venerdì 16 marzo 2018

Annientamento (2018): Incontri ravvicinati dello Stalker tipo


Se il titolo di questo film non fosse già così d’impatto, in uno strambo Paese a forma di scarpa avrebbero quasi potuto decidere di intitolarlo: lo strano caso del dottor cinema e del signor Netflix.
L’ultima fatica di Alex Garland era tra i titoli più attesi del 2018, ma dopo i primi test di prova pare che la pellicola sia stata considerata fin troppo intellettuale per il grande pubblico, questione che potrebbe essere approfondita, ma qui alla Bara Volante si parla di cinema, quindi limitiamoci a quello, per ora.

La Paramount, quindi, ha deciso di svendere tutti i diritti per il mercato europeo temendo un disastro al botteghino (storia vera), a beneficiarne sono stati fondamentalmente in due: prima di tutti, Netflix, la celeberrima piattaforma di streaming che è sempre alla ricerca di una credibilità anche per i film (con risultati spesso così così) ha potuto sbattere Natalie Portman sul suo paginone fregiandosi di questa ottima presa. Secondo beneficiario di questa soluzione? La mia pigrizia, vuoi mettere la comodità di avere Natalina Portuale a portata di “Play”, invece che uscire di casa, andare al cinema, fare la fila. Oh, gente: la pigrizia è un lusso di questi tempi!

"Niente più fila per i biglietti, ti mettono sul paginone e tutti ti guardano" , "Parli di Netflix o di Playboy?".
Eppure, questa stramba distribuzione porta con sé vantaggi e svantaggi, perché “Annihilation” penso che verrà visto da molte più persone di quante sarebbero davvero andate in sala per godersi il film, eppure, allo stesso tempo, questo potrebbe essere anche uno svantaggio, un po’ perché anche se il film di Garland strizza spesso l’occhio a tanti popolari classici della fantascienza, come Alien o La Cosa, non somiglia per davvero a nessuno dei due, il che potrebbe far storcere più di un naso.

Ma per assurdo, ci troviamo di fronte ad un film con alcuni limiti di produzione anche piuttosto evidenti, il budget di 50 milioni di ex presidenti defunti stampanti su carta messi a disposizione dalla Paramount sono evidentemente pochini per le ambizioni del film, il risultato è che sembra di guardare una puntata di Lost diretta da Tarkovskij quando va bene, oppure “Stalker” (1979) in versione lussuosa, ma televisiva, nei momenti in cui va peggio, insomma alti e bassi.

Lo dico fuori dai denti: “Annientamento” mi è piaciuto molto di più di Ex Machina. Se la precedente regia di Alex Garland nella messa in scena strizzava l’occhio a Stanley Kubrick, qui è chiaro che il modello di riferimento sia proprio quel capolavorone di “Stalker”, per questo posso dire che “Annihilation” è molto più nelle mie corde, ma solo perché ho un’insana passione per il film di Andrej Tarkovskij. Somiglianza che ho voluto sottolineare nel titolo del post, per cui devo ringraziare uno dei miei lettori per l’assist (Ciao Enrico!).

Da grande voglio fare il pompiere Tarkovskij!
Bisogna anche dire che la responsabilità della somiglianza con “Stalker” va divisa, perché “Annihilation” è tratto dal romanzo omonimo di Jeff VanderMeer, prima parte della “Trilogia dell’Area X” composta da ben tre capitoli (lo avreste mai detto?): “Annientamento”, “Autorità” ed “Accettazione”. Titoli che sono anche un bell’indizio per provare a decrittare un film che volutamente lascia lo spettatore con più domande di quelle che forse il pubblico generalista di Netflix (e la mia pigrizia) avrebbero gradito.

La scena d’apertura pare un omaggio a La Cosa di Giovanni Carpentiere ed occhio perché più avanti il Maestro ripassa a trovarci. Un meteorite precipita sulla Terra il punto d’impatto diventa una zona disastrata messa in quarantena dal governo e ribattezzata “Area X” (fate ciao ciao con la manina alla “Zona” di Tarkovskij), una bolla di energia permeabile che muta ogni forma di vita al suo interno, delle squadre di militare mandati in esplorazione, non è tornato nessuno, o meglio uno si, Kane (ve l’ho detto che si strizzava l’occhio ad Alien no?), interpretato dal sempre bravo Oscar Isaac, ormai attore feticcio di Alex Garland.

"È adesso che faccio il monologo del colonnello Kurtz?".
Problema: Kane non è proprio lo stesso, sua moglie la biologa Lena (Natalie Portman) se ne accorge subito, anche se come Garland ci spiega nei vari flashback che intervallano l’esplorazione della Zona Area X, tra moglie e marito il rapporto è andato un pochettino a sud. Nel tentativo di capire cos'è successo a suo marito e di trovare una cura alla sua malattia, Lena si unisce alla nuova squadra spedita in esplorazione, questa volta composta da sole donne, ognuna a suo modo senza più niente da perdere, quindi motivate ad andare a fondo di questo strano mistero. Direi che il paragone con Tarkovskij ci sta no? Ah, ve lo dico per sicurezza: da qui in poi moderati SPOILER!

Alex Garland prima di esordire alla regia con Ex Machina, ha una lunga storia come sceneggiatore (“28 giorni dopo” del 2001) con una spiccata predilezione per i soggetti fantascientifici che siano essi tratti da romanzi come “Non lasciarmi” (2010) o da fumetti come Dredd. Questo, però, non vuol dire che da scrittore prestato al cinema, non sappia quando è il caso rimaneggiare il materiale originale, motivo per cui “Annientamento” non è un adattamento pagina per pagina del romanzo di Jeff VanderMeer. Garland sostituisce l’infezione della parola presente nel libro, con qualcosa di più adatto ad una narrazione visiva tipica del cinema, le cellule cancerogene mutanti, il cui funzionamento ci viene illustrato da Natalie Portman in versione “Esploriamo il corpo umano”.

"Sei una biologa? Toh! 'chiappa il mitra e vai a biologare".
Quello che viene sacrificato dalla narrazione è il passato delle compagne di viaggio di Lena, le tre donne sono appena abbozzate, è chiaro che ognuna di loro ha dei trascorsi (anche violenti) che le rendono personaggi senza più nulla da perdere, la capacità di restare impresse nello spettatore, è direttamente proporzionale al talento delle attici che le interpretano, si va dal fanalino di coda Gina Rodriguez, alla appena un po’ più efficace Tessa Thompson, per terminare con l’imprendibile Jennifer Jason Leigh che riesce a prendersi spesso il proscenio grazie ad un monologo chiave, quasi al limite dello sciamanico, in cui ci illustra la sua teoria sull’autodistruzione, insita in ognuno di noi, che ha anche il compito di giustificare il titolo del film.

"Hannibal" Jason Leigh, "P.E." Portman, Sberla, Murdock e l'ultima credo sia Tanya Baker.
L’idea di raccontare il passato della coppia composta dalla Portman e da Oscar Isaac attraverso i flashback paga i suoi dividendi, di fatto, Lena e Kane come coppia sono già stati annientati, perché Garland avrà pure riempito il suo film di strizzate d’occhio a tanti classici della fantascienza, ma è chiaro che il suo intento sia quello di utilizzare il genere per fare metafora dell’animo umano. In un certo senso, “Annihilation” è un film sul cambiamento, sulla capacità di adattarsi ad esso e in qualche modo a crescere.

A ben guardarlo, è un film circolare quello di Garland, si apre e si chiude con Natalie Portman interrogata dai tizi in tuta, le scene chiavi tra Lena e suo marito prevedono un bicchiere pieno d’acqua, quello che all’inizio riflette le loro dita che s'intrecciano sul tavolo della cucina, sottolineando anche visivamente come Kane sia stato trasformato dal suo viaggio nell’Area X ed è proprio un bicchiere quasi identico quello che vede Lena nel finale, prima di riabbracciare suo marito, oppure quello che Bruce Springsteen avrebbe definito “Brilliant disguise”, un ottimo travestimento. I due personaggi nel finale si ritrovano, cambiati e pronti ad accettare l’altrui cambiamento, come si vede dagli occhi, in un finale che qualcosa di Carpenteriano lo ha... Ve lo avevo detto che il Maestro sarebbe tornato in questo post, no?

"Mi dai un bicchiere d'acqua, gli spiegoni di Cassidy mi mettono sete".
La circolarità è suggerita anche dal tatuaggio sull’avambraccio di Lena, il classico “8” simbolo dell’infinito, ma il viaggio di crescita dei personaggi prevede che prima si spingano nel “Cuore di tenebra” dell’Area X, mossi da quello spirito di autodistruzione di cui parla Jennifer Jason Leigh. La creatura che incontra e si scontra con Licia Lena nel finale, oltre ad essere piuttosto efficace nella messa in scena (la pelle color petrolio è una scelta visiva molto efficace) pare incarnare proprio questo, prima cerca di replicare Lena in tutto e per tutto, anche nella sua autodistruzione (motivo per cui non reagisce in alcun modo alla bomba al fosforo), più che un Incontro ravvicinato del terzo tipo pare la conferma che la capacità umana di adattarsi (anche alle parti peggiori della vita) sia anche quella che ci permette di sopravvivere ed andare avanti.

"Io volevo una missione, e per scontare i miei peccati, me ne assegnarono una" (Cit.)
Certo, bisogna dire che il film è volutamente aperto ad interpretazioni, quindi in base al vostro gusto personale potrete provare a scervellarvi in cerca di una risposta, oppure arroccarvi dietro ad un «Non si capisce niente!», questo sta ai vostri gusti, io posso portarvi giusto un’altra motivazione a favore del film, eccola che arriva!

Un dettaglio che fa di “Annihilation” un film molto nelle mie corde sono le gustose pennellate Horror sparse qua e là, l’Area X muta la flora e la fauna in essa contenuta, quindi si parte piano con un enorme coccodrillo albino, per arrivare a nuove forme di vita meno violente, tipo i cerbiatti che devono qualcosa alle creature inventate da Hayao Miyazaki, anche se l’apice assoluto resta il ritrovamento della memory card con il video della precedente spedizione, la scena delle budella è un momento di sanguigno body horror capace di tirarti dentro alla storia. Perché da qui in poi il gruppo di protagoniste si spezza e la paranoia inizia a serpeggiare, altra dinamica presa di peso dai film dell’orrore, ma proprio con tutte le scarpe.

"Scusi bipede, è mica passata la principessa Mononoke di qui? Ci siamo persi".
Il problema, forse, è la messa in scena, la realizzazione delle mutazioni apportate dall’Area X agli interni è ottima, dà l’idea di un virus pronto a diffondersi, anche la bella fotografia di Rob Hardy fa venire voglia di mordersi le nocche per non avere avuto la possibilità di godersi questo spettacolo visivo su uno schermo gigantesco. Menzione speciale per le musiche: il tema principale intitolato “The mark”, una specie di basso tuba moderato in chiave elettronica, rende alla perfezione l’idea di addentrarsi in un territorio inesplorato e del tutto alieno.

Purtroppo, va un po’ meno bene quando si parla della boscaglia esterna, girare tutto in altissima risoluzione è un’arma a doppio taglio per Alex Garland ed è qui che i 50 milioncini di ex presidenti spirati stampati su carta verde si rivelano pochi e le ambizioni di diventare un Andrej Tarkovskij 2.0 sbattono il naso contro la realtà di effetti digitali non all’altezza, spiego!

Alla voce: Ambizioni altissime.
Il coccodrillone sarà pure figo, ma vederlo muoversi animato da CGI così così, in pieno giorno, sullo sfondo di una boscaglia ad altissima risoluzione che di alieno ha davvero poco, crea uno spaventoso effetto Asylum che non gioca a favore delle ambizioni di Garland, funziona meglio quella specie di muflone mutante che, non a caso, compare in una scena buia e girata in interni, dettagli che si notano sul piccolo schermo di casa e che fanno moderare quella voglia di mordersi le nocche di cui parlavo là sopra. E' un attimo passare da “Stalker” a fumo nero di Lost senza passare dal via.

"Ah c'è una carietta qui eh? Ma il filo interdentale lo usa?".
Posso dire che “Annientamento” me lo sono sparato comodo comodo sul divano di casa al primo giorno di programmazione (se così possiamo chiamarla) su Netflix, ma è chiaro che la celebre piattaforma di streaming stia cambiando il modo di usufruire e forse anche di giudicare i film, lo avrei apprezzato di più o di meno se lo avessi visto in sala? Per ora non lo so, ma trovo significativo che la Warner Bros abbia puntato sulla fantascienza citazionista e ambiziosa che si fa metafora della vita di Arrival, mentre la Paramount non si sia fidata nemmeno di potersi giocare Natalie Portman in locandina, in ogni caso il cambiamento è in atto, siamo entrati nell’Area X della distribuzione cinematografica.

46 commenti:

  1. Caro Cassidy, ci vediamo domani! Questo devo ancora vederlo e non voglio spoiler... Anche perché devo vederlo con la mia compagna alla quale è piaciuto da matti “Ex-Machina”. Mi sa che se tutto va bene il nuovo lavoro di Garland lo vedremo tra 6-8 mesi...
    Aloha!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vai con calma, tanto la strada la conosci e il post non scappa, fammi poi sapere come vi siete trovati. Cheers!

      Elimina
  2. "Da grande voglio fare il pompiere" è per caso Grisù il draghetto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Abbiamo il vincitore del concorso segreto “Trova la citazione del giorno”, complimenti! ;-) Cheers

      Elimina
  3. Concordo con la tua recensione su tutta la linea. La parte più deludente del film è proprio quando sembra di stare di fronte a una serie tv per qualità visiva. Un enorme peccato in sto senso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio, da un certo punto di vista è stata una fortuna per questo film uscire direttamente su Netflix, i suoi limiti però si notano anche sul piccolo schermo. Insomma alti e bassi, mi è piaciuto per tipologia di storia, ma è lontano dall’essere un film impeccabile, anzi. Cheers!

      Elimina
  4. Ehilà, grazie per la cit.! Un film che pur pescando da Alien, La Cosa, Apocalypse Now, Stalker e I guerrieri della palude silenziosa (quanto cazzo è bello quel film?) riesce ad avere una sua identità, visiva e contenutistica. I difetti ci sono tutti, certo, oltre una certa freddezza d'insieme, ma mi era mancata la fantascienza filosofica ambiziosa e visionaria, e qui ci sono parecchie scene meritevoli, (il balletto con il doppio poteva risultare ridicola girata da qualcun altro). E accontenta pure chi, come me, ama l'horror e i Rolling stones (la scena con l'orso mi ha persino dato qualche brivido)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Figurati doverosa, nel momento di scegliere un titolo al posto non ho avuto dubbi, grazie a te ;-) Davvero stai chiedendo ad un fan di Walter Hill quanto è bello “Southern comfort”, come chiedere ad un Gallese se gli piace il rugby :-P

      La freddezza e la lentezza mi piace, ma d’altra parte se mi piace “Stalker” poteva essere diversamente? La scena del “balletto” esatto è molto efficace, e funziona anche meglio con la successiva spiegazione, dettaglio da non sottovalutare. Un film con dei difetti certo, ma con più personalità di “Ex Machina” che a distanza di tempo ho già quasi del tutto dimenticato, i momenti horror funzionano, l’orso muflone quando lancia il suo urlo ti fa cambiare posto sulla poltrona (in questo caso di casa) me anche la scena delle budella, veramente ottima.

      Resta un film a metà, mi fa piacere che la fantascienza filosofica e metaforica stia un po’ rialzando la testa (penso ad “Arrival” anche), d’altra parte però nemmeno la Paramount ha creduto a questo film fino in fondo, sia per budget che per distribuzione.

      Resta la nota (amara? Non so) di fondo: “Arrival” strizza l’occhio a “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, questo a “Stalker”, sembra che il cinema moderno, non possa proprio fare a meno della stampella dei titoli del passato per stare in piedi. Cheers!

      Elimina
    2. Quello che dici sul cinema moderno è vero, d'altro canto la fantascienza è un campo su cui diventa man mano sempre più difficile innovare, secondo me ormai l'idea di base è più quella di fare "variazioni sul tema", cercare di dire qualcosa di nuovo anche da un tema abusato. Lo cercava di fare Arrival, Ex Machina pure (non troppo bene, è un film che ho dimenticato anch'io) e lo fa anche questo Annientamento, poi quanto effettivamente sarà efficace ed influente ce lo potrà dire solo il tempo.
      Titoli di coda: https://www.youtube.com/watch?v=5mu5V7mIHW0 enjoy ;)

      Elimina
    3. Vero, l’unico modo per essere davvero originali, sarebbe esagerare sul serio, proprio come fecero i Kubrick, Tarkovskij e in parte anche Spielberg ai tempi, che magari avevano anche basi letterarie (le avevano) ma poi hanno osato. Quello che manca ora è anche quello, questo “Annientamento” finito su Netflix parla chiaro. Cheers!

      P.S. Ry Cooder spacca!

      Elimina
  5. Ho scritto per mezz'ora e poi è partito Google+ e s'è cancellato tutto....Va be', il succo era che dopo tutti questi maestri citati (e derubati) devo assolutamente vedere questo film, anche se già so che mi farà male: vedere Garland che rifà Stalker sarà un dolore terribile...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ultimamente Google+ fa strambi scherzi mi spiace per il testo (e il tempo) perso. I riferimenti sono palesi, sono abbastanza certo che non ti piacerà, anzi a dirla tutta non so nemmeno se è piaciuto nemmeno a me, sicuramente ha dei numeri, ma anche dei grossi grossi difetti. Cheers

      Elimina
    2. Lucius, non hai armi in casa, vero?

      Elimina
    3. Lucius è lui stesso un'arma ;-) Cheers

      Elimina
    4. Temo per la sua vita quando se lo vedrà

      Elimina
    5. Più che altro temo per la vita di Garland quando lo vedrà :-P Cheers

      Elimina
  6. Stalker proprio non lo conoscevo, Ex-Machina l'abbiamo visto e ci è piaciuto molto..questo lo vorrei recuperare

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo mi è piaciuto più di "Ex Machina", ma meno di "Stalker" ma vabbè, quello è un capolavoro inarrivabile a cui quasi tutti possono giusto allacciare le scarpe ;-) Cheers

      Elimina
  7. Bella recensione.

    Volevo dargli un'occhiata per vedere se valeva la pena recuperare la trilogia di Jeff VanderMeer. Sopratutto visto che tutti lo descrivono come una storia di fantascienza al femminile ma senza il "Girl Power" strombazzato a tutto spiano. Comunque sembra da quello che dici un film che avrebbe dato di più al cinema ma non avrebbe raccolto lo stesso successo grazie a Netflix.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mille grazie :-) Di “Girl power” qui non si vede nemmeno l’ombra se non per il fatto che sono tutte donne, ma di fatto sono personaggi a pezzi, non credo basti questo no? Boh chi lo sa, sono tempi incasinati ;-) Garland ha sicuramente adattato la materia per il grande schermo, solo che poi, almeno qui da noi, sul grande schermo non ci è arrivato mai. Cheers

      Elimina
  8. Ottimo lavoro Cass. Il problema è che questi film non mi attraggono proprio per questa cosa del significato da interpretare, da capire...filosofia esistenziale, è il mezzo giusto un film con militari e mostri? Ora tu mi dirai di sì, avendolo anche visto...Ed è vero che se avessero ragionato tutti come me, non avremmo avuto Odissea 2001 nello spazio, Alien, la Cosa..

    Comunque il coccordillo stile Asylum vince su tutti ahah

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille capo! Questo bisogna dire che richiede più riflessione di altri film, personalmente amo i film con due piani (o più) di lettura, ma qui è davvero questione di gusto personale. Eheh è stato il primo commento mentre guardavo il film, quindi ho pensato di riportarlo nudo e crudo ;-) Cheers

      Elimina
  9. Sarebbe impossibile non pensare a "La Cosa" e "Alien" ma ti dirò che sul terzo atto vi ho scovato anche un pò di "2001" (quel senso di straniamento; il contatto mistico con il paranormale;le musiche e gli effetti sonori...) mentre per la trama dei flash-back ho ripensato ad "Arrival" (legami affettivi strettamente collegati al tema del film).
    "Stalker", invece, mi manca e lo vorrei recuperare. Noto che dura ben 177 minuti, credo che lo guarderò in due parti!

    Saluti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non so se i riferimenti a "2001" siano più che altro quelli da te elencati, però "Stalker" te lo consiglio molto, 177 minuti, ritmo lentissimo e vale ogni singolo fotogramma! Cheers

      Elimina
    2. Ho recuperato "Stalker". Mamma mia, che filmone mi ero perso! A questo punto mi recupererò la filmografia di Tarkovskij, assolutamente!

      Saluti dalla Zona!

      Elimina
    3. Molto felice che ti sia piaciuto, ma davvero tanto! ;-) Cheers

      Elimina
  10. ANche in questo caso siamo abbastanza allineati, cercherò di parlarne anche io a breve. Gli ho comunque preferito Ex Machina, ma questo Annientamento è talmente carico di tensione e di contenuti che non si può non volergli bene.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non vedo l'ora di leggerti, io che sono amante dei film di genere, se vedo mitra e giungle mi esalto sempre, poi non è tutto pesche e crema (anzi) ma sono contento di averlo visto. Cheers!

      Elimina
  11. Risposte
    1. Lo trovi ben pubblicizzato su Netflix ;-) Cheers!

      Elimina
  12. Letto e... condivido. E sappi che con "chiappa il mitra e vai a biologare!" sono caduto dalla sedia :D Ottimo film che avrebbe potuto essere migliore con qualche valigia piena di dollaroni in più. Alla fine io sono contento che sia su Netflix, ho paura che sul grande schermo alcune magagne sarebbero saltate più all'occhio... E film come questo più vengono visti e meglio è!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo penso anche io, certe magagne che si notano sul piccolo schermo, figurati come sarebbero visibili sul grande schermo! Ora vado a leggere il tuo pezzo che ho visto che hai pubblicato ;-) La frase del mitra è proprio quello che ho pronunciato quando ho visto Natalina Portuale armata, così, pronti via senza preavviso nel film (storia vera) ;-) Cheers

      Elimina
  13. Ma il finale è conclusivo conclusivo o si presuppone un seguito? I libri come sono?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ho letto nessuno dei seguiti, quindi non ti so dire. Il film può essere visto come opera a sé stante, nel senso che arrivi alla fine e comunque hai visto un film, non hai mai la sensazione di stare guardando un primo capitolo di una saga. Se poi al cinema arriveranno gli altri capitoli non lo so, dipende sicuramente dagli incassi (immagino non esagerati vista questa Netflix-Distribuzione) e la volontà di Garland.

      Ti dico la mia, Garland mi pare uno che ha detto la sua e ciao. Cheers!

      Elimina
  14. io avevo detestato ex machina, e devo dire che mi fa un po' paura questo... (perché ex machina era veramente ma veramente tremendo!!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più passa il tempo e meno mi ricordo di “Ex Machina”, il che vuol dire due cose: la prima, il commento (per non dire l’epitaffio) migliore al film che si possa fare. La seconda, che Garland fa parlare di sé un po’ e poi sparisce. Cheers!

      Elimina
  15. Guarda, torno a leggerti non appena avrò visto il film (spero a breve). Ma da quello che ho sentito in giro e leggendo il tuo titolo già mi è chiaro come tu abbia capito tutto!!!
    Ciao neh
    Vincenzo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie capo gentilissimo come sempre! Buona visione, sono curioso di sapere la tua sul film ;-) Cheers!

      Elimina
    2. Rieccomi. Visto il film e letta tutta la tua rece. Intanto son felice di trovare in te un ammiratore di Stalker che è uno dei miei due film best ever...
      Il fatto che Garland cerchi di emularlo è evidente (pure le pozze d'acqua, buon Dio)...
      Poi come hai giustamente detto tu in un commento qui sopra, al capolavoro di Tarkovskij non può neanche essere messo vicino, e lo si nota fin dalle primissime sequenze. Ma poi quest'ansia di mostrare, che era totalmente assente in Tarkovskij, che anzi giocava tutto sul non mostrare. Vabbè, s'è capito che ne penso. Annientamento è Stalker fatto da un angloamericano. Il problema è che un capolavoro come Stalker non avrebbe MAI potuto esser girato da un angloamericano!

      Elimina
    3. Lo penso anche io, per rifare certi film, bisognerebbe prima aver capito perché funzionavano, non solamente citarli, cercando di ricreare l'atmosfera perché fa figo. In questo passa la differenza tra un vero regista e un arredatore d'interni. Cheers!

      Elimina
  16. Man quel muflone non era l'uomo-orso-maiale? 😂

    Scherzi a parte non è un film da sottovalutare per quello che offre nonostante il dualismo della coppia protagonista sia in qualche modo una specie di arma a doppio taglio, prima volta che vedo Garland usare così tanti flashback, non si può che rimanere incantati dal crescere. Molti ci vedranno tantissime citazioni partendo da Arrival arrivando anche al particolare Under the skin ma quello che si può notare è che un film di fantascienza fatto e finito cosa che mancava a Ex-Machina.

    Lo rivedrò ancora una volta magari per analizzare meglio certe parti e trovare una chiave di lettura molto più chiara.

    Jennifer comunque è sempre il top.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si, in amicizia noto come il muflone ;-) Jennifer è sempre fortissima, anche quando le fanno recitar monologhi acidi come fa qui. Anche secondo me è più un film fatto e finito, rispetto al romanzo però, da quanto ho capito, è una riduzione per bambini a livello di contenuti. Cheers

      Elimina
  17. Di Garland ho preferito Ex Machina, più compattezza e almeno lì le ambizioni non finivano tramortite da alcuni limiti tecnici. Annihilation è affascinante, con alcuni passaggi interessanti e altri meno. Di difetti ce ne sono tanti, ma Garland usa frattaglie e schizzi di sangue per coprirli (con ottimi risultati). Proprio i momenti splatter mi hanno sorpreso, questo tipo di brutalità in un film del genere è benvenuta (anzi necessaria).
    Peccato proprio per i personaggi secondari sacrificati, perché il potenziale era stratosferico (dalla madre in luggo al monologo finale di J.J.Leigh, fantastico considerata la sua malattia).
    Devo dire che il "mistero" è la parte meno riuscita del film, una serie di cose si intuiscono già dalle primissime scene.
    Tecnicamente troppi alti e bassi, rinunciare a qualche campo lungo di troppo, tenendo il focus più sui personaggi e meno sugli scenari avrebbe dato un che di clastrofobico in più, perché è inutile voler stupire se poi i fondali in CG sfumata stonano a quel modo. Anche certe scelte di fotografia discutibili, a tratti bella, a tratti quasi insensata.
    Tanto affascinante quanto imperfetto, ma avercene di film ambiziosi che osano anche a costo di fallire.
    p.s. a circa metà ho avuto un'intuizione "questo film avrà di sicuro un finale del ca…" e in effetti... ma qui il viaggio conta più della destinazione.
    Bob.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ah, e riguardo al tatuaggio dell'8-infinito, ci hai fatto caso vero, che il tatuaggio ce l'aveva Anya/Gina Rodríguez e in seguito appare sul braccio di Lena/Natalie?
      E che è un 8 disegnato in pelle di serpente, altro metaforone sul cambiamento di pelle?

      Elimina
    2. Anche secondo me ha troppi alti e bassi, poteva essere un gran film, ma a distanza di tempo, non mi ha lasciato davvero molto, di solito questo è un fattore. Cheers!

      Elimina
  18. Ora che mi ci fai pensare si, un simbolismo un po’ scadente, bisogna dirlo, siamo un po’ alle aste. Anche se il messaggio mi sembra proprio quello. Cheers!

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...