruttare i set, anzi si inventava il secondo soggetto solo per iniziare a girarlo sul posto, da quel punto di vista era imbattibile. Cheers!

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  9. Come il precedente anche questo é stato un recupero recente. So (anzi ho saputo) che nell'89 venne trasmesso in un ciclo su OdeonTV ma purtroppo lo persi e non ho più avuto occasione di vederlo... facile che non abbia più avuto passaggi televisivi... almeno non degnamente pubblicizzati. Forse se l'avessi visto allora ne sarei stato deluso, aspettandomi un simil zombie-movie con annessi e connessi, mentre con lo sguardo maturo l'ho apprezzato nella sua essenza. Le scene con lo scienziato barbuto (il guercio televisivo di "Zombi") sono comunque da antologia! Cit.: "Senti non rompermi i coglioni!" XD

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    1. Esatto è proprio lui, quello di “Zombi” che però sfoggiava la benda alla Jena Plissken ;-) In effetti aspettarsi un film di zombie potrebbe essere una delusione, anche se nello spirito lo è, il padre nobile di tutti i film con persone infette che agiscono quasi come zombie. Per il resto mi confermi che Romero è sempre stato trattato male dai palinsesti di uno strambo Paese a forma di scarpa. Cheers!

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  10. Non mi sono perso questo post, ho la pagina aperta da giorni. Stavo solo aspettando di avere un po' di tempo per gustarmelo parola per parola, senza una lettura veloce che mi avrebbe fatto sicuramente mancare qualcosa (anche se a dire il vero ho usato il solito text reader mentre pelavo le patate 😆

    Secondo me si intuisce che il titolo non è uno spoiler vero e proprio, potrebbe essere considerata una supposizione, tipo "quello non arriva a 20 anni" 😝
    Non sapevo nulla del budget limitato.
    Comunque ancora una volta si capisce perché Romero è un maestro e tutti gli altri possono solo imparare. Vuoi gli zombie veloci e reattivi? Cambi minaccia con degli infetti che li ricordano, senza scomodare i veri morti viventi!

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    1. Sei il lettore più multitasking del mondo, se mai leggessi pelando le patate finirei senza dita, sono mono neuronico ;-) Ora però voglio vedere un horror intitolato “Quello non arriva a 20 anni"! :-D
      Dici benissimo, il film ha dei problemi di ritmo e budget, ma Romero dispensa idea da cui altri si sono abbeverati per anni ed anni a venire (senza che a lui sia stato riconosciuto nulla) questo è un filo rosso che lega molti dei suoi film, purtroppo! Cheers

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    2. Proverò a fare una stesura per una sceneggiatura, proponendola a produttori cinematografici 😂
      Il deficit d'attenzione/iperattività è un'arma a doppio taglio, se da una parte mi permette di fare svariate cose insieme, dall'altra, se non uso la giusta concentrazione, rischio di farle tutte male. Per fortuna dopo anni di allenamento, riesco ad usarla a mio vantaggio, tranne quando leggo i fumetti dato che la mie mente per ogni frase fa tremila ragionamenti portandomi lontano (20-22 pagine dei comics le leggo in mezz'ora se sono fortunato ma posso metterci anche un'ora 😱).

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    3. Cavolo, se può consolarti anche io quando faccio due cose insieme ne faccio male almeno due ;-) Scherzi a parte, ne sei consapevole e puoi tranne fuori il meglio, il tempo che ci metti ci metti, non importa. Cheers!

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