martedì 19 giugno 2018

Revenge (2018): Non violentate Jennifer (altrimenti si incazza)


Lo so che questa cosa l’avevo già raccontata, ma torna prepotentemente di moda con il film di oggi: quando di tratta di film, non ho nessun problema ad assistere a persone sbudellate nei peggio modi, ma le scene di stupro le trovo sempre estremamente fastidiose, proprio per questo considero tutto il sottogenere noto come “Rape & Revenge” moralmente difficile da difendere.

Nel senso che è innegabile che il genere in sè sia florido di titoli notevoli, ma mentre ne sto guardando il più delle volte, per arrivare alla parte grondante sangue del “Revenge”, devo prima soffrire con l’inevitabile porzione dedicata al “Rape” senza la quale, la liberatoria vendetta non sarebbe efficace allo stesso modo lo so, però che fatica.

I primi piani sugli insetti li considero un omaggio a "Bloody Sam" Peckinpah.
“Revenge” s'intitola come un film di Tony Scott del 1990 che forse ricordiamo in ventisette, ma avrebbe potuto chiamarsi proprio “Rape & Revenge” se non fosse una pellicola con un’estrema capacità di sintesi, una messa in scena sontuosa e coloratissima (in cui il rosso del sangue è in vistoso vantaggio) e per di più, scritto e diretto da una donna, il che di suo sarebbe già notevole considerando il tema trattato, ma Coralie Fargeat sa decisamente il fatto suo e con questo suo film d’esordio, non solo fa arrivare il suo messaggio forte e chiaro (senza risultare banale), ma lo fa in un tripudio di pura exploitation talmente ben fatta e coinvolgente da essere uno spettacolo per gli occhi, pugni e carezze, insomma: anche questa volta guardo un “Rape & Revenge” friggendo sulla sedia, ma più per i dubbi morali, questa volta è la forza del film a smuovermi le interiora.

Non ho visto “L'estate addosso” (2016) perché trovo Gabriele Muccino più fastidioso di un qualunque “Rape & Revenge”, però ho visto l’inutile Ring 3, dove recitava l’italianissima Matilda Lutz, forse è già tutto qui, la terza sortita Yankee di Samara era un film talmente scialbo da rendere anonima pure la Lutz, “Revenge”, invece, è così riuscito in tutte le sue parti che state tranquilli, dopo questo Matilda non la dimenticherete più, garantito al limone.

Un minuto di silenzio per una povera, piccola didascalia, che nessuno leggerà mai.
La nostra protagonista sembra la classica Barbie svampita che sogna Hollywood, la cui principale e, ammettiamolo, anche unica vera colpa è quella di avere un fidanzato di merda, Richard (Kevin Janssens) biondo figo e pieno di soldi, che organizza battute di caccia nel deserto americano per ricconi stranieri, forse Francesi, ma sicuramente annoiati e disposti a pagare per qualche emozione.

La prima delle quali arriva quando vedono la biondina, su cui iniziano allegramente a fantasticare, non che ci sia poi tanto da fantasticare visto che la nostra si presenta al loro arrivo in mutandine e maglietta, il classico capo di vestiario che sembra l’estremizzazione del pensiero di qualche genio illuminato pronto a dichiarare: "... è andata a cercarsela". Insomma, mentre i più si fanno distrarre (giustamente) dal culo della Lutz, Coralie Fargeat sta già iniziando a dirci delle cose, anche se la trama risicatissima procede come da copione.

Classico caso di: Puoi avere di meglio di quello lì, trovati un bravo ragazzo!
Per mia somma gioia e giubilo (ma anche no) la mattina dopo il viscidissimo Stanley (Vincent Colombe) violenta la ragazza nell’indifferenza del suo compare Dimitri (Guillaume Bouchède) e vi assicuro che bastano le urla in lontananza della bionda a farmi arrotolare su me stesso sulla poltrona, niente, è più forte di me, non mi passerà mai questa cosa e va pure bene così.

Richard il fidanzato amorevole (ma anche no, secondo estratto) prima cerca di convincerla con i soldi a star zitta e subire, poi fa che risparmiare i soldi, ma non la vita della ragazza che spinta giù da un burrone ci saluta. Ciao ciao Jennifer! Già! Perché quasi mi scordavo, per Coralie Fargeat il modello di riferimento è così palese che chiama la sua protagonista come quella del tostissimo “I Spit on Your Grave” (1978) uno dei capostipiti del genere “Rape & Revenge”, da noi più famoso (o famigerato) con il titolo di “Non violentate Jennifer” ammonizione che cade nel vuoto e non ditemi che è uno spoiler, dai!

Vuoi vedere che la Fargeat ha citato anche un altro dei miei preferiti?
“Revenge” inizia con una fotografia satura, bella sparata, fatta di colori pieni come i toni pastello e ultra colorati dei (pochi) vestiti di Jennifer e dei suoi vistosi orecchini e poi procede trascinando la protagonista tra la sabbia e sangue, quello che la poveretta è costretta a subire la trasforma da biondina svampita stile “Barbie Girl” a tostissimo angelo della vendetta con tanto di ali sulla pancia, non vi dico come se le procura, soffrite un po’ anche voi, mica solo io, cazzarola!

La trasformazione da preda a fenice che risorge dalle sue ceneri pronta a bruciare i suoi aggressori con la sua furia è una mutazione da bambolina ad eroina d’azione, da biondina con i capelli in posa a mora dai capelli sudici, in cui il colore e la sporcizia misurano il grado di difficoltà da superare, lo stesso principio della canottiera di John Mcclane, però applicato alla chioma e, anzi, a ben guardare, c’è anche qualcuno che viene ferito dalla schegge di vetro al piede nudo, in uno scana parecchio “AUCH!”, non so se è una citazione voluta dalla Fargeat, ma nel dubbio: stima!

"Meglio senza scarpe che senza pantaloni"... Ehm, non proprio, però avete capito la citazione dai.
Non ho mai sentito nessuno capace di trasformarsi in MacGyver usando del peyote, ma nemmeno in un esperto chirurgo, ma l’unica concessione al “MACCOSA” di tutto il film, viene spazzata via da Coralie Fargeat, grazie proprio al suo totale controllo sul mezzo cinematografico, il modo in cui Jennifer recupera dalle ferite mortali trasformandosi in una bellissima e mortale incarnazione della rivolta delle donne sempre costretta a subire è talmente riuscita da farmi dimenticare subito le proprietà sconosciute del peyote. Ed in un attimo da “Rape & Revenge” la Fargeat ci conduce tutti per mano verso un altro genere, diventando un Hounds of Zaroff purissimo, in cui, questa volta, i ricconi non pagano per fare una caccia all’uomo come in Pericolosa partita (1932), ma ad una donna. Problema: la donna in questione è parecchio incazzata e la lotta tra sessi diventa un massacro grondante sangue!

Così tanto sangue che Coralie Fargeat ha mandato in crisi pure i suoi tecnici degli effetti speciali che hanno dovuto dare fondo alle scorte di sangue finto per tenere il passo con la richiesta della regista (storia vera). La vendetta di Jennifer si consuma come in uno spaghetti western degli anni ’60 “Ad uno ad uno... spietatamente”, tra feriti alla pianta dei piedi, orecchie che saltano e tanto di quel dolore che soffri tu comodo in poltrona per tanto che è coinvolgente la caccia spietata di Jennifer.

Hey Jenny buona! Io sono dalla parte tua eh!
Per la seconda volta dopo la Julia Ducournau di Raw, abbiamo una regista transalpina che oltre a mettersi subito in mostra come talento da tenere d’occhio per il prossimo futuro, riesce a fare un film sulla famigerata “Condizione della donna”, senza risultare mai palloso, ma anzi, senza nessuna paura di sporcarsi le mani e di sfruttare il cinema di genere per mandare i suoi messaggi.

Il duello finale risulta western lo stesso anche se tutto ambientato tra gli interni di una casa che, poi, il più delle volte (troppe) è dove la violenza sulle donne si consuma più spesso, uno scontro tra un maschio che improvvisamente si ritrova nudo (in tutti i sensi) e non più dominante e una femmina che ruggisce ed in questo senso Matilda Lutz oltre ad essere bellissima e davvero perfetta per la parte: tenere lo schermo per 108 minuti quasi tutti in mutandine e poco altro, non solo richiede un “Fisico di ruolo” notevole, ma anche una certa predisposizione a mangiarsi lo schermo. Segnare due per entrambe le voci statistiche.

Più sangue che in l'autoemoteca dell'AVIS.
Se siamo abbastanza fortunati, questo dovrebbe arrivare nelle sale di uno strambo Paese a forma di scarpa a breve, speriamo perché mandare messaggi così chiari, coinvolgendo e utilizzando il cinema di genere così bene non è roba da poco e poi non è solo la Lutz ad essere bellissima, è tutta la regia e la fotografia di Coralie Fargeat da meritarsi il grande schermo.

Insomma, quando guardo un “Rape & Revenge” finisco sempre tutto scombussolato, questa volta per lo meno non è solo per la dubbia moralità del genere, ma per la qualità generale del film!

50 commenti:

  1. Segnato! E se per caso dovesse sfuggirmi, questo me lo farà recuperare la mia compagna a schiaffoni. Eh sì, lei passa dalle storie romantiche e smielate tipo "Le pagine della nostra vita" (Dio solo sa quanto ODIO quel film e quanta nausea mi mette il solo pensiero!) a storie c@zzutissime dove tizie toste spaccano culi tipo "Atomica Bionda" (giusto per citare l'ultimo suo caso di esaltazione cinematografica).

    P.S.: cinque altissimo per "Revenge". Oltre a ricordarcelo in 5, lo abbiamo visto veramente in 5... Non passa manco più in tv! Troppo crudo per la televisione odierna.

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    1. Non credo di averlo mai visto, già dal titolo da soap opera sento i primi segnali dell’orticaria ;-) Questo fa al caso vostro allora, perché rientra decisamente nella categoria, invece a casa Cassidy di solito quando solo schermo spunta qualche signorina poco vestita, la mia Wing-Woman mi intima un «Cosa stai guardando?» la mia risposta è sempre la stessa «L’uso della fotografia» (storia vera), anche in questo caso il film si adatta perfettamente alle abitudini cinematografiche di coppia ;-)

      Sottovalutato, come tanti (troppi?) film dello Scott giusto, purtroppo sparito dai palinsesti insieme alla notorietà di Kevin Costner. Cheers!

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  2. Hai fatto bene ad accostarlo a "Raw", anche se io preferisco chiamarlo "Grave" da quando mi sono procurato il film con entrambi i titoli e accorto che "Grave" è un'altra cosa. Comunque sia, questo "Revenge" e "Grave" sono le due migliori nuove uscite che ho visto di recente ed è davvero curioso che siano entrambi film francesi, entrambi diretti da donne ed entrambi grondanti sangue. Applausi a scena aperta!

    P.S. L'uscita nelle sale in Italia di "Revenge" è prevista per settembre 2018.

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    1. Hanno fatto un bordello, “Grave” era il titolo originale, diventato poi “Raw” e qui da noi, che un sottotitolo cretino non lo neghiamo a nessuno “Raw - Una cruda verità”, che mi fa pensare ad una roba leggera e scemina tipo “Raw - Una gaia commedia cannibale”, ma vabbè.

      Assolutamente d’accordo, Julia Ducournau e Coralie Fargeat hanno messo le mani su due generi tosti e sono riuscite entrambi a renderli personali, femminili ma senza perdere in ritmo o efficacia, e soprattutto con sangue senza tirar via la mano, bravissime e da tenere d’occhio entrambe.

      Avevo letto che era prevista un’uscita, il film si merita lo schermo grande, toccherà di nuovo tapparsi il naso per il sottotitolo (propongo “Revenge - Se mi violenti ti cancello”) ma non importa, questi colori vanno goduti sullo schermo più grosso a disposizione. Cheers!

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    2. Potrei sbagliare, ma a quel che ho capito "Raw" è una versione lievemente censurata di "Grave". Quest'ultimo, almeno nella versione che ho io, contiene alcuni nudi di Garance Marillier che non ho trovato in "Raw".

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    3. No hai ragione, avevo letto qualcosa in merito, inoltre la versione integrale “Grave” è di 98 minuti, ad esempio quella uscita qui da noi viene dichiarata da 95 minuti, dovrò dare un’occhiata a “Grave” per verificare, grazie per lo spunto! Cheers

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    4. Penso sia dipeso dal fatto che alcuni paesi (non la Francia) hanno problemi con il nudo underage sullo schermo e la Marillier all'epoca in cui ha girato il film aveva diciassette anni.

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    5. Sicuramente, d’altra parte in un film di cannibali una scena di nudo è un enorme problema ;-) No sul serio, trovo sempre ironici questo tipo di tagli, per di più in un film dell’orrore, bah! Cheers

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  3. L'importante è che ci sia il "Revenge" da parte delle vittime ...è questo che mi fa sopportare la visione di film così "schifosi".
    Lo metto tra virgolette perchè il tema è rivoltante ma il più delle volte questo tipo di film sono confezionati molto bene.
    Credo che il migliore resti l'originale del 1978 di" I spit on your grave " per il contesto storico ( pieno femminismo , liberazione sessuale ecc..).i remake degli anni 2000 mi son sembrati un pò debolucci , una sagra di effetti speciali sanguinolenti ma con pochi contenuti.
    Anzi potevano tenere la traduzione letterale del titolo che secondo me sottolinea di più il disprezzo e l'odio per chi commette un crimine vergognoso come lo stupro.
    Dalle immagini di questo Revenge lei sembra un pò Lara Croft di Tomb Raider...la storia sembra interessante e meriterebbe sicuramente una visione...
    Ciao
    Massimiliano

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    1. Questo è un “Rape & Revenge” che segue le tappe del genere. Si vero, questo ad esempio è confezionato alla grande!

      L’originale “i spit on your grave” è un calcio sui denti, l’assenza di musica, davvero lo trovo un’agonia è un gran film ma soffro. Il remake del 2000 era scemino secondo me nel giocarsi il ritorno della protagonista dopo la violenza come se fosse una specie di creatura mistica alla Michael Myers, i seguiti successivi cambiavano un po’ tono.

      Guarda non so, lei è bellissima, Matilda Lutz si carica il film sulle spalle dal primo all’ultimo minuto, veramente perfetta per la parte, non so se sia meglio o peggio di Lara Croft ma resta fantastica ;-) Cheers

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    2. Se non consideri " l'aria di Puccini-Sola perduta e abbandonata-" che accompagna la scena del dissanguamento per evirazione dentro la vasca da bagno di uno dei violentatori..è effettivamente senza musica.
      Anche se quella scena paga tutto il resto.

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    3. Vero hai ragione, quella scena ha una musica di sottofondo, per altro azzeccata, ma la violenza sulla protagonista è un’agonia in cui nemmeno la musica ci viene in soccorso, come se volessero toglierci anche la sicurezza della musica che ti ricorda a livello subliminale che comunque è un film, quindi tutto film, poi è finto lo stesso, ma è una tortura per lo spettatore aggiuntiva, vuoi guardare? Soffri. Non so se ho reso l’idea ;-) Cheers

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    4. Hai reso benissimo l’idea.
      E non immagini quanto è importante per me questa risposta.
      Al di là del film.
      Quando scrivi che è comunque un film ,una finzione cinematografica asserisci qualcosa d’importante e che spesso , per esperienza personale, quando ti trovi a confrontarti con qualcun altro riguardo un film viene spesso dimenticata.
      Questo chiaramente non vuol dire sminuire l’argomento di cui tratta qualsiasi film ma rimanere comunque con i piedi per terra
      A volte questo atteggiamento viene frainteso e interpretato come essere insensibili o poco coinvolti ma alla fine vuol dire solo esser obiettivi.
      Grazie ancora .

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    5. Specialmente quando l'argomento del film è così delicato può capitare, quindi meglio che sia chiaro, figurati grazie a te! ;-) Cheers

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  4. Anni fa ho letto, credo sul Corsera ( cartaceo ndr) , che il primo segnale della prossima
    ( allora ) caduta dalle stelle di Kev " Tonno della Valleverde " Costner era da rintracciare nel documentario A Letto con Madonna. Nel film, il divo che ballava coi lupi raggiunge la signora Ciccone nel backstage di una data del tour e dice che il suo show era buono ( forse regular nella versione originale ndr ) per esser poi preso per il lato B ( quello che non mostra quando balla coi lupi perché pare siano chiappe di altri ndr ) dalla popstar e dal suo entourage per il poco entusiasmo manifestato. Lungi da me difendere Kev, ma ricordo alla mia amica ed ex allieva Madonna Louise Veronica Ciccone che anche lo Sean Connery di Goldfinger consiglia di ascoltare i Beatles coi tappi nelle orecchie. Fandango Kev difficilmente poteva sintonizzarsi con le ragazzine che dicevano a papà di non fare la predica e che indossavano la biancheria sopra i vestiti ( come The Phantom e Superman e molti altri picchiatelli in costume ora che ci penso ). Peccato per Kev. Io tendo a commuovermi per tutto - non sopporto il sangue nei film e quando e se riuscissi a girarne uno non ne sarebbe versata una goccia a meno che Kev non cominci a mangiarsi le unghie nervoso per il fatto di lavorare con un dilettante - e ricordo ancora quanto mi abbia toccato la arringa finale di Garrison nel JFK. Credo di avergli persino perdonato Revenge. Sei un cinefilo e quindi, CaraBara, penso ti invierò in anteprima il trailer del mio prossimo Mariner in the Green Valley con Kev nei panni di un picchiatello in costume che crede di essere un lupo di mare metaumano, ma è solo un fifone che sogna un mondo emostatico. Ciao ciao

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    1. Sean Connery non le ha mai mandate a dire, poi i Fab Four erano Inglesi, lui scozzese, vecchia storia mai finita ;-) A Kev si vuole bene per quanto ballava coi lupi, per quando nuotava con i pesci e gli Smokers di Dennis Hopper e personalmente pure per quando lanciava frecce come Occhio di Falco, ma forse è più adatto Oliver Queen. JFK e “Un mondo perfetto” per me sono perfetti davvero e lasciamo proprio perdere quando andava in giro per Chicago con il già citato Sean Connery, anche lì, sangue senza tirar via la mano, però che tempi cacchio!

      Ha questa fissa per giocare sempre a Baseball e Golf, però è l’unico che si è presentato alla notte degli oscar con i jeans fresco fresco di “Fandango” (storia vera), e poi ha una certa predisposizione per le robe fumettose, spesso involontarie, il postino dl futuro quella volta che imitava Elvis con Kurt Russell, insomma bene dai, quindi in “Mariner in the Green Valley” me lo vedo molto bene, verrò in jeans alla prima. Cheers!

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  5. Un Mondo Perfetto fu un flop. So goes life.
    Pensa poi che DePalma diceva al tempo degli Incorruttibili
    ( traduzione corretta che si riferisce a Ness ed alla sua posse e non a Capone e gli altri mobsters ndr ) che era un rischio investire in Connery ( " il Nome della Rosa è stato un successo in Europa e non negli States " ) e persino in DeNiro ( " da tempo non realizza una hit " ). The Untouchables andò invece molto bene.

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    1. Dopo anni di critiche spietate (ah ah) sui suoi film da regista, quando ho visto “Un mondo perfetto” ho detto: Ok, ora Clint è arrivato, ha fatto un film che è così bello da non poter essere criticato. Per fortuna poi non si è fermato lì ;-)

      Non sono informatissimo potrei sbagliare, ma nel fondo del mio cranio si era depositata questa nozione: Il più grosso incasso della carriera di De Palma, però come detto, magari ricordo male. Senza Connery e De Niro non riesco a pensarlo quel film, ma sono tutti perfetti, persino Andy Garcia! Cheers

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    2. Ricordi bene. " The Untouchables andò invece molto bene ". E' il blockbuster di DePalma.

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    3. Ogni tanto nei fiordi del mio cranio resta incagliato anche qualcosa di buono. Cheers!

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  6. Un rape&Revenge a tinte western..questo lo devo vedere..chiappe o non chiappe, merita!
    Ma avevi mai recensito non violentate Jennifer (l'originale)? Film bellissimo e terribile allo stesso tempo (anche se gli ho preferito l'ultimo treno della notte).

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    1. Due grandi miti, perché "L'ultimo treno" è la copia italiana de "L'ultima casa a sinistra", che insieme a Jennifer ha creato il genere "violenza cruda". Nel '72 la vendetta spettava ancora al maschio (anche perché Craven stava copiando Bergman e non ha cambiato trama) mentre nel '78 era la donna vittima a vendicarsi, sfruttando quel pinky violence che i giapponesi avevano sdoganato e portato in giro per il mondo.
      Curiosamente Jennifer sopravvive e si vendica un mese dopo l'uscita di "Halloween" di Carpenter: probabilmente è fra le prime final girl nate da quel film :-P

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    2. Sei sicuro, Lucius? A me risulta che sia "La casa sperduta nel parco" il remake (che considero tra l'altro riuscito meglio del brutto, imho, film di Craven) de "L'ultima casa a sinistra"... ha anche lo stesso interprete, David Hess.

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    3. Hess all'epoca è diventato il maniaco per eccellenza, è anche un Rutger Hauer ante litteram in "Autostop rosso sangue" (1977), davvero il precursore di "The Hitcher" (1986), ma quella villa nel bosco del 1980 è semmai un "figlio della violenza".
      Per approfondire sui cinque film nati dalla stessa ballata della Svezia medievale, ti rimando alla mia indagine "La violenza e la vergine", trasformata poi in ebook gratuito "Vergine, Violenza, Vendetta". (Cass, scusa la marchetta! :-P )
      Sebbene sia un prodotto splendido, "L'ultimo treno della notte" (1975) è in pratica la fotocopia del film di Craven, solo che la vergine protagonista non va in auto bensì in treno, mentre l'originale bergmaniana andava sul mulo. Il resto è paro paro, e seguendo lo stile di Wes la mano non viene mai tirata indietro al momento della violenza, con scene che viste in questi morigeratissimi anni Duemila sono davvero un pugno nello stomaco...

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    4. Conosco sia il film di Bergman (penso che tu ti riferisca a "La fontana della vergine") sia la ballata medievale svedese "Herr Tores Dottrar", con le tre sorelle decapitate, da cui è tratto. Però, sinceramente, mi sfuggono i collegamenti con "L'ultimo treno della notte". Leggerò il tuo e-book, visto che l'argomento mi interessa.

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    5. E' stato un periodo incredibile per il cinema, e quanto è stato epocale lo dimostra il fatto che nella prima decade del Duemila, cioè nel momento della morte del cinema, sono stati sfornati i remake sia della Casa che di Jennifer, entrambi riempiti di asfittici luoghi comuni e buffonesche scelte stilistiche, stando attenti a NON mostrare violenza se non in rarissimi e castigatissimi casi.
      Sono con Cassidy, la prima parte del genere "rape & revenge" è per definizione sgradevole e deve far soffrire lo spettatore: non si può assistere ad uno stupro e rimanere indifferenti. Be', i remake fanno esattamente questo: togliendo qualsiasi carica emotiva, e con scelte di sceneggiatura demenziali, ti portano a dire la cosa più odiosa in questi casi: "va be', ma così se la va a cercare", che è sempre una frase sgradevole. Questo perché al contrario degli originali negli anni '70 l'asportazione della violenza e la sua sostituzione con la noia più totale fallisce totalmente il bersaglio. Alla fine si giunge a pensare che la vendetta sia esagerata rispetto alla colpa, segno ancora più evidente del fallimento di entrambi i remake.
      Ti è mai capitato di vedere i film di Sasori? Lo "scorpione" giapponese, eroina del WIP (Women In Prison), ha molto sdoganato - insieme alle donne marziali di Sonny Chba - il concetto di una donna forte che si vendica dei torti subiti con una violenza estrema, ritratta senza "poesia". Non è una "vendetta rosa", è puro odio che si nutre di sangue. La protagonista di Craven, coeva di Sasori, è muta e succube, ma dopo nascono le final girl che rispondono alla violenza, anche se per loro i tempi matureranno solo anni dopo.

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    6. Questo merita, e secondo me ti piacerà Riccardo ;-)
      No, qui sopra non ho mai scritto di “I spit on your grave”, dovrei ma prima dovrei anche trovare il fegato per rivederlo, è un film bellissima però minchia un calcio in faccia. Cheers!

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    7. Ma va Lucius figurati! Seguo il vostro scambio perché conosco tutti i film citati, e quelli che mi mancano lì ho scoperti sulle tue pagine, tipo i vari Sasori, quindi vai pure tranquillo. Per un “Rape & Revenge” che non risulta scemo e rispetta personaggi (tranne gli aggressori, come è giusto che sia) e il pubblico, è giusto parlare dei film della tradizione, bisogna imparare dai film giusti mica da quelli sbagliati ;-) Cheers

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  7. Pare brutto dire che sono contento che questo genere venga trattato bene, ma serviva proprio l'arrivo di uno sguardo femminile!
    Ah, segnami fra i 27 fan del Revenge con Costner :-P

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    1. Ti capisco in pieno, penso sia uno dei generi più controversi, anti femminista ad una prima banale occhiata, in realtà lo diventa se messo in mano a registi cani che non sanno come gestirlo, per nostra fortuna Coralie Fargeat sa davvero il fatto suo, ha fatto i compiti e ha delle cose da dire. Soffro guardando un “Rape & Revenge” ma soffro vedendo un bel film ;-) Considerati registrato! Cheers

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    2. Scusate l’intrusiione...ma che c’entra “L’ultimo treno nella notte “ con il genere Rape e revenge?
      Forse mi son perso qualcosa...!
      Da quello che ricordo quel film ha un finale nero.
      L’artefice della violenza alle due ragazze la fa franca!
      Ci vedo poco revenge :)

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    3. Non mi dilungo per non andare OT, la spiegazione estesa la trovi nei link citati più sopra, comunque ecco lo schema.
      - Ne "La fontana della Vergine" Karin va con un'amica in chiesa, è aggredita e stuprata, i criminali arrivano a casa della famiglia della vittima e il padre fa vendetta.
      - Ne "L'ultima casa a sinistra" Mari va con un'amica ad un concerto, è aggredita e stuprata, i criminali arrivano a casa della famiglia della vittima e il padre fa vendetta.
      - Ne "L'ultimo treno della notte" Margaret va con un'amica sul treno, è aggredita e stuprata, i criminali arrivano a casa della famiglia della vittima e il padre fa vendetta.
      - In "Chaos" Angelica va con un'amica ad un raduno, è aggredita e stuprata, i criminali arrivano a casa della famiglia della vittima e il padre fa vendetta.
      Tutti film "rape & revenge" che NON citano gli altri come ispiratori, pur essendo esatte fotocopie sia nei personaggi che nella cronologia degli eventi. Addirittura in "Chaos" il padre prende la motosega come nel film di Craven!

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    4. Allora dovrebbe catalogare certi film della tua lista come rape no revenge
      Come hanno fatto con Il film d’esordio di Raffaele Picchio del 2011 Morituris.
      Forse un film di serie Z per certi versi anzi quasi nella sua interezza, ma con delle scene di stupro da far accapponare la pelle per la resa realistica e drammatico ( dicono si sia ispirato alla vicenda del Circeo) .
      Anche la alla fine muoiono sia vittime che carnefici ma non per mano di famigliari vendicativi.
      Mi spiego per me il “revenge “ ha senso quando è la vittima a rivoltare la situazione e farsi vendetta.
      Come il termine azzardo è partito forse proprio con I spite... e aveva un senso .
      Puoi mettere anche Un tranquillo weekend di paura se vuoi.
      Ma un film come l’ultimo treno.. dove la donna artefice/manipolatrice degli eventi che portano allo stupro delle due ragazze e la loro morte poi.
      Mi ricordo che è stata lei a spingere il coltello che impugnava l’uomo è causare la morte della ragazza , rimanendone sadisticamente entusiasta.
      Alla fine anche se il padre della ragazza uccide i due uomini e lascia libera lei di andarsene ( non immaginando che sia coinvolta) e la finisce il film .Per me ripeto c’è poco di revenge.
      Se poi anche gli altri film che citi sono fotocopie di questo ...resto fermo sulle mie convinzioni.
      Forse Morituris l’hai pure recensito nel tuo Blog , ecco credo che il termine più adatto sia proprio rape no revenge per certi film che non hanno niente da spartire con I spite on your grave.
      Poi chi ha copiato chi è un altro discorso.
      Ciao

      .

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    5. Siccome mi piacciono questi excursus sula storia del cinema e gli intrecci tra i film, aggiungo che "Un tranquillo weekend di paura" è tra i padri nobili di tutti gli horror con i tizi che sbagliano strada, lo scontro tra cittadini eruditi e locali diciamo meno eruditi, in più a "Non aprite quella porca" ha proprio lo stupro, per altro scene terribile per cattiveria. No lo dicevo solo così, per mettere altra carne al fuoco e vedere che titoli vengono fuori ;-) Cheers

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    6. Verissimo, grande titolo! E andando a controllare scopro che il Tranquillo (luglio 1972) batte la Casa a sinistra (agosto 1972), ma a parità di elementi penso "generino" filoni differenti, perché quella del primo è una violenza terribilmente psicologica, mentre il secondo incede con sguardo quasi da documentario sulla violenza prettamente fisica, muta e quasi senza alcun giudizio del regista-narratore. Davvero il Tranquillo è padre fondatore del genere "Wrong Turn", per intenderci, mentre la Casa a sinistra ha lanciato una violenza che spaventa più per le immagini che per il contenuto. Ma davvero comunque sono titoli che hanno scritto la storia del cinema.
      E pensare che noi italiani potremmo dare scappellotti a tutti questi americani che se la tirano, visto che con "Reazione a catena" del 1971 Mario Bava aveva anticipato TUTTO: la violenza, lo slasher, lo splatter, tutto... Siamo noi i veri fondatori dell'horror moderno ma l'abbiamo scoperto tardi o peggio ancora non siamo stati in grado di sfruttare questo nostro primato.

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    7. Pensavo proprio ai vari “Wrong Turn” di questo punto, tutti figli di “Deliverance” a loro modo.
      “Reazione a catena” è totale, poi come quasi tutti i film di Mario Bava, sconosciuto fuori dalla cerchia degli appassionati, onore e gloria a Sergio Leone sempre e comunque, ma Marione Bava è stato uno dei più grandi, lo abbiamo avuto in questo strambo Paese a forma di scarpa, e nemmeno lo sappiamo, pazzesco! Cheers

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  8. Genere che infastidisce profondamente anche me - nel remake dell'Ultima casa a sinistra, per me parecchio valido, c'è una scena di violenza intravista a malapena, eppure avevo i nervi a fior di pelle - ma allo scorso Torino Film Festival, dovevo lo avevo visto a scatola chiusa, avevo adorato la Lutz e il suo Revenge. Felice se ne stia parlando in giro, anche se non grazie alla distribuzione italiana (che, al solito, non becca un thriller-horror decente manco coi segnali di fumo).

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    1. Purtroppo me lo sono perso l'ultimo TFF, eppure se vuoi un horror, o comunque un film di genere decente da vedere in sala, devi sperare in un film quasi indie come questo che viene graziato dalla grande distribuzione, gli horror "commerciali" che escono in sala, salvo poche eccezioni, ormai sono robetta. Cheers!

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  9. Questo è un genere che ha saputo attraversare le decadi... rape&revenge, al 99% con donne (sennò che gusto -cinematografico- c'è?), e milioni di sottotesti ideali che possono riferirsi alle varie epoche.
    Me lo avevano già segnalato, deve essere davvero fighissimo... da biondina scema a carnefice^^

    Moz-

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    1. Alla fine è un genere tosto che ha sempre delle cose da dire, il prossimo passo sarà il rape&revenge maschile, così proprio starò malissimo e morirò di sofferenza avanti allo schermo. Matilda Lutz oltre che bellissima è perfetta, da Barbie a Terminator con tutta la sofferenza in mezzo, corpo, volto e materiale da cinema impeccabile questa ragazza. Cheers!

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  10. Il tranquillo weekend di paura è un rape e revenge maschile.
    Se non ricordo male...:)
    Poi se nel calderone/minestrone di film più o meno rape e più o meno revenge ( a questo punto dipende dai punti di vista) dove le vittime son maschi mi viene in mente STOIC di Uwe Boll , A Serbian film ( un misto) Scum , molti Prison movie .. An American Story.
    Così qualche titolo...

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    1. “RagaFFo, lo sai che sembri proprio ad un porco?” (cit.), si ricordi bene.
      “A serbian film” era un delirio, passava da scene tremende a roba involontariamente comica :-D Cheers

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    2. E tu lo sai che hai scritto "NON APRITE QUELLA PORCA"?
      Sui commenti sopra? ahahahaha!!!
      Comunque sei il primo che scrive di Serbian che ha scene "comiche" involontarie...e questo mi sorprende positivamente.
      Son d'accordo con te mi sento abbastanza in sintonia (finalmente ne ho trovato uno!).
      Ciao

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    3. Ahahah oddio, lapsus ehehe :-D
      Hai ragione, devo argomentare perché pensavo ad una scena in particolare quando ho detto “Involontariamente comico”, in realtà è un film con scene brutali, che ha volte esagera per cercare di provocare a tutti I costi. Quando esagera e il film scappa di mano, è nella scena in cui il protagonista, il Rocco Siffredi Serbo, minacciato dai tipi che vogliono costringerlo a, diciamo tornare in azione, per scappare fa la classica scena dell’ostaggio con coltello alla gola, solo che come ostaggio usa, diciamo lo strumento del suo mestiere, che non ha una gola ecco ;-) Io su quella scena lì, sono scoppiato a ridere, nemmeno nelle peggiori parodie hanno osato tanto, forse solo in qualche scena di “Non aprite quella PORCA” ehehe ;-) Cheers

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    4. Guarda te non ricordavo quella scena.
      Però il tuo ragionamento fila ...in un film come quello che ha lo “scopo” di scioccare con scene immonde quando si arriva ad esagerare si ottiene l’effetto contrario.
      Poi è sempre un discorso di sensibilità...ognuno ha la sua.
      Ma poi si rispettano le considerazioni di tutti ,l’importante è essere obiettivi.
      Anche Simona ventura era timorosa di camminare sopra i gioielli del vero Siffredi disteso a terra “ipnotizzato “ da Giucas Casella per paura di rovinare la fonte di guadagno del porno attore ahaaa!!!

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    5. Si vero, l'importante per me è argomentare ;-) Oh ognuno lavora con gli strumenti del suo mestiere, quelli sono i suoi ;-) Cheers

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  11. Sto riflettendo se attendere per vederlo al cinema o se cedere alla tentazione. Nel frattempo mi hai messo addosso una certa curiositá

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    1. L'intento era proprio quello ;-) Merita la visione, sono contento che esca in sala, se lo merita. Cheers!

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  12. Anche io non sono un fan del sottogenere "Rape & Revenge", al punto che fatico ancora a credere che esista davvero un sottogenere del genere, però questo film sa esaltare.
    Ma forse è solo per "colpa" di Matilda Lutz. :)

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    1. Ammettiamolo, Matilda Lutz ha le sue colpe, anche se non ha nessuna colpa, facciamo solo meriti ;-)
      Il genere esiste, ed è un genere controverso, quindi sono molto felice che una donna abbia detto la sua sul genere, alla fine è tutta una questione di genere, o gender, fai tu ;-) Cheers

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