lunedì 23 ottobre 2017

IT (2017): Stanno stretti sotto ai letti sette Muschietti a denti stretti


Dopo essere diventato in un niente il trailer più cliccato su Internet ed essere uscito in tutto il mondo, ma proprio tutto (solo i Giapponesi lo vedranno dopo di noi. Storia vera), il nuovo “IT” è arrivato anche in uno strambo Paese a forma di scarpa... Volete lasciare il tempo al miglior doppiaggio del mondo di coprire l’ottima prestazione vocale di Bill Skarsgård?


Ve lo dico subito a scanso di equivoci e senza girarci troppo attorno: a me questo nuovo “IT” è piaciuto e non necessariamente poco, però se devo dire di essere uscito dalla sala con le farfalle nello stomaco e completamente in estasi... Mi spiace avrei voluto, ma così non è stato. Da qui alla fine del post vi spiego come la penso, mettetevi comodi, non sarà una cosa breve.

Se la sono giocata facile, sono le prime parole che mi sono venute in mente a fine visione. Sono sicuro che già sapete tutte del cambio basket avvenuto tra i registi, il dimissionario Cary Fukunaga rischia di essere ricordato solo per quello che ha mollato tutto andando via sbattendo i piedini, in realtà, se “IT” è un bel film una buona parte dei meriti è anche sua. Il piano originale del regista (tra le altre cose della prima stagione di “True Detective”) era molto in linea con la sua idea di cinema, voleva qualcosa di più simile allo “Shining” di Kubrick nello spirito, nella sua sceneggiatura quasi tutti i nomi dei personaggi erano stati cambiati e non mancava la sessualità che chi ha letto il romanzo, sa essere ben presente nella storia.


Non so voi, ma questa scena sembra uscita dalla mia mente di lettore.
Se questo film avesse mai visto la luce Fukunaga si sarebbe trovato sotto casa le signore Lovejoy di questo mondo (“I bambini! Perché nessuno pensa ai bambini!”) e i fan Kinghiani oltranzisti (che sono tanti tanti), una combinazione letale per la sua vita sociale.

Con l’arrivo di Andrés Muschietti chiamato dalla panchina a sostituire il regista, i nomi sono tornati quelli del romanzo e le scene di sesso scomparse, giusto per non rischiare il divieto ai minori, ribadisco: hanno deciso di giocarsela facile. Infatti, l’IT di Muschietti è il titolo perfetto per far contenti tutti, gli appassionati del romanzo in cerca di un adattamento finalmente all’altezza del capolavoro del 1986 di zio Stevie, ma anche il pubblico cresciuto con la miniserie del 1990 e magari in cerca di qualche spavento facile in sala.


"Madornale errore" (Cit.)
Ci tengo a dirlo, però: la gara ad imitare le scimmie e lanciare la cacca contro il film per la tv di Tommy Lee Wallace è cominciata molto presto. Ve lo dico fuori dai denti (stretti, sotto i letti): se siete tra quelli pronti a giurare che questo nuovo adattamento è migliore di quello vecchio, solo perché ha degli effetti speciali migliori, mi spiace che lo scopriate così, ma il cinema per fortuna è qualcosa di un pochino più profondo di così.


Orrendo ragno pezzente a parte, non erano certo gli effetti speciali il problema del film di Tommy Lee Wallace, la versione diretta da Muschietti è un film migliore perché si prende il tempo necessario per adattare le 1300 pagine del romanzo di King e pur prendendosi qualche libertà che forse sarà comunque considerata eretica dai fan oltranzisti di cui sopra, riesce a centrare lo spirito dell’opera, anche se tenete l’icona aperta sulle mie parole: se la sono giocata facile.

"Mettiamo un bel sorriso su questa faccia" (Cit.)
Molto intelligente aver spostato la storia negli anni ’80 in modo da avere un secondo capitolo (in programma per il 2019) ambientato ai giorni nostri, questo bisogna dire che in certi momenti genera un, a mio avviso, abbastanza ricercato “Effetto Stranger Things” che di sicuro contribuirà al successo finale del film. Non mi riferisco solo al fatto che Richie Toziers abbia il volto di Finn Wolfhard, le strizzatine d’occhio agli anni ’80 iniziano subito con il poster dei Gremlins in camera di Bill e continuano con un'inquadratura (del tutto gratuita) sul cartellone del cinema dove viene proiettato “Nightmare 5 - Il mito” (1989), anzi consideriamoci fortunati (o sfortunati a seconda del vostro punto di vista) Andrés Muschietti voleva proprio che IT si trasformasse in un sosia di Freddy Kruger per terrorizzare uno dei Perdenti, ma ha dovuto ripiegare le ali per ragioni di diritti di sfruttamento del personaggio (storia vera).

Bisogna anche dire che in questo adattamento del romanzo di King, la cittadina di Derry ha un ruolo molto più centrale, nella scena della famigerata “H” di Henry Bowers, Muschietti è molto bravo a mostrarci degli adulti assenti, un'omertà colpevole che lascia i protagonisti totalmente soli.

Quando un'immagine dice di un film più di mille parole.
Perché quello che funziona veramente bene del film sono proprio i Perdenti, caratterizzati tutti molto bene ed ognuno di loro interpretato da un giovane attore davvero azzeccato, Ben, Mike, Stan e tutti gli altri sono così riusciti da rubare spesso la scena a Pennywise il clown danzante che in alcuni momenti diventa quasi secondario rispetto alle vicende dei giovani protagonisti.

Parafrasando un'altra storia molto amata di zio Stevie: nessuno nella vita ha più degli amici come quelli che aveva a 12 anni. E, in effetti, questo nuovo adattamento di “IT” si mette in scia a “Stand by Me” (1986), ho trovato davvero azzeccato da parte di Muschietti sottolineare che la storia si sviluppa lungo l’arco dei tre mesi estivi luglio, agosto e settembre, nemmeno fosse una canzone di Luca Carboni. In alcuni passaggi piuttosto riusciti il film di Andrés Muschietti riesce a rievocare intere porzioni del libro in maniera assolutamente riuscita, come nella scena iniziale della barchetta di Georgie giusto per citarne una, nel resto del tempo, sono proprio i Perdenti a prenderti per il bavero e a riportarti laggiù nei Barren (anche se mostrati pochino), una delle cose che ho sempre amato del libro di Stephen King è quella di riuscire a farti immedesimare con tutti i protagonisti contemporaneamente, devo ringraziare Muschietti per essere nuovamente riuscito a fare lo stesso.


Per la terza volta dopo libro e miniserie, scegliete il vostro Perdente preferito con cui immedesimarvi.
Che voi siate stati miopi e grassi, boyscout neri, oppure balbuzienti asmatici, o magari ragazzine con l’incubo di una brutta fama sempre dietro l’angolo, qualunque lettore può ritrovare un pochino di se in ognuno dei sette, qui è di nuovo la stessa cosa. Certo, alcune delle paure semplici dei bambini sono state modificate rispetto al libro, il lupo mannaro è scomparso e la mummia compare brevemente, ma onestamente questo tipo di modifiche non mi ha urtato per nulla, così come mi va benissimo che la famosa combinazione fionda e orecchini d’argento sia stata sostituita da un oggetto un minimo più tecnologico che non vi rivelo sennò che cacchio lo ha diretto a fare Muschietti ‘sto film se ve lo racconto tutto, no?

Ben “Covone” Hanscom terrorizzato dai morti della ferriera, Mike terrorizzato dai morti bruciati del “Point Black”, oppure l’ipocondriaco Eddie che trova in un lebbroso la sua massima idea di orrore, trovo davvero azzeccato che il clown del gruppo, Richie Toziers sia terrorizzato proprio dai Clown, per altro, uno rappresentato proprio con le fattezze di Timoteo Speziaindiana (ciao Lazyfish!) nella miniserie del 1990. Spero che non vi sia sfuggito il dettaglio su Beverly, alle prese con le sue prime mestruazioni, debba affrontare tutta una serie di paure grondanti sangue (in tutti i sensi) e legati al suo diventare donna anche agli occhi del padre… Brrrr!


Qual'è il colmo per un clown? Prendere il lavoro troppo sul serio avere paura dei clown.
Quello che mi è mancato terribilmente è una caratterizzazione di Bill fatta come si deve, purtroppo tanto del suo personaggio è derivato da quanto sappiamo già di lui dal libro e dal film di Wallace. La filastrocca “Stanno stretti sotto ai letti sette spettri Muschietti a denti stretti” viene citata, ma mai spiegata sul serio (così come la Tartaruga, in un cameo in versione… Lego!), Silver è solamente una bicicletta ma peggio, non è mai chiaro il terribile senso di colpa del personaggio, si capisce benissimo che Bill vorrebbe scoprire la verità sull'orrenda morte del fratellino Georgie, ma il modo in cui i genitori lo ignorano totalmente purtroppo resta tra la pagine del libro, tanto che la madre di Bill nemmeno si vede nel film. No, la scena delle diapositive non conta, quella è solo un’altra delle clamorose entrate in scena di Pennywise.

Hi Ho Silver! Sarà per il prossimo film... Forse.
Muschetti è molto bravo a mostrarci anche grazie ad alcune inquadrature dal basso (il punto di vista dei bambini) il mondo come lo vedono i Perdenti, parliamoci chiaro: chi si metterebbe mai in casa un quadro orrendo come quello che terrorizza Stan? Ok, in una casa in affitto dove sono stato una volta ho trovato un ritratto di Rob Zombie (storia vera), ma a parte questo, è chiaro che il quadro potrebbe essere a giudicare dalla lunghezza del collo della donna ritratta, un Modigliani qualunque che, però, risulta orrendo anche ai nostri occhi, perché è così che Stan lo vede. In questo senso, proprio avere Andrés Muschietti è una scelta estremamente intelligente da parte della produzione.

Sì, perché dopo essere stato scoperto artisticamente da Guillermo Del Toro, con il suo film di esordio “La madre” (Mama, 2013), Muschietti aveva già ampiamente dimostrato di saper far saltare il pubblico sulle sedie del cinema sfruttando un mostro orribile dalla forma semi umana, cosa vi dicevo qui sopra? Se la sono giocata facile.


Comunque lui resta il migliore, i bambini grassi spaccano!
Rispetto a Tommy Lee Wallace, Andrés Muschietti lascia molto meno alla fantasia, il suo Pennywise ci viene mostrato quasi subito e molto più spesso a figura intera, ma come dicevo il regista argentino è molto bravo a sfruttare una sagoma che sembra umana, ma che quando agisce e si muove sembra davvero soltanto un travestimento da Clown che nasconde qualcosa di più orribile e qui il contributo di Bill Skarsgård diventa fondamentale.

"Cassidy era ora che ti decidessi a scrivere di me, per questo ti divorerò per ultimo".
In quello che è a tutti gli effetti un romanzo di formazione, una storia di giovani amici con ogni tanto dei riusciti strappi Horror, Bill Skarsgård si gioca ogni sua entrata in scena come se fosse quella principale, anche lui al pari di Tim Curry è stato tenuto separata da Muschetti dal resto del cast, per ottenere spaventi autentici sul set (storia vera), ma il Pennywise di Skarsgård non punta mai ad essere un'imitazione di quello di Curry, tra i due pagliacci intercorre più o meno il rapporto che c’è tra il Joker di Jack Nicholson e quello di Heath Ledger: più guascone il primo e più schizofrenico il secondo.

Fateci caso: Bill Skarsgård sbatte le ciglia solo nella prima scena, quella in cui si presenta a Georgie (e a noi) e dove chiaramente si sta sforzando di sembrare più umano possibile, per il resto del tempo quell’occhio “Svergolo” aiuta a tratteggiarlo come qualcosa di sbagliato, la combinazione di CGI per fargli compiere devi movimenti corporei impossibili per un umano (figuriamoci uno vestito da Clown!) contribuiscono a farlo percepire come qualcosa di alieno e sbagliato agli occhi dello spettatore.


"Cassidy ricordi quando ti ho detto che ti avrei divorato per ultimo? Ti ho mentito".
Bill Skarsgård ci mette il carico, ho avuto la fortuna di trovare un cinema che proiettava questo film in lingua originale, che poi è anche il modo che vi consiglio di vedere il film, perché sarebbe un crimine perdersi la prestazione vocale di Skarsgård che è davvero magistrale. Il modo in cui pronuncia alcune parole con quei dentoni a punta lo fa sembrare davvero un predatore che si finge docile per attirare le prede, in certi momenti esplode in isterismi come se fosse a sua volta un bambino, nel fondo del cervello inizi a pensare che interfacciandosi sempre con dei bimbi, Pennywise imiti noi umani prendendo spunto da loro, se mi scappasse di citare (Kill) Bill, direi che Pennywise è la critica del clown alla razza umana.

Viene fuori dallo schermo! Viene fuori dal fottuto schermo!
Una menzione speciale la merita anche Sophia Lillis, la sua Beverly Marsh sembra uscita dritta dalla mia testa di lettore, in un certo senso sembra la rossa Kinghiana definitiva, non smetterò mai di ringraziare Finn Wolfhard per le sue “Frasi maschie” con cui nel finale decide di uscirsene fuori, ma Sophia Lillis è una spanna e mezza sopra tutto il resto dei Perdenti, tanto di cappello!

Sophia Lillis la perfetta rossa Kinghiana, un aumento al direttore del casting. Subito!!
Quello che, invece, mi è mancato e nemmeno poco è un utilizzo sensato del personaggio di Henry Bowers, mi sta bene fare leva sul tema caldo e purtroppo in voga del bullismo, ma ho trovato assurdo che il personaggio sparisca dalla storia in così poco tempo (e poi in quel modo!), inoltre, lo ammetto, mi è mancato un climax all’altezza, nello scontro finale gli effetti speciali prendono il sopravvento, abbiamo un minimo di anticipazione sul futuro della storia (Galleggiano…), ma il letargo di Pennywise viene dato troppo per scontato, poi tutta quell’attesa per lo scontro e mi sono ritrovato a pensare: tutto qui? Si risolve così?

Per assurdo, aver deciso di giocarsela facile, ha effetto su tutti, non solo sui vari “Salto paura”, i famigerati “Jump Scare” affidati, però, ad un regista bravissimo a dirigerli senza farli scadere troppo nella banalità, inoltre non vi è sembrato strano che i Perdenti debbano pulire il sangue dal bagno di Bev, ma nessuno si curi dell’acqua che allaga lo scantinato di Bill? Sono sensibile al problema delle perdite idrauliche in casa.


"Niente di grave, solo un tubo che gocciola".
Dove davvero hanno deciso di giocarsela facile con questo adattamento, non è stato tanto nello scegliere un regista bravo, ma perfetto per un horror che deve rivolgersi al grande pubblico (“IT” è l’horror che ha incassato più nella storia, quindi: missione compiuta!), più che altro dedicare un intero capitolo ai protagonisti da bambini, senza alcun rimando alla porzione adulta della storia facilita di molto il compito, non solo in fase di scrittura, ma anche per far presa sul pubblico, è molto più facile immedesimarsi con le paure dei bambini, Pennywise lo sa molto bene.

Insomma, a 27 anni dall’uscita del film di Tommy Lee Wallace, ci sono ancora persone in cura dallo psicologo per il clown di Tim Curry, in questi nostri tempi veloci fatti di “AAAAAIIIIIPPPPPP” (detto Hype) e di attesa sempre per il prossimo film in uscita, non so se il Pennywise di Bill Skarsgård avrà lo stesso peso specifico nella cultura popolare, farà vendere parecchi Funko quello sì, ma per il resto solo il tempo potrà dircelo.


"Ok ragazzi, la prossima volta non sarà così facile" , "Anche perchè saremo più vecchi di 27 anni!".
Ora, però, la sensazione è che il prossimo capitolo, previsto per il 2019, potrebbe essere la porzione di film migliore, esattamente l’opposto di quanto capitato alla mini serie di Wallace che perdeva colpi proprio nella porzione dedicata agli adulti, mi sarei sentito più sicuro se i due film fossero stati girati insieme (in stile “Il signore degli anelli” per capirci), anche perché la sfida vera per Andrés Muschietti inizia proprio ora: caro Andy, la tartaruga Cary Fukunaga non ti può aiutare, da qui in poi sei solo e dopo questo bel film e le aspettative, per il prossimo capitolo non sarà più possibile giocarsela facile.

Voglio essere positivo, ci sono tutte le premesse per fare anche molto bene anche se sarà più difficile, non dimenticare la filastrocca Andy: stanno stretti sotto ai letti sette Muschietti a denti stretti.

36 commenti:

  1. visto, ne parlerò domani dalle mie parti ^^

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    1. Bueno, ti leggerò domani allora, ci vediamo lì da te, sarà quello vestito da Clown ;-) Cheers

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  2. Qualche minuto in più per dare un po' di spessore ad alcuni personaggi non avrebbe guastato ( Mike e Bill mi sono sembrati i più sacrificati ), però il film funziona, anche se a conti fatti è più un film di avventura che un vero e proprio horror.
    Le stesse apparizioni di It sono molto scenografiche e cinematografiche, mentre nel romanzo non avevi mai l'impressione che ne potessi uscire vivo sicuro dallo scontro.
    Qui inizio con il povero Georgie a parte, anche per uno non avvezzo all'horror appaiono evidenti molti dei cliché del genere.
    Però la trasposizione è buona e non tradisce minimamente lo spirito del romanzo.
    Anzi Eddie e Beverly sono praticamente perfetti.

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    1. Concordo in pieno, Pennywise sembra un predatore, ma anche un mostro da “Bubusettetè” in alcuni momenti, Muschietti nobilita delle scene che sarebbero solo dei “Salto paura” (Jump scare) solamente perché sa il fatto suo, ma in certi momenti sa tanto di horror per il grande pubblico, in ogni caso missione compita visto che anche in questo strambo Paese a forma di scarpa sta riempiendo i cinema ;-)

      Mi è mancato tantissimo Bill, il suo tormento è solo accennato, il suo cercare di farsi apprezzare da dei genitori che dopo la morte di Georgie hanno dimenticato di avere un altro figlio, quello mi è mancato tanto, insieme ad un climax che non è male ma un po’ frettoloso. Aggiungere anche Ben, tutto sommato della cricca ha i suoi bei minuti e funziona.

      La seconda parte potrebbe essere un film molto migliore, ma anche più difficile da dirigere. Cheers!

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  3. Quando guarderò It avrò naturalmente la mia visione completa su questo progetto, ma la tua recensione e quella di Miki, compresa la visione di alcuni video, mi ha chiarito molte cose. Secondo me è già un progetto vincente perché è riuscito a riportare su uno schermo la storia di Pennywise, senza essere fedele al 100% al romanzo di King, ma senza distruggere la 'poesia', il mito pop del clown di Tim Curry. Quello rimane, questo ha trovato la sua strada.

    Dici infatti che la prova di Skacomesichiama è eccelsa, questa è la chiave, perché la pecca del remake di Nightmare era proprio nella pessima figura di Freddy K., senza un'unghia della potenza espressiva di Robert Englund. Cioé tu sostituisci Freddy K. con qualsiasi mostro a due gambe, munito di lame, e il film di Nightmare resta tale. Invece no.

    Il Pennywise 2017 non è così istrionico e trolleggiante come quello del 1990, che davvero aveva una faccia angelica pronta a trasformarsi in mostro, eppure ha una potenza espressiva.

    Ora spero che il buon Emiliano Coltorti, mitico doppiatore di Sheldon Cooper, sia altrettanto all'altezza nel doppiaggio.

    Altrettanto importante la buona prova dei 'perdenti', perché Nightmare remake crolla impietosamente anche a causa di un parco attori veramente devastante in negativo.

    Verissimo, Sophia è davvero una bellissima ragazzina.

    PS io adoro la danza di Pennywise 2017!

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    1. Il “Nightmare” di Samuel Bayer era un buco nell’acqua perché non sapeva sfruttare niente, anzi, azzoppava (anche con il make-up) uno che avrebbe potuto non farci rimpiangere il mitico Robert Englund ovvero Jackie Earle Haley.

      Qui Muschietti è stato bravo (e furbetto) ad azzeccare il tono, sfruttando anche l’ottima prova di Bill Figlio-di-Stellan-ma-non-so-mai-scrivere-il-cognome. Il suo Clown funziona e non imita quello di Timoteo Speziaindiana, il che mi sta molto bene ;-)

      Oh la danza che ridere, avevo un amico che nei momenti di massimo alcolismo ballava allo stesso modo, ti giuro uguale (storia vera!) ti lascio immaginare la mia reazione quando ho visto Pennywise fare quella che noi ai tempi chiamavamo la “Puppet Dance” ;-) Cheers

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  4. Va bene, mi arrendo... lo vedrò ;-)

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    1. Una visione la vale, è un horror “per tutti”, ma i piccoli protagonisti funzionano alla grande, abbiamo visto adattamenti Kinghiani ben peggiori. Non è il “Crack” in cui tutti forse speravano questo film, ma si lascia guardare, fatti un favore però, in Inglese ;-) Cheers

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  5. Ormai l'avete visto praticamente tutti tranne me, insomma... :-(

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    1. Guarda mi sono dovuto imporre di andare, altrimenti lo avrei visto nel 2019 all’uscita della seconda parte visto il periodaccio. Penso che resterà in sala parecchio, è destinato a fare soldoni quindi hai tutto il tempo. Cheers

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  6. D'accordo con te. La miniserie tv avrà pure tanti difetti ma, come dico sempre, restituiva quella calorosità nei rapporti tra i Perdenti che creava un empatia non da poco. Qui hanno tentato di rinnovarli un pò concedendogli di dire parolacce, fargli ascoltare pezzi musicali anni 80, fare battute sulle mamme di altri, fargli ascoltare pezzi musicali anni 80, accenuare alla sessualità,fargli ascoltare pezzi musicali anni 80 ... ah, l'ho già detto che in questo film sugli anni 8o loro ascoltano musica anni 80? (parte uno zoom violento su un poster appeso in camera) ;)
    A fine film, ho avuto la sensazione di rivalutare moltissimo la serie televisiva degli anni '90. L'unica cosa che questo film riesce ad essere migliore è nel rappresentare l'horror grottesco più divertente degli ultimi tempi. In quasi tutte le scene con Pennywise (Specialmente quelle del proiettore e della casa abbandonata) avrei voluto che il film si dimenticasse di tutta la storia dei ragazzini e iniziasse un nuovo capitolo splatter in stile "Bad Taste" o "Splatters" di Peter Jackson. Quanto l'avrei voluto. :D
    Confido che Muschietti, nella seconda parte in arrivo prossimamente, possa creare un lavoro migliore con i Perdenti da adulti. Per ora, e per quanto assurdo sembra dirlo, la mini serie tv mi ha conquistato più di questo film.
    Saluti!

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    1. Sulla questione anni ’80 hanno calcato parecchio la mano, per carità a me piacciono gli Anthrax ma in certi momenti un paio di scene (il cinema che trasmette “Batman” e “Arma Letale 2”) sembrano messi lì per creare quello che ho battezzato (con poca fantasia) “Effetto Stranger Things”.

      La miniserie era più forte nella prima parte per sciogliersi nella seconda, qui le premesse sono quelle di un secondo capitolo davvero forte, dita incrociate. Anche io avrei voluto più horror, più roba tipo il lebbroso come lo aveva mostrato King nel romanzo, però come dicevo, hanno voluto giocarsela facile, questo è un film che accontenta e fa storcere qualche naso in parti uguali, ma tutto sommato porta a casa il risultato. Ora spero che Muschietti, partendo a fare il suo film, senza ereditare quello iniziato da un altro, faccia quello che Tommy Lee Wallace non è riuscito a fare, farci galleggiare ;-) Cheers

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    2. Ho recuperato anche "Mama" dello stesso regista (e non ho mancato di leggere la tua spassosa recensione su movieplayer :D).
      E niente, riconfermo quanto ho pensato con queso IT: Muschietti è un bravo regista, sa come posizionare un inquadratura, ha delle idee favolose, una creatività non da poco e tratta tematiche non facili (in "Mama" si passa da una crisi economica ad una familiare, per poi approfondire il carattere "ferito" di un mostro che mostro non è) ma la sceneggiatura è il problema principale. Al Muschietti servirebbe un socio veramente bravo a tradurre in testi e dialoghi le sue idee perchè per quanto veda l'impegno, mi dispiace veramente trovare scene che non funzionino del tutto o risultino forzate. Io in Muschietti ci credo, girare la seconda parte di IT non sarà facile, ma spero che la sua narrativa posa migliorare!
      Saluti!

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    3. Ti ringrazio e sono contento che tu abbia recuperato film e il mio vecchio commento ;-) Sono molto d'accordo, Muschietti non è uno che dirige semplici "Jump Scare" ha vero talento, per quello era l'uomo giusto per questo primo capitolo. Ma ragioniamo su cosa è la parte di "IT" (romanzo) con gli adulti, personaggi che fanno i conti con i loro errori infantili, in cui il mostro si vede poco (tantissimo nel finale), è molto più facile per uno come Muschietti spaventare con le paure dei bambini, sarà molto più complesso dare ritmo ad un dramma di adulti in cui il Clown è quasi metafora di tutti gli errori del proprio passato, non vorrei fare paragoni grossi, ma "Il grande freddo" con un finale con mostri ed horror ecco. Per questo il secondo capitolo potrebbe essere bellissimo, ma proprio per questo Muschietti dovrà tirare fuori il film dell vita e lavorare tanto sul suo essere narratore e non solo un tizio bravo a piazzare la macchina da presa. Cheers!

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  7. Sai, dopo aver letto la tua rece ho pensato: perché l'altro regista non gira il suo IT?
    Dopotutto con L'Esorcista La Genesi fu fatto: due film diversi.
    Sarebbe interessante vedere cosa voleva tirare fuori.
    Perché sì, questo è uno Stand by me (scene dei ragazzi riuscitissime -ma non quelle dei bulli, per nulla spiegati-) con un po' di horror nuova generazione.
    Un film per ragazzi, forse come lo era nel 1990.
    Ha poco del romanzo.
    La mia paura è che si sono giocati le carte giuste già tutte adesso, ossia "storia di ragazzini" (che attira sempre) e "anni '80" (che tornano ad attirare, come sappiamo).
    Cosa ci interesserà degli adulti nel 2016? Sarà illogico, temo.

    Moz-

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    1. Da quello che ho letto e sentito nelle interviste, la versione di Cary Fukunaga aveva almeno un Henry Bowers non solo bello vispo (sessualmente parlando) ma anche più protagonista, avrebbe modificato i nomi, ma forse sarebbe stata più al limite con l’età adulta proprio come sono i Perdenti nel libro.
      Purtroppo non lo sapremo mai, ma io ho sempre questa insana idea, se fossi miliardario con soldi da buttare, darei lo stesso soggetto a dieci registi diversi, solo per godermi le dieci singole interpretazioni. Lo so sarei un miliardario molto strambo ;-)

      Lo penso anche io, da qui il mio “Se la sono giocata facile”, bambini, anni ’80, in questo periodo dove tutti aspettano “Stranger Things?” Assurdo che la serie non sarebbe mai esistita senza “IT” e “Stand by me” ;-) Per la versione con gli adulti sono chiamati ad un miracolo, possono farcela, ma sarà molto dura per Muschietti e soci. Cheers!

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    2. Si inventeranno qualcosa.
      Vedrai, innanzitutto faranno che un personaggio è gay.
      Poi eviteranno che uno si suicidi.
      Ecc ecc.

      Moz-

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    3. A quel punto Pennywise si trasformerà nella paura più grande dei nostri tempi, il buonismo cinematografico! Ecco quello farà paura ;-) Cheers

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    4. Fidari, Cass.
      L'ebreo gay. Vedrai che Stan sarà così :)

      Moz-

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    5. Non si è mai ripreso dal trauma infantile della donna di Modigliani, ed ora prova orrore per l’altra metà del cielo. Se si avvera questa sei automaticamente un profeta! ;-) Cheers

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  8. Aspettavo questa recensione e la trovo ottima "alla cieca", visto che ancora non ho visto il film. Non sei integralista quindi mi posso fidare ;-)
    Concordo, salire su un treno in corsa è una cosa, organizzare tutto dall'inizio è un'altra: vedremo che faranno i sette muschietti :-P

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    1. Ti ringrazio molto, è un film che va spezzettato, sto notando che più o meno tutti stanno soppesando i pro e i contro di questo film, penso che il cambio basket abbia influenzato molto il risultato, nel bene e nel male.
      Aspetto di conoscere il tuo parere sul film, per altro per una volta farmi venire in mente il titolo del commento prima di vedere il film non è stato un male, quando mi accade normalmente il film stesso mi costringe a cambiare titolo, questa volta mi è andata bene, ho potuto storpiare la filastrocca, succede raramente ;-) Cheers!

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  9. Purtroppo non sono ancora riuscito a guardarlo (che cazz...) e non so neanche se ci riuscirò in questi giorni. Salto a piè pari tutto il post (lo recupererò a tempo debito) e ci riaggiorniamo domani.

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    1. Lo dici a quello che ancora non ho visto Blade Runner 2(049) quindi vai super tranquillo, il post ti aspetta qui. Galleggiando ;-) Cheers

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  10. Risposte
    1. Mi va più che bene, basta che stai lontano dai tombini ;-) Cheers!

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  11. Sophia Lillis mi è sembrata una Amy Adams in miniatura da quanto è stata brava...=)

    Per il resto concordo con te, io ho sempre trovato Modigliani inquietante ed è la prima cosa che ho pensato vedendo la scelta del mostro nel film.

    Rimane il dubbio, chissà Fukunaga cosa ci tirava fuori se la produzione gli metteva i bastoni tra le ruote. Questo film risente molto della tipica impostazione alla Guillermo Del Toro, non che sia male ma qualcosa di più personale magari era gradito.

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    1. Sophia Lillis e Millie Bobby Brown sono le Amy Adams (che sarebbe una Bev adulta perfetta!) e Natalina Portunale della prossima generazione. Il mostro "Moiglianoso" è il mio preferito, dimostrazione che si può modificare facendo anche bene. Anche io credo che la versione di Fukunaga non sarebbe stata niente male, purtroppo viviamo in un'era cinematografica in cui gli autori contano sempre meno, lo stesso Del Toro che è così riconoscibile e rappresentativo fatica a portare a termine un film, tutti lo amano, nessuno lo produce. Cheers

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  12. L'ho apprezzato molto, ma non mi ha spaventato. Ormai ho capito che It è diventato cultura pop... E' entrato nell'abitudinario.

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    1. La miniserie del 1990 ha avuto 27 anni per farlo, questo film non so se avrà lo stesso impatto culturale, penso di no, anche se devo dire che in generale è piaciuto anche a me. Cheers!

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  13. L'ho visto oggi e mi è piaciuto parecchio, da profano del libro e hater kingiano per eccellenza - ebbene sì... -. Ho trovato i personaggi principali decisamente ben scritti - forse come dici tu giusto giusto Bill, che dovrebbe essere a quanto pare il protagonista, è quello reso "peggio" - e It veramente spaventoso. Io son saltato sulla poltrona alla scena delle diapositive, davvero terrificante.

    La domanda sul risolvere il problema del sangue nel bagno di Beverly e fregarsene di quello dell'acqua in casa di Bill però si risolve in maniera molto molto facile, ti dò un indizio: tira più di un carro di buoi.

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    1. Ahaahah mi piace, risposta limpida e chiara, per la serie, Bill risolviti pure il problema da solo! ;-) Sono felice che ti sia piaciuto, i protagonisti sono davvero la parte più riuscita di tutto il film insieme a Pennywise che fa la sua porca figura ;-) Cheers!

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  14. Visto oggi pomeriggio... e l'ho gradito molto! Ho cercato (riuscendovi) a non pensare alla miniserie e di pensare invece al romanzo, godendomi le attinenze al testo (sia la fedeltà in alcuni passaggi specifici che la resa dell'atmosfera) e le differenze necessarie ma ugualmente efficaci. Allo stesso tempo però sono rimasto deluso da alcune mancanze (la tartaruga, la sorte di Bowers) o passaggi oscuri (i ragazzi che smettono di galleggiare sono morti, ibernati o cosa?).
    Anch'io spero che il prossimo capitolo sia, almeno, ugualmente avvincente... ma quei sette ragazzini già mi mancano!
    P.s.: Resto comunque del parere che un'ottima trasposizione la si sarebbe avuta con una serie TV in almeno due stagioni, mantenendo soprattutto la struttura temporale parallela del romanzo!

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    1. Penso che sia cosa buona e giusta cercare di approcciarsi ad un adattamento senza pensare al materiale originale o precedente, se un opera riesce a stare in piedi sulle sue gambe è già un successo, questo film ci riesce, anche a me è mancato qualcosa (tipo una caratterizzazione più forte per Bill) ma è un buon film, il secondo potrebbe essere migliore, ma Muschietti dovrà sudare sette (spettri) camice! ;-) Cheers!

      P.S. Anche secondo me con più tempo e più budget Wallace avrebbe potuto fare un lavoro migliore.

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  15. Totalmente d'accordo anche con questa tua rece, soprattutto sui Perdenti. Il secondo capitolo non potrà contare sul fascino degli anni '80 e delle opere nostalgiche dell'epoca, sarà una vera sfida per Muschietti.
    Io sono uno dei detrattori della mini tv che ho visto solo di recente ma non per gli effetti speciali, se dovessi giudicare gli effetti speciali dovrei bocciare chissà quanti film cult, ma per la sceneggiatura.

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    1. La sceneggiatura della mini originale è difficilmente difendibile, più che altro nella seconda parte che cola a picco. Sarà una gran sfida per Muschietti, ma se dovesse far bene, ha per le mani un potenziale filmone, ma proprio one one ;-) Cheers!

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