venerdì 29 giugno 2018

Jabberwocky (1977): Ciciarampa? Ciarlestrone? Facciamo Gilliamesco!


Sorpresa! Ok, lo so che siete passati qui oggi per leggere il nuovo capitolo della rubrica dedicata ai Monty Python, ma sulla Bara Volante quando facciamo una cosa, la facciamo per bene, quindi è ora di calare la maschera sulle mie vere (e bellicose) intenzioni.

La sfortuna.
Meglio nota come scalogna, disdetta, malasorte, iattura, iella, insomma la sfiga!
La sfiga non esiste, nel senso che non è mai stata provata dalla scienza, oppure postulata in qualche teoria, non sono una persona scaramantica, non ci credo che passare sotto una scala o rompere uno specchio possa cambiare l’andamento della tua giornata, ma sono realista e credo in Murphy "se qualcosa può andare male ci andrà", quindi la sfiga, ovvero quella serie di fattori che non puoi controllare, ma che sistematicamente ti mettono i bastoni tra le ruote, è qualcosa con cui tutti dobbiamo fare i conti nella vita.

Ognuno potrebbe fare cento esempi di sfiga personale, per quanto mi riguarda, l’ultimo anno e mezzo è stato funestato da sfortuna e burocrati inetti con cui fare i conti, sfiga, non sarà mai stata spiegata dalla scienza, ma è un fattore. Lo so che avevo promesso una rubrica su George A. Romero che arriverà appena mi sentirò abbastanza tranquillo da lasciare andare zio George, purtroppo per sempre (per ora è ancora un argomento caldo per il sottoscritto), quindi tiriamo fuori dalla sfiga qualcosa di buono. Due cose mi hanno impedito di andare via di testa nell’ultimo anno e mezzo: la mia wing-woman e la capacità di stemperare e sfuggire alle maglie delle burocrazie usando l’ironia e la fantasia come valvola di sfogo che, poi, oltre ad un manifesto talento, sono alcune delle caratteristiche del signore di cui sto per parlarvi.

Vi do un indizio, è quell’esagitato che dirige senza nemmeno tenere i piedi per terra.
Come sono fatti i registi che piacciono alla Bara Volante? Facile: talentuosi, disallineati al sistema, se non proprio in aperto contrasto, il più delle volte per questo motivo e per una generale sfiga, impossibilitati a realizzare i loro film. Personalmente credo che nessun regista, abbia affrontato tali ondate di sfiga da mandare KO chiunque, con uno spirito ed una caparbietà che per me sono un esempio, quindi direi che i tempi sono maturi per celebrare la (si spera) fine della mia sfiga, il modo in cui la si può affrontare con ironia e le virtù della testardaggine, è il momento di celebrare uno dei miei preferiti! Date il benvenuto alla rubrica della Bara Volante dedicata a Terry Gilliam che ho deciso di intitolare… Gilliamesque!


Titolo quasi gemello, perché la rubrica sui Monty Python, Pythonesque e quella appena inaugurata su Terry Gilliam, continueranno ad incrociarsi e scambiarsi il palcoscenico per i prossimi venerdì qui sopra e mi sembra naturale che sia così, perché è proprio così che le cose sono andate nella carriera di Gilliam.

Dopo lo straordinario successo mondiale di Monty Python e il Sacro Graal, l’intero pianeta vorrebbe solo altri quintali di Python, ma i sei componenti del gruppo dall’esperienza del film hanno imparato parecchie cosette e piano piano stanno andando tutti per la loro strada, quello che ha compiuto l’evoluzione più esponenziale è chiaramente Terry Gilliam, dopo anni di notti insonni a sforbiciare, incollare ed animare pezzetti di carta per il Flying Circus e la complicata co-regia del Il Sacro Graal fatta con l’altro Terry del gruppo, Jones è l’ultimo decisivo passo per Gilliam: mai più regie a quattro mani e animazioni, è il momento di diventare un regista a tutti gli effetti.

Ricordate il mitico cappotto di Terry? Finalmente ho trovato una sua foto!
Non credo potesse esserci un soggetto più adatto di questo “Jabberwocky” per Gilliam, per diverse ragioni, quasi tutte di continuità, perché “Jabberwocky” è considerata la più celebre poesia nonsense di lingua inglese, scritta nel 1871 da Lewis Carroll e pubblicata nel romanzo “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” il seguito del suo capolavoro ultra celebre “Alice nel Paese delle Meraviglie” (1865), ve lo dico per il quieto vivere: il primo che viene qui a citarmi un tale di nome Burton verrà dato in pasto al Ciarlestrone che, poi, è uno dei modi in cui “Jabberwocky” è stato tradotto nella nostra lingua.

Una poesia nonsense, per un regista che ha sempre apprezzato Lewis Carroll e che arriva proprio da una comicità nonsense, inoltre, la storia ambientata in un Medioevo fantastico, è l’ideale continuazione del lavoro già iniziato da Gilliam con Monty Python e il Sacro Graal che potremmo riassumere così: è ora di finiamola con sto Medioevo pulitino e perfettino al cinema!

“Cavalli, tzè! Bestie sopravvalutate”.
Se non avete mai sentito parlare di questo film, tranquilli, penso sia un titolo che solo gli appassionati di Gilliam conoscono, penso che qui da noi, in uno strambo Paese a forma di scarpa, il film non sia nemmeno mai stato distribuito, mi tengo stretta nella mia collezione, l’unico dvd disponibile qui da noi, con una versione in lingua originale sottotitolata, della serie, zitto e fattela bastare.

Ma in “Jabberwocky” sono già chiari molti degli elementi che caratterizzeranno la filmografia dell’unico Python non Inglese (almeno fino al 2006), oltre alla passione per le fiabe classiche come quelle di Lewis Carroll, anche una certa difficoltà nel reperire i fondi, infatti il film è stato girato un budget talmente ridicolo che è lo stesso Gilliam a riderci sopra quando ci ripensa. Motivo per cui, per il cast Terry deve rivolgersi ancora una volta ai suoi compari di sempre, i Beatles avrebbero detto “with a little help from my friends” e visto che i quattro di Liverpool sono sempre nell’aria quando si parla dei Monty Python, concedetemi la citazione musicale.

Johh Cleese, quando scopre che il film verrà girato con il budget con cui di solito fai colazione al bar, capisce che la faccenda non fa per lui, saluta e va via. Di altro avviso sono i due Python che da sempre hanno fatto squadra con Gilliam, ovvero Terry Jones e Michael Palin, il trio che ha tenuto su il Flying Circus per tutta la quarta ed ultima stagione. Trio (all'erta e pieno di brio) che qui si ritrova anche come attori, visto che lo stesso Gilliam interpreta la parte del pazzoide convinto che il suo sasso sia un prezioso diamante.

Michael “Mr. Bravo ragazzo” Palin.
Terry Jones compare all’inizio nei panni di un cacciatore, mentre il ruolo del protagonista Dennis Cooper viene affidato alla faccetta da bravo ragazzo di Michael Palin che è perfetto per la parte. Anche perché “Jabberwocky” è la storia del figlio del bottaio Dennis, un ragazzo che sogna in piccolo, lui vorrebbe solo portare avanti la bottega del padre ed un giorno avere abbastanza soldi per sposare la figlia del mercante di pesce locale, il signor Fishfinger (notare la genialità del nome del personaggio interpretato da Warren Mitchell), ovvero la sua amata Griselda, non proprio la bella del paese, ecco, ma Dennis è innamorato e guarda la vita con le fette di prosciutto sugli occhi, tanto che non vede che la ragazza non se lo fila di pezza.

In una scena davvero esilarante, Dennis accorre sul letto di morte del padre che prima di tirare gli ultimi, gli scarica addosso un quantitativo di rabbia repressa mai finita, in pratica l’esatto opposto della vostra classica scena delle favole in cui il figlio raccoglie l’eredità paterna, ma proprio col cavolo! Il Signor Cooper prima disconosce Dennis e poi muore con il sorriso sulle labbra.

Saluti dal Medioevo, tra peste e carestie ci divertiamo un sacco.
Quindi, il nostro Dennis parte alla volta delle città, armato di un cuore puro e una mezza patata marcia lanciata fuori dalla finestra dalla sua Griselda, spazzatura per la ragazza, simbolo del loro amore il povero illuso Dennis. Piccolissimo problema: accedere alla città è impossibile perché la popolazione è nel panico, il cibo e le risorse vengono centellinate, a causa dell’assedio, il terribile mostro noto come Jabberwocky (Ciarlestrone, stando ai sottotitoli italiani) si aggira nei boschi divorando chiunque.

Dico sempre che i primi minuti di un film ne determinano tutto l’andamento, in quelli iniziali di “Jabberwocky” Terry Gilliam ci mette tutto l’entusiasmo del regista esordiente e dosi abbondanti del suo talento visivo. La pellicola inizia con un bosco e una musica da favola che vengono brutalmente interrotti da ehm, una poderosa cagata che imbratta le docili piantine e ci fa capire subito che questo è un film diretto da uno dei Monty Python, mica Walt Disney!

L’autore del regalino è il cacciatore Terry Jones, prima vittima del Jabberwocky, Gilliam ci mostra con una soggettiva il punto di vista della creatura, come se fosse l’assassino di uno Slasher e poi, con un primo piano fisso su Jones, la morte del cacciatore, in una scena estremamente dinamica che pare uscita dai primi minuti di Evil Dead 2, se non fosse che le costole a vista e il torace disossato del cacciatore siano realizzati con un effetto speciale volutamente esagerato, per accentuare il noto grottesco della vicenda.

Inquadrature ardite ed efficaci, Gilliam comincia a sperimentare.
Il piano di Gilliam di mostrare al cinema un Medioevo che non sia quello patinato e assolutamente non realistico di troppi film di Hollywood, viene portato avanti con una cura maniacale dei dettagli, ad esempio, il buon Terry si è assicurato di scegliere per le comparse, attori e figuranti dotati delle dentature più impossibili e con il trucco di sporcare loro i denti, per stessa ammissione di Gilliam, i personaggi con i denti luridi sono una sua fissa, ma il Medioevo, seppur fantastico di “Jabberwocky” è un posticino che manderebbe in crisi qualunque maniaco della pulizia.

Sorridi! Tanto per il filo interdentale toccherà aspettare altro quindici secoli!
Basta la scena di Dennis che fa visita alla sua Griselda, tra i resti di cibo lanciati dalla finestra (sulla testa di Dennis) e io signor Fishfinger che gli parla direttamente dal, ehm, cagatoio a strapiombo è chiaro che Gilliam non ha intenzione di prendere prigionieri, ma anche che i suoi anni da animatore, lo hanno reso un regista con una spiccata sensibilità per il numero di dettagli da inserire in una scenografia, un’inquadratura e più in generale nelle sue storie.

Il noto sopra le righe è sottolineato anche dalla regia di Gilliam durante la scena del torneo tra cavalieri, voluto da Re Bruno (Max Wall) al fine di trovare un cavaliere disposto ad uccidere il Ciarlestrone, un tripudio di dialoghi seri tra il re e sua figlia la principessa (Deborah Fallender), mentre secchiate di sangue dei cavalieri che si fanno a pezzi a colpi di spade li ricopre.

Ha una parabola sulla capoccia con cui potrebbe prendere Sky, ma vorrebbe solo un principe.
Per sua ammissione Gilliam ha cercato di portare in scena un certo tipo di umorismo da cartone animato, anche perché quando vedi i cavalieri, in pesantissima armatura, volare via disarcionati durante la giostra, è chiaro che gli intenti siano volutamente comici, un debito nei confronti della comicità splastick che Gilliam sottolinea con il nome del regno di Re Bruno, Freedonia che altro non è che lo stato dove era ambientato quel capolavoro di “Duck Soup” (1933) dei Fratelli Marx.

Difetti? Principalmente uno: “Jabberwocky” risulta una storia ancora piuttosto sfilacciata, in cui Michael Palin rimbalza da una situazione bizzarra all’altra, un po’ sulla falsariga degli sketch dei Monty Python. Bisogna dire che, in generale, anche il tipo di umorismo inserito nel film da Gilliam è ancora parecchio legato a quello dei Python, ad esempio il tamburino che supporta l’araldo di Re Bruno che suona il tamburo che tiene sulla sua stessa testa, sembra davvero qualcosa che potresti vedere nel Circo Volante dei Python.

Donazioni di sangue nel medioevo Gilliamesco.
I momenti divertenti non mancano, ad esempio mi fa sempre scompisciare quando Re Bruno, vedendo morire malamente tutti i suoi campioni al torneo, decide di preservarli facendoli scontrare in una gara di nascondino. Ma anche l’incontro tra Dennis e la principessa non è male, ricorda molto l’arrivo di Galahad (guarda caso, sempre interpretato da Michael Palin) a castello Antrace in Monty Python e il Sacro Graal, con la differenza che Dennis viene scambiato per un nobile cavaliere venuto a salvare la donzella e mentre i due personaggi parlano, un cavaliere in armatura arriva davvero facendo irruzione nella stanza, peccato che il davanzale crolla e l’eroico salvatore muore malamente nell’anonimato nostro e dei protagonisti.

La scarsità di esperienza di Gilliam si nota nel ritmo spesso ondivago della storia, inoltre per alcune inquadrature, il nostro Terry aveva così poca pellicola a disposizione che ha dovuto rinunciare a girare parecchi controcampi (storia vera), insomma verso metà “Jabberwocky” è un film che fatica a carburare e la scena finale, ovvero lo scontro tra Dennis e il Ciarlestrone, beh, va un po’ ai vostri gusti personali, perché il mostro è realizzato con effetti speciali orgogliosamente vecchia scuola, ma non cambia il fatto che parliamo sempre di un povero Cristo con un grosso costume di gomma a cui Gilliam chiedeva di muovere le braccia come se fossero ali di un pennuto, per dare un tocco da grosso gallinaccio al mostro (storia vera).

“Arrecate danno alla mia vista con codesti effetti speciali vetusti orrida creatura!”
Il bello dell’ultima scena è ancora una volta la saggezza con cui Gilliam seleziona l’inquadratura più adatta, se anche la creatura è una poverata dettata dai pochi mezzi, Terry lo inquadra sempre dal basso per sottolinearne la statura, oppure fa soggettive dall’interno dell’elmo che Dennis indossa per proteggersi, oppure da sotto lo scudo, ridicolmente troppo grande per lui con cui tenta di difendersi dagli attacchi della creatura, i soldi saranno stati pure una manciata, ma il gusto per le inquadrature sghembe e azzeccate nel loro essere ricercate è già tutto lì da vedere. Ascoltate un cretino, io che sono cretino da parecchio tempo e ho pure una certa esperienza: questo ragazzo farà strada!

Dennis il protagonista di “Jabberwocky” è un eroe controvoglia, come quasi tutti quelli della filmografia di Terry Gilliam, anzi, lui forse è quello meno eroico di tutti, il più delle volte si ritrova in situazione che sfuggono totalmente al suo controllo senza nemmeno volerlo, è un personaggio fiabesco nel senso più classico del termine, ma l’ironia un po’ caustica di Gilliam, fa di Dennis un personaggio che continua a sognare in piccolo perché lui era già felice prima di tutta questa follia di cavalieri, re, principesse e mostri giganti, a suo modo un prototipo di Don Chisciotte, la cui visione da semplicione puro di cuore, lo fa sfuggire ad una realtà che, invece, è decadente e grottesca, tutti temi che troviamo già in questo film e che torneranno a tener banco qui sopra nei prossimi capitoli della rubrica.

"Cavalchiamo verso la gloria fedele Sancho!" , "Non mi chiamo Sancho e sono pure stanco!".
Vi voglio tutti qui tra sette giorni, carichi e pronti a guardare al lato positivo della vita, ci aspetta un viaggetto in Terra Santa!

16 commenti:

  1. Oggi per me è un bordello e non riesco a leggere un kaiser. Ma la rubrica su Terry Gilliam mi colpisce dritto al cuore!
    Prometto che leggerò tutto con calma, intanto ti invio una cassa di birre per festeggiare!

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    1. Vai tranquillo, tanto la strada la conosci sei sempre il benvenuto, oh bene sono contento che l’idea della rubrica sia di tuo gradimento, per la cassa di birra ci organizziamo. In bocca al Jabberwocky per la giornata! Cheers

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    2. In ritardo di un giorno ma arrivo, finalmente.

      Questo "Jabberwocky" non l'ho mai visto e adesso ho la fotta di recuperarlo in qualche maniera. Lo conoscevo solo per essere presente nella filmografia di Gilliam ma non ho mai avuto modo di vederlo e nemmeno ne conoscevo la storia. Bel colpo Cassidy e ottima doppia rubrica!

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    3. Dici bene, è un titolo nella filmografia di Gilliam noto forse solo ai suoi fan più duri e puri, proprio per questo se il cinema di Terry ti piace, merita un'occhiata, mille grazie! :-D Cheers

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  2. Quando buona volontà e ingegno superano ogni ostacolo economico. Mi segno il titolo per una futura visione.

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    1. D'altra parte non è sempre così? La mancanza di mezzi stimola la creatività, ovviamente per chi ne ha ;-) Non è semplice da scovare, ma è già Gilliamesco al 100%. Cheers!

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  3. Già amo questa nuova rubrica, gemellata con la precedente pitonesca, perché mi fa conoscere film che mai ho trovato anche solo citati: possibile che scopro solo ora di questo film?????

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    1. Oh guarda sono contentissimo :-D Ci stava amo molto il cinema di Gilliam così come i Python, essendo strettamente legati, non potevo proprio tirarmi indietro ;-) Questo è veramente poco noto, mi conservo gelosamente il mio dvd sgangherato (un po' come il film), spero di fartene scoprire anche altri da qui alla fine. Cheers!

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  4. Assieme al Pythonesque pure il Gilliamesque? Ma che potrei volere di più? Magari potrei voler dirti che
    1) poco meno di una decina d'anni fa ho visto Terry Gilliam DAL VIVO (come ho detto anche di là dal Zinefilo) quand'è venuto a presentare Parnassus a Milano... sempre grande ;-)
    2) ovviamente conoscevo l'esistenza di Jabberwocky, con il suo divertente medioevo lercio e il suo "kaiju" Ciarlestrone, nonché la principessa Deborah Fallender arrivata fresca fresca dal precedente ruolo della provvisoria ma non per questo meno letale ESPer Carolyn Powell, nell'episodio della seconda stagione di Spazio 1999 dal titolo "Onde Lambda" (piccola divagazione extra-Gilliamesca) ;-)

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    1. Le rubriche gemelle non potevano essere separate, penso che ci divertiremo ;-) Terry bazzica spesso il nostro Paese, mi pare che abbia una casa in umbria se non ricordo male, una mia amica (la più grande cacciatrice d'autografi dell'occidente) lo ha incontrato in almeno un paio di occasioni una più clamorosa dell'altro, mi dicono tutti essere uno molto alla mano. Deborah Fallender sapevo che aveva recitato in "Spazio 1999" ma non ho visto l'episodio, è una serie che mi piaceva molto ma ho sempre seguito solo grazie alle repliche televisive, quindi sempre sparse ;-) Cheers

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  5. Mai amato davvero Gilliam, tuttavia alcuni film sono davvero eccezionali, personalmente non questo...spero comunque lo sia The Zero Theorem ;)

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    1. Vero, io ho una passione particolare per il suo cinema, quindi mi piacciono anche i suoi film più piccoli, tipo "The Zero Theorem" che ha davvero dei numeri ;-) Cheers

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  6. Intervengo dicendo che il film esiste in italiano, ma la la suddetta versione era introvabile da secoli, se non che, pare, è stata trasmessa pochi anni fa sul satellite.
    Non so se poi è circolata in rete.

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    1. Ah questo non lo sapevo proprio, magari si riesce a trovare, ma alla fine mi piace il mio dvd sgangherato ;-) Cheers

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    2. Però mi è venuto un dubbio se lo hanno doppiato sai ?
      Ho chiesto a loro
      http://www.giornalepop.it/jabberwocky-gilliam-lascio-monty-pithon/#comment-4806

      se era davvero in italiano quando andato in tv, vediamo che mi dicono (okkio ai commenti in basso )

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    3. Hai fatto bene, speriamo rispondano, intanto ti ringrazio per il link, mi leggo sempre qualunque cosa riguarda a Terry (e non solo). Cheers!

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