martedì 9 gennaio 2018

Madre! (2017): Il Vangelo secondo Aronofsky


A volte la mia capacità di estraniarmi sorprende anche me, a turno capita di inciampare in un titolo che per qualche ragione mi perdo al cinema e che riesco a recuperare solo dopo, come mi è accaduto con “Madre!” l’ultima tanto chiacchierata fatica di quel discreto matto di Darren Aronofsky.


Ora, io da un po’ di anni sto cercando di recuperare quel modo di guardare i film, che poi è quello che applicavo da bambino, ovvero semplicemente iniziare a guardarli e lasciare che sia la storia a conquistarmi (o a schifarmi, a seconda della fortuna), diventa sempre più complicato farlo oggi, perché tra trailer e pubblicità varia in rete, di ogni film sappiamo già tutto prima ancora di vederlo davvero.

Di questo “Mother!” so giusto un paio di cose: la prima, è che ogni volta che ne pronunci il titolo italiano, qualcuno nella stanza lo ripete imitando una celebre gag di un comico italiano che mi dicono essere molto famoso, ma che io non conosco. Vi ho già parlato della mia capacità di estraniarmi, vero? Capacity (…in amicizia) ti presento i lettori della Bara Volante, lettori della Bara Volante, vi presento la mia cara amica Capacity.

Ecco, l’altra cosa che sapevo su questo film era che ha diviso parecchio il pubblico e che a Venezia è stato accolto con una bordata di fischi, cosa che, per altro, era già accaduta all’altro film di Aronofsky presentato al Lido, ovvero “Il cigno nero” (2010) che qui lo dico e non lo nego, a me era piaciuto un botto. Piru piruuu piru piru piiiii (Cassidy canticchia “Il lago dei cigni” estraniandosi dal mondo con la sua amica Capacity).

"Guarda quanto spazio vuoto, sembra l'interno del cranio di Cassidy".
Siccome oltre a Capacity ho anche amiche non immaginarie, tipo la massima cacciatrice mondiale di foto e autografici con i VIIIIIPPPPPSSS (Ciao Elisa) che grossomodo dall’ultimo festival di Venezia mi ripetono che io questo film dovrei proprio vederlo, alla fine mi sono deciso a farlo, commento secco: "Oh, ma sapete che a me è piaciuto un botto?". Bisogna fare delle distinzioni grosse, ma grosse grosse, però cavolo a me è piaciuto!

Mi rendo conto che fare una lunga premessa in cui parlo di quanto è figo vedere i film senza sapere niente della trama e poi parlarvi di trama, svolte, colpi di scena e possibili interpretazioni è appena appena un paradosso, quindi facciamo così: se amate i film un po’ radicali nella loro messa in scena, se vi piacciono quelle storie che sembrano andare in una direzione, poi improvvisamente, invece, vi portano tutto da un’altra parte e, soprattutto, se non siete allergici ai METAFORONI voi “Madre!” dovreste davvero vederlo, ma così su due piedi, come ho fatto io, senza sapere una mazza della trama. Se, invece, tutte le cose elencate qui vi fanno semplicemente schifo, non dovreste avvicinarvi a questo film nemmeno armati di bastone acuminato, quindi questo è il mio consiglio, da qui in poi dovrò snocciolarvi per forza qualche dettaglio che per convenzione chiameremo SPOILER, così siete tutti avvisati.

Tra le poche cose che svincolandosi tra i blocchi come Kyrie Irving è riuscita a battere anche la difesa forte di Capacity, uno dei poster promozionali del film, che ricalca volutamente quello del capolavoro di Roman Polanski “Rosemary's baby” (1968) che è in parte una falsa pista, perché i punti in comune tra i due film sono limitati: entrambi sono ambientati in interni, hanno grossi tocchi da Horror e una donna incinta come protagonista, poi per il resto aveva ragione la mia amica (Elisa, non Capacity) quando mi diceva che il film somiglia più a “La notte dei morti viventi” di Romero.

La notte degli ospiti indesiderati viventi!
Per quanto sia un discreto pazzoide, non mi dispiace il cinema di Darren Aronofsky, è uno che può darti discreti schiaffoni con roba come “Requiem for a Dream” (2000), un regista che non risparmia su carne e sangue e che quando riesce a restare asciutto (“The Wrestler” 2008) sforna titoli belli dritti, ma non privi di metafore belle visibili. Ecco, poi, ci sarebbe l’altro problemino: ogni tanto gli parte fortissimo l’embolo e, quindi, quelle stesse metafore come il dottor Banner si trasformano, cambiano di dimensioni e diventano della metafore-Hulk, insomma dei METAFORONI.

Quando accade vengono fuori le robe sotto acido tipo “π - Il teorema del delirio” (1998) e “The Fountain - L'albero della vita” (2006) su cui preferirei fischiettando allontanarmi facendo finta di nulla, oh, però! Non tutto il metaforone vien per nuocere, “Il cigno nero” (2010) procedeva a colpi di metaforoni e funzionava alla grande e nel suo esagerare avevo apprezzato anche “Noah” (2014) il film con cui pensavo Aronofsky avesse definitivamente esaurito tutte le metafore a sfondo biblico... Ecco, mi sbagliavo, mi sbagliavo di grosso.


"Quello è lo storyboard Darren?" , "No, l'elenco dei metaforoni che utilizzerò nel film".
La nostra non ancora mamma Jennifer Lawrence (e non fate battute facili dai! Un po’ di serietà su!) vive nella grande casa di lui, Javier Bardem marito scrittore con il blocco creativo, lui cerca di scrivere, lei di restaurare con amorevole cura la grande villona di campagna immersa nel niente, un posto che come da tradizione horror non ha campo per il cellulare.

Un giorno ricevono la visita dei ehm… Primi uomini (occhiolino-occhiolino!) il primo ad arrivare è Ed Harris, poi sua moglie Michelle Pfeiffer più panterosa del solito (questa non ha MAI smesso di essere Catwoman), il primo è un fan dello scrittore molto malato, la seconda una signora monotematica che continua a pungolare JLaw sulla sua vita sessuale con il marito scrittore. Ecco, poi le cose si complicano, cominciano ad arrivare anche i figli della copia e quando lo scrittore finalmente di sblocca, arriva ancora qualcuno, poi qualcun altro e poi qualcun altro ancora e via così fino al delirio finale.


"Bussano a quest'ora del mattino, chi sarà mai, andiamo a vedere" (Cit.)
Già con “Il cigno nero” Darren Aronofsky aveva incominciato ad intendersela con il genere horror, qui fin dalla prima (potente) immagine d’apertura, è chiaro che la storia di “Mother!” non è ambientata in un mondo realistico, si capisce dal fatto che i personaggi non hanno nomi, al massimo qualcuno si rivolge alla protagonista chiamandola prima “Ispirazione” e poi semplicemente “Madre”, il tutto mentre lei pare comunicare con il cuore pulsante della casa, che con il passare dei minuti sanguina, nemmeno fosse la Crimson Peak di Guillermo Del Toro.

Inoltre, specialmente nel primo tempo Aronofsky strizza proprio l’occhio al genere horror, ho notato almeno un vistoso omaggio a Luci Fulci ed un altro (la lampadina sporca di sangue) che grida fortissimo La Casa di Sam Raimi. Avete presente la classica scena del frigorifero (un tizio dietro la porta aperta che spunta a farvi BUU!) che avete visto in ogni horror della vostra vita? La trovate anche qui.


Fate ciao ciao con la manina al buon vecchio Sam Raimi.
Il buon Darren ha dichiarato nelle varie interviste di aver scritto il film in quattro giorni, non stento a crederci perché le metafore scelte sono davvero le più banali possibili, roba che davvero sembra di stare al primo giorno della scuola di scrittura creativa per quanto sono trite e ritrite le metafore, ma, per assurdo, il film funziona lo stesso alla grande, funziona talmente bene che quasi mi dispiace che sia stato un mezzo flop, lo ammetto candidamente: Jennifer Lawrence non mi sta simpaticissima, a mio avviso, è più famosa e bella che davvero brava, ci sarebbe anche da discutere del fatto che la sua storia d’amore con Aronofsky sia iniziata e finita sul set di questo film, se questo fosse un sito di gossip a qualcuno fregherebbe qualcosa, ma siccome siamo sulla Bara Volante parliamo di perché, invece, questo film andrebbe visto.

Se Aronofsky qui stava in vena di metaforoni, oggi io scrivendo del suo film, a mia volta, lo imito, ma utilizzo quelli che conosco meglio, quelli cestistici, il nostro Darren e la sua creatura con “!” nel titolo di conseguenza, sembrano uno di quei giocatori talentuosi e difficili da tenere a bada che ad un certo punto rompe lo schema, decide di partire in palleggio verso il canestro tutto da solo, provocando nel suo coach in panchina (e a noi spettatori davanti allo schermo) una serie di “No, no, no, no, no…” che vanno dal sommesso al decisamente incazzato, salvo poi piazzare un canestro da cineteca che non può che provocare un enorme “YES!” in noi spettatori/allenatori, roba che proprio ti viene da alzarti e da andargli a dare il cinque mentre torna in difesa. Bravo Darren bel canestro, ma la prossima volta segui lo schema.

Aronofsky ottiene il risultato coinvolgendoci pienamente nella sua “Mossa Kansas City” (cit.), per tutto il tempo tiene la macchina da presa su Jennifer Lawrence, vicinissima, seguendola per tutti i corridoi della casa, riempiendo lo schermo di suoi primi piani, il modo che sia chiaro anche all’ultimo degli spettatori che TUTTO il film ruota intorno a lei, risultato che viene ottenuto in pieno, sarà che tra lavoro e traslochi non ho mai avuto più voglia di così di stare a casa tranquillo, ma guardando “Madre!” è impossibile non patteggiare per questa poveretta che vorrebbe solo prendersi cura della sua casetta, ristrutturarla e tirarla su al meglio perché sia, usando le sue parole «Un paradiso» (occhiolino, occhiolino), il tutto mentre questi rompicoglioni non fanno che arrivare, tocchicciare, rompere, mangiare e in generale spaccare le palle, sordi ai suoi andate via! Via!!


Come quanto vuoi solo sdraiarti sul divano a guardare l'NBA e continuano a citofonarti.
Ad un certo punto, da spettatore viene voglia di esortare la bionda a prendere tutti a pedate nel sedere spedendoli in volo oltre l’uscio, in altri momenti, verrebbe proprio voglia di entrare nel film, prendere quei rompicoglioni dai capelli e sbatterli fuori, un coinvolgimento totale (almeno da parte mia) che pare esagerato per una metafora ad una prima occhiata poverissima di idee.

Sì, perché per la metà dei suoi 121 minuti, “Mother!” sembra la banalissima metafora su quanto possa essere difficile la vita accanto ad un artista famoso, su quanto possano essere invadenti i suoi ammiratori e su come si può giusto vivere nell’ombra della celebrità della tua dolce metà. Una roba che ti fa pensare, Darren? Ma pensi di essere così famoso da permetterti riflessioni di tale umiltà, raccontare con tale esagerato livello di spocchia sopra le righe? Insomma, l’allenatore che vede il suo uomo di punta sbattersene dello schema, no, no, no…

Poi, ad un certo punto, la questione degli ammiratori a casa scappa di mano, fulminati dalla sua ultima commovente creazione, proprio come gli zombie di Romero, questi arrivano, occupano prima il bagno, poi il divano, poi iniziano a saccheggiare il frigo, a portarsi via la roba, in un'escalatation che Aronofsky ci mostra sullo sfondo ai primi piani di una sempre più disperata Jennifer Lawrence, un crescendo di bordello, casino e violenza a cui manca davvero solo Jake Blues che si mette ad urlare: «C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette!».

Il momento in cui realizzi che Jake Blues aveva ragione da vendere.
Gli ultimi 20 minuti di madre cinematograficamente parlando sono l’allenatore che vede il gioco che ha disegnato saltare, sono un crescendo di devastazione e anarchia degna del più tirato pezzo Punk, non manca una grossa svolta horror (di cui potreste aver sentito parlare) fino a quel finale che quando i titoli di coda terminano, ti costringe a chiederti: "Ma che ca..o ho appena visto? Cos'era quella cosa che mi ha colpito?".

Proprio per questo, se tutta questa roba vi sembra essere nelle vostre corde, vi invito a correre a vedervi questo film senza sapere altro, era parecchio che non vedevo una svolta così anarchica in un film, un crescendo tanto potente da incollarti allo schermo, se vi piacciono le storie che svoltano, qui Aronofsky con il suo film ha fatto un'inversione ad “U” da consumare un chilo di gomme lasciando i segni a terra, se per voi il cinema è ancora un’arte e, quindi, capace di provocare una reazione nel pubblico, allora dovreste volere bene a questo film perché in giro trovate poca roba come “Madre!” in grado di provocare reazioni. Citofonare al pubblico del lido di Venezia per conferma.

Quando, poi, la sbornia ti passa un attimo e inizi a cercare di dare un senso a quello che hai visto, è chiaro che la VERA metaforona su cui Aronofsky ha costruito tutto il film è ancora più radicale e banale, eppure efficacissima se raccontata in questo modo, quello che emerge è un film spudoratamente biblico e, al tempo stesso, ecologista, non so se le due cose possano convivere, ma ribadisco: aspettatevi qualcosa di bene poco convenzionale da questo film.


Se vi sembra una strana immagine tranquilli, è solo perché dovete ancora vedere il film.
Abbiamo un uomo e una donna, i primi uomini che prima toccano una cosa che non dovrebbero toccare, poi abbiamo due fratelli (e sono proprio due fratelli, visto che sono interpretati da Domhnall e Brian Gleeson) in cui uno uccide l’altro per gelosia. Un pacifico creatore, capace anche di gesti di grande furia (Javier Bardem) che con la sua parola scritta fa proseliti dando vita ad un vero e proprio culto, a questo punto diventa chiaro che Aronofsky si sta giocando tutti i possibili METAFORONI biblici che è riuscito a trovare in giro, roba che a confronto “Noah” (2014) è una favoletta fantasy su un padre che vuole portare la famiglia in gita in barca.

Il finale è chiarificatore una volta azzeccata la metafora giusta, ma Aronofsky ci fornisce indizi fin dalla prima inquadratura e, malgrado io non vada assolutamente pazzo per il modo di recitare di Jennifer Lawrence, non riesco proprio pensare ad un’attrice più azzeccata di lei in questo ruolo.


Hey! Io sarei qui sotto impegnato a scrivere una didascalia, qualcuno mi caga?
La prima volta che compare nel film, Aronofsky ci mostra la protagonista, lo fa controluce coperta da una canottiera bianca che lascia poco alla fantasia, quindi le forme generose di JLaw non stanno (solo) lì per farsi guardare dai vecchi maniaci sessuali come il sottoscritto, ma per mettere in chiaro che il personaggio stesso è un metaforone di quella che è la mamma più mamma di tutte, madre natura, prima inquadratura della protagonista e non solo Aronofsky ha trovato un modo per rendere arte le gomme della Lawrence, ma ci ha già dato la più grossa chiave di interpretazione per il suo film.

Utilizzare metafore non è roba semplice, utilizzarne di banalissime ed abusate può non sembrare una grande mossa e, infatti, non lo è per niente, Darren Aronofsky spinge sempre a tavoletta sul pedale dei METAFORONI e ogni tanto tira fuori un gran film, per quanto mi riguarda questa è una di quelle volte. Grazie per tutta questa clamorosa caciara punk rock Darren!


Visto che siamo in tema, non perdetevi il pezzo di Jack (meglio noto come Genius) su Recensioni Ribelli

30 commenti:

  1. Apro una parentesi velocissima. Ti sei dimenticato quando al Lido il buon Darren presentò "The Fountain"... A parte che avevo la febbre alta, il film fu qualcosa di assurdo. Io non ci capii un cazzo e mi sono pure addormentato, ma la gente fu stupita. Nessun fischio, nessun applauso, solo il gelo in sala. O ci siamo addormentati tutti e ci siamo svegliati a film terminato (possibile), oppure il film fece cag@re ma nessuno in quel 2006 ebbe il coraggio di fischiare. Ah, "The Fountain" poi non l'ho mai più visto... Chiusa parentesi.
    Questo "Mother" invece ce l'ho là in attesa e non ho mai avuto tempo/voglia di metterlo su. L'ha visto però un mio caro amico proprio all'ultima Mostra. A lui piacque molto e non capì le bordate di fischi e lo sdegno tra il pubblico. Secondo lui il film semplicemente non è stato capito nonostante la semplicità delle metafore nell'economia della storia. E' riuscito pure a scambiare due-parole-due con la Lawrence e le ha fatto i complimenti per il coraggio di fare film come questi. Lei ha abbozzato un sorriso e lo ha ringraziato.
    Tengo il mio giudizio in sospeso per quando riuscirò a dargli un'occhiata...

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    1. Hai ragione me lo sono cannato quello, ero al Lido quando fu presentato “Il cigno nero”, li invece si sono ricordati tutti di fischiare ;-) "The Fountain" visto una volta sola, ricordo molta luce e gente che svolazzava… Non ho molta voglia di un bis lo ammetto :-P
      Le metafore sono piuttosto chiare, poi non so sarà che ero nel momento giusto, ma ad un certo punto non potevo non fare il tifo per la povera JLaw incastrata in questa versione horror di “Otto sotto un tetto” ;-) Cheers

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  2. Non leggo nei dettagli perché sarà uno dei prossimi film che recupererò, ma visto che lo consigli mi ritengo sollevato. Qualche critica mi aveva fatto tremare...

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    1. Se avrai voglia piuttosto ripassa dopo la visione, meno sai della storia meglio è, aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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  3. Mi fermo allo spoiler perché, se possibile, anche a me piace vedere i film come dici tu, senza sapere niente. O comunque il meno possibile.
    A Darren voglio un gran bene e quindi parto ben disposto. Anche se il cigno nero non mi ha entusiasmato.

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    1. Bravo, penso che sia il modo migliore per godersi un film, questo poi in modo particolare.
      “Il cigno nero” ci dava dentro con le metafore, tutto quell’utilizzo di toni bianchi e colori scuri era fin troppo martellante, però aveva quella percentuale di Cronenberg dentro che me lo ha fatto apprezzare ;-) Cheers

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  4. Perché tra trailer e pubblicità varia in rete, di ogni film sappiamo già tutto prima ancora di vederlo davvero: pensa a quelli come me che vanno a caccia di spoiler :D, una volta dovevi attaccarti all'amico di turno.

    "Madre" era il tormentone di Jean Claude! (mai dire gol).

    Qual è l'omaggio a Fulci? :D

    Comunque, partendo dalla tua recensione: a 3\4 ho pensato, "questo è uno dei film peggiori che Cassidy abbia mai recensito".

    Poi hai spiegato il metaforone e ho detto

    "Cazzo, questo è un film geniale".

    Anzi un capolavoro.

    Cass, amorevolmente ti mando a quel paese: quand'è che mi recensisci un film monnezza :D

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    1. Ecco esatto proprio quello di “Mai dire Gol”, ho sempre visto le sue foto in rete ma il nome non lo sapevo di certo ;-) Bravo hai riassunto l’andazzo del film, potrebbe sembrare una porcheria invece a ben guardare è fighissimo!

      Ma un film monnezza nel senso di brutto oppure di Tomas Milian? :-P Cheers!

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    2. Brutto, recitato da cazzo, con una trama risibile, che alla fine del film ti sono caduti i maroni a terra :D

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    3. Beh dai qualcuno così penso di averlo commentato, ma più che altro sono certo di averne visto (anche di recente) qualcuno con quelle caratteristiche :-P Cheers

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  5. Sarà che la metafora biblica l'ho sgamata al Paradiso terrestre e a Ed Harris e Michelle Pfeiffer, ma non mi ha impressionato per niente. Un film dovrebbe avere sfumature, livelli di lettura, qui mi è sembrato che ogni cosa fosse presa di peso dalla Bibbia o da una tesi prefabbricata e trasformata in un simbolo più o meno evidente. Infatti poi Aronofsky ha dato la sua interpretazione ufficiale, univoca e priva di qualsiasi sfumatura o originalità. Dio crea, la gente è cattiva e distrugge la madre terra, e vabbé, queste cose le sapevamo già. Piuttosto la cosa interessante del film è come lo fa, con uno stile inquietante, esagitato e barocco, che però boh, a me ha stuccato ad un certo punto, in tutto quel "greatest hits" dei mali del mondo del finale. E' molto probabile però che io sia la persona più prevenuta al mondo contro Aronofsky, quindi le mie parole hanno un valore relativo

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    1. Dici bene, il tempo che ci metti ad inchiodare la metafora conta, sul resto sono perfettamente d'accordo, è IL problema di Aronofsky anche con la trama più lineare lui è un narratore didascalico (si, sto pensando ad alcuni passaggi di "The Wrestler"). Ho a mio volta provato a descriverlo con quella (poco riuscita) metafora cestistica, sono passaggi del film che ti fanno mormorare: No, no no no...
      Sono riuscito ad apprezzarlo per la caciara, il messaggio è visto e stravisto concordo, per me suona come un pezzo Punk, il testo non dice tutte queste verità assolute e innovativa, anzi proprio no, ma è suonato con tale fuori e ritmo da coinvolgerti. Almeno, io mi sono fatto coinvolgere e ti assicuro che quando è il momento di dire "Caccapupù" di Aronofsky sono il primo a farlo, ma non mi sembrava questo il caso ;-) Cheers

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  6. Io di Aranosky ho visto The Wrestler (bellissimo!!!) e Noah (un po' MAH!).. questo se lo becco in chiaro potrebbe incuriosirmi! Darren in quella foto sembra proprio un nerd, ma almeno è riuscito a bombarsi la Lawrence :D battuta sessista!

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    1. Posso criticarti? Dopo aver scritto un paragrafo sulle "Gomme delle Lawrence" secondo te posso dare del sessista a qualcuno? Il senso della tua frase è chiarissimo, non sono l'utente medio da Social-Cosi con il forcone vicino alla tastiera ;-) Detto questo, hai riassunto la carriera di Aronofsky in eterno equilibrio tra il bellissimo e il MAH ;-) Cheers

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    2. Me lo sono dato da solo del sessista , più che altro è una battuta scontata "ecco ha fatto un film assieme solo per farsela!" Quante volte l'abbiamo pensato? :D

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    3. No credimi, ho letto in giro commenti dello stesso tipo, ma seri, del tipo il film è una porcheria perché era distratto a correre dietro a JLaw (storia vera, purtroppo). Cheers!

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  7. Ecco la recensione che aspettavo! ;)
    Concordo praticamente su tutto.
    Io sin da subito non avevo intuito la forte componente biblica del racconto (nella seconda parte sì, era più evidente) ma poi quando mi sono letto recensioni approfondite sulle tematiche trattate... wow! Mind Blowing!
    Questo entra di diritto nella top 10 dei miei film preferiti, mi è piaciuto anche più de "Il cigno nero". "Noah", invece, non me lo ricordo bene eccetto per la scena di Emma watson e Russell Crowe sul finale (lacrimoni, tanti lacrimoni).

    Che altro dire? Questo film è letteralmente un horror per Bilbo Baggins ma anche per me che di estranei non ne voglio vedere neanche ai bordi della mia proprietà. XD
    Aronofsky ha fatto un ottimo lavoro, lo riguarderò sicuramente.

    Saluti!

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    1. Bravo Bilbo Baggins perché non ci ho pensato! In realtà è proprio la mia ambizione, diventare un Bilbo chiuso a casetta sua con la pipa e le merende ;-) Anche a me è piaciuto molto, l'unico di Aronofsky che ho visto e rivisto è "The Wrestler" (a proposito di palpebre che sudano), ma questo è un gran spettacolo, se ti prende e ti coinvolge (e a mio avviso ha tutto per farlo) ciao, davvero è l'incubo di Bilbo Baggins ;-) Cheers!

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  8. Aronofsky è veramente un regista ambizioso...questo film ne è una conferma. Un mix tra Gilliam, Polansky, Bergman e Trier ma con una ben precisa visione...un film non per tutti, ma che va assolutamente rivalutato dalla critica. Il cast mi è piaciuto, Harris e Michelle sono stati incredibili e credibili nel pochissimo minutaggio. Comunque devo riconoscere alla Lawrence che la scena del pestaggio è stata un colpo al cuore.

    Contento che ti sia piaciuto..

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    1. Mi è piaciuto molto e concordo sull'ambiziosità di Darren, punta in alto, non sempre fa bene ma ha il piglio giusto, avercene di artisti con questa personalità ;-) Cheers

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  9. Go sempre trovato Aronofsky un vero e proprio genio,a volte é talmente geniale che vai a capirlo. Infatti come sai io non ho ancora capito se il film mi sia piaciuto o meno. Tocca punti di cinema altissimi,ma in certe cose mi ha fatto anche cadere un po' le braccia.

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    1. Lo so, penso che sia anche un po' il bello di questo film, ha trovate facilone e momenti molto alti, Darren va preso così, quando è in giornata buona però spacca ;-) Cheers

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  10. Devo vederlo in italiano anche per commentarlo meglio dalle mie parti, dopo la rece di halloween...speriamo bene xD

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    1. Le aspetto entrambi, poi sai che con me se mi dici “Halloween” vinci facile, sono curioso di conoscere il tuo parere ;-) Cheers

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  11. Visto, ottimo film...
    Continuo a pensare che Aronofsky è sempre più matto!

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    1. Lo penso pure io, matto e con un enrome stima di se stesso ;-) Cheers

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  12. Sarò un pò tardo ma vedendo il film ne ho capito il senso (in parte) solo all'ultimo quando il poeta dice:"io sono colui che sono"....ma anche lì pensavo ci fosse qualcosa che mi sfuggiva, non che il regista non abbia infilato diverse allusioni per tutta la trama, ma ero sempre convinto che mi sfuggisse la metafora del film anche quando nel finale l'ago della bilancia si sposta sempre di più sull'allegoria e le citazioni nuovo e vetero testamentarie sono esplicite.
    Sicuramente un film ambizioso, che trova contatti con Antichrist di Trier (questo lo ritengo migliore però, sebbene le tematiche non siano prroprio le stesse) e che inserisce diversi omaggi al genere, come hai fatto giustamente notare. Quello che mi è piaciuto molto è la svolta verso il delirio che è inaspettata, ma servita come naturale e lo spettatore la accetta visto lo sviluppo dei personaggi, per quanto la sua credulità rimaga sospesa: in pratica uno è costretto ad accettare che tutto sia alla fine un metaforone.
    Comuqnue il film mi ha fatto passare due ore interessanti e dopo che era finito ho continuato a pensarci..quindi buon segno.
    Questo quindi mi è piaciuto, mentre il cigno nero lo ricordo poco, ma non ero molto entusiasta, tuttavia visto che come ne parli gli darò sicuramente una seconda visione...mentre Noah l'ho trovato piuttosto infantile...ma c'è chi ha ha fatto di peggio tipo Exodus...
    Bye

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    1. Exodus è indifendibile, ma ormai io con lo Scott(o) sbagliato non ho quasi più nulla da partire.
      Dici bene, alla fine i personaggi vanno accettati per quello che sono, ovvero parte di un metaforone, inoltre con il passare dei minuti la trama va sempre più in quella direzione. Ho amato molto il modo come Darren ha gestito il caos, che parte piano per diventare un delirio esagerato e fuori controllo.

      Personalmente ho apprezzato più questo film che “Antichrist” di Von Trier, che era molto buono, ma aveva due momenti almeno (forse di più) in cui le risate involontarie hanno avuto il sopravvento, anche all’interno del genere horror, trovo che Darren sia stato più preciso, a Von Trier è scappata la mano, ma sono questioni di lana caprina, sono comunque due film unici. Cheers!

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