martedì 3 luglio 2018

Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975): Ribelle senza causa (e senza sosta)


Lo scorso 13 di aprile ci ha lasciati il grande Miloš Forman, avrei voluto scrivere qualcosa, ma siccome stavo in mezzo agli scatoloni del trasloco sono andato un po’ lungo, motivo per cui mi sembra il caso di rendere omaggio al grande regista e di far tornare in auge una rubrica che, sempre per via delle scatole, ha un po’ latitato: Cassidy cover your favorites!
È stato Vincenzo Bigonce a richiedere questo film, sarebbe stato carino accontentarlo in occasione più lieta, ma purtroppo la vita fa quello che vuole, quindi diamoci dentro, anche perché il film è uno dei miei preferiti. Sì, ok, lo so che uso questa frase tipo quattordici volte a settimana, ma è così sul serio!

Fine degli anni ’60, Ken Kesey è un ragazzone con due grandi passioni nella vita, la scrittura e la sperimentazione di certi quadretti acidi che messi sotto la lingua ti fanno vedere tutta una serie di cosette strane, una passione così trascinante per la mescalina e LSD che lo spinge a offrirsi come volontario per le sperimentazioni della CIA sugli effetti delle sostanze psicoattive sul cervello umano. Come finisce? Ve lo dico citando Elio: Psichedelica, tutti i neuroni ti porti via…

Ken Kesey, uno che è volato in posti in cui nemmeno Timothy Leary andrebbe mai.
Kesey non sviluppa super poteri, non diventa nemmeno uno Scanners, ma le ore passate in ospedale a parlare con altri pazienti, più o meno sotto acido quanto lui, lo fanno arrivare ad una conclusione: i pazienti, etichettati come “Pazzi” sono quasi tutti individui rifiutati dalla società e parcheggiati per comodità sul nido del cuculo, uno dei tanti modi di dire Yankee per indicare chi è fuori di testa, in modo che non facciano danni.

Nel 1962 Kesey pubblica il romanzo frutto di questa esperienza, s'intitola “One flew over the cuckoo's nest” e in un tempo ridicolmente breve diventa un clamoroso successo editoriale, sapete chi perde la testa per il libro? Robetta, solo uno dei più famosi attori della storia del cinema: Kirk Douglas.

Il vecchio Kirk a teatro, nei panni di McMurphy.
Douglas s'innamora così tanto della storia da arrivare ad interpretare il ruolo del protagonista Randle Patrick McMurphy, a teatro, ma la sua fissazione è quella di farne un film, anche se sa di essere ormai troppo vecchio per la parte, quindi passa i diritti per la produzione del film al figlio Michael Douglas, al grido di: "Toh! Ragazzo, roba per te".
“Non posso passare direttamente alla bionda con il rompi ghiaccio invece? No? Mi tocca…”.
Ora, io lo so che siamo tutti un po’ abituati a pensare a Michael Douglas come uno che passa il suo tempo a fare sesso con donne molto più giovani di lui, oppure a pettinarsi i capelli come coach Pat Riley, però la carriera di produttore di Michael Douglas è iniziata davvero così e forse per il fatto che era ancora troppo giovane, per spassarsela con signora più giovani di lui, al nostro Michael viene l’intuizione giusta, per la regia di questo film ci vuole Miloš Forman. Vi lascio immaginare a quanti decibel sia arrivato il «CHIIIIIIII?» strillato dai produttori.

Miloš Forman arrivava dalla nomination all’Oscar come miglior film straniero per il suo satirico “Al fuoco, pompieri!” (1967) e da alcuni film nella sua nativa Cecoslovacchia, l'attuale Repubblica Ceca, uno che per età anagrafica ha avuto la sfiga di fare ancora in tempo a beccarsi le ultime manovre di Hitler nel Paese, ma anche le espulsioni dei non comunisti dal governo e i vent’anni di guida stalinista. Insomma, uno che i totalitarismi li ha conosciuti fin troppo bene e se nel 1968 l’aria nel Paese natale di Forman cambiava grazie alla primavera di Praga, Miloš stava per portare la stessa ventata di libertà nel cinema americano, cosa che poi avrebbe fatto per il resto della carriera, dagli hippy di “Hair” (1976), passando per il talento ribelle e fuori dagli schemi di “Amadeus” (1984) per arrivare ai provocatori scomodi come Larry Flynt (“Larry Flynt - Oltre lo scandalo” 1996) ed Andy Kaufman (“Man on the Moon” 1999), ma tutto inizia con Randle McMurphy per il quale, però, non è ancora stato trovato un attore.

Uno che qualche ribelle in vita sua lo ha anche raccontato, in linea di massima.
Ricapitoliamo: abbiamo il libro scritto da un fattone, ambientato in un manicomio, con un produttore esecutivo senza nessuna esperienza e un regista che arriva da un Paese non americano, quindi sicuramente del terzo mondo, almeno un attore come si deve possiamo averlo? Per la parte vengono passati in rassegna tutti, da James Caan a Marlon Brando fino a Gene Hackman, ma quando Jack Nicholson accetta la parte, la United Artist sa che il film lo vorranno vedere tutti e mette a disposizione un sacco di soldi, così tanti da poter staccare un assegno ragguardevole a Ken Kesey che lamentava i tagli e le modifiche sostanziali apportate alla storia come, ad esempio, la voce narrante nel romanzo affidata all’indiano “Grande Capo” e completamente scomparsa nella versione cinematografica. Su come abbia speso i suoi soldi Kesey non è dato sapersi, probabilmente in dischi dei Grateful Dead se tanto mi dà tanto.

“Dischi dei Grateful, sei tu che dovresti stare qui dentro Cassidy".
Da questo punto in poi il film è completamente nella mani di Miloš Forman che dimostra di aver capito già tutto degli Americani, secondo il regista per il suo nuovo pubblico non è un grosso problema ricevere qualche critica, ma la cosa che conta è avere un buono e un cattivo ben riconoscibili con cui identificarsi e con “Qualcuno volò sul nido del cuculo” riesce non solo a parlare di temi assoluti come la libertà personale e la sfida al sistema, ma a portare avanti la sua critica ai totalitarismi.

Lo so che per l’ambientazione e la condizione dei rispettivi protagonisti, il paragone più immediato dovrebbe essere fatto con il classico di Samuel Fuller “Il corridoio della paura” (1963), però ogni volta che penso al Randle Patrick McMurphy di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” trovo che il personaggio con più affinità è il Paolo Uomonuovo di Nick mano fredda.

Ora che ci penso ho pure la stessa giacca e lo stesso cappello di Randle (Storia vera).
Entrambi i personaggi sono ribelli senza causa, ma pure senza sosta, che con i loro modi di fare, le loro notevoli facce da schiaffi, si ritrovano a scontrarsi con le regole di un ecosistema chiuso e diviso in rigide gerarchie, per le differenze tra i “Capi” che gestivano la prigione di Nick (o Luke, se guardate il film in originale) e le infermiere dell’ospedale psichiatrico che ospita McMurphy ci parliamo più avanti, tenetemi l’icona aperta, ad essere uguale è l’influenza che questo due ribelli avranno sui loro compagni, in particolare su quelli grandi e grossi, il Dragline di George Kennedy da una parte e il Grande Capo di Will Sampson.

“Icona aperta? Guarda che non sei Federico Buffa, io torno a giocare a basket”.
L’inizio del film è micidiale, sulle note della sognante, favolistica colonna sonora del grande Jack Nitzsche, Randle Patrick McMurphy (un Jack Nicholson che recita per la storia del cinema) fa il suo ingresso nell’istituto, il sospetto è che questo ragazzaccio sia solo un furbastro che si finge pazzo per evitare il carcere quello vero e ancora di più di lavorare, McMurphy è spavaldo anche quando dice al direttore che collaborerà completamente e che lui è finito dentro perché è uno che fa a botte e scopa troppo («Ma dove nel penitenziario?»), insomma andrà tuuuuuutto bene.

"Ze te ne defi andare, va con un zorrizo!" (Cit.)
Ma se Nicholson qui è semplicemente perfetto per la parte, una menzione speciale va alla collezione di grandiose facce da cinema, caratteristi e loschi soggetti assemblata da Miloš Forman per la parte dei pazienti dell’istituto, l’odioso e pressatissimo Harding (William Redfield) l’incazzatissimo e scorbutico Taber (Christopher Lloyd) fino ad arrivare all’adorabile Cheswick (Sydney Lassick) e al tenero Martini (Danny DeVito) e al giovane a balbuziente Billy (Brad Dourif ), ma non perdetevi tra i pazienti sullo sfondo anche le occhiaie di Vincent Schiavelli o la pelata del mitico Michael Berryman.

Insomma, in un solo reparto psichiatrico sono riusciti a radunare, il Joker, il giudice Morton, il Pinguino, Chucky, Vinovich e Plutone, siamo sicuro che non sia Arkham Asylum? Ci credo che poi a tenere a bada tutti questi ci vuole un’arpia come l’infermiera Ratched!

"È proprio un destino. Stavolta nel nido mi è volato... un pipistrello. Vogliamo danzare?" (Cit.)
Quindi, parliamo del drago, per la parte dell’infermiera Mildred Ratched (che non credo sia un caso suona un po’ come Margaret Thatcher) è stata scelta l’attrice Louise Fletcher, dopo il rifiuto di almeno altre cinque sue colleghe, un casting così lungo che la Fletcher venne scelta a sole due settimane dall’inizio delle riprese, considerando il risultato finale, un dettaglio che rende ancora più notevole la prova dell’attrice.

Per Miloš Forman l’ospedale è l’istituzione che tiene sotto controllo con ogni mezzo le persone, ben rappresentate dai pazienti, quando dico ogni mezzo, intento proprio tutti, ad esempio nel caso del giovane Billy, Ratched fa leva sul fatto di essere amica della madre del ragazzo per controllarlo, basta che l’attore Brad Dourif ricominci di colpo a balbettare quando sente nominare la sua mamma, per farci capire cosa ha visto a casa sua il povero Billy.

"Dov’era Gondor quando mi hanno chiuso qui dentro con questi matti?".
L’infermiera Ratched è una figura totalitaria che, invece di una divisa militare, ha una cuffia sulla testa che tiene rigorosamente in perfetto ordine quasi fosse il simbolo del suo potere assoluto, la scelta di un’attrice come Louise Fletcher è significativa, perché nel romanzo di Ken Kesey, la Ratched è un donnone con la voce da militare, mentre nel film diventa il volto all’apparenza gentile di una donna che predica la calma dispensa consigli ragionevoli, ma in fondo è maligna e pure vendicativa, pronta a punire ogni ribellione nel modo più crudele possibile.

Non è un caso se quando capisce di stare perdendo la sua presa su Billy e su tutto il reparto, non cerca di allontanare McMurphy, ma consultata suggerisce di tenerlo come ospite e avere pazienza con lui, solo per poterlo avere a portata di mano e poterlo spezzare al momento opportuno, insomma la critica di Miloš Forman non poteva essere più chiara di così.

Talmente diabolica che ha persino i cornini sulla testa.
Le scene delle sedute tra i pazienti e l’infermiera Ratched sono state quasi tutte lasciate all’improvvisazione dei singoli attori, si nota dall’insistenza con cui Christopher Lloyd ripete certe battute («Pensa a giocare Harding, pensa a giocare»), oppure le urla disperate di Cheswick che vuole le sue sigarette, questo modo di recitare improvvisato oltre ad alimentare il caos che uno si aspetta di trovare in un manicomio funziona, si vede dalla reazione di Nicholson quando Harding fa la scenetta della “Vecchia zia” e questo allegro casino viene prontamente piallato dall’Infermiera Ratched che riporta tutti all’ordine. Se posso aggiungere una nota di colore, questo film mi ha sempre ricordato le lezioni di inglese (se così possiamo definirle) che facevo alle superiori, un po’ perché avevo una professoressa dall’aria algida in puro stile Ratched (ma senza quegli assurdi capelli) che ogni volta che invitava qualcuno a leggere un testo in Inglese, otteneva come risultato gente che faceva finta di niente, oppure che si attorcigliava sulla sedia come fa Danny DeVito qui, insomma questo oltre a dire molto di come venga insegnato l’Inglese nelle nostre scuole, mi fa pensare che non so come si faccia a volare sul nido del cuculo, visto che il cuculo è un pennuto che non fa il nido, ma depone le uova in quelli altrui (storia vera), però sicuramente andavo a scuola sul nido del cuculo!

Ora, ci sarebbero tante cose da dire, ma staremmo qui a parlare della fuffa condita dalla nebbia se non citassimo il fatto che lo stesso Forman ha candidamente dichiarato che il film si regge quasi tutto sulla prova gigantesca di Jack Nicholson, a mio avviso, Forman con questa affermazione ha peccato di umiltà, perché il suo film ha un grosso valore artistico, ma è anche vero che zio Jack fa il vuoto attorno a sé!

Se volete fare incazzare qualcuno, guardatelo e fate la vostra migliore imitazione del sorriso di Jack.
L’energia di Jack Nicholson nella parte è trascinante, talmente incontenibile da coinvolgere gli spettatori proprio come fa con i pazienti del reparto, il bello di Randle McMurphy è la sua adolescenziale voglia di vivere, ogni sua piccola rivoluzione è spinta da desideri se vogliamo pure molesti, come, ad esempio, il gran casino che tira su per di vedere le finali del campionato di Baseball. Ora, io non so come fate voi, ma io che tutto finito non sono, se penso che una regola sia stupida difficilmente non lo farò notare, quindi mi ci ritrovo nella costante e testarda ribellione di McMurphy che cerca di prendersi le sue rivincite sfruttando l’ironia e qualche volta la fantasia, come quando si mette a fare la telecronaca della partita che non gli viene concesso di vedere, anche se la televisione è spenta.

Per dirla alla Fabrizio De Andrè, McMurphy viaggia in direzione ostinata e contraria, quasi una crociata per avere la meglio in tutto, anche giocando a basket contro gli infermieri, ora, non ho riscontri in merito, ma so per certo che Jack Nicholson è un ENORME fanatico di pallacanestro, voi magari non lo vedete in un film da un pezzo visto che si è ritirato, ma a me capita di rivederlo ogni volta che passano una partita dei suoi Los Angeles Lakers in tv, visto che ha il posto in prima linea vicino alla panchina da credo, sempre, anzi per dirla tutta di solito accanto a lui ci sta seduta una che ha almeno la metà dei suoi anni, se non un terzo.

“Questo si chiama gancio cielo grande capo, vedi si fa così, come faceva Jabbar”.
Tutto questo non fa che aumentare la mia immedesimazione nel personaggio di McMurphy, ancora oggi ritengo che la scena della partita a basket, in cui prima insegna ai “Picchiatelli” come giocare e poi li guida nella vittoria, sia una delle migliori scene di pallacanestro viste al cinema, anzi mi piace pensare che l’idea di mettere Shaquille O'Neal vicino a canestro, sia stata suggerita a coach Phil Jackson da Nicholson, visto che lui lo aveva già fatto con Grande Capo, anzi, se chiedete a me è andata proprio così! (storia NON vera).

“Tu stai qui Grande Capo, se ti fischiano tre secondi te ne freghi e fai finta di essere sordo ok?”.
Per certi versi, Randle McMurphy rappresenta la gioia di vivere adolescenziale, del tutto maschile visto che si esprime attraverso lo sport (il baseball in tv, il basket al campetto e la pesca in barca con la beffa dei matti presentati come luminari della medicina), ma anche attraverso istinti, diciamo più ormonali, come la festa con signorine che McMurphy organizza notte tempo, facendo venire un mezzo infarto a Dick Hallorann che lo so essere Scatman Crothers, ma per me sarà sempre quello di Shining (1980).

Ma se McMurphy è il maschietto adolescente ribelle, il suo contraltare è l’infermiera Ratched, una madre castrante pronta ad opporsi ad ogni sua ribellione, infatti in “Qualcuno volò sul nido del cuculo” mancano totalmente dei personaggi femminili positivi, qualcuna in grado di rappresentare un’amica, un’amante o una madre amorevole che ai protagonisti manca (Harding con sua moglie, Billy con sua madre, McMurphy… Con tutto il genere femminile!) e che, ammettiamolo, noi maschietti abbiamo bisogno per non finire morti ammazzati in balia delle nostre ribellioni. McMurphy e Ratched sono la risposta a quello che succede quando una forza inarrestabile (come la voglia di vivere del primo) incontra un oggetto inamovibile (il totalitarismo senza cuore della seconda), sono due personaggi opposti e in collisione, ecco perché Ratched non lascia andare McMurphy nemmeno quando potrebbe e lui, non esce da quella dannata finestra! Quella stramaledetta finestra che ogni volta sta lì aperta e tu anche se hai visto il film un milione di volte (negli anni sto aumentando la frequenza delle visioni) ti ritrovi lì ad urlare a McMurphy: «Esci! Cazzo esci! Scappa!».

Un ribelle senza causa come Randle McMurphy non può che finire spezzato, questo Miloš Forman lo ha ripetuto per tutta la sua filmografia: ti spezzeranno con le loro regole, con le loro convenzioni o con il loro ben pensare, ma la ribellione è fonte di ispirazione per qualcuno, qui lo è sicuramente per Grande Capo che le prova tutte per fregare il sistema (il suo mutismo, ribellione silente caparbia quanto quella di McMurphy) e poi di parlare schietto al suo amico, raccontandogli di suo padre («Se lo sono lavorato, come si stanno lavorando te»).

"Devi devi devi devi devi.. Masticar".
Ma i ribelli, si sa, non ascoltano ragioni, fanno da esempio perché il loro sacrificio serva a qualcun altro, infatti Grande Capo trova la forza di sradicare il pesantissimo lavandino che prima non era abbastanza motivato a sollevare («Mi sento forte come una montagna non ti lascio qui così») in un finale che è talmente bello che non sto nemmeno a dirvelo, anche perché lo avete visto rifatto ovunque per quanto è iconico, in una puntata dei Simpson o in un video dei Green Day, ormai fa parte della cultura popolare, ma per quanto mi riguarda quel «Andiamo» finale è il secondo più bello della storia del cinema, superato solo da quello de “Il mucchio selvaggio” (1969) di Sam Peckinpah, scusate se è poco.

Uno dei più grandi finali della storia del cinema, non accetto discussioni in merito.
Dopo quarant’anni “Qualcuno volò sul nido del cuculo” è un film che non ha perso un millimetro della sua forza, uno dei tre film della storia del cinema, ad aver vinto tutti e cinque gli Oscar principali (miglior film, miglior regista, miglior attore, miglior attrice, migliore sceneggiatura non originale), gli altri due sono stati “Accadde una notte” (1934) e “Il silenzio degli innocenti” (1991), cosa vogliamo aggiungere? Niente, solo il logo dei Classidy!


Che mi sembra pure giusto, no? Un matto che rende omaggio ad un film sui matti, vedete che anche la follia ha una sua logica? Volete una gomma?

28 commenti:

  1. Gran bella recensione, anche per me questo é uno dei film che preferisco. Passato alla storia grazie a una fenomenale interpretazione di Jack Nicholson, ma anche per il modo di Forman di interpretarne la vicenda. É qualche tempo che non lo rivedo...

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    1. Grazie mille capo gentilissimo! È un film che amo molto in cui mi immedesimo oltre misura, sai quei film che non rivedi per un sacco, e poi appena lo fai finisci per rivedere spesso? Ecco, per me questo ;-) Cheers

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  2. grande recensione. grande film.

    sai da cosa capisci il valore di un film?
    se ti rubano il dvd.
    10 anni orsono ho imprestato qualcuno volò dal nido del cuculo a un mio amico e mica me lo ha restituito.

    rdm

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    1. Muchas gracias e concordo, davvero un filmone!
      Si vede che gli è proprio piaciuto allora ;-) Fattelo regalare in blu-ray per Natale. Cheers

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  3. Film monumentale. Anch'io me lo rivedo almeno una volta l'anno e in ogni singola visione mi chiedo, fantozzianamente senza risposta, perché diavolo McMurphy non scappa da quel dannato posto!

    Capolavoro senza tempo visto che i diversi piani di lettura possono far combaciare la pellicola con diverse situazioni reali. Totalitarismi, ribellione giovanile, scontro generazionale,... Tutto va bene e tutto è giusto. Bravissimo Forman e dirigere un caos apparente che invece è assolutamente funzionale alla storia. E bravissimi pure i Douglas che con un occhio lunghissimo hanno preso un romanzo e l'hanno trasformato in un film che ha fatto la storia del cinema.
    Chiudo con gli attori in modo velocissimo. Posso dire che, a mio modo di vedere, Nicholson e Dourif sono assolutamente sottovalutati? Il primo non viene mai, mai, mai, mai,... citato tra i migliori attori. Compreso il sottoscritto che se lo scorda sempre salvo poi aggiungere un "Ah, sì! C'è anche Jack Nicholson!" salvandosi in corner. Eppure ha tra le sue mani diverse carte pesanti da giocare, basta guardare la sua sterminata e molto varia filmografia. Ma com'è e come non è, il 99% delle persone lo cita solo per il Joker del "Batman" di Burton. Mi piace pensare che Nicholson in questo film non recita. Semplicemente è se stesso e si comporta come si sarebbe comportato lui se si fosse trovato al posto di McMurphy. (nota a Cassidy: scusami caro, so che il buon Jack è un abbonato sempre presente allo Staples ma io ho occhio solo per la biondona che di norma lo accompagna... O magari per l'altra biondina sempre presente: Charlize Theron).
    Brad Dourif invece è uno che il cinema di Serie A l'ha sempre masticato visto che in moltissime mega-produzioni lui e la sua faccia da "viscido bastardone" c'erano (uno su tutti? "Mississipi Burning") anche se sempre come comprimario. Peccato perché secondo me le potenzialità per fare qualcosa in più c'erano tutte.
    Ultima la cara, dolce, Louise Fletcher. La signora Fletcher (questa, non la scrittrice portasfiga) sarà pure una signora adorabile, ma se la incrocio in macchina mentre attraversa la metto sotto pure sulle strisce! L'odio che provo per l'infermiera Ratched è qualcosa che non si può spiegare a parole. Una figlia di putt@na così subdola, bastarda e manipolatrice non ha eguali. Cattiva da antologia che completa un cast e un film semplicemente perfetto.

    Bella recensione Cassidy!

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    1. La scena della non fuga dalla finestra è una tortura, in particolare se si ha già visto il film. È chiaro perché lo faccia, un misto di spavalderia e amicizia con i “Picchiatelli” che vuole salutare tutti, però resta drammatico lo stesso.
      A me il vecchio Jack piace, certo tutti lo ricordano per il Joker o per Shining ed è facile capire perché (due prove maiuscole) ci sono un sacco di suoi film dove lo trovo bravissimo, da roba meno nota (sto pensando a Monte Hellman) fino a parti piccole ma fighissime come in “Mars Attack!”, dovessi scegliere un titolo direi “Chinatown” dove è perfetto, ma pure “Cinque pezzi facili” non scherza.

      Brad Dourif è un grande, una faccia da cinema come non se ne vedono più (tipo il mad doctor di Alien3) poi è la voce di Chucky, già questo fa di lui un mito. Sua figlia che ha ereditato occhiaie e capelli promette bene, altra faccetta di cui il cinema ha molto bisogno.

      L’infermiera Ratched è il muro di gomma, le puoi urlare in faccia ma niente la smuove, la faccia gentile della malvagità, per me è una delle più riuscite antagoniste della storia del cinema, fa spavento perché in varie forme, potresti incontrarla davvero nella vita, brrrrr. Cheers!

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    2. Sai che quel film di Hellman non l'ho mai visto? Sarà la mia antipatia per i western ma l'ho sempre saltato senza troppi rimpianti. Ora mi sa che me lo devo recuperare...

      Io invece conservo nel cuore il Colonello Nathan Jesseph di "Codice d'Onore" che urla in faccia a Tom Cruise.

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    3. Ho una predilezione per “La sparatoria”, è un western così asciutto da essere un esempio nel suo essere atipico. Oh “Codice d’onore” dopo averlo visto così tante volte nei passaggi tv, è una vita che non lo rivedo più. Cheers!

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  4. Non si è ritirato. Mi pare abbia preso in considerazione il remake di un film tedesco su di un padre outsider ed ex figlio dei fiori che riporta la gioia di vivere nel cuore della figlia in carriera. Anni fa persino wikipedia accennava ad una bio di Berlusconi interpretata da Nicholson, ma immagino che il progetto sia stato accantonato e oggi , dopo Loro, non avrebbe più senso. Io avevo letto che Kirk aveva chiesto a Michael di produrre il film con la segreta speranza di essere scritturato per il ruolo che aveva già portato a teatro, ma mi pare più logica la tua spiegazione. Segnalo alle bare vaganti che ancora non avessero visto il momento della premiazione agli Oscar - credo visibile via tube - Louise che ringrazia i votanti per averla tanto odiata e Jack che dedica il premio a quel suo agente di un tempo che gli aveva consigliato di cambiare mestiere.
    Mi sbaglierò, ma Michael Douglas deve aver scelto Jack Nicholson dopo aver visto L'Ultima Corvé ( premio a Cannes 1973 ndr ) in cui il divo apparecchia un personaggio con alcuni punti di contatto con quello del Cuculo. Ciao ciao

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    1. Penso che le serate medie del Nicholson dei tempi d’oro (ma forse pure di quello di oggi) avrebbero fatto impallidire anche il “buon” Silvio :-P “L'ultima corvé” è bellissimo, ecco a proposito di film di Nicholson che ci citano sempre troppo poco, quello mi era piaciuto molto. La cerimonia degli Oscar di quell’anno non è stata malissimo, discorsi di premiazione di un certo livello, non i soliti ringraziamenti all’Onnipotente ecco ;-) Cheers

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  5. Bellissima storia, magnifica recensione, anzi è riduttivo chiamarla così, Cassidy. Sono in piedi sulla sedia che (s)batto le mani come un colibrì le sue ali.
    Te lo dice uno che adora questo film alla...follia. Uno che ogni sacrosantissima volta che vede questo film inizia a piangere come un moccioso a cui hanno sgraffignato il gelato appena comprato. Sul finale, anche se so esattamente come va a finire, mi sale il magone che mi blocca la gola, deglutisco più volte e mando al diavolo l'eventuale dignità di un uomo(DENIM-che-non-deve-chiedere-mai) e do' il segnale di scatenare il Diluvio Universale alle ghiandole lacrimali.
    Il Grande Capo per me è un autentico gigante (non solo fisicamente); sono un appassionato della storia dei nativi d'America. Quando ero bimbo, guardavo i film di John Wayne il lunedì sera sulla RAI, ma mi sono sempre schierato dalla parte dei "pellerossa": giocando con i soldatini li facevo sempre vincere contro i soldati blu e il "calboys" (storpiatura fanciullesca di "cow-boy"). Quando finalmente è stato proiettato nei cinema "Soldato Blu", ho tirato un urlo di gioia!
    Il Grande Capo che guadagna la "libertà" va oltre la storia raccontata nel film di questi individui emarginati dalla società: nella mia lettura, è la libertà del popolo pellerossa, del popolo massacrato dai tempi-che-cambiano, da un popolo sterminato (anche con una guerra batteriologica ante-litteram) e poi emarginato da coloni senza arte né parte nelle loro terre di origine. Quando ci si riempie oggi la bocca di "invasione" di emigranti, noi europei e poi americani siamo stati dei "migranti invasori" nel senso più autentico della parola.
    Insomma per me questo film è un gioiello prezioso e il commento che si sta allungando a dismisura ne è testimone. Chiudo per non essere "invasore" di box di commento ;)

    Quanto è bello questo film! Quanto è bravo Jack! Quanto sono bravi tutti gli attori. Grazie a Forman per questa pietra miliare del Cinema. E grazie a te per averlo ricordato a tutti.

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    1. Oh fantastico grazie gentilissimo, mi piace questo quantitativo di entusiasmo! Grazie di cuore ;-) Mi fa piacere vedere che hai usato l’espressione “soldato blu” prima di citar “Soldato Blu” amo moltissimo quel film, e siamo due fanatici di robe western, collezionavo tutto quello che riuscivo a trovare sulla storia dei veri americani fin da bambino, ad esempio andavo pazzo per i volumetti allegati ai fumetti de “Il selvaggio West”, ognuno dedicato ad una tribù e alla loro storia.
      Sulla questione "invasione" di emigranti, sfondi una porta aperta, trovo, per comodità dirò buffo, anche se non è la parola più adatta, che i nativi americani vengano usati come esempio sia da chi è contro sia da chi è a favore, buffo, non aggiungiamo altro, buffo.

      Che poi Grande Capo qui è un personaggio fantastico, è un ribelle proprio come McMurphy, ma non sguaiato e casinista come lui, tutto il suo monologo sul padre poi è bellissimo, riassume la storia di un personaggio e la storia di un popolo, come fare e dire tantissimo, con davvero poco.

      Grazie a te per aver letto tutta sta roba che ho scritto, per la disamina e l’entusiasmo! Mille grazie ;-) Cheers

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  6. Recensione monumentale e non posso che condividere: uno di quei finali che ha preso la penna e ha scritto da solo la storia del cinema. Ricordo che in un documentario su Kirk Douglas si diceva che non aver potuto fare questo film è uno dei suoi più grandi rimpianti in carriera. Onestamente però l'eccessiva recitazione sopra le righe che contraddistingueva Kirk non avrebbe fatto bene al personaggio su schermo.

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    1. Inchini, riverenze, inchini, riverenze ;-) Come uscire da quella finestra, ed entrare dritto nella cultura popolare, passando per la storia del cinema, mica male dai!
      Kirk Douglas ha sempre qualcosa di aggressivo, non so ci avrei visto uno strano Spartaco chiuso in manicomio, mi sarebbe sembrato molto strano, Nicholson è così efficace che davvero non riesco a pensare ad altri attori per il ruolo di McMurphy, quella faccia da schiaffi è quella giusta per il personaggio. Cheers!

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  7. Hai ragione, uno dei migliori finali della storia del cinema! :) Io adoro anche la scena della "gomma da masticare"..

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    1. La trovo bellissima, perché davvero ti fa rivalutare tutto il personaggio di Grande Capo, ma poi quando rivedi il film le volte successiva, è fantastico vedere come finge, anche se McMurphy insiste a parlarli e a fargli fare cose, è una gara a chi ha la testa più dura, ma anche la nascita di un amicizia senza bisogno di chiacchiere, almeno da uno dei due lati ;-) Cheers

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  8. Tutto perfetto, sia la recensione che le bellissime foto a supporto! Il film è un classico sicuro, invecchiato tralaltro molto meglio di alcuni suoi contemporanei. Le grandi interpretazioni e le grandi storia non invecchiano mai...

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    1. Mille grazie gentilissimo! Per altro penso che i film con una lunga pre-produzione, sono anche quelli che generalmente sopravvivono meglio negli anni, certo non è sempre così, ma qui è tutto talmente azzeccato che a parte qualche capo di vestiario, potrebbe essere ancora un film moderno, per i contenuti lo è di sicuro. Cheers!

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  9. Eh, sarebbe piaciuto anche a me onorare sul blog il grande Milos Forman ma, come te, sono stato coinvolto in un dannato trasloco. Sarebbe comunque stata ardua la scelta tra il "Cuculo" e "Hair" che ho guardato e riguardato fino a farmi venire le convulsioni.... Grande Capo è uno dei personaggi più memorabili della storia del cinema e, nonostante un Nicholson immenso, è merito Grande Capo se questo film è diventato immortale.

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    1. Te lo dico così lo sai, sulla Bara Volante si può usare liberamente l'espressione: "Fottuti traslochi" è stata depenalizzata ;-) "Hair" è un altro film bellissimo, ma sono tanti quelli di Forman che meritano. Dici bene, penso che sia uno dei casi in cui la spalla si prende il film, mi viene in mente solo "Grosso guaio a Chinatown" ma lì gli intenti erano completamente diversi, qui è proprio il passaggio del testimone dello spirito e della voglia di libertà di McMurphy, ci voleva un indiano, per di più gigante, a rendere il massaggio ancora più chiaro e forte. Cheers!

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  10. è stato un piacere leggere questo post, non sapevo un sacco di retroscena, veramente interessante.
    Questo è uno dei miei film preferiti,veramente intenso, mi commosse tantissimo alla prima visione e dopo lo vidi un sacco di volte durante l'adolescenza (certo, complice il fatto che avevo una crush per il giovane Billy/Brad Dourif qui haha, ma ciò non mi precludeva la bellezza del tutto) e lo riguardo volentieri ogni tanto, il libro mi ha sempre incuriosito, prima o poi lo recupero e lo leggo.
    Complimenti per il post :)

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    1. Ahahaah la cotta per Brad Dourif wow è una cosa impegnativa! Ma la combo pallore, sguardo torvo e occhiaie ha il suo perché, ad esempio sua figlia (che è una copia sputata di lui senza cromosoma Y) la trovo sinistramente affascinante ;-) Ti ringrazio sei sempre gentilissima, è un film che ti smuove tutte delle cose dentro, anche a distanza di anni e visto in momento diversi della vita, i capolavori di solito lo fanno. Cheers!

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  11. È un film che ho sulla lista "da vedere" da moltissimo tempo (uguale per il libro) ma per un motivo o per l'altro non sono ancora riuscito a vederlo. Devo rimediare perché dal tuo post sembra che mi stai perdendo un filmone.

    P.S. Complimenti per il post, riesce sempre a incuriosirmi su quello che scrivi.

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    1. Il libro mi è piaciuto molto, ma il film secondo me è anche meglio, riescono ad essere differenti quel tanto che basta da funzionare entrambi, te li consiglio entrambi. Grazie mille gentilissimo, sono io che ti ringrazio per la pazienza di leggerti tutte le mie caSSate ;-) Cheers

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  12. Grazie per la citazione, aspettavo da tempo che parlassi di questo film eccezionale, che ho scoperto da ragazzino in un'estate di pochi anni fa e mi ha subito fatto incollare allo schermo, diventando all'istante fra i miei preferiti.
    Trovo che sia uno dei pochi film in cui tutto, ma davvero tutto, dialoghi, personaggi, ambientazioni, trama si amalgami tanto bene da creare un risultato di perfezione assoluta. Altri esempi che potrei citare sono Lo Squalo, Ritorno al futuro, Chi ha incastrato Roger Rabbit di cui abbiamo parlato settimana scorsa, ma davvero si contano sulle dita di una mano.
    Ciò che lo rende un capolavoro probabilmente è il fatto che sia ancora attualissimo, sebbene ovviamente le condizioni dei pazienti hanno fatto passi da gigante(anche grazie all'impatto della pellicola stessa, direi).
    Inoltre l'empatia che si sviluppa col protagonista è pressoché totale, e mi unisco anch'io al club di chi vorrebbe vederlo scappare, ma considerando che si sarebbe perso quel finale straordinario è meglio di no.

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    1. Ma figurati, grazie a te per la richiesta, ci ho messo un po’ ad elaborarla ma pian piano arrivo ;-)
      Lo penso anche io, è uno di quei film “Perfetti” in cui è tutto giusto, e non funzionerebbe se cambiassero che so, anche un solo attore. Riesce poi ad essere ancora attuale perché sembra ambientato in un non-tempo, ok dai vestiti è chiaro siano gli anni ’70, ma poi nel reparto è tutto sospeso, anche per quello risulta ancora moderno. Cheers!

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  13. HAhaahaha, ma non puoi dirmi una cosa seria come quella del Grande Capo e poi mettermi la didascalia col devi masticar....ahahaha mi sono schiantata! :D

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    1. Ahahaha ma dai come avrei potuto resistere? Come? me ne sarei pentito tutta la vita se non lo avessi fatto, sentivo una vocina che mi diceva: Devi, devi, devi, devi... Citar ;-) Cheers

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