giovedì 25 ottobre 2018

La bambola assassina 2 (1990): Un Chucky, due Chucky, un milione di Chucky!


Questa seconda metà del 2018 è un po’ priva di venerdì 13 sul calendario, aspettando l’occasione giusta per vedere tornare Jason e archiviato il ripasso su Halloween, posso dedicarmi ad un altro celebre assassino degli slasher, quindi vi do ufficialmente il benvenuto alla rubrica… Vieni a giocare con Chucky!

La bambola assassina di Tom Holland è un classico, un film invecchiato piuttosto bene capace di sfornare un personaggio mitico come Chucky, il serial killer Charles Lee Ray (Brad Dourif) intrappolato nel corpo di plastica di una tenera bambola dai capelli rossi modello “Tipo Bello” stando al doppiaggio italiano, o “Good Guy” in originale. Il film di Holland è stato un tale successo che il seguito non poteva tardare ad arrivare, anche se, in effetti, un po’ ha tardato davvero.

Sì, perché nel frattempo Tom Holland non aveva molta voglia di tornare sul luogo del delitto, anche se lo sceneggiatore Don Mancini scalpitava per scrivere un secondo capitolo della avventure (e dei massacri) di Chucky, motivo per cui la regia è passata di mano, per arrivare in quelle di John Lafia, onesto mestierante di cui ricordo oltre a questo film anche il simpatico "Il migliore amico dell'uomo" (1993), una cosina con un cagnone assassino e Lance Henriksen, ma poi poco altro, tante regie televisive rimbalzando tra una serie tv e l’altra.

Tra tutti i generi cinematografici l’horror, è quello che più di tutti forse vive e si alimenta (nel senso che in tanti si guadagnano la pagnotta) grazie ai seguiti, anche se il più delle volte molti horror starebbero meglio come figli unici, è difficile resistere ad un buon cattivo che torna a spaventare il pubblico, “Child's Play 2” posso dirlo senza paura di essere smentito, segue lettera per lettera quella che io chiamo, la regola aurea dei seguiti, quella che recita: "Uguale al primo, ma più grande!".

Niente può fermare un "Tipo Bello" come Chucky!
Bisogna dire che “La bambola assassina 2” è uno di quei seguiti che tiene conto delle conseguenze del film precedente, più che altro per giustificare un paio di assenze pesanti, mi riferisco alla mamma di Andy, Karen Barclay (l’attrice Catherine Hicks) e il detective Mike Norris (Chris Sarandon), cancellati dalla trama per motivi di budget, perché, in realtà, uno spazietto nella storia per il poliziotto era anche previsto, ma mancando gli ex presidenti spirati stampati su carta verde per pagare Sarandon, ciao ciao Mike, è stato bello finché è durato (storia vera).

Per questo motivo bisogna trovare una nuova famiglia al piccolo Andy Barclay (Alex Vincent), con una madre creduta pazza per via di quella storia della bambola che ha cercato di uccidere lei e suo figlio, a trauma infantile, per Andy si aggiungono ulteriori traumi infantili: strappato dalle braccia materne e ospite di una casa famiglia, rappresentata dalla signora Joanne Simpson (Jenny Agutter, la bella bellissima di La fuga di Logan) e dal papà adottivo Phil Simpson (il caratterista Gerrit Graham che probabilmente avete visto ovunque).

“Speravo di aver chiuso con gli horror, dopo aver aiutato quel ragazzo americano a Londra.”
A questo aggiungiamo anche la bionda Kyle (Christine Elise al suo esordio cinematografico), ragazza ribelle pronta a lasciare la casa famiglia, da cosa si capisce che è una ribelle? Da due dettagli: fuma sigarette una via l’altra e indossa un cappello di pelle che la fa sembrare il motociclista dei Village People, che non so se sia davvero un elemento di ribellione, al massimo mi fa pensare che da un minuto all’altro la ragazza possa partire a cantare “Y.M.C.A.” con tanto di balletto.

It's fun to stay at the Y-M-C-A! (Occhio però che lei più avanti torna)
Ma se ad Hollywood in pochi sanno dire di no al seguito di un film di successo, alla fabbrica dei bambolotti “Good Guy”, queste famigerate notizie di incidenti con una delle loro bambole, provenienti da Chicago sono tutta pubblicità extra, la produzione in massa continua e, purtroppo, un dettaglio tagliato dalla sceneggiatura originale, fa sfumare l’ambientazione natalizia che avrebbe almeno giustificato l’altissimo numero di bambole “Tipo bello” sfornate, ma diventa complicato fare un film ambientato a Natale, quando hai pochi soldi e devi girare a giugno (storia vera).

Ma i tizi giù alla fabbrica sono fin troppo zelanti: recuperata la bambola bruciacchiata proveniente da Chicago (e dal finale del film precedente), la tirano nuovamente a lucido, come ci viene mostrato nei titoli di testa del film, salvo poi abbandonarla al suo destino, il megadirettore galattico che suggerisce dove mettersi la bambola al sottoposto leccaculo che gli chiede cosa ci deve fare, ci ricorda che la vita in una grande azienda è anche fatta di umiliazioni e «Sì signore», oppure più probabilmente ci voleva un modo veloce per far tornare in pista Chucky e poche balle!

Mi ricorda un po’ la mia ultima visita oculistica.
Bisogna dire che il nostro Chucky, sempre doppiato alla grande dal solito Brad Dourif (che rende spassosissimo il turpiloquio con cui si esprime il bambolotto in salopette), parte subito in quarta eliminando il leccaculo, ma non senza prima prendersi gioco di lui, prima gli spara (con una pistola ad acqua) poi pensa bene di soffocarlo con un sacchetto di plastica, spuntandogli da dietro il sedile della sua auto. Non siamo nemmeno a venti minuti di film e Chucky ne ha già lasciati a terra due, se consideriamo anche l’operaio impegnato a ricostruirlo, fulminato a morte dal macchinario (e dalla cattiveria di Chucky).

Eppure, bisogna dire che gli adulti del film sono tutti piuttosto odiosi. I coniugi Simpson non brillano per simpatia e nemmeno per intelletto... Ma io dico: ti portano a casa un bambino traumatizzato dalle bambole “Tipo bello” e tu gli fai trovare in casa proprio uno di quei bambolotti? E, ma allora è sadismo! Phil Simpson, in particolare, scatena proprio l’odio, con i suoi continui divieti e il suo ostinarsi a negare anche gli eventi più strani, fa davvero venire voglia di tifare per Chucky! Il che ha senso se vuoi fare un seguito dedicato a questo personaggio, ma se pensiamo agli adulti del primo film e al loro modo (comunque credibile) di mettere in dubbio i fatti, ti fa capire che questo seguito è stato sfornato un po’ con il pilota automatico in fase di scrittura.

“Le bambole sono inanimante e di certo non uccidono nessuno Andy” , “Non hai visto il primo film, vero?”.
Don Mancini ha sempre candidamente ammesso che le due scene più memorabili di questo “Child's Play 2”, in realtà, erano state scritte per il primo film e poi tagliate per motivi di minutaggio, una è sicuramente la morte dell’odiosa maestra di scuola di Andy (Beth Grant, a proposito di facce che avete visto ovunque) che si accanisce con fumettistica cattiveria sul già traumatizzato Andy, nemmeno fosse la signora Caprapall con Bart Simpson e proprio per questo viene “bacchettata” a morte da Chucky («Lei è stata davvero cattiva, signorina Kettlewell!»).

Sì, perché Chucky, molto più astuto di tutti gli adulti del film messi insieme, trova subito il nuovo indirizzo di casa di Andy e sostituendosi alla bambola “Tipo Bello” di casa, inizia a torturare psicologicamente (ma non solo) il bambino, mentre, ovviamente, nessuno crede alla sua storiella sul ritorno del pestifero assassino in salopette. “Child's Play 2” non è affatto un brutto film, gioca spesso nel campo del già visto e i giochetti mentali di Chucky non hanno tutti la stessa grazia del primo film, ma tra l’ottimo lavoro vocale di Brad Dourif e gli effetti speciali (rigorosamente vecchia scuola e, infatti, invecchiati piuttosto bene) di Jason Newton, Chucky ruba la scena più volte.

Chucky applica la sua personale versione del metodo Montessori.
L’altro momento davvero memorabile di “La bambola assassina 2” che Mancini è andato a ripescare dal cestino della carta straccia e delle idee inutilizzate è, ovviamente, la fabbrica di bambole “Good guy”, dov'è ambientato tutto il lungo finale del film. Eliminati dall’equazione gli inutili adulti, Andy e Kyle devono vedersela con Chucky andando a giocare sul SUO campo da gioco!

L’idea di dover scappare da un assassino con i capelli color carota vestito in salopette, mentre sei circondato da centinaia di migliaia di suoi sosia ancora dentro la scatola rende il tutto più spaventoso, ognuno di essi potrebbe essere Chucky pronto a saltare fuori per ucciderti, oppure prenderti il corpo in nome della divinità Damballa.

Per l’uscita  dopo la prima scatola gialla giri a sinistra fino alla terza scatola gialla, poi a destra fino all’altra scatola gialla, facile no?
La location è assolutamente azzeccata, di solito il finale di uno slasher si svolge in luoghi angusti (l’armadio di Halloween, ad esempio) con l’oscurità a dominare, in “Child's Play 2”, invece, gli incubi sono colorati, Chucky con i suoi capelli color carota è coloratissimo, così allo stesso modo la fabbrica è un labirinto, un incubo giallo dai colori sparati, ma non per questo meno pericoloso, chiedete pure all’operaio che ci rimette vita e occhi nel macchinario che installa i bulbi oculari alle bambole!

Ed è proprio in questo coloratissimo luogo da incubo che “La bambola assassina 2” si gioca le sue parti migliori, ormai definitivamente incastrato nel suo corpo di plastica, tanto che nemmeno Damballa può più fare nulla, Chucky diventa una bestia feroce che vuole solo vendicarsi e nulla lo ferma, nemmeno perdere una mano, presto sostituita con un coltello nemmeno fosse la motosega di Ash Williams.

"GROOVY!" (Cit.)
Ma la mano è solo la prima delle mutilazioni, Chucky, il Terminator in salopette più basso del mondo non si ferma nemmeno se sciolto nell’altoforno, bisogna ricorrere a metodi brutali (e grondanti sangue) per liberarsi di lui!

Insomma, “La bambola assassina 2” non inventa nulla di nuovo, è un seguito uguale al primo, anzi, che sfrutta proprio idee scartate dal primo film, ma tutto è in versione più grande, l’applicazione della regola aurea dei seguiti al suo meglio! Il problema è che l’effetto sorpresa si perde un po’ trasformando “Child's Play 2” in un film identico al primo, se non per il finale, infatti lo si ricorda fondamentalmente così: «Qual'è “La bambola assassina 2”? Ah sì, quello nella fabbrica!».

“Tu devi sentire la Forza intorno a te, qui, tra te, me, la fabbrica, il magazzino, dovunque!” (Quasi-cit.)
Ma non vi preoccupate, perché Chucky tornerà la settimana prossima per portarci in un posto nuovo, preparate la salopette… Cioè volevo dire lo zaino, si va tutti all’accademia militare!

“Cassidy non mi fa pilotare la sua Bara Volante, quindi biondina fino al prossimo capitolo mi ci poterai tu!”.

12 commenti:

  1. Plaudo all'iniziativa e spero con l'anno nuovo di unirmi anch'io al gioco, sperando che Chucky mi accetti. (Senza accetta, però!)

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    1. Grazie mille! Sarai sicuramente ben accetto, Chucky è di buon cuore. E se anche non lo è uno in qualche modo se lo procura ;-) Cheers

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  2. Non poteva mancare questo nuovo ciclo. Leggeró con piacere, ma ammetto di non aver mai visto nessun film della saga....

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    1. Ci stava vero? Dopo aver scritto del primi film mi sono ingolosito, vediamo se ti verrà voglia di recuperare qualche capitolo ;-) Cheers

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  3. Faccio un po' di confusione fra i vari film della saga, perché i primi iniziano sempre con Chuck ricostruito e finiscono con Chucky disintegrato :D Comunque questo devo averlo visto, perché ricordo la sorella di Andy e la fabbrica finale. Sarà un caso che anche il bimbo di Toy Story si chiama Andy???

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    1. Questo è quello che si ricorda proprio per via del finale nella fabbrica, ma lo schema dei primi tre è proprio quello che hai descritto. Sai che è una bella domanda? Secondo me no, cavolo! Oppure in America i bambini di nome Andy hanno fama di essere tipi tranquilli, o perseguitati dai loro giocattoli, indagherò su questa cosa del nome però, ottimo spunto ;-) Cheers

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  4. E forse questo mi piacque particolarmente, sai?
    Era carino e in linea col primo. Non sapevo avessero cassato il detective (un cameo lo avrei pure fatto gratis, eccheccazz) e la madre (che invece ricordavo, ma invece viene solo nominata, giusto?)

    Moz-

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    1. Viene nominata, e si vede in una foto che Andy conserva di lei, ma questione di un secondo ricordi bene. Alla fine non è un brutto seguito, non inventa niente e replica lo schema, ma il suo dovere lo fa, certo il primo resta una spanna sopra, ma non è un crollo verticale della qualità generale. Cheers!

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  5. Come fperale faccio confusione tra i vari capitoli e non credo manco di averli visti tutti. E quelli che ho visto li ho visti secoli fa! Ho dei buchi paurosi. Di questo mi è scattata la lampadina col finale nella fabbrica ma per il resto vuoto totale!

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    1. Cosa ci sto a fare qui con la mia Bara, riempio luci, tappo lampadine e svelo lacune. No, mi sa che ho fatto un po’ di casino, meglio se mi limito a vedere film ;-) Cheers

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  6. Con La bambola assassina mi sono fermato al terzo capitolo - che detesto con molta sincerità - e devo dire che nemmeno i primi due mi fanno particolarmente impazzire. Sì, il primo è divertente, ma non lo trovo nulla di che. Il secondo non aggiunge nulla di nuovo, ma continua a funzionare, insomma, prima o poi un recuperone potrei farlo, ma non è che l'idea mi entusiasmi.

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    1. Il terzo cala di brutto, ma devo dire che è una saga che non va mai davvero sotto, altri più blasonate, hanno sformato seguiti peggiori, qui se non altro ogni capitolo è abbastanza riconoscibile, forse solo questo si mimetizza e si ricorda solamente per il finale nella fabbrica. Tranquillo, lo faccio io il ripassino su Chucky, così potrai valutare se ti interessa o meno recuperare i capitoli mancanti ;-) Cheers

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