martedì 28 agosto 2018

Unsane (2018): Stalkerbergh


C'è qualcuno che sa dirmi in che razza di mondo stiamo vivendo? Dove uno come Steven Soderbergh che mi è sempre stato suo maroni, si mette in testa di fare un film usando un iPhone 7? E gli esce fuori anche piuttosto bene?


No sul serio, ancora devo riprendermi dall’idea che il film precedente di Soddy-Boy, ovvero La truffa dei Logan, non mi avesse provocato la solita crisi violenta di prurito condita da dosi abbondanti di parole ben poco gentili, e lui cosa fa? Viene a giocare nel mio campo da gioco. Si perché nel suo saltellare da un genera all’altro, Soderbergh si era tenuto alla larga dagli horror, o gli horror/thriller come questo “Unsane”. Però il ragazzo non si smentisce mai, in quanto regista più fighetto del mondo secondo voi poteva fare una regia come tutti gli altri? Ma va! Lui deve dirigere tutto il film con uno Smartphone, e non uno di una marca a caso, ma della marca più fighetta in commercio, si proprio un iTelefono con la mela morsicata sopra, vedete che lo fa apposta per irritarmi? È lui che provoca!

Quanto devi essere fighetto per pensare una roba del genere dai? Capisco perché lo abbia fatto, in fondo è coerente con la sua filmografia, che alterna titoli grossi come i vari “Ocean’s” (26, 27 o 28 quanti sono) a robe in cui cerca a suo modo di sperimentare, tipo l’esperimento di distribuzione contemporanea in vari formati di “Bubble” (2005), che però non ha visto quasi nessuno lo stesso.

Ma è abbastanza chiaro che se annunci che dirigerai un horror con un iPhone 7 ottieni una certa attenzione, e magari qualche soldino, non credo sia un caso se nel film tutti i (pochi, a causa della trama) telefoni che ci sono hanno proprio la mela morsicata sopra, però parliamoci chiaro, sarei credibile come uno Smartphone taroccato se giudicassi il film sulla base delle mie antipatie, quando si tratta di Soderbergh faccio un respiro forte, mi armo di santa pazienza e mi guardo il film, e devo dire che “Unsane” è quello, forse della sua intera filmografia, che è riuscito a coinvolgermi e quasi nemmeno a farmi venire voglia di strangolare il suo regista, che si in un paio di momenti fa un po’ il fighetto, ma rispetto alla sua media è davvero poca roba.

Ora tutti quelli con un’asta da Selfie penseranno di essere dei grandi registi!
Non ho mai apprezzato il modo in cui Soderbergh si approccia ai generi cinematografici, ho sempre avuto l’impressione che lo facesse con la spocchia di chi è convinto di poter fare di meglio, come se un po’ in fondo, i film di genere per lui fossero robaccia, e che solo il suo talento potesse renderli qualcosa di autorevole, parere mio, siete liberi di non condividerlo.

In “Unsane” non ho quasi mai avvertito questa puzza sotto il naso, e inoltre devo dire che il soggetto mi sta molto a cuore, perché l’idea di un personaggio che sfida un sistema coercitivo mi trova sempre molto ben disposto, da Nick mano fredda, giù fino a titoli “Ospedalieri” (quindi più vicini per ambientazione ad “Unsane”) come “Il corridoio della paura (1963) di Samuel Fuller, per arrivare fino a Qualcuno volò sul nido del cuculo, è il tipo di soggetto che mi piace, inizio a sospettar che Soderbergh conosca i miei gusti, forse mi segue se non per strada almeno qui sul blog. Avverto una certa ansia generale.

Ansia non paragonabile a quella provata da Sawyer Valentini (visto che modo di cambiare argomento? Sembri quasi Enrico Mentana), ragazza di Boston costretta a cambiare tutto, casa, lavoro, città, numero di cellulare per liberarsi di uno Stalker. Sola e ancora affetta da attacchi di panico, un non tanto gradito lascito delle attenzioni del suo ammiratore troppo espansivo, Sawyer chiede aiuto ad una terapeuta, e confessandole un po’ alla leggera di aver avuto vaghi e generici pensieri di suicidio BAM! Per il suo bene, e per evitare di diventare un pericolo per sé stessa e per gli altri, viene rinchiusa in un istituto di cura, ricovero cautelativo di 24 ore dicono, ma se avete visto più di due film in vita vostra saprete che no, non sarà solamente una giornata.

“Produzione di The Crown? Si volevo avvisare che farò un po’ tardi per la terza stag… Come mi avete già sostituita!?!”.
“Unsane” mette sul tavolo due argomenti di un certo peso, il primo, quello dell’internamento senza consenso di pazienti ignari da parte di vari istituti psichiatrici americani, una faccenda da Horror purtroppo reale, scheggia impazzita di un sistema per cui, finché l’assicurazione paga, tu resti ospite, che tu lo voglia oppure no. L’altra questione, ovviamente la piaga degli Stalker, un bravo a Soddy-Boy e ai suoi due sceneggiatori Jonathan Bernstein e James Greer per essere riusciti a sfornare un film con una donna come protagonista, senza farne un santino condito di cliché, Sawyer Valentini non è una Madre Teresa che aiuta le vecchiette a scendere dagli alberi o i gattini ad attraversare la strada (o qualcosa del genere) è una che chiama sua madre una volta ogni tanto, che sul lavoro non esista a trattar male il cliente se pensa di aver ragione, e che gradirebbe pure farsi una scopata con uno sconosciuto ogni tanto, senza doverlo per forza sopportare il giorno dopo, a tratti è sgradevole e pure un po’ acida, insomma è una persona normale, con i suoi pro e i suoi tanti contro che però non si merita di certo di essere perseguitata o internata contro la sua volontà.

L’intuizione azzeccata del direttore del casting (che per questo film si è decisamente guadagnato la pagnotta) è far interpretare Sawyer Valentini e Claire Foy, fenomenale nei panni della Regina Elisabetta II in The Crown che qui posa scettro e corona per vestire i panni di una che per sopravvivere dovrò tirare fuori la “cazzima” e non credo che sia un caso se finisce il film in canotta da Final Girl, del tutto poco regale.

“Non sono pazza! Vi ho detto che sono la regina Elisabetta!”.
“Unsane” è un film bello tirato, 97 minuti di (in)sanissima angoscia diretti in modo asciutto, con tutte le inquadrature giuste, selezionate in maniera rigorosa, si inizia con una scena del bosco illuminata con luce blu che mi ha fatto subito pensare a “Traffic” (2000), per poi passare dritti a dei titoli di testa in cui Claire Foy viene seguita dall’obbiettivo, spiata come se quello che vediamo fosse il punto di vista del suo persecutore, una soluzione visiva degna di un film Horror in cui Soderbergh non solo dimostra di aver fatto i compiti studiando i classici (tenetemi l’icona aperta su questo punto che più avanti ci torniamo) ma anche di avere un buon occhio e di saper quando vuole raccontare per immagini.

Le inquadrature selezionate sono tutte molto ravvicinate, a volte troppo, ed in questo senso anche l’idea di dirigere tutto con un iTelefono perde la sua componente di fighetteria ma diventa sensata ai fini della trama, d’altra parte nel 2018, qual è l’oggetto che meglio rappresenta l’invasione della nostra sfera privata se non proprio lo Smartphone? Quello che ti tiene sempre collegato, reperibile, online e tracciato da un GPS, ma anche quello con cui condividi foto e informazioni personali che qualcun altro guarderà, magari anche qualcuno non proprio ben intenzionato. Fate ciao ciao con la manina a tutti i fanatici della Selfie, ciao amici!

Per quanto arrogante e continuamente altezzosa anche una volta rinchiusa, è impossibile non provare empatia per Sawyer Valentini, costretta ad assumere pillole di natura ignota e sempre più incapace di distinguere la realtà dalla finzione. Sawyer è pazza oppure lo sta diventando per via della sua permanenza forzata? Quell’infermiere così gentile è davvero il suo Stalker infiltrato sotto falsa identità nella strutta per perseguitarla ancora, oppure è solo la follia di Sawyer a parlare? Per buona parte del film Steven Soderbergh ci lascia sul filo, si gioca un paio di facce note (Juno Temple è una delle altre pazienti ma compare anche Matt Damon per qualche minuto) poi ad un certo punto deve aprire la scatola per poter concludere la storia, sarebbe stato più sfizioso mantenere il mistero fino alla fine, magari mescolando realtà e finzione, nel finale invece Soderbergh fa una scelta più convenzionale ma che centra comunque il bersaglio.

Sarà, ma secondo me i bianchi le treccine dovrebbero proprio scordarsele.
Verso metà film arriva un flashback che aggiunge davvero poco a quanto non sapevamo già fino a quel punto, ma sono i personaggi di Jay Pharoah e di Amy Irving nei panni della mamma di Sawyer quelli che rappresentano una speranza per la protagonista, e siccome vi ero debitore di un’icona lasciata aperta parliamone!

Fin dalle scelte di casting si vede che Soderbergh ha fatto i compiti, basta dire che lo Stalker è interpretato da Joshua Leonard, lo stesso che è diventato famoso interpretando sé stesso in un altro horror girato all’insegna del risparmio come questo (pare che Soddy Boy abbia speso un milione e mezzo di ex presidenti spirati stampati su carta verde, per dieci giorni di riprese totali) ovvero “The blair witch project” (1999), quindi una scelta tutto sommato coerente.

Uno che non si è mai ripreso dalla gitarella nel bosco di Blair.
Ma non mancano nemmeno qualche strizzata d’occhio, stranamente non urticante trattandosi di quel fighetto di Soderbergh, ad altri classici dell’horror, tipo non vuoi fare un’inquadratura dal basso, con la protagonista che sbraita contro la porta chiusa che ricorda volutamente quella celebre di “Shining” (1980)? Ma a dirla tutta tra martellate alle caviglie e in particolare l’azzeccata ultima scena, penso proprio che Soddy-Boy sia andato a rivederli “Misery non deve morire” (1990), d’altra parte Annie Wilkes cos’era se non una delle più spaventose Stalker della storia del cinema? Se poi volessimo proprio prenderla larga, uno Stalker non è uno che ti succhia via la vita come farebbe il peggiore dei vampiri? Ecco, tenente a mente questo e guardatevi il finale del film, che rispetta in pieno i canoni del genere.

Insomma, devo ammettere che questa operazione ad altissimo livello di fighetteria si è tradotta in un film che fa decisamene il suo dovere, forse per essere davvero perfetto, avrebbe dovuto mordere un po’ di più in alcuni momenti, ma stiamo sempre parlando di Soderbergh è già tanto che non ho terminato il film con un reflusso di bile!

Devo dire però che ho la sgradevole sensazione che Soddy-Boy le stia provando tutte per far colpo su di me, lo so che ora passerò per paranoico, però cavolo, guardate, nel suo film ha messo pure una scena con un Bro-Fist! Dai! Questo è un chiaro caso di "CaSStatio benevolentiae"!

Visto? Visto!? Soderbergh è diventato il mio Stalker!
Alt! Ci sono arrivato solo ora, quindi dopo “Solaris” di Andrej Tarkovskij, ora Soderbergh ha rifatto anche… Stalker! Non lo vedete! Fa parte del suo piano criminale! No lasciatemi! Non sono pazzo! Non sono pazzo!!

16 commenti:

  1. Quando lessi la notizia di come avrebbe diretto sta pellicola Soderbergh ti lascio immaginare cosa ho pensato. E io al contrario tuo sono uno che tutto sommato a Steven vuole bene e alcuni suoi film non mi dispiacciono per nulla ("Traffic", "Out of Sight", "Ocean 11" e toh, ci butto pure "Magic Mike" nel mucchio! Ah, e pure "L'Inglese" con Stamp).

    Però dirigere con un cellulare... Ma vaff'! E invece leggo sto post e mi casca la mascella. Ora non mi resta che recuperarlo visto che andare a vederlo al cinema non mi era passato neanche per l'anticamera del cervello.

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    1. Al netto che ancora mi manca la serie tv con Clive Owen, penso che “Out of sight” sia ancora il suo film migliore, mi è piaciuto uno dei due “Che” (non ricordo quale, oppure ho apprezzato la metà di entrambi i film, totale, un film), ma varrei davvero poco se giudicassi in base alle mie simpatie o antipatie.

      “Unsane” è buono anche perché se ti metti in testa di dirigere davvero con un iTelefono, allora le inquadrature le devi scegliere con saggezza, cosa che Soddy-Boy qui fa per davvero, inoltre è un film che malgrado la tecnologia moderna, sa di anni ’70 per quanto è asciutto, insomma merita una visione anche solo per Claire Foy che è bravissima ;-) Cheers

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  2. Soderbergh mi piace, non ho visto tutti i suoi film che sono molti a dispetto della sua carriera, ma bene o male mi piace quasi tutto ciò che ho visto. Questo film, pur con una sceneggiatura semplicissima e non particolarmente elaborata, funziona parecchio e riesce anche a mettere una certa angoscia nello spettatore.

    Claire Foy è perfetta per interpretare la protagonista, in una veste del tutto diversa da quella in cui l'avevamo conosciuta. E anche la storia degli iPhone iPhunziona perchè le inquadrature stringono molto sugli iProtagonisti e danno un senso di iClaustrophobia. Film approvato, che non ti farà certo ricredere sul regista, ma che quanto meno dimostra ancora una volta che questo ci sa fare.

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    1. A questo punto direi anche le iNquadrature ;-) Davvero un film riuscito nel suo essere essenziale, a gusto mio, in certi momenti avrei dato due morsi più decisi, ma non importa, funziona così lo stesso. Claire Foy tanto di cappello, perfetta perché nel suo essere minuta e tutta occhi non sbaglia un colpo quando deve tirar fuori la tigre, quella che lotta per la sua vita. Se devo dire “Scemo” lo dico, ma anche se devo dire “Bravo” questa volta Soddy-Boy torna a casa con il “Bravo”. Cheers

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  3. Devo dire che "Unsane" ha stupito tantissimo anche me; una delle sorprese di quest'anno!
    Sono d'accordo con te, neanch'io nutro troppa simpatia verso uno che ha rigirato "Solaris" in versione ameriGGGana o fatto la trilogia heist movie più blanda di sempre (e dopo il 4rto capitolo non suo; ancora più blanda!), tuttavia, questo "Unsane" mi ha preso dall'inizio alla fine. Crudo e critico, come piace a me.
    L'unico momento in cui è sparita la tensione è con il cameo di Matt Damon. Lui mi fa troppo ridere anche nelle situazioni più drammatiche XD
    Saluti!

    PS: Se Soderbergh ci toccasse veramente anche il capolavoro di "Stalker" sarebbe da rinchiudere subito! Gli pago io l'assicurazione! XD

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    1. Mi sono rifiutato di vederlo il quarto capitolo, giù mi urtano i primi tre, figuriamoci un altro che continua la tradizione. Il cameo di Meeeeeittt Deeeeeimon (Cit.) è abbastanza fuori luogo, un lungo flashback che non aggiunge nulla a quanto non sapevamo già della storia, si sarebbe potuto sforbiciare, ma poi il film sarebbe durato un’ora e dieci, al limite per un lungometraggio. No no, mi basta la mia “Cassata” finale”, diciamo che lo “Stalker” di Soderbergh è questo qui e va benissimo così, altrimenti finisce nel sangue, ancora non mi è andato giù “Solaris” ;-) Cheers

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    2. Il quarto "Ocean's" è il più terribile della saga. Non solo è una noia mortale, senza emozioni, creatività o il minimo pathos ma hanno tanto pubblicizzato questa squadra al femminile per poi far si che il 99% del bottino rubato sia merito di un uomo da loro incaricato (non dico chi per non fare spoiler,mi limito ad un "facepalm").

      La scena con Matt Damon è un cortometraggio dentro al film quasi fatto per avvertire lo spettatore dei pericoli dei social-cosi. Sicuri che questo film non sia sponsorizzato da qualche ente per la sicurezza? XD

      PS: Avevo lasciato un commento nel post di "What we do in the shadows", forse ti è sfuggito! Saluti!

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    3. Un altro film con donne emarginate che poi non lo sono, ma è solo uno specchietto per le allodole per vendere qualche biglietto in più, mi puzzava già prima come film, dopo questa sono ancora più sereno.

      Invece che “Unsane” potevano chiamarlo “GDPR” :-P Probabile, da quando non mi arrivano più le notifiche navigo a vista con i commenti per rispondere a tutti, vado subito a verificare! Cheers

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  4. Oltre a Soderbergh non amo neanche i film sui manicomi, per un eccessivo riciclo di trama: chi sarà davvero il matto? Dopo aver odiato con forza "L'isola della paura" (il romanzo, il film non ci ho nemmeno provato) sto accuratamente a distanza dai manico-film.
    Sono contento che Soderbergh cerchi di cambiare stile seguendo chi è migliore di lui - tipo Romero che fece un film zombie tutto usando semplici videocamere - ma mi sa troppo di paraculata fatta per risparmiare (coi soldi della Apple) e fare la figura dello sperimentatore (di cose note). Quindi mi basta la tua rece e salto anche questo titolo di Soddy-Boy :-P

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    1. Il romanzo aveva già le sue belle pecce, il film di Scorsese qualcuna la replicava. Di sicuro è una paraculata l’idea di usare un iTelefono, però alla fine trova la sua logica, in certi momenti viene da pensare che sia solo un film girato in digitale, quindi averlo dichiarato e fatto sapere, è chiaramente un modo per cercare attenzioni, ma il film alla fine fa il suo dovere nella sua semplicità, ti ringrazio per la fiducia! ;-) Cheers

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  5. Di Soderbergh non ho visto tantissimo, mi sembra uno che però sa far girare la testa a dovere, un autore furbo, poi le cose sue che ho visto non mi sono dispiaciute. Vorrei approfondire...

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    1. Furbo di sicuro, alterna i momenti in cui manifesta vera passione ad altri in cui lo trovo irritante e baste per il suo atteggiamento da primo della classe, questo film secondo me è un buon modo per approfondire, perché non fa troppo il fighetto come suo solito, malgrado la trovata dell'iTelefono ;-) Cheers

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  6. Anni fa mi sono dovuto sorbire tre orrendi Soddy movies per scrivere un pezzo intitolato "Fatti a fette: tutti gli Ocean's". In quel pezzo dovevo spiegare i perché e i percome del successo di quella serie. La mia conclusione, magari sbagliata, è stata semplicemente: l'accumulo di pezzi di manzo (quanti ce n'erano? Pitt, Clooney, poi, non ricordo, Owen, Cassel, chi altri?). Insomma, un pubblico di donne e gai (categorie che adoro, sia chiaro!), non certo di amanti, come me, del genere "La Stangata" . Da levargli la patente di regista. Ma, mi sono sempre chiesto, chi caxxo andava a vedere 'sta roba al cinema? Ok la prima volta donne e gai, ma poi se ne sono sorbiti altri due, mamma mia, roba che a vederli in dvd i miei testicoli sono scappati in giardino a farsi una paglia.
    Poi mi ricordo che ho visto episodio VII e VIII al cinema e allora sto muto in penitenza.
    Vabbé, Soddy-boy (fantastico nomignolo!) mi era piaciuto per sessobugievideotape e Erin Brokovich, poi da lì una marea di fregature, tutta immondizia gonfiata dal Morbo di Ozpetek, con qualche momento di cinema in mezzo (qualcosina di Traffic ma poco, qualcosaltro di Che 1 e 2). Bubble, Contagion, troppa merda è passata sotto i ponti.
    Questo, forse lo vedrò in un atto di disperazione, forse farò come Stephen King, che noleggiava (ai tempi delle videoteche) sempre due film: uno nuovo di cui non si fidava, e Rambo. Male che andava, frullava via il primo a metà visione e buttava dentro il secondo. Io mi terrò vicino "The Ward" per restare in tema.
    Però, la scelta dell'Iphone non è così pellegrina, lui in digitale ci ha sempre girato, sa dove mettere le mani. Basta saper rinunciare alla separazione dei piani, evitare inquadrature ampie bisognose di wide esagerati, spendere tutti i soldi nella miglior illuminazione possibile, e il gioco è fatto Non serve una Red One da 100mila pezzi se devi fare un film di genere. Insomma, negli anni '70 i film low-budget li facevano con le 16mm riversando poi la pellicola in 35, oggi col digitale ti fai la direzione della fotografia in post, hai una risoluzione 4K pure col cell che dai per giocare al piccino, e i sistemi di ministeady ti danno la possibilità di shootare robe che una volta dovevi affittarti Garrett Brown in persona.
    L'unico limite è l'immaginazione, e purtroppo, di quella, ne è rimasta poca...

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    1. Bravissimo, è proprio quello il senso, Soddy-Boy quando ci si mette ha buon occhio, da dove mettere la MDP anche se la MDP in questo caso è un iTelefono, diretta continuazione del girare in digitale, poi oggi che il cinema (specialmente quello horror) piace (di nuovo) povero, tutto torna abbastanza, certo qualche idea per il soggetto non sarebbe male, però proprio per questo, questo strano film degli anni ’70 girato con la tecnologia del 2018 il suo dovere lo fa, non cambierà la storia, ma per una sera, non ti fa sfoderare la vhs di Rambo. Scusa John, è solo per questa volta giuro. In ogni caso cinque altissimo, in “Serata doppio spettacolo” questo potrebbe stare in coppia con “The Ward” a cui comunque voglio bene per motivi Carpenter-Affettivi.

      …Piazzare Carpenter parlando di Soddy-Boy: Fatto!

      Gli “Ocean’s” li ho odiati fin dal colpo di scena (che tale non era) del primo film, sai a che conclusione sono giunto io, che almeno in uno strambo Paese a forma di scarpa di mia e tua conoscenza, tante persone vadano al cinema senza sapere una ceppa della storia, ma ammaliati dai nomi in cartellone, Paese di santi, poeti, navigatori e divo-dipendenti. Cheers!

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  7. Peccato per quella sceneggiatura scritta col T9, a proposito di smartphone...

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    1. Il film è stringato, anzi io avrei eliminato pure il ridondante flashback ma poi sarebbe durato un'ora e dieci il film. Sicuramente la trama è il punto più debole, ma solo perché oltre al T9 forse aveva pure un numero di caratteri limitati ;-) Cheers

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