martedì 31 ottobre 2017

Robocop (1987): Vivo o morto tu verrai con me (nella storia del cinema)


Arriva sempre un momento analizzando una filmografia, di parlare di un film speciale, quel giorno è oggi, il giorno dedicato alla rubrica sollevare un Paul Verhoeven!


Un giorno speciale sul serio, perché il 31 ottobre di trent’anni fa nei cinema italiani prendeva servizio il poliziotto robot più famoso e amato della storia del cinema, questo compleanno prestigioso va festeggiato come merita con un bel blogtour!

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ROBOCOP.
Incredibile come sette lettere messe in fila possano contenere così tanta gioia, per me e per tanti altri come me, Robocop è un pezzo di cuore. Un'icona degli anni ’80 entrato così a fondo nell’immaginario collettivo da diventare un modo di dire (di solito associato al modo di fare o ad una camminata rigida), essendo stato piccolo per la parte finale degli anni ’80 e una buona fetta dei ’90, molti dei miei ricordi infantili sono legati a questo film.

Da bambino penso di aver visto il film di Polveròn un numero esagerato di volte, per poi perdermi senza soluzione di continuità tra i suoi seguiti (di cui parleremo, parola!), la serie tv e il cartone animato. Probabilmente anche voi a scuola giocavate a fare Robocop, io avevo un compagno di classe particolarmente impallinato con Alex Murphy, spesso finivamo a discutere chi dei due fosse più forte se Robocop o Terminator, per il quale, forse, ho sempre patteggiato una puntina di più, ma solo perché lo conoscevo da più tempo, poco importa, per me il protettore della legge, metà umano, metà macchina e tutto polizotto è un eroe come Indy, Mad Max e tutti gli altri.


Mitico, iconico e con una mira perfetta ("Che anima di pistola!" cit.)
Per anni ho semplicemente perso di vista questo film, sapete com’è no? Arriva sempre quella fase in cui dal cinema cerchi cose nuove, forse anche un po’ più adulte. Circa tre anni fa ho pensato di riguardarmelo Robocop, vediamo se la sua bellezza era tutti nei miei occhi di infante di allora, beh tra quella visione dopo... Boh? 15 anni, qualche passaggio televisivo e un ripasso per questa rubrica, sono tre anni in fila che mi riguardo “Robocop” giungendo sempre alla stessa conclusione: non mi stancherò MAI di rivedere Robocop! MAI!

Tra i pregi di questo film, molti dei quali cercherò di elencare in questo post, prima di tutto a colpire è la sua intelligenza, non proprio una caratteristica che ha sempre sempre fatto parte di tutti i film d’azione degli anni ’80, ecco. Un film che non somiglia a nessun altro, che mescola fantascienza, parolacce, violenza esagerata sfornando quintali di iconografia, da queste parti i film così si chiamano Classidy!



L’amore e il sangue è stata una prova generale, ma prima di trovare uno script adatto per il suo vero esordio nella terra della torta di mele (e delle armi da fuoco), Verhoeven ne ha scartabellati parecchi, anche uno scritto da Edward Neumeier e Michael Miner, si dice ispirato alla locandina del film Blade Runner, Mike di che parla questo film? Di un poliziotto che dà la caccia ai replicanti Ed. Da questa breve descrizione Ed (Neumeier) iniziò a pensare: "E se fosse il contrario?". Un poliziotto Cyborg che dà la caccia agli umani, un'idea fantastica, no? Ecco, spiegatelo a Verhoeven, che a metà della lettura scaraventa il copione dritto nel cestino, condito immagino da alcune parole in Olandese che probabilmente non troverete nella Bibbia (storia vera).

Ma questa rubrica su Verhoeven mi ha fatto conoscere la mia nuova eroina, la moglie del regista la signora Martine, che recuperando i fogli stropicciati fece capire al marito che questa storia del polizotto Cyborg era più materia per il suo cinema di quanto non potesse sembrare. Adesso sapete chi dovete ingraziare per le ore passate a far roteare pistole giocattolo come Murphy!


Le figure guida sono importanti e noi dobbiamo tutto ad una psicologa olandese!
Quando Paul Verhoeven decise di fare sul serio con questo film, non prese davvero più prigionieri, in contumacia Edward Neumeier e Michael Miner, il nostro Paul ci regala una visione di un futuro che potrebbe arrivare mercoledì prossimo, invecchiato per via delle scritte a fosfori verdi dei computer e qualche acconciatura cotonata anni ’80 di troppo, ma che visto a trent’anni di distanza sembra tanto una profezia avverata quasi del tutto, perché il futuro distopico di questo film ha sinistri punti di contatto con il nostro presente.

Sono stato a Detroit nel 1994, ero molto piccolo, per me era, ovviamente, la città di Robocop! Un posto che se raggiunto dal lato canadese, mentre sei ancora lì a fissare gli altissimi grattacieli della città, in un attimo ti ritrovi della parte più “ghetto” della città, quella con le case con le assi di legno inchiodate alle finestra, questo nell'anno 1994, con il tempo in compenso, è peggiorata, ora ha un tasso di criminalità da far sembrare Sin City e Gotham City messe insieme pericolose quanto Pisogne.


Non ho mai incontrato Murphy, ma vi assicuro che la Motown non è tanto diversa da così.
La Detroit di questo film è tutta fabbriche abbandonate, povertà, crimine dilagante e uno Stato del tutto assente. Un postaccio dove i polizotti sono come sceriffi di frontiera che rischiano la vita come se fossero in una zona di guerra, esasperati tanto da minacciare lo sciopero, il tutto mentre i distretti sono già stati privatizzati da una multinazionale guidata da un sosia di un certo Avvocato che qui a Torino è L’Avvocato (mi rifiuto di credere che non abbiano pensato alla somiglianza), che pensa che la guerra al crimine sia il miglior banco di prova per testare armi da vendere nei mercati dove girano i soldi veri, gli scenari di guerra sparsi per il pianeta. Se poi contiamo che la città di Detroit ha dichiarato bancarotta nel 2013, Verhoeven pare davvero aver sfoggiato della preveggenza, come in un pezzo degli anni ’60, we almost lost Detroit.

Quando penso al cinema come si faceva una volta, questa è una delle mie fotografie preferite.
La sceneggiatura di “Robocop” è l’occasione perfetta per Verhoeven per continuare a fare quello che già faceva in patria con i suoi film olandesi, ovvero mettere alla berlina tutte le ipocrisie della società. Una capacità di intrattenere gli Americani utilizzando gli stilemi del loro cinema, ma allo stesso tempo prendendoli senza moralismi ne mezza misure per i fondelli.

La popolazione del film è lobotomizzata dalla televisione spazzatura, dal peggior criminale al dirigente della OCP, tutti ridacchiano davanti al tormentone “Me lo compro per un dollaro!” che nel film viene ripetuto spesso tanto da diventare una delle frasi simbolo del film e, a questo proposito, vi rimando al ghiotto pezzo di Doppiaggi Italioti davvero pieno di chicche che potreste non aver notato… Dick!


"Mi compro anche la Bara Volante per un dollaro!".
Verhoeven ci dà dentro con la satira, una delle trovate che hanno reso celebre “Robocop” sono sicuramente le pubblicità sparse lungo il film, trovo geniale che l’auto più ambita da tutti i cattivoni del film fosse la (Pontiac) 6000 SUX, in cui SUX sta volutamente per “Sucks”, mentre mezzibusti televisivi snocciolano notizie su bombe atomiche a satelliti che per errore hanno ucciso persone e due ex presidenti, un dettaglio che non solo fa le pernacchie alle “Guerre Stellari” di Ronald Reagan, ma che tornerà ancora più pungente in un altro film di Verhoeven come “Starship Troopers” (1997), a breve su questi schermi.

Se le pubblicità di “Robocop” e l’uso soffocante della televisione, sono un marchio di fabbrica, l’altro... Beh, l’altro è sicuramente la violenza. Provo veramente pena per tutti quei ragazzini che oggi crescono con le botte edulcorate dei film di super eroi e titoli asettici pensati a tavolino per non turbare nessuno, la violenza e il linguaggio di “Robocop” ancora oggi dopo trent’anni è in grado di far abbassare le orecchie a tanto cinema pettinato PG-13 odierno!


Nella mia top 5 delle trovate più gustosamente traumatizzanti di sempre.
Pensate che Verhoeven ha dovuto anche trattenersi per non incappare nel divieto ai minori di 18 anni (storia vera), ma è chiaro che gli intenti di tanta violenza siano satirici, il dirigente della OCP crivellato durante la dimostrazione di prova del mitico ED209 finita non proprio benissimo, viene lasciato lì a sanguinare nell’indifferenza generale, tutto normale se sei costantemente bombardato da TG che snocciolano numeri di morti come se fossero statistiche di basket.

Una tranquilla e normalissima giornata in ufficio.
Per fortuna, mi sono reso conto che anche da bambino per qualche ragione, ho sempre visto la “Director’s cut”, la riconoscete perché è quella dove la morte dell’odiato Clarence Boddicker (“Sayonara Robocop!”) si vede bene in primo piano e allo stesso modo la mano di Murphy staccata di netto ("Dategli una mano") è un altro di quei dettagli con cui sono cresciuto a cui tengo moltissimo e questo vi dice dei miei problemi!

Se in questo momento state facendo "Ne nene nene ne..." avete vinto un cinque alto!
Ma proprio braccia e mani sono l’occasione per Verhoeven di lanciare stilettate alle parti molli del suo pubblico (grazie Paul!), quanti di voi non hanno sempre trovato terribile ed irritante il “Ne nene ne, ne nene ne…” di Boddicker, cantilena di tortura degna dei migliori horror, personalmente ho sempre trovato un pugno in faccia quando un attimo dopo, dalla soggettiva dell’ormai defunto Alex Murphy, sentiamo i medici tutti felici di essere riusciti a salvare il suo braccio, solo per poi sentire Bob Morton dire “Via il braccio!” come se parlasse di un etto in più affettato dal macellario, brrrr…

Anche per il casting poi Verhoeven decide di vincere sul suolo americano, usando tutti attori americani, venendo a mancare un accorto con il solito Rutger Hauer e dovendo escludere Arnold Schwarzenegger per via della sua stazza impossibile da avvolgere nell’ingombrante armatura di Robocop (storia vera), Paul optò per lo smilzo Peter Weller, ma per un film con Swarzy, sarebbe stato solo questione di tempo, per nostra fortuna, ma questa è un'altra storia...


Peter Weller ha solo due espressioni: una con l'armatura di Robocop e una senza.
Peter Weller arrivava da titoli completamente diversi (ma altrettanto mitici!), smilzo come un chiodo era perfetto per indossare la pesante armatura di Robocop, ma il dettaglio chiave è stato un altro: Verhoeven pensava che Weller avesse le labbra giuste per la parte, che detta così suona equivoca, ma considerando che sono anche l’unica parte del personaggio che vediamo dal casco non è certo una trovata stupida, no?

Ma anche il resto del cast è la dimostrazione che Verhoeven stava portando nel cinema americano un punto di vista nuovo, per pigrizia potremmo dire europeo, preferirei dire rivoluzionario anche considerando gli effetti finali ottenuti. Paul sceglie attori anche inaspettati per alcuni ruoli e beccami gallina se ne trovate anche solo uno non azzeccato! Persino i personaggi minori diventano caratteristici e riconoscibili, quindi figuriamoci quelli chiave!


Come Ronny Cox ha scoperto di essere bravissimo a fare il cattivone bastardo nei film.
Kurtwood Smith per il film ha dovuto indossare gli occhiali perché Verhoeven lo voleva più somigliante possibile ad un gerarca Nazista anche nel cognome del personaggio (storia vera), infatti come puntualmente accade, qualcuno ha tacciato il film di essere una fantasia giustizialista cripto-fascista per via di tutta quella violenza, state tenendo il conto di quante volte hanno dato del fascista a Verhoeven? Ecco, aspettate perché non siamo che all’inizio!

Ancora più clamoroso il caso di Ronny Cox, uno da tranquilli ruoli da incravattato che con il bastardissimo “Dick” Jones (spero non vi sia scappato il gioco di parole anglofono) svolta diventando esperto di cattivoni in carriera. Come sempre, Verhoeven non manca di caratterizzare i personaggi con i giusti toni di chiari e di scuri, trovo geniale che il dirigente “Buono” della OCP il rampante Bob Morton sia quell’enorme faccia da schiaffi di Miguel Ferrer (che la terra ti sia lieve), uno che sì ha creato il programma “RUBOcop” (stando alla buffa pronuncia italiana), ma è anche un leccaculo cocainomane pronto a sgomitare per emergere. Ennesima frecciata di Verhoeven alla classe dirigente, come a dire: il più pulito di voi ha la rogna.


Quando vedo la faccia da schiaffi di Miguel Ferrer e i fosfori verdi io mi sento a casa mia.
Menzione speciale per l’unico personaggio femminile del film, in una storia dove per ovvie ragioni il sesso e le donne hanno poco spazio, la “ciancicante” agente Lewis è l’ennesimo colpo di genio di Verhoeven. Dopo aver visto questo film mille volte da bambino, ritrovarmi più grandicello quella bambolona di Nancy Allen, sensualissima in alcuni film di Brian De Palma è stato un mezzo trauma, qui il personaggio riesce ad essere tosto, ma sexy, eppure androgina come tante protagoniste dei film di Verhoeven. Tra una bolla fatta con la cingomma e l’altra è proprio lei quella che porta il dubbio, sconvolgendo il fantasma dentro la macchina (“Sei tu Murphy? Sei tu Murphy?”), perché sono sempre le donne nel cinema di Verhoeven quelle che riportano in vita i protagonisti, anche se sono fatti di titanio.

"Hai una Beretta M93R modificata in una coscia o sei contento di vedermi?".
Se poi “Robocop” è un classico ancora oggi, è anche grazie ai suoi effetti speciali così fisici e vecchia maniera, tanto da non risultare mai invecchiati come tanta CGI moderna sembrerà tra soli cinque anni. Certo la stop motion con cui viene animato il mitico ED209 mostra i suoi anni, ma la cura dei singoli dettagli, i pistoni sulle gambe, il movimento delle “Dita” dei piedoni denotano una cura maniacale, il colpo di genio è l’aver campionato suoni di animali per i suoi versi, un giaguaro per l’attacco e lo sgrufolare di un maiale per il suo tenerissimo frigare quando cade dalla scale, non vi fa tantissima tenerezza quando ruzzola giù dalle scale e resta li a piagnucolare come una tartaruga girata sul guscio? A me fa impazzire, anche solo per il genio di far fuori una possibile nemesi in un modo così banale, dimostrando gli enormi difetti di progettazione di un modello che è pura macchina a differenza del nostro Robocop.

Come on baby, do the stop-motion.
Il design dell’armatura del poliziotto per me, insieme alle forme degli Xenomorfi di Alien, è semplicemente il più grosso capolavoro di progettazione mai portato al cinema, ci voleva un genio per creare un'armatura da guerra così credibile, non a caso è frutto del genio di Rob Bottin, già papà degli effetti speciali meglio invecchiati di sempre, in un capolavoro del cinema, che qui forse ha saputo anche superarsi, se La Cosa non aveva forma, Robocop ne ha una precisa, sufficiente ad entrare nella storia del cinema. Ma poi dai, era destino, no? Chi poteva essere il papà di Robocop se non uno che si chiama Rob Bottin, dai!

RoboCop insieme a papà RobBottin. Gag vecchia di trent'anni che fa ancora ridere!
Polveròn ha sempre maneggiato i generi cinematografici con grande abilità, per il suo esordio a stelle e strisce si dimostra prontissimo, questo non è un film di satira con dentro qualche scena d’azione, ma l’azione e le violenza sono mezzi per far arrivare al pubblico un messaggio. A ben guardarlo, “Robocop” è tante cose insieme senza assomigliare mai davvero a nessuna, è un poliziesco con elementi di fantascienza distopica, ma ha anche qualcosa revenge movie, in certi momenti sembra “Impiccalo più in alto” (1968) e questo spiegherebbe quel finale con una frase maschia da pistolero quasi western che diventerà il marchio di fabbrica di tutta la serie, quella chiusura che ogni volta mi fa saltare in piedi dalla poltrona con un sorriso stampato in faccia: «Spari bene ragazzo, come ti chiami?» , «Murphy» e sotto con il tema glorioso di Basil Poledouris che parte trionfante!

Quando Murphy parte in auto sulle note di Basil, ancora mi esalto come la prima volta (storia vera).
Ma lo sgherro che riconosce Murphy dopo il suo mitico «Vivo o morto tu verrai con me» (vi lascio i ltempo per appluadire) e gli dice «io ti conosco, tu sei morto ti abbiamo ucciso» anticipa il «Ti abbiamo ucciso, non si torna dal mondo dei morti» de “Il Corvo” (1994), inoltre, il personaggio anticipa la moda dei film tratti da fumetto, come l’Erik Draven de il Corvo appunto, ma anche come l’associazione più facile da fare, Iron Man, che poi è proprio uno dei fumetti che il primo rapinatore fermato da Robocop pesca nel negozio una attimo prima di chiedere gentilmente l’incasso.

Il classico battesimo del fuoco dell'eroe d'azione americano.
Proprio la prima notte di Robocop, il momento in cui entra in azione, serve non solo per spiegare i suoi “Poteri” allo spettatore (le visione termografica, il mirino nel visore), ma è anche il modo con cui Verhoeven fa i conti con i topoi classici dell’eroe d’azione. In fondo, nella sua prima missione Robocop sventa una rapina ad un super market gestito da una famigliola (ogni eroe d’azione deve saperlo fare!) per poi salvare una donna da uno stupro, tema ricorrente nei film di Verhoeven, con cui qui pare fare i conti, perché poi un paio di zebedei spappolati a revolverate non vuoi infilarli? Dai! Il tutto con il grande Basil Poledouris che morde il freno per tutto il tempo con la sua colonna sonora, ma aspetta il momento giusto, quando il personaggio è finalmente dato davanti ai nostri occhi, per farla esplodere in tutta la sua tonante potenza. Ogni volta che il tema principale del film attacca mi esalto immotivatamente!

Sì, perché negli anni in cui il culto del corpo diventa fondamentale in Occidente, Verhoeven inizia (anzi continua) a martirizzare corpi maschili, ridicolizzandoli, oppure facendoli a pezzi come accade a quello di Alex Murphy, uno che ci crede, che vorrebbe davvero fare del bene diventando un modello di riferimento per suo figlio, ma che muore in un modo atroce, perché la carne e il sangue non mancano mai nei film di Verhoeven, nemmeno sotto quintali di titanio anti-proiettile.


Quel che resta di un uomo, quel che resta di un poliziotto.
Trovo significativo e terribile che ciò che resta di Alex Murphy oltre ai suoi ricordi frammentari, sia soltanto un brandello di carne che per puro caso è quello che una volta era il suo volto, attaccato sommariamente sopra a del freddo titanio. Sei umano perché hai un volto con occhi e bocca, oppure sei umano perché dentro di te c’è ancora un uomo con i suoi ricordi (la moglie che gli dice di amarlo), le sue esperienze, i suoi traumi (il ricordo doloroso della sua morte) e i suoi piccoli gesti, come far ruotare una pistola su un dito o grattare una marmitta sulla salita partendo sgommando in auto? Verhoeven non risponde, solleva dubbi, mica male come riflessione, in un film che parla di un poliziotto Robot no?

Verhoeven ancora una volta non giudica ci dà tutto questo materiale su cui riflettere dentro un film che sarebbe “solo” la storia di un poliziotto Robot che spara ai cattivi e intanto porta in scena il martirio di un povero Cristo morto per i peccati di una società, risorto tanto che ad un certo punto, sempre utilizzando le immagini religiose di cui è pieno il suo cinema, Verhoeven ci mostra Murphy che cammina sulle acque.


We've got the American Jesus, see him on the interstate (Cit.)
Un Gesù, l’unico che gli Americani possono intendere, maschio, bianco, biondo e con gli occhi azzurri, però anche pesantemente corazzato, armato di una potenza di fuoco superiore, un po’ pistolero della frontiera western un po’ super eroe. Un modo brillante di creare un'icona del cinema partendo da una sfacciata critica sociale rivolta proprio a quelli che ti stanno dando dei soldi per dar loro un film con cui intrattenersi. Il tutto condito da una maestria nell’uso dei generi tale da crearne anche qualcuno tutto nuovo nella foga creativa.

La risposta di Paul Verhoeven a tutta quanta Hollywood.
Se dopo trent’anni siamo ancora qui a ricordare un film che ha significato così tanto per tutti noi lo dobbiamo ad un regista capace di dirigere un'anomalia facile da etichettare, ma difficile da replicare, proprio come Robocop stesso “Ispettore Callaghan con i cuscinetti a sfera”, come recitava la frase di lancio cancellata per non incappare in cause legali (storia vera) che, però, non sarebbe niente senza l’uomo giusto, ovvero Alex Murphy.

Quindi, buon compleanno Robocop, metà umano, metà macchina e tutto mito, grazie per averci portato con te lassù tra con le più grandi icone del cinema di sempre. Vivi o morti.

Ah! Noi non abbiamo mica finito sapete? Il poliziotto Robot di Detroit terrà banco qui sopra ancora per un po’, così come la rubrica su Paul Verhoeven, ad esempio la settimana prossima, portiamo le chiappe su Marte.


Mettetevi comodi, siamo solo all'inizio.

34 commenti:

  1. miiitico, lo devo dire esordire in america con un film di fantascienza è stata un idea fantastica ^_^

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    1. Arrivare ad Hollywood dalla vecchia europa, con questo livello di sicureza nel proprio cinema, e rivoluzionare i loro generi (fantascienza ed action) al primo colpo. Non so quanti hanno il talento e la personalità di Verhoeven per una fare robetta del genere ;-) Cheers

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  2. Filmone gigantesco che vidi al cinema nel secolo scorso e che mi esaltò da matti. Mi ricordo ancora i brividi durante il "martirio" (giusto per restare in tema religioso...) di Murphy e le grasse risate quando il deforme scagnozzo viene investito e spappolato dall'auto. Pensa se queste due scene fossero tramesse oggi in Italia cosa succederebbe. Grazie Moige!
    Ovviamente da ragazzino non capii le sfumature e la critica sociale di Verhoeven. Mi bastava un polizitto robot che ammazzava tutti con frasi a effetto (il "Vivo o morto tu verrai con me!" è mito). Maturando e riguardando il film nel corso degli anni colsi tutto il secondo strato di lettura della pellicola. Dalle pubblicità assurde (il gioco NUKEM dove lo metti?), al tg che spara notizie di violenza ad ogni momento fino al programma tv che rinc@glionisce tutti mostrando tette e tormentoni stupidi. Sembra che l'olandesone abbia predetto il futuro mostrando la nostra società con 30 anni di anticipo. Nostradamus levati che non sei nessuno! E non dico nulla sulla violenza e la bancarotta di Detroit. Un olandese che prende a schiffi in faccia gli americani a casa loro e sul loro terreno di gioco non ha prezzo! Sarebbe stato bello affidare a Verhoeven anche il remake-reboot e vedere cosa ne avrebbe tirato fuori o cosa avrebbe predetto per il futuro.
    Due menzioni al volo per Ronny Cox e per Kurtwood Smith. Il primo non lo riesco a odiare. Per me è anche Andrew Bogomil di "Beverly Hills Cop". Un capo duro, ma dal cuore d'oro. Sarà anche un "Dick" qua e in mille altre pellicole ma sotto sotto so che è un buono. Kurtwood Smith invece... Odio profondo per lui! Da Red Forman di "The '70 Show" al padre/padrone ne "L'Attimo Fuggente". Ecco, lui professionalmente parlando, è il male assoluto.

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    1. Verhoevenamus ;-) Il remake/reboot/recoso ha come unico merito quello di rendere questo film ancora più grande, perché hanno provato a replicare lo schema (anche nella scelta del regista con determinati trascorsi cinematografici) per poi produrre una roba che… Ne parleremo, temo mi toccherà rivederlo per la neonata rubrica “Spin-Off” dedicata a Robocop.

      Le pubblicità sono un’idea così geniale che non solo sono diventata uno dei marchi di fabbrica della saga di Robocop, ma Verhoeven le ha portate ad un altro livello in “Starship Troopers”. Le facce di questo film sono puro cinema, il capo della polizia, il socio nero di Bob Morton, attori che ancora oggi quando vedo penso “E’ quello di Robocop!”, Ronny Cox anche per me è il poliziotto integerrimo di “Beverly Hills Cop", mentre Kurtwood Smith mentre guardavo “The '70 Show" temevo sempre iniziasse a fare ne nene ne nenene ;-) Cheers!

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  3. Recensione magnifica per un film che avrò visto in videocassetta un centinaio di volte.
    Forse anche di più. :-P

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    1. Ti ringrazio moltissimo, siamo in due ad averlo consumato quel nastro, anche rivedendolo qualche giorno fa, ripetevo a memoria intere porzioni di dialoghi, e non per forza solo quelli principali, giusto per dirti di quante volte me lo sono rivisto da bambino ;-) Cheers

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  4. APPENA il dirigente della OCP viene crivellato da un milione di proiettili dal mitico ED209 qualche suo collega urla " chiamate un ambulanza!!!!"

    rido ancora adesso


    grazie

    rdm

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    1. Davvero, ma perché quando qualcuno dice non toccatelo, come se avesse preso una “semplice” botta alla schiena? ;-) Sono dettagli ma curatissimi, io adoro la scena della litigata tra dirigenti in bagno, uno scontro verbale tesissimo che oggi verrebbe tagliato per dar spazio a non so, roba di minor valore di sicuro. Ma in quella scena vediamo Dick e Bob per quello che sono, caratterizzati alla grande in una scena tesa come una scazzottate anche se solo verbale, grazie a te! Cheers

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  5. E INFATTI ROBOCOP DEL 2014 è VERAMENTE BRUTTO

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    1. Mi toccherà rivederlo per la rubrica, anche se mi è bastata la prima visione del 2014. Cheers!

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  6. Splendida rece, sapevo che avresti messo bene in risalto il "vero" film, cioè la potente satira sociale che troppo spesso è stata dimenticata (o si è finto di non vedere) spacciando il film per "fanta-horror". Le pubblicità-regresso sono una primizia così i criminali che esaltano lo spaccio di droga come simbolo del mercato libero, facendo discorsi impegnati per poi ridere davanti alla TV più spazzatura di sempre.
    Ah, e la serie TV T.J. Hooker trasformata in T.J. Lazer? Fanta-poliziesco che per alcuni secondi il figlio di Murphy vede davvero in TV ^_^
    Come già raccontavo ad Evil, mi chiedo perché tutti i personaggi chiamino il protagonista Màrfi e invece lui dice di chiamarsi Mèrfi: non hanno capito bene la pronuncia? :-D

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    1. La pronuncia italiana mi fa morire, la questione Màrfi/ Mèrfi tiene banco per tutta la pellicola, ma a me manda in tilt anche quando Bob lo presenta come “RUBOcop” ;-)
      La parodia di T.J. Hooker è un altro gran esempio dell’uso della tv, Murphy (o Mèrfi) che parla di modelli per il figlio serve per farci capire tipo è Murphy (o Màrfi), un puro, uno che ci crede, infatti fa una bruttissima fine in questo mondo.

      La satira del film è affilatissima, quasi tutti i film americani di Verhoeven sono al limite della parodia dei generi che gli americani amano tanto, veramente un pirata il nostro Polveròn ;-) Cheers!

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  7. Semplicemente ineccepibile, hai già detto tutto...ed ho amato anche il secondo di Kershner, nonostante gli evidenti difetti di progettazione della sceneggiatura ed il cambio della colonna sonora (madornale errore)...

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    1. Ti ringrazio moltissimo :-D Parleremo anche del secondo film a cui voglio bene, malgrado una sceneggiatura matta e l’assenza di Basil, non mi potete togliere Basil in questo modo! Cheers

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  8. Vado un po' controcorrente Cass, secondo me Robocop è troppo violento per un bambino. E' un prodotto inadatto anche per le tematiche, per il paragone Murphy-Jesus che è evidentissimo. Io lo vidi da ragazzino e fui sconvolto dalla scena della morte-martirio di Murphy. Quindi Robocop non è entrato nella lista dei miei cult. L'ho rivisto da adulto e mi sono riappacificato :): per quello credo che sia un prodotto destinato a un pubblico maturo e non adolescenziale.

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    1. Non ti so dire come reagirebbe un bambino di oggi davanti ad un film del genere, l’idea del Robopoliziotto ha già nella sua pancia tutte le caratteristiche dei film di super eroi che oggi hanno proprio nei più piccoli (e nei nerd come me) il target di riferimento.

      Però è innegabile che per satira, violenza e contenuti sia un film del tutto adulto, più intelligente della media di qualunque blockbuster d’azione del periodo (e pure di ora a dirla tutta). Ai tempi io lo amai visceralmente, lo guardavo a ripetizione, ma conta che ancora da più piccolo io guardavo roba come “Terminator” o “Darkman” anche due o tre volte al giorno, quindi magari non faccio tanto testo ;-)

      Eppure quella satira mi è arrivata, anche se non avevo i mezzi per capirla in pieno ha determinato il mio gusto, così come per la violenza che comunque ha una componente volutamente esagerata (la scena che descritta qui sopra di ED209 che crivella di colpi un dirigente), non credo che cederei le ore passate a vedere questo film per nulla al mondo, però capisco in pieno il tuo discorso, forse perché è un film che tratta il pubblico come degli adulti, penso che non tutti i film del genere moderni faciano la stessa cosa. Cheers

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  9. Fantastica davvero quella scena splatter, anche se eccezionale è tutto il film, visto e sempre adorato da bambino ;)

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    1. Era la scena che si guardava con la mani sugli occhi, ma con le dita aperte, almeno io facevo così ;-) Filmone un pezzo di cuore davvero. Cheers!

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  10. Risposte
    1. Non avrei saputo come riassumerlo meglio di così. Cheers!

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  11. Scusa, cosa cazzo sei andato a fare a Detroit nel 1994? :o
    In ogni caso, Robocop cultissimo, lo hai analizzato sin nel minimo dettaglio.
    Miguel Ferrer idolo anche qui :)
    Il remake, al solito, non ha avuto senso... XD

    Moz-

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    1. Cercavo Robocop ;-)
      No scherzo, mio padre era lì per lavoro, quindi ci ho passato le vacanze.

      Miguel Ferrer, l’uomo che ha portato la faccia da schiaffi al livello olimpico, in “Twin Peaks” Lynch lo ha reso (per un po’) l’anti-Cooper nell’approccio alla cittadina, qui è fantastico, ogni volta che dice “Dick” a Ronny Cox si vede che lo prende proprio per il culo :-D

      Ma non dimentichiamo la sua parte in “Hot Shots! 2” dove mi ha regalato la frase di culto: «Guerra e sei il protagonista» ;-) Cheers!

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  12. Favoloso film e favolosa recensione! E visto che non c'è due senza tre, favolosa anche la gif dell'ED-209 che cade dalle scale! Negli istanti in cui prova ad allungare il piedino per capire come scendere fa quasi tenerezza, povero robottino... RoboCheers anche a te!

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    1. Ti ringrazio gentilissimo, oggi sono in ottima compagnia in quanto a ottimi pezzi. Lo trovo adorabile, sembra il mio cane quando vede l’acqua con quel piedino, anche quando frigna capottato zampe all’aria fa tenerezza, viene voglia di portarselo a casa, se solo non corressi il rischio di finire crivellato come il dirigente della OCP ;-)

      Ora che ci penso, per ovviare al problema barriere architettoniche, Neill Blomkamp in “Humandroid” al suo ED209 fotocopia ha procurato anche un paio di jet per sollevarsi in volo. Cheers!

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  13. UNa grandissima celebrazione e dai l'impressione di conoscerlo a menadito questo film. COme ho detto anche dalle mie parti, non so perchè ma me lo ricordavo molto più trash, eppure ha dei sottotesti parecchio seri e interessanti e il fatto che sia anche violentissimo gioca ovviamente a suo favore.

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    1. Tu non hai idea di quante volte me lo sono visto questo film da bambino ;-) Devo dire che è venuta fuori proprio una belle festa, grazie per aver partecipato! Si hai ragione, per essere la storia di un poliziotto robot che spara ai cattivi ha dentro le sue budella tanti temi grossi, è un film intelligente, che usa la violenza e l'azione per lanciare messaggi forti, non ci sono tanti film di questa forza. Cheers!

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  14. ahahah, sei il numero uno! sono articoli come questo che rendono il tuo blog imperdibile...
    bella peraltro questa commemorazione multipla, la blogosfera sembra essersi riunita attorno ai trent'anni di Robocop, manchiamo solo noi, ma del resto non avremmo potuto aggiungere nulla a queste esaustive e spesso toccanti analisi, tra te, Lucius e gli altri...
    grande!

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    1. Davvero grazie mille, per la prossima festa di compleanno siete i benvenuti, più siamo e più abbiamo da leggere ;-) Robocop richiedeva uno sforzo maggiore, è venuta fuori una bella festa ancora mille grazie! :-D Cheers

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  15. Vabbè, splendida rece, come il film del resto…
    Bella infanzia la mia, tra Terminator, lui, i Batman di Burton…
    Se ci pensi bene la mia fissa odierna per GITS non è che un ritorno a queste mie origini…
    Detto questo odio giusto il Negan di Jeffrey Dean Morgan quanto Boddicker ma questi ha molta più classe.
    Il Nenenenenene ni ha terrorizzato, accidenti a lui…tra lui e Murphy in fin di vita ho avuto incubi…
    Ma ti dirò, Verhoeven è stato il mio maestro di incubi quando ero piccolo, pensa al film di Schwarzy che hai citato.

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    1. Davvero grazie mille, gentilissimo ;-)
      Concordo, sono tutti film che hanno caratterizzato le nostre infanzie e che non scambierei con nulla al mondo. Boddicker con il suo “Nenenenenene” prende a sberle Negan qualunque giorno della settimana ;-) Verhoeven ha la capacità di far intorcinare le budella, ci è riuscito anche adesso che sono grandicello riscoprendo i suoi primi film olandesi, ed occhio che tra un po’ portiamo tutti le chiappe su Marte ;-) Oh su Netflix hanno messo GITS 2, quando l’ho visto mi sono gasato! Cheers

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  16. Non ho mai amato Robocop. All'asilo c'era la faida tra Robocop e Terminator. Io stavo nel team Terminator eheh
    Però riconosco tutto il valore pop del caro Robocop. E' cultura pop al 100%

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    1. Cinque alto! Anche io da bambino patteggiano un minimo di più per Terminator, ma come detto solo perché ho avuto modo di conoscerlo prima. Povo male vado pazzo anche per Robocop, teniamoci stretta la nostra cultura pop ;-) Cheers!

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  17. Film mitico che dimostr come era il cinema americano anni 80 : oggi, un poliziotto che doventa un robot annienta crimine, sarebbe solo una scusa per fare un filmetto per famiglie sforna pupazzetti e balle varie (cosa poi accaduta con i vari sequel, compresa la serie tv live che non si ricorda nessuno ), mentre Verhovven sforna un film adulto e cattivissimo.
    Da buon europeo poi, prende per il culo in maniera impietosa l'America di Reagan e lo stile di vita americano ( come poi in Starship Troppers ), ma gli americani, da emeriti coglioni quali sono, probabilmente non lo hanno mai capito .
    Effetti speciali invecchiati bene, anche perché non ce ne sono molti : l'unico che mostrava un pò gli anni era l'ED 209, di cui hanno cancellato con la CG i classici bordi neri da fotomontaggio da blue screen quando si muove , rendendolo perfettamente integrato con le location .
    Ok, i movimenti sono ancora un poco scattosi, ma essendo una macchina, a me sembrano perfettamente naturali .

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    1. Anche secondo me funziona ancora alla grande a livello di movimento l’ED 209, però hai ragione, risulta anche abbastanza “sgranato” rispetto al resto, ma gli effetti sono quando si muove, sono così azzeccati che posso perdonargli tutto ;-)

      Penso che solo Landis abbia preso per il culo gli americani allo stesso modo, ma lui puntava dritto ai Repubblicani, Verhoeven invece tutti li ha presi per i fondelli, il suo cinema è sempre stato spavaldo da questo punto di vista, non solo nella sua fase americana. Un Robocop oggi sarebbe una buffonata? Certo, basta guardare l’inutile remake ;-) Cheers!

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