lunedì 21 maggio 2018

A quiet place - Un posto tranquillo (2018): Le chiacchiere stanno a zero


Alle soglie dell’anno 2020, creature non meglio identificate, quasi sicuramente aliene, hanno invaso la terra. Sono predatori ciechi (e non slovacchi) con un udito finissimo, tipo vostra madre quando cercavate di rientrare tardi a casa la sera. Se emetti un rumore, uno di quei cosi ti piomba addosso in tempo zero e ti ammazza malamente. In meno di 90 giorni l’umanità è in ginocchio, la società come la conoscevamo impazzita, e i pochi sopravvissuti sono costretti a vivere in silenzio totale per non essere uccisi. Da qualche parte nel mondo, M. Night Shyamalan (detto Michael Night) bestemmia per non essersi fatto venire LUI un’idea così per uno dei suoi film!

Questo soggetto invece, è farina del sacco di John Krasinski, uno che di solito fa l’attore con risultati il più delle volte non brillantissimi, ad esempio recitava in Detroit ma io mica me lo ricordo così bene. Va già molto meglio sia come sceneggiatore che come regista, anzi come regista molto bene, perché “A quiet place”, in uno strambo Paese a forma di scarpa dotato di inutile sottotitolo “Un posto tranquillo”, è un film non certo esente da Ortolaniani momenti MACCOSA (anzi!), ma non è nemmeno il crack assoluto che forse in tanti si aspettavamo, ma beccami gallina se non è un titolo dannatamente buono, e voglio essere schifosamente onesto, forse il migliore che potesse capitarmi di vedere in questo periodo, così, giusto per dare una nota personale gratuita.

Posso usare la mia frase? Quella con cui vi tedio un giorno sì e l’altro pure? I primi minuti di un film ne determinano tutto l’andamento, quelli di apertura di “A quiet place” non prendono prigionieri. Dai giornali svolazzanti lungo le strade abbandonate scopriamo che il mondo è finito, la causa è il suono e la famiglia Abbott, deve procacciarsi i viveri nei resti di un supermercato in cui un piccolo giocattolo a pile, di quelli che si muovono e fanno luci e suoni, può essere più pericoloso di una mina Claymore, ed è proprio il giocattolo messo in funzione che segna il primo lutto in famiglia. Siamo a dieci minuti scarsi di film, e sto già seduto in punta alla poltroncina, poteva andare peggio.

“Siamo sicuro che non è il remake di Signs, vero?”.
Si perché “A quiet place” potrebbe diventare il film preferito di tutti quelli che amano leggere i sottotitoli, incredibile come Krasinski sia riuscito, con un espediente tanto semplice, a mettere sullo stesso piano protagonisti e pubblico, tutti zitti e muti nella storia e nella sala cinematografica, un livello di coinvolgimento che per un horror è molto importante.

Krasinski si dimostra più abile come regista che come attore, perché “A quiet place” è girato molto bene, diretto con sale in zucca e montato anche meglio, inoltre due fattori sono stati gestiti alla grande da Krasinski, prima cosa il budget, ma soprattutto quello che in mancanza di vocabolario specifico mi tocca chiamare con un anglicismo, il “Visual storytelling”, ovvero la capacità di raccontare solo con le immagini, avvalendosi il meno possibile di sottotitoli, come i protagonisti fanno delle chiacchiere, un film “muto” come si facevano i film muti una volta, nel 2018 non è certo un risultato da poco.

Siccome poi i soldini a disposizione non sono molti, Krasinski fa di necessità virtù, le creature hanno un design originale ma si vedono pochino e spesso al buio, quasi sempre animate con una CGI normale, nulla di eccezionale ma decente, che rende i mostri del film una minaccia costante mostrata il meno possibile, anche qui non vorrei scomodare i grandi del cinema Horror, però da Carpenteriano sapete che l’orrore percepito più che mostrato su di me fa sempre effetto.

“Shhhh! Non citare il Maestro a casaccio!”.
Quello dove Krasinski (di padre Polacco) dovrebbe migliorare è di sicuro la sceneggiatura, “A quiet place” è un film perfetto? Proprio no, non può esserlo se il tuo modello di riferimento pare essere Michael Night meglio noto come M. Night Shyam… M. Night Shyama… insomma quello lì. Penso sempre che una buona sceneggiatura dovrebbe passare indenne attraverso le domande sulla storia che farebbero i bambini, oppure i cagaminchia come me. Ad esempio, se il rumore forte dell’acqua di una cascata permette di coprire i dialoghi, perché gli Abbott non si sono trasferiti a vivere vicino alla cascata?

Poi dico, metti che uno russa molto rumorosamente durante il sonno, di sicuro passerà dalla fase R.E.M. alla fase M.O.R.T.O. senza nemmeno passare dal via, no? Se questi alieni avessero invaso la terra qualche anno prima, si sarebbero sicuramente portati via tutti i miei rumorosi (EX!) vicini.

Ma forse i difetti di “A quiet place” sono più legati alla mancanza di qualche malizia da sceneggiatore, ad esempio, va bene mostrare allo spettatore un chiodo esposto in una scala di legno, dettaglio che è chiaro, diventerà protagonista più avanti nella storia, ma se lo fai dieci minuti prima della scena madre in cui il chiodo gioca un ruolo vitale, beh questo è un utilizzo abbastanza maldestro della “Pistola di Cechov” su cui si potrebbe lavorare, insomma, senza scendere troppo nel dettaglio, se siete cagaminchia (o bambini nella fase dei grandi perché) come me, non aspettatevi un film a prova di bomba ecco. Eppure “A quiet place” ha dei numeri, non molti, ma li ha...

...Tipo il numero 90: La paura!
Faccio un giro lungo per arrivare al punto, cosa ci piace degli eroi dei film? Tante cose, ad esempio il fatto di essere spavaldi nel loro affrontare il pericolo, ed ora occhio che qui il ragionamento diventa un po’ più contorto. L’eroe o l’eroina di una storia, è grossomodo la versione giovane di noi stesse, quello (o quella) che deve pensare solo a sé stesso, e nella fattispecie, a portare a casa la pelle.

Ma esiste tutta un’altra categoria di eroi dell’immaginario, quelli che sulle spalle hanno il carico di responsabilità che solamente avere una famiglia comporta, pensate che so, ai Freeling, protagonisti di
Poltergeist, giusto per fare un esempio celebre. Questa tipologia di personaggi, non possono permettersi le stesse dinamiche dell’eroe solitario, ad esempio devono sacrificare una battutaccia ad effetto, perché il loro compito è quello di pensare prima di tutto a salvare, non loro stessi, ma le persone a cui vogliono bene. Se non vi ho persi tutti nei meandri del mio ragionamento contorto, questo tipo di personaggi rappresentano più o meno voi ed io, quando iniziamo a pensare come “Noi” e non solamente come “Io”. Starò mica mettendo la testa a posto? Naaaaa!

Va da sé che se i protagonisti della tua storia hanno questo livello di priorità, le dinamiche cambiano, ed in qualche modo persino l’inutile sottotitolo italico trova una ragione d’essere, tutti vorrebbero per la propria famiglia “Un posto tranquillo” in cui vivere. Ed è qui che “A quiet place” mena il suo colpo più duro!

Penso che richieda molta più pazienza, sopportazione, ma anche maturità, dover reimparare a vivere in condizioni avverse, “A quiet place” non fa mai l’errore di trasformare il silenzio dei protagonisti, in un METAFORONE dell’incomunicabilità tra generazioni, tra padri e figli, ma piuttosto diventa un inno alla resistenza famigliare, al restare tutti uniti malgrado le difficoltà, sperando di trovare quel posto tranquillo in cui poter finalmente vivere.

Foto a caso di Emilia Canna, inserita così, per mio puro diletto.
Nel corso del film vediamo personaggi che semplicemente si arrendono a questo silenzioso nuovo ordine mondiale (il vecchio, che rimasto solo urla, di fatto suicidandosi), che non fanno altro che sottolineare quando cazzo bisogna essere tosti per riuscire lo stesso a vivere, quando le condizioni esterne sono le peggiori possibili, anche questo a suo modo è un METAFORONE, meno sbattuto in faccia di quanto non accadrebbe in qualunque dei film di M. Night Shyama… oh al diavolo, lui! Eppure è anche un tipo di messaggio in cui mi ci sono ritrovato parecchio.

Nel capolavoro di Richard Matheson, “Io sono leggenda”, il protagonista Robert Neville re imparava a sopravvivere in solitudine, in un mondo dove al calare delle tenebre, i vampiri uscivano per dargli la caccia. La famiglia Abbott invece, non solo si rifiuta di morire, ma si rifiuta con fermezza di limitarsi a sopravvivere, perché non sarebbe giusto per i loro figli, perché non è giusto per loro, quindi si inventano un modo, anzi, tutti i modi possibili per fare le stesse cose quotidiane, malgrado le condizioni intorno a loro, siano le peggiori possibili.

Lee Abbott (lo John Krasinski, che in molti momenti sembra Martin Freeman moro e barbuto, non so perché, mi ricordava lui) e Evelyn Abbott (la bravissima Emilia Canna, sempre intensissima) vivono utilizzando espedienti pensati mesi, se non addirittura anni prima, un approccio difensivo ad una minaccia che mi ha conquistato, perché se non sei un eroe solitario spavaldo, libero di pensare solamente a se stesso, ti devi inventare un modo per fare comunque quadrato e proteggere chi ti sta a cuore, dicono che gli attaccanti portano a casa la gloria, ma i difensori sono quelli che vincono le partite, regola che vale anche per l’horror.

I protagonisti, sfuggono ai mostri nascondendosi dietro ad un dito.
La voglia di vivere, malgrado tutto, degli Abbott si manifesta in una scena in particolare, ennesima ragione per cui ho sentito il film molto vicino a me. Avete presente la classica scena da film, in cui per farci vedere quanto due personaggi sono innamorati, li fanno ballare nel soggiorno di casa? Qui stessa cosa, ma con gli accorgimenti di chi deve vivere senza fare nemmeno un rumore, quindi condividendo gli auricolari Lee ed Evelyn ballano sulle note di uno dei miei preferiti, zio Neil Young e la sua bellissima “Harvest moon”, perché se sei costretto a vivere in silenzio, quella volta che ti concedi un po’ di musica, che sia almeno dannatamente bella, cacchio!

Let's go dancin' in the light, We know where the music's playin'.
Allo stesso modo, gli Abbott sono nati pronti, come Jack Burton, per affrontare qualunque cosa, anche un parto, attività che, parlo per esperienza totalmente indiretta, non credo possa essere affrontata in totale silenzio, anzi direi proprio per niente.

Il bello di “A quiet place” è anche che pur avendo un soggetto minimale, più adatto ad un cortometraggio che ad un film di 90 minuti (il minutaggio perfetto per un film, non solo horror), la trama non ha mai un momento di noia, i momenti espositivi ci sono e sono obbligatori in una storia così, ma il bello del film è la sua capacità di farti fare il tifo per questa famiglia che pur di vivere, ha fatto di necessità virtù, lavorando su tutti i punti deboli dei loro avversari. Permettetemi una metafora cestistica, puoi avere un grandissimo attacco, ma è con la difesa che vinci, quindi per me è automatico fare il tifo per chi gioca bene in difesa e con il doppio della motivazione di un avversario palesemente più forte.

“Non un passo, il parquet in quel punto scricchiola".
Quindi il bello di “A quiet place” è proprio questo, anche se gli umani sono palesemente caduti dal gradino più alto della catena alimentare battendo una culata dolorosa, grazie a superiori motivazioni, e una manifesta voglia di vivere (non si sopravvivere) a trionfare è la capacità di farlo, anche nelle condizioni peggiori, un inno alla resilienza che riesce ad essere coinvolgente, il tutto però, in rigoroso silenzio, quando un horror mette dentro tutta questa roba, e convince un’intera sala cinematografica a non fare nemmeno un fiato, beh, per me è un successo, bravo Krasinski!

Visto il successo al botteghino del film, pare sia già in lavorazione un seguito, di cui onestamente non sento nessun bisogno, perché tutto quello che questa storia aveva da dire, lo ha fatto forte e chiaro in questa pellicola. Anche senza usare parole.

“Grazie Cassidy, ma ora fai un favore a tutti e stai muto”.

26 commenti:

  1. SPOILER


    Ho molto apprezzato la tua analisi sul "vivere" piuttosto che il "sopravvivere".
    Oltre al senso di responsabilità, a mio avviso, il film presenta la tematica della colpa, dato che l'intera relazione tra due protagonisti (la figlia e il padre) si basa tutto su quello che è successo nei primi dieci minuti (la morte del bambino). Vivere silenziosamente questa condizione è un vero inferno.

    Per il resto, il film non ha una grande sceneggiatura (come hai ben scritto) e i MACCOSA abbondano a dismisura. Aggiungerei solo che la "tamarrata" finale sembra fatto più che altro per mettere in luce la propria moglie (Blunt e Krasinski sono una coppia anche nella realtà) piuttosto che rispettare il mood finora stabilito.
    Saluti!

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    1. Ti ringrazio molto, quella porzione dedicata a padre e figlio, rischiava di scadere nel METAFORONE becero, invece tutto sommato funziona, serve a dare spessore ai personaggi, a farci capire il loro dramma, ognuno accusa l'altro di qualcosa, ma non potendosi parlare, non possono mai appianare le loro divergenze, mica male per un filmetto horror uscito in sala con discreta pubblicità.

      Poi non è affatto scritto bene, mi ha ricordato molti degli scivoloni che in un film di Michael Knight accetti, perché sai che il regista di origini indiane è fatto così, eppure è un buon film secondo me.
      L’ultima scena, si decisamente tamarra, ne capisco il senso, come a dire, ora attacchiamo noi, non capisco perché vogliano fare un seguito di questo film, cioè lo capisco, ha incassato, ma la storia è davvero già conclusa, inoltre Emilia Canna brilla sempre di suo, ha fatto bene Krasinski a sposarsela una così ;-) Cheers

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    2. Onestamente spero che i sequel possano essere in stile "The Purge", cambiando ambientazione e personaggi ma affrontando la stessa minaccia.
      Magari potrebbero far leva anche sulle forze militari, chi lo sa; nel caso renderebbe felici tutti quelli a cui il film non è piaciuto perchè "non spiegano da dove arrivino i mostri o dove sia l'esercito!1!11!".

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    3. Si, spero non siano in stile "Cloverfield" anche perché abbiamo rischiato che questo film facesse parte di quella non-saga (storia vera), l'ombra lunga di GIEI GIEI è più pericolosa dei militari che non arrivano ;-) Cheers

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  2. Ok, questo è interessante. Me lo segno.

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    1. Devi mettere in preventivo parecchi difettucci, ma il film non è affatto male, fammi poi sapere il tuo parere ;-) Cheers

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  3. Non ti leggo perché non vedo l'ora di vedermi il film, senza sapere niente, ma tornerò a trovarti ;-)

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    1. Figurati, la strada la conosci, sono curioso di vedere come farai a pezz... ehm scriverai del film ;-) Cheers

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  4. Segnato. Non so quando ma prima o poi lo recupero grazie a questa recensione. La mia pigrizia è il mio “poco tempo” di questo periodo me l’avrebbero fatto saltare a piè pari.
    Leggendo la recensione mi pare che il film urli fortissimo “The Last of Us”... Sbaglio?

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    1. Ti ringrazio molto, ti dico solo che per vedere un film di un'ora (60 minuti) ci ho messo tre settimane, quindi ti capisco benissimo ;-) Non ho mai giocato a "The last of us", nel senso, lo conosco ma per questo titolo in particolare, si ci sono dei punti di contatto, ma considero "The last of us" una storia così ben riuscita nel suo media di riferimento (i videogiochi) che ogni volta che sento parlare di un adattamento, mi viene il prurito, anche se per un po' si è parlato di farlo dirigere a Sam Raimi (storia vera). Cheers!

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  5. Se hanno in programma un sequel significa che almeno la storia aliena non è chiusa qui, giusto?
    In ogni caso... ok, magari poco budget e alieni in CGI normale, ma immagino sempre meglio dell'alieno tra i campi di Signs (che citi) che rovinò un bel film di Shamaiala (che citi, ma bisognerebbe solo citare in quanto criminale del cinema XD).
    Plot interessante... io farei suonare le campane delle chiese a gogo, tipo come contro Venom XD

    Moz-

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    1. La possibilità di un seguito non manca, ma ti assicuro che è un film che si può vedere senza bisogno di "A quiet place part 2", quello che ha da dire questa storia, lo esaurisce tutto in un solo film ;-) Shamaiala è bellissimo! :-D In effetti usano dei trucchetti che sarebbero piaciuto, oppure dispiaciuti a seconda dei casi, al buon vecchio "Protettore letale" ;-) Cheers

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  6. Promette molto bene, spero di vederlo prima possibile! E ti batto il 5 per il concetto del "i primi minuti del film ne determinano l'andamento",noi ci siamo frantumati i cosiddetti di sprecare serate,se non ci convince nei primi 20-max 30 minuti basta,tagliamo e avanti il prossimo!

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    1. Sono fermamente convinto di questo concetto, un film rivela tutta la sua natura nei primi cinque o dieci minuti, poi ci può stare il cambio di ritmo, ma è una questione più profondo, fammi sapere poi se vi è piaciuto, mentre aspetto, cinque alto! ;-) Cheers

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  7. Abbastanza insolito in un periodo di pellicole piene di frastuoni ed effetti speciali, questo film sembra andare controtendenza, dove i dialoghi sono pochi e dove gli attori recitano con gesti ed espressioni, anche se la storia appare enigmatica, forse nel prossimo capitolo ne sapremo di più. Si cita Shyamalan ma qualcosa ricorda anche Cloverfield, si apprezza per la novità, ma sembra che nel complesso manchi qualche cosa, anche se finisce con una nota di speranza.

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    1. Il cinema è fatto anche di silenzio, anzi, i film muti raccontavano solo con le immagini, e i grandi registi dovrebbero proprio saper fare così, ora, Krasinski non è tra i grandi, ma intanto con qualche accorgimento e qualche difettuccio, ha passato una bella prova. Michael Knight Shyamalan e Cloverfield sono nell'aria, per fortuna questo riesce ad essere abbastanza diverso dalla media da risultare coinvolgente ;-) Cheers

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  8. Devo ancora vederlo, ma la tua recensione mi dà buone speranze. Tra chi parla di capolavoro, uno che lo giudica in modo composto e positivo comunque c'è!

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    1. No dai capolavoro no, non esageriamo please, ha dei difetti grossi così, a mia discolpa possono dire di essere stato uno di quelli che apprezzava i primi Shyamalancoso con tutti i loro (tanti) difetti, questo gli somiglia, adesso aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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  9. Ho sentito molti giudizi lusinghieri su questa pellicola...spero di recuperarla quanto prima...

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    1. È Shyamalaniformico nella forma, e condito di svariati MACCOSA, quindi ben lunghi da essere impeccabile, però a me ha preso abbastanza, sono curioso di conoscere il tuo parere ;-) Cheers

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  10. Il film muto che Shyamalan non ha mai girato.
    Lui però avrebbe tirato fuori un finale migliore...

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    1. Ci avrebbe certamente messo dentro un twist in end, poco ma sicuro ;-) Cheers

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  11. Visto più per caso - e per emilybluntite - che per altro, e credo sia uno dei migliori horror che ho visto al cinema (da top tre via, insieme a robette come Quella casa nel bosco e poco altro). Perché ha le caratteristiche del film "minore", quasi un b-movie, però con Emily Blunt, ed è girato tutto intorno a un'idea e ai personaggi.
    Questa cosa del silenzio, di un film raccontato con gesti e silenzi più che non le parole, è l'apoteosi. Cit: "è solo allora che sai di aver trovato un film speciale, quando tutti chiudono quella cazzo di bocca e possono godersi il silenzio in santa pace", magari non proprio in pace, piuttosto in ansia costante, ma è questo il bello.
    p.s. Krasinski e Martin Freeman, ho pensato la stessa cosa: lontani parenti?

    Bob.

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    1. Hai ragione tu e Mia Wallace, questo filmetto risale su su su fino alle origini del cinema, quello muto, e non è affatto una cosetta da poco. Se poi ci aggiungi Emilia Canna, tanto di guardagnato!

      Krasinski: Un clone fatto con il 50% di DNA di Martin Freeman e l’altro 50% di Nanni Moretti ;-) Cheers

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    2. Altra nota su Emily Blunt, una che ormai è praticamente una garanzia. In questo film, ruolo che non parrebbe così significativo, dà praticamente tutto in ogni scena: strazio per la perdita del figlio, momenti romantici col marito, scena del parto, terrore del mostro. Una prova vibrante, di chi quando fa un ruolo ci crede di brutto, e ce ne sono poche capaci di spaziare così tra i generi come ha fatto lei. Una Emily per tutte le stagioni.

      Bob.

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    3. Aggiungo solamente Amen e pure un Bro-Fist.
      Attrice poliedrica e bravissima, tu metti lei in un film, ed io sono certo che almeno vedrò un’attrice che recita nel cast, anche se il film è pessimo (Into the wood), inoltre è così dannatamente sexy mannaggia a lei, ha un solo difetto: È già sposata :-P Cheers

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