venerdì 8 dicembre 2017

L'uomo senza ombra (2000): Ora mi vedi, ora non mi vedi più


L’essenziale sarà anche invisibile agli occhi, ma l’invisibilità è proprio al centro del film di oggi, protagonista della rubrica… Sollevate un Paul Verhoeven!


Prima o poi nella vita, tutti hanno speso un minuto a pensare a cosa farebbero se improvvisamente diventassero invisibili, qualcuno s'infilerebbe subito in qualche spogliatoio altri (come me!) si prenderebbero piccole rivincite nei confronti dei vicini di casa, per esempio (maledetti! Dovete solo sperare che io non diventi mai invisibile ‘stardi!), ci ha pensato il Maestro John Carpenter a ricordarci che l’essere invisibili porta con sé tutta una serie di problemi pratici molto fastidiosi e tenetemi l’icona aperta su questo film minore di Giovanni Carpentiere, perché tornerà di moda più avanti.

Ho sempre avuto una predilezione per i film dedicati a questo tema, forse perché da bambino sono rimasto fulminato durante una visione del film “L'uomo invisibile” (1933) diretto da James Whale, ancora oggi uno dei miei classici della Universal preferito, pensate che da piccolo uno dei miei pezzi preferiti dei Queen era “The Invisible Man” (storia vera) non proprio il primo titolo che ti viene in mente pensando al celebre gruppo.

Sapete, invece, a chi non fregava assolutamente niente di invisibilità e quant’altro? Al nostro Paul Verhoeven! Intervistato nel 2013 il regista olandese ha candidamente ammesso che di tutti i film che ha girato, questo è quello che si è pentito di aver firmato. Esatto, non Showgirls, ma questo film qui! Incredibile vero?


"Femo lì Gavino, fammi fare tutti i primi piani prima di scomparire".
Ma la spiegazione fornita da Polveròn è sensata, secondo lui al netto del risolutati finali, in giro ci sono circa venti registi che avrebbero potuto dirigere questo film, così come lo abbiamo visto, ma non ce ne sono tanti che avrebbero potuto dirigere roba come Robocop, oppure Atto di Forza nello stesso modo, i vari sequel e remake aggiungo io, confermano la teoria di Verhoeven.

Falsa modestia da parte di Verhoeven? Non credo, anzi penso che il regista sia stato fin troppo duro con se stesso, il nostro Paul ha ammesso, senza girarci troppo intorno, di aver accettato di dirigere il film per restare nel giro che conta di Hollywood, comprensibile dopo che Showgirls è entrato nella storia dalla parte sbagliata e Starship Troopers non è stato il successo sperato per il semplice fatto di essere stato male interpretato dal pubblico. In ogni caso, io “L'uomo senza ombra” quando è uscito in sala nel 2000 sono corso a vederlo, ma proprio di corsa! Dai su, il regista di Robocop, il protagonista di Tremors, il tema dell’invisibilità, un film imperdibile che ho gradito fin dalla prima visione, rivedendolo per questa rubrica posso confermarvi che non ho cambiato idea, è ancora un ottimo film.Trama e poi andiamo nel dettaglio.

Sebastian Caine (Kevin Bacon) è un geniale scienziato di belle speranze, ad un passo dalla scoperta che rivoluzionerà il mondo, quella dell’invisibilità, un processo perfettamente reversibile che con la sua squadra ha già dimostrato di poter applicare sugli animali. Ma siccome a pagare tutto il cucuzzaro dell’eccentrico Caine (occhio al nome Biblico) sono i militari, i signori in divisa vogliono dei risultati, perché un gorilla invisibile è una figata, ma l’obbiettivo sarebbero soldati invisibili, vogliamo qualcuno che uccida i nemici dell’America non che lanci loro addosso la cacca (invisibile).


"Andiamo, visori termici per la cacca di scimmia?" , "E aspetta di vedere lo scopettone laser per pulirla".
Per somma gioia della veterinaria Sarah (Kim Dickens) Sebastian fa di testa sua, la sua ambizione lo spinge a diventare il primo uomo invisibile della storia dell’umanità, mettete pure in pista che Sebastian voglia primeggiare per far colpo sulla sua collega ed ex amante Linda McKay (la sempre guardabile Elisabeth Shue) che nel frattempo all’arroganza di Caine ha preferito la sicurezza del collega Matt (Josh Brolin) uno decisamente più affidabile e con meno grilli per la testa.

Da bravo “Mad Doctor” Caine diventa davvero invisibile, ma il processo per gli umani non è così reversibile come per le scimmie, quindi il nostro inizia leggerissimamente a sbroccare, la prospettiva di restate invisibili a vita non è il massimo per uno con un ego smisurato come Caine che, però, scopre presto che non essere visti porta anche qualche sinistro e oscuro vantaggio.


Tipo poter fare le boccacce spaventando i bambini, perché voi non lo fareste?
«È incredibile quello che riesci a fare quando non devi più guardarti allo specchio.»
La frase chiave di tutto il film, quella su cui ruota tutto l’arco narrativo del protagonista che, però, è anche il cattivo del film, non a caso Verhoeven per la parte ha voluto proprio Gavino Pancetta, un attore che ho sempre adorato anche per la sua capacità di essere totalmente credibile sia nella parte del buono del film, sia in quella del diabolico cattivo, attori che possono permetterselo? Uno, solo Gavino!


"Chi io Cassidy? Solo perché ho questa adorabile faccia da schiaffi?".
Ma questa frase così importante potrebbe essere il grimaldello da utilizzare se qualcuno volesse demolire il film, qualcuno con il dente più avvelenato di me nei confronti di questo film potrebbe dire che è lo stesso Verhoeven che senza remore nel doversi guardare allo specchio svende il suo cinema ad Hollywood pur di restare nel giro d’orato. Ma ribadisco a questo film non voglio affatto male, è chiaramente un'opera minore all’interno della filmografia a cui appartiene, esattamente com'è stato Avventure di un uomo invisibile in quella di John Carpenter.

In entrambi i film i due registi hanno chiaramente le mani legate dalla imposizioni della casa di produzione, ma i risultati sono comunque due film onesti sostenuti da degli ottimi effetti speciali. Quelli di “Hollow man” sono invecchiati alla grande, a rivederlo ora, diciassette (quasi diciotto) anni dopo la sua uscita è ancora un film che potrebbe uscire in sala questo weekend senza risultare datato, il che non è poco visto la brutta CGI che nasce già vecchia che vediamo in tanti film contemporanei.

Gli effetti speciali sono un riuscitissimo utilizzo della Chroma key e del green screen, i momenti in cui la CGI potrebbe svaccare sospendendo l’incredulità dello spettatore sono circa un'ottantina, eppure non accade davvero mai e gli effetti speciali sostengono la storia fino ai titoli di coda. La scena in cui la gorilla viene riportata nel mondo degli essere visibili è realizzata alla grande e, poi, dai cavolo, SIMMIE! Sono sempre felice quando in un film qualcuno mi mette le mie amate SIMMIE!


Verhoeven ci fa vedere le scimmie. Dentro e fuori, questo si che è amore viscerale per i primati!
Il modo in cui Sebastian Caine diventa invisibile un organo alla volta è ancora impeccabile, Kevin Bacon viene trasformato nella versione parlante di, vi ricordate il modellino anatomico dello scheletrino di plastica con gli organi installabili, che quando ero piccolo io si poteva costruire con le uscite in edicola di “Esploriamo il corpo umano”? Ecco, mi ricorda un sacco quello. Lo so non sono tutti finito.

Siamo fatti cosi, muscoli scattanti, sempre scalpitanti.
Sul set Gavino Pancetta ha dovuto recitare in un’aderentissima tuta di colore verde o blu a seconda delle necessità dei tecnici, il più grosso problema per tutti i suoi colleghi? Restare seri davanti ad un esibizionista in tuta colorata che si comporta come un malvagio! (Storia vera)

In “Hollow man” è facile notare la presenza di tutti i temi cari a Verhoeven, forse in misura minore, ma comunque tutti lì da vedere (che in un film che parla di invisibilità non è un dettaglio da poco), la donna forte, bionda e che sconvolge la vita del protagonista qui è ben rappresentata da Elisabeth Shue, inoltre, non mancano i riferimenti Biblici tanto utilizzati da Polveròn nel suo cinema, il protagonista (o antagonista?) di cognome Caino che nel film più volte si paragona all’Onnipotente («Tu non sei Dio, sono io») e che in tutta risposta, è proprio la bionda in carica a ridimensionare la sua megalomania in un paio di dialoghi durante il loro scontro finale («Credi di essere Dio ti faccio vedere io Dio», «Non Dio, non più ormai»).


"Dammi un po' di zucchero baby", "Secondo me hai più bisogno di uno strato di pelle".
In tutta la sua carriera, come abbiamo visto, Verhoeven si è mosso agilmente attraverso svariati generi cinematografici, “L'uomo senza ombra” è l’occasione per l’Olandese per dirci la sua sul genere horror, sullo Slasher in particolare. Chiusi dentro il laboratorio con un essere impossibile da vedere ad occhio nudo, gli scienziati si fanno prendere dalla paranoia, qualcuno non va nemmeno a pisciare senza il visore termografico, quando poi Caine abbraccia totalmente il “Lato oscuro”, diventa un mostro invisibile che uccide i protagonisti uno dopo l’altro e gli scienziati muoiono seguendo l’ordine classico degli Slasher, tizia nera e lo scemone con le cuffiette nelle orecchie sono i primi a salutarci.

Sempre come da tradizione, ad arrivare alla fine è la “Final Girl” Elisabeth Shue che tiene testa al mostro con un po’ di aiuto di un ferito Josh Brolin, ma principalmente della sua astuzia e della sua resistenza. Da questo punto di vista “Hollow man” è un film drittissimo, efficace, con un buonissimo ritmo e ancora capace di farti tifare per i suoi protagonisti, insomma per essere un film minore fatto quasi contro voglia ho visto davvero di peggio in vita mia!


Elisabeth Shue in versione Ellen Ripley, ma con lanciafiamme improvvisato alla MacGyver.
Ma riguardandolo alla luce di questa mini retrospettiva dedicata a Verhoeven emergonono due dettagli legati, ma in netto contrasto tra di loro: da una parte è chiaro che senza l’estro e le ossessioni cinematografiche di Polveròn, “L'uomo senza ombra” sarebbe stato un film molto più anemico, ad ogni occasione utile, malgrado il limite imposto dalla censura, Verhoeven infila nel film la carne e il sangue che sono l’essenza del suo cinema.

Il corpo diventando invisibile espone gli organi interni e al sangue ci pensa la trama, ogni omicidio è grondante sangue, basta guardare la scena in cui la veterinaria Sarah sparge buste di plasma nella stanza riempiendo il pavimento di sangue per rendere visibili i movimenti di Caine. A ben guardare, non manca nemmeno il sesso (che quando c’è Verhoeven nei paraggi non manca mai), a partire dalla barzelletta su Superman e Wonder Woman che onestamente a me fa sempre ridere. Ok lo so sono scemo, vabbè andiamo avanti!


"Quante volte devo dirti che il rosso emoglobina non fa risaltare i miei occhi!".
I protagonisti maschili nei film di Verhoeven sono spesso bestie primitive mosse dagli istinti più bassi (quelli basici direi), l’invisibilità per Caine è la scusa per lasciarsi andare, liberando i peggiori istinti quelli che la società civile etichetta come criminali, per questo notte tempo si getta sui capezzoli della dormiente Kim Dickens, quando esce dal laboratorio sfrutta la sua maschera di gomma per spaventare bambini mentre aspetta il verde al semaforo e soprattutto, infrange l’ultimo tabù, passando dall’essere l’arrogante protagonista per cui comunque si prova un po’ di empatia per la sua condizione, al diventare solo un gran bastardo, cosa che, ovviamente, accade con l’immancabile scena di stupro. Devo dire che Verhoeven si è messo d’impegno per curare il fastidio che provo nel vedere questo tipo di scene al cinema, grazie Paul eh! A buon rendere!

Dimostrando il solito enorme buon gusto in fatto di “L’altra metà del cielo”, Verhoeven per la parte della vicina di casa che tutti gli uomini sognano, quella bona e allergica alle tende, sceglie Rhona Mitra (Boom!), quindi decisamente una tentazione per il protagonista a cui cede sacrificando anche l’ultima sua briciola di umanità («Non pensarci nemmeno, tanto chi lo saprà?»).

Persino allo specchio cade l'occhio in un punto in particolare.
Ma è proprio qui che l’altra faccia della medaglia di “L'uomo senza ombra” fa capolino, la scena di stupro avviene fuori campo, Verhoeven ci mostra come Caine s'infila in casa, ma omesse le conseguenze (infatti Rhona, purtroppo, sparisce dal film), Verhoeven utilizza l’invisibilità per mostrare il più possibile, come il pistolino in CGI di Kevin Bacon e le zinne della Mitra, ma allo stesso tempo è costretto ad usare questo espediente per non incappare nel visto censura.

Ad esempio, la scena in cui il nostro uomo invisibile, uccide un cane, a sua volta invisibile, colpevole di abbaiare troppo (pure questa Paul!!) ci viene “mostrata” solo attraverso le telecamere termiche ed è l’unica ragione per cui Verhoeven ha scampato un'accusa da parte dei gruppi animalisti, perché ha potuto dimostrare che il cagnetto che Gavino Pancetta maltratta era solo un pupazzo di gomma usato per girare la scena (storia vera).


"Guardiamo il lato positivo, niente più problema di borse sotto gli occhi".
In questo senso, “L’uomo senza ombra” è un film in bilico, è molto più esplicito della media dei vostri moderni blockbuster pieni di effetti speciali in termini di sesso e violenza, ma rispetto al solito film di Verhoeven è all’acqua di rose, quella voglia di provocare e di spingere sempre un po' più in là il confine del mostrabile nel cinema americano viene un po’ a mancare, forse perché lo stesso Verhoeven non era il primo a crederci più di tanto.

Da una parte sono soddisfatto perché “Hollow man” è ancora un film molto solido, dall’altra è chiaro che il Verhoeven dell’era antecedente ai flop di Showgirls e Starship Troopers al cinema avrebbe potuto portare qualcosa che probabilmente avremmo paragonato all’uomo invisibile di Milo Manara, invece è chiaro che l’uomo che stava iniziando a scomparire, era proprio il nostro Paul Verhoeven.


"Prima di sparire qui, è meglio darsi una mossa e prendere provvedimenti".
Hollywood lo desidera ancora, di quasi tutti i film della fase americana della sua carriera sono stati sfornati dei sequel, spesso anche parecchio pezzenti, come “L’uomo senza ombra 2” (2006) uscito uscito solo in home video e con Christian Slater come protagonista, eppure, l’industria del cinema americano dopo aver fatto soldoni con l’estro dell’olandese, pian piano cerca di limitarlo, omologarlo alla massa e magari nasconderlo sotto il tappeto per evitare altri imbarazzi.

“L’uomo senza ombra” è ancora un buonissimo film minore, ma Verhoeven a questo punto della sua carriera può fare solo due cose: scomparire nella massa di registi anonimi, oppure tornare a casa, preparate le valige, tra sette giorni si torna in Olanda. Amsterdam! Amsterdam! Ce ne andiamo, ce ne andiamo ad Amsterdam!

44 commenti:


  1. Prima o poi nella vita, tutti hanno speso un minuto a pensare a cosa farebbero se si improvvisamente diventassero invisibili, qualcuno s'infilerebbe subito in qualche spogliatoio altri (come me!): muahhahahahaahah.

    Comunque l'uomo senza ombra è un film secondo me non riuscito: l'antipatia per Kevin Bacon già mi rende prevenuto. Ma il punto - come sempre lo individui - è che è troppo hollywoodiano e poco Verhoeveniano, anche se il regista ci prova. Quando lo vidi in tv su Canale 5 rimasi un po' stranito, a distanza di tempo, sapendo il nome del regista..mi aspettavo un film meno di cassetta e più 'estremo'. E' un ibrido. A quel punto valeva togliere quel poco (il nudo frontale di Kevin Bacon e il sangue) e fare un film per ragazzini! Sono passati secoli dalla scena della violenza di Petters a quella subita da Rhona Mitro.

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    1. Oppure l'antipatia per Gavino Pancetta potrebbe aiutarti visto il suo ruolo ;-) Hai detto molto bene, freno a mano tirato, a vederlo così è un film ibrido, più esplicito della media, ma conoscendo gli altri film del regista, sono chiare le imposizioni che ha deciso di assecondare, esatto la violenza mostrata nei minimi dettagli di "Spetters" e quella addirittura off-screen (come da abitudine di tanti film americani dei primi anni 2000) sono agli antipodi. Cheers!

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    2. ah auguroni Cass! Ho letto dal Moz che anzianeggi oggi :D

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    3. Dai?!?! Auguri Cassidy!

      Zio Portillo

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    4. Grazie Riccardo ;-) "Non sono gli anni, sono i chilometri" ;-) Cheers

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    5. Grazie Zio Anonimo (solo per oggi) ;-) Cheers!

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    6. Eilà, solo oggi mi sono accorta che hai fatto il tagliando! Buon complekm!

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    7. D’altra parte non sono gli anni sono i chilometri (e non devo certo spiegarlo a te), quindi ti ringrazio molto per gli auguri di complekm! ;-) Cheers

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  2. Vi è la Director's cut del film, devo ricordarla. A me piacque molto, visti che bene o male oltre ad essere un fan del regista anche gli attori mi piacevano in particolare la biondona Shue e la comparsata della Mitra. Beh poi il mitico Bacon che è un cattivo rodato sin dai tempi di Sleepers di Levinson.


    Nonostante non sia questa perla cinematografica la sua storia la racconta benissimo e con delle belle scene, il gorilla di Verhoeven funziona più della scimmia di Josh Trank nei F4antastic (non che ci volesse molto). Dispiace solo per il freno a mano tirato rispetto al suo modus operandi, ma allanfine se la cava anche la violenza non mostrata funziona se fatta intendere bene. Però dai alla Mitra si poteva concedere un po' più di girato


    Il film ebbe comunque un leggero successo, se pure in Scary Movie 2 ebbero modo di citarlo.

    Alla fine comunque vista la prematura scomparsa del Dark Universe, non ci sarà il tuo idolo molesta/violenta Amber, sposa/tradisci Vanessa Paradise e padre di gran gnocca Lily-Rose conosciuto ai tempi con il nome di Johnny Depp...:)

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    1. Anche io voglio bene a questo film, come sempre in quasi tutti quelli di Verhoeven, è popolato dalla facce giuste, a rivederlo oggi è ancora meglio di tanti blockbuster moderni, funziona grazie alla sua natura da slasher movie. Il Dark Universe poteva essere molto interessante, ma non piangerò nemmeno una lacrima se il maledetto Depp non compare (o in questo caso, scompare) in un film, certo che se avessero chiamato Kevin Bacon per il Dark Universe, sarebbe stato un mezzo colpo di genio ;-) Cheers!

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  3. QUesto film mi è sempre abbastanza piaciuto, più che altro come passatempo. Non ci ho trovato particolari tematiche o complicazioni di sorta, ma sono sempre riuscito a guardarlo a cuor leggero. E' un po' che non lo rivedo in effetti, sai mai che ci possa trovare qualcosa di diverso.

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    1. Anche a me non dispiace, certo conoscendo gli altri film di Verhoeven si notano (poco) i suoi temi e si vede (tanto) la differenza, però lo penso anche io, è un film che si lascia guardare... Si può dire di un film che parla di invisibilità? ;-) Cheers

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    2. Si, è il classico film che se lo dirige un altro fa il filmone della vita mentre se a farlo sono lui o Carpenter con il citato LADUUI si tratta di film "minore".

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  4. Non è un brutto film, anzi. Ci sono affezionato sia perché lo vidi al cinema quando uscì, sia perché c’è la Shue (che per anni è stata un mio sogno). Però... Però non lo sento un film di Verhoeven vero e proprio e concordo con @Riccardo Giannini qua sopra. È come se avesse il freno a mano tirato. Come se Paul “avesse paura” di rimanere scottato ancora e in qualche modo “rinnegasse” il tipo ci cinema che ha sempre fatto. Prendete con le pinze le parole che sono un po’ troppo pesanti, ma mi servono per farvi capire cosa intendo. I temi classici ci sono sempre anche qua, ma sono meno marcati degli anni precedenti.
    Paul mostra il corpo, il sangue, il sesso, la donna al centro di tutto, l’uomo guidato dagli istinti, la Bibbia,... ma non più in modo estremo come faceva nei lavori precedenti. L’ironia è stata decisamente accantonata molto probabilmente per paura di essere frainteso o non capito (come in “Starship Troopers”) ed è un peccato perché questo film, con questa trama molto “basica” avrebbe potuto trasformare una pellicola banalotta, quasi anonima, in un altro capolavoro.
    Bacon, scienziato americano geniale e dall’ego smisurato che può fare ciò che vuole perché invisibile e quindi può dare sfogo ad ogni sua più estrema voglia, desiderio e perversione lasciando cadere ogni inibizione o freno. Ecco, date questo soggetto a Verhoeven dei primi anni ‘90.

    Purtroppo a sto giro Paul fa il compitino. Tira fuori il filmetto facile facile giusto con qualche spruzzata del suo genio ma perde una grossa occasione.

    Detto questo, ennesima recensione perfetta. Bravo Cassidy!

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    1. Scusa, sono lo Zio Portillo... Non so perché mi da anonimo. Boh!

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    2. Non un brutto film, sfortunato sicuramente, Verhoeven era in un momento della sua carriera in cui ha dovuto fare una scelta, non è un caso se poi dopo è tornato a casina sua, ormai aveva sconvolto gli americani in ogni modo, quindi tutto sommato, missione compiuta per un pirata come lui ;-) Certo lo avesse fatto dieci anni prima, sarebbe stata un altra cosa, ma non gli voglio male a questo film. Cheers!

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    3. Ti avevo riconosciuto dallo stile della scrittura, però sei sempre quello più sul pezzo di tutti, oggi per essere a tema ti sei travestito da uomo invisibile ;-) Cheers

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    4. oh poi anche il più puro dei registi deve ogni tanto controllare il conto in banca XD

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    5. Urca, devo stare attento a quello che scrivo allora... Manco l’anonimato mi salva! ��

      Ora sono curioso dei prossimi lavori dell’olandese che per me sono inediti.

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    6. Vero Riccardo, mica possono campare di sola arte, però questi sono anche i film con cui si misura l'artista seconda me, servono a vedere quanto uno resta fedele al suo cinema, che tipo di soggetti vengono scelti, e come reagiscono dopo. Trovo interessante che Verhoeven e Carpenter siano finiti a fare film sullo stesso tema (anche se Giovanni Carpentiere aveva poca scelta, era incastrato in un contratto per tre film, ma Carpenter ha risposto con "Il seme della follia", Verhoeven invece tornando a casa a fare due ottimi film, anche i film minori su commissione hanno delle cosette da dire ;-) Cheers

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    7. Ti ho beccato perché scrivo con il visore termico come i protagonisti del film ;-) Sono due ottimi film, prossimamente su questi schermi! Cheers

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    8. "non è un caso se poi dopo è tornato a casina sua, ormai aveva sconvolto gli americani in ogni modo, quindi tutto sommato, missione compiuta per un pirata come lui ;-) Certo lo avesse fatto dieci anni prima, sarebbe stata un altra cosa, ma non gli voglio male a questo film. Cheers!"

      Già! Ormai comunque i tempi stavano per cambiare anche se avevamo ancora i Raimi, i Jackson ed i Burton, pianeta delle scimmie a parte. Ora infatti ci ritroviamo o con registi "mestieranti" o con quelli "autoriali" che si scrivono da soli i film. Le belle vie di mezzo di una volta che ci hanno regalato chicche a pioggia? Boh!

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  5. Maledetta censura! :D
    Comunque questo film particolare, perché certamente lo è, nonostante qualche effetto speciale un po' brutto e qualche difetto qua e là, è davvero un buon film (anche geniale direi), estremamente gradevole e decisamente convincente, perché discretamente orripilante ;)

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    1. La penso proprio come te, ci sono cose che funzionano, qualche scivolone e parecchie imposizioni per la censura, però tutto sommato tiene botta, dobbiamo smetterla di essere sempre così d'accordo ;-) Cheers

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  6. Io l'ho trovato un film molto freddo.
    Certo che un potere simile favorirebbe innumerevoli immacolate concezioni. Aahahah
    Alan Moore docet. :-P

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    1. Ahaahah bravissimo per esserti ricordato dell'uomo invisibile di Alan Moore, per altro uno dei personaggi più laidi mai visti in un fumetto ;-) C'era anche un episodio di X-Files dal tema molto simile. Si purtroppo si vede che hanno cercato di mettere il guinzaglio a Verhoeven, fino ad un certo punto ci sono anche riusciti. Cheers!

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  7. Giuro che ignoravo la paternità di questo film: non mi convinse molto, e in pratica ricordo solo gli ottimi effetti speciali, la palpatina invisibile e Kevin che guida con gli Skunk Anansie...
    Grazie ancora poi per la spettacolare segnalazione zinnefila ^_^

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    1. Figurati doverosa, anzi se ti serve ho trovato anche una Gif a tema dovesse servirti ;-) La scena con gli Skunk Anansie è ancora molto divertente, il fatto che uno carismatico e riconoscibile come Verhoeven sia diventato quasi anonimo, sembra quasi un'operazione quasi meta-cinematografica putroppo! Cheers

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  8. Auguri ancora!!! Comunque devo dare ragione a Polveron, è un buon film di fantascienza, ma all'epoca ricordo che pensai "bello, ma la mano di Polveron dov'è?".. sembra fatto da qualsiasi buon mestierante di Hollywood

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    1. Grazie mille davvero ;-) Un film che é più esplicito di tanti Blockbuster ma in cui Verhoeven stava rischiando di sparire. Grande umiltà da parte del nostro nell'ammetterlo, ma anche molto furbo nel decidere di tornare a casa per continuare a fare il suo cinema ;-) Cheers!

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    2. Già! Almeno non è finito a dirigere qualche sequel per far cassa.

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    3. Per fortuna quella no, meno a volte è meglio. Cheers!

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  9. lo vidi una volta alla tele da mia zia, mi è piaciuto, dovrei rivederlo ^_^

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    1. Merita ancora, anche se é un titolo minore resta uno slasher anomalo ma ben fatto ;-) Cheers

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  10. Da ragazzino mi inquietò un pochino...
    Lo vorrei rivedere con gli occhi più adulti.

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    1. Vale ancora la pena come film, a me continua a piacere, fammi sapere come ti sei trovato ;-) Cheers

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  11. ottimo commento grazie.

    un buon film questo.

    se la neve non ci sommerge alla prossima.
    torino sotto la neve è ottima

    rdm

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    1. Concordo, mi è piaciuto la prima volta e anche a rivedendolo continua a piacermi ;-) Figo vero? Mi piace un sacco tutta questa neve, fa subito "Fargo" ;-) Cheers

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  12. Ammetto di non averlo mai visto tutto, un giorno potrei darci una nuova possibilità.

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    1. Secondo me è un film che ancora merita, ha ancora le sue cose da dire ;-) Cheers

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  13. Anche io come te sono corso a guardare questo film al cinema, e per gli stessi motivi tuoi! Però rimasi deluso. Mi annoiai molto, non so neppure dirti perché... Forse era una giornata sbagliata per me, o magari la compagnia non era quella giusta. Skunk Anansie e tette di Rhona Mitra a parte, non mi è rimasto dentro niente, tanto che non l'ho mai riguardato. Chissà, ci potrei riprovare!

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    1. Avendo in testa "Atto di forza" e "Robocop" questo film è un discreto salto nel buio, però secondo me tiene ancora botta è uno slasher atipico che cui ti direi di dare una seconda possibilità, se dovesse andare male gli Skunk Anansie e Rhona Mitra sono sempre lì ;-) Cheers

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  14. CineSony sta replicando il film a getto continuo, e quando Evit mi ha avvertito che girava con splendida titolazione italiana ho "colpito": ecco il titolo italiano.
    Non ho però avuto voglia di rivederlo: sono ancora scottato dalla prima ed unica visione, all'epoca...

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    1. Titolazione doppia per altro, grande hai sempre un’ottima mira ;-) Per tentarti posso ondeggiare le dita e con voce “Fantasmosa” dire: Rhona Mitraaaaaa, Rhooooona Mitra :-P Cheers!

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