lunedì 8 ottobre 2018

BlacKkKlansman (2018): Rifà la cosa giusta


Credo che sia stato Tom Morello (l’ex chitarrista dei Rage Against the Machine) a dire che i cattivi presidenti in genere fanno produrre buona musica, ma allargherei il concetto anche alle altre forme d’arte come il cinema, anche perché questa affermazione sembra valida per un altro che di “Rabbia contro il sistema” ne ha parecchia, uno come Spike Lee.

Ah, il vecchio Spike, croce e delizia del sottoscritto, perché, lo ammetto, il suo cinema mi piace (e nemmeno poco), ma il ragazzo è capace di far disperare come pochi altri, visto che sono in vena di prendere frasi altrui oggi, per Lee vale l’affermazione di uno dei miei preferiti, Flavio Tranquillo che durante una telecronaca della squadra del cuore del regista, i New York Knicks è riuscito a dire: “Spike Lee, sarà quel che sarà ed è quel che è”, non si potevano riassumere meglio i colpi di testa del personaggio e l’andamento della sua filmografia.

Solo His Airness è riuscito a zittire Spike Lee.
Per quanto mi riguarda Spike Lee è estremista nell’esprimere la sua democrazia, parliamo di uno capace di farsi saltare la mosca al naso per i dialoghi scritti da Tarantino (e il suo abuso della “Parola con la N”), ma anche di collezionare figure di niente criticando a Clint Eastwood di non aver mostrato soldati di dolore colore nel suo “Lettere da Iwo Jima” (2006), ignorando che i soldati neri non sono stati impiegati su quel fronte e peggio, rispondendo con il SUO film di guerra, “Miracolo a Sant'Anna” (2008) su cui preferirei non dire niente, perché Spike è già suscettibile di suo ed io a mia volta, tendo a non mandarle a dire.

Parliamo di uno che, vestito il più delle volte in modo improbabile, non si faceva nessuno problema a celebrare i canestri di Danilo Gallinari durante il periodo in cui ha giocato ai New York Knicks, facendo l’italico gesto della “Mano a carciofo” (congiungete tutti i polpastrelli in un punto e muovete il polso su e giù, lo avete fatto anche voi in vita vostra, dài), convinto che fosse motivo di vanto e non uno stereotipo razzista, insomma, “Spike Lee, sarà quel che sarà ed è quel che è”, ma quando vuole il cinema lo sa fare, bisogna tenere conto con quale piede è sceso dal letto la mattina, ma messo in conto questo è quasi tutta discesa.

STORIA VERA.
I film di Spike Lee di cui vado pazzo sono per fortuna tanti, purtroppo spesso alternati da titoli indifendibili, si passa da capolavori come “La 25ª ora” (2002) per passare a robe da nulla come “Lei mi odia” (2004), seguito subito dopo ad un super titolo come “Inside Man” (2006) e poi vabbè, “Miracolo a Sant'Anna” (2008) di cui vi ho già detto. Spike sembrava destinato a seguire la china della sua squadra del cuore, un ex grande in perenne affanno che fa parlare di sé per i motivi sbagliati e vince poco o nulla, il remake americano di “Oldboy” (2013) è il classico titolo non solo molto lontano dai temi classici del regista di Brooklyn, ma anche uno di quei film che per essere commentato richiede l’uso di insulti e bestemmie, quindi non proprio carinissimo, se poi qualcuno avesse visto “Red Hook Summer” (2012) o “Il sangue di Cristo” (2015) mi faccia un fischio e mi esprima un parere, io sono rimasto a “Chi-Raq” (2015) cosetta pasticciata e simpatica che, però, mi ha fatto sentire veramente troppo bianco, anche più di quello che già non sono.

Ma evidentemente ha ragione Tom Morello e vi posso assicurare che parlerei per ore con estremo piacere di “Miracolo a Sant'Anna”, se servisse a non farmi esprimere un parere personale sulla minaccia arancione, attuale inquilino della Casa Bianca. Spike Lee con “BlacKkKlansman” non è solo sceso dal letto con il piede giusto, ma si è pure ricordato della “Cazzima” (tipica espressione di Brooklyn) che fa grande il suo cinema, se “La 25ª ora” si portava nel cuore la frustrazione e il dolore per la sua New York ferita negli attentati dell’undici settembre e la rabbia per l’amministrazione allora in carica, “BlacKkKlansman” è il “Sono nero e sono fiero” da opporre ai rigurgiti razzisti di Donald Trump.

Dedicato a tutti quelli con i capelli arancioni e la cravatta rossa (o la camicia verde).
Alla base di tutto, il romanzo autobiografico scritto dall'ex poliziotto Ron Stallworth "Black Klansman" che Spike Lee adatta per il grande schermo in un film che cavalca l’umorismo nero (in ogni declinazione possibile di questa parola) insito del soggetto, il tutto condito con il suo impegno sociale, riassumendo alla grande i temi cari al regista, in una maniera efficace come non accadeva da tempo in uno suo film.

S'inizia subito forte con un finto filmato d’epoca, in cui un ispirato Alec Baldwin interpreta un razzista bianco con gravi problemi di pronuncia, degli Stati confederati del Sud degli Stati Uniti, impegnato in un video illustrativo sulla minaccia nera alla vita dei veri Americani bianchi e Protestanti, un inizio che ci porta subito nell’atmosfera del film e che si mette in scia alla spassosa parodia fatta dal Baldwin nobile della famiglia al presidente Trump al Saturday Night Live.

Poi si passa subito al protagonista, Ron Stallworth (John David Washington) che porta le sue labbra la sua pettinatura Afro al distretto di polizia di Colorado Springs, con la seria intenzione di cambiare le cose e fare la differenza, anche se i colleghi bianchi non lo vedono di buon occhio e i “Fratelli” neri pensano che quelli con il distintivo siano tutti dei porci razzisti.

Who is the man, that would risk his neck for his brother man? (Ron!) You're damn right.
Con sfoggio di spirito di iniziativa e tanta voglia di smetterla di lavorare in archivio, Ron fa quello che per ogni Americano degli anni ’70 (periodo in cui il film è ambientato) era possibile fare: consultare l’equivalente locale delle pagine gialle. E scorrendo fino alla lettera “K” (ripetuta tre volte di fila) mettersi in contatto con la sezione locale del Ku Klux Klan e no, non è un’invenzione del film, purtroppo è storia vera, proprio come quella alla base del film.

Sì, perché al telefono siamo tutti una voce e Ron Stallworth si dimostra bravissimo a passare per un Americano bianco e razzista molto interessato alle attività di croci in fiamme del Klan, il tutto facendo un gran lavoro sulla voce e sfruttando lo stereotipo razzista sui neri che sappiano parlare solo utilizzando lo “Slang”. Mettete in conto, quindi, dolori forti e fitte al costato se vi dovesse capitare di vedere il film doppiato, perché tutti i giochi di parole e l’ottimo lavoro a livello vocale fatto da Washington e dal suo compare Adam Driver va a farsi friggere.

A complicare l’assunto metteteci anche che il primo incarico sotto copertura di Ron Stallworth, lo porta a prendere contatto con la sezione locale delle Pantere Nere (posticino tranquillo questa Colorado Springs!) dove finirà non solo ai comizi del carismatico leader del gruppo, ma soprattutto per perdere la testa per la bella rappresentate del movimento degli studenti Patrice Dumas (Laura Harrier, vista di recente in Spider-Man: Homecoming) che, ovviamente, non vede di buon occhio i “Porci” con il distintivo, insomma troppo bianco per i neri e troppo nero per i bianchi, un problema che in parte avrà anche il suo compare.

Dovesse andare male, siete comunque perfetti per pubblicizzare il Minoxidil.
Sì, perché per passare dalle parole (al telefono) ai fatti, ci vuole qualcuno di un pochino meno nero di Ron, ad impersonare l’aspirante membro del Klan dal vivo, la scelta ricade sul detective Flip Zimmerman (Adam Driver che quanto sta lontano dalle spade laser è bravissimo), bianco come la neve, ma anche Ebreo come si può intuire dal cognome e anche se non praticante, con qualche problema a doversi interfacciare con del “gentiluomini del Sud” (mai le virgolette furono più necessarie di ora) che l’unico gruppo etnico che odiano appena meno dei neri, sono proprio gli Ebrei.

Di fatto, Ron e Flip sono una coppia di Strambi Sbirri in lotta con le loro origini e con l’ambientino che li circonda, Spike Lee è molto bravo a cavalcare ogni elemento comico possibile immaginabile che una situazione del genere può generare, ad esempio, il modo di uniformare le voci dei due poliziotti, utilizzando i sermoni di James Brown come modello è un vero spasso.

“Un cinque basso, bravo! Dopo ti insegno anche il saluto ufficiale della Bara Volante”.
Ma ispirato dal tema Spike Lee non perde occasione per infilare nel film qualche momento più politico tipico del suo cinema, senza ammazzare troppo il ritmo del film, grazie anche ad un ottimo lavoro di montaggio, curato dal fidato Barry Alexander Brown, Lee inserisce nella storia il monologo del leader delle Pantere Nere, ma anche degli omaggi (con tanto di locandine che compaiono sullo schermo) ad alcuni titoli mitici della Blaxploitation, da “Shaft” a “Super Fly” ai personaggi di Pam Grier come “Coffy” altri altrettanto celebri come “Cleopatra Jones”. Anzi, a questo proposito, penso che la bizzarra, ma riuscita grafica del titolo del film di Spike Lee, si sia resa necessaria per evitare confusione con un altro film di genere, ovvero “The Black Klansman” del 1966.

Ma oltre all’omaggio alle sue radici, Spike Lee non perde occasione per lanciare qualche stoccata all’inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue (Washington, DC) grazie al personaggio di David Duke, gran visir di tutti i razzisti interpretato da quella faccia da toncolo di Topher Grace, bravissimo a rendere minaccioso e ridicolo in parti uguali un personaggio che ha tutto per attirarsi l’odio del pubblico, senza risultare, però, esagerato, anzi, purtroppo fin troppo reale, un razzista bigotto come potreste incontrare per strada.

Cosa direbbe Eric Forman se ti vedesse così eh?
Il cast offre ottime interpretazioni, a proposito di razzisti ignoranti, una menzione speciale se la guadagna Jasper Pääkkönen, il suo Felix è un altro un altro personaggio fin troppo realistico per non risultare efficace, anche se su tutti spiccano i due protagonisti. Adam Driver ultimamente si vede in tutti i film e non è affatto un male, qui è molto bravo, ma dopo averlo visto anche nell’ultimo film di Terry Gilliam sono sempre più convinto che Kylo Ren (detto “Kylorecchie”) sia l’ultimo ruolo con cui giudicarlo, anzi se abbandonasse la parte sarebbe solo meglio.

A caricarsi sulle spalle il film è, ovviamente, John David Washington, figlio di cotanto padre, dimostra di aver ereditato il talento della recitazione, destreggiandosi al meglio tra il registro drammatico e quello comico che la storia richiedere.

Ma l’assoluto protagonista è senza ombra di dubbio Spike Lee, cinematograficamente redivivo e con il coltello tra i denti, “BlacKkKlansman” diventa il piano inclinato su cui tutte le passioni, politici, sociali e cinematografiche del regista scivolano e vengono convogliate, perfetta la sua capacità di mescolare tutti questi elementi, facendo cambiare costantemente tono al film, riuscendo a far ridere o indignare il pubblico sempre al momento richiesto, gli affanni e la ruggine dell’Oldboy sbagliato sembrano dimenticati.

Lo stile morigerato nel vestire invece, è sempre lo stesso.
Chiaro che Spike Lee parli ai suoi “Fratelli” e a tutti quelli disposti ad ascoltare il suo messaggio, la presenza di Harry Belafonte non è certo una scelta casuale e la prese di posizione su “Nascita di una nazione” (1915) di David Wark Griffith ci viene mostrata da entrambi i lati della barricato, con i rappresentanti del “Black Power” schifati dai contenuti del film, mentre quelli del “White Power” esaltati a fare il tifo mangiando Pop Corn, insomma la riflessione di un intellettuale nero che pare aver ritrovato il piglio giusto da dare al suo cinema, perché tanto la voglia e la capacità di non mandarle a dire a nessuno, beh... Quella non è mai venuta meno.

Spike Lee ha trovato uno dei pochi più contestatori di lui.
Ho apprezzato moltissimo il finale, perché oltre al sano e giusto “Sfottò” ai membri del Klan che sono stati capaci di tesserare un membro di colore, negli ultimi minuti Spike Lee non molla il colpo, anzi, si fa dannatamente serio, nell’ultima inquadratura effettiva del film, si gioca quella che io chiamo “La scena alla Spike Lee”, quella in cui i protagonisti sembrano fermi immobili, con lo sfondo che scorre dietro di loro, trucchetto di regia piuttosto semplice, ma che fa spesso capolino nei film di Lee, un po’ come se fosse la sua firma. Grazie a questa scena il tono ritorna immediatamente serio, dannatamente serio direi, prima di affidarsi completamente alle immagini di repertorio prese dai fatti avvenuti a Charlottesville nell'agosto del 2017, mescolati insieme alla conferenza stampa in cui “The Donald” è arrivato a dichiarare che quei signori con le svastiche e le bandiere confederate, fossero in fondo brava gente... Bah, convinto tu... Io la penso diversamente.

Fate scorrere lo schermo indietro lentamente, bravi avete fatto anche voi “La scena alla Spike Lee”.
Tra i produttori del film troviamo Jordan Peele e il solito Jason Blum, la coppia che ha sfornato l’altro grande successo “Nero” visto di recente, ovvero Scappa - Get Out, per certi versi due facce della stessa medaglia, perché “BlacKkKlansman” con il fare tipico, radicale ed estremista nel suo essere democratico di Spike Lee ci ricorda quei tizi magari non usano più il cappuccio, ma non hanno cambiato idea e di base questo fa paura come gli horror che produce Jason Blum, se non anche di più.

Insomma, vista l’aria che tira da quella e da questa parte della grande pozzanghera nota come oceano Atlantico, ben vengano i film come questo, mi spiace solo che il prezzo da pagare per avere nuovamente Spike Lee vivo e scalciante, sia avere quello là alla Casa Bianca.

30 commenti:

  1. Standing ovation per il lapsus calami " soldati di colore " che mi ha ricordato i libri di sangue di Clive Barker. Scommetto che stai pensando ad un remake di Driver l'imprendibile come space opera fatta con modellini di astronavi ferme mentre tutto dietro loro si muove.

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    1. Ogni versione di "Driver l'imprendibile" per me è cosa buona e giusta, anche in versione Barkeriana :-D Cheers!

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  2. Intendevo Soldati Di Dolore, sorry

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    1. Si figurati, la "C" e la "D" sono vicine sulla tastiera, grazie per avermelo fatto notare, ho corretto senza perdere i riferimenti Barkeriani ;-) Cheers!

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  3. Anch'io ho perso di vista Spike da tempo e sono contento che sia tornato in pista. Curioso però che uno come lui, attento ai pregiudizi, se ne esca col gesto della mano a carciofo: mi sa che gliel'hanno detto gli italiani broccolini :-D

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    1. La storiella della mano a carciofo allungai l brodo dell'introduzione, ma mi sembra significativo, se non altro per descrivere Spike Lee che è, vogliamo dire particolare come personaggio? Più attendo ai pregiudizi altrui che ai suoi, eppure mi aspettavo che battesse un colpo visto il periodo, anche più particolare di Spike Lee, in effetti il colpo è arrivato ;-) Cheers

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  4. Mi è piaciuto, era da un po' che non vedevo Spike così. Gran bel cast, colonna sonora e storia.

    Il monologo di Belafonte, la carrellata (immancabile) finale e la croce in fiamme riflessa nell'occhio dell'incappucciato razzista è stato un tocco di classe. Per non parlare poi anche dell'ironia ben dosata nei dialoghi.

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    1. Anche a me è piaciuto, non è tutto impeccabile ma è un'opera satirica efficace, il finale poi è un valore aggiunto, fa diventare tutto di colpo molto (tanto) serio, spazzando via l'ironia che fino ad un minuto prima era ben dosata. Cheers!

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  5. Insomma, può essere il film che mi fa far pace con Lee dai tempi di Fa' la cosa giusta? XD
    Chissà. Mi incuriosisce molto, forse una blaxploitation aggiornata.
    Lo so che l'edizione italiana sarà terribile, si perde molto, ma comunque qualcosa dovranno pur fare per adattare...

    Moz-

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    1. Più che altro si perdono, oltre ai giochi di parole, la differenza di parlata, il famigerato "Slang" dei neri, per un film dove i personaggi parlano al telefono senza vedersi, è abbastanza importante. Se ti è piaciuto "Fa' la cosa giusta" questo potrebbe piacerti, ha lo stesso mix tra commedia e finale amaro e pure un po' arrabbiato di fondo. Cheers!

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  6. Il mio rapporto con Spike Lee è alquanto altalenante. Da giovane non ne saltavo uno. Anzi, per alcuni andavo talemente in fissa che oltre a guardare e riguardare la pellicola, mi compravo pure la colonna sonora in cd ("Mo Better Blues" su tutte). Poi nel corso degli anni il nostro ha alternato film di esaltazione pura (vogliamo parlare di "He Got Game" o lo diamo per scontato?) a putt@nate allucinanti. Dopo "La 25^ Ora" (capolavoro totale!) l'ho mollato perché mi i suoi film mi innervosivano e da amore sono passato all'indifferenza con qualche recupero tardivo senza entusiasmo.

    Ora se mi promuovi questo "BlacKkKlansman" vedrò di darci un'occhiata. Non al cinema però! Ce ne vuole per recuperare la fiducia che hai perso caro Spike.

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    1. Ho commentato senza leggere i precedenti. Tutti abbiamo mollato Lee da un pezzo!

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    2. Un giorno riprenderò in mano anche il post su "He got game" di cui ho scritto l'inizio e mai più continuato, causa tempo. Anche "Inside Man" merita molto, ma ultimamente lo avevo perso pure io "Chi-Raq" non era malissimo, ma dopo aver accettato quel remake intoccabile del capolavoro coreano, ho preferito vedere Lee solo a bordo campo nella partite NBA, questo merita un'occhiata però ;-) Cheers!

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    3. Ci credo, "Chi-Raq" non so nemmeno se sia mai uscito in sala da noi, e l'altro prima di "Blackkklansman" idem. Cheers!

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    4. Madò... Non ti invio per nulla. "He Got Game" è talmente pregno di cose da dire che puoi scriverci tranquillamente un romanzo sopra! Se Lee non avesse fatto "La 25^ Ora", questo sarebbe stato il suo capolavoro.

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    5. Lo penso anche io, infatti sono i miei due film di Spike Lee preferiti. Cheers!

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  7. Mi spiace ma stavolta non ti leggo, che lo devo ancora vedere e non voglio rovinarmi la sorpresa. Ho delle aspettative, spero vengano confermate!

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    1. Vai tranquillo, non vedo l’ora di leggere il tuo parere ;-) Cheers!

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  8. A Spike Lee gli si vuole sempre bene, nonostante faccia di tutto per minare la pazienza di chi lo ama (e soprattutto di chi non) con robe varie che hai già elencato tu. Quanto a questo film, premesso che accusare Spike di essere didascalico e dimostrativo è come accusare Gilliam di essere barocco e Peckinpah di essere violento, ma è anche vero che in passato qualche sfumatura in più e qualche lezioncina in meno ce la forniva, o magari ricordo male io. Forse più le cose nel mondo vanno da schifo, più si sente in dovere di sedersi col pubblico e spiegargli per filo e per segno come stanno le cose, però a volte l'effetto è quello di rallentare un film che forse doveva avere forse meno bagaglio per arrivare veramente dritto al cuore. Però mi era mancato il suo stile così, senza compromessi, da accettare o rifiutare senza mezzi termini, quindi è comunque promosso, con la speranza che sia un ritorno definitivo alla forma dei bei vecchi tempi.

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    1. Ed io parlo parlo blatero, colpisco la tastiera come una scimmia ubriaca armata di chiave inglese, poi arrivi tu e riassumi tutto al meglio, lo dico sempre che ho i lettori migliori del mondo!
      Non avrei saputa dirla meglio, con Spike Lee metti in conto che esprima i suoi concetti a caratteri cubitali utilizzando la bomboletta spray per scriverli (è stato più raffinato? Si, ma di solito era stemperato da sceneggiatura o libri da adattare, sto pensando a “La 25a ora”). Anche a me era mancato quel suo modo di fare, che è parte del personaggio, uno che non le manda a dire e che spesso, ha pure la lingua troppo lunga, visto come vanno le cose, ogni tanto ci vogliono anche “le voci” come le sue, e speriamo non sia stato un caso isolato. Cheers!

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  9. Ho smesso di seguire Spike Lee dai tempi di Malcolm X che mi aveva annoiato a morte (come il libro autobiografico omonimo, d'altra parte)... e si che "Do the right thing" e "Jungle Fever" li avevo adorati....

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    1. Nuuuo! Allora dovresti affittarti “He got game”, che è il suo film più “commerciale” (passami il termine) ma lo adoro. Non ti dovresti perdere “S.O.S. Summer of Sam - Panico a New York” che è verboso, ma secondo me molto molto bello, poi se vuoi un’altra cosina su commissione ben fatta “Inside man”, ma se hai tempo per un solo film di Spike Lee, punta tutto su “La 25a ora”, capolavoro assoluto :-D Cheers!

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    2. Beh ma alla fine facevi prima a darmi i titoli che schifi... ^_^
      Mi sono davvero perso così tanta roba?

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    3. No, ti assicuro che è più veloce così, perché comunque ha sfornato anche un sacco di robetta brutta o molto brutta. Guardati almeno “La 25a ora” quello è uno dei migliori di sempre di Spike Lee. Cheers

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  10. Non giudico il regista ma come uomo è mezzo scemo, proprio per le situazioni che citi. Uno dei pochi neri che pare un bianco perbenista.
    Il gesto italiano stereotipato mi fa ridere per come lo usano gli americani quando ci mimano, quasi sempre inserito in un contesto sbagliato. È forte che qui usi lo stereotipo dei neri che parlano solo in slang.
    Dalla locandina ero convinto si trattasse di una parodia dei fratelli Wayans 😄
    Chiunque mi citi Eric Forman, ha il mio massimo rispetto! E non parliamo di Harry Bellafonte 😍 se ami la scena di Beetlejuice, high five per te!
    Non andiamo d'accordo solo su "quello là alla Casa Bianca" 😆

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    1. Spike Lee è un estremista democratico, solo che poi scivola in affermazioni (e gesti) che lo rendono identico a quelli che critica, insomma quell’uomo è un gran casino, ma quando mette in linea i neuroni il cinema lo sa fare, ed è anche un cinema che mi piace. Si la locandina è una bomba, quella Italiana non è altrettanto potente, infatti ho voluto quella americana perché è molto meglio! ;-)

      Scherzi “Beetlejuice” non so nemmeno quante volte me lo sono visto negli anni e “That's 70 show” era un mio culto totale :-D Mr. Arancione là, mi era già antipatico prima, ma sorvolando su tutto il suo operato, non lo prendo nemmeno in considerazione, è proprio una tipologia di personaggio che non sopporto, problema mia, ho dei trascorsi lavorativi che mi rendono insopportabili certi tipologia di “Incravattati”, sono nato storto e ribelle, non ci posso fare niente ;-) Cheers!

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    2. Infatti ho specificato che il mio giudizio era solo sulla persona, non sul regista. A me comunque dà fastidio tipo quando uscì un articolo "Spike Lee ha fatto un film con dei bianchi"... un brutto razzismo inverso sia da parte sua che viene con questi articoli viene visto come un razzista versi i diversamente colorati, che dei media che voglio sempre puntualizzare l'inutile.

      That 70s Show prima o poi lo devo trattare ma i miei post non sono come i tuoi, ricchi di cose interessanti, sono più un "se non lo conosci, che aspetti a rimediare, bestia!".
      Però se lo chiami Mr. Arancione gli fai un complimento facendolo sembrare un personaggio di Trantino, che tra l'altro hai citato in questo post, "nemesi" di Lee 😄

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    3. Una delle tante nemesi di Lee, il ragazzo negli anni si è conquistato più nemici di Batman! ;-) In effetti su “That 70s Show” il: recuperalo bestia! Ci sta tutto, una serie che dovrebbero vedere tutti! Cheers

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  11. Mi aspetto grandi cose, spero non mi deluda ;)

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