martedì 26 giugno 2018

Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988): Insegnare il noir ad una generazione


Ho questa stramba teoria per la quale uno può anche essere alla costante ricerca della prossima storia da farsi raccontare che sia essa un fumetto, un film o un libro, ma qualcuna di queste storie, alla fine, ti resta incollata addosso più delle altre, a livello inconscio proprio, senza che nemmeno tu te ne renda davvero conto. Una storia che in alcuni momenti torna a fare capolino, non dico un barometro morale, niente di così tosto, ma per lo meno un metro di paragone con cui affrontare alcune situazioni, ecco, più vado avanti più penso che per me quella storia sia “Chi ha incastrato Roger Rabbit”. Oh, lo so che avrei dovuto dire l'Ulisse di Joyce per darmi un tono, ma ognuno gioca con le carte che si ritrova in mano, ok?

Per espressione facciale corrucciata, poca predisposizione all’umanità e alla parlantina sicuramente ho qualcosa che mi accomuna ad Eddie Valiant, d’altra parte chi mi conosce bene sa anche se per me fare una battuta, specialmente quando non dovrei, è uno sfizio a cui non riesco a resistere, come Roger Rabbit con “Ammazza la vecchia” ed ora che ci penso la mia Wing-Woman dice che quando m'incazzo sembro Yosemite Sam, quindi vedete, sto continuando a girare attorno al punto.

Il momento in cui realizzi di essere uno strano incrocio tra un detective alcolizzato e un coniglio dei cartoni.
Ora, io non so quante volte nella mia infanzia abbia visto “Roger Rabbit”, perché questo film per me è ancora “Roger Rabbit” che poi è quello che avevo scritto a caratteri cubitali sul bordo della vhs, registrata dalla televisione che nel tempo ho davvero fatto piangere per il numero di passaggi all’interno del mio fidato videoregistratore. Non voglio esagerare, sarà passata quasi una ventina d’anni dall’ultima volta che ho visto questo film, ho deciso di riguardarlo qualche mese fa pensando: beh, magari tiro fuori qualcosa per i suoi primi trent’anni. Oh, ma sapete che ancora ricordavo ogni singola battuta a memoria? Come se fosse passata un’ora da quella vhs, ero ancora lì insieme ad Eddie a dire a quegli stupidi pinguini: «Whiskey "on the rocks"... Ghiaccio! Non rocce!».

Ancora oggi, quando guardo questo film, ho la stessa reazione di Eddie.
Insomma, come ritrovare un vecchio amico, uno di quelli invecchiati alla grande, perché se uscisse oggi identico, “Chi ha incastrato Roger Rabbit” (scritto così, senza punto interrogativo) sarebbe ancora al passo con i tempi, la sua capacità di avere un piede ben saldo nella tradizione noir ed un altro nel futuro grazie all’uso dell’animazione e ad una certa propensione per un linguaggio cinematografico molto moderno, fa di lui non solo una delle mie fonti preferite di quelle che io chiamo “Citazioni involontarie” (quando usi una frase presa da un film nella vita reale), ma anche una pietra miliare, uno di quelli che qui alla Bara Volante chiamiamo I CLASSIDY!


Tutto comincia nel 1981, con il romanzo di Gary Wolf intitolato "Who Censored Roger Rabbit?", i cui diritti finiscono al volo nelle mani della Disney che, però, non sa davvero cosa farsene, perché nella storia originale c’è un coniglio antropomorfo che, però, muore subito e il tono è piuttosto cupo per la media dei film del vecchio zio Walt. Gli sceneggiatori Jeffrey Price e Peter S. Seaman si mettono al lavoro per fare le dovute modifiche alla storia, tentandole un po’ tutte, in una delle bozze il cattivo di turno avrebbe dovuto essere Baby Herman (forse per via delle sue voglie da cinquantenne frustrate dall’avere il pisellino di un bambino di tre anni? Boh, chi sa?!) ed in un’altra addirittura Jessica Rabbit.

Posso confessare che avrei sempre voluto sfrecciare al volante di Benny il taxi?
Ma il problema vero è che non si trova nessuno in grado di dirigerlo questo pasticcio con cartoni animati e umani, per un po’ ci pensa addirittura Terry Gilliam a prendere questa patata bollente, poi, però rinuncia considerando l’operazione troppo anche per lui, meglio così, con tutto il bene che voglio a Terry, se lo avesse diretto lui, sarebbe ancora qui a cercare di completarlo oggi, altro che festeggiare i trent’anni del film!

L’unico davvero entusiasta all’idea di dirigere questo film è Robert Zemeckis, allora nemmeno trentenne e con un curriculum tutto da fare, niente! Bob viene rimbalzato, insieme ai diritti del film che finiscono all’allora neonata Touchstone Pictures, divisione della Disney specializzata in commedie e altra robetta così. Ma nel 1985 Bob Zemeckis manda in tilt il continuum tempo spazio con Ritorno al Futuro, a quel punto niente può mettersi tra lui è Jessica Rabbit il suo film.

Beh? Non avete mai visto un regista in posa con il suo attore protagonista?
Ma per un progetto così ambizioso, ci vogliono almeno 50 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde, la Touchstone ha in saccoccia più o meno un pugno di mosche, quindi torna buono il numero di telefono di Steven Spielberg, mentore e compare di bevute di Zemeckis, che con la sua Amblin Entertainment contribuisce a produrre i film e convince sia la Disney che la Warner Bros a prestare qualcuno dei suoi personaggi, ditemi cosa volete, ma il vecchio Steve, oltre ad avere le mani in pasta in quasi tutti i vostri bei ricordi cinematografici, è uno che ad Hollywood sposta parecchio, non abbastanza da avere anche i personaggi che avrebbe voluto lui, come Braccio di Ferro, Casper e Superman che sarebbe dovuto comparire durante il funerale di R. K. Maroon, in una scena che è scomparsa dalla bozza della sceneggiatura.

Le ambizioni vengono continuamente ridimensionate a causa della mancanza di pecunia, il giudice Doom, in italiano Morton (che mi piace perché suona come “Morte”) avrebbe dovuto avere sette faine come aiutanti, ciccia! Beccatene cinque perché costano troppo, ma nemmeno questo ferma Robert Zemeckis che in poco meno di dodici settimane gira tutto il film sfruttando una tecnica allora innovativa, un misto tra attori in carne ed ossa e disegni realizzati a mano sulla pellicola del girato terminato. Qualcosa che si era già visto in maniera molto rozza in “Mary Poppins” quello della Disney del 1964 non la versione che avete visto voi su youporn!

“Non ci pensavamo ai bambini nel 1988! Eravamo troppo impegnati a fare un bel film!”.
Ma per rendere l’interazione tra attori e personaggi animati migliore, Zemeckis utilizza marionette e attrezzi di scena in modo da dare qualcosa di reale al suo cast con cui interagire, il risultato finale è splendido, si vede nelle scene molto complesse, tipo quella in cui Eddie ancora ammanettato al coniglio, nasconde Roger nel suo lavandino fingendo di stare facendo il bucato, la scena in cui il detective minaccia la faina di lavargli la bocca con il sapone se non la smette con tutte quelle parolacce e su questo argomento lasciatemi l’icona aperta che più avanti ci torniamo.

Quando una faina con la pistola, incontra un uomo con il sapone, quello con la pistola finisce per fare le bolle (che non fa rima non spalle).
Ma se la pre-produzione del film è stata complicata, la post-produzione lo è anche di più, gli animatori della Industrial Light & Magic impiegano un anno e mezzo di lavoro modificando una cosa come 80.000 frame di pellicola, tutti disegnati con le loro manine sante, e se pensate che i più fortunati sono stati quelli che si sono incrociati gli occhi per disegnare le scene con protagonista Jessica Rabbit ricredetevi, perché i luccichii e le ombre del vestito della signora Rabbit ("Quella è la moglie di Roger Rabbit? Ah sì, che ragazza fortun…" Ok, la smetto!) furono l’effetto più complicato da ottenere.

Ma il risultato finale è talmente magnifico che dopo trent’anni “Chi ha incastrato Roger Rabbit” è ancora all’avanguardia, un film che in un attimo è stato capace di far sembrare immediatamente vecchi i classici film d’animazione, ma che aveva tutto per piacere anche al pubblico adulto e non parlo solo di Jessica… E che cacchio! State in fissa non vedete una donna dal ’92!

Mi sa che Eddie qui, NON sta pensando ai bambini.
Sì, perché la trama, oltre ad essere un’indagine dalla risoluzione tutt’altro che banale, è un riuscito omaggio ai classici del noir anni quaranta, pensateci: l’investigatore privato con problemi di alcool, un omicidio, un innocente creduto colpevole e, ovviamente, una femme fatale. Perché se Spielberg con Indiana Jones ha reso omaggio ai film d’avventura della Republic Pictures, il suo pupillo non è stato affatto da meno, il punto di unione tra i due è proprio il primo nome proposto per la parte di Eddie Valiant, ovvero quello di Harrison Ford che, però, rifiutò, così come Bill Murray, perché entrambi volevano troppi soldi per la parte (storia vera), ironico, visto che anni dopo, Murray è finito davvero a recitare con un coniglio dei cartoni animati, ma questa, è un’altra storia.

L’intuizione geniale di Bob Zemeckis è quella di affidare il ruolo di Eddie Valiant ad uno che sarà pure stato tarchiatello e che dopo sarebbe stato ricordato quasi solo per questa parte, ma che risulta del tutto credibile nei panni dell’iracondo detective, provate a guardarvi Bob Hoskins nel sottovalutato “Quel lungo venerdì santo” (1980) e ditemi se non è uno che poteva giocarsela a pugni e brutto muso con i gorilla (“Non ho mai visto un gorilla vestito da pinguino!”), infatti la sua prova è magnifica, se non fosse che il suo Eddie Valiant è semplicemente perfetto, sarebbe quasi un dispiacere che buona parte del pubblico si ricordi di Hoskins quasi solo per questo ruolo. Ma per lui non è mai stato un problema, almeno dopo aver superato la delusione di sua figlia minore, una settimana di astioso silenzio nei confronti del papà dopo l’uscita del film, il motivo? Suo padre aveva conosciuto e lavorato con Bugs Bunny senza presentarglielo! (storia vera).

Facciamo uno dei cattivi più spaventosi della storia del cinema e non ne parliamo più?
Se dopo trent’anni “Chi ha incastrato Roger Rabbit” è ancora un film incredibile che non pare invecchiato di un giorno, forse è anche grazie al fatto che la ricostruzione degli anni ’40 è davvero perfetta, grazie alle ottime musiche del grande Alan Silvestri, alla fotografia di Dean Cundey che tira verso il marrone come se fosse tutta una vecchia fotografia, ma anche grazie alla malinconia di fondo della storia, in questo senso la regia di Robert Zemeckis è magnifica, capace di approfondire i personaggi senza mai pesare sul ritmo del film che risulta impeccabile, mai un momento morto, si passa da una gag all’altra procedendo nell’indagine, ma se guardate bene ci troverete anche uno delle mie ellissi narrative preferite di sempre.

“Oh anche una delle mie Cassidy, raccontamela un’altra volta!”. 
Avete presente quando Eddie frega a Dolores (Joanna Cassidy) la macchina fotografica da usare per incastrare Marvin Acme? Ecco, facendo sviluppare il rullino, Eddie trova prima le vecchie foto di loro due al mare prima, poi il sorriso sparisce di colpo dalla faccia di Bob Hoskins quando tra le foto spunta anche suo fratello Teddy, ucciso da un cartone animato, in una morte che risulta doppiamente terribile, perché non solo Eddie ha perso il suo socio, amico e fratello, ma lo ha perso in un modo che non viene preso sul serio da nessuno, da qui tutta la sua rabbia quando ringhia: «Io non lavoro per i cartoni!».

I due caballeros, prima che un cartone rovinasse tutto.
Mentre Eddie perde di colpo la gioia, Zemeckis fa ruotare la macchina da presa, riprendendo prima la scrivania, intonsa e polverosa di Teddy, poi le fotografie che ritraggono i due fratelli, i comici dell’accademia di polizia, gli eroici detective che risolvono casi a Cartoonia perché amano starci, una carrellata che ci spiega senza uso di parole come Eddie ha barattato l’umorismo con una bottiglia, infatti quando l’inquadratura completa l’ellisse, è così che ritroviamo Eddie: ubriaco il mattino dopo alla stessa scrivania. Zemeckis è troppo spesso ricordato per i film che ha fatto e non per la sua eleganza come regista, lo dico sempre.

Il lavoro post-modernista messo su da Robert Zemeckis inizia nella prima fenomenale scena, ricostruzione di un cartone animato che potrebbe essere uno di quelli di Tex Avery, ma interpretato da Baby Herman e Roger Rabbit che, rompendo la parete che separa pellicola e spettatori, si rivelano essere due attori, uno nemmeno troppo bravo, perché il regista (impersonato al mitico produttore Joel Silver, per sottolineare quanto cinema ci sia in questo film) gli chiede di fare le stelle e a lui riescono solo gli uccellini.

“Shane Black! Lui sì che le sapeva fare le stelle, non questo stupido coniglio!”.
Ma da qui in poi “Chi ha incastrato Roger Rabbit” è un continuo omaggio al cinema che passa dalle scope di Fantasia, al cameo di Dumbo, fino al duello al piano tra i due paperi, Daffy Duck e Paperino, un modo riuscito di giocare con i generi che, per certi versi, ha anticipato la mania tutta moderna della strizzatine d’occhio e della malinconia a tutti i costi, ma mai a scapito della storia. Mi verrebbe voglia di chiudere il cerchio citando Ready Player One, più semplicemente sarebbe carino ricordarci tutti che oggi ci esaltiamo perché Spider-Man volteggia accanto agli Avengers, ma ieri anche se ci mettevano Topolino (Disney) e Bugs Bunny (Warner Bros.) nella stessa inquadratura, noi eravamo comunque molto più interessati alle disavventure del coniglio che esclamava «Mannaggia i pescetti!».

Prendetela pure come una metafora della moderna ossessione per il “fanservice”.
Alla faccia delle signore Lovejoy di questo mondo che pensano che gli spettatori più piccoli vadano tutelati al grido di «I bambini! Perché nessuno pensa ai bambini!», “Who Framed Roger Rabbit” non tira davvero MAI via la mano su sesso e violenza e a rivederlo oggi è più chiaro che mai, quindi fatemi chiudere quell’icona lasciata aperta lassù: quando R.K. Maroon viene ucciso, si vedono i fori di uscita dei proiettili sulla sua schiena, le faine parlano come scaricatori di porto e sono certo che se chiedessi a tutti quelli a cui la tristezza ha stretto la bocca dello stomaco, quando il Giudice Morton scioglie quella povera e incolpevole scarpetta a cartoni animati nella Salamoia (un misto di trementina, acetone e benzina, che per altro sono solventi con cui di solito si eliminano i fotogrammi dalla pellicola cinematografica), qui davanti mi troverei una selva di mani in aria!

Solo la morte di Artax il cavallo ha arricchito gli psicologi più di questa scena.
Lo stesso Giudice Morton, interpretato da un Christopher Lloyd spaventoso che non sbatte mai le palpebre per tutta la durata del film (fateci caso) è uno dei cattivi più riusciti della storia del cinema e senza farlo in maniera spudorata, “Chi ha incastrato Roger Rabbit” è il film che ha insegnato ad un’intera generazione che cos’è il noir, mostrandolo puro, magari un po’ ingentilito da qualche battutina («Di' un po', Eddie, hai un coniglio in tasca o sei contento di vedermi?»), ma non privo dei suoi elementi caratteristici, vogliamo parlare del sesso? Insomma, Acme che fa “Farfallina” parla chiaro, no? Dai gente! D’ora in poi il caffè dovrete prenderlo nero perché la crema se la ciuccia Acme! Anzi, visto che siamo in argomento, parliamo della questione che sta a cuore a tutti: Jessica Rabbit.

Violenza! Contenuti sessualmente espliciti! Qui nessuno sta pensando ai bambini!
In un’epoca di moralismo cinematografico, un personaggio estremamente sessualizzato come Jessica Rabbit non sarebbe possibile, ho sempre trovato geniale il modo in cui la sua entrata in scena sul palco del Night "Inchiostro & Tempera", cancelli dallo schermo l’altra sexy icona dei cartoni animati, Betty Boop, messa in un angolo come il bianco e nero all’avvento del colore. Un personaggio che in teoria dovrebbe essere una parodia delle femme fatale in pratica potrebbe ambire ad essere la parola definitiva sull’argomento, non solo perché ha degli ottimi argomenti (citando Benny il taxi «Eh la peppa mademoiselle! S'il vous plaît»), oppure perché se chiedessi di alzare le mani a chi non vorrebbe “mettersi a giocare con le figurine” con lei, avrei la seconda orda di mani in aria, ma soprattutto perché la sua battuta «Io non sono cattiva, è che mi disegnano così» è la quinta essenza di tutte le femme fatale cinematografiche, mica male per un cartone animato.

Mi sa che nemmeno voi state pensando ai bambini ora…
Eppure, se dovessi dirvi perché per me questo film è speciale, non è tanto per tutti i suoi momenti mitici, sempre in equilibrio tra personaggi riuscitissimi e commedia, tipo quando Eddie rinuncia definitivamente all’alcool, solo che invece di rimetterlo nella bottiglia come faceva Dean Martin in Un dollaro d’onore, gli spara direttamente con la sua pistola a cartoni animati («Vi sentite arzilli, ragazzi!»). No, per me quello che rende “Chi ha incastrato Roger Rabbit” un film magnifico è il suo messaggio di fondo, Roger è il petulante, balbettante e a tratti urticante portatore di una filosofia di vita che forse è stato davvero quello che mi è rimasto incollato addosso dopo tutte le innumerevoli visioni di questo film: Una risata può essere una cosa molto potente. A volte, nella vita, è l'unica arma che ci rimane.

"I sei figli della signora 44 sono velocissimi e riescono a raggiungerti ovunque" (Cit.)
L’umorismo è quello che può aiutarti a conquistare qualcuno («Seriamente, ma che ci trovi in quel tizio?», «Mi fa ridere»), ma anche quello che viene in tuo soccorso quando stai con il culo per terra, ogni volta che qualcuno, la vita o semplicemente la sfiga ti mette spalle al muro con un bagnetto nella Salamoia come sola alternativa, trovo che non ci sia niente di più soddisfacente di sorprendere tutti, facendo roteare tre palle da Bowling e prenderli tutti d’infilata con il senso dell’umorismo.

Quindi, il modo migliore per onorare questo Classi(d)o del cinema è farsi una bella risata e fargli tanti auguri per i suoi primi trent’anni al grido di Roger Rabbit è il suo nome rider sa cos'è, adesso tu lo tiri giù e canterà per te!

Cassidy è diventato matto
Io dico di nooo!

44 commenti:

  1. Film memorabile, che riguardo spessissimo sempre con grande piacere. HA praticamente TUTTO quello che chiedo al cinema: grandi personaggi, ritmo, risate, tensione... e poi ho il bellissimo ricordo di mio padre che scoppia a ridere accanto a me in sala, senza riuscire a trattenersi :D

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    1. Ecco, quello si è un’ottima aggiunta, un bel ricordo durante la visione di un bel film. Erano anni che non lo rivedevo, l’ho ritrovato ancora più bello di come lo ricordavo, trent’anni e non dimostrarli ;-) Cheers

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  2. Ricordo di aver letto in proposito al fatto che la Syndacation che aveva i diritti per Popeye non aveva raggiunto un accordo soddisfacente con la controparte coniglica e quindi non abbiamo visto il marinaio guercio nella stessa pellicola con il topo ed il papero. Pensa che negli anni trenta del secolo scorso un sondaggio condotto negli USA tra i bimbi delle elememtari/primarie oggi sul personaggio dei comics via quotidiani preferiti aveva decretato la vittoria della stella del Thimble Teathre ( la striscia di Seagar nata nel 1919 dove Popeye aveva esordito dieci anni dopo ndr ) contro il Mickey Mouse che pure sulla carta poteva contare sulla matita magica di Floyd Gottfredson ( il sensei di Romano Scarpa ieri e di Casty oggi ).
    Davvero un peccato. Io avevo 20 anni quando Jessica e la sua posse sono arrivati in Italia e oltre dieci anni prima avevo letto la bio di Disney di Chris Finch e sapevo quindi dei primissimi film con interaz tra umani e cartoon ( il vecchio Walt ne realizzò alcuni ancora prima di pensare a Steamboat Willie ) e ricordo che lo hype fu fatto crescere da noi con cose come il figlio di Macario che disegnò una Jessica senza veli per la rivista Max e fu per questo ospite del Maurizio Costanzo Show. Non comprai il magazine perché ero e sono un ragazzo timido e quindi della signora Rabbit ho visto il lecito.
    Una curiosità sul vecchio Bob: qualche anno prima era in Italia per girare una bio del Duce
    ( Tony Hopkins nel ruolo di Galeazzo Ciano ndr ) ed è entrato in un bar della Bassa col costume di scena, mandando per traverso i drinks degli anziani presenti, forse anche di qualche nostalgico. Decenni prima del film con Frank Mattano.
    Carabara, ti lascio colla idea che da qualche parte nello spaziotempo è esistito un momento in cui sul set erano Hopkins e Hoskins ( dopo questo è tanto strano vedere i due Ducks nello stesso film ? ) e con il pensiero che ti accompagnerà fino al crepuscolo di un remake di Psycho con Tony che lavora al Bates Motel vestito da fatalona e quando Bob in fuga con un malloppo rubato agli altri della Banda Bassotti chiede una camera si sente chiedere dalla cannibala se ha un sacco di monete nella tasca o se è solo contento di vederla. Brr. Ciao ciao

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    1. Il marinaio guercio è sottovalutato, o per lo meno la sua importanza nell’immaginario (e quindi a Cartoonia) viene data per scontata, ma i suoi diritti no, quelli costano!
      Ho in pista almeno un’altra cosetta a tecnica mista relativa a zio Walt, tempo di buttarlo giù e arrivo, per il resto, sulla nuova moglie di Marcelus Wall… ehm, Roger Rabbit più d’uno ci ha fatto un pensiero, ecco.

      Mi immagino drinks sputazzati dal naso, e nostalgici che pensano «Mannaggia ai pescetti!» o magari qualcosa di più forte. Hopkins e Hoskins, la mia dislessia potrebbe renderli un solo bipede, per fortuna “P” ed “S” stanno lontane una dall’altra sulla tastiera. Brividi veri questo soggetto, ma non di quelli giusto ecco, più del tipo di un cartone quando vede il bidone della salamoia ;-) Cheers!

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  3. Classico assoluto, che tra parentesi ha rappresentato un momento di rinascita sia per la Disney che per la Warner. Per anni alla Disney hanno provato a lanciare cartoon con protagonista Roger Rabbit, salvo poi rendersi conto che il personaggio funzionava solo in un modo,cioè come commistione tra disegni animati e attori veri.

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    1. Verissimo, mi ricordo un paio di corti animati, presentati prima di qualche altro lungometraggio animato, divertenti sì, ma nulla a che vedere con questo film. Da anni sento parlare di un “Roger Rabbit 2” e da anni mi ritrovo a pensar: Ma anche no grazie, mi tengo questo che è bellissimo già di suo ;-) Cheers

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  4. Ah però, che bell'omaggio: non sapevo nulla di tutti questi retroscena, quindi me lo sono goduto in pieno ^_^
    Pensa che da ragazzino dovevo vederlo al cinema ma poi c'era una fila titanica e abbiamo rinunciato. Alla fine l'ho visto poi in VHS: sono già passati trent'anni??? Come vola il tempo...

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    1. Ti ringrazio molto, ci tenevo perché è un film a cui voglio molto bene, quindi negli anni mi sono letto un sacco di cose in merito alla sua produzione. Al cinema non deve essere stato niente male, però per me questo film è legato al ricordo di una vhs, d’altra parte ha la pellicola srotolata anche nella locandina, quindi ci sta. Sul serio, erano decenni che non lo rivedevo, eppure mi sembra ieri che lo guardavo proprio su quella vecchia vhs ;-) Cheers

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  5. Capolavoro intramontabile.
    Gli hai dedicato un ottima recensione, e condivido pienamente la tua riflessione finale.

    Ma sbaglio o si vociferava di un sequel in passato? Francamente, non ne sentirei il bisogno!

    Saluti!

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    1. Grazie mille, ci tenevo a fare un lavoro almeno decente ;-) Si vocifera con poca insistenza, ma si vocifera, Zemeckis che è un signore, e che gli Dei del cinema lo conservino per mille anni per questo, quando ne sente parlare dice sempre «No grazie», che è anche il mio punto di vista sulla questione ;-) Cheers

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  6. Film meraviglioso che vidi al cinema e che ha segnato la mia infanzia. Sono cresciuto (abbastanza...) bene anche vedendo Jessica Rabbit tutta scollata che faceva farfallina, Baby Herman e le sue voglie e pure la violenza gratuita del giudice Morton che ammazza una povera scarpetta così per dare l'esempio e mostrare che non scherza. Un film per bambini solo all'apparenza visto che a conti fatti è decisamente indirizzato e pensato per gli adulti. Pellicole così, ahimè, non ne fanno o non ne possono più fare.

    L'evoluzione di "Chi ha incastrato Roger Rabbit"? Sicuramente "Fuga dal mondo dei sogni" di qualche anno più tardi. Quello fu un film per adulti dove tutto quello che in "Roger Rabbit" era sottinteso, nella pellicola con Brad Pitt viene messo in bella mostra (dal sesso tra cartoni e umani in giù).

    Tornando al post odierno, la mia scena clou che mi ha fatto (e che mi fa tutt'ora) spaccare dal ridere è quando Valiant spara alla bottiglia di whisky e il proiettile-indiano prima raggiunge l'obbiettivo e poi tira fuori un'ascia gigante per frantumarla in mille pezzi. Grandioso! E il bello è che tutto il film è così. Una carrellata di trovate geniali una in fila all'altra. I buchi portatili, il martellone allungabile, Titty che fa il solletico a Eddy, il gorilla-buttafuori,... Una genialata dietro l'altra che solo dopo più visioni si possono cogliere ed apprezzare.

    Detto questo, chiudo con Robert Zemeckis. Un signor regista spesso sottovalutato ma che ha firmato alcuni capolavori del cinema moderno (a parte la saga di Marty McFly, di "All'Inseguimento della Pietra Verde" ne vogliamo parlare?). Cassidy, prima ti faccio i complimenti per il bellisimo omaggio e per il bellissimo post. Poi ti invito prossimamente a fare lo speciale su Zameckis. Credo che materiale ne troverai a iosa.

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    1. In realtà è perfetto perché funziona su due piani di lettura, anche se qui la parte “Adulta” è più marcata, torni al mio stesso punto, siamo venuti su benissimo lo stesso anche con lo sculettare di Jessica Rabbit e la violenza assortita, solo che oggi, senza questi elementi, questo film non verrebbe fuori il capolavoro che invece è, per me è davvero tutta qui la questione.

      Ho sempre visto "Fuga dal mondo dei sogni" a spezzoni nei passaggi tv, dovrei provare a vederlo come si deve una volta di queste. Ma perché l’entrata a Cartoonia che sembra un tunnel degli orrori per uno come Eddie che ha un brutto rapporto con i cartoni? Senza parlare di come i cartoni vengono sfruttati nell’industria cinematografica, come se fossero di serie B, questo film è un continuo far ridere ma anche non mandarle a dire.

      Non sarebbe male uno speciale su Zemeckis, dovrei proprio rivedermi "All'Inseguimento della Pietra Verde", ma prima ancora sento l’esigenza di togliermi un sasso dalla scarpa che in parte riguarda anche Zemeckis (anzi parecchio), “1941” non ora però, per ora ti ringrazio moltissimo per i complimenti! :-D Cheers

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    2. "1941" l'ho rivisto qualche mese fa in tv. Non è un capolavoro ma non è nemmeno quel flop col quale è stato bollato 40 anni fa. E' un qualcosa di diverso e probabilmente troppo avanti per gli anni '70 e per questo non fu capito per nulla. In alcuni casi avevano ragione i detrattori (la lunghezza eccessiva e l'estremo caos assolutamente disorganizzato), in altri hanno ragione i pochi fan (scene che hanno fatto scuola tipo la ruota panoramica che si stacca e il non prendere nulla sul serio lanciando il filone demenziale). Vabbè... Attendo la tua recensione così ne parliamo con calma e tiriamo le somme.

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    3. Occhio perché esistono varie versioni sforbiciate, in tv penso passi quasi esclusivamente quella tagliata, adesso ho un po’ di cosette in pista ma arriverà qui sopra, al più tardi proprio per festeggiare i suoi quarant’anni ;-) Cheers!

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  7. Complimenti per il post. Film semplicemente perfetto, con una trama sopraffina e personaggi che sono rimasti scolpiti nel mio cuoricino. Farlo oggi sarebbe praticamente impossibile.

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    1. Tu non mi vedi ma sto facendo gli inchini ;-) La cosa incredibile è che tra un visto censura che ormai è andato, una ricostruzione di un periodo storico (gli anni ’40) così ben fatto, e persino l’animazione vecchia maniera ma così certosina, il film non sembra invecchiato, è congelato in quegli anni ’40 così ben fatti da farti credere che Los Angeles confini con Cartoonia, filmone! Cheers

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  8. Film incredibile, che però non rivedo da tantissimo tempo.

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    1. Corri a rivederlo! È bellissimo! :-D Ti giuro non lo rivedevo da almeno 15 anni e appena finito volevo rimetterlo da capo (storia vera). Cheers

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  9. Ottima disanima, bro: hai davvero detto tutto.
    Sin dalla salamoia... madonna che scena, tremenda e shockante.
    Un filmone davvero invecchiato bene, amore per i cartoon al 100% ma sarebbe figo vederne un sequel oggi, coi cartoni moderni... che ne pensi?
    Ah, io amavo anche Bonkers, che poi doveva essere la serie su Roger...

    Moz-

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    1. Grazie mille Bro gentilissimo! ;-)
      La salamoia è stato un trauma generazione, solo che siamo tutti distratti da Artax per ricordarcelo.
      Sarebbe figo vederlo con i cartoni moderni quelli sì, ma siccome sappiamo come vengono fatti i film oggi, andrebbero perse alcune delle ragioni che hanno fatto di questo film un capolavoro, per quello secondo me è meglio un bel film solo ;-) Uh Bonkers cosa mi hai ricordato! In affetti era molto simile. Cheers!

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  10. Che film e che articolo! Visto anch'io mille volte, e quella povera scarpa ancora turba le mie notti.

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    1. Onore alla scarpetta morta per la malvagità del giudice Morton ma mia dimenticata! Grazie mille ;-) Cheers

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  11. Non lo rivedo da tempo neppure io, ma ricordo di avere , ai tempi, ucciso la videocassetta, almeno una cinquantina di visioni. In Italia uscí intorno a Dicembre mi pare: mi sa che il trentesimo compleanno lo festeggio anche io!

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    1. Completo il commento perché mi é partito il clic. Un film pazzesco e divertentissimo, tutti i personaggi funzionano a meraviglia e le battute rimangono davvero impresse (le tue citazioni poi hanno riportato alla mente una marea di cose...)

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    2. Siamo in due ad averlo fatto allora, bro-fist con guanto da cartone animato ;-) Si mi pare sia uscito verso settembre, è un film che va celebrato per quanto è bello! Cheers

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    3. A mio volta ti rispondo in due tempi Alfonso ;-) Ancora oggi mi ritrovo a citarlo a memoria, i dialoghi sono uno spasso, ma in questo film tutto funziona alla grande ;-) Cheers

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  12. GRande film che anche io ho visto e stravisto in vhs !
    Però... perché non parlare della famosa scena di Jessica che mostra la patonza per un microsecondo e poi ritoccata nell' edizione dvd ( i notai subito "l'ester egg" sessuale , ai tempi)?
    Perché non parlare delle scene tagliate del film ( rintracciabili ncome extra nel dvd ) ?
    In una , Jessica mostra le calze a rete, giusto per calcare la mano sui messaggi sessuali,e un altra, quella in cui Eddie viene trasformato in un cartone, venne mostrata nella prima versione del trailer cinematografico italiano.
    Del film usci una versione a fumetti in grade formato , pubblicata anche da noi, che io ancora possiedo.
    Il film non mi ha mai traumatizzato, probabilmente perché ero abituato agli ammazzamenti di certi anime che vedevamo in tv erano ben altra cosa.
    Mi stupirono invece le continue gag sessuali di cui nessun censore bacchettone pareva lamentarsi, cosa che faceba imbestialire me e gli altri appassionati di animazione nipponica, abituati a censure a manettae attacchi della stampa moralista.
    Ma si sa, quando a farlo sono i tizi che ci hanno liberato dai nazisti, va tutto bene!
    Hai mai visto il film "Riki Oh ?
    Ecco, lì il cattivo sembra la copia orientale del giudice Morton !

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    1. No mi manca “Riki Oh” mi hai messo curiosità! ;-)
      Si gli animatori qualche sfizio se lo sono tolto, ma vuoi vedere, 80.000 fotogrammi da ridisegnare a mano ;-) Mi pare che pure “La sirenetta” sia pieno di immagini allusive, molto più fuori luogo che qui, perché almeno questo film su sesso e violenza non tira mai via la mano :-P Cheers

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  13. Bellissima recensione che ha anche avuto il merito di farmi fare un dolce tuffo nel passato dato che, come già sai, lo vidi al cinema e quindi lo associo ai bei tempi che furono... oltre alla non trascurabile consapevolezza di aver assistito ad un cult epocale! E' tanto però che non lo rivedo e credo che mai come adesso (o entro quest'anno almeno) sia il momento giusto per farlo!

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    1. Grazie mille, ecco mi piacerebbe proprio vederlo almeno una volta al cinema, ma posso assicurarti che ritroverai un grandissimo film, per me è stato così ;-) Buona ri-ri-ri-ri-ri-visione! Cheers

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  14. Da piccolo il giudice Morton mi terrorizzava, mentre ammetto che la questione della salamoia non mi sconvolse più di tanto. Erano cartoni! Ahah. Ora invece mi ha sconvolto sapere della morte di Roger nel primo script! Amavo questo film. Mi iscrivo al gruppo di chi lo ha visto 100 volte, ma è da tanto che non lo guarda :D

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    1. Nel libro lo “Censuravano” nel senso di tagliarlo via, ma nel senso definitivo del termine, infatti al centro della storia il morto era proprio Roger, molto diverso anche nel look rispetto a quello che conosciamo, un coniglio antropomorfo dal pelo marrone invece che bianco e dalla sguardo allampanato ;-) Concediti un ripasso, merita ancora un sacco! Cheers

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  15. Sai che anch'io avevo la VHS registrata dalla TV che ogni tanto rivedevo? Questo film è stato un sogno che si avverava, i nostri eroi dei cartoni che si incontravano fra di loro, e sopratutto un giallo che ti acchiappava.. un vero e proprio classico! E che strano che siano passati già 30 anni!

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    1. Rivederlo mi ha riportato a quella VHS, sarà una frase fatta e forse lo è, ma ho avuto la sensazione che fossero passati dieci minuti dalla mia ultima visione di questo film, veramente un titolo immortale ;-) Cheers

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  16. Un classico che non perdo mai occasione di rivedere quando capita in tv, uno dei quei film che rimarranno sempre impressi ;)

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    1. Non avrei saputo dirla meglio, io ci sono davvero rimasto sotto! :-D Cheers

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  17. La scena della scarpa non gliel'ho mai perdonata, non riesco più a guardarla. La voglio tagliareeeeeeeeeeee!

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    1. Una sofferenza, quando i cattivi ancora uccidevano animali, o cartoni animati tenerini, per mostrarci la loro cattiveria! Cheers

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  18. In questo momento ricordo solo la scena dove rabbit stava nascosto dentro i pantaloni del commissario e Jessica all’uomo se era felice di vederla o invece aveva un coniglio dentro i calzoni.
    Per il resto black out.
    Ciao

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    1. Urge un ripasso! No sul serio corri a rivederlo, mi ringrazierai dopo ;-) Cheers

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  19. Un film assolutamente perfetto che ho amato fin dalla prima visione, da amante sfegatato di Topolino e Paperino vederli interagire con Duffy e Bugs era un sogno che si realizzava. Peccato solo per l'assenza di Braccio di Ferro, Tom e Jerry e altri che ora non ricordo.
    Ma a parte questo è proprio la trama a funzionare come un orologio svizzero, Hoskins e Lloyd mostruosi, battute memorabili, regia del grande Zemeckis impeccabile: una delle più grandi pellicole della storia del cinema, senza dubbio.
    Di Fuga dal mondo dei sogni ho sentito parlare, prima o poi vorrei recuperarlo.

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    1. Non avrei saputo dirla meglio di così, ci sono quei titoli che sono perfetti così come sono, non sono tantissimi ma di solito sono i film della vita, tipo questo ;-) A questo punto ho voglia di vedere come si deve “Fuga dal mondo dei sogni” pure io. Cheers!

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  20. Bellissima recensione! Nonostante la tua approfondita analisi, vorrei aggiungere qualcosa. In questo film si abborda un tema importantissimo, quello dei trasporti collettivi (qui rappresentati dai tram) che nella prima metà del 900 sono stati "smantellati" dalle lobby del petrolio. Avendo studiato l'argomento per anni é una cosa purtroppo verissima. Nella prima metà del 900 praticamente tutte le città europee e americane avevano centinaia di km di tram e treni. Tutto funzionava benissimo. Con l'avvento del petrolio hanno dismesso praticamente tutte le linee, per ragioni economiche. Penso per esempio a Parigi, che aveva 1000km di tramway nei primi del 900, tutto smantellato, e che adesso a fatica stanno ricostruendo.
    La cosa l'ho capita riguardandolo da grande ovviamente. Uno dei tanti piani di lettura di un film eccezionale!
    Ciao!

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    1. In effetti Eddie Valiant lo dice proprio, mentre scrocca un passaggio sul tram, a memoria mi pare dica «A Los Angeles abbiamo i migliori mezzi pubblici del mondo», la compagnia che se ne occupa (oltre ad essere una citazione a “Chinatown” di Roman Polański) è un piano reale, poi nel film se ne prendono gioco etichettandolo come una roba da cartoni animati. Grazie per averlo sottolineato, hai studiato l’argomento quindi sai di che parli, ma è importante per far capire che razza di film sia questo, ha così tanti piani di lettura, da poter intrattenere anche gli adulti dopo trent’anni, grazie per il commento ;-) Cheers!

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