martedì 22 agosto 2017

Jawbone (2017): Una faccia piena di pugni


«Vanquished by a sorry jawbone the victory was not in the arm, not in the weapon, but in the spirit» Book of judges.


Non credo esista un singolo sport che sia stato glorificato al cinema più del pugilato, sono sicuro che senza dovervi sforzare troppo, vi verranno in mente mille titoli di altrettanti film dedicati alla Boxe e quasi tutti migliori di Southpaw.

Sulla base del titolo, temevo guardando “Jawbone” di trovarmi davanti ad una replica in salsa inglese del film di Antoine Fuqua, per fortuna mi sono ricreduto, non aspettatevi davvero niente di innovativo da questo film, però concedetegli una possibilità perché al pari del suo protagonista è meglio di come appare.

Una cosa che mi irrita di tanti che il cinema si ritrovano a farlo davvero, è la mancanza di rispetto per i classici, sono profondamente convinto che prima di fare un film, dovresti prima guardarne tanti e avere l’intelligenza di capire perché alcuni sono diventati dei classici così amati dalle persone capaci di restare nel tempo, prima di arrivare ed atteggiarsi a grande campioni del passato, devi farti delle belle ore in palestra ed ecco perché “Jawbone” funziona, perché non è Rocky, ma dimostra di averlo visto e capito.


La faccia di chi sa, la faccia di chi ha capito.
Diretto (bene) da Thomas Q. Napper, uno che ha all’attivo tanti cortometraggi e la regia di parecchie seconde unità registiche, “Jawbone” è quasi tutta responsabilità di Johnny Harris, Inglese, classe 1974, particine in tanti film provenienti dalla terra di Albione e come la maggior parte degli attori britannici, un gran talento a recitare. Harris questo film lo ha scritto, prodotto e interpretato nei panni del protagonista Jimmy McCabe, una prova davvero alla Sly Stallone in questo senso.

Eppure, “Jawbone” non ambisce ad essere il Rocky inglese, ha uno spirito diverso, per certi versi è il classico film che potrebbe capitarvi di vedere ad un film festival, con il suo ritmo lento e le inquadrature lunghe impegnate a seguire il protagonista, mettete in preventivo questo se doveste decidere di vederlo, ma al pari di Jimmy McCabe il film sale di colpi con il secondo tempo.

All'inizio il nostro Jimmy è poco più di uno scarto d’uomo, l’ombra del promettente pugile delle giovanili che era, vive nei sobborghi di Londra e la maggior parte della sua giornata la passa per terra, metafora della sua condizione, anche perché è troppo sbronzo per fare altro. McCabe vive nelle case popolari ed è uno che riesce ad attaccar briga anche nell'educatissimo e calmissimo ufficio scartoffie inglese, dove dovrebbe solo fare una file e farsi assegnare il nuovo appartamento, perché quello dove sta è pericolante, ma per lui è troppo complicato anche quello ed in un attimo scatena un casino. Non so cos'avrebbe mai fatto se si fosse trovato in coda alla posta in uno strambo Paese a forma di scarpa di mia e vostra conoscenza.

Quando sei troppo stupido (o troppo ubriaco) per capire che sei già con il culo a terra.
McCabe resta senza casa, una pancia vuota e una faccia piena di pugni (cit.), il nostro Jimmy è uno di quelli che quando si trova a terra, probabilmente inizia a scavare, non è affatto il picchiatore con il cuore d’oro che sogna di non essere più un bullo come il Rocky di Stallone, è un testone arrabbiato talmente abituato a perdere che non capisce nemmeno quando sta vincendo. Johnny Harris lo interpreta proprio così, come uno che stringe i denti non per potersela giocare contro il campione del mondo, ma al massimo per stare resistere un altro giorno, facendo una strada diversa e meno gloriosa di quella di Rocky, alla fine si guadagna i favori del pubblico, come la citazione iniziale che apre il film: la vittoria è nello spirito.

Per ritrovare il suo Jimmy torna alla vecchia palestra dov'è cresciuto, la Union Street Boxing club (in onore del Union Street Theatre, dove Johnny Harris ha imparato a recitare. Storia vera), dove non solo ritrova i suoi vecchi allenatori, ma altre due prove viventi che gli attori inglesi sanno essere dei talenti che levati, ma levati proprio.

Ray Winstone in una grande prova (un'altra!).
Il proprietario della palestra William Carney (il grande Ray Winstone in una prova asciuttissima) che guarda Jimmy due minuti e gli dice: "Se ti sento che puzzi d’alcool anche una sola volta sei fuori" e lo riprende sotto la sua ala, forse perché quando lo guarda, lo ricorda più come giovane promessa del ring, che vecchio rottame.

Proprio sul ring, invece, Jimmy ritrova il suo vecchio allenatore Eddie, un gigantesco Michael Smiley, a cui basta una faccia scura per farti capire quanto il suo personaggio sia stato deluso da Jimmy in passato, una prova di recitazione lavorando per sottrazione, applicata ad un personaggio che se avete fatto un po’ di sport come si deve in vita vostra (uno qualunque) non farete fatica a riconoscere: quella dell’allenatore di provincia, quello che ti tiene in campo, sul ring, o sul tatami (o dove volete voi) per tenerti fuori dai guai, quello che ti insegna l’etica prima dello sport, stare al mondo prima si stare in campo, avete presente, no? Forse ne avete conosciuto uno così anche voi, solo che qui è fatto a forma di Michael Smiley, poteva andarci peggio.


"Vai ragazzo come ti ho spiegato, senza paura".
Avete già capito come va a finire, no? Se avete visto più di due film (non porno) in vita vostra già sapete che arriverà la litigata come tra Rocky e Mickey, ma anche l’occasione da non farsi scappare, più per obbligo, fame e disperazione che per vera rivalsa ed insieme a lei arriva il terzo attorone inglese che giganteggia nelle sue scene, è Ian McShane (scusate se è poco) locale magheggione (perché Gangster non si dice, non è educato) che offre a Jimmy un combattimento rigorosamente illegale, contro uno molto più giovane di lui, l’imbattuto Damien Lee e pure una bistecca al sangue nel suo ristorante. Jimmy accetta, forse più per la bistecca che per altro viene da pensare.


Ian McShane, uno che per cena si mangia i film a cui prende parte.
Sempre in virtù di quei due film di cui sopra, vi starete chiedendo quando arriva il classico “Training montage”, arriva adesso perché Jimmy si allena, ma è tutto volutamente anti spettacolare, un tripudio di fatica, sudore e muscoli doloranti che tornano a fare quello che sanno fare, ma che per un po’ hanno dimenticato. Dimenticatevi le cinque uova più famose della storia del cinema (insieme a quelle di Alien), qui niente scalinata di Philadelphia, toglietevi dalla testa “Gonna fly now”, ma la musica non manca ed è quella dell’ottima colonna sonora del film composta da Paul Weller, mitico chitarrista dei The Jam che qui azzecca tutti i pezzi giusti, compreso quello dai toni bassi, elettronici, quasi Industrial che sottolinea il sangue sputato da Jimmy e tenetemi l’icona aperta sulla colonna sonora che dopo ripasso.

Jimmy ogni tanto qualcuno cerca anche di schivarlo però.
Se la storia non vi ha ancora preso e non avete ancora trovato un motivo per fare il tifo per questo avanzo d’uomo che più che Rocky a tratti ricorda il Randy the ram di “The Wrestler” (2008), aspettate il finale che si fa perdonare in pieno una storia che non inventa niente ed è identica a tante che avete già visto, però recitata e diretta bene, come i combattimenti, dove Thomas Q. Napper sforna una buona varietà di inquadrature, da fuori dal ring (il punto di vista dell’allenatore), ma anche da dentro, con la MDP molto vicina ai pugili, una qualità che si vede tutta nell’ultimo match, Napper è bravissimo a far arrivare al pubblico l’andamento del combattimento, il modo in cui Jimmy si trascini a fatica, resista per miracolo e si ritrovi travolto dal suo avversario, roba che tu sei in poltrona ma proprio come Jimmy ti trovi a pensare “Sono caaaaazzi” (Cit.).

Dai vai, campione sei anche con un occhio blu, se prendi qualche sventola ne ridai di più (Cit.)
Riprendendo l’icona lasciata aperta lassù, la colonna sonora fa il suo dovere, incessante e ovattata, come dopo i pungi in faccia, esalta senza glorificare, sostiene senza sbavare nulla, l’ultima parte del film è bellissima, i più bei venti minuti di boxe che vedrete al cinema quest’anno, finisce tutto con il pezzo, sempre di Paul Weller, "The ballad of Jimmy McCabe" che non è “The Wrestler” di Bruce Springsteen (ma lassù non ci arriva nessuno) proprio come il film non è Rocky, però ha lo spirito giusto, gli attori giusti, la colonna sonora giusta, perché la vittoria non è nel braccio, non nell’arma, ma nello spirito.

10 commenti:

  1. Ohhh questa sì che è una super-chicca: grazie del consiglio e me lo segno subito da cercare ;-)

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    1. Sapevi avresti apprezzato ;-) Si trova facile, parte lento, in stile film festival, ma finisce alla grande, io sono alla ricerca della colonna sonora che è fighissima! Cheers

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  2. Ma è uscito in Italia? Perché lessi di sto film tempo fa (inverno scorso?) ma poi non ne ho più saputo nulla... Se è uscito l'hanno proiettato veramente in 4 sale in croce. Peccato perché me lo avevano venduto a priori con la formula "sport+sfigato+redenzione".

    Vabbè, intanto mi consolo con questo e vedo se riesco ad andare visto che è letteralmente dietro casa mia!
    http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2017/07/28/news/cinema-all-arsenale-di-venezia-con-l-anteprima-di-dunkirk-1.15669089

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    1. Non so proprio, me lo sono ritrovato e mi ha convinto più per i nomi del cast di supporto per quello dello sconosciuto (per me) protagonista. Mi è piaciuto davvero molto, l’ultima mezz’ora è travolgente, non credo sia uscito, magari lo ripescheranno in qualche festival del cinema, lo spero almeno.

      In pratica ti ritroverai a vedere il film con l’acqua alle spalle come le truppe alleate, figo! ;-) Sono nel mezzo delle trattative, vediamo se riesco ad andare a vederlo in pellicola 70mm. Cheers!

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    2. La pensata sarebbe quella. Anzi, è di oggi la notizia che il sindaco ha rilanciato proponendo l'ingresso gratuito (anche se in numero limitato) alle barche a remi nel bacino dell'Arsenale. Visto che i posti a sedere sono finiti, vedo se trovo qualcuno per andare in barca. Idea meravigliosa, vediamo se si concretizza.

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    3. Ah si sarebbe fighissimo, se dovesse andare in porto (ah ah) l'altro film da vedere così sarebbe di sicuro "Lo Squalo" ;-) Cheers

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  3. Ho cominciato a guardarlo l'altro ieri, ma appena mi sono reso conto che si trattava di un filmone ho stoppato la visione, visto che non avrei potuto dedicargli la necessaria attenzione! La tua conferma mi spingerà a riprenderlo in mano presto...

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    1. Allora già sai, ti dico solo che inizia già in maniera piuttosto coinvolgente, ma poi nella seconda metà sale ulteriormente di colpi, aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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  4. Bello, solido, attori giganti, onestà di fondo, incontro finale memorabile, non mi strappa la standing ovation solo perché la vicenda è davvero risaputissima e avrei voluto una prospettiva nuova, una qualche sorpresa, e perché la vicenda è fin troppo prosciugata, qualche cosa in più forse si poteva dire, ma tutto sommato va bene così. "Un pugile giovane e affamato, lo dimostra il fato che combatte per un panino" come direbbero i Simpson

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    1. In effetti la citazione ai Simpson ci sta, a tratti Jimmy sembra il barbone che tiene d'occhio il suo fagotto di quell'episodio ;-) Concordo su tutto, ho cercato di enfatizzare proprio il fatto che il film non inventa davvero nulla, nell'ultima parte però devo dire che la storia mi ha davvero preso e il combattimento fa guadagnare punti al film, è una storia asciutta con alcuni apici molto efficaci ;-) Cheers

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